Aprile 10th, 2013 Riccardo Fucile
MASSIMILIANO CARDULLO SI APPELLA ALLA PRESIDENTE DELA CAMERA PERCHE’ TUTELI I LAVORATORI DEI GRUPPI: “MI HANNO LICENZIATO IN TRONCO PERCHE’ AVEVO CRITICATO IL MOVIMENTO”
Le sue competenze professionali non sono bastate a conservargli il posto di lavoro. 
Le sue opinioni personali, espresse su Facebook, hanno avuto un peso maggiore e gli sono costate care.
Così Massimiliano Cardullo, avvocato, è stato cacciato per aver criticato sul social network il Movimento 5 Stelle.
A denunciare l’episodio lo stesso Cardullo, che ha inviato una lettera al presidente della Camera, ai Questori e ai capigruppo, chiedendo che “vigilino a tutela di tutti i lavoratori dei Gruppi parlamentari”.
Nella sua lunga lettera aperta, Cardullo racconta di aver sostenuto un colloquio, che comprendeva l’esame del curriculm e dei titoli ma anche una prova scritta, il 27 marzo scorso al gruppo del M5S.
“Il colloquio, al quale hanno partecipato il capo dell’ufficio legislativo del gruppo, avvocato Emanuele Montini, e i deputati onorevoli Emanuele Cozzolino, Filippo Gallinella e Arianna Spessotto” ha avuto “esito positivo”.
Dal giorno successivo Cardullo ha cominciato a lavorare presso il gruppo parlamentare grillino come responsabile delle Commissioni finanze e politiche della Comunità europea.
“Da quel momento, seppur senza nessun contratto nè rassicurazioni e certezze sul quantum del mio compenso- scrive Cardullo al presidente della Camera- ed evidentemente rinunciando in fiducia ad altre opportunità lavorative, ho cominciato con abnegazione e professionalità a prestare la mia opera, in alcuni giorni dalle 9 alle 20 come può facilmente accertarsi mediante la verifica all’ingresso di via Uffici del vicario 21, lavorando per il gruppo e ricevendo anche attestati di stima che conservo tra le mie mail”.
Poi però, l’8 aprile, gli arrivano prima delle voci informali (“accusato di essere nell’ordine: massone, avvocato colluso con mafiosi e di essere stato candidato in precedenza in una lista civica”).
Nel pomeriggio i deputati Manlio Di Stefano e Filippo Gallinella gli comunicano il licenziamento, motivandolo con le critiche al Movimento che avrebbe pubblicato in passato sulla propria pagina di ‘Facebook’.
“Certamente – osserva nelle lettera – per chi fa della trasparenza e del merito una propria bandiera allontanare un lavoratore con motivazioni assolutamente generiche sulle sue opinioni personali è quantomeno contraddittorio”.
“Io – conclude Cardullo – mi appello a Voi non per un interesse personale di chi ha sbagliato a fidarsi della correttezza di rappresentanti delle istituzioni e che oggi si trova con una figlia di due anni senza un lavoro, ma affinchè il presidente della Camera, i componenti dell’Ufficio di Presidenza e del Collegio dei Questori esercitino con attenzione e rigore una vigilanza ed un controllo sui gruppi parlamentari a tutela di tutti lavoratori, facendosi garanti che nessuno di essi venga discriminato nell’esercizio del proprio lavoro per nessun motivo, così come statuiscono gli articoli 3 e 4 della nostra Carta Costituzionale”.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 10th, 2013 Riccardo Fucile
“SONO VICINI AL PUNTO DI ROTTURA E CRESCONO DI GIORNO IN GIORNO”
Eurodeputata dell’Idv e paladina dell’antimafia, Sonia Alfano conosce bene il Movimento Cinque Stelle. 
Da settimane è in contatto con l’ala dialogante delle truppe parlamentari di Beppe Grillo. Ed è convinta che molti parlamentari siano vicini al punto di rottura: «Sono quaranta, forse di più. Soprattutto deputati, ma anche senatori.
I numeri crescono. Non vogliono l’inciucio, ma chiedono che il M5S faccia i nomi al Pd per il governo e il Quirinale».
Onorevole Alfano, da siciliana ed ex grillina conosce tanti esponenti del movimento. E’ in contatto con loro?
«Sì, i contatti continuano. Dopo che si è saputo che parlavo con alcuni di loro, mi hanno chiamato anche persone che non mi conoscevano ».
