Febbraio 14th, 2013 Riccardo Fucile
“GRILLO AL 20% NON CAMBIA IL VERDETTO SE PESCA DI QUA E DI LA’, MA SE ERODE IL PD FA VINCERE BERLUSCONI”
Una variabile importante, per il risultato delle elezioni, è data dal Movimento 5 stelle. 
Il tour di Beppe Grillo riempie le piazze.
I suoi consensi erano già dati in crescita negli ultimi sondaggi, e potrebbero salire visti gli scandali Mps, Saipem, Finmeccanica, e i colpi mediatici che ha in mente l’ex comico, dallo sbarco in tv al Piacere Day di Piazza San Giovanni.
Eppure, secondo Roberto D’Alimonte, professore di Sistema politico italiano alla Luiss di Roma, anche se Grillo arrivasse al 20, 22 o 23 per cento, non cambierebbe nulla.
«A meno che – precisa – quei voti in più non arrivassero da un’erosione del Pd».
In quel caso, cosa succederebbe?
«Che il boom dei 5 stelle potrebbe far vincere Berlusconi. Il ragionamento è semplice: se l’incremento di voti di Grillo è di tipo “ecumenico”, se cioè pesca un po’ di qua e un po’ di là , non cambierà niente. Se invece dovessimo scoprire che i voti aggiuntivi sono sottratti più al Pd che al Pdl o a Monti, allora potremmo anche trovarci di fronte alla sorpresa di un Grillo che fa rivincere Berlusconi alla Camera».
Nel primo caso, è davvero certo che non cambierebbe nulla?
«Non sul piano dell’esito del voto, perchè probabilmente Bersani otterrà la maggioranza assoluta alla Camera e almeno relativa al Senato».
Quindi la conquista del Senato è ancora alla portata del centrosinistra?
«Sì, credo che l’unica regione che il centrosinistra può ragionevolmente considerare già persa è il Veneto. Sicilia e Lombardia invece sono ancora in bilico».
In ogni caso arriveranno in Parlamento decine e decine di grillini. Quale sarà l’effetto su Camera e Senato?
«La presenza di una pattuglia così consistente di deputati e senatori grillini sarà un pungolo molto forte nei confronti di chiunque formerà il governo».
Secondo lei come andrà a finire?
«Credo che Bersani vincerà alla Camera, ed è ancora possibile che che possa ottenere la maggioranza assoluta dei seggi al Senato. Oppure, che al Senato abbia bisogno di Monti per fare un governo».
Un esecutivo che tenga insieme Bersani, Vendola e Monti?
«È l’esito più probabile».
Ma è ancora possibile, dopo le accuse reciproche che si sono scambiati il premier uscente e il leader di Sel?
«Sì, perchè io credo che nè Vendola nè Monti si possano prendere la responsabilità di non fare un governo e creare le condizioni per un ritorno alle urne, come in Grecia».
E non sarebbe un governo fragile, pronto a cadere al primo colpo di vento?
«Non è detto. Esiste un possibile terreno di accordo che riguarda da una parte una nuova legge sulla cittadinanza e sulle unioni civili, cose che stanno molto a cuore alla sinistra, e dall’altra una serie di riforme economiche che invece premono a Monti».
Pensa davvero che la sinistra del Pd e Sel accettino le riforme che vuole Monti?
«Che alternativa hanno? Se il centrosinistra non ottiene la maggioranza assoluta dei seggi l’accordo è ineluttabile. Nel caso fallisse, si tornerebbe a votare, aprendo la strada al ritorno di Berlusconi. O alla vittoria definitiva di Grillo».
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 13th, 2013 Riccardo Fucile
GIA’ NEL 2008 GLI AMERICANI AVEVANO CAPITO IL POTENZIALE ELETTORALE DEL COMICO E PREVISTO IL SUO SUCCESSO… L’INVITO A PRANZO IN AMBASCIATA E LA RELAZIONE A CONDOLEEZZA RICE
Alle 11,12 del 4 aprile 2008 dall’ambasciata americana a Roma parte il telegramma
intitolato «Pranzo con l’attivista italiano Beppe Grillo: “Nessuna speranza per l’Italia”. L’ossessione della corruzione».
