Febbraio 19th, 2014 Riccardo Fucile
SCOMMETTIAMO CHE GRILLO FUGGIRA’ A GAMBE LEVATE?
Il Direttore Generale della Rai Luigi Gubitosi risponde alle cifre sparate da Grillo davanti all’Ariston
sui bilanci della Tv di Stato con una nota stampa letta in diretta nella conferenza stampa del mattino di Sanremo 2014.
Gubitosi, accusato di aver raddoppiato il buco nel bilancio della Rai, non ci sta ai numeri proclamati nell’improvvisato comizio che ha accompagnato l’ingresso del leader del M5S all’Ariston dove ha seguito parte della prima serata del Festival e rilancia, scommettendo col comico ligure il proprio stipendio.
“La previsione sui dati del bilancio della Rai che Grillo ha annunciato ieri sera fuori dall’Ariston è falsa e visibilmente irrealistica. Sono pronto a fare una scommessa. Se ha ragione lui e il bilancio è peggiorato e chiude con una perdita di 400 milioni, lavorerò un anno gratis e devolverò il mio stipendio in beneficenza alla onlus che Grillo indicherà ”.
Gubitosi è quindi certo del fatto suo e nella seconda parte della scommessa ‘inchioda’ Grillo alle accuse verso i giornalisti, i ‘walking dead’ che non fanno che stargli dietro:
“Se invece ho ragione io e non solo non c’è un buco raddoppiato ma anzi i conti sono in grandissimo miglioramento rispetto all’anno scorso, Grillo devolverà la stessa cifra alla Fondazione Luchetta-Ota-D’Angelo- Hrovatin o al Premio Ilaria Alpi (tutti giornalisti Rai morti in servizio, ndr), di cui ricorre quest’anno il ventennale della scomparsa. Persone che ben rappresentano l’abnegazione, la professionalità e il senso di servizio pubblico che questa azienda esprime e che lui sistematicamente offende.
Da Direttore Generale, Gubitosi è intenzionato a difendere la Rai e i suoi dipendenti
“Un conto sono gli attacchi ai vertici aziendali, a cui sono ormai abituato e che fanno parte degli oneri dell’incarico, un conto invece è l’aggressione costante e ingiustificata alla professionalità di migliaia di persone che lavorano alla Rai, che meritano rispetto e che, da direttore generale, non posso accettare”.
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Febbraio 19th, 2014 Riccardo Fucile
LA BASE CINQUESTELLE VOLEVA UN CONFRONTO SUI PROGRAMMI, MA GRILLO E’ ANDATO ALL’INCONTRO CON RENZI SOLO PER IMPEDIRE CHE I SUOI PARLASSERO DI POLITICA
“Io non ti faccio parlare, non sono democratico con voi. Non abbiamo tempo da perdere per te. È finita caro” è il saluto di Grillo.
“Buona giornata, è stato un piacere vederti”, gli stringe la mano Renzi.
Dura cinque minuti l’incontro (si fa per dire) tra il premier incaricato Matteo Renzi e il leader del Movimento 5 stelle, Beppe Grillo per le consultazioni sul nuovo governo.
Un colloquio lampo tra i due che si è trasformato da subito in un comizio di Beppe Grillo.
“Sono venuto a dimostrarti la nostra totale indignazione per quello che rappresenti: noi siamo coerenti tu non sei credibile. Noi faremo degli errori ma siamo coerenti. Noi non prendiamo soldi” ha detto Grillo a Renzi, che ha replicato: “Non è il trailer del tuo show, non so se sei in difficoltà sulla prevendita e se mai ti do una mano. Questo non è Sanremo. Esci da questo blog”.
Il leader a 5 stelle non ha voluto interpretare il mandato ricevuto dai militanti, che ieri hanno scelto sul blog di incontrare Renzi per discutere e capire quali fossero i suoi programmi per il nuovo governo.
Le consultazioni, in concreto, non ci sono state e Renzi ha puntualizzato questo messaggio. “Sei qui perchè il tuo popolo sul tuo blog ti ha detto che dovevi venire quando tu avevi detto il contrario” ha affermato Renzi.
Grillo ha risposto: “Se era per me non venivo nemmeno. Abbiamo votato e siamo venuti perchè abbiamo un principio di democrazia. Ma non avevo una scaletta di cose perchè non mi interessa colloquiare democraticamente con un sistema che voglio eliminare”.
