Maggio 20th, 2013 Riccardo Fucile
E I GRILLINI SCIVOLANO SUI “COMUNICATORI PARLAMENTARI”, LA LOMBARDI RIMEDIA L’ENNESIMA BRUTTA FIGURA: “LI SCEGLIAMO NOI”, MA LI HA SCELTI GRILLO COME DA ART 9 DELLO STATUTO
E’ bufera il giorno dopo la messa in onda della puntata di Report sul tema delle forme di
finanziamento al Movimento 5 stelle, donazioni minime che però non hanno avuto mai un nome e cognome di provenienza, e sugli addetti alla comunicazione dei gruppi parlamentari.
Un tema, questo, che ha portato fuori strada i deputati che, in una nota, scrivono che sono tutti scelti dai parlamentari.
E’ un’inesattezza clamorosa: come scritto nel regolamento del Movimento 5 stelle, i “comunicatori” sono stati scelti da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
Su questo non ci sono dubbi.
Lo confermano loro stessi: “Abbiamo un contratto a tempo determinato con la Camera o il Senato, ma i nostri nomi sono stati scelti legittimamente da coloro che guidano il Movimento”.
Sul tema del finanziamento, invece, è Giulia Sarti, deputata emiliana, che chiede ai suoi, senza nessuna forzatura, una maggiore trasparenza: “Ci sono delle inesattezze nel servizio trasmesso da Milena Gabanelli, ma dobbiamo aprire una riflessione. Io ad esempio sarei d’accordo per la pubblicazione dei nomi dei finanziatori della campagna elettorale nei limiti della privacy. Alla prima occasione dovremmo parlarne con Grillo”.
Il caso diplomatico lo apre la giornalista di Raitre, la stessa che un mese fa era stata scelta dagli attivisti a 5 Stelle come il nome da candidare al Quirinale e che in prima serata apre con una serie di domande precise: “I proventi del blog di Grillo vanno al Movimento o no? Quanto guadagna la Casaleggio associati dalla pubblicità del sito di Beppe Grillo?”.
Non solo: la richiesta è quella della pubblicazione delle fatture delle spese della campagna elettorale e dei nomi dei finanziatori.
Deputati e senatori commentano a fatica.
Qualcuno si lascia scappare che la puntata fosse già pronta, altri lasciano intendere che forse si “è sentita costretta a smarcarsi dal Movimento dopo la candidatura al Quirinale”.
Una delle prime a commentare è stata sempre la Sarti che in contemporanea alla puntata ha pubblicato il link diretto sulla sua pagina Facebook. “Io ho apprezzato il servizio, è importante parlare del finanziamento della politica. Credo che sia necessaria e vitale l’abolizione dei fondi pubblici, ma anche un tetto massimo ai privati, cercando di mantenere piccole donazioni”.
La deputata chiede una riflessione concreta su di un ambito che rischia di lasciare campo libero a finanziatori privati che potrebbero controllare la politica.
E sulla trasparenza interna al Movimento commenta: “Secondo me, dovremmo fare un po’ meglio le cose. Possiamo aprire una discussione tranquilla con Beppe Grillo, appena ce ne sarà l’occasione. Invece di chiamare Beppe a parlare della diaria, sarebbe importante affrontare questi temi. La diaria è stata una discussione sterile, i nomi di coloro che hanno finanziato il Movimento credo sia argomento più importante da affrontare”.
C’è poi lo scivolone sui comunicatori.
Ecco il testo del comunicato: ”Con riferimento alla puntata del programma ‘Report’, a cura di Milena Gabanelli, il gruppo parlamentare del M5S alla Camera informa che solo l’assemblea dei parlamentari, sovrana nel gruppo del Movimento 5 stelle, può decidere sia l’assunzione dei giornalisti proposti da Beppe Grillo, sia l’entità dello stanziamento. Non risulta quindi essere veritiera la ricostruzione sul punto fatta da Report”.
Ma sarebbe bastato guardare quanto riporta il codice di comportamento dei parlamentari.
All’articolo 9 si legge, testualmente: “La costituzione di due ‘gruppi di comunicazione’, uno per la Camera e uno per il Senato, sarà definita da Beppe Grillo in termini di organizzazione, strumenti e di scelta dei membri, al duplice fine di garantire una gestione professionale e coordinata di detta attività di comunicazione, nonchè di evitare una dispersione delle risorse per ciò disponibili”.
