Maggio 13th, 2013 Riccardo Fucile
FINITA L’ASSEMBLEA CON UNA DECISIONE DA VECCHIA DC: “QUELLO CHE NON VIENE SPESO VERRA’ RESTITUITO, CI AFFIDIAMO AL BUON SENSO”…”NON CI SARANNO SCONTRINI, MA MACROAREEE”…”CI TERREMO QUELLO CHE SERVIRA’ PER LE NOSTRE FAMIGLIE”
‘Quello che non viene speso, verrà restituito. Lo abbiamo deciso tutti insieme”. 
Così Vito Crimi e Roberta Lombardi, capigruppo dell’M5S al Senato e alla Camera, al termine dell’assemblea dei parlamentari 5 Stelle.
“Non c’è stata alcuna votazione” (altrimenti si spaccavano n.d.r.) hanno precisato i due capigruppo al termine di una lunga riunione che si è protratta fino a tarda sera dopo le ultime tensioni e l’anatema del leader.
“Ci affidiamo al buon senso delle persone” hanno precisato Crimi e Lombardi spiegando che i rimborsi dei parlamentari dell’M5S saranno “organizzati in macroaree” ed in base “ad uno schema su Excel. Non aspettatevi di vedere gli scontrini ma metteremo delle aree in questo schema” hanno concluso.
Alcuni parlamentari hanno invece spiegato che potrà essere rimborsato “tutto quello che sarà necessario per la vita a Roma e per le nostre famiglie e che tutto il resto sarà restituito”.
Una soluzione che sembra riappacificare gli animi dopo l’ultima — netta — critica di Grillo e che porta Lombardi a dire: “Siamo tutti in White list”
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Maggio 13th, 2013 Riccardo Fucile
VISTO CHE I PROVENTI MILIONARI DEL SUO BLOG, ORGANO UFFICIALE DI CINQUESTELLE, DOVREBBERO ESSERE DESTINATI AL MOVIMENTO
“Chi vuole tenersi i soldi se li terrà .. Vuole fare carriera? Si mette fuori da solo”. Beppe Grillo ripete nuovamente il suo pensiero sulla questione della diaria dei parlamentari del Movimento 5 Stelle.
La querelle era nata dopo un “sondaggio” interno agli eletti sulla restituzione su base volontaria dei rimborsi previsti per legge. Il leader M5S sull’argomento non fa passi indietro, ma punta il dito contro i media: “Ci fanno la battaglia sulla diaria perchè uno o due hanno protestato. Ma ci sono ragazzi bravissimi, e invece vanno a cercare due-tre cento euro di chi ha detto non ce la faccio”.
Peccato che a questi “che non ce la fanno” Grillo non abbia permesso di costituire un’eccezione, quindi inutile lamentarsi coi giornalisti.
Poi Grillo imita Silvio, il suo compagno di merenda: ”Contro di noi ci sono i poteri forti, la stampa, gli hacker, ci prendono le mail dei parlamentari: siamo in una guerra spietata. Adesso però basta, se vogliono i dossier li faremo anche noi. Vediamo chi sono i parenti di De Benedetti, facciamo i dossier sui giornalisti che fanno talk show sparando cose in diretta senza verificare prima. Useremo le stesse armi, basta prendere le botte: ora reagiamo. Se vogliono la guerra ce l’hanno. Alle prossime elezioni prendiamo il 30%: stiamo crescendo non scendendo”.
Peccato che gli ultimi sondaggi (vedi Emg) diano i grillini in caduta libera al 23,5%…
E anche se prendesse il 30% con chi lo fa il governo? Con Silvio e la Confindustria?
In contemporanea al comizio di Grillo è iniziata a Montecitorio l’assemblea plenaria dei parlamentari M5S chiamati ad affrontare il nodo diaria.
Dai deputati e senatori stellati si attende ora una parola chiara e soprattutto definitiva: restituire o meno la parte non spesa è la domanda a cui occorre dare risposta senza perdere altro tempo, “siamo già ai supplementari”, avrebbe fatto notare lo stesso Grillo ai suoi poco prima di lasciare Roma.
I mal di pancia, assicurano i dissidenti, sono legati soprattutto ai toni, all’attacco mediatico perpretato dallo stesso Grillo ai danni dei parlamentari stellati sul suo blog.
“Le regole sui rimborsi sono state cambiate in corsa — fa notare più d’uno — per meri fini elettorali, ma se Beppe ce lo avesse detto con chiarezza probabilmente nessuno avrebbe fatto storie. Il problema è che vogliono prenderci per i fondelli… ‘e accà nisciuno è fess’…”.
E tra chi non ci sta a restituire “il mal tolto”, qualcuno sostiene che la questione non andrebbe nemmeno messa ai voti.
“Grillo è stato chiaro — assicura un deputato col dente avvelenato — dice che spesso ci perdiamo in votazioni inutili è che questa sulla diaria è una questione da non mettere ai voti: è già scritta nel Codice di Comportamento. Mente sapendo di mentire. Ma se la linea è decisa è inutile votare, non prendiamoci in giro ulteriormente”.