Il segretario del Pd aveva accolto Grillo affermando che non avrebbe chiesto il sostegno del Movimento 5 stelle.
“Noi non vi chiediamo alcun accordo, non siamo a chiedervi il voto di fiducia”.
La replica è stata ironica: “Mi stai spiazzando per questa gentilezza, non mi chiedi nulla allora perchè siamo venuti?”
Ma il comizio di Grillo continua anche in conferenza stampa.
“Metà programma” di Renzi “è un copia-incolla” di quello del Movimento 5 Stelle. “Non è un problema di programma ma di chi dice questo programma: non hanno credibilità . Non hanno capito dove stiamo andando” afferma Grillo, che rivendica il ruolo di opposizione del M5s: “Hanno scoperto una cosa che non pensavano esistesse, hanno scoperto l’opposizione”.
Al termine dell’incontro con Grillo, Renzi scrive su Twitter agli elettori del Movimento: “Mi spiace tanto per chi ha votato 5Stelle. Meritate di più, amici. Ma vi prometto che cambieremo l’Italia, anche per voi”.
Dall’incontro con Beppe Grillo “mi aspettavo qualcosa di più, soprattutto per lui” dice Renzi.
“Vedevo le facce imbarazzate dei suoi che gli erano accanto quando provavo ad entrare nel merito. Vorrei abbracciare ad uno ad uno gli elettori 5 stelle. Cercheremo di realizzare anche per voi il cambiamento nonostante il vostro capo non abbia desideri e scappi”.
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Febbraio 19th, 2014 Riccardo Fucile
IL GRUPPO PARLAMENTARE SEMPRE PIU’ SCONCERTATO DALLE SCELTE E DAI METODI DEI VERTICI
Per la seconda volta in poche settimane la Rete sconfessa Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
Per un pugno di voti – 20.843 favorevoli, 20.397 contrari – gli attivisti si pronunciano a favore della partecipazione alle consultazioni con Matteo Renzi.
Toccherà al leader genovese guidare la delegazione pentastellata. Con una richiesta già formalizzata sul blog: tutto si consumi in streaming.
Il via libera ai colloqui con il premier incaricato, però, arriva al termine di una giornata caotica. Alle 15.16 gli iPhone dei parlamentari grillini iniziano a trillare all’unisono.
Chiusi da un’ora in assemblea per decidere se incontrare Renzi, scoprono che si tratta di fatica vana. Con un post, Grillo e Casaleggio affidano alla Rete la scelta.
Uno schiaffo all’intera pattuglia pentastellata, un affronto a chi si batte per cambiare il Movimento dall’interno.
E infatti poco dopo, sconfortato, Luis Orellana si sfoga con altri dissidenti: «È l’ennesima umiliazione ».
Non si tratta di una scelta facile. E infatti i parlamentari sono divisi, anche un’anima degli ortodossi punta a «smascherare Renzi ».
La conta è in bilico, i vertici fiutano l’aria. La notizia plana sul quartier generale di Casaleggio. In un baleno i due Fondatori sconfessano clamorosamente il summit romano: «Ci sono posizioni differenti. Noi crediamo che non sia opportuno andare per non partecipare a una farsa. Comunque ci sembra corretto che su questa decisione si pronuncino gli iscritti attraverso la Rete».
L’assemblea è disorientata. I capigruppo giurano: «Non ne sapevamo nulla».
Il deputato Walter Rizzetto non la prende bene. Lascia la riunione, poi su Twitter digita: «D’accordissimo sul voto online, non d’accordo sull’indirizzare il voto».
L’ala dura, invece, si produce in una batteria di no al premier. «È una buffonata indegna di un Paese serio», sostiene Manlio Di Stefano.
Il gruppo si scioglie, poi si ricompone in capannelli improvvisati. A Montecitorio i dialoganti – facce lunghe per l’ennesimo schiaffo – si ritrovano sotto un gazebo del cortile. In pochi immaginano la sorpresa del web.
Ma qualcuno, nel quartier generale milanese, studia il piano B. Non a caso, a sera si diffonde una voce: Grillo è pronto a guidare ladelegazione (con Bersani andò diversamente).
Mentre l’assemblea si divide, al Senato cresce la tensione.