Martina Castigliani
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 20th, 2013 Riccardo Fucile
IERI A REPORT L’INCHIESTA SU CHE FINE FANNO I PROVENTI DEL BLOG DI GRILLO, OGGI I RISERVISTI DELLA “CASERMA CINQUESTELLE” LE GRIDANO “TRADITRICE E INGRATA, SEI AL SERVIZIO DI PD E PDL”
Dal primo posto alle Quirinarie a quello di giornalista più criticata.
Ovvero: la parabola del consenso di Milena Gabanelli nel MoVimento Cinque Stelle. La conduttrice di Report è da ore oggetto di critiche spietate e di attacchi da parte degli utenti del blog ufficiale del M5S, che la contestano per le domande rivolte, durante la trasmissione di ieri sera, al duo Grillo-Casaleggio: “Che fine fanno i proventi del blog?” e “Quanto guadagnano i due dalla pubblicità sul sito?”.
Inoltre la Gabanelli aveva rivolto un “invito politico” ai militanti grillini: “Con tre milioni di disoccupati smettetela di parlare di scontrini”.
Una reazione ufficiale di Beppe Grillo non c’è ancora.
Ma i grillini utilizzano lo spazio per i commenti dell’ultimo post del blog, quello dedicato all’ineleggibilità di Silvio Berlusconi.
“L’unica risposta da dare alla Gabanelli sul suo pistolotto di ieri sera, su cosa deve fare l’M5S o non deve fare, secondo me è una sola: la linea politica M5S non la decide sicuramente lei”.
Ancora: “E i 3 milioni disoccupati che c’entrano con la discussione sulla diaria?”. Ingrata, traditrice, richiamata all’ordine dai padroni del Pd e del Pdl.
E così via, in un diluvio di commenti che spesso superano i confini del buon gusto.
Le richieste dei militanti a Grillo sono precise. In tanti chiedono al capo politico del MoVimento di rispondere alla Gabanelli, sia nel merito della questione sia per replicare a un attacco da molti letto come “gratuito”.
“Rispondiamo subito a Report”.
C’è chi insiste: “La Gabanelli omette denunce che dovrebbe per correttezza professionale fare. Le sue trasmissioni sembrano manovrate da una regia politica. Se ha qualcosa da ridire posso fargli qualche esempio”.
E in tanti invocano un contraddittorio tra Grillo e la conduttrice che dal MoVimento Cinque Stelle si estenda anche all’utilizzo dei fondi pubblici degli altri partiti.
E se in tanti minacciano di non voler più guardare quel “programma di m.”, alcuni militanti invitano alla calma.
“Sulla Gabanelli, secondo me, la risposta è la serena e cristallina trasparenza di sempre.
Lei ieri sera ha fatto il suo lavoro, ma M5S non ha nulla da temere: qui non c’è niente da nascondere”.
Ancora: “Gentile Signor Grillo, rispondiamo subito pubblicando questi bilanci sul blog, così mettiamo a tacere per sempre queste polemiche su cui gli avversari marciano. Anche perchè, con il ddl contro i movimenti di Zanda-Finocchiaro, tira una brutta aria”.
Intervengono anche cittadini che votano per altri partiti.
L’accusa comune è quella di “schizofrenia politica”: “Ma come, un giorno si incensa la Gabanelli e l’altro la si ricopre di insulti? Non vi si capisce davvero”.
(da “La Repubblica“)
Ps: Su che fine fanno i proventi del blog di Grillo, invitiamo trinariciuti e non a leggere l’ultimo articolo postato sul nostro sito.
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Maggio 20th, 2013 Riccardo Fucile
NUMERI IN CALO NEI COMIZI DI GRILLO…PER L’INCONTRO DI ROMA RACCOLTI APPENA 4.000 EURO SU 40.000, I MILITANTI: “SIETE IN PARLAMENTO, PAGATE VOI”
Il rebus delle piazze anima i Cinque Stelle. 
Alla vigilia delle Amministrative sul web corre una guerra di numeri e opinioni.
Cifre che non hanno a che fare solo con le presenze, ma che si legano anche ad esigenze pratiche.
Come la raccolta fondi da giorni presente sul blog con un appello di Beppe Grillo: un invito che fino a ieri pomeriggio ha ricevuto una risposta esigua, nonostante il risalto dato all’iniziativa.
A cinque giorni dal comizio finale del leader in piazza del Popolo per sostenere la candidatura di Marcello De Vito nella capitale, il Movimento 5 Stelle Roma ha raccolto il 10% circa delle donazioni necessarie per coprire i costi dell’evento (stimati in 40 mila euro).
Ad indicarlo un contatore (non più presente, forse temporaneamente, nelle ultime ore di ieri) nella pagina dedicata sul sito web dei pentastellati romani.
Possibile che a rendere difficoltosa la raccolta siano state – involontariamente – le donazioni già chieste e ricevute dai militanti negli scorsi mesi.
A partire da quelle per le Politiche: Grillo ha raccolto oltre 770 mila euro, donandone 400 mila per la costruzione di una palestra a Mirandola.
Uno sforzo continuo, quello dell’autofinanziamento, che comincia a pesare anche sui militanti: «Molti attivisti mi domandano: ora che siete in Parlamento perchè non le finanziate voi queste cose?», dice Elena Fattori.
Che spiega: «A mio avviso, sul territorio il Movimento fa più fatica da sempre, come è già successo per le Regionali nel Lazio: ci sono logiche di voto di cui risentiamo». Attivisti e fonti vicine ai Cinque Stelle fanno notare come il peso di una campagna locale possa comunque «aver pesato sulla minore generosità rispetto ai mesi scorsi».
Dalle casse alle discussioni, le Amministrative però monopolizzano il mondo internet. Sulla Rete, infatti, campeggiano scontri verbali sulle presenze raccolte da Grillo in piazza negli ultimi giorni.
Numeri lusinghieri, senza dubbio, ma in calo rispetto alle folle dello «Tsunami Tour». A rendere l’idea sono le cifre: ad Ancona da ottomila a tremila presenze, a Treviso da cinquemila a cinquecento, a Vicenza da seimila a duemila.
E poi ancora mille ad Imperia, duemila a Barletta.
A «ostacolare» Grillo il meteo inclemente, tanto temuto dal leader a febbraio e guastatore invece a maggio.
Ma anche altri fattori, almeno a sentire Vito Crimi, che domani sarà con Grillo sul palco a Brescia.
«Mentre le Politiche hanno un coinvolgimento che riguarda tutta la Provincia – spiega il capogruppo al Senato –, queste Amministrative impegnano solo le città : è completamente diverso».
Intanto, però, il calo dei numeri è diventato oggetto di discussione tra attivisti e non sui social network e nei forum, in attesa del riscontro del voto.
Un botta e risposta continuo, con mille opinioni e sfaccettature.
«Siamo tanti e lo dimostreremo alle elezioni», commenta su Facebook Max Iannone. Achille Livio, invece, si rivolge «agli opportunisti del Movimento: siamo fieri di perdervi e non ci appartenete».
Ieri Grillo ha catturato l’attenzione di duemilacinquecento persone ad Orbassano, in provincia di Torino.
Intanto, sempre parlando di piazze, il leader oggi sarà ad Aosta per le Regionali.
E proprio qui i candidati hanno firmato un codice etico ancora più restrittivo di quello dei parlamentari, con l’obbligo – tra gli altri – «a sostenere pubblicamente le posizioni e il programma decisi dal gruppo dei candidati», «a partecipare ad almeno il 90% delle attività legate all’incarico presso il Consiglio regionale», «a sospendere incondizionatamente lo svolgimento di qualsiasi attività retribuita».
Spiega Stefano Ferrero, portavoce del Movimento in Valle d’Aosta: «Non si può lavorare part-time nella vasca degli squali. È un momento di emergenza e ci vogliono impegni d’emergenza. Chi si dedica alla politica deve assicurare un impegno assoluto per il mandato».
«Noi abbiamo un problema di legalità peggiore che nel resto d’Italia – motiva le scelte Ferrero – ci sono diversi condannati in Consiglio regionale».
Emanuele Buzzi
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 17th, 2013 Riccardo Fucile
NE CHIEDONO L’INTRODUZIONE CONTRO LA LINEA DI GRILLO
Ancora una volta contro la linea del leader. Ancora una volta uno smarcamento. 
I parlamentari Cinque Stelle riaprono la querelle sullo ius soli: Alessandra Bencini, Manuela Serra e Paola De Pin risultano tra i cofirmatari di una legge che ne prevede l’introduzione.
Il disegno di legge, l’atto numero 17 del Senato, è stato depositato a Palazzo Madama lo scorso 15 marzo.
Un progetto a firma Pd, dato che il primo firmatario è Ignazio Marino, proprio quell’Ignazio Marino candidato sindaco al Campidoglio che sfiderà tra gli altri il pentastellato Marcello De Vito.
Le tre senatrici del Movimento hanno aggiunto la loro firma al testo lo scorso 7 maggio, tre giorni dopo Grillo – che ieri è tornato sul tema immigrazione con un post provocatorio dal titolo «Kabobo d’Italia» – interviene nella questione, dando vita a una ridda di polemiche.
Il capo politico del Movimento afferma che l’introduzione dello ius soli può avvenire «solo attraverso un referendum».
E prende le distanze da qualsiasi testo (compreso quello delle «sue» senatrici) sia al vaglio dell’Aula: «Una decisione che può cambiare nel tempo la geografia del Paese non può essere lasciata a un gruppetto di parlamentari», si legge nell’intervento del 10 maggio. Parole che hanno provocato anche qualche malumore in seno a deputati e senatori, pronti – come ad esempio Alessandro Di Battista – a ribadire le proprie convinzioni personali (favorevoli) in tema di ius soli.
(da “il Corriere della Sera“)
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Maggio 17th, 2013 Riccardo Fucile
DIFFICILE TENERE INSIEME TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO
Prende tre casi di violenza e immigrazione. Poi sentenzia: «Quanti sono i Kabobo d’Italia?
Centinaia? Migliaia? Dove vivono? Non lo sa nessuno».
Dal suo blog Beppe Grillo torna a maneggiare una materia sensibile come il dossier immigrati. Con toni che fanno discutere.
Parte dal recente, triplice omicidio di Milano, ma poi allarga il campo ad altri episodi di cronaca nera.
Il leader, però, non convince una fetta rilevante del web, che dal blog lo contesta: «Sei superficiale come Borghezio».
Il fondatore del M5S ripesca episodi di violenza. Tutti commessi da immigrati, tutti in qualche modo con un conto aperto con la giustizia.
Nell’elenco c’è «un comunitario portoghese che doveva (deve) stare in carcere», «un ghanese che doveva essere considerato sorvegliato speciale per la sua violenza» e «un senegalese il cui decreto di espulsione non è mai stato applicato».
Grillo racconta delitti cruenti, stupri.
Infine domanda: «Chi è responsabile? ».
«Non la Polizia – è la risposta – che più che arrestarli a rischio della vita non può fare. Non la magistratura che è soggetta alle leggi. Non il Parlamento, che ha fatto della sicurezza un voto di scambio elettorale tra destra e sinistra e ha creato le premesse per la nascita del razzismo in Italia. Nessuno è colpevole, forse neppure Kabobo. Se gli danno l’infermità mentale presto sarà di nuovo un uomo libero».
Grillo non indica direttamente i responsabili, nè propone ricette.
Si limita a dipingere con tinte fosche il variegato pianeta immigrazione.
Chi invece ha qualcosa da dire è proprio il web.
Sul blog del comico non mancano i commenti a sostegno delle tesi del leader.
Ma si contano critiche altrettanto dure.
Come quella di Alberto: «Senza una parola sulla condizione dei milioni di immigrati che vivono onestamente in Italia, fai esattamente come il nano, che fa proclami. Hai volutamente elencato tre casi di disperati dei quali non conosci nulla, con una superficialità degna del miglior Borghezio».
O come Edoardo, che si indigna: «Questo post è veramente indecente. Uno schifo».
Un utente che si sigla Mozart si fa interprete del sentimento di molti internauti: «Questo post è un’istigazione al razzismo ed è quanto è emerso per la maggior parte di questi commenti! Questo caso è infamante, ma non può ripercuotersi su tutti gli altri “sporchi negri”, come molti qui dentro li hanno definiti!».
E in effetti c’è chi soffia sul fuoco.