A raccontarlo è un altro deputato, che spiega come il leader stellato, nell’incontro a Montecitorio, abbia in realtà riconosciuto come il Codice si presti a una doppia interpretazione. Proprio per questo, a detta di un fedelissimo della linea ‘rendiconta e restituisci’, la votazione sulla diaria si rende necessaria: “Bisogna scegliere se optare per una rendicontazione forfettizzata, pensando ad esempio a delle ‘macro aree’ con cui accorpare le spese omogenee per tipologia — puntualizza prima di prender parte alla riunione — oppure se ricorrere a una rendicontazione dettagliata”.
Nessun dubbio però per il fedelissimo: “Il non speso va restituito”.
La “faida” interna è sbarcata anche sul web.
L’intervista del deputato del M5S Adriano Zaccagnini, che all’Huffington Post confida il suo dissenso per la gestione del caso, è stata linkata da un simpatizzante con un commento più che esplicito: “Un altro da sbattere fuori….senza discutere …..”.
Il clima resta rovente e qualcuno comincia a chiedersi perchè Grillo non dia l’esempio devolvendo un paio di milioni di euro dei guadagni del suo blog alla causa Cinquestelle.
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Maggio 13th, 2013 Riccardo Fucile
IL DIBATTITO SULLA DIARIA ORMAI SFIORA LA FARSA
Discussioni, punti di vista e punti di incontro: un weekend frenetico per i Cinque Stelle
impegnati a sciogliere il nodo diaria, in attesa del vertice in seduta congiunta.
Questione risolta o quasi a Palazzo Madama: la consultazione tra i 53 senatori – fanno sapere fonti vicine al Movimento – non avrebbe visto «nessuna defezione», ossia tutti sarebbero pronti a rimettersi alle scelte della maggioranza.
Possibile, forse, qualche eccezione.
Anche alla Camera – dove il gruppo dei deputati favorevoli a trattenere la diaria senza rendicontarla sarebbe composto da 15-20 parlamentari – si lavora per trovare una via d’uscita, cercando di venire incontro ai problemi di tassazione (soprattutto Irpef) sollevati da alcuni di loro.
In tal senso, Roberta Lombardi avrebbe inviato venerdì una mail per sottolineare alcune questioni tecniche e avanzare delle proposte in merito.
Rimandato, invece, il «sondaggio» interno a Montecitorio.
«Cercheremo delle soluzioni insieme per venire incontro a chi ha delle situazioni particolari – spiega Lombardi -. Non vogliamo che nessuno ci rimetta: i nostri criteri sono sempre quelli di trasparenza e buonsenso. Quello del parlamentare è un lavoro, come tutti gli impieghi, oneroso e anche di responsabilità , che va giustamente retribuito»
Tra alcuni deputati e senatori sta prendendo piede anche l’ipotesi di creare una sorta di fondo – istituito mettendo mano a una parte della retribuzione personale – per venire incontro a coloro che hanno maggiori difficoltà (che andranno comunque dimostrate). Una sorta di colletta collettiva per uscire dall’impasse.
«Le discussioni in un gruppo sono fisiologiche – dice Vito Crimi, capogruppo al Senato -. Forse più che alla nostra diaria si dovrebbe prestare attenzione alle persone colpite indirettamente dalla crisi. Solo a Brescia ci sono 700 famiglie in sfratto per morosità incolpevole».
Perchè non ci pensi lui non è chiaro.
Intanto c’è chi prende posizione, come Elena Fattori. «Dichiaro che io personalmente restituirò allo Stato o a enti beneficiari che sceglieremo tutto quello che sarà richiesto restituire nelle forme decise, anche se diverse dallo Statuto firmato prima delle elezioni- scrive la senatrice in un post su Facebook -. Ma mi dissocio da qualunque azione di linciaggio collettivo, crociata, insulto gratuito, dileggio per chi deciderà o ha deciso diversamente».
E c’è chi annuncia pubblicamente i propri dati, specificando a quanto ammonta per ora la cifra restituita.
Si tratta delle due esponenti Cinque Stelle di Reggio Emilia Maria Edera Spadoni e Maria Mussini, che hanno già accantonato oltre 21 mila euro in due.
La senatrice elenca anche le spese sostenute voce per voce, dagli 11 euro al giorno per pasto ai 4 spesi per i trasporti.
Emanuele Buzzi
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Maggio 13th, 2013 Riccardo Fucile
“ANDANDO AVANTI COSI’ IL MOVIMENTO SARA’ APERTO SOLO A CHI NON HA PROBLEMI ECONOMICI”
Anche i Cinquestelle a volte piangono (miseria).
La questione, molto pratica, della restituzione della diaria mensile, sta creando seri problemi di concordia dentro al movimento, partito compatto.
