Dicembre 12th, 2013 Riccardo Fucile
PUBBLICARE L’INDIRIZZO DI CASA DOVE VIVE LA MOGLIE DI FARAONE CON UNA BIMBA DI 11 ANNI E’ DA INFAMI, CHIUNQUE LO FACCIA
Dall’aula di Montecitorio a quella di un tribunale.
Il deputato grillino e il neo componente della segreteria del Pd si erano scontrati ieri nel corso del dibattito sulla fiducia al governo Letta, quando Nuti ha accusato Faraone di aver chiesto voti alla mafia (senza peraltro che sia mai stato inquisito).
Oggi, con un’intervista a Radio Capital, Faraone risponde a muso duro. “Continuo a sfidarlo ma Nuti è un codardo, ieri in aula è scappato e non mi ha detto che rinuncerà all’immunità in modo che possa portarlo in tribunale. Continuo a invitarlo a ripetere le stesse parole di ieri ma fuori da Montecitorio così lo querelo”, denuncia il parlamentare del Pd. Nuti ha messo in rete l’indirizzo della casa dove vive anche la mia figlia di 11 anni”, ripete il nuovo componente della segreteria del Pd.
Un comportamento infame che ha spinto ad intervenire anche la moglie di Faraone, Rosi Pennino. “Adesso ho paura per me e la mia bambina di undici anni… Riccardo Nuti chieda scusa”, scrive in una lettera aperta al deputato del M5S la signora Faraone. pubblicata sul sito ‘Livesicila’.
“E’ tra le righe che trovo il coraggio di rompere il rumore del silenzio, che circonda frastornante queste ultime ore, catapultata, mio malgrado in una violenza pubblica che fa rimbombare il mio nome, la mia data di nascita, la mia targa ed il mio indirizzo della casa in cui vivo con la mia bambina”
“Ho cercato comunque di lavorare oggi, di andare avanti, di immaginare che le questioni di fango e opportunismo mediatico, su vicende che nulla hanno a che fare con la realtà dei fatti riferiti al padre di mia figlia, passassero per le vie della politica, delle sedi opportune, delle giuste querele – scrive ancora Rosi Pennino -ma poi, tornata a casa, avevo paura di far stare la mia piccola in giardino, controllavo continuamente porte e finestre e guardavo le auto che rallentavano con il cuore in gola”
La moglie del deputato democratico annuncia quindi che “nelle sedi opportune sporgerò denuncia, sentire violentata la propria intimità , per una persona che, come me, ha chiuso sempre nel silenzio, dolori, vicende e vita personale è davvero devastante”. – scrive ancora Rosi Pennino – Sono cresciuta all’interno di un percorso politico che mi ha vista condurre battaglie importanti al fianco dei bisogni e delle lotte per la legalità portate avanti nel quartiere in cui sono nata, che amo e che ho dovuto abbandonare, insieme al mio impegno, per via di dolorose vicende intime e personali”
“Le sue scuse signor Nuti – conclude la signora Faraone – sono un gesto morale che lei ha come obbligo nei riguardi del pericolo a cui ci ha esposti e nel rispetto della nostra privacy violentata, le sue scuse alla mia famiglia, sarebbero, forse, il primo atto istituzionale che lei compierebbe da uomo delle istituzioni…non basta aver oscurato un link, lei ci deve le sue scuse per la paura che avrò negli occhi nei giorni a venire da mamma angosciata e per quella che trasmetterò alla mia bambina..le sue scuse, signor Nuti alla nostra famiglia per aver oltrepassato il limite della superficialità , credendo di aver il diritto di violentare la nostra intimità “.
(da “la Repubblica”)
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Dicembre 11th, 2013 Riccardo Fucile
DUE CITTADINI ITALIANI HANNO PRESENTATO IN SERATA DENUNCIA ALL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA
La nota del denunciante Piercamillo Falasca:
“Insieme al cittadino Giovanni Susta (ispirati giuridicamente dal cittadino Luca de Vecchi), abbiamo denunciato il signor Beppe Grillo all’autorità giudiziaria, perchè proceda secondo l’articolo 266 del codice penale (“Istigazione di militari a disobbedire alle leggi”).
Per chi non lo sa: sul suo blog, Grillo ha pubblicato una lettera aperta ai vertici di esercito, carabinieri e polizia perchè non proteggano più i politici, non facciano scorte e non assicurino la sicurezza dei palazzi istituzionali. La misura è colma, i cialtroni come Grillo vanno fermati. Denunciatelo anche voi.”
Art. 266 Codice Penale. Istigazione di militari a disobbedire alle leggi.
Chiunque [c.p. 327] istiga i militari a disobbedire alle leggi [c.p. 415] o a violare il giuramento dato o i doveri della disciplina militare o altri doveri inerenti al proprio stato, ovvero fa a militari l’apologia di fatti contrari alle leggi, al giuramento, alla disciplina o ad altri doveri militari, è punito, per ciò solo, se il fatto non costituisce un più grave delitto, con la reclusione da uno a tre anni [c.p. 115, 265, 272].
La pena è della reclusione da due a cinque anni se il fatto è commesso pubblicamente [c.p. 265, 268, 269, 272, 302, 327, 654; c.p.m.p. 8, 9, 214].
Agli effetti della legge penale, il reato si considera avvenuto pubblicamente quando il fatto è commesso:
1. col mezzo della stampa, o con altro mezzo di propaganda (1);
2. in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone;
3. in una riunione che, per il luogo in cui è tenuta, o per il numero degli intervenuti, o per lo scopo od oggetto di essa, abbia carattere di riunione non privata [c.p. 7, n. 1]
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Dicembre 11th, 2013 Riccardo Fucile
SCIOPERO FORCONI, SAP, SILP, COISP : “NO A STRUMENTALIZZAZIONI, GRILLO PENSI A FARE IL POLITICO NON IL COMICO”….”GRILLO ALIMENTA LO SCONTRO SOCIALE PER TORNACONTO POLITICO”
L’appello di Beppe Grillo alla Polizia ad unirsi alla protesta esplosa ieri in diverse città d’Italia cade nel vuoto.
O meglio, viene respinta sonoramente al mittente da tutte le principali sigle sindacali. “Grillo dovrebbe dimenticarsi del suo passato di comico e smettere di fare il ridicolo. Pensi piuttosto a fare il politico”, dice il segretario del Sap Nicola Tanzi sottolineando che “dovrebbe essere lui il primo ad evitare di strumentalizzare” ogni vicenda. Togliersi il casco, dice Tanzi, “è un gesto che gli uomini delle forze dell’ordine fanno tutte le volte che, durante una manifestazione, ci si rende conto che non ci sono più rischi. E’ un gesto che viene fatto per stemperare l’ambiente, per dialogare con i manifestanti e per abbassare la tensione”.
Dunque, prosegue il segretario del Sap, “non c’è stata alcuna condivisione” da parte dei poliziotti con le ragioni della protesta.
“Certo – ammette Tanzi – al nostro interno viviamo un grosso disagio, i poliziotti hanno problemi enormi come tutti gli altri cittadini. E molti condividono il disagio di chi era in piazza”.
“Ma – conclude – quando siamo al lavoro dimentichiamo quel disagio e pensiamo soltanto ai nostri doveri, che sono quelli di garantire l’ordine e la sicurezza pubblica e il diritto di manifestare a tutti. Il resto sono solo interpretazioni e strumentalizzazioni”.
Siap: “Da Grillo inviti farneticanti”.
Sulla stessa linea anche il Siap. “I poliziotti cittadini respingono al mittente gli inquietanti e farneticanti inviti all’insubordinazione e alla contestazione rivolti da Grillo: inviti che certamente mai potranno essere accolti dai lavoratori in uniforme”, spiega il segretario del Siap Giuseppe Tiani sottolineando che le forze dell’ordine “sono impegnate quotidianamente nella difesa del paese, della libertà dei cittadini e di quegli stessi palazzi che rappresentano le istituzioni ed in cui siedono uomini e donne delle istituzioni”.
“Non ci stiamo – prosegue il Siap – a bieche strumentalizzazioni, utili a fomentare oltremodo lo scontro sociale e a rintuzzare i focolai della legittima protesta, solo per il proprio tornaconto politico”.
Gli uomini e le donne della polizia, dunque, sono “fermamente contrari alle possibili derive violente nelle manifestazioni di piazza, perchè appartenenti ad una Polizia democratica”.
Trent’anni fa, conclude Tiani, “abbiamo fortemente lottato affinchè la polizia fosse smilitarizzata e perchè fosse sentinella delle libertà “. Dunque “abiuriamo ogni posizione ed interpretazione, come quella grillina, che tenti di scardinare i fondamenti della democrazia”.
Coisp: “Da Grillo pupulismo puro”.
Duro, sull’invito di Grillo anche il segretario del Coisp Franco Maccari: “È una idiozia: i poliziotti non hanno la libertà di decidere chi e cosa proteggere. Noi eseguiamo degli ordini. Questi ‘appelli’ di Grillo – ha detto all’Adnkronos – sono un esercizio di populismo puro, che rischiano di creare difficoltà anche sulla strada, perchè qualche cittadino può pensare che gli uomini in divisa possano scegliere chi proteggere, quando e come intervenire”.
(da “Huffington Post “)
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Dicembre 10th, 2013 Riccardo Fucile
“ARROTONDA” COSI’ GLI INTROITI MISTERIOSI DEL BLOG: COMICO, EDITORE E IMMOBILIARISTA
Sferzato dalla gelida tramontana di Genova, della sua Genova, sul palco del terzo Vaffa-day,
quello dello scorso 1 dicembre, Beppe Grillo era stato chiaro: «Il mio 730 è a zero da quattro anni. Sono l’unico che fa politica e ci ha rimesso dei soldi».
Un piangere miseria che sulla Rete aveva fatto sorridere qualcuno e indignare altri, ma che Libero è in grado di giustificare con una notizia documentata: Beppe da qualche mese è costretto ad affittare la sua magione luganese come un qualunque travet che abbia ricevuto un’eredità , ma non sappia come mantenerla.
Per verificarlo basta navigare sul sito di un importante fiduciaria svizzera, la Wullschleger Martinenghi Manzini gestioni immobiliari sa (società anonima) e cliccare su «affitti».
Ecco comparire l’annuncio sotto il titolo: «Elegante appartamento vista lago».
L’incipit invoglia: «In posizione strategica, vicino a tutti servizi, all’uscita dell’autostrada Lugano sud e al lungolago, affittiamo bellissimo appartamento con favolosa vista lago».
Di seguito la dettagliata descrizione dell’appartamento: «Ingresso, ampio soggiorno/pranzo con vetrate panoramiche e uscita sul terrazzo, cucina completa con pavimento in resina, stanza di servizio con bagno. La zona notte è composta da un corridoio con armadi a muro, una camera matrimoniale con vista lago, una camere doppia con due letti ed una camera singola. Due bagni in marmo (uno con doccia ed uno con vasca)». Il tutto viene catalogato come un cinque vani e mezzo.
Le foto sul sito in realtà non entusiasmano: lo spoglio salone è occupato da tavolo e sedie a prima vista neri, mentre nella camera da letto si nota una trapunta viola quaresimale.
Il pavimento è di parquet chiaro. Sugli ampli terrazzi tende da sole rosse e qualche vaso di piante. Il prezzo della «pigione» (così è chiamato sul sito l’affitto, con linguaggio aulico)? Calcoliamo: «Franchi 5100 + franchi 500 acconto spese + franchi 200 per un posto auto in autorimessa».
In tutto circa 4.200 euro al mese a uso foresteria.
Infatti l’annuncio precisa che «si affitta completo di arredamento nuovo con contratti a breve termine (dai sei ai dieci mesi)». A partire dal gennaio 2014.
Gli ultimi inquilini, Gianfranco D’Alconzo e la moglie Francesca Notarbartolo di Villarosa, hanno vissuto qui alcuni mesi con i figli, senza incontrare il padrone di casa: «Avevamo a che fare con la fiduciaria» spiega il capofamiglia.
La dimora si trova sopra l’esclusivo hotel Splendide nella zona di Loreto e si raggiunge inerpicandosi su una lunga scalinata.
La palazzina rossa alta sei piani ha un doppio ingresso e si trova di fronte all’edificio dove risiede Mina con la figlia Benedetta Mazzini.
Quest’ultima è proprietaria dell’altro appartamento sul pianerottolo di casa Grillo, attualmente in locazione a un dirigente inglese della Timberland.
Beppe ha acquistato la sua dimora luganese nel 2008 e la compravendita è stata registrata al locale registro fondiario nel gennaio 2009.
Il leader del Movimento 5 Stelle spiegò così ai giornali elvetici il motivo della sua decisione: «Sì, ho comprato un appartamento a Lugano perchè se mi oscurano il blog sono pronto a ripartire il giorno stesso con Beppegrillo.ch o Beppegrillo.eu».
In realtà quella casa non è mai stata usata per l’attività politica.
Come confermano gli attivisti del meetup di Lugano: «Noi qui non l’abbiamo mai incontrato» spiega Luca Sergi, fondatore della locale «sezione» del movimento. «Non so neanche quale sia il suo indirizzo» aggiunge il ricercatore Matteo Salani, candidato alle ultime elezioni parlamentari per la sezione Estero.
Al registro fondiario non è indicato il valore dell’appartamento.
Una vicina dichiara: «Una mia amica ha acquistato i due appartamenti dell’ultimo piano per circa quattro milioni di franchi». Perciò Grillo potrebbe aver speso tra l’1,5 e i 2 milioni di euro per accaparrarsi il suo.
A suggerirgli l’acquisto potrebbe essere stata proprio l’amica Mina: «Qui l’ho visto passeggiare solo con lei» conclude la vicina.
Dal 30 novembre 2012 l’ex comico prestato alla politica non è più registrato all’ufficio controllo cittadini di Lugano come occupante di una casa vacanze.
Ha detto addio al suo lago pochi giorni prima delle «parlamentarie» del dicembre 2012 per decidere i candidati del Movimento 5 Stelle alle elezioni e alla vigilia dello sbarco dei suoi a Roma.
Anche se in molti continuano ad avvistarlo in Svizzera.
«L’ho caricato all’hotel Eden (lussuoso cinque stelle ndr) e l’ho portato all’aeroporto di Agno per un volo Lugano-Roma» racconta un tassista. «L’ho incrociato subito dopo le ultime elezioni, mentre stringeva la mano ad alcune simpatizzanti» ricorda Eleonora, funzionaria del Comune. Che con lui si è fatta fotografare: «Gli abbiamo messo al collo l’asciugamano promozionale dell’estate ticinese».
Con sopra uno slogan in tedesco. La moglie Parvin Tadjik lo portò via sbuffando: «Non sai neanche quello che c’è scritto».
Già allora Grillo aveva iniziato ad affittare il suo buen retiro.
Come ha fatto quest’estate con la sua Corallina, villa di 21 vani con piscina e 5 mila metri di macchia mediterranea a Marina di Bibbona (Grosseto), proposta alla cifra monstre di 14 mila euro a settimana.
Redditi che lo dovrebbero mettere al riparo dall’indigenza e a cui vanno probabilmente aggiunti gli affitti di altri immobili.
Infatti l’ex comico genovese oltre alla villa luganese e a quella toscana, ha personalmente intestati sette vani a Rimini con box e un garage in valle d’Aosta; inoltre è proprietario al 99 per cento dell’immobiliare Gestimar, che ha in pancia quattro studi professionali (le cui locazioni valgono in media il doppio di un normale appartamento) a Genova in pieno centro e nel quartiere di Nervi, per un totale di 22,5 vani. In più, possiede quattro piccoli depositi.
Grillo è pure socio dell’altra immobiliare di famiglia, la Bellavista, attualmente inattiva. Ad essa è intestata la sua principesca dimora, una villa di 24 vani (con due piscine) sulle colline di Sant’Ilario (Genova), con annessi diversi terreni.
Un ingente patrimonio a cui bisogna assommare gli introiti provenienti dal merchandising del blog, una specie di bottega online di libri e dvd, e i copiscui guadagni, mai ufficialmente quantificati, garantiti dagli spazi pubblicitari messi in vendita da Google sul suo sito (il Sole24ore parlo’ di 10 milioni di euro l’anno).
Soldi che certo gli faranno dormire sonni tranquilli, nonostante quel «730» sceso a zero.
Giacomo Amadori
(da “Libero“)
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Dicembre 10th, 2013 Riccardo Fucile
I CRONISTI METTONO SU YOUTUBE UNA CLIP CON TUTTI GLI INSULTI RICEVUTI DA MARIA NOVELLA OPPO DA PARTE DEI GRILLINI
Gli insulti pesantissimi a Maria Novella Oppo, la giornalista dell’Unità linciata mediaticamente dai fan di Beppe Grillo dopo che quest’ultimo ne aveva pubblicato la foto sui propri blog e profilo Facebook, additandola a nemica del Movimento, sono diventati il canovaccio di un filmato di solidarietà alla cronista che sta spopolando in rete.
Una decina di giornalisti sono stati ripresi mentre, senza alcun commento, leggono le aggressioni verbali, molto spesso a sfondo sessista, rivolte alla Oppo.
Ne citiamo le più morbide: «Che racchia. Pure raccomandata e sostenuta dai fondi pubblici. Sedia elettrica subito!», scrive Tiziano Caliendo.
«E’ più bella che intelligente», gli fa eco Gianluca Castaldini copiando una vecchia battuta di Berlusconi su Rosi Bindi, preso a modello anche da un altro commentatore che la definisce con la stessa formula irripetibile usata dal cavaliere per la cancelliera Angela Merkel.
«Abbiamo stampato 40 pagine di insulti, fra i circa tremila che erano stati postati sul blog di Grillo e la sua pagina Facebook — spiega Stefano Aurighi, autore del video insieme a Davide Lombardi e Paolo Tomassone, che insieme formano le Officine Tolau -. Poi, via Facebook, abbiamo lanciato un appello ai giornalisti e abbiamo chiesto loro di leggerli davanti alla telecamera, perchè ci sembrava una risposta adatta alla gravità di quanto era successo, e stamattina abbiamo messo online il filmato».
Officine Tolau si occupa della realizzazione di documentari su temi politici.
Fra i loro titoli: “Occupiamo l’Emilia”, sulla Lega Nord, e “A furor di popolo”, del 2010, dedicato proprio al Movimento 5 Stelle, ripreso all’epoca della manifestazione di Cesena.
Franco Giubilei
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Dicembre 9th, 2013 Riccardo Fucile
DOPO GLI ATTACCHI AI GIORNALISTI E A NAPOLITANO, SI EVIDENZIA IL DISSENSO INTERNO AI GRILLINI
Nella giornata nella quale Renato Brunetta ha preso di petto il Colle (“A forza di compensare, sopperire e sostituirsi, si sta completamente scardinando la Carta costituzionale”), anche Beppe Grillo dalle colonne del suo blog si è scagliato contro il presidente della Repubblica.
“L’unico atto degno che gli rimane è tornare alla legge precedente (basta un voto in aula), il Mattarellum, sciogliere le Camere e non farsi più vedere in giro”.
Qualche ora prima aveva rimpolpato la rubrica del “Giornalista del giorno”. Dopo Maria Novella Oppo, gli strali si sono indirizzati nei confronti di Francesco Merlo, nota penna di Repubblica.
Toni e metodi che non sono affatto piaciuti ad alcuni senatori del Movimento 5 stelle. È stato Francesco Campanella a prendere carta e penna (digitali) e a scrivere chiaro e tondo sul suo blog: “Il soggetto criticato dal giornalista non è il suo giudice migliore. Non lo è perchè il suo parere critico può apparire indotto da malanimo e così può correre il rischio di corroborare le critiche col proprio atteggiamento malaccorto. Se poi il soggetto criticato dal giornalista è potente (quale che sia la specie di potere che detiene) e si esprime in modo aspro e sbrigativo, la sua reazione ha uno sgradevole sapore di bullismo, specialmente se il giornalista non appartiene al novero delle grandi firme ma è un nome poco conosciuto fuori dall’ambiente. Il #m5s deve guardarsi da atteggiamenti di questa sorta.
Un pensiero immediatamente condiviso da alcuni suoi colleghi.
Prima da Alessandra Bencini, che su Facebook sottoscrive: “Il mio pensiero è scritto in queste parole”.
Poi da Laura Bignami, che rilancia il post su Twitter.
Questa mattina li aveva preceduti il deputato Tommaso Currò, che aveva parlato all’Unità di “editto bulgaro come quello che fece Berlusconi”.
Anche questo nuovo fronte, probabilmente, rientrerà nel documento che i parlamentari del M5s hanno messo a punto per sollecitare un cambio di direzione nella guida del Movimento.
(da “Huffingtopost“)
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Dicembre 8th, 2013 Riccardo Fucile
E ANCHE “L’AMICO” ANDREA SCANZI LO BOCCIA: “UN GIORNO UNA MOSSA VINCENTE, SUBITO DOPO UN AUTOGOL TITANICO”…”GRILLO DEVE ACCETTARE LE CRITICHE E NON METTERE IN DIFFICOLTA’ IL MOVIMENTO”
È incredibile il talento di Beppe Grillo nel farsi male da solo.
Sul palco del terzo Vaffa Day era parso (per quanto può) più propositivo che distruttivo. Neanche una settimana dopo, torna quel suo agire perennemente bipolare: un giorno una mossa vincente e quello dopo un autogol titanico.
A che serve, politicamente, il post di Beppe Grillo contro la giornalista de L’Unità ?
A nulla, se non a generare due effetti particolarmente nefasti per il M5S.
Il primo è che quasi tutti i giornalisti, a partire da coloro che hanno colpe gigantesche sullo svilimento della categoria, potranno recitare comicamente la parte dei martiri.
Il secondo è che l’attacco frontale a Maria Novella Oppo de L’Unità ecciterà la parte insultante dell’elettorato grillino.
Una parte largamente minoritaria, come testimoniava la piazza del V-Day 3 (fatta più da “dialoganti” che da “talebani”), ma che in Rete è assai attiva.
Esporre alla gogna i giornalisti, con tanto di foto segnaletica, è tanto volgare quanto politicamente suicida. Alimenta le accuse di fascismo, di squadrismo.
Riverbera l’incubo delle liste di proscrizione, che con il M5S non c’entrano nulla, ma che Grillo e Casaleggio in qualche modo fanno ricordare attraverso post inquietanti.
Non c’è nulla di nuovo nel rapporto conflittuale tra Grillo e giornalisti. E’ stato parte del suo successo, soprattutto all’inizio: serviva a sottolineare la differenza tra “noi” e “loro”. Stampa e tivù hanno colpe enormi.
Gli stessi articoli della Oppo picchiavano duro: “Ogni giorno una pagliacciata dei grillini […] fanno casino […] dimostrano di non saper fare e di non aver fatto niente per il popolo italiano […] sono succubi di Berlusconi”.
Asserire il non vero per supportare Cuperlo, o dileggiare l’avversario per rivalutare D’Alema, è cosa diversa dall’esercitare il diritto di critica.
In un emblematico fuori onda, l’inviato nonchè (bravo) autore di Piazzapulita Alessandro Sortino ha candidamente ammesso una settimana fa che, in tivù, il politico potente non è quasi mai messo sotto torchio. Altrimenti, poi, non torna. Bisogna trattarlo bene.
Parlava, con alcuni attivisti 5 Stelle, di Matteo Renzi, che infatti suole farsi intervistare in collegamento dal suo studio e possibilmente senza interlocutori a parte il conduttore, ma vale per quasi tutti.
Con Grillo e parlamentari 5 Stelle, al contrario, si usa il napalm.
Come ha detto Fiorella Mannoia, c’è “questa caccia insopportabile al grillino mezzo scemo”: sulla parlamentare che crede alle sirene si sprecano pagine, su Boccia e Violante che difendono Berlusconi si preferisce glissare.
Due pesi e due misure, prassi deontologicamente orrenda di cui peraltro L’Unità (o quel che ne resta) è maestra.
Ciò, però, non giustifica il post di Grillo. Giustifica casomai la frustrazione di militanti e parlamentari, che continuano a essere trattati da reietti come se passassero la vita a discutere di scie chimiche oppure occupare i tetti.
Non però coloro che sono i leader di un Movimento che aveva il 25% a febbraio e che è ancora sopra il 20%: un capo — o “megafono” che sia — non può permettersi di esporre al pubblico ludibrio un giornalista, innescando insulti che in Rete ci sono ovunque (ovunque: grillini, renziani, berlusconiani, persino civatiani) ma che se “incentivati” da un leader politico diventano oltremodo gravi.
Grillo non accetta le critiche, ed è un problema suo; così facendo, oltre a fare pubblicità ad articoli che nessuno si sarebbe filato, continua però a mettere in difficoltà deputati e senatori che stanno crescendo.
E questo diventa un problema di molti, se non di tutti.
I suoi attacchi ai giornalisti sono ciclici. Chiamò Formigli “Vermigli”, fece definire questo giornale “falso amico” dal primo Farinaccino che gli passava davanti e riuscì persino a far passare un Pigi Battista qualsiasi per una sorta di Politkovskaja nostrano (poveri noi).
Più attacca i suoi detrattori, più li eleva a martiri. Più si circonda di cattivi consiglieri rissosi, politicamente arguti come tanti Renzo Bossi duropuristi, più depotenzia un Movimento che non esisterebbe senza di lui.
La malainformazione è un problema enorme e le carognate che riceve M5S ne sono ulteriore prova. Non è però pubblicando gli identikit delle “nemiche” Oppo che si risolve il problema. Tutti i politici sono vendicativi, ma di solito si “limitano” a negarti le interviste.
La colonna infame è irricevibile, nonchè un boomerang: se qualcuno facesse lo stesso con un ritratto di Casaleggio, infierendo sui boccoli da Yoko Ono folgorato sulla via di Cocciante, non basterebbe tutta Nonciclopedia.
Dario Fo, con consueta lucidità , ha riassunto la vicenda: “I toni di Beppe sono inaccettabili, ma i giornalisti la smettano di sputtanare”. Sintesi perfetta.
Grillo vuole bene al Movimento e ai suoi parlamentari. Proprio per questo, e al più presto, deve individuare e disinnescare il mandante di tutte le cazzate che fa.
Andrea Scanzi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 8th, 2013 Riccardo Fucile
FORZA ITALIA PRO-IMPEACHMENT: TUTTO SERVE A FARE CASINO
Centocinquanta parlamentari con tanto di foto sul blog di Beppe Grillo e l’hashtag
“Fuorigliabusivi”.
Il leader di 5Stelle attacca sul suo sito: «In Parlamento siedono 150 abusivi eletti grazie al premio di maggioranza del Porcellum. Gli abusivi sono di Pd, Sel, Centro democratico e Svp. La loro elezione non è mai stata convalidata e, in seguito alla pronuncia della Consulta che dichiara incostituzionale il premio di maggioranza, non può più essere convalidata».
I grillini sostengono che alle Camere quei deputati non devono più entrare.
In prima fila nello schedario del guru Grillo, ci sono Daniele Farina, vendoliano, e Bruno Tabacci, Giuditta Pini e Maria Elena Boschi, democratiche, e anche il vice presidente di Montecitorio, Roberto Giachetti al 63° giorno di sciopero della fame per la riforma elettorale.
I grillini chiedono l’impeachment del presidente Napolitano, Forza Italia è tentata.
L’attacco al capo dello Stato salda l’asse tra Grillo e Berlusconi. «Un comportamento squadrista», lo definisce il Pd.
Ma il leader dei 5Stelle e il Cavaliere si scambiano reciproci assist. È Renato Brunetta, il capogruppo forzista alla Camera, a annunciare: «Quando il Movimento 5Stelle presenterà l’atto di accusa in Parlamento contro Napolitano avremo il dovere di esaminarlo».
I Democratici denunciano «l’attacco a tenaglia dei populisti di Forza Italia e dei 5Stelle». Il responsabile giustizia del Pd Danilo Leva chiede di fermarsi: «Napolitano e le istituzioni devono essere poste al riparo da questa aggressione squadrista».
E Berlusconi, dopo avere attaccato i giudici costituzionali, mira al ritorno alle urne in primavera, accusando la sinistra e i magistrati: «Dovremmo chiedere a tutte le forze in Parlamento che si faccia un governo di scopo, che abbia come fine soltanto quello di fare la nuova legge elettorale – afferma – magari mettendo insieme le elezioni europee con le elezioni nazionali».
Che la legge elettorale sia urgentissima è certo, ma lo stesso presidente Napolitano, dopo tanti appelli, si lascia andare a una battuta poco ottimista, uscendo dalla Scala a Milano: «La volta buona per una nuova legge elettorale? È la volta buona per una prossima prima della Scala».
È un modello maggioritario quello a cui pensa l’ex premier, che possa mettere in difficoltà Alfano e il Nuovo centrodestra».
Di nuovo accusa: «Siamo un Paese in libertà condizionata, a democrazia dimezzata. La magistratura è incontrollabile, irresponsabile e impunibile. E’ molti anni che in Parlamento non si riescono a promulgare leggi che non siano solo quelle benvolute dall’Anm».
Torna alla carica con le sue ricette: la riforma della giustizia e la reintroduzione dell’immunità parlamentare. «Sento il dovere di resistere – informa Berlusconi in collegamento telefonico con un club forzista di Perugia – almeno «fino a quando i problemi della giustizia non saranno risolti».
A portare avanti l’offensiva berlusconiana ci pensa Brunetta, sulle orme di Grillo, sostenendo che dei 30 componenti la giunta delle elezioni, 10 sono abusivi e perciò «in pieno conflitto d’interessi».
È un attacco a due, sempre Fi e grillini per dare la spallata al governo Letta e tornare alle urne. «Il Parlamento è legittimo – spiega Walter Verini, deputato democratico – ma c’è un problema politico e questo va affrontato»
Giovanna Casadio
(da “la Repubblica“)
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Dicembre 7th, 2013 Riccardo Fucile
IN NOME DEL CAOS: BERLUSCONI PRONTO A SEGUIRE GRILLO NELLA RICHIESTA DI IMPEACHMENT CONTRO NAPOLITANO
È l’asse più improbabile della politica italiana. Eppure, Silvio Berlusconi è pronto a saldarlo, inseguendo la teoria del caos: «Dobbiamo sostenere la battaglia di Grillo contro il Quirinale. Valutando anche la strada dell’impeachment».
È un Cavaliere furioso, quello impegnato a pianificare l’assalto al Colle più alto.
E siccome i numeri non gli sorridono, pur di abbattere il governo Letta è disponibile a sposare anche le parole d’ordine incendiarie del comico genovese.
Per farlo, l’ex premier è deciso a mirare al bersaglio più grosso: «Con Napolitano la tregua è finita – ha giurato davanti allo stato maggiore azzurro – lui mi odia».
Il dialogo con il Movimento cinque stelle si alimenta di contatti riservati, gestiti in prima persona dal leader di Forza Italia.
Il punto di raccordo tra Berlusconi e Grillo è il professore genovese Paolo Becchi, da molti giudicato il vero ideologo del grillismo.
Con lui, le telefonate vanno avanti da tempo. Quel che finora non era emerso, però, l’ha svelato il Cavaliere nel corso di un summit al partito: «Ma lo sapete che qualche settimana fa ho ricevuto Becchi ad Arcore? È bravo e simpatico. E ha ragione quando dice che io e Grillo vogliamo la stessa cosa: far cadere Letta».
Non muove un passo senza prima testare l’elettorato azzurro, il Cavaliere.
E nelle ultime ore ha ottenuto importanti riscontri, illustrati due sere fa a San Lorenzo in Lucina allo stato maggiore di Forza Italia.
Questi sondaggi in possesso di Berlusconi spingono Palazzo Grazioli a un frontale con il Quirinale e suggeriscono di valutare addirittura la messa in stato d’accusa del Capo dello Stato.
«La popolarità di Napolitano – ha scandito puntiglioso l’ex premier – è scesa al 55%. Quella del governo addirittura al 23,5%. E i nostri elettori non considerano affidabile il Presidente della Repubblica. Alcuni neanche lo possono vedere… ».
In Parlamento non esiste una maggioranza a favore dell’impeachment, ma martellare contro il Colle è diventato comunque l’imperativo del berlusconismo.
E guai a chi semina qualche dubbio: «Presidente – ha provato a frenarlo uno dei pochi moderati azzurri rimasti in circolazione – il Quirinale di solito lo teniamo fuori dalla contesa… ». «E chi l’ha detto che non si può toccare? – si è infuriato il leader – Napolitano ha scelto di giocare un ruolo tutto politico, ne accetterà le conseguenze».
I primi a sostenere la campagna contro il capo dello Stato sono stati due falchi doc come la Santanchè e Minzolini. Ne arriveranno altri.
«Dobbiamo fare casino – ha intimato Berlusconi – inventare di tutto per abbattere un governo retto da Napolitano e dalla Consulta».
Come? Giocando a tutto campo. Mettendo in discussione la legittimità del Parlamento con una raccolta di pareri di costituzionalisti.
E sposando la proposta di legge elettorale che avanzerà Matteo Renzi un attimo dopo le primarie del Pd: «Conta soprattutto che si approvi una riforma, perchè se passa una nuova legge elettorale le elezioni diventano quasi obbligate».
Berlusconi, insomma, alza i toni come chi si sente già in campagna elettorale, anche se qualche big azzurro lo considera solo un inguaribile ottimista.
Di certo, lavora al rilancio del partito come se si dovesse davvero votare in primavera. Ha affidato alla struttura giovanile di Annagrazia Calabria l’aspetto organizzativo dei nascenti club “Forza Silvio”.
Ed è pronto a ridisegnare l’organigramma di Forza Italia, se non fosse per i mille appetiti che lo circondano.
Poco conta che la dirigenza azzurra viva con fastidio il nuovo corso dei club, giudicandolo una minaccia.
Il leader, avvertito, ha cercato di tranquillizzare la vecchia guardia: «A loro garantirò al massimo il 20% delle candidature».
Di certo, il Cavaliere cercherà di soffocare l’operazione di Angelino Alfano.
Lo stato maggiore di FI considera il Nuovo centrodestra l’avversario da mettere fuori gioco.
E mercoledì prossimo, un minuto dopo la nuova fiducia all’esecutivo, si capirà la portata dello scontro. «Traditore», così marchieranno l’ex delfino.
L’obiettivo, in fondo, è uno soltanto: il caos.
(da “La Repubblica“)
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