Basta leggere Ferdinando: «I Kabobo in Italia sono ancora relativamente pochi, ma quando saranno diventati molto numerosi allora la loro ira sarà incontenibile e ci faranno tutti a pezzi».
Mentre un’anima della Rete accusa Grillo di solleticare sentimenti che sfiorano il razzismo, il comico a cinquestelle sceglie con una mossa a sorpresa di “coprire” anche il fianco sinistro del movimento.
I cinquestelle, infatti, parteciperanno sabato a Roma alla manifestazione della Fiom di Maurizio Landini.
Tommaso Ciriaco
(“La Repubblica”)
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Maggio 16th, 2013 Riccardo Fucile
APPELLO DEGLI SPEAKER DAL PALCO: “AVVISATE GLI AMICI”…MA NELLA CULLA DEL MOVIMENTO LA PIAZZA NON SI RIEMPIE
Il guastatore nelle terre delle camicie verdi.
Beppe Grillo scende in piazza a Treviso, per il suo tour elettorale in vista delle Amministrative, in una città ancora festante per l’arrivo del Giro con palloncini rosa ad addobbare le case e mezza inzuppata dalla pioggia.
Poche centinaia di persone in verità (non più di trecento), venute ad ascoltare il leader (in ritardo di mezz’ora) e il candidato sindaco Alessandro Gnocchi.
Gli speaker ingannano l’attesa tra cover dei Pink Floyd e «Self control» di Raf, invitando ad avvisare amici e conoscenti con il passaparola.
IL COMIZIO
Poi arriva il leader e scuote la piazza. Attacca Napolitano per l’inchiesta di Nocera Inferiore («È un galantuomo che se dici una parola in più…») e il governo («Rubano tempo»).
Invoca poltrone: «La prima forza politica del Paese non ha manco una carica: questa è la democrazia nel nostro Paese».
Poi si lancia nelle previsioni: «Se andiamo al voto dopo l’estate rimarremo noi e Berlusconi. Noi siamo la vera sinistra» (facendo finta di dimenticare che è stato finora lui la quinta colonna di Silvio).
Ammonisce i media e avverte: «Ora abbiamo anche noi una tv, devono stare attenti a fare i dossier».
LA «CULLA» DEL MOVIMENTO
Per il leader Treviso è un po’ come una culla. Qui i Cinque Stelle, nel 2008, quando ancora il Movimento non era nato ma esistevano solo le liste civiche espressione dei meet-up, ottenne il primo successo: David Borrelli venne eletto consigliere comunale.
Da allora è stata una scalata, una progressione continua. Dal 4% al 23,4% ottenuto a febbraio. Ora «puntiamo a far eleggere due-tre consiglieri», dice Borrelli.
Che commenta così i suoi cinque anni in Comune: «Treviso è una città che ha dato tanto al Movimento, è una città che ci ha lasciato lavorare, la maggioranza (di centrodestra, ndr) ha accolto i nostri progetti (ma che strano…n.d.r.) siamo stati una opposizione costruttiva”.
L’AGO DELLA BILANCIA
Ora i Cinque Stelle saranno con tutta probabilità l’ago della bilancia in questa tornata elettorale. Centrodestra e centrosinistra secondo i sondaggi sono impegnati in un testa a testa.
Decisivo sarà il peso della Lega Nord. Il partito di Roberto Maroni alle Regionali del 2010 raccolse il 35,4% (contro il 3% dei pentastellati), alle Politiche di febbraio invece il Carroccio si è attestato intorno all’8,5%.
Un crollo confluito in buona parte nel successo del Movimento, che proprio nella Marca trevigiana ha avuto i primi contatti con i piccoli e medi imprenditori, vero cuore pulsante dell’economia della zona.
Una svolta che potrebbe segnare la fine di un’era, quella del Carroccio.
(da “il Corriere della Sera“)
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Maggio 16th, 2013 Riccardo Fucile
“GRILLO VUOLE UNA DEMOCRAZIA SENZA PARTITI, SENZA DESTRA E SINISTRA, SOLO MOVIMENTI, MA COSI’ NON FUNZIONA”… “IL TEMA VERO NON E’ LA DIARIA, MA L’AUTONOMIA DEGLI ELETTI DA GRILLO E CASALEGGIO”
Il pericolo di una «deriva populista» del movimento 5 Stelle. 
Di un clima «emotivamente pesante» tra i parlamentari e il duo Grillo-Casaleggio.
Il rischio di un replay in Parlamento dei casi Favia e Salsi, i dissidenti emiliani finiti rapidamente fuori dal partito.
Tommaso Currò, deputato di Catania, è stato il primo dei dissidenti tra i deputati a 5 stelle.
Nei giorni degli sfottò via streaming a Bersani, lui si alzò per dire che invece col Pd bisognava parlarci. Ora, quasi due mesi dopo, il Pd è al governo col Pdl e i grillini sulle barricate.
Travolti dall’ennesima campagna elettorale del Capo e fuori dal governo del Paese. Lui è seduto su un divanetto della Camera e sta studiando dei provvedimenti economici sul computer
«Resto della mia idea. Avremmo dovuto dialogare e forse ora non saremmo in questa situazione con Berlusconi di nuovo al centro della scena».
Grillo sostiene che è stato il Pd a non voler trattare con voi.
«La mia opinione è che Beppe non abbia mai voluto davvero discutere col Pd. Non lo ha voluto allora e non lo vuole adesso. Invece ha finito per favorire la rinascita di Berlusconi. E io continuo a chiedermi perchè».
Sembra che voglia piuttosto succhiare voti al Pd, approfittare della loro crisi.
«Capisco, ma non mi sembra una strada utile al Paese. Una certa dose di populismo è servita al movimento, per arrivare a milioni di persone. Altrimenti avremmo fatto la fine dei tanti partitini che non superano il 5%. Ma una volta arrivati in Parlamento bisogna cambiare registro. Non è che io posso entrare in Commissione Bilancio e gridare “tutti a casa”. Bisognare mettere un freno agli slogan, entrare nella complessità . Devo capire come funziona la macchina, fare le mie proposte, valutare quelle degli altri, trovare le coperture per i provvedimenti. È tutto complicato ma è la democrazia parlamentare ed ha un suo fascino. Anzi, le dirò che stando qui dentro, man mano che entro dentro il meccanismo, lo sto apprezzando. La politica è una cosa seria»
Il Capo invece sembra preferire le piazze, invocare le barricate…
«Mi pare di cogliere in lui l’idea di una democrazia senza partiti, assembleare, di un Parlamento come somma di comitati e movimenti “single issue”, i No tav, No ponte, No Discarica. Credo che non possa funzionare, la democrazia ha bisogno di partiti, di una destra e di una sinistra. Partiti rinnovati, in cui chi ha fallito si faccia da parte. Ma pur sempre partiti».
Invece i vostri guru puntano alla spallata, a prendere il 51%…
«Non mi convince. Lo dico con sincerità , non siamo pronti per governare da soli. Dobbiamo maturare, fare pratica. Il rischio che vedo è il moltiplicarsi di forze populiste, che ci scavalchino su temi come l’Europa e la moneta. Che il risultato sia il caos»
Eppure lei è un deputato dei 5 Stelle. Non dovrebbe temere la crescita del suo movimento.
«Per tanti anni ho votato Pd, poi sono stato deluso dal loro correntismo esasperato, dai troppi fallimenti, dalle promesse mancate. Ma l’eventuale implosione del Pd non è una prospettiva che auspico».
Tra di voi com’è il clima?
«Sulla questione delle diarie non ho avuto particolari obiezioni di sostanza. È giusto rendicontare e restituire. Ma ho avvertito un clima di tensione che non ci fa bene. Mi sembra che il tema più profondo che sta sotto a questione discussione sulle diarie sia quello della leadership, della autonomia degli eletti rispetto a Grillo e Casaleggio. E in definitiva anche della strategia che intendiamo seguire. Qual è il nostro obiettivo? Io in questo momento fatico a capirlo. Non credo che sia il mondo Gaia di cui parla Casaleggio, quella non è una prospettiva politica. E allora dobbiamo misurarci con la realtà dell’Italia».
E invece vi avvitate sui soldi.
«È giusto che noi deputati a 5 Stelle adottiamo dei comportamenti più sobri e più rigorosi degli altri. Ma il punto è discutere della linea politica».
Rischiate una scissione?
«Non direi proprio. Però evocare liste nere di reprobi è un grave errore. Mi sembra di vedere in scala più larga quello è successo in Emilia con Favia e Salsi. Sulle diarie e anche prima ho visto una gestione del dissenso che mi preoccupa. Mi auguro che questi metodi non si ripetano».
Andrea Carugati
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Maggio 15th, 2013 Riccardo Fucile
“L’ECCEDENZA” DELLA DIARIA VERRA’ RESTITUITA, MA NELLA “NOTA RIMBORSI” OGNUNO METTERA’ QUELLO CHE GLI PARE… COSI’ SI SALVA LA FACCIA DEI “DURI E PURI”, MA NELLA SOSTANZA CHI VUOLE SE LA TERRA’ TUTTA
Notte fonda, si sbaracca. Fine della riunione fiume sui soldi.
Da uno degli ultimi banchi del mini emiciclo sotterraneo il deputato Cinque Stelle Adriano Zaccagnini spara le ultime stanche bordate.
L’eccedenza della diaria sarà restituita (in teoria), ma ciascuno avrà diritto di mettere nei rimborsi più o meno quello che gli pare.
Se qualcuno si troverà in difficoltà sarà aiutato. Con una colletta? «Sì, se fosse necessario».
Qual è il confine tra la solidarietà e l’umiliazione? Difficile che finisca qui. Zaccagnini, che molti dei suoi colleghi considerano ormai un eretico sulla via dell’espulsione, riprende la parola.
«Siamo in una situazione bruttissima, in cui si è incrinato il rapporto di fiducia. Continuo a lavorare, ma mi sento a disagio». La pausa per respirare è fatale. «Per i soldi», gli grida il furibondo senatore Airola. Brusio.
Commenti acidi. Zaccagnini li ignora.
«Le dinamiche oramai sono da KGB», sbotta mettendo l’epigrafe su un dibattito ormai sgangherato.
Ma come si è arrivati a questo punto?
La seduta inizia alle sette.
Vito Crimi si prende il centro del tavolo dei relatori. Alle 22, con modi morbidi, mette i colleghi riottosi (poco meno della metà , ma la conta è difficile visto che un’ottantina se ne sono già andati a casa) con le spalle al muro.
«Ho solo una domanda da fare: c’è qualcuno che intende non restituire l’eccedente della diaria?». Caos. «Mi basta un sì o un no. Se non c’è nessuno non votiamo neanche. Ognuno poi si prenderà la responsabilità di ciò che rendiconta».
Il deputato Alessio Tacconi, eletto in Svizzera, è il primo a replicare.
Spiega che la domanda è posta male. «Parlate di casi speciali da aiutare. Ma quali sarebbero?».
Non gli piace il metodo. Fiuta la trappola. E gli sembra che Crimi abbia un irricevibile modo da ambasciatore presso la Santa Sede.
Qualcuno vale più degli altri?
L’avvocato toscano Alfonso Bonafede si schiera con i fedelissimi di Grillo. «Io restituisco tutto, anche se c’è da valutare l’aspetto delle spese indirette familiari. Piuttosto mi amareggia che il gruppo in questa storia sia stato molto poco coeso. Specie davanti a Beppe. Voglio ringraziare Fico, Crimi e Di Battista per avere detto all’esterno che il gruppo era unito».
Sguardi torvi. Ma nessuno ha il coraggio di rompere davvero.
Il deputato friulano Walter Rizzetto spiega perchè. «Io rendo tutto. Tra l’altro mi sembra difficile votare dopo gli interventi di Crimi in tv e i post minacciosi che ho visto sul blog di Grillo. Ma una cosa la chiedo: basta con le minacce, basta con parole come black list, basta con i pezzi di merda e con i traditori».
Rispetto. Pretende di non essere trattato come un pezzente.
La stessa linea del senatore Battista che si chiederà – domanda interessante – «perchè sia la Casaleggio&Associati a indirizzare il Movimento».
O del deputato Furnari e della deputata sarda Paola Pinna, che parla di una situazione orwelliana. «La manipolazione della verità sembra quella di 1984. Avevamo firmato dei patti diversi. Ma qui il problema non sono i soldi. L’idea che ci si debba confessare per spiegare i propri problemi è una violazione della privacy e della dignità umana».
Anche lei attacca Crimi. Gli chiede conto della sua apparizione dall’Annunziata. «Con chi è stata concordata?».
