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STIPENDIO E PROMESSE, LA PRIMA GRANA DEI GRILLINI: ACCREDITATO IL PRIMO STIPENDIO

Aprile 27th, 2013 Riccardo Fucile

“QUANDO L’HO VISTO MI HA PRESO UN COLPO”…   IL GRANDE BLUFF: PER ORA SU 13.800 EURO TOTALI AL MESE HANNO DECISO DI RESTITUIRNE 2.500

“Quando l’ho visto m’è preso un colpo!”. Marco Baldassarre, aretino d’adozione, 16 mila euro sul suo conto corrente non li aveva mai visti in vita sua.
Ha 29 anni, di professione fa l’operaio in una ditta che si occupa di informatica e adesso, ligio all’impegno preso prima delle elezioni, dovrà  prendere mezzo malloppo e restituirlo allo Stato.
Facile a promettere, più complicato quando i soldi sono diventati tuoi.
Così, nello staff del Movimento comincia a serpeggiare il terrore: e se questi si tengono tutto?
Il primo onorevole stipendio, a Baldassarre e agli altri 163, è arrivato ieri mattina. Telefonate che si rincorrono, battute su chi è già  scappato all’estero, shopping per chi si può finalmente permettere di comprare vestiti adatti al Parlamento.
Ma qui c’è poco da ridere.
Se non la gestiscono bene, questa storia dei soldi, rischia di far scoppiare un discreto casino.
Il punto non è l’indennità , lì il codice di comportamento parla chiaro: gli eletti terranno 5000 euro lordi. Si era parlato di 2500 netti, in realtà  la cifra varia in base all’Irpef regionale, al reddito precedente, alle detrazioni familiari.
Alessandro Di Battista, per esempio, ha già  calcolato che a lui rimarranno in tasca 2990 euro al mese.
Ma il problema è la diaria da 3500 euro (e altri 3.800 euro di rimborsi vari).
Beppe Grillo ha chiesto che venga rendicontata voce per voce.
Ma che l’avanzo vada restituito, non è scritto da nessuna parte: “I parlamentari avranno diritto — si legge nel Codice — ad ogni altra voce di rimborso tra cui diaria a titolo di rimborso delle spese a Roma, rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, benefit per le spese di trasporto e di viaggio, somma forfettaria annua per spese telefoniche e trattamento pensionistico con sistema di calcolo contributivo”. Restituire? “Dipende dalla coscienza di ognuno…”, ammettono i parlamentari.
E così, la guerra è cominciata.
C’era chi suggeriva l’idea di un forfait con cui pagare vitto e alloggio ed evitarsi la seccatura di conservare ogni scontrino.
Senatori e deputati ne discuteranno lunedì, in un’assemblea che si preannuncia infuocata.
L’idea del forfait non piace a Grillo e Casaleggio.
Il capogruppo al Senato Vito Crimi sta elaborando un fac simile, una sorta di file Excel, su cui gli eletti dovranno segnare ogni uscita.
Gli scontrini non dovrebbero essere pubblici: si vuole evitare, spiegano, che si sappia quali posti frequentano i grillini a Roma.
Ma dovranno comunque essere conservati per qualsiasi controllo: “Ne ho due buste piene — spiega il senatore Alberto Airola — anche se per la verità  in questo primo mese e mezzo ho speso pochissimo, perchè ho avuto persone che mi hanno ospitato a casa”. Laura Castelli, invece, tra affitto e stipendio del collaboratore ad aprile ha speso otto mila euro.
Gli altri stanno ancora facendo i conti.
I più agguerriti sono quelli che hanno figli e famiglia. Gli asili nido da pagare, il mutuo nella città  di origine.
Come si fa a pagare tutto?
C’è anche chi ha lasciato lavori ben retribuiti e rischia di rimetterci, considerando che ognuno pagherà  le tasse come se avesse guadagnato anche i soldi poi restituiti.
Su dove finiranno, è ancora in forse: ieri, i Cinque Stelle, hanno chiesto ai presidenti di Camera e Senato di aprire “un nuovo capitolo di entrata” nei bilanci dei due rami del Parlamento.
Se vorranno anche gli eletti degli altri gruppi potranno partecipare.
Dai grillini dovrebbero arrivare 400 mila euro al mese.
Sul resto, i conti sono ancora da regolare.

Paolo Zanca
(da “il Fatto Quotidiano“)

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E I CINQUESTELLE FANNO AUTOGOL CON LO STREAMING

Aprile 26th, 2013 Riccardo Fucile

VOGLIONO LA DIRETTA DEL LORO INCONTRO CON LETTA E NE FINISCONO DISTRUTTI

Una giornata nera per la Grillo & Casaleggio Associati.
Enrico Letta, i grillini, se li è mangiati in un solo boccone.
Sembrava il giovane cattedratico che interroga i fuori corso e usa l’esame per spiegare ancora una volta, con santa pazienza, il programma del corso.
I ripetenti implorano il diciotto politico e il professore, per bontà , glielo concede, non prima di avergli chiarito per l’ennesima volta come funziona l’università : bisogna studiare
La differenza con il precedente incontro in streaming con Pier Luigi Bersani è stata impressionante: Bersani sembrava intimorito e i portavoce del M5S se ne sono approfittati per umiliarlo.
Letta, per quanto stanco e scoraggiato di incontrare un muro di gomma, ha mostrato subito di essere di un’altra pasta, di conoscere bene l’arte della mediazione, di essere assertivo quando occorre: «In questi sessanta giorni la forza che voi rappresentate, sia numerica che reale nel Paese, è entrata in Parlamento e non ha voluto partecipare alle decisioni assunte. Sarebbe frustrante se questa indisponibilità  a mescolare idee e voti si protraesse».
I portavoce del M5S (questa volta in formazione quattro più quattro, tipo Nora Orlandi) erano in seria difficoltà , non sapevano cosa rispondere, si rifugiavano nel politichese, s’impantanavano in formule astratte.
Certo che i grillini sembrano non avere alcuna strategia, alcun fiuto politico, tanto da consegnarsi alle stoccate del professore, come quando hanno tirato fuori la questione dell’elezione a presidente della Repubblica di Rodotà  e prontamente Letta ha fatto loro notare che se avessero votato Prodi avrebbero cambiato lo scenario della politica italiana.
Si fa presto a parlare di streaming, di Web, di comunicazione globale, ma a un certo punto è saltata fuori la parola «incomunicabilità », che non si sentiva più dai tempi dei film di Michelangelo Antonioni.
Letta ha accusato i grillini di incomunicabilità , temeva di vivere in diretta il dramma della frustrazione espressiva (la scena sembrava tratta da «Le sedie» di Ionesco, 1952), di essere di fronte a una sorta di nevrosi espressiva che corrode il linguaggio e le speranze, di vedere in Vito Crimi e in Roberta Lombardi il sigillo dell’incapacità  di comunicare.
E invece, prese le misure, li ha sovrastati, ha mostrato la pochezza dei quattro più quattro (gli altri che hanno parlato facevano quasi tenerezza per impreparazione e incapacità  di esprimersi).
Tra l’altro, in termini puramente retorici, il peso delle metafore questa volta ha schiacciato i grillini e Letta è stato ben attento a pascolare nel concreto.
Per i grillini senza streaming non c’è democrazia, tutto deve avvenire in diretta davanti a una telecamera.
Lo streaming è l’unica garanzia contro i sotterfugi.
Diversamente dal passato, questa volta però lo streaming non ha funzionato come caricatura della democrazia e della comunicazione: limitarsi ad avvolgere ogni rapporto sociale, a mantenere vivo il contatto fra le parti, ad accorciare le distanze, senza preoccuparsi troppo dei messaggi.
Questa volta lo streaming è servito per conoscere meglio il programma di Letta, senza le fantasie dei retroscenisti e senza complessi di inferiorità  nei confronti della presunzione.
La politica ha vinto sul velleitarismo.
Ieri sera due case sono state assalite da dubbi e inquietudini.
Nella casa della Grillo & Casaleggio Associati si sarà  discusso a lungo sulla performance di Crimi e Lombardi (da abbiocco collettivo, «scongelatevi» ripeteva loro Letta) e la voglia di cambiare i portavoce sarà  stata grande.
Nella casa del Partito democratico le lodi a Letta saranno forse risuonate anche come rimprovero a Bersani.
Par di capire che il 25 Aprile non è morto, come vuole Beppe Grillo.

Aldo Grasso
(da “il Corriere della Sera“)

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SE NESSUNO ASCOLTA LA VOCE DELLA BASE: IL LATO COMUNE DI CINQUESTELLE E PD

Aprile 26th, 2013 Riccardo Fucile

DELEGHE IN BIANCO AI CAPI CHE POI FANNO QUELLO CHE GLI PARE E SPESSO IL CONTRARIO DI QUELLO CHE HANNO PROMESSO

E allora, perchè non finirla con queste ipocrite pagliacciate? Sono ormai mesi che Grillo e il Pd fanno a gara a chi è più democratico, più trasparente nelle scelte.
Il Pd rimprovera a Grillo e Casaleggio di guidare un partito personale, una setta dove decidono i due capi, in barba allo slogan «uno vale uno».
D’altra parte, Grillo ha accusato il Pd di allestire primarie truccate, dall’esito già  deciso, in favore dell’apparato che controlla le regole.
Per mesi ci siamo chiesti chi avesse più ragione.
Ora lo sappiamo, tutti e due.
Quirinarie, parlamentarie, primarie rappresentano una stessa delega in bianco ai capi.
I quali poi sono liberissimi di fare l’esatto contrario di quanto vogliono gli elettori e i militanti. Tutti sanno che Bersani e i bersaniani hanno vinto le primarie contro Renzi per due ragioni sulle altre.
La prima è che venivano considerati «più a sinistra » rispetto al rivale, presentato come assai più disponibile nei confronti della destra in generale e di Berlusconi in particolare.
La seconda è che fra il primo e il secondo turno Bersani ha ottenuto il decisivo appoggio degli elettori di Vendola e di Sel, proprio sulla base della promessa di non accettare mai compromessi non solo con il berlusconismo, ma neppure con il centrismo rappresentato da Monti.
Ora i bersaniani stanno per varare un governo con Berlusconi e Monti.
Che si fa, si restituiscono i soldi dell’obolo al partito?
Un discorso non diverso riguarda la tecnologicamente più avanzata ma non meno truffaldina democrazia elettronica di Grillo.
Dopo il grottesco delle parlamentarie, che sono servite a mandare in Parlamento troppi sprovveduti col voto del condominio, siamo arrivati al numero da circo delle quirinarie.
L’unico voto in due turni al mondo dove prima del ballottaggio non si conosceva il risultato del primo turno.
Peraltro non ancora comunicato.
Il risultato finale, con numeri risibili, è stato reso noto quando i giochi per il Quirinale erano finiti. Forse appunto perchè i numeri erano risibili.
In compenso sulla scelta vera, l’alleanza col Pd, la base non è mai stata consultata.
La realtà  è che tutto viene deciso dai monarchi Grillo e Casaleggio.
Per giorni i grillini hanno rivolto una domanda ai dirigenti del Pd: perchè no a Rodotà ? Lamentando, a ragione, di non aver mai ricevuto una risposta.
Anche noi però abbiamo provato a fare una domanda a Grillo e Casaleggio: perchè non lanciate un referendum in rete sull’alleanza col Pd? In attesa della risposta che non è mai arrivata, vale quella che ci siamo dati da soli.
Perchè i capi avrebbero perso.
La soluzione del governissimo in corso è dunque il frutto della totale indifferenza dei vertici del Pd e di Grillo, in questo almeno uguali, nei confronti della volontà  di 18 milioni di elettori.
Nel Paese e nell’opinione pubblica una maggioranza di governo c’era, largamente maggioritaria. In Parlamento se n’è voluta trovare un’altra, che conviene alle oligarchie vecchie e nuove.
Ma che almeno ciascuno si assuma le proprie responsabilità .
E per favore, la smettano di organizzare show e di spacciarli per esercizi di democrazia.

Curzio Maltese
(da “La Repubblica”)

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IL PENTIMENTO DEI GRILLINI DI DESTRA: “MOVIMENTO ESTREMISTA, NON LO RIVOTEREMO”

Aprile 25th, 2013 Riccardo Fucile

L’IMPRENDITORE COMASCO BRENNA: “LE ULTIME USCITE DI GRILLO SONO STATE PENOSE”

«Dario Fo? Gino Strada? Stefano Rodotà ? Ma per l’amor di Dio!!!».
Graziano Brenna, imprenditore, vicepresidente di Confindustria Como, una vita a votare a destra, due mesi fa s’era fatto sedurre da Beppe Grillo e l’aveva votato.
Oggi dice che non lo rifarà  più e invoca l’amore dell’Altissimo quasi a chiedere perdono per essersi lasciato ingannare da un diavolo: «Quello non è il mio mondo. Troppo di sinistra».
Come Graziano Brenna, nel Nord già  leghista e berlusconiano ce ne sono molti.
«Quando ho detto che avrei votato Grillo, io che per vent’anni ho votato il Cavaliere, nel mio mondo mi sono attirato qualche simpatia e soprattutto molte antipatie. Però le garantisco», mi dice Brenna, «che sono tanti i miei colleghi che hanno lasciato la Lega e il Pdl per votare il MoVimento Cinque Stelle. Oggi non lo rivoterebbero più. Sa che cosa diciamo, noi che nel giro di soli due mesi siamo passati da neogrillini a ex grillini? Che quel movimento lì ha un’anima da sinistra antagonista, radicale. Altro che trasversali…».
Forse il dimezzamento dei voti del M5S in Friuli dipende soprattutto da questo.
Grillo, due mesi fa, era stato abile ad attrarre a sè universi opposti.
I No Tav, la sinistra delusa, gli ambientalisti anti-inceneritori e i teorici della «decrescita felice» da una parte; ma anche, dall’altra, tutto un popolo di piccoli imprenditori, di partite Iva, di commercianti vessati da fisco e burocrazia.
Grillo tuonava contro Equitalia, urlava che le piccole imprese sono la nostra prima ricchezza e vanno aiutate, scomunicava perfino i sindacati: e tutto questo a un elettorato deluso dalle promesse mancate di Berlusconi e della Lega piaceva, e molto.
Invano «il Giornale» avvertiva: attenti, la vera radice di Grillo è quella della sinistra dei centri sociali, con il consueto pizzico di radical chic a dare «spessore» intellettuale, perchè in Italia, si sa, gli intellettuali possono essere solo di sinistra. Invano, perchè in cabina elettorale molti di centrodestra hanno commesso adulterio.
Ma sono bastati due mesi per convincere questi «grillini di destra» di aver sbagliato indirizzo.
Il risultato del Friuli — dal 27 al 14 per cento — non può essere spiegato solo con la fisiologica discrepanza tra voto per le politiche e voto amministrativo.
«La croce sul simbolo delle cinque stelle è servita», dice ancora Brenna, «a mandare a casa buona parte dei vecchi politici. Ma Grillo non lo voterò più. Le sue ultime uscite sono state penose. Il colpo di Stato, la marcia su Roma… Ma per favore».
Una che ha il polso della rabbia dei piccoli imprenditori del Nord contro Equitalia e le banche (due dei bersagli preferiti di Grillo) è Wally Bonvicini, che a Parma ha messo in piedi un’associazione, Federitalia, che assiste appunto «i tartassati».
«Sento centinaia di piccoli imprenditori», mi racconta, «che due mesi fa hanno abbandonato Lega e Pdl per votare Grillo. Tutti mi dicono che oggi col piffero che lo rivoterebbero».
Perchè troppo di sinistra? Anche, ma non solo: «Hanno capito che il MoVimento Cinque Stelle non ha fatto nulla per loro. Sa perchè? Perchè non hanno la cultura della piccola impresa. Sono bravi ragazzi, simpatici, ma — come posso dire? — privi di robustezza psicologica. Sono quasi tutti ex lavoratori dipendenti e per carità , non c’è niente di male: ma voglio dire che non hanno la consuetudine alla trattativa, al cercare di cavarsela da sè. E questa, nei contenziosi con Equitalia e con le banche, è una lacuna che pesa».
In più, per una di Parma, pesa anche l’esperienza della giunta grillina: «Non hanno fatto niente. Provi a girare in città : le strade sono piene di buche», è la sentenza impietosa di Wally Bonvicini.
Ma poi. Perfino da sinistra dicono che quelli di Grillo sono troppo di sinistra. Nel senso di estremisti.
Racconta Patrizia Maestri, deputata Pd di Parma: «L’altro ieri ho fatto un appello al sindaco Federico Pizzarotti, che è una persona moderata, affinchè Grillo prendesse le distanze dalla caccia all’uomo per le vie di Roma seguita all’elezione di Napolitano. Pensi che lui ha risposto dicendo di trovare “gravi” le mie “insinuazioni”, e il consigliere comunale grillino Mauro Nuzzo mi ha intimato di “non oltrepassare il limite del ridicolo”. Mah».
Torneranno, i delusi da Grillo, ai vecchi amori? «Per quanto mi riguarda no», dice Graziano Brenna: «Non ne possiamo più nè di Berlusconi nè di Bersani o Franceschini. Spero nei giovani, da Renzi alla Meloni».
Il boom grillino appena cominciato è già  finito?
Troppo presto, comunque, per dirlo: i partiti sono ancora capaci di rianimarlo, suicidandosi. Dipende da loro.

Michele Brambilla

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IN SICILIA E’ ROTTURA DEL “MODELLO CROCETTA”: I CINQUESTELLE TOLGONO IL DISTURBO

Aprile 23rd, 2013 Riccardo Fucile

BOCCIATI I LORO EMENDAMENTI AL BILANCIO REGIONALE, ORA DENUNCIANO L’INCIUCIO PDL-PD

Addio al “modello Sicilia”, tanto decantato da Beppe Grillo.
È rottura totale tra i quindici deputati del Movimento cinque stelle e il Governatore siciliano Rosario Crocetta.
Ad annunciare la svolta è stato uno dei deputati grillini, Salvatore Siragusa, tra i più attivi parlamentari di Palazzo dei Normanni che spiega: «Non parliamo di rottura perchè in realtà  non siamo mai stati legati a Crocetta, ma certamente abbiamo constatato che più che il “modello Sicilia” a Crocetta piace il “modello Pd-Pdl”, insomma il modello dell’inciucio».
A scatenare la rabbia dei grillini è stata soprattutto la fotografia scattata a Montecitorio tra il Presidente Rosario Crocetta e il leader del Pdl, Silvio Berlusconi.
«Effettivamente – dice Siragusa – quella foto ci ha colpiti. È solo la conferma di ciò che pensavamo. Noi, comunque, continueremo a fare quello che facevamo prima, cioè approviamo solo quei provvedimenti che ci convincono. E basta».
La rottura tra i grillini e il Governo Crocetta si è consumata piano piano, a partire dalla notte in cui è stata approvata la legge per la doppia preferenza di genere, quando il Movimento cinque stelle ha votato contro il disegno di legge portato in aula dal Presidente della Regione.
Il ddl è stato poi votato da Pd e Pdl ma non dai grillini, secondo cui con la doppia preferenza di genere c’era il rischio di «inquinamento del voto».
Poi, oggi Crocetta incontrando i giovani democratici ha detto di provare «disprezzo» quando sente parlare «di golpe da Grillo».
Stasera la rottura totale.

(da “La Stampa“)

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“CACCIAMOLO, E’ ANDATO IN TV”: GOGNA IN STREAMING PER IL SENATORE GRILLINO

Aprile 23rd, 2013 Riccardo Fucile

IL TRIBUNALE DEL POPOLO DEI “CITTADINI” DICE SI’ ALL’ESPULSIONE DI MASTRANGELI, ORA IL WEB DECIDERA’ LE MODALITA’ DI ESECUZIONE DELLA CONDANNA

Il processo comincia alle sette di sera.
Dopo aver compilato una nota per dire che il Movimento «non prende lezioni» da Giorgio Napolitano, i parlamentari 5 stelle — riuniti insieme alla Camera — passano al primo punto all’ordine del giorno: la proposta di espulsione del senatore Marino Mastrangeli, colpevole di essere andato troppo in tivù.
La richiesta passa con 62 sì, 25 no e 3 astenuti.
Non ci sono tutti, i grillini.
Non tutti pensano sia un evento degno di nota (dopo l’insediamento del presidente della Repubblica, la sconfitta alle regionali del Friuli, la fallita chiamata a Roma del popolo contro il «golpetto istituzionale»).
Quelli che ci sono, però, sono tutti contro di lui.
Anche chi lo difende, Mastrangeli, lo fa «perchè altrimenti otterrà  quello che vuole: un posticino comodo al gruppo misto, lo stipendio da parlamentare e la medaglia di vittima del Movimento». Poliziotto congedato per motivi di salute, eletto a Frosinone, il senatore ha passato i giorni dell’elezione del capo dello Stato a cercare di farsi intervistare.
Da agenzie, televisioni, radio.
Per dire tutto il suo sdegno contro Vito Crimi, che gli ha rubato un’apparizione a Porta a Porta («Avevo registrato un’intervista bellissima, lui invece si è anche seduto sulla poltroncina di Vespa. Proporrò di espellerlo»).
Per ripetere che nel regolamento non c’è scritto da nessuna parte che non si possono fare interviste a titolo personale («L’ho fatto scrivere perfino nei sottopancia, che parlo per me»). Per ricordare che bisogna solo «evitare», di andare ai talk show («Non ho mai accettato contraddittori»).
Queste cose le ripete anche al “processo”.
Vestito scuro, cravatta gialla, è seduto al tavolo del moderatore accanto alla senatrice Elisa Bulgarelli, un’emiliana bionda e bonaria che deve riprenderlo più volte.
Perchè parla, si dibatte, risponde, attacca.
Marino è solo contro tutti: «Sono come Bruce Lee, ne atterro cinquanta alla volta, ma essere processato per il gravissimo delitto di intervista giornalistica mi sembra una farsa».
L’“accusa” è rappresentata dal capogruppo al Senato.
«Non lavora, non viene alle riunioni. La seconda volta che è andato da Barbara D’Urso a Pomeriggio 5- racconta Crimi — l’abbiamo scoperto da un tweet che lo mostrava sullo schermo. Eppure digli avevamo detto di avvertirci».
E Roberta Lombardi: «L’altro giorno è venuto come tuo collaboratore un avvocato romano sedicente attivista che mi ha querelato per percosse, ingiurie e intimidazioni a gennaio. Agirò in sede legale».
Di Battista: «Non sei da Movimento, quando si tratta di dare tutto tu non dai niente. Quando dovevamo placare la folla eri in giro per le tv».
Walter Rizzetto prende la parola: «Non diamogli quello che vuole. Questo streaming lo sta rendendo un eroe».
Gli unici un po’ più comprensivi sono i romani Stefano Vignaroli, che la tv la faceva da tecnico («Spero che l’entusiasmo dei talk show verso di lui vada scemando e inizi a fare il parlamentare»), e Adriano Zaccagnini («Il gruppo dovrebbe abbracciarlo e gestirlo diversamente. Gli chiedo un’autocritica, ma se lui diventa il capro espiatorio si apre la gogna mediatica»).
Paola Taverna: «Ha bisogno di restare nel Movimento per imparare cos’è il Movimento».
E il sardo Roberto Cotti: «L’espulsione è una scemenza. Può fare più danni fuori che dentro». Giulia Grillo si arrabbia: «Io ti avevo chiesto di stare una settimana senza tv e tu sprezzante mi hai risposto che te ne saresti fregato».
Lui prova a interrompere, lei se la prende: «Vedete quant’è democratico? Viene fuori il vero carattere, prendi in giro fino a un certo punto».
Siparietto con Alberto Airola (operatore tv di Torino): «Sai benissimo cosa pensiamo della televisione». «Tu lo pensi». «In vent’anni di tv ho visto cadere i migliori retori. Perchè non sei andato alla Cosa se volevi parlare?». «Non mi avete invitato, ci vado domani», prova lui.
Ma è tardi. I toni si alzano.
Sulla bagarre, lo streaming stranamente si interrompe.
Il voto affossa Mastrangeli e grazia Crimi (per una sorta di par condicio si è votata anche la sua espulsione).
Ora c’è l’“appello”, il voto degli iscritti al portale.
Che però, a giudicare dai commenti sul blog, non cambierà  le cose.

Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)

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GRILLO ORA INVOCA L’INVASIONE: “SPERO CHE LA GERMANIA CI INVADA”

Aprile 23rd, 2013 Riccardo Fucile

DOPO LA RETROMARCIA SU ROMA, IL CAPOCOMICO AL GIORNALE TEDESCO “BILD” FA LA CASSANDRA: “IN AUTUNNO ITALIA IN BANCAROTTA”

“L’Italia in autunno va in bancarotta”. Beppe Grillo parla col tabloid tedesco Bild, che così titola l’intervista. “Berlusconi è finito. Le Pmi vanno in bancarotta. Fra settembre e ottobre allo Stato finiranno i soldi, e sarà  difficile pagare pensioni e stipendi”.
Un’intervista quella del leader del M5S che arriva all’indomani della sconfitta in Friuli Venzia Giulia del candidato dei grillini Saverio Galluccio, superato da Debora Serracchiani.
Ma Grillo su tweeter nega che ci sia stato un flop in Fvg: “Confrontare i dati elettorali delle regionali e delle politiche, e partire da qui per tentare di dimostrare un calo di consensi in atto verso il Movimento, equivale a produrre un evidente falso”.
Nell’intervista a Bild Grillo ritona a parlare di “colpo di Stato”.
“La rielezione di Giorgio Napolitano equivale a un subdolo colpo di Stato –   dice – .
I partiti lottano per la sopravvivenza”, aggiunge il leader del M5S.
“In Italia siedono in Parlamento ancora 30 parlamentari condannati, con sentenze passate in giudicato, per reati gravi. A me piacerebbe avere anche persone oneste, competenti, professionali, nelle posizioni giuste – aggiunge – . In questo senso sarei contento di un’invasione tedesca in Italia”.
Al giornalista che gli chiede se la politica non è anche l’arte del compromesso, risponde: “Oh no, nessun compromesso”, risponde il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, intervistato dal tabloid tedesco Bild.
“In Italia sono stati fatti troppo a lungo sempre nuovi compromessi”.
Oggi sul sito di Beppe Grillo sono stati finalmente pubblicati anche i dati delle Quirinarie, numeri che non erano stati pubblicati in un primo momento e che avevano fatto scattare una polemica interna nel M5S sulla questione della trasparenza.
Ora il M5S fa sapere dopo otto giorni, che su 48.292 persone sono state chiamate a partecipare all’elezione del candidato Presidente della Repubblica del M5S, i voti espressi sono stati 28.518,
Così ripartiti: Milena Gabanelli: 5.796; Gino Strada: 4.938; Stefano Rodotà : 4.677; Gustavo Zagrebelsky: 4.335; Ferdinando Imposimato: 2.476; Emma Bonino: 2.200; Gian Carlo Caselli: 1.761 Romano Prodi: 1.394; Dario Fo: 941
Per chi ci vuole credere, ovviamente…

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QUANDO POTREMO SAPERE DA GRILLO QUANTI VOTI HA PRESO RODOTA’ ALLE QUIRINARIE?

Aprile 22nd, 2013 Riccardo Fucile

WEB E DEMOCRAZIA: LA DEMOCRAZIA LIQUIDA FA DISCUTERE I CINQUESTELLE

Mentre continua il dibattito sul ruolo di internet e dei social network in politica all’indomani dell’elezione del capo dello Stato, c’è una domanda che ancora oggi non ha trovato risposta.
Quanti sono i voti ottenuti da Stefano Rodotà  alla Quirinarie?
Durante la conferenza stampa di domenica, Grillo ha risposto «Non lo so».
E ha cambiato subito discorso.
Poi, sempre durante il comizio alla Città  dell’altra economia, ha buttato lì una frase: «Presto avremo una piattaforma di democrazia liquida».
LIQUIDO MA POCO TRASPARENTE
I leader e gli influencer del M5S hanno indubbiamente avuto il merito di riconoscere prima di altri l’importanza di mezzi di comunicazione come social network, forum (si pensi ai MeetUP), streaming, web tv, e quant’altro.
Ma non sempre i Cinque Stelle sono parsi in grado di gestire tutto ciò.
A tratti, la democrazia liquida è sembrata anche sfuggire di mano.
Ultimo esempio, le votazioni online del candidato alla presidenza delle Repubblica, condotte sul blog di Grillo, gestito da Casaleggio.
In questo caso il numero di aventi diritto in quanto iscritti entro una certa data al Movimento era di 48.282.
Ma sul numero di preferenze espresse si è preferito tacere.
E non si è fatta chiarezza nemmeno dopo la denuncia di un presunto attacco hacker che ha costretto a rivotare.
Ancora prima, in un momento particolarmente teso nei giorni successivi all’inizio della legislatura, Grillo ha denunciato la presenza di troll tra i commentatori del suo blog, senza peraltro prendersi la briga di spiegare come in realtà  le stesse tecniche siano state usate anche dagli attivisti del Movimento durante la campagna elettorale.
Come dire, insomma, che se democrazia liquida è, il liquido non è poi così trasparente.
SEI SU DIECI NON USANO LA RETE
Risultato, ormai da mesi all’interno del Movimento Cinque Stelle si dibatte sulla necessità  di introdurre o meno un programma di e-democracy per votare proposte di legge in collaborazione con gli iscritti al movimento.
E si cerca di migliorare un percorso già  avviato. «Ci stiamo ancora lavorando. Ma non abbiamo ancora preso una decisione definitiva», spiega il parlamentare toscano Massimo Artini.
Allo studio ci sono parecchie soluzioni.
Una su tutte, LiquidFeedback, piattaforma usata dai Pirati tedeschi di cui non convince la complessità .
Poi altri sistemi i come White House.gov.
E, infine Airesis, software open source elaborato da alcuni attivisti, che integra i meetup (e dunque la parte di confronto) con la parte di votazione delle leggi.
Spiega Simone Curini, tra i coordinatori del Meetup 5 Stelle di Firenze e programmatore di Airesis: «Usando questo sistema si otterrà  un abbassamento dell’età  media di chi si avvicina alla politica. Molte persone parteciperanno per l’abbattimento di limiti temporali e geografici tipici delle riunioni».
Il problema è però l’alfabebitazzione digitale degli italiani, ancora indietro rispetto agli altri paesi, con quattro su dieci che non utilizzano la rete.
E il rischio è che si crei una ditattura degli attivi, con pochi che attraverso la rete decidono per tutti.
Un passaggio delicato, che gli attivisti affrontano però da un altro punto di vista.
«Gli svantaggi sono per coloro che non vogliono condividere il potere la partecipazione e mantenere gli status quo, ma consideriamo anche le difficoltà  delle persone che non utilizzano strumenti informatici», Curini.
METODO SCHULZE
Tuttavia, come conferma Artini, le piattaforme non sono pensate per scegliere nomi.
Ma per presentare proposte di legge (fino ad oggi i parlamentari del Movimento Cinque Stelle ne hanno portate avanti 14, l’1% del totale da quanto è iniziata la legislatura).
Per quanto riguarda, invece, il sistema di selezione dei candidati l’idea è di continuare ad usare il metodo adottato per Parlamentarie e Quirinarie.
Continua Curini: «Le votazioni per il presidente della Repubblica sono state fatte usando Plurality Voting (che è il metodo più comune di votazione). Purtroppo questo si presta a voto strategico».
Che, tradotto significa: «Non conviene votare in maniera onesta quello che si preferisce, e si finisce per votare il meno peggio (che però ha delle possibilità  vere di essere eletto)». Ecco allora che vengono avanzate altre proposte: «Airesis usa il metodo di votazione di Schulze che è molto più difficile da manipolare e restituisce un risultato più aderente a quello che la gente effettivamente vuole. Detto questo Airesis non nasce per sostituire il sistema di voto attualmente usato dal Movimento 5 stelle, ma per fornire un valido strumento decisionale e di confronto in sostituzione del Meetup», conclude Curini.
CHI SCEGLIE
Da parte loro, dunque, i parlamentari del Movimento Cinque Stelle continuano a lavorare anche su questo fronte.
Ma chi prende le decisioni finali ancora una volta non è certo la base dei Cinque Stelle: «Ne stiamo discutendo e ne continueremo a discutere con Casaleggio», spiega Artini.
E poi? «Una volta scelto il sistema migliore, questo verrà  integrato sul blog di Grillo».
Un passaggio semplice dal punto di vista pratico.
Ma che rischia di assumere un connotato politico ben preciso.
E cioè che chi non è stato eletto controlli e gestisca processi decisionali che sono propri di una democrazia parlamentare.

Marta Serafini
(da “il Corriere della Sera”)

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IL TRIBUNALE DEL POPOLO GRILLINO DECIDE PER LA GHIGLIOTTINA: ESPULSO IL SENATORE MASTRANGELI PER ESSERE ANDATO IN TV

Aprile 22nd, 2013 Riccardo Fucile

BOCCIATA INVECE LA RICHIESTA DI ESPULSIONE PER CRIMI: LUI PUO’ ANDARE DA VESPA… L’ESPULSO SI DIFENDE: “SOLO IN COREA DEL NORD E’ VIETATO”

Espulso dal movimento perchè è andato a parlare da Barbara d’Urso, sfidando il diktat di Beppe Grillo che vieta ai parlamentari dell’M5S di partecipare ai talk show televisivi: il «reo» è il senatore Marino Mastrangeli, del basso Lazio, che più volte ha sfidato il gran divieto.
Non solo a Canale 5, ma anche a La7.
Il Mastrangeli ha chiesto che la riunione per il suo allontanamento venisse trasmessa in streaming.
E finchè la diretta ha funzionato (lo streaming stranamente si è interrotto per diversi minuti, per «problemi tecnici» diranno loro, proprio quando parlava “l’imputato”) si è potuto carpire qualche passaggio dell’accorata autodifesa del senatore: «Io sono come Bruce Lee, ne atterro 50 alla volta. Non è che per 5 anni mettiamo la mordacchia ai parlamentari. E comunque, chiediamo agli iscritti se i parlamentari possono parlare a titolo personale»
«COME IN COREA DEL NORD»
Mastrangeli poi si lancia in comparazioni asiatiche: «Sono processato per un gravissimo delitto – prosegue – questi processi inutili, è una farsa. Solo in Corea del nord si vieta. E il codice di comportamento non vieta, consiglia. Se si vuole cambiare – ha ripetuto – siano i 50mila iscritti a decidere, loro sono più ragionevoli e diranno di no».
«E CRIMI DA VESPA?»
E si scaglia contro Vito Crimi chiedendo, a sua volta, l’epurazione del capogruppo perchè «lui, sì è andato da Vespa a sdraiarsi».
Anche Renzi, da La7, ha sposato la sua causa: «Perchè «Perchè hanno espulso Mastrangeli? Perchè è andato troppo in tv ? E allora Vito Crimi che è andato a Porta a Porta?».
Ma, dal Movimento, non hanno seguito nè uno, nè l’altro: l’espulsione di Crimi è stata bocciata all’unanimità , la sua approvata, con 62 sì, 25 no e 3 astenuti.
Ora la parola passa alla famosa Rete, agli iscritti che dovranno sanzionare la decisione dell’assemblea.
Tv sì? O tv no?

Matteo Cruccu
(da “il Corriere della Sera“)

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