A firmarlo è Ronald Spogli, ambasciatore a Roma, e il destinatario è il segretario di Stato, Condoleezza Rice, a cui spiega in cinque pagine che Grillo è un «interlocutore credibile» nella comprensione del sistema politico italiano, grazie al fatto di essere «unico» per denuncia della corruzione nelle vita pubblica, ricorso al web e appello agli oppressi.
Il documento è stato ottenuto da «La Stampa» nel rispetto delle norme del «Freedom of Information Act» e inizia con un preambolo in cui si presenta il «politico italiano Beppe Grillo» come «un comico divenuto attivista che durante un pranzo nella residenza del consigliere economico dell’ambasciata ha affermato: “Non c’è speranza per l’Italia”». Segue la descrizione di Grillo: «È un eccentrico, si appella agli oppressi d’Italia e così riesce a portare nelle piazze centinaia di migliaia di persone per protestare contro l’ordine costituito».
“Soprattutto «i suoi commenti risaltano per il contrasto con quelli dei nostri interlocutori tradizionali su economia, politica e in particolare sulla corruzione».
La seconda parte del documento classificato «sensitive» include un approfondimento sul personaggio.
«Giuseppe “Beppe” Grillo è un ex comico politicamente schietto che ha ottenuto una celebrità mondiale scorticando ogni giorno i politici italiani sul suo blog e organizzando con successo una manifestazione contro la corruzione nel governo alla quale lo scorso autunno hanno partecipato oltre 150 mila persone».
L’accento viene messo sullo stile personale: «Grillo è brusco, perfino profano, ma le sue accuse dirette e spesso taglienti risaltano al contrasto con le analisi timide e indirette sulla corruzione che vengono dal mondo politico italiano».
È a tali caratteristiche che il testo attribuisce la capacità di «galvanizzare una parte dell’opinione pubblica in genere silenziosa, convogliando la rabbia degli italiani verso la corruzione governativa più radicata e l’incapacità dell’èlites di migliorare le condizioni del Paese» con la conseguenza di «aver creato un foro alternativo di discussione su questioni che non vengono affrontate dai maggiori media».
Da qui la scelta di dedicare al tema della «Corruzione» la parte centrale del documento. «Grillo, 59 anni, ha una capigliatura selvaggia e un aspetto quasi da portuale ma è riuscito ad affermarsi negli ultimi dieci anni come un commentatore controcorrente sulla corruzione italiana, in particolare identificando i problemi contabili di Parmalat assai prima che i dettagli delle irregolarità finanziarie venissero scoperte».
Tale precedente lo accredita agli occhi dell’ambasciata americana a Roma, che aggiunge: «Grillo ritiene che l’endemica corruzione nella classe politica italiana ha distrutto ogni speranza di migliorare le prospettive economiche nazionali» fino al punto che «l’unica soluzione è la rimozione di praticamente tutti i politici di destra e sinistra rimpiazzandoli con giovani che hanno meno legami con l’establishment e meno interesse nel mantenimento dello status quo».
Ciò che colpisce il consigliere economico americano, che ha incontrato Grillo assieme ad altri funzionari dell’ambasciata, è che «descrive la corruzione come una procedura standard nell’attuale cultura politica italiana, ai suoi occhi i politici di destra e sinistra vogliono solo mantenere il potere, sono troppo vecchi, carenti di visione e capacità per migliorare le condizioni del Paese».
La lotta alla corruzione è la chiave di lettura che consente di comprendere l’opposizione di Grillo a «energia nucleare, rigassificatori e inceneritori perchè sarebbero tutti progetti destinati a enormi perdite di fondi pubblici a vantaggio di corruzione, mafia o entrambe». È tale battaglia che spinge l’estensore del documento a titolare il paragrafo sull’opposizione agli inceneritori in Campania: «Luddista, progressista o entrambi?». Facendo capire che il giudizio su tale posizione resta in sospeso.
Riga dopo riga ci si accorge come il documento diplomatico Usa dà credito alle posizioni dell’ex comico: «Per Grillo il desiderio dei politici di mantenere il potere è l’elemento che spiega tutto, dalla manipolazione delle procedure amministrative alla collusione fra imprenditori e politici, alla tendenza dei maggiori mezzi di informazione a non dare risalto alle illegalità » fino ai politici che «non se ne vanno mai, neanche se incriminati o condannati come 24 degli attuali membri del Parlamento».