La distanza tra le posizioni è apparentemente incolmabile, anche se la formula finale sulla diaria sembra chiudere la partita senza danni collaterali.
Il Movimento cerca una compattezza che oggi non ha.
Anche la leadership di Grillo non è forte come prima.
«Ma forse l’obiettivo di qualcuno è proprio cacciare venti di noi», insinua la Pinna. Fine dello show.
Finta armonia da regalare all’esterno.
I deputati si allontanano disperatamente alla ricerca del balsamo del sonno.
Andrea Malaguti
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Maggio 14th, 2013 Riccardo Fucile
“GRILLO STIA ATTENTO, BASTANO VENTI DI NOI PER FARE UN’ALTRO GRUPPO”…”HA CAMBIATO LE REGOLE IN CORSA PER FARSI BELLO”
«Pezzi di merda noi? Con questo ragionamento potremmo dire che è un pezzo di merda Grillo che ci tratta così dopo tutti gli anni in cui abbiamo lavorato per il Movimento». Alessandro Furnari arriva presto in Transatlantico e cammina su e giù come fosse un animale in gabbia.
«E pensare che io ero considerato un talebano! Non ho mai avuto dubbi sulla linea, non sono mai sceso a compromessi ».
Ora, invece, è in quella lista nera che formalmente non c’è, ma che qualcuno ha già stilato.
Perchè le e mail di Roberta Lombardi e Vito Crimi domenica non sono arrivate a tutti. Erano lettere ad personam, con scritto «vedendo i risultati del sondaggio abbiamo ora bisogno di capire come agirai tu personalmente, ovvero se restituirai o meno l’eventuale eccedenza di diaria non rendicontata e quindi non spesa».
I vertici sono andati a controllare chi aveva risposto al sondaggio interno ai gruppi chiedendo la libertà di coscienza, e hanno chiesto a loro se dopo la minaccia di Grillo — hanno cambiato idea.
Erano 63, quelli che pensavano che la volontarietà della restituzione sarebbe stata l’idea migliore.
Solo una parte terrà duro fino in fondo, ma «se fossimo venti potremmo già dar vita a un gruppo autonomo, che è diverso dal finire nel misto. Avremmo la possibilità di fare le nostre battaglie. Ora però è presto per parlarne, i tempi non sono maturi».
Bisogna far capire che non è una questione di soldi, che il problema è il principio: «Bisogna partire dalla verità altrimenti il Movimento diventa un pallone gonfiato e vuoto dentro. Conta più Beppe Grillo o quello che, come da regolamento, decide l’assemblea?».
Non è solo Furnari, a protestare.
Vincenza Labriola — che ogni settimana lascia a casa due bimbe piccole e di questa storia non vorrebbe più sentir parlare — si sfoga: «Ognuno di noi avrebbe scelto in modo etico. Io posso decidere di fare beneficenza a un’associazione che conosco, che si occupa dei figli dei carcerati, o a un centro tumori, visto che ho avuto casi in famiglia, ma che senso ha decidere per tutti? Pubblicizzare la cosa? E invece eccoli qui, pronti a fare la lista perchè siamo in campagna elettorale e serve una gogna mediatica. Fino alle amministrative non cacceranno nessuno, poi si vedrà ».
Più di uno racconta che non gli importa nulla di essere rieletto: «Io ho chiuso, ho capito tutto e ho chiuso».
Una deputata dice chiaro: «Hanno cambiato le regole in corsa perchè c’è qualcuno che vuole farsi bello, che è già in campagna elettorale».
E un’altra: «Grillo l’altro giorno è venuto a dirci: “Dobbiamo soffrire”, ma non sa nulla di quello che facciamo qui, non sapeva neanche cosa fosse il Def. Dice che abbiamo perso il contatto con la realtà , quelloche vive fuori dalla realtà però è lui. Pensa che si possa stare sempre in campagna elettorale».
E ancora: «Il problema non sono i soldi, sono i modi. Le persone non possono diventare nemici solo perchè esprimono dissenso».
Sembra di sentire Giovanni Favia o Federica Salsi sei mesi fa, prima della loro espulsione.
E invece, sono i cinque stelle in Parlamento, e rischiano di condividerne il destino.
(da “La Repubblica”)
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