Capitanati da Orellana, le colombe soffrono la chiusura a ogni confronto.
E parlano i dettagli: in una mail indirizzata ai colleghi senatori, Serenella Fucksia si schiera al fianco di Roberto Cotti, “scomunicato” da Grillo dopo la partecipazione a Ballarò.
«Dalla politica dei problemi siamo passati alla politica della passerella? – domanda – In tv deve andare solo il pool di eletti? Alla faccia di uno vale uno!».
E ancora: «Se dobbiamo essere tutti fighetti costruiti alla DIBA (il più amato dalle italiane, il santo subito…) allora noi siamo più adatti per Mediaset che per le piazze e la gente!».
E infine: «Perchè creare i 10 fenomeni da riportare alle elezioni ed il resto da spremere come limoni?».
Consapevole delle lacerazioni grilline, Pippo Civati si muove. Il deputato dem riunisce a pranzo i suoi sei senatori.
Attovagliati al ristorante di Palazzo Madama, criticano “l’operazione Renzi-Alfano” Walter Tocci e Felice Casson, Sergio Lo Giudice e Donatella Albano, Lucrezia Ricchiuti e Corradino Mineo.
«Vogliamo concentrarci sui contenuti – spiega quest’ultimo – perchè se si fa un governo fotocopia, fallisce. Certo che guardiamo ai grillini, per sfidarli e non per fare scouting».
E in effetti i pentastellati osservano, sempre cautamente.
«Qualsiasi movimento nella direzione di un maggior ascolto delle istanze dei cittadini – spiega il senatore M5S Francesco Campanella – è degno di attenzione».
Civati, intanto, “corteggia” i vendoliani.
Non solo i filo-governativi ma anche il gruppo di testa. Non a caso ieri, davanti a un caffè, il deputato dem ha ragionato del futuro con il coordinatore di Sel Nicola Fratoianni.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 19th, 2014 Riccardo Fucile
PER 500 VOTI VINCE LA LINEA DEL CONFRONTO, INCONTRO IN GIORNATA
Il primo giorno di consultazioni di Matteo Renzi alla Camera si conclude con una sorpresa: il voto della base
M5s a favore dell’incontro tra la delegazione grillina e il premier incaricato.
Sconfessando, di fatto, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, che in giornata si erano detti contrari alla partecipazione del M5s alle consultazioni.
Della delegazione, che incontrerà mercoledì il segretario Pd, farà parte anche lo stesso Grillo.
“La consultazione si è conclusa con 41.240 votanti su 85.408 aventi diritto.
I favorevoli all’incontro con Renzi sono stati 20.843, I contrari 20.397. Domani una delegazione composta da Beppe Grillo e i capigruppo di Camera e Senato, D’incà e Santangelo, incontrerà Renzi. Sarà chiesto lo streaming dell’incontro”.
Così sul blog di Beppe Grillo.
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Febbraio 16th, 2014 Riccardo Fucile
IPOTESI CENTRO COMMERCIALE IN CAMBIO DI UN ASILO: GRANA PER PIZZAROTTI
Un nuovo centro commerciale in una delle aree più edificate di Parma in cambio di un asilo nido in città a
costo zero.
E’ solo una possibilità , ma basta a sollevare un polverone intorno alla giunta Cinque stelle di Federico Pizzarotti.
All’attacco c’è l’opposizione in consiglio comunale, i gruppi Pd, Parma Unita, Pci e Altra politica che puntano il dito contro le promesse tradite dell’amministrazione, che si era insediata con la promessa di dire basta ai centri commerciali e al consumo di suolo.
Voci non smentite dalla giunta danno invece per certo un dialogo con la società immobiliare proprietaria del Parma Shopping Park, un’area già costruita da anni nella zona nord della città , intorno a Ugozzolo e quindi a due passi dall’inceneritore, dall’Ikea e dal maxi centro commerciale appena inaugurato Parma Retail.
Qui da anni sono stati edificati magazzini e capannoni artigianali, a cui ora la proprietà chiede di aggiungere superfici commerciali per aprire l’ennesimo centro commerciale.
In cambio della variante urbanistica, si impegnerebbe a costruire un nuovo complesso scolastico e acquisterebbe un’area edificabile della stessa dimensione del centro commerciale, per poi chiederne la conversione in area agricola.