Su cosa le dicono di voler dialogare?
«Sul Quirinale, innanzitutto. E sul premier, sulla squadra di governo».
Quantifichiamo il dissenso parlamentare.
«Quaranta, forse qualcosa in più. La maggior parte deputati».
Fuori i nomi dei dissidenti pronti a sfidare la linea ufficiale.
«No».
Insisto: i nomi. O almeno la provenienza: meridionali?
«Quanto alla provenienza, sono ben spalmati. E’ un fatto che ha stupito anche me. È in atto una discussione, anche dopo l’incontro dell’agriturismo».
Le dicono che usciranno presto allo scoperto?
«Il problema non è il dissenso interno, ma cosa fare all’interno. Più che venire allo scoperto, penso che porranno ancora in modo convinto la questione».
E se non ottenessero risultati concreti?
«Domando io: pensa che queste persone vorranno sentirsi responsabili di dire sempre no?».
Nel Movimento c’è chi dice: Alfano sostiene di avere contatti con noi, ma non è vero.
«E’ il gioco delle parti (ride, ndr). E, d’altra parte, sono loro che contattano me».
Cosa le dicono?
«Hanno a cuore le sorti del Paese. Innanzitutto sui temi della legalità e dell’antimafia. È circolata la foto del pm Di Matteo con la scorta con i mitra spianati: alcuni del movimento mi hanno detto che non vogliono sentirsi responsabili di quello che non vogliono accada di nuovo».
Altri punti di contatto?
«Bersani ha proposto alcuni nomi, gli hanno detto no. Il segretario del Pd ha detto: fate una proposta. E hanno detto no. Discutere dei nomi non significa fare un accordo, ma vincere. Anche per non essere governati di nuovo da Berlusconi».
C’è chi potrebbe gridare all’inciucio tra il Pd e il M5S.
«Ma fare nomi non significa fare un inciucio. Significa portare gli altri sulle posizioni del movimento. Molti di loro temono di perdere la faccia. Come per la storia di Grillo e degli stipendi dei parlamentari».
Aprire al Pd può comportare un prezzo politico alto.
«E io dico: perchè non chiedere ai democratici se sono d’accordo con la legge sul conflitto d’interesse, sulla riforma elettorale, sui diritti civili? Bersani ha mostrato disponibilità , vuole governare con Sel e fare un accordo con il M5S».
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Aprile 10th, 2013 Riccardo Fucile
“DOPO IL QUARTO SCRUTINIO POSSIAMO ANCHE VOTARE IL PROFESSORE”… PER GRILLO “MEGLIO LUI DI D’ALEMA E AMATO”… MA LO SPONSOR DI PRODI IN REALTA’ E’ CASALEGGIO
Il nome gira già da qualche giorno.
E a farlo non sono i parlamentari, ma Beppe Grillo in persona.
L’ex comico ha gà una soluzione in tasca per il Quirinale.
Di chi si tratta? Di Romano Prodi.
«Ragazzi — ripete nelle ultime ore — se per il Colle arriviamo alla quarta votazione, bisogna riflettere!».
Un invito che ha destato sorpresa in molti. E quando il leader del M5S entra nello specifico lascia tutti di stucco.
«Prodi — aveva già spiegato venerdì scorso nel summit “segreto” alle porte di Roma — non è D’Alema o Amato, è una persona con la quale si può ragionare. Vi invito a riflettere su questo punto, perchè altrimenti alla fine rischiamo di trovarci davvero quei due».
Il riferimento è al quarto scrutinio, quando si richiederà solo la maggioranza assoluta e non il quorum dei due terzi per eleggere il successore di Napolitano.
Nella sala del casale alle porte di Roma il Fondatore non ha detto di più, ma tanto è bastato per alimentare un vivace dibattito interno.
Così intenso che fatica a restare sottotraccia, soprattutto ora che la scelta del nuovo inquilino del Colle è a un passo.
Non è la prima volta che il leader saggia il terreno.
Provoca, lancia suggestioni, spiazza.
Il nome del Professore di Bologna, per dire, era stato evocato dal Fondatore un paio di settimane fa, in un post sul suo blog: Pd e Pdl vogliono al Colle «non un Pertini, ma neppure più modestamente un Prodi che cancellerebbe Berlusconi dalle carte geografiche».
Non un’apertura, ma neanche una porta sbattuta in faccia all’ex commissario europeo. Anche perchè in passato lo stesso Grillo e molti dei suoi eletti non hanno nascosto di apprezzare dei governi passati solo quelli presieduti dal Professore.
Davanti a suoi parlamentari Grillo si è però spinto oltre.
Alla vigilia, tra l’altro, del referendum on line che chiamerà gli iscritti al movimento a selezionare già domani una rosa di dieci papabili per il Colle più alto.
Martedì 16 aprile, poi, la top ten espressa dalla galassia grillina sarà sottoposta a nuovo sondaggio della Rete per incoronare il candidato da sostenere in Parlamento.
Almeno per le prime tre votazioni.
Dal quarto scrutinio, infatti, cambia tutto ed è a quel punto che i voti dei cinquestelle possono risultare determinanti. Magari per far prevalere Prodi.
Il risiko del Quirinale non lascia indifferenti deputati e senatori del movimento.
Del nuovo Presidente, non è un mistero, discutono da tempo. Si confrontano soprattutto attraverso mailing list e forum privati.
E la galleria di personalità pronte a scalare il Colle grazie alla spinta dei grillini si arricchisce ogni giorno di nuovi volti. E di suggestioni.
C’è Gino Strada, innanzitutto, sponsorizzato dall’ideologo del M5S Paolo Becchi.
Va fortissimo anche Dario Fo, così stimato da poter contare anche su un pubblico elogio di Grillo: «È un premio Nobel una mente aperta, ha una lucidità fantastica».
«Non ho le possibilità fisiche e psichiche», si è però tirato fuori l’intellettuale.
Nella galassia grillina si guarda anche ai Presidenti emeriti della Consulta, Gustavo Zagrebelsky e Valerio Onida.
E qualcuno, fra i fan del leader, ha anche pensato di lanciare la candidatura del direttore d’orchestra Claudio Abbado.
Se la società civile è il bacino preferito dal movimento, un discorso diverso va fatto per i politici di professione.
Piace, ma potrebbe pagare la lunga militanza radicale Emma Bonino. Raccoglie consensi crescenti nell’ala libertaria dei grillini, ma difficilmente riuscirà a spuntarla.
Quanto a Prodi, non è solo l’attenzione dimostrata dal Fondatore a pesare, spingendo decine di parlamentari a valutare un clamoroso sostegno in caso di “spareggio” per il Colle.
Conta anche la conoscenza tra il guru Gianroberto Casaleggio e il Professore, mediata da Angelo Rovati.
E i due hanno avuto modo di incrociarsi anche di recente a Milano, durante una pausa dei lavori del World Business Forum.
La mossa di Grillo punta anche a evitare che si ripeta quanto già accaduto per l’elezione di Piero Grasso.
Perchè lacerarsi è facile, soprattutto se il voto è segreto e la posta in palio altissima.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Aprile 10th, 2013 Riccardo Fucile
DOPO TANTE CHIACCHERE I CINQUESTELLE A TUTT’OGGI SI SONO RIDOTTI DEL 50% SOLO LO STIPENDIO BASE: INVECE DI 13.500 EURO NE PRENDONO POCO PIU’ DI 11.000: E’ QUESTA LA RIVOLUZIONE?
Roberto Cotti ha confessato di aver chiesto un prestito in banca. 
«Non sarei arrivato alla fine del mese…», ha spiegato a Un giorno da pecora su Radio2.
Ma un prestito va restituito, e se lo stipendio è davvero di 2.500 euro netti al mese, per il senatore grillino che difficilmente da Roma potrà continuare a mandare avanti la sua ditta «di servizi turistici» Sardegna Piccoli Eventi, i sacrifici sono destinati a continuare.
Almeno fino a quando Cotti, come gli altri suoi 161 colleghi, non avranno preso le misure alla famigerata «diaria».
Sono i 3.503 euro al mese che spettano ai parlamentari, oltre all’indennità , come rimborso delle spese di vitto e alloggio nella capitale.
Fino al 27 luglio del 2010 era di 4.003 euro.
Persino insufficienti, secondo qualcuno, a mettere al riparo gli onorevoli dalle tentazioni romane. Ricordate l’ex deputato dell’Udc Cosimo Mele?
Reduce da un festino a luci rosse e droga in un albergo di via Veneto si dimise dal partito, mentre il segretario udc Lorenzo Cesa avanzava una proposta scioccante: dare più soldi ai deputati per consentirgli di ospitare le mogli a Roma.
Già , la diaria. Quando la pronunciano, quella parola, è come se dovessero maneggiare nitroglicerina.
Perchè guai a dare l’impressione che si possa essere omologati ai parlamentari di altri partiti: anche se il problema dell’uso di quei soldi esiste, eccome.
Un mese fa la giornalista dell’Ansa Francesca Chiri aveva raccolto gli sfoghi di alcuni deputati grillini: «Nessuno vuole arricchirsi ma attenti, non possiamo neanche rimetterci. Non dobbiamo tornare a vivere come quando eravamo all’Università fuori sede…».
Sfoghi rigorosamente anonimi, e si capisce perchè
La linea è quella che arriva dal blog di Beppe Grillo, che due giorni fa ha spedito un missile terra-aria a Repubblica, giornale reo di aver titolato: «La retromarcia dei grillini: non bastano 2.500 euro. E Beppe: “Vanno bene seimila”».
Cioè la somma fra l’indennità e la diaria, appunto seimila euro. «Una balla gigantesca», per Grillo. Anche se poi l’Ansa pubblica il testo del codice sottoscritto dai cittadini dove c’è scritto: «L’indennità dovrà essere di 5 mila euro lordi mensili (…) i parlamentari avranno comunque diritto a ogni altra voce di rimborso tra cui la diaria…».
La linea è quella di cui si fanno tramite diligenti i capigruppo Roberta Lombardi e Vito Crimi.
Il quale spiega in conferenza stampa: «Abbiamo deciso di rimandare la rendicontazione della diaria a quando avremo in mano le prime buste paga…».
Logico: come si fa a rendicontare prima ancora di sapere quanto si spende?
Ma non può non venire l’idea che tutto questo nasconda il terrore di essere sia pure soltanto sfiorati dal sospetto di essere sedotti dai vituperati privilegi.
Anche quando la faccenda assume contorni grotteschi.
Prova ne sia l’autodafè di Adriano Zaccagnini, pizzicato a mangiare al ristorante della Camera. «Ammetto il mio errore e sono pronto a restituire la parte eccedente del conto che non ho pagato», è stata la sua confessione…
L’indennità , dunque, sarà dimezzata.
Ma gli eletti del Movimento 5 Stelle hanno deciso che rinunceranno anche alla liquidazione.
Per la diaria, invece, vedremo a fine mese.
Come per il contributo di 3.690 euro mensili che dovrebbe essere destinata ai collaboratori.
E per altre voci, quali il fondo per le bollette telefoniche (3.098 euro l’anno) e le spese di trasporto (fino a 3.995 euro ogni 3 mesi).
Non che non restino aperti altri interrogativi.
Per esempio, la diaria di chi vive a Roma? Per esempio, la pensione? Per esempio, i finanziamenti ai gruppi parlamentari?
Ai grillini di Camera e Senato toccherebbero 8.974.100 euro.
Soldi del finanziamento pubblico di cui il M5S vuole l’abolizione.
Impensabile che finiscano nelle casse grilline, o che a finanziare il Movimento siano gli stessi cittadini con parte delle proprie competenze, come fanno gli onorevoli di qualche partito.
Del resto, Grillo non ha sempre detto che «è possibile fare politica senza soldi pubblici» e comunque con pochissime risorse?
La campagna di finanziamento delle elezioni si intitolava: «Obiettivo un milione».
È arrivato molto meno: 571.645 euro, a ieri.
E anche lì, per il dettaglio delle spese, ancora ignoto, bisognerà attendere l’esito della «meticolosa rendicontazione» in atto.
Vero è che il seguitissimo sito di Beppe Grillo, e questo ha fatto storcere la bocca a qualche integralista, è zeppo di pubblicità .
C’è anche Cubovision, che fa capo a Telecom Italia, azienda in passato finita ripetutamente nel mirino del comico genovese.
L’ultima volta il 29 aprile del 2010, quando c’era già l’attuale gestione di Franco Bernabè. All’assemblea Grillo si presentò con un poco amichevole lutto al braccio: «Qui si celebra un funerale. Telecom è morta ma forse si possono espiantare degli organi. Sia venduta a Telefonica prima che la spolpino».
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera“)
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Aprile 10th, 2013 Riccardo Fucile
“L’INDIRIZZO POLITICO SPETTA AL GOVERNO”
Su questa storia delle commissioni che non decollano, i grillini ne fanno una bandiera, ma gli addetti ai lavori la pensano in maniera diversa.
«Da un punto di vista teorico – spiega il costituzionalista Stefano Ceccanti, ex parlamentare Pd – non si può confondere un sistema presidenziale da uno parlamentare. Nel primo si può ancora ricorrere alla tripartizione classica tra poteri Esecutivo, Legislativo e Giudiziario. Nel secondo, no. Con il voto di fiducia la maggioranza parlamentare si fonde indissolubilmente con il governo, cui spetta l’indirizzo politico».
Secondo Ceccanti nel nostro sistema non c’è alcuna separazione tra Esecutivo e Legislativo. «La maggioranza politica è l’asse in comune. E infatti è espressamente previsto che in alcune particolarissime commissioni, tipo quella di controllo sui servizi segreti, il presidente dev’essere di opposizione».
Per essere ancor più chiaro, il costituzionalista fa l’esempio delle leggi di spesa: compete al governo stabilire le forme della copertura finanziaria e di conseguenza non è affatto indifferente chi sia il presidente della commissione Bilancio di Camera e Senato.
«È naturale che la maggioranza voti il “proprio” presidente della commissione Bilancio, che opererà in stretto contatto con il governo. È inimmaginabile che il presidente di una commissione così importante, come anche quella degli Affari costituzionali, non sia della maggioranza. Ma se non si passa attraverso il voto di fiducia al governo, come si fa a definire chi è in maggioranza e chi all’opposizione? ».
La pensa esattamente come Ceccanti anche uno che è dalla parte opposta. Giuseppe Calderisi, ex parlamentare Pdl, grande esperto di norme parlamentari, dice di essere stupito di un dibattito «che è surreale: chi, come i grillini, dice che la nostra Costituzione è la più bella del mondo, è tenuto almeno a leggerla e rispettarla. Non si può mica passare surrettiziamente da un sistema parlamentare a uno assembleare senza modificare la Costituzione. Anche i regolamenti parlamentari: troppo facile leggere solo alcuni articoli. Il nostro sistema è chiarissimo. Occorre un governo anche per fare le leggi».
Si ascolti anche Rocco Buttiglione, Udc, che ieri alla Camera ha improvvisato una piccola lezione ai giovani colleghi del M5S: «La nostra è una Costituzione parlamentare, non assembleare: parlamentare vuol dire che c’è un governo e che la responsabilità politica complessiva dell’indirizzo della legislazione tocca al governo».
A sentire i tecnici di area, insomma, di destra come di sinistra o di centro, non c’è modo di uscirne.
Con buona pace del professor Paolo Becchi, che spinge sull’acceleratore della protesta. «Occupare il parlamento e occupare la piazza per difendere la democrazia dall’ultimo colpo di coda della partitocrazia», era il suo slogan di ieri.
La partitocrazia, per stare alle parole di Grillo, è a un passo dal golpe? Becchi ne è convinto. «Il golpe lo sta facendo chi impedisce al Parlamento di lavorare».
Ma lo spirito movimentista del professor Becchi è agli antipodi della governabilità cara a Ceccanti.
«Se vogliamo uscire dal piano teorico e passare al pratico – dice il costituzionalista – ricordo che tra qualche giorno i parlamentari saranno impegnati mattina e sera per votare il nuovo Capo dello Stato. Subito dopo ci sarà l’insediamento al Quirinale e le nuove consultazioni. Nel giro di pochissimi giorni la situazione si chiarirà . Tutta questa retorica sul Parlamento che non lavora, insomma, è destinata a finire presto».
Francesco Grignetti
(da “La Stampa“)
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Aprile 10th, 2013 Riccardo Fucile
RIVOLUZIONARI ALL’AMATRICIANA TRA SFILATE, RISOLINI E “PRIMAVERA ARABA” PER L’LA STRANA OCCUPAZIONE “AUTORIZZATA”… SCILIPOTI E’ VIVO E MARCIA INSIEME A LORO, LA LOMBARDI SFILA IN PASSERELLA
Nel pieno rispetto delle regole — le loro — le truppe parlamentari di Grillo occupano le aule di Camera e Senato.
Le luci sono accese fino a mezzanotte, i commessi costretti agli straordinari (già pagati), i seguaci del comico leggono a turno, dando le spalle alla presidenza e agli scranni vuoti, gli articoli della Costituzione e il voluminoso regolamento parlamentare.
Diretta streaming, webcam fissa.
Sarebbe vietato ma da regole che, appunto, non sono le loro.
Mentre va in scena la presa di Montecitorio e Palazzo Madama, Grillo dirama, in una intervista gentilmente concessa al quotidiano gratuito Metro, il comunicato numero uno: «La demolizione è cominciata, non ci alleiamo con nessuno. Li manderemo tutti a casa».
Addirittura evoca la primavera araba: «In Egitto forse rimpiangono Mubarak, qua nessuno sta rimpiangendo Fini, Casini e nessuno rimpiangerà Bersani nè Berlusconi ».
I mercati internazionali stiano tranquilli: «Creeremo i presupposti per quegli investimenti che in Italia saranno fatti con trasparenza, onestà e professionalità ».
Il capo della primavera grillina è soddisfatto dei suoi. Li controlla in streaming.
Sono disciplinati, addirittura virtuosi: alle 22.08, i senatori interrompono l’occupazione dell’aula: «Evitiamo uno spreco di energia elettrica e mandiamo i commessi a casa».
Che sensibilità .
Però guardano tutto il giorno dall’alto al basso i colleghi degli altri partiti.
Solo loro sono onesti, puri, grandi lavoratori.
Gli altri svicolano pur di non fare le commissioni permanenti.
Ecco: è la questione delle commissioni ad aver scatenato la rivolta Cinque Stelle.
Ieri è arrivato il no della conferenza dei capigruppo all’istituzione delle commissioni prima che ci sia uno straccio di governo, prima che si sappia chi sta all’opposizione e chi è maggioranza. Grillo, lo stesso che butta fuori chiunque non la pensa come lui, grida al «golpe»: «Un golpe iniziato da anni, alla luce del sole per delegittimare e svuotare il Parlamento. L’Italia non è più una repubblica parlamentare ma una repubblica partitica».
Parlamento svuotato, delegittimato, dice. Ma da chi?
Forse proprio dai comportamenti di chi si sente al di sopra di tutti.
Fa forse bene al Senato la «seduta autogestita », organizzata dal fido Crimi?
Basta cliccare ed eccoli là , i senatori, in fila indiana a leggere la Carta e poi i regolamenti del Senato.
Fa loro compagnia Scilipoti.
Commento della Pd Pezzopane: «Dio li fa e li accoppia».
E non ha qualcosa di livido, di gelido, di cinico — nulla a che fare con il vecchio e appassionato ostruzionismo radicale — la petulante sequenza di interventi a Montecitorio in cui si mescola tutto: il tasso di onestà dei colleghi parlamentari, le stragi di Stato, i giudicie eroi, le lettere anonime al pm Di Matteo, il caso Caffaro, la Seveso di Brescia, il tristissimo episodio dei suicidi di Civitanova Marche, il buco del Montepaschi?
Il plotone di Montecitorio parla, si piace e si applaude da solo.
Quando si alza qualcuno del Pd o del Pdl, chissenefrega. E’ il momento della chiacchiera, di un twit, di Facebook o di una telefonata.
«Noi abbiamo voglia di lavorare », dice il Cinquestelle Barone. Noi: non voi.
Loro sanno tutto di mafia, di economia, di ambiente.
Loro salgono sul pullman quando il Capo li chiama senza nemmeno chiedere la destinazione. Tutti eccitati guardano l’ora, aspettano che la presidente Boldrini dichiari chiusa la seduta.
Fuori la piazza di Montecitorio è deserta, resa inaccessibile dalla polizia. Una trentina di simpatizzanti veglia sull’eroico gesto dei parlamentari. Presidio che si anima, nel pomeriggio, solo all’arrivo degli onorevoli Fico e Di Battista.
Dentro non possono andare nemmeno a fare pipì.
La capogruppo Lombardi, molto frivola nel suo abitino bianco e nero, twitta: «Sequestrati in aula. Se usciamo non ci fanno rientrare. Rimaniamo qui».
Invano Roberto Giachetti (Pd), che aveva a lungo digiunato per una nuova legge elettorale, le spiega la stonatura della protesta. Grillo ha ormai deciso per la “primavera araba”.
Alle dieci di sera giusto una frustatina «agli eletti in aula» da parte del conduttore della diretta: «Ridono troppo, sembra una scuola. E invece dovrebbe essere un momento solenne…».
Da Montecitorio arriva immediato l’atto di contrizione: «E’ vero ma adesso guarda giù. Là in fondo si sono formate spontaneamente le commissioni… ».
Spettacolo surreale.
L’avvocato Piero Longo, difensore del Berlusca, non se ne va subito, li sta a guardare seduto al suo banco: «Una curiosità tecnico-giuridica ».
Mentre il grillino Manlio Di Stefano scrive ai suoi amici di Facebook: «Vedo ancora nell’emiciclo Civati del Pd».
Occupazione che dovrebbe essere solenne come il momento.
Si arrabbia molto con i giornalisti Rocco Casalini, quello del Primo Grande Fratello», portavoce dei rivoltosi: «Solo a noi fate le pulci, se la protesta fosse di altri la trattereste in modo diverso». Stampa filo-casta, stampa da buttare.
Paolo Becchi, grillino, spiega a chi non è in grado di capire: «L’occupazione di Camera e Senato è una lotta di liberazione dal sistema».
Alessandra Longo
(da “La Repubblica“)
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Aprile 9th, 2013 Riccardo Fucile
TRA AFFITTI, VIAGGI E COLLABORATORI I SOLDI FINISCONO IN FRETTA. “MEGLIO UNA CIFRA DA NON RENDICONTARE”
“Spero che questo mese non sia indicativo. Altrimenti, lo dico chiaro: io me ne torno in Sicilia, non mi
conviene stare qui”.
Francesco Campanella, senatore Cinque Stelle, lo ammette candidamente: qui, se si continua a tagliare l’indennità , fare il parlamentare diventa un problema.
Lo hanno spiegato anche a Beppe Grillo, nel conclave di venerdì scorso.
Tra affitti, viaggi e collaboratori da assumere, i soldi finiscono in fretta.
Lui, ha risposto che non vuole affamare nessuno: l’unica regola è il rendiconto, ovvero saper dimostrare come si è speso fino all’ultimo euro.
Senatore, com’è andato il primo mese?
Se va avanti così siamo finiti. Non siamo riusciti a cercare casa, quindi siamo stati sempre in albergo. A cena siamo andati sempre qui nei dintorni di palazzo Madama. Diciamo la verità , ci hanno fatto penare. E poi ci mancava il Papa. Tra dimissioni, conclave e nuovo Pontefice, i prezzi sono schizzati a livelli assurdi.
Il primo stipendio non è ancora arrivato.
Infatti stiamo anticipando tutto di tasca nostra.
La vostra indennità sarà dimezzata mentre la diaria dovrà essere rendi-contata. È d’accordo?
Io credo che dobbiamo studiare un metodo organizzativo. I pizzini sono una iattura.
Sarebbe a dire?
Mi ricordo quando andavo in missione per lavoro, sono un funzionario della regione Sicilia. Gli scontrini me li perdevo sempre.
Quindi come si fa?
Per esempio si potrebbe stabilire un forfait da non rendicontare. Che so, un tetto fisso per vitto e alloggio. Tutto quello che si spende in più, invece, andrebbe giustificato.
E quello che avanza?
Quello andrebbe restituito.
Non tutti sono d’accordo, però.
Parlare di soldi è sempre un argomento scivoloso.
Ha in mente altre soluzioni?
Dovremo discuterne in gruppo, però un’altra ipotesi potrebbe essere quella di prendere il Cud dell’anno precedente ed aggiungere un 2, un 5 per cento…certo, per chi era precario o disoccupato andrebbe stabilito un fisso.
Lei ha un buon lavoro.
Ho calcolato che in dodicesimi prendevo 2732 euro. Francamente, non vorrei rimetterci.
Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 9th, 2013 Riccardo Fucile
SUL BLOG DI GRILLO LA VOCE SPESE SOSTENUTE IN CAMPAGNA ELETTORALE SEGNA ANCORA ZERO
Rendicontare: è il verbo di questi tempi più diffuso fra i 162 «cittadini» del Movimento 5 Stelle catapultati in Parlamento.
«E’ giunta l’ora di rendicontare le caramelle», ammoniva Beppe Grillo il 19 marzo. «Renderemo obbligatoria la rendicontazione e la pubblicazione sul sito della Camera di tutti i rimborsi», ha promesso il 31 marzo il deputato Riccardo Fraccaro annunciando una proposta per ridurre di 42 milioni le spese di Montecitorio.
Concetto ribadito con risolutezza lunedì 8 aprile dalla capogruppo Roberta Lombardi. «Appena eletti troveremo il modo di rendicontare i rimborsi», non ha voluto essere da meno il candidato grillino alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, Saverio Galluccio.
Di rendiconto in rendiconto, tuttavia, manca ancora quello che forse era lecito addendersi di vedere per primo, e senza necessariamente aspettare i «termini di legge» (tre mesi) cui ha fatto riferimento Beppe Grillo nel suo blog il 14 marzo scorso.
Dalle elezioni sono trascorsi 45 giorni e nella pagina delle donazioni del blog non c’è ancora nulla a proposito dell’utilizzo dei fondi (tutti di privati cittadini) raccolti per la campagna elettorale.
«OGNI SPESA SARA’ DOCUMENTATA»
Mentre apprendiamo che i contributi hanno raggiunto 571.625 euro e 50 centesimi, la voce «spese sostenute» al 9/4/2013 riporta la cifra di 0,00.
Queste donazioni, spiega una nota dello stesso leader del Movimento in fondo alla pagina, «verranno utilizzate per pagare le spese legali, per la promozione del M5S nel periodo pre elettorale, per la mia tournèe non-stop che partirà subito dopo la Befana fino alle elezioni per tutta Italia, per organizzare eventi nazionali e per fornire ogni supporto on line agli attivisti. Ogni spesa sarà documentata e l’eventuale residuo sarà destinato al conto corrente per i terremotati dell’Emilia».
Il 14 marzo Grillo scriveva: «E’ possibile, ed è stato dimostrato, fare politica senza intermediazione dei partiti, senza bisogno di soldi pubblici e garantendo la massima trasparenza sulle fonti di finanziamento. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito (…) Tutte le voci di spesa saranno pubblicate, entro i termini di legge, nei prossimi giorni non appena sarà finita la meticolosa attività di rendicontazione».
Attendiamo fiduciosi.
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera“)
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Aprile 8th, 2013 Riccardo Fucile
IN REALTA’ LE COMMISSIONI NON POSSONO LAVORARE SENZA SAPERE CHI E’ MAGGIORANZA E CHI E’ OPPOSIZIONE E QUINDI FISSARE LE PRESIDENZE… I GRILLINI O NON L’HANNO ANCORA COMPRESO O VIVONO PRENDENDO PER IL CULO IL PROSSIMO
I “grillini” urlano al “golpe” perchè non vengono fatti partire i lavori delle Commissioni
Parlamentari, ma non urlano al “golpe” anzi applaudono la scelta di Napolitano del tenere in vita, pienamente operativo perchè “mai sfiduciato” il Governo Monti, che insieme alla scelta dei “saggi” è totalmente anticostituzionale.
Ora sono pronti, i Cinquestelle, ad occupare il Parlamento se non si attivano le Commissioni. Ma le Commissioni, che possono essere tranquillamente composte anche da subito, non possono lavorare visto che, non sapendo chi sia maggioranza ed opposizione, non si possono determinante le Presidenze.
Inoltre ai Lavori delle Commissioni partecipa anche il “rappresentante del Governo” che può anche far modificare l’ordine dei lavori.
Quindi non serve a nulla costituire le Commissioni se poi non possono lavorare, finchè non si “sblocca” la questione governo e quindi non si determina chi è maggioranza e chi opposizione. Ma questo ai “grillino” sfugge… anzi ti dicono che non è vero, vivono in un “fake”.
Ma andiamo avanti: se mai venissero definite ora, le Commissioni, (quando non c’è un Governo e quindi con impossibilità comunque di essere pienamente funzionanti), e quindi venissero scelte anche le Presidenze, nulla osta al fatto che chi ha più voti in Parlamento, ma non è maggioranza (perchè non c’è alcuna maggioranza di Governo!), prenda anche le cosiddette Commissioni di Controllo (quella sui Servizi e quella di Vigilanza Rai).
Se così succedesse, ed è normale che accada (spettano all’opposizione, ma visto che non c’è maggioranza e non c’è opposizione, può andare a chiunque), cosa farebbero i Cinquestelle? Urlerebbero al “golpe”, ovviamente.
Di campagna mediatica a campagna mediatica, da propaganda a propaganda, e le Commissioni, finchè non c’è un Governo con “fiducia” di questo Parlamento, non potrebbero produrre nulla, perchè manca quella “bazzecola” chiamato “potere esecutivo”.
Lo so, tanto non capiscono… ma io ci provo ugualmente.
Christian Abbondanza
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