E in cui invece comincia a crescere una inattesa fronda anti Grillo, nemmeno troppo timida
I parlamentari dissidenti sostengono un semplice principio: chi riesce a fare economie sul budget a sua disposizione, grazie alle proprie scelte oculate – tipo prenotarsi una stanza in un hotel last minute o magari mangiare al sacco – deve potersi tenere i soldi che gli restano in tasca.
Il leader massimo invece vuole imporne la restituzione automatica e ha accusato i «ribelli» di volerci «fare sopra la cresta».
Un’insinuazione che ha lasciato qualche segno.
E il prologo lascia prevedere che l’assemblea odierna dei deputati stellati sarà quanto meno piuttosto vivace.
Mentre Grillo era impegnato a ribadire (ad un giornale cileno) che «In Italia c’è stato «un golpe dolce», che «il governo non durerà più di 6-8 mesi» e che «L’Italia è un Paese per vecchi, il suo presidente è il più longevo del mondo, è in Parlamento dagli anni Cinquanta, da prima dello Sputnik», su Facebook, l’onorevole Alessandro Furnari scriveva di sentirsi «amareggiato».
E dopo aver premesso che in tanti si sono offesi per il richiamo di Beppe («C’è delusione»), spiega meglio: «Alcuni di noi hanno semplicemente chiesto di ricevere gli stessi soldi degli altri colleghi, forfettariamente. Se gli altri 5 Stelle per mangiare e dormire spendono 3.500 euro al mese, chi è in difficoltà chiede semplicemente di poter fare maggiori sacrifici e di rinunciare ad andare in un albergo a 4 stelle per un B&B, oppure in un 2 stelle, ed utilizzare la differenza risparmiata per risolvere le varie difficoltà soggettive».
Tirando una mesta conclusione: «I prossimi eletti dovranno tenerne conto: da noi non possono entrare tutti, ma soltanto coloro che non hanno problemi economici».
Invece il capogruppo al Senato Vito Crimi a quanto pare non ha sentito aria di scontento tra i suoi, visto che ribadisce sereno: «Posso dire a nome dei 53 senatori che renderemo la parte non spesa, su questo non c’è dubbio».
Ricordando la propria ascesa sociale: prima del suo approdo in Senato lavorava come impiegato statale in Corte d’appello a Brescia e guadagnava 21 mila euro all’anno. «Adesso arrivano in un mese».
E già che c’è aggiunge anche che «MS5 è pronto a votare una legge sul conflitto di interessi, però non fornirà al governo Letta alcuna ciambella di salvataggio in caso di abbandono del Pdl».
Irrequieto invece Adriano Zaccagnini che, sempre su Fb ha contestato il capo sullo ius soli e sulla diaria: «Perchè non sappiamo nulla dello Statuto che ha sostituito il Non-Statuto?».
E ancora: «Houston, avete un problema. Avete notato che i fondi del tour non sono rendicontati bene?».
L’espulso Marino Mastrangeli, che in quanto tale ormai può dire ciò che vuole, sostiene invece che sulla questione dei soldi si andrà allo scontro.
E prevede addirittura la defezione di almeno cento deputati. «Non mi nascondo, sono stato io il primo a far vedere la mia busta paga e ho detto che secondo me sarebbe esplosa una piccola bomba, perchè non ero sicuro che loro volessero restituire questi soldi, come avevano demagogicamente detto. Alla fine farò quello che faranno i miei colleghi, però mi voglio divertire a vedere l’espulsione di altri cento parlamentari, ci sarà da ridere».
Giovanna Cavalli
(da “il Corriere della Sera“)
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Maggio 13th, 2013 Riccardo Fucile
INTERVISTA A CHRISTIAN ABBONDANZA, RESPONSABILE DELLA “CASA DELLA LEGALITA”: “SULLA TRASPARENZA DEI CONTI GRILLO SI COMPORTA PEGGIO DEGLI ALTRI PARTITI”
Oggi sul Corriere della sera a pagina 9 si legge: «Cinque stelle, sfida Grillo: renda conto del
suo tour».
Il titolo riprende un frase di un militante tratta da Facebook: «Avete notato che i fondi del tour non sono rendicontati bene?».
In realtà da tempo qualcuno se n’era già accorto.
Per averne la conferma basta visitare il sito www.casadellalegalita.info . Il fondatore si chiama Christian Abbondanza, ha 39 anni, è genovese e in passato è stato un collaboratore di Beppe Grillo e dei suoi meet-up (le cellule embrionali del M5S).
«Ho pubblicato diversi documenti sul blog e Grillo ci ha ringraziato quando criticavamo gli altri partiti» dice a Panorama.it.
La questione dei presunti buchi neri nella rendicontazione della campagna elettorale grillina Abbondanza l’ha sollevata un mese fa e precisamente l’11 aprile, in un articolo intitolato, senza girarci intorno: «Il Rendiconto online del M5S pubblicato da Grillo è falso!».
Che cosa ha scoperto Abbondanza?
È noto che i partiti con i loro soldi fanno quello che vogliono. Ci sono esempi eclatanti, come la vicenda del tesoriere della Margherita Luigi Lusi, dei fondi della Lega Nord e dell’Italia dei valori. Il Movimento5stelle ha sempre criticato questa mancanza di trasparenza e correttezza. Poi però pubblica un rendiconto della campagna elettorale falso.
Intende che ci sono delle lacune?
No. Intendo che è falso perchè mancano tutte le entrate (escluse le offerte dei militanti raccolte sul blog) durante le tappe dello Tsunami tour, ovvero le donazioni a livello locale, e mancano le uscite, cioè le spese sostenute sul territorio.
Può fare un esempio?
Quando Grillo ha fatto tappa a Savona, i militanti del M5s cittadino erano felici per aver raccolto oltre 10 mila euro e Savona è solo una delle 87 tappe e di certo non una delle più importanti per grandezza della città . In più sempre a Savona, secondo le informazioni che abbiamo raccolto, per il noleggio dell’impianto acustico (il lavoro di facchinaggio l’hanno fatto i volontari) hanno speso circa 2 mila euro. Nessuna di queste voci risulta nel rendiconto del tour per questa tappa e per nessuna delle altre 86.
Dove è il problema?
Diversi esponenti del M5s sostengono che entrate e uscite delle varie tappe e delle varie campagne elettorali territoriali vengono gestite dai gruppi locali del M5s, ma il M5s non ha un’organizzazione federale come la Lega o il Pd: basta leggere lo statuto ufficiale per scoprire che si tratta di un’unica struttura con un unico tesoriere nazionale, ossia Beppe Grillo. E quindi le spese per essere corrette e trasparenti non possono essere gestite attraverso conti personali o comunque conti e fatturazioni che non siano riconducibili al M5s nazionale.
Lei sostiene che già in precendenti elezioni ci siano state delle anomalie.
Per esempio i consiglieri regionali dell’Emilia Romagna con i fondi accantonati grazie al taglio degli stipendi hanno finanziato la campagna elettorale della lista civica del M5s a Savona per le elezioni comunali del 2011. Le faccio un altro esempio: nella campagna elettorale per le amministrative di Genova molti pagamenti sono stati fatti da singoli cittadini e quindi senza una corretta fatturazione al M5s; in più entrate e uscite venivano gestite da un postapay privato che non apparteneva nè al candidato nè al committente responsabile della campagna elettorale. Tutto questo meccanismo rende impossibile la tracciabilità dei fondi che entrano ed escono dal movimento.
In Italia, però, le donazioni ai partiti sono consentite.
Vero. Io, però, sto dicendo che il M5s quei soldi non li rende pubblici nè rintracciabili. Comportandosi persino peggio degli altri partiti. Sto anche dicendo che nel M5s molte spese sono pagate direttamente da privati cittadini e che questo non risulta nel rendiconto ufficiale pubblicato da Grillo. Se tutti i partiti si facessero pagare in natura dai loro sostenitori senza specificarlo nei bilanci, da questi sparirebbero entrate ed uscite. Alla faccia della trasparenza.
Grillo l’ha mai querelata?
Mai.
Giacomo Amadori
(da “Panorama”)
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Maggio 13th, 2013 Riccardo Fucile
CANCELLERI COSTRETTO AD ALLENTARE I CORDONI DELLA BORSA: “CREDO CHE DOVREMO TRATTENERE I SOLDI PER I PORTABORSE”
Si sono rivisti, salutandosi a stento.
Antonio Venturino (il “ribelle”) e Giancarlo Cancelleri (il capogruppo che ne ha decretato l’espulsione con un video pubblicato sul blog di Beppe Grillo) hanno incrociato appena lo sguardo venerdì, in una Sala d’Ercole riunita per votare la Finanziaria senza le parti impugnate dal commissario dello Stato.
In un clima gelido si è aperta una nuova fase per i cittadini a 5 stelle di stanza a Palazzo dei Normanni, sede del Parlamento siciliano.
Nessuno, dentro M5S, ha seguito il vicepresidente dell’Assemblea sulla via della rottura: e Venturino è stato accolto fra l’indifferenza di molti colleghi pur non rinunciando a un’animata conversazione, in aula, con i deputati Stefano Zito e Sergio Tancredi.
Il numero due dell’Ars prosegue la sua legislatura da separato in casa.
Anche se, almeno fisicamente, separato lo era già prima, visto che Venturino svolge la propria attività nei suoi uffici di vicepresidente, distanti da quelli del gruppo parlamentare.
E lì rimarrà , ha assicurato l’interessato che non vuole in alcun modo rinunciare alla carica, facendo un altro sgarbo a M5S.
Ai grillini, infatti, non spetterebbe un altro posto in consiglio di presidenza.
Ma Cancelleri contesta quella che ritiene “un’interpretazione non pacifica del regolamento ” e martedì porrà in conferenza dei capigruppo il tema di una presenza di 5 stelle in ufficio di presidenza.