Con la conseguenza però, di trasformare la zona nord della città in un aggregato di maxi centri commerciali.
“Non siamo davanti a un’eredità del passato o al completamento di un’opera già avviata — spiega Fabrizio Pezzuto di Parma Unita, che con il capogruppo Roberto Ghiretti aveva per primo sollevato la questione. Questa è una scelta su una situazione nuova che impatterà pesantemente sull’area dal punto di vista ambientale e sull’equilibrio commerciale della città ”.
Di fronte a questa possibilità sono insorte infatti le associazioni di categoria Ascom e Confesercenti, che hanno definito il progetto “una follia” che andrebbe a compromettere per sempre la sopravvivenza degli operatori della città ducale, già in gravi difficoltà .
Per questo la minoranza chiede chiarezza al sindaco Pizzarotti sulla questione.
E’ vero infatti che per ora non ci sono atti scritti nè delibere, ma la giunta non ha negato siano in corso trattative, anche se in un consiglio comunale aveva garantito che non avrebbe fatto concessioni per nuovi spazi commerciali.
L’assessore all’Urbanistica Michele Alinovi ha specificato che “non c’è alcun atto amministrativo”, ma che “sono in corso interlocuzioni, com’è doveroso che sia, tese ad affrontare il problema di uno dei tanti interventi edilizi bloccati e luogo di potenziale o reale degrado urbanistico all’interno del territorio”.
Il presidente della commissione Urbanistica dei Cinque stelle Roberto Furfaro però ha difeso l’ipotesi dello scambio, definendola “un passo importante nella direzione della diminuzione dell’espansione urbana”.
E questo è bastato all’opposizione per capire che il dialogo con la società proprietaria dell’area è più che aperto: “Non si sarebbe nemmeno dovuti arrivare alla trattativa — ha attaccato Maria Teresa Guarnieri di Altra politica. Non c’è coerenza negli ideali con cui i Cinque stelle si sono insediati, non c’è rispetto del consiglio comunale e dei cittadini”.
L’area su cui sorgerebbe il nuovo centro commerciale ha esaurito la superficie per la media e la grande distribuzione commerciale con l’arrivo dell’Ikea, e la nascita di una nuova struttura sforerebbe i limiti imposti dal piano commerciale approvato in Provincia e Regione. A differenza di altre aree commerciali frutto delle scelte delle ex giunte di centrodestra però, in questo caso non ci sono abusi edilizi da sanare, “quindi fare questa variante equivale a una scelta precisa dell’amministrazione” affermano Massimo Iotti e Nicola Dall’Olio del Pd.
Il rischio, secondo l’opposizione, è che ci si trovi di nuovo di fronte all’urbanistica “contrattata” del passato, in cui, in un momento di crisi di risorse, chi ha disponibilità propone opere pubbliche in cambio del soddisfacimento di propri interessi privati.
“Ma l’unico interesse — concludono — è quello dell’operatore privato, mentre c’è la paralisi totale sulle scelte che dovrebbe fare un’amministrazione”.
Silvia Bia
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 11th, 2014 Riccardo Fucile
IN REGIONE I CINQUESTELLE SPENDONO 61.000 EURO AL MESE PER 29 PORTABORSE
La scissione tra i grillini palermitani è ufficiale: gli attivisti espulsi dal Meetup “Il grillo di Palermo” perchè ritenuti in contrasto con le idee del gruppo, hanno fondato un altro gruppo, il “Movimento 5 Stelle Palermo”.
I Meetup sono il cuore pulsante del movimento di Beppe Grillo, rappresentano le sedi virtuali del “partito”, sono dei forum dove la base si confronta, si fissano le riunioni, si organizzano seminari.
A sei anni dalla nascita, a Palermo il “partito” si è spaccato.
Non è certo il primo caso in Italia e i numeri sono ancora impari: il vecchio conta oltre duemila iscritti, il nuovo solo una quarantina. Ma il valore è soprattutto politico.
Da un lato ci sono i sostenitori del deputato Riccardo Nuti, dall’altro i “ribelli”, più vicini alle idee del senatore Francesco Campanella, che contestano ad esempio la chiusura al dialogo sulla legge elettorale.
Una faida interna che va avanti da mesi, alimentata dalla denuncia, la scorsa estate, di un attivista grillino, che avrebbe segnalato anomalie nella raccolta firme per la candidatura di Riccardo Nuti a sindaco di Palermo.
Adesso, la nascita del nuovo Meetup, alla vigilia della corsa per le Europee, preannuncia di certo una nuova battaglia.
(da “il Giornale di Sicilia”)
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Febbraio 11th, 2014 Riccardo Fucile
BECCHI REPLICA: “TOLGO IL DISTURBO”
Beppe Grillo “scomunica” Paolo Becchi. 
“Non rappresenta in alcun modo il Movimento 5 stelle” scrive il leader del M5s sul profilo Twitter.
Il professore ordinario di Filosofia del Diritto all’Università di Genova era noto per essere l'”ideologo” dei 5 stelle e il loro costituzionalista di riferimento.
Becchi aveva posizioni molto nette ed era una presenza assidua sul blog di Beppe Grillo.
Per ulteriore chiarezza, il leader a 5 stelle aggiunge che “i suoi interventi sono a puro titolo personale”.
E’ probabile, si spiega, che la presa di distanze di Grillo nei confronti di Becchi arrivi in seguito alla partecipazione di Becchi alla puntata di ieri di Piazza Pulita.
La replica del professore non si fa attendere. “Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere. Tolgo il disturbo” risponde su Twitter lo stesso Becchi, citando un aforisma del filosofo Ludwig Wittgenstein.
Grillo aveva già preso le distanze da Becchi lo scorso maggio, per le parole che aveva utilizzato durante una puntata della Zanzara subito dopo la nomina di Fabrizio Saccomanni al ministero dell’Economia: “Se qualcuno tra qualche mese prende i fucili non lamentiamoci, abbiamo messo un altro banchiere all’Economia” aveva detto Becchi.
Anche allora la scomunica di Grillo arrivò su Twitter.
Poi il riavvicinamento.
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 11th, 2014 Riccardo Fucile
CHI GIOCA ALLO SFASCIO DELLE ISTITUZIONI: GRILLO E BERLUSCONI UNITI NELLA LOTTA E RADICI DELLO STESSO ALBERO
C’è un tratto di surrealismo pynchoniano, nella sindrome da complotto che accompagna da vent’anni le avventure di Berlusconi.
Una paranoia che ricorda «L’incanto del lotto 49», le manie ossessive di «Oedipa Mass», le trame oscure ordite dal «Tristero ».
Ogni disfatta del Cavaliere si spiega secondo la teoria del nemico esterno. Tutti complottano contro di lui, le toghe rosse, i mercati finanziari, le cancellerie europee. E naturalmente Giorgio Napolitano, «regista occulto » del ribaltone che nel novembre 2011 portò Mario Monti alla guida del governo.
Tra tutti i teoremi complottistici che ingombrano la mente del Cavaliere, quello che riguarda il presidente della Repubblica è, al tempo stesso, il più ridicolo e il più drammatico.
È il teorema più ridicolo, perchè le «clamorose rivelazioni» raccontate da Alan Friedman nel suo libro sono note da tre anni a qualunque italiano medio che abbia letto un giornale.
Nell’estate 2011 il governo Berlusconi è già alla frutta e la maggioranza che lo sostiene è già in frantumi. La caduta sembra imminente, già allora. Che in quella fase Monti sia uno dei possibili candidati alla premiership, contattato da numerosi esponenti dell’establishment politico ed economico, e che il Professore sia uno dei successori che lo stesso Berlusconi già allora teme di più, lo scrivono i quotidiani.
Solo «Repubblica», in ben due occasioni: il 4 e l’8 agosto, in altrettanti retroscena. Pochi giorni dopo, al cronista che gli chiede se «è pronto ad accettare una chiamata in caso di emergenza per l’economia italiana», lo stesso Monti replica testualmente: «L’emergenza spero venga presto superata, di chiamata spero proprio che non ci sia bisogno. Se avessi sentito imperativa dentro di me la vocazione di far parte di governi, avrei risposto di sì alla richiesta del centro sinistra, della Lega e del Presidente Scalfaro dopo il ribaltone di fine ’94… Allo stesso modo ho rifiutato l’offerta dello stesso Berlusconi di fare il ministro degli Esteri nel 2001 e di sostituire Tremonti all’economia nel 2004». Queste parole Monti le pronuncia l’8 agosto, e non in confessionale, ma al Tg5 di proprietà della casata di Arcore.
Dunque di cosa parliamo?
Quale «svolta» si nasconde, nei colloqui che in quei giorni Monti intrattiene con Prodi e con De Benedetti, per chiedere consiglio sulla prospettiva di una discesa in campo? E quale patetico «attentato alla costituzione» si configura, nell’incontro che lo stesso Monti intrattiene con il Capo dello Stato, fortemente preoccupato per la fragilità del governo del Cavaliere e giustamente interessato a capire la disponibilità del Professore a un eventuale esecutivo di «salute pubblica»?
È fin troppo facile, per il presidente della Repubblica, ricordare ora nella sua lettera il contesto nel quale matura quell’incontro.
C’è un’evidente emergenza politica: dallo strappo di Fini (che fonda Fli ed esce dalla maggioranza), alla faida tra ministri (che vede proprio Renato Brunetta, oggi fervido assertore della tesi complottarda, chiedere a più riprese la testa del nemico Giulio Tremonti).
C’è un’incombente emergenza economica: lo spread non viaggia ancora verso quota 500 (come avverrà a novembre) ma tra giugno e luglio la Legge di stabilità è un Vietnam, viene scritta e riscritta due volte su ordine della Ue, e il 5 agosto la Bce manda al Tesoro la famosa «lettera di messa in mora».
Non è abbastanza per immaginare che quell’armoniosa Costa Concordia si stia per schiantare sugli scogli, tanto più che il suo Comandante Schettino è già penosamente svillaneggiato agli occhi del mondo per i suoi processi, le sue comparsate a Casoria al compleanno di Noemi Letizia, le sue cene eleganti con la D’Addario e le sue telefonate in questura per Ruby Rubacuori?
Non è abbastanza per indurre il Capo dello Stato — rappresentante dell’unità nazionale — a usare i poteri formali che la Costituzione gli attribuisce e gli strumenti informali che la prassi costituzionale gli assegna, per immaginare una qualche «exit strategy» in caso di caduta del governo?
Fa ridere solo il pensiero che per tutto questo i falchi di Palazzo Grazioli, usciti improvvisamente dalle gabbie, partano all’attacco del Quirinale e si associno addirittura all’accusa di «alto tradimento» del Movimento 5Stelle.
C’è poco da stupirsi: berlusconiani e grillini sono due radici dello stesso albero.
Da sempre i populismi crescono nutrendosi della stessa linfa.
Ma al di là del ridicolo, c’è un lato drammatico che colpisce, nel teorema complottistico costruito intorno al Colle.
Perchè, oggi, Forza Italia ricade nella sua rancorosa mania della cospirazione, e riporta l’attacco al cuore delle istituzioni?
Perchè, oggi, Berlusconi lascia che si gettino ombre così meschine sulla più alta carica dello Stato, proprio mentre su un altro piano finge di erigersi a «padre costituente» delle riforme insieme a Matteo Renzi?
Qui è racchiuso il dramma della fase.
Se questa offensiva berlusconiana è frutto di un calcolo politico, oltre che della «patafisica » del complotto, questo può voler dire solo una cosa.
Il Cavaliere si accinge a rompere il patto sulla legge elettorale e a buttare al macero l’Italicum, alla faccia del profilo da «statista» che ha finto in questi giorni.
E se fa questo è perchè al «quizzone» sul destino della legislatura proposto dal leader del Pd (Letta-bis, staffetta premier-sindaco, elezioni) ha già fatto la sua scommessa.
O all’opposizione di un governo Renzi, o alla competizione nel voto anticipato.
In tutti e due i casi, il Cavaliere torna a fare quello che gli è sempre riuscito meglio: gioca allo sfascio.
E lancia una minaccia preventiva a Napolitano: niente scherzi alla Scalfaro, niente «congiure di palazzo».
Una lezione utile per Renzi, sempre più tentato dalla scorciatoia che porta a Palazzo Chigi senza passare per le urne. Andare al governo con Alfano sarebbe un azzardo numerico: non fai le grandi riforme di sistema con la manciata di voti che al Senato ti garantiscono Pd, Ncd e Scelta Civica.
Andare al governo con Berlusconi sarebbe un assurdo politico: non entri nella stanza dei bottoni con la messe di voti di una destra impresentabile, dopo aver giurato che vuoi farci un patto sulla legge elettorale oggi per non doverci più fare le Larghe Intese domani.
Massimo Giannini
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Febbraio 11th, 2014 Riccardo Fucile
ECCO IL DOCUMENTO: “LEI NON PUO’ RESTARE INERTE, LEI HA IL DIRITTO-DOVERE DI NOMINARE UN NUOVO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO AL POSTO DI BERLUSCONI. UNA FIGURA DI PROFILO ISTITUZIONALE, NON LEGATA AI PARTITI, CON L’UNICO MANDATO DI EVITARE LA CATASTROFE ECONOMICA”
Oggi il Movimento 5 Stelle attacca il Presidente della Repubblica e ne chiede la messa in stato
d’accusa anche (e oggi soprattutto) per il ruolo svolto nella nascita del governo Monti.
Eppure in quell’estate del 2011 era proprio il comico genovese del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, a chiedere a Napolitano di intervenire in una lettera pubblicata sul suo blog il 30 luglio 2011.
Eccola:
«Spettabile presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quasi tutto ci divide, tranne il fatto di essere italiani e la preoccupazione per il futuro della nostra Nazione. L’Italia è vicina al default, i titoli di Stato, l’ossigeno (meglio sarebbe dire l’anidride carbonica) che mantiene in vita la nostra economia, che permette di pagare pensioni e stipendi pubblici e di garantire i servizi essenziali, richiedono un interesse sempre più alto per essere venduti sui mercati. Interesse che non saremo in grado di pagare senza aumentare le tasse, già molto elevate, tagliare la spesa sociale falcidiata da anni e avviare nuove privatizzazioni. Un’impresa impossibile senza una rivolta sociale. La Deutsche Bank ha venduto nel 2011 sette miliardi di euro dei nostri titoli».
«È più di un segnale: è una campana a martello che ha risvegliato persino Romano Prodi dal suo torpore. Il Governo è squalificato, ha perso ogni credibilità internazionale, non è in grado di affrontare la crisi che ha prima creato e poi negato fino alla prova dell’evidenza. Le banche italiane sono a rischio, hanno 200 miliardi di euro di titoli pubblici e 85 miliardi di sofferenze, spesso crediti inesigibili. Non sono più in grado di salvare il Tesoro con l’acquisto di altri miliardi di titoli, a iniziare dalla prossima asta di fine agosto. Ora devono pensare a salvare sè stesse».
«In questa situazione lei non può restare inerte. Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l’unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi».
«Ricordo, tra i tanti, l’abolizione delle Province, i finanziamenti pubblici ai partiti e all’editoria e le grandi opere inutili finanziate dai contribuenti, come la Tav in Val di Susa di 22 miliardi di euro. Gli italiani, io credo, sono pronti ad affrontare grandi sacrifici per uscire dal periodo che purtroppo li aspetta, ma solo a condizione che siano ripartiti con equità e che l’esempio sia dato per primi da coloro che li governano. Oggi non esiste purtroppo nessuna di queste due condizioni».
«In un altro mese di luglio, nel 1943, i fascisti del Gran Consiglio, ebbero il coraggio di sfiduciare il cavaliere Benito Mussolini, l’attuale cavaliere nessuno lo sfiducerà in questo Parlamento trasformato in un suk, nè i suoi sodali, nè i suoi falsi oppositori. Credo che lei concordi con me che con questo governo l’Italia è avviata al fallimento economico e sociale e non può aspettare le elezioni del 2013 per sperare in un cambiamento. In particolare con questa legge elettorale incostituzionale che impedisce al cittadino la scelta del candidato e la delega invece ai partiti. Queste cose le conosce meglio di me. Lei ha una grande responsabilità a cui non può più sottrarsi, ma anche un grande potere. L’articolo 88 della Costituzione le consente di sciogliere le Camere. Lo usi se necessario per imporre le sue scelte prima che sia troppo tardi.
Saluti.
Beppe Grillo».
Questi i fatti.
Il Presidente venne tirato in ballo, in quella difficilissima estate, proprio da chi oggi ne lamenta l’eccessivo protagonismo.
Per chi, anche a destra, ha simpatie per i Cinquestelle, questo è Beppe Grillo.
La “destra vera” detta la strada, non si accoda alle mode.
Basta avere la lungimiranza di individuarla e il coraggio di percorrerla .
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