Destra di Popolo.net

CRIMI E LA FALSA CITAZIONE DI PERTINI, LA FONDAZIONE PERTINI LO SPUTTANA: DIMETTITI FALSARIO!

Febbraio 5th, 2014 Riccardo Fucile

L’EX CAPOGRUPPO CINQUESTELLE ATTRIBUISCE A PERTINI UNA FRASE CHE AVREBBE RIVOLTO AL PRESIDENTE RUINI NEL 1953 DURANTE LA DISCUSSIONE SULLA LEGGE TRUFFA, MA PERTINI NON L’HA MAI PRONUNCIATA… E LA FONDAZIONE SANDRO PERTINI LO SMENTISCE

Questo post di Crimi con una falsa citazione di Pertini (che Grillo ha condiviso) ha avuto 839 commenti, 19.671 condivisioni e 6.106 mi piace.
Solo in cinque persone, ovviamente non grillini, hanno verificato che nel testo originale linkato da Crimi, quella frase non esiste.
L’ennesima conferma che la verità  non appartiene alle masse a Cinquestelle.
Riportiamo i commenti di questi tre eroi:
Mattia Ezio L.G.: “Nel documento linkato a questa citazione questa frase non c’è! E’ una mistificazione pura! Ma la cosa grave non è che M5S l’abbia pubblicato ma che nessuno di voi, NESSUNO si sia PRESO la BRIGA di verificare se questa sia la verità ! Se questa frase fosse stata mai detta, come e quando! Questo Compagni, amici e ragazzi chi mi leggerannno è un atteggiamento di movimentismo incontrollato! Non si mette in bocca a Pertini una frase che non ha mai detto! ASSURDOOO svegliatemi perchè questo è un incubo, 12000 condivisioni e nessuno è andato a leggere il link alla fonte di questa citazione DOVE QUESTA FRASE NON C’E’ PERCHE’ NON E’ STATA PRONUNCIATA DA PERTINI!!!”
Vito S.: “Ma ti rendi conto che stai INVENTANDO DI SANA PIANTA una citazione? Il discorso che hai riportato non ha traccia di quegli insulti! Vergognati”
Sonia C.: “Mi scusi, Crimi, vorrei sapere quale sarebbe la fonte di questo discorso, visto che non risulta da nessuna parte e la stessa Fondazione Pertini non l’ha mai sentito, nè reperito fra le documentazioni. Non è che da domani riporterete anche qualche citazione di Paperino annoverandolo fra i vostri supporters?”
#M5SS REINVENTA PERTINI Gli squadristi #M5SS continuano ha citare senza pudore le frasi false o senza fonti attribuite al partigiano Pertini solo per di giustificare i loro comportamenti eversivi, violenti e volgari.Mai che riportassero una sola volta la fonte delle frasi che attribuiscono a Pertini”.
Qui trovate tutta la ricerca che li smentisce:

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=592054507537867
Ma   soprattutto arriva la lettera a Crimi della Fondazione Sandro Pertini di Firenze: “Crimi attribuisce disinvoltamente parole a Sandro Pertini che sono lontane dalla cultura delle Istituzioni che egli aveva. Crimi, Lei deve delle spiegazioni.”
Se fosse un uomo qualcuno stamane dovrebbe rassegnare le dimissioni: falsari in Parlamento non dovrebbero essercene.
Lezioni a chi sta a destra da una vita con coerenza e onestà  non ne date.

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ATTENTI AL GOLPE

Febbraio 4th, 2014 Riccardo Fucile

NON FIDATEVI DELLE APPARENZE

E’ vero che la principale vittima dei golpisti, in questo momento, è nella sua villa in collina, da dove grazie ad un servizio di erogazione dell’energia elettrica garantito dallo Stato emana proclami e diverse proposte politiche.
E’ vero che i suoi discepoli, anche loro vittime del colpo di stato in atto,   compaiono sempre più spesso negli studi televisivi, dove arrivano in taxi o con auto propria e allo stesso modo se ne vanno. Non senza aver ricevuto un buongiorno e un buonasera e, probabilmente, un bicchier d’acqua o un caffè.
E’ vero che il blog di riferimento delle   vittime dell’avvenuto golpe continua a fatturare regolarmente i suoi introiti pubblicitari, che regolarmente confluiscono in un regolare conto corrente bancario o postale.
E’ vero che in molte parti d’Italia, intanto, le vittime del colpo di Stato animano allegri banchetti, fermano per strada i cittadini e distribuiscono loro volantini o altri materiali di propaganda.
Ed è vero anche che in caso di iniziative più grandi (tipo V-day) le forze dell’ordine vigilano sulla sicurezza generale e anche sulla loro sicurezza (quelle delle vittime del golpe, si intende).
E’ vero che alcuni tra i discepoli più fedeli del capo perseguitato postano sul web roghi di libri, fotomontaggi di ogni tipo   e una infinita filastrocca di insulti verso chiunque non la pensi come loro.
Ed è vero che poi spengono il pc, vanno a dormire e al mattino dopo fanno colazione e accompagnano serenamente a scuola i propri figli prima di recarsi al lavoro.
E’ vero, infine, che alle prossime elezioni le liste delle vittime del golpe saranno presenti sulle schede elettorali di tutta Italia, circoscrizioni estere comprese.
Ma voi non fidatevi. Tutte cazzate.
La verità  è che c’è un colpo di Stato, garantisco io.
E non è nemmeno la cosa più grave che sta succedendo in Italia.
Pensate che l’Aids è un complotto, le sirene esistono e Gesù Cristo è morto di raffreddore. E quei media brutti e zozzoni ancora lì a dirvi tutte quelle balle sulla crocifissione.

Marco Bracconi

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DOPO LA BAGARRE IN AULA, LA RELAZIONE DEI QUESTORI: “DA DI BATTISTA E ALTRI 40 CINQUESTELLE COMPORTAMENTI ATTI A PRECLUDERE AD ALTRI PARLAMENTARI L’ESERCIZIO DELLE LORO FUNZIONI E A OSTACOLARE FISICAMENTE IL FUNZIONAMENTO DEGLI ORGANI PARLAMENTARI”

Febbraio 4th, 2014 Riccardo Fucile

LA BOLDRINI DOVREBBE TRASMETTERE GLI ATTI ALLA PROCURA: E’ UN REATO PUNITO FINO A 5 ANNI DI RECLUSIONE, ALTRO CHE SANZIONI INTERNE…COSI’ DIBBA FA IL MARTIRE IN DIRETTA DA REGINA COELI

Dopo la bagarre, le prime valutazioni.
I deputati Questori della Camera hanno presentato all’ufficio di presidenza la loro relazione sui fatti, poco edificanti, avvenuti a Montecitorio il 29 e il 30 gennaio.
Il comportamento in Aula del questore di Scelta Civica, Stefano Dambruoso – protagonista dell’ormai noto schiaffo alla deputata grillina, Loredana Lupo – durante la seduta incriminata «è risultato estraneo alle funzioni da questi ricoperte» nella qualità  di questore: questa la valutazione emersa dalla relazione dei questori Fontanelli e Fontana all’ufficio di presidenza della Camera.
I questori valutano inoltre di «eccezionale gravità » il comportamento di Di Battista(M5S).
Dall’analisi degli episodi, si legge nel documento, emerge «come numerosi parlamentari» del Movimento 5 stelle «abbiano adottato comportamenti che, esulando da ogni forma legittima di ostruzionismo o di contestazione, sono stati finalizzati ad ostacolare materialmente, vale a dire attraverso forme fisiche di impedimento, il funzionamento degli organi parlamentari e a precludere ad altri deputati la possibilità  di esercitare le proprie funzioni»
BOLDRINI: «VALUTEREMO QUANTO ACCADUTO» –
Interviene sulla questione la presidente della Camera, Laura Boldrini: «Andremo avanti con la nostra valutazione e un percorso condiviso. Sarà  un lavoro lungo, non adotteremo due pesi e due misure, saremo obiettivi e lo faremo perchè vogliamo ripristinare le condizioni di vivibilità  nelle istituzioni».
Durante la riunione dell’Ufficio di presidenza che ha avviato le procedure per valutare gli incidenti accaduti a Montecitorio il 29 e 30 gennaio scorsi e comminare le eventuali sanzioni, la presidente Boldrini ha poi espresso «gratitudine» agli assistenti parlamentari e ai funzionari, «che hanno dimostrato grande capacita’ di tenuta e l’impegno di sempre

(da “il Corriere dela Sera”)

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PSICHIATRIA A CINQUESTELLE: CURRO’ FIRMA UN EMENDAMENTO PER TUTELARE LA COSTA SICILIANA E RISCHIA L’ESPULSIONE

Febbraio 4th, 2014 Riccardo Fucile

COLPEVOLE DI AVERLO FATTO CON LA PRESTIGIACOMO: SCATTA L’ISTERIA DI LOMBARDI E CASTELLI… IN 15 MINACCIANO DI ANDARSENE E ALLA FINE SCATTA SOLO UNA SANZIONE:   23 A 21, CON 10 ASTENUTI

Lo smartphone di Tommaso Currò vibra. È un sms della collega Stefania Prestigiacomo: “Ciao Tommaso, ma è vero che vogliono espellerti perchè hai firmato un emendamento con me?”.
Il deputato del Movimento 5 stelle risponde lapidario: “È vero”.
L’alzata di toni da parte di molti dei parlamentari stellati ha surriscaldato il clima interno. Molti hanno preso le distanze. Con Currò anche Emanuela Corda, Ivan Catalano e Gessica Rostellato hanno pubblicamente preso posizione contro l’escalation degli ultimi giorni.
Quest’ultima si è spinta a dire che “alle europee lascerò scheda bianca, non voterò il M5s”.
Che la richiesta d’espulsione per il deputato siciliano non c’entrasse nulla con personali posizioni politiche espresse negli ultimi giorni dà  il polso di una situazione alla ‘tutti contro tutti’ che rischia di sfuggire di mano.
Currò si era reso colpevole di aver fatto passare un emendamento nella legge di stabilità  che ha permesso di mettere sotto tutela un’area delle coste siciliane. Con i voti degli odiati forzisti.
Qualcuno ha acceso il computer e ha scritto una mail al capogruppo, Federico D’Incà : “Per questo motivo deve essere espulso”.
“Ma io non ho fatto altro che recepire le istanze del mio meetup e di svolgere il mio ruolo di portavoce”, si è difeso l’interessato.
Niente da fare, l’assemblea è sovrana.
Così questa mattina i deputati grillini si sono riuniti. I pochi a Roma, visto che i lavori dell’aula riprenderanno solo in serata. E hanno dato via a un confronto aspro.
Raccontano che Laura Castelli e Roberta Lombardi abbiano puntato il dito contro il collega: “Ormai fai parte di un gruppo parallelo che prende le decisioni fuori dell’assemblea”.
Currò ha risposto, si è difeso, non ha mollato di un millimetro.
In effetti ieri un collega gli si è avvicinato nel cortile della Camera. Lui aveva appena mandato un sms a Beppe Grillo: “Se mi espellete non vado nel misto, mi dimetto”.
Il collega lo ha rassicurato: “Non è una faccenda che riguarda solo te. Se ti buttano fuori siamo in quindici a presentare a ruota le dimissioni, scoppia un puttanaio”.
D’Incà  aveva fiutato l’aria. E aveva proposto al malcapitato uno strano compromesso: “Tu chiedi scusa, ammetti di aver sbagliato e facciamo decadere la richiesta d’espulsione”.
Una sorta di abiura, così come non se ne vedevano da tempo. Alla quale Currò ha opposto un netto rifiuto: “Non ho nulla di cui scusarmi, non ho sbagliato”.
La previsione del collega, la trasformazione del caso personale in caso politico, si manifesta plasticamente durante l’assemblea.
Nessuno alza la mano per chiedere l’espulsione del deputato, si opta per trasformarla in una sanzione.
Modi, forme, entità  per il momento sono nella mente del capogruppo.
Che ha ricevuto sì un mandato in quella direzione, ma sul filo di lana: in 23 dicono sì alla gogna, ma sono in 21 a ribellarsi. Decisivi i 10 astenuti.
La questione è chiusa. Almeno per il momento.

(da “Huffingtonpost”)

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RESA DEI CONTI TRA I SENATORI CINQUESTELLE, SPUNTA L’OMBRA DELLA SCISSIONE

Febbraio 4th, 2014 Riccardo Fucile

IN QUATTRO TENTANO DI SFIDUCIARE IL PORTAVOCE… LA SVOLTA SULLA LEGGE ELETTORALE

Il Movimento cinque stelle è un campo di battaglia.
Accuse, veleni, processi pubblici ai “dissidenti”. È come se l’accelerazione degli ultimi giorni avesse messo in moto un meccanismo infernale.
Una resa dei conti che attraversa i gruppi di Camera e Senato e rischia di spaccare i meet-up sul territorio. Non a caso l’area del dissenso – in “sonno” da mesi – ha ripreso in queste ore a organizzarsi.
Contatti con il Pd e tentazioni scissioniste si intrecciano. E diversi parlamentari, a un passo dall’addio, potrebbero rompere proprio sul delicatissimo passaggio parlamentare della legge elettorale.
È lunedì, ma in Parlamento succede praticamente di tutto.
Troppo fresche le ferite provocate dagli “incidenti” nell’Aula di Montecitorio, gli insulti contro Laura Boldrini e le deputate Pd, i continui stop and go del Fondatore genovese. Troppo alta la tensione provocata dalla “tagliola”, vissuta come un’ingiustizia.
Il malessere generalizzato trova sfogo in un’accelerazione traumatica. In mezzo, come già  accaduto in passato, finiscono i dissidenti.
Ad accendere gli animi ci pensa domenica notte Claudio Messora, capo della comunicazione del Senato. Inciampa rovinosamente in un tweet sul Presidente della Camera, facendo infuriare l’opposizione interna al Movimento.
Si tratta di un braccio di ferro che va avanti da mesi, opponendo le “colombe” e lo staff che si occupa dei media.
I nomi sono quelli di sempre, la pattuglia è minoritaria ma battagliera. Quattro di loro – Lorenzo Battista, Laura Bignami, Monica Casaletto e Luis Orellana – da sempre ostili alla linea degli ortodossi, prendono carta e penna. Chiedono e impongono una riunione d’emergenza, non accettano più che la comunicazione detti la linea politica del M5S. Vogliono sfiduciare Messora, assente alla resa dei conti.
Sostengono la battaglia contro il capo della comunicazione anche Elena Fattori ed Elisa Bulgarelli. «Con i suoi post condiziona il gruppo», è l’accusa.
Dopo una riunione tesissima, i dissidenti prendono atto di essere in minoranza.
La votazione, per adesso, è rimandata. Anche loro, come alcuni malpancisti della Camera, attendono solo il momento giusto per mollare gli ormeggi.
A Montecitorio, intanto, anche il deputato Ivan Catalano invoca un passo indietro del capo dello staff comunicazione: «Messora è una delusione. Caro Casaleggio, riprenditi i consulenti che ci hai mandato».
Il parlamentare svela anche che il Movimento si affida da tempo a una “Programmazione neurolinguistica” per addestrare i grillini a un modello di comunicazione “infamante”.
Sul banco degli imputati sembra finire la Casaleggio associati.
Negli stessi minuti, alla Camera, Tommaso Currò – il primo dissidente della breve storia parlamentare dei Cinquestelle – diventa (suo malgrado) uno dei punti all’ordine del giorno dell’assemblea dei deputati. I suoi colleghi della commissione Bilancio – tra i quali Laura Castelli – chiedono di processarlo.
La colpa? Ha votato con Forza Italia un emendamento “territoriale”, l’istituzione di un’area marina nella sua Sicilia.
Prima della riunione il capogruppo Federico D’Incà  chiede al deputato una pubblica abiura, un gesto riparatore che sia da esempio per tutti. Beppe Grillo in persona contatta Currò, inviandogli un sms.
La replica del deputato al leader è netta: «Se mi espellete, io non vado nel Misto, piuttosto lascio».
Per ragioni di tempo, l’assemblea rimanda a stamane il “processo” al dissidente. In parecchi, però, fanno sapere di non essere pronti a pronunciarsi contro il compagno di Movimento (che infatti stamane non è stato espulso n.d.r.)
Come se non bastasse, sul territorio si moltiplicano i duelli.
In Sicilia una fazione del Meet-up palermitano ha nel mirino da tempo il senatore Francesco Campanella. Vuole processarlo, vorrebbe espellerlo.
In passato Campanella si è scontrato con un falco come Riccardo Nuti, ex capogruppo a Montecitorio. Fra i due non corre buon sangue, duellano sul territorio.
L’esito più probabile, però, è la spaccatura del Meet-up. Stessa sorte potrebbe toccare anche a un altro dissidente, Fabrizio Bocchino.

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)

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LA DEPUTATA GRILLINA ROSTELLATO SI SFOGA: “VERGOGNA, NON VOTO PIU’ M5S”

Febbraio 4th, 2014 Riccardo Fucile

“SE NE DEVONO ANDARE SORIAL, TOFANO E DE ROSA”

«Senta, una cosa è certa: non voterò Movimento cinque stelle alle prossime elezioni Europee. Ma lo vede cosa siamo diventati?».
Gessica Rostellato si volta indietro, indica l’Aula della Camera.
È una deputata grillina padovana, schiva e dal marcato accento veneto.
Impegnata in commissione Lavoro, poco attratta dai riflettori. Adesso, però, sembra aver esaurito ogni residua scorta di pazienza.
E in Transatlantico pronuncia un durissimo j’accuse contro il M5S, chiedendo ai responsabili degli “incidenti” degli ultimi giorni di dimettersi: «Io non vado via, sono loro che devono farlo».
Onorevole, in serata i deputati hanno convocato una riunione per discutere, tra l’altro, del caso di Tommaso Currò. C’è chi ha proposto l’espulsione.
«Lo accusano di aver fatto una “marchetta” con un emendamento».
Lei è favorevole all’espulsione?
«Io voto sicuramente contro l’espulsione, come ho sempre fatto anche in passato».
Ma cosa sta succedendo nel Movimento?
«Non capisco perchè sia in atto questa radicalizzazione. Forse perchè lo vuole qualcuno… ».
Forse è un modo per aumentare il consenso in vista delle Europee
«Non so se è per questo motivo. Ma una cosa è certa: sicuramente non voterò per il Movimento cinque stelle alle prossime elezioni Europee».
Dice davvero?
«Certo. Noi non possiamo mandare in Europa gente come questa (si volta verso l’Aula di Montecitorio, ndr). Io mi vergogno di quanto accaduto ».
Sono parole durissime, onorevole. Il clima è pesante, d’altra parte.
«Quello che è successo è inaccettabile».
Allude agli “incidenti” degli ultimi giorni?
«Non condivido nulla di quanto accaduto, non mi riconosco in quello che siamo diventati».
Quindi si prepara a lasciare il Movimento?
«No, io voglio restare nel Movimento. Se ne devono andare loro. Stanno facendo cose che non c’entrano niente con il Movimento cinque stelle. Nessuno dei nostri si è mai comportato così. Non è che nei consigli comunali facciamo così!».
A chi si riferisce? Chi se ne deve andare?
«Sorial, Tofalo e De Rosa».
Nell’ordine, il deputato che ha dato del “boia” a Giorgio Napolitano, quello che ha pronunciato un “boia chi molla” e l’autore degli insulti sessisti alle deputate del Pd.
E il caso di Claudio Messora, come lo giudica? Chiede anche le sue dimissioni?
«Credo proprio che Messora si debba dimettere».
Senta, poco fa si sfogava ad alta voce con una sua collega, in un corridoio di Montecitorio. Diceva di essere venuta in Parlamento per lavorare. Sembrava sconfortata. Ci spiega?
«Sì, io sono venuta qui per lavorare, non per fare comunicazione, nè per fare quello che è successo negli ultimi giorni».

Tommaso Ciriaco
(da “la Repubblica“)

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AVEVANO GIURATO CHE AVREBBERO PRESO 2.500 EURO AL MESE: ECCO UN’ALTRA BUSTA PAGA DEI CINQUESTELLE

Febbraio 4th, 2014 Riccardo Fucile

ECCO VITO CRIMI: STIPENDIO DI SETTEMBRE 11.004,34 EURO (3.275 DI BASE PIU’ 7.729,34 DI RIMBORSI SPESE)

Siamo tra i pochi blog di destra (quella vera) che fin dall’inizio della farsa grillina sugli stipendi parlamentari (“prenderemo solo 2.500 euro”)   avevano denunciato l’inganno dati alla mano, sostenendo che in realtà  i parlamentari Cinquestelle avrebbero incassato uno stipendio intorno agli 11.200 euro invece che i 13.700 dei loro colleghi.
Poichè nell’area di destra esiste anche la categoria dei disinformati (oltre a quella dei creduloni, per non parlare degli imbecilli), pubblichiamo lo stipendio accreditato a Vito Crimi a settembre, pari a 11.718,19 euro.
A scanso di equivoci precisiamo che la fonte è ufficiale e ricavata dal sito Cinquestelle.

Sen. Vito Crimi (M5S)
Stipendio mensile € 3.275 + € 7.729,34 (rimborsi spese)
per un Totale di € 11.004,34 (Settembre 2013)

Se poi qualcuno vuole rovinarsi la giornata può approfondire di seguito il dettaglio spese fornito dallo stesso Vito Crimi.

€ 1.345,82 Alloggio a Roma, locazione e utenze [sembra significhi affitto dell’appartamento, bollette di acqua, luce, gas, ecc. che pare paghiamo noi]
€ 319,97 Alloggio altro [non si sa, si sarà  rotta la lavatrice]
€ 24,80 Trasporti Roma [i mezzi pubblici costano e bisogna pur pagarli, noi]
€ 525,07 Vitto [paghiamo sempre noi tranquillamente]
€ 101,25 Bar/Mensa Camera [un caffettino ogni tanto per stare svegli aiuta a lavorare meglio. Paghiamo sempre noi.]
€ 806,91 Altro [non si sa]
€ 25,55 Trasporto urbano [un pullman ogni tanto
€ 763,30 Taxi [ma quanti taxi prende? Comunque paghiamo sempre noi.]
€ 3.662,31 Collaboratore [qualcuno ben pagato, beato lui, che le dia una mano per il gravoso impegno: ma non avevano condannato la prassi dei portaborse?)
€ 154,36 Consulenze

Fonte:
http://www.tirendiconto.it/trasparenza/rendicontazione.php?user=126&mese=9&tipo=S
(2 – continua)

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GRILLO, MESSORA E I PASSI INDIETRO: STRATEGIA O INCOMPETENZA DIGITALE?

Febbraio 3rd, 2014 Riccardo Fucile

I POST SULLA BOLDRINI PUBBLICATI E POI CANCELLATI SONO FRUTTO DI UN PIANO STUDIATO O SONO INCIDENTI DI PERCORSO? PER UN DEPUTATO CINQUESTELLE E’ TUTTO STUDIATO

Una precisa strategia di comunicazione oppure una serie di incontrollati scivoloni?
Un progetto ben chiaro o il prodotto dell’incompetenza?
Da alcuni giorni il Movimento Cinque Stelle ha alzato il livello dello scontro politico. In Aula, certo. Ma non solo.
Soprattutto in Rete, prima con quella provocatoria domanda di Grillo sulla Boldrini poi con il tweet di Claudio Messora sullo stesso argomento.
Sono apparsi sul Web, hanno scatenato i peggiori istinti e le inevitabili polemiche e poi sono stati cancellati.
Perchè sono stati scritti? E perchè sono stati cancellati? –
L’incompetenza al potere
La prima lettura è la più semplice: gli autori non si erano resi conto delle possibili reazioni che avrebbero scatenato. In poche parole, Grillo (o chi in quel momento stava gestendo per suo conto l’account del leader) non ha valutato l’impatto della sua domanda provocatoria sul presidente della Camera.
Tanto che, dopo 24 ore di reazioni indignate, lo «staff» del M5S (non Grillo, ma lo staff) ha ufficialmente «preso le distanze» da quei commenti, cancellandoli.
Stesso discorso per Messora, responsabile della comunicazione del gruppo M5S al Senato, una delle voci ufficiale del Movimento.
Ha risposto a un presunto scivolone della Boldrini (il tweet, poi rimosso, in cui dava dei «potenziali stupratori» agli utenti del blog), con una battutaccia di pessimo gusto. Si è lasciato scappare le dita sullo smartphone, senza rifletterci troppo (come dimostrerebbe, tra l’altro, l’uso errato della forma verbale nel suo tweet).
Poi, dopo le proteste, resosi conto della gravità  di quelle parole, ha cancellato tutto e, spinto da diverse sollecitazioni, ha anche chiesto scusa.
Prima timidamente, poi in maniera un po’ più convinta. Una grave leggerezza, insomma. E questo vorrebbe dire una cosa: Messora, Grillo (o lo «staff» che gestisce il suo account, lo ribadiamo) hanno fallito clamorosamente sul piano della comunicazione: «epic fail».
Anche perchè, soltanto un paio di giorni prima, Grillo era sceso a Roma per dire ai suoi parlamentari di «abbassare i toni».
Ma come: non era quello il movimento dei guru del web? Degli infallibili strateghi dei social media? L’unico «avanti», capace di parlare «al» e «nel» fantomatico «mondo della Rete»?
Se così fosse, i diretti interessati dovrebbero assumersi le loro conseguenze.
Perchè chi sbaglia, paga. Soprattutto se a sbagliare è qualcuno che ha un ruolo pubblico.
Studiata a tavolino
C’è invece un’altra lettura dei fatti degli ultimi giorni. E cioè che tutto sia stato studiato a tavolino.
Una strategia per alimentare il fuoco delle polemiche, conquistare visibilità  mediatica in nome del «purchè se ne parli» e portare avanti un preciso progetto distruttivo.
Il deputato grillino Ivan Catalano sembra propendere per questa ipotesi, anche se pare non condividerla.
Lo ha scritto chiaramente in un post su Facebook: «La rivalità  della solidarietà , ottimo trucco Beppe. I consulenti di PNL stanno facendo un ottimo lavoro. Far dipendere la politica dalla comunicazione e dal marketing, la svuota dai contenuti. Direi che in meno di 10 mesi ci siamo adeguati alla comunicazione peggiore che potevamo fare. L’uso della rete come grande strumento infamatore di massa è la nuova frontiera. La rete dovevamo usarla per fare partecipare le persone alla politica, tramite strumenti di democrazia diretta. Casaleggio per quanto mi riguarda riprenditi i consulenti che ci hai mandato».
In sintesi Catalano dice due cose: c’è una precisa strategia di PNL, programmazione neuro-linguistica, anche dietro agli ultimi post.
Dietro la loro pubblicazione, ma anche dietro la loro cancellazione.
Marketing puro, numeri: in barba a qualsiasi regola politico-morale. I rischi di questa strategia sono spiegati dallo stesso Catalano: un utilizzo della Rete come «strumento infamatore di massa», decisamente lontano dalla Rete come «strumento di democrazia diretta».
Anzi, l’esatto opposto. Motivo per cui chiede a Casaleggio di riprendersi i consulenti mandati ai parlamentari.
Molto importante: questo post è stato scritto prima del Tweet di Messora sullo «stupro selettivo».
Le conseguenze
A prescindere dai reali motivi che hanno portato a questi episodi, resta da capire quali saranno le conseguenze.
Gli elettori del Movimento continueranno ad apprezzare questi atteggiamenti sfasciatutto? Un anno fa, quando i Vaffa venivano lanciati da un palco in piazza, potevano avere un significato.
Quel «tutti a casa» poteva avere un significato. Oggi, quando vengono lanciati dall’interno delle istituzioni, ne hanno un altro.
E il rischio è che agli occhi dell’italiano medio, quello che un anno fa aveva votato i Cinque Stelle come risposta indignata alla Casta del Palazzo, le urla e le proteste dei grillini in Aula appaiano identiche alla mortadella o al cappio sventolati da chi, qualche anno prima, li aveva preceduti disgustando gli elettori.

(da “La Stampa“)

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ORA FALSIFICANO ANCHE IL TWEET DELLA BOLDRINI: SBUGIARDATI I GRILLINI SULLA FANPAGE DEL CAPOCOMICO

Febbraio 3rd, 2014 Riccardo Fucile

PRIMA COMPARE UN PRESUNTO MESSAGGIO DELLA BOLDRINI CHE NE SMENTISCE L’AUTENTICITA’, POI VIENE FATTO SPARIRE.. MA NEL FRATTEMPO MESSORA LO AVEVA DICHIARATO AUTENTICO, FACENDO LA SOLITA FIGURA DI M…. LA TESTIMONIANZA DEI RETWEETTATORI

Un teewt che non esiste. Anzi sì: qualcuno ne ha conservato una copia. Ma in Rete non ce n’è più traccia.
“Chi segue il blog di Grillo non si confronta sui contenuti ma offende in modo sessista. Sono dei potenziali stupratori”, dice il presunto tweet attribuito all’account ufficiale di Laura Boldrini, rilanciato e poi cancellato da Beppe Grillo.
Una sintesi in 120 caratteri di quanto espresso dalla Presidente della Camera a Che Tempo Che Fa, nell’intervista con Fabio Fazio.
Ma lo staff della Boldrini smentisce che dai loro uffici sia mai partito questo tweet. Un elemento che apre le porte all’ipotesi del falso, con qualcuno che avrebbe realizzato la simulazione con un software di grafica.
Sostituendo il testo, sovrapponendolo a un altro tweet, magari legittimo, con tanto di utenti del social che l’avrebbero ritwittato.
E qui sta l’inghippo.
Secondo quanto ricostruisce Giornalettismo, gli utenti i cui avatar appaiono sotto al presunto tweet della Boldrini smentiscono di aver mai ritwittato quel particolare messaggio.
Marina Leon e Raffaele Caterino scrivono chiaramente: quelle là  sotto sono le nostre facce, ma noi non abbiamo mai ritwittato niente del genere.
Ad aggravare la situazione c’è da segnalare come la divulgazione del tweet sia avvenuta non con un “embed” del messaggio, ma attraverso un’immagine, uno screenshot ritagliato.
Ovvero qualcosa di cui provare la provenienza è impossibile. Come impossibile è comprendere dove sia arrivato questo ritaglio, o dove sia stato realizzato in grafica. Definire con certezza l’origine o l’autore del tweet manipolato insomma non si può.
Certo le parole del tweet riprendono per sommi capi quanto pronunciato da Laura Boldrini a Rai Tre. Una riduzione arbitraria, anche se sovrapponibile.
Ma un tweet falso va al di là  della semplice contraffazione: c’è in ballo l’identità  di una persona, di fatto sottratta, e anche di chi quel contenuto l’avrebbe poi ritwittato. Elementi rilevanti penalmente.

(da “La Repubblica“)

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