“Il nostro gruppo esiste sin dall’inizio della legislatura – dice – e quindi ha diritto a un posto da deputato segretario. Per noi è importante non per una questione economica ma per potere esercitare il controllo sull’attività del consiglio di presidenza “.
Non è una questione economica, afferma Cancelleri, che si dice “nauseato dalle polemiche sui soldi che stanno imperversando nel movimento: ora voglio parlare di politica”.
Gli ultimi giorni, l’ex candidato governatore, li ha trascorsi a censurare Venturino.
Anche in tempo reale, durante la trasmissione Servizio pubblico di Santoro, attraverso alcuni post su Facebook: “Caro onorevole Venturino è 3 mesi (testuale ndr) che le corriamo dietro per farla rendicontare e restituire i soldi, non dica bugie televisive e non la butti in politica”.
Ma intanto Venturino, e il tema dei rimborsi, divide anche i parlamentari siciliani a Roma.
Se Grillo ad esempio, ha insultato (l’ormai celebre “pezzo di m… “) il deputato ennese meritando l’applauso del vicecapogruppo alla Camera Riccardo Nuti, il collega palermitano Francesco Campanella si è alzato in piedi sfidando il vate: “Beppe, non è giusto trattare le persone così”.
E sia Campanella che il deputato messinese Tommaso Currò quantomeno “comprendono le ragioni” che portano alcuni parlamentari a dire no alla rendicontazione e alla restituzione della diaria.
“Io dico solo una cosa: mi fa specie – ancora Cancelleri – sentire colleghi che prima delle elezioni issano il regolamento sui rimborsi come una bandiera e dopo pochi mesi dicono che non è chiaro… “.
“Ora basta: parliamo di politica “, ripete Cancelleri.
Ma ormai sembra una maledizione, quella dei soldi, per i pentastellati.
Una sorta di trappola da loro stessi posta sul cammino, con la quale dovranno confrontarsi anche nelle prossime settimane.
Come affronterà M5S, che già a fatica sopporta l’autotaglio degli stipendi, le ulteriori privazioni previste dal decreto Monti?
Cancelleri è costretto ad allentare i cordoni della borsa: “Credo che dovremo trattenere i soldi per i portaborse (finora restituiti, ndr), o una somma equivalente, per pagare il personale del gruppo”.
Insomma, dopo il caso Venturino, e in vista di un’ulteriore stretta ai trasferimenti, gli esponenti di 5 stelle in Sicilia dovranno ammorbidire la propria posizione.
È tempo di regole più elastiche: nei primi giorni di giugno i deputati grillini si sottoporranno alle annunciate “verifiche” semestrali della propria attività , in quattro riunioni con i militanti di diverse province.
Ma nessun mandato da rimettere nelle mani nella base, non ci sarà un turnover nelle cariche più rappresentative.
Il capogruppo resterà Cancelleri: “Sono io, giuridicamente, il datore di lavoro del gruppo, colui che firma tutti i contratti. Cambiare con frequenza – spiega – creerebbe problemi burocratici”.
Emanuele Lauria
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Maggio 13th, 2013 Riccardo Fucile
POI PARLA DEGLI ALTRI: BEPPE GRILLO E’ PER STATUTO L’UNICO A POTER GESTIRE I SOLDI DELLA COMUNICAZIONE DEI GRUPPI SENZA RENDICONTARLI
Nel caotico, riottoso, eppure idealmente e giustamente francescano universo del Movimento 5 Stelle – capace di rinunciare a 42 milioni di finanziamenti statali e di restituire di soli stipendi quasi 400 mila euro ogni mese – c’è un solo uomo che secondo lo Statuto del Gruppo, depositato l’11 aprile alla Camera, ha (per lo meno in teoria, più difficilmente in pratica), la possibilità di gestire soldi usciti dalle casse dello Stato senza rendicontarli.
Quell’uomo è Giuseppe Grillo.
Ed è proprio su di lui che l’onorevole del Pd Giuseppe Fioroni – dopo averlo anticipato a «Omnibus» su La7 – presenterà domani un’interrogazione per chiedere al Presidente della Camera, Laura Boldrini, e ai colleghi parlamentari, «come il compenso istituzionale di un gruppo possa essere affidato secondo Statuto a un soggetto diverso da un componente del gruppo stesso».
Un inedito nella storia repubblicana.
In sostanza: perchè Grillo, un non eletto, ha potenzialmente nella propria diretta disponibilità circa la metà degli oltre due milioni e mezzo di euro destinati annualmente al Movimento per il funzionamento delle attività di Palazzo?
La risposta è contenuta con chiarezza tra i 21 articoli dello Statuto stesso: per la comunicazione.
Che storicamente rappresenta circa il 50% del budget dei gruppi.
Grillo pretende di gestirla personalmente. Di scegliere a chi affidarla.
E per questo ha chiesto, nel Codice di comportamento degli eletti, un impegno vincolante e scritto a tutti i suoi 163 parlamentari, ottenendo adesione unanime. Perfetto.
Ma la domanda è: poteva farlo?
È questo il senso dell’interrogazione di Fioroni. Che si porta dietro un corollario politico non irrilevante: se Grillo utilizza soldi pubblici per la propria comunicazione politica, non fa un’operazione identica a quella dei giornali di partito?
Usa soldi della collettività per fare informazione?
Che differenza c’è, per esempio, tra i finanziamenti all’Unità e il denaro girato allo staff della comunicazione che utilizza il sito privato del fondatore del Movimento per diffondere il proprio lavoro?
Nei giorni del dibattito feroce su indennità e diaria, su casta e anticasta, la risposta a questi interrogativi rischia di diventare esplosiva. Esternamente.
Ma anche nella pancia di un gruppo ormai incapace di tenere sotto controllo le proprie inquietudini e costretto a riunirsi nuovamente per la definitiva resa dei conti.
Un’analisi più approfondita dello Statuto aiuta a capire meglio i dubbi sollevati dall’onorevole del Pd.
L’articolo 16, intitolato «comunicazione», recita testualmente: «Il gruppo utilizza il sito www.movimento5stelle.it quale strumento di comunicazione per la divulgazione delle informazioni sulle attività svolte, nonchè quale mezzo per l’acquisizione dei contributi partecipativi dei cittadini all’attività politica e istituzionale. (….). Il Gruppo si avvarrà di un gruppo unitario di comunicazione (…). La concreta consistenza della struttura e composizione del gruppo Comunicazione, in termini di organizzazione, risorse e strumenti, sarà definita da Giuseppe Grillo, nella sua qualità di garante del Movimento 5 Stelle (…) L’assemblea delibererà sull’assunzione dei singoli addetti e determinerà l’entità dello stanziamento di cui al comma successivo».
Oggi è la segreteria del Gruppo parlamentare a erogare gli stipendi ai dipendenti dello staff comunicazione (2.500 euro ai responsabili di Senato e Camera Messora e Biondo, 2.000 euro per gli altri), ma il testo non chiarisce se Grillo possa avocare a sè l’intera pratica.
Per altro, sempre ipoteticamente, senza rendicontarla.
L’articolo 4, intitolato «l’assemblea», spiega infatti: «(…) devono essere deliberate dall’Assemblea tutte le spese che, unitariamente o per voce omogenea, superano i centomila euro. Tutte le voci di spesa comprese tra i diecimila e i centomila euro dovranno essere comunicate all’Assemblea con cadenza almeno trimestrale».
Per i lavori del gruppo, fa notare qualcuno nel Pd, vengono erogati all’incirca 1.300 euro a parlamentare.
La cifra, moltiplicata per 163, supera i duecentomila euro (poco oltre i 2.5 milioni annuali).
Se la metà – centomila euro, appunto – dovesse andare alla comunicazione, potrebbe essere gestita senza consenso assembleare e senza pezze d’appoggio?
Curiosità che nelle ore in cui il papa ligure chiede anche con un tweet un «decreto per l’abolizione dei rimborsi elettorali e il dimezzamento dello stipendio dei parlamentari», potrebbero scatenare l’ennesima polemica.
All’articolo due, comma 5, dello Statuto si può ancora leggere: «Il gruppo riconosce nella rete internet lo strumento capace di assicurare l’informazione dei cittadini e la trasparenza del proprio operato, ed individua come strumento ufficiale per la divulgazione delle informazioni il sito www.movimento5stelle.it».
Il tempio del Fondatore come punto di caduta dell’intera informazione internettistica.
La Verità . E la Via.
Ma pagate in che modo?
Andrea Malaguti
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Maggio 12th, 2013 Riccardo Fucile
“SENZA DI ME NON SIETE NULLA”, MA GIOVEDI SCORSO GRILLO NON SI ASPETTAVA TANTO DISSENSO: “IMPARI A RISPETTARE LE PERSONE”
«Balle, balle, balle. Grillo la deve smettere di trattarci come servi». Il deputato Cinque Stelle è evidentemente nervoso.
«Io? Siamo almeno in cinquanta. Questa storia è appena all’inizio. Potremmo anche uscire dal gruppo».
Fuma ossessivamente nel cortile di Montecitorio mentre compulsa l’Ipad che restituisce le ultime esternazioni di Grillo.
L’ennesima bolla papale da blog: «Houston abbiamo un problema. Di cresta. Ebbene va ammesso».
Non erano i media a inventarsi i mal di pancia, dunque. Era lui a far finta di nulla.
Adesso lo scontro è in campo aperto. «Chi non restituisce i soldi della diaria non rendicontati è fuori. Abbiamo firmato un contratto. Con tremila euro puoi viverci».
Non vi piace l’aria che tira? Via. Raus. Bye Bye. Levatevi di mezzo. Non è un Movimento per mammolette, questo. La linea non si discute, si sposa. Questione di fede. «Ma di che cosa parla? Ma quale contratto? Sfido chiunque a portarmi un foglio dove c’è scritto che l’eccedenza va riconsegnata. A me di cinquecento euro in più non me ne può fregare di meno, ma passare per uno che bara proprio no».
Gli suona il telefono. E’ un collega del Sud Italia. Il dialogo dura venti minuti. «Dobbiamo reagire».
Fissano un incontro assieme a un drappello di riottosi per la prossima settimana.
E’ arrivato il momento di contarsi. «Nel gruppo misto mai. Ma se fossimo venti qui e dieci al Senato potremmo dare vita a una costola indipendente, dobbiamo solo trovare il modo per spiegarlo alla base. Non siamo scilipotini».
Qual è la distanza tra un piano rabbioso e la realtà ? «Chi lo sa, di sicuro così non si può andare avanti. Eravamo il Movimento dell’uno vale uno. Siamo diventati l’armata Brancaleone dell’uno vale zero. E quello zero siamo noi».
Bisogna ricostruire la riunione di giovedì pomeriggio per capire meglio il clima avvelenato.
Grillo arriva, parcheggia come lo zar di tutti i Palazzi nella pancia di Montecitorio e si precipita nella saletta dei gruppi dove l’aspettano inquieti i suoi parlamentari.
Lui li gela. «Si discute di un principio. L’aderenza a patti liberamente sottoscritti. E l’adesione all’etica del Movimento. Nessuno ci farà sconti».
Per chiarire che non sta giocando dà del «pezzo di merda» al deputato dell’assemblea siciliana Antonio Venturino che pretende di tenere l’intera indennità .
Il vice-capogruppo alla Camera, Riccardo Nuti, condivide la raffinata analisi. «Sì, sì, lo è».
A quel punto il senatore Francesco Campanella, ex sindacalista, uomo perbene e siciliano anche lui, si alza in piedi. «No Beppe. Venturino non è un pezzo di merda. Non è giusto trattare le persone così».
Grillo lo guarda come se lo volesse radere al suolo. «Parli? Ma tu che cosa hai fatto negli ultimi due mesi?». Il tentativo di umiliarlo. Di dimostrare plasticamente che la loro esistenza politica è appeso al filo sottile che Lui stringe tra le dita. «Senza di me non siete nulla».
E’ questa l’idea – pericolosa, potenzialmente distruttiva – che rimanda.
Campanella regge lo sguardo. In questo due mesi è rimasto a Palazzo Madama dodici ore al giorno. «Non mi pare una domanda pertinente. Ma te lo dico. Ho lavorato nella Commissione Speciale e ora nella commissione Affari Costituzionali».
Grillo lo ignora.
Ormai incapaci di lottare con le contraddizioni che sono state loro imposte, sono molti i deputati che prendono la parola. Grillo resta sorpreso.
Si aspettava l’insoddisfazione di una manciata di eretici. Invece sono decine.
Li ascolta. Si stranisce di fronte a chi gli racconta i propri casi familiari. «Ho tre figli», «Ho il mutuo», «Mi sballano le tasse».
Visioni curiose che si fondono con obiezioni più concrete: «Il contratto non c’è. E lo sai». Così Grillo affonda nuovamente. «Nessuno farà la cresta», grida. «Vaffanculo al denaro». Il deputato Alessio Tacconi, eletto in Svizzera, si ribella. «In questo modo diventi offensivo. Qui la cresta non c’entra».
Quattro ore da mal di testa. Che si chiudono apparentemente con un nulla di fatto.
Invece, nel giro di 24 ore, Grillo spara nuovamente a zero.
Uscendo dall’hotel dove ha passato la notte se la prende con Letta, chiude a una legge sul diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia – incassando la curiosa contrarietà del fedelissimo Alessandro Di Battista, che prima si dice favorevole allo «ius soli», poi ritratta e si riallinea – e punta il dito contro chi ha fame di soldi.
«Nessuna mediazione sul denaro».
A Palazzo Madama anche gli uomini della comunicazione rinforzano la tesi del Capo. «C’è gente che se ne vuole andare? Prego. Si accomodino. Resterà solo che crede davvero nel Movimento».
Chi non fa domande? Chi non sgarra? Chi continua a marciare sulla via della gloria grillesco-casaleggese anche se è costretto a percorrere strade costruire su desideri altrui e, peggio, già esauditi?
Chi?
Andrea Malaguti
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Maggio 11th, 2013 Riccardo Fucile
GRILLO COMMISSARIO DEL POPOLO (DELLE LIBERTA’): PRIMA MINACCIA I SUOI, POI I GIORNALISTI..INFINE, DA ESPERTO DI “SOLE”, CREDE DI POTER PARLARE ANCHE DI JUS SOLI
A un certo punto, Adriano Zaccagnini prende la parola in assemblea: “Vorrei avere a disposizione lo stesso tempo che ha avuto Beppe”.
Nella sala cala il gelo.
Grillo ha appena finito la sua invettiva sulla diaria da restituire e questo 31enne romano esperto di permacultura, oggi deputato Cinque Stelle, dice che anche lui vuole mezz’ora per spiegare perchè quei soldi, adesso, sono roba sua.
Basterebbe questa scena per raccontare che cosa si è consumato, giovedì pomeriggio, nell’aula dei gruppi di Montecitorio.
La prima rivolta contro il capo.
Che non finirà così. Sono una ventina quelli che affrontano il leader a muso duro. “Arroganti”, li descrivono. “Pezzi di merda”, aggiungono, parafrasando l’epiteto che Grillo ha riservato ad Antonio Venturino, il siciliano espulso per non aver rendicontato lo stipendio.
Uno a uno spiegano perchè non se la sentono di restituire quello che avanza.
Alessio Tacconi, residente in Svizzera, argomenta: “Lì le tasse sono più alte”.
Un altro sostiene che avrebbe bisogno di un “margine” per vivere dignitosamente. Grillo ribatte: “Si chiama cresta!”.
Una senatrice parla della baby sitter che deve pagare ora che sta a Roma.
Francesco Campanella difende il collega siciliano.
Grillo lo interrompe: “Basta parlare di soldi: tu cosa stai facendo?”.
Vorrebbe discutere di contenuti, chiede notizie da portare in piazza, ai comizi che ricominciano lunedì. Ma non si riesce a venirne a capo.
Soldi, soldi, soldi.
Riccardo Nuti, vicecapogruppo dei deputati, alla fine interviene e ai colleghi fa un discorso, applauditissimo: “Fate schifo”.
Per questo Grillo torna all’hotel Forum, vicino al Colosseo, piuttosto sconsolato.
È arrabbiato, deluso dall’atteggiamento degli attivisti che sono finiti in Parlamento. “L’avete votato voi, nei meet up, il tetto dei 2500 euro — si sfoga — Io non ho deciso niente!”.
Appena il problema dei soldi aveva cominciato a montare, nelle settimane scorse, lui aveva scelto la linea morbida: “Fate quello che volete”. Poi, ha capito che i militanti non avrebbero capito: “Io ci metto la faccia – ha detto agli eletti — Fuori questa cosa è una bomba, i giornali non vedono l’ora! Voi adesso siete qui, ma dovete sempre rimanere con un piede fuori, dovete capire che le vostre azioni hanno delle conseguenze. Anche le mie, lo so. Per questo giuro che d’ora in poi mi darò una calmata. Mi metto a parlare come il Papa”.
Non va così. Ci dorme su, Grillo. E quando si sveglia e ritrova i cronisti appostati fuori dall’albergo, torna subito quello di sempre.
Dice che il governo Letta è frutto di “un golpe” (anche Stefano Rodotà , più tardi, dirà “mi sembra eccessivo”).
Avverte la stampa: “State molto attenti a fare dossier su famiglie e mogli, perchè li faremo anche noi” (poi, cerca di stemperare il clima: “Non è un consiglio — dice ridendo — è proprio una minaccia…”).
Scivola sulla questione della cittadinanza ai figli degli immigrati: “Serve un referendum: una decisione che può cambiare nel tempo la geografia del Paese non può essere lasciata a un gruppetto di parlamentari” (Vendola gli dice che “sembra La Russa”; il deputato Cinque Stelle Alessandro Di Battista precisa: “Ciò che scrive Grillo sul suo blog equivale a quello che può scrivere Scalfari su Repubblica”, poi spiegherà di essere comunque d’accordo sulla consultazione).
Poi torna sull’annosa questione della diaria: “Chi vuole restituirla, la restituirà , chi no, si prenderà le sue responsabilità . Io sono abituato che se firmo un accordo e mi impegno, lo porto a termine, altrimenti vado da un’altra parte”.
Sono passati i giorni in cui, mascherato sulla spiaggia di Marina di Bibbona, Beppe si divertiva a farsi rincorrere dalle telecamere.
Il “gioco” dell’apriscatole è più impegnativo di quanto sembrasse. E a lui, raccontano, ogni tanto sembra di essere un po’ più solo. Per questo da lunedì bisogna rimettere le cose in fila.
La ventina di dissidenti, se non cambia idea, finirà dritta nella lista nera. Non ci sarà nessuna votazione o almeno così sperano che succeda nello staff.
Se, sulla questione dei soldi, si dovesse arrivare alla conta, significherebbe che il messaggio di Grillo non è stato recepito.
Ieri, chi ha cariche istituzionali (il questore Laura Bottici, il vicepresidente Luigi Di Maio e così via) hanno ripubblicato su Facebook le lettere in cui rinunciano alle indennità aggiuntive.
Nel fine settimana, i personaggi più influenti del gruppo (da Vito Crimi in giù), proveranno a discutere al telefono con i ribelli. Se insistono, adios.
Emiliano Liuzzi e Paola Zanca
(da “il Fatto Quotidiano“)
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