Incalzato dalle domande e dalla curiosità dei diplomatici americani, Grillo fa delle previsioni che vengono fedelmente riportate in un sottocapitolo intitolato «La situazione peggiora».
«Grillo ritiene che la corruzione dei politici di oggi è divenuta più sofisticata rispetto alle indagini dell’inizio degli anni Novanta, svolte da parte di Mani Pulite» fino al punto che «le tangenti rappresentano oggi un’ampia fetta degli appalti pubblici».
Il richiamo a Tangentopoli lascia intendere che i diplomatici americani vedono un nesso storico fra le battaglie di Grillo e le indagini con cui Antonio Di Pietro diede vita al pool di Milano che portò al crollo della Prima Repubblica.
Se allora l’impegno di Di Pietro riscosse l’attenzione dell’ambasciata in via Veneto – al punto che fu invitato a Washington e New York – ora c’è un parallelo interesse nei confronti di Grillo, badando alla sostanza di ciò che afferma più che al suo stile trasgressivo.
«Grillo lamenta l’inefficacia delle agenzie governative, dei gruppi di cittadini e delle ong anti-corruzione, attribuendola al fatto che sono troppo piccole, limitate, locali per essere efficaci contro un fenomeno così vasto».
A tali osservazioni uno dei diplomatici americani ribatte, «facendo notare a Grillo che il recente rapporto della Corte dei Conti sull’accresciuta corruzione non ha suscitato grande attenzione».
La replica dell’ex comico è: «L’opinione pubblica è in stato comatoso».
Da qui il messaggio che Grillo consegna agli interlocutori americani: «Tutti i partiti e politici italiani sono illegittimi», di «centro, destra o sinistra», perchè «arresti, indagini e conflitti di interessi li rendono incapaci o inadatti» senza contare che il sistema elettorale «basato sulle liste impedisce ai cittadini di scegliere chi votare».
La sua proposta è il «boicottaggio del sistema politico» e per questo «sul suo blog chiede di non partecipare le elezioni politiche del 13 e 14 aprile» ma gli interlocutori americani vedono «il possibile germe di un nuovo partito nella decisione di consentire a candidati indipendenti alle elezioni amministrative di usare il suo nome», sostenendoli poi con il blog a patto che abbiano i tre requisiti necessari: nessuna carica precedente, fedina penale pulita e disponibilità a pubblicare online tutte le attività e transazioni svolte dopo l’eventuale elezione.
Nel 2008 il Movimento Cinque Stelle deve ancora nascere ma le dimensioni dell’impegno di Grillo sul web colpiscono l’ambasciata Usa.
«Grillo è un grande sostenitore di Internet, il suo blog gli ha garantito una importante ribalta nazionale e internazionale – si legge nell’11° paragrafo – e lui vi vede un grande strumento per promuovere la trasparenza del governo» ritenendo che può «aiutare i cittadini a tenere d’occhio spese e attività dei politici locali» oltre al fatto di essere «il suo unico mezzo per organizzare eventi pubblici».
Quando i diplomatici americani gli chiedono perchè lo sviluppo di Internet in Italia segni il passo, Grillo risponde: «I grandi mezzi di comunicazione ne temono la concorrenza e i partiti politici non lo ritengono un mezzo sul quale investire».
Sono gli ultimi tre paragrafi del documento, intitolato «Commento» ad essere l’espressione dell’opinione di Spogli, dando la misura delle valutazioni di Washington, dove George W. Bush sta concludendo il secondo mandato.
«Bene informato, competente sulla tecnologia, provocatorio e grande intrattenitore, Grillo è unico, una voce solitaria nel panorama politico italiano» scrive Spogli, sottolineando come «la sua opposizione allo status quo politico lo ha portato ad essere un escluso dai media» visto che «nessuna tv pubblica o privata lo menziona» ma ciò non toglie che «ha un grande potere di attrazione» come dimostrato dal «Vaffa…Day».
Sono «gli studenti, chi vive male e chi si sente ignorato dal sistema» a costituire «il nucleo dei sostenitori di Grillo» anche se «alcuni banchieri ammettono di esserne affascinati».
«Alcune delle sue idee sono utopiche e irrealistiche – conclude Spogli – ma nonostante l’incoerenza della filosofia politica, la sua prospettiva dà voce a una parte dell’opinione pubblica che non trova espressione altrove».
Da qui la conclusione: «La sua unica miscela di humour aggressivo sostenuto da statistiche e ricerche giuste quanto basta, ne fa un interlocutore credibile sul sistema politico italiano».
Maurizio Molinari e Paolo Mastrolilli
(da “La Stampa“)
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Febbraio 12th, 2013 Riccardo Fucile
SI DELINEA L’OPA DI GRILLO SU ARTIGIANI E PICCOLE IMPRESE
Le piazze piene di Vicenza e Treviso dei giorni scorsi sono il segno inequivocabile che sta
prendendo corpo un’Opa di Beppe Grillo sul mondo dei Piccoli.
I primissimi segnali di uno sganciamento degli artigiani dal Pdl e di un’attenzione verso il Movimento 5 Stelle risalgono a una ricerca sugli orientamenti politici e valoriali del ceto medio produttivo realizzata nel novembre 2011 da Roberto Weber e commissionatagli dal responsabile economico del Pd, Stefano Fassina.
Da allora il feeling tra il mondo dei piccoli produttori e Grillo è stato una sorta di fiume carsico e il movimento non si è dato particolarmente da fare per aggiornare la propria piattaforma programmatica.
Tuttavia il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, al momento di formare la giunta comunale pensò bene di affidare l’assessorato alle Attività Produttive a Cristiano Casa, presidente di CentopercentoPmi, una piccola organizzazione di rappresentanza degli artigiani.
Ora però in prossimità dell’apertura delle urne siamo davanti a un’accelerazione e non a caso per parlare con gli artigiani in un albergo del Trevigiano si è scomodato sabato scorso persino Gianroberto Casaleggio, che in fondo è un piccolo imprenditore.
Grillo da solo evidentemente non se l’è sentita e ha voluto che ci fosse vicino a sè qualcuno del mestiere.
Come che sia, sta accadendo che una parte del consenso forza-leghista dei Piccoli si va dirigendo verso il Movimento 5 Stelle, che in questo momento sembra il contenitore più credibile per ospitare transitoriamente l’individualismo anti-statalista e un po’ anarchico del popolo del Nord Est.
Forse più di un vero feeling politico-culturale possiamo parlare di una continuità antropologica tra il celodurismo leghista e il Vaffa del comico genovese.
Secondo un sondaggio effettuato dalla Confartigianato di Treviso tra i piccoli imprenditori locali Grillo vale il 22,5% e la coalizione di centrodestra 38%.
Per capire la vastità dello smottamento occorre ricordare che solo qualche anno fa tra gli artigiani il forza-leghismo portava a casa l’80% dei consensi.
C’è un mondo nordestino, quindi, che è particolarmente veloce nel captare i mutamenti e assecondarli, è stato così nel contrastato passaggio di consegne tra Giancarlo Galan (Pdl) e Luca Zaia (Lega Nord) e appare con gli stessi termini oggi che Beppe Grillo riempie le piazze venete.
Guai però a catalogare il tutto sotto il segno di un trasformismo localistico e trattarlo con la puzza sotto il naso.
Dietro gli spostamenti elettorali c’è un mondo che si sente schiacciato verso il basso, che avversa la Ue e la globalizzazione, si fida solo del suo commercialista e combina lo «stress da competizione» con un perdurante senso di inadeguatezza personale.
A determinare o meno il successo di Grillo poco importa che i candidati del movimento siano relativamente in sintonia con i Piccoli, le loro parole d’ordine testimoniano di una cultura minimalista, alternativa per definizione ed ecologista, che si ibrida con il mondo dei Piccoli solo quando professa le virtù di un localismo a kilometro zero.
Non certo quando celebra le virtù della decrescita o si oppone agli inceneritori.
Una dimostrazione se vogliamo viene da Parma (anche se il contesto sociale è molto differente da Treviso) dove l’elettorato borghese di centrodestra aveva scelto alle Comunali del 2012 Pizzarotti e oggi assiste sbigottito alle sue piroette da dilettante allo sbaraglio.
Se poi vogliamo c’è da sottolineare un altro paradosso in questa storia.
Il Pd capisce (via Weber) prima degli altri cosa sta succedendo nel mondo artigiano ma non riesce a giovarsene quasi per nulla.
Il forza-leghismo cede nei suoi legami popolari e un centrosinistra che fosse veramente laburista dovrebbe approfittarne a piene mani. E invece no.
Scegliendo l’abbinamento con Nichi Vendola e Susanna Camusso il laburismo alla Fassina scinde il lavoro dall’impresa e questo segnale basta all’ex-elettorato del centrodestra per decidere di schivare il Pd e rivolgersi a Grillo.
La retorica del «bene comune» non abita qui e tantomeno suscita emozione l’idea di rilanciare l’Iri così in voga tra gli intellettuali vicini a Pierluigi Bersani.
Non siamo più al tempo (2008) in cui il giornalista Marco Alfieri, con il suo libro, ammoniva i dirigenti del Pd che «il Nord era terra ostile» ma ancora in questa campagna elettorale si vede a occhio nudo che al partito-lepre mancano i Chiamparino e i Cacciari, personaggi capaci di interpretare la questione settentrionale di prima mano e non per sentito dire.
Certo, nel camper ci sarebbe Matteo Renzi ma, se continua a parlare sempre di Firenze e delle sue magnifiche tradizioni, sopra il Po finirà per non servir a niente anche lui.
Dario Di Vico
(da “Il Corriere della Sera”)
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Febbraio 10th, 2013 Riccardo Fucile
IN MATTINATA OLTRE 100 IMPRENDITORI A COLLOQUIO CON IL LEADER CINQUESTELLE E CASALEGGIO…UN ARTIGIANO VENETO SU 4 SI SCHIERA CON LUI, DEMOLITA LA LEGA
Il Veneto diventa crocevia della campagna elettorale a 15 giorni dal voto.
In giornata da Padova è passato Silvio Berlusconi (che come ogni giorno ha prodotto smentite, promesse e attacchi agli avversari), in serata invece piazza dei Signori, a Vicenza, si è gremita all’inverosimile per il comizio di Beppe Grillo.
Per Grillo il Movimento 5 Stelle è ormai il primo in Italia. “Ecco perchè hanno paura di noi — ha urlato al microfono — Perchè ci siamo imposti attraverso la rete e attraverso la rete vogliamo applicare una modernizzazione non tradizionale; il nostro è il movimento più democratico, nessuno come noi ha fatto le elezioni online”.
Attorniato dai candidati vicentini del M5S, e davanti a migliaia di spettatori, Grillo ha osservato che riuscirà a portare in Parlamento “oltre un centinaio di persone. E il Parlamento lo apriremo come una scatola di acciughe. Saranno costretti a seguire le nostre idee o sparire dalla faccia della terra”.
Secondo Grillo i Cinque Stelle saranno rappresentati in Parlamento “da un gruppo composto dal 55% di donne. Sono tutti incensurati, non sono iscritti a partiti. E’ bellissimo non trovare professionisti della politica. Nonostante tutto continuano a dirci — ha proseguito — che non siamo in grado di governare, vedremo. Noi andremo in Parlamento non solo per schiacciare un pulsante e varare una legge che non capiamo. Chi lo fa, chi lo ha fatto finora è un malato di mente”.
Difficile fendere la folla nell’enorme spazio palladiano dove il Movimento 5 Stelle aveva allestito il palco.
Un anziano vicentino, stupito, ha esclamato “mai visto tanto popolo, nemmeno quando venne Mussolini”.
Da parte sua Grillo, affiancato come sempre da una specialista nel linguaggio dei segni che traduce le sue parole per i sordomuti, ha dato vita a ciò che da lui ci si aspetta di questi tempi.
Una seria di “vaffa” distribuiti a pioggia a tutti i partiti e “ai loro milioni spesi per la campagna elettorale.
Noi senza una lira — ha urlato Grillo — siamo diventati la prima forza politica d’Italia”. Il comico genovese ha quindi concluso, prima di cedere la parola ai candidati locali, ricordando i punti principali del programma di M5S.
“Vogliamo la chiusura di Equitalia e l’impignorabilità della prima casa”.
Interrotto da un suono di campane Grillo ha alzato gli occhi al cielo avvisando “arriveremo anche lì”.
“Questa mattina nel Trevigiano — ha spiegato Grillo — sono andato ad incontrare degli industriali. Chissà cosa mi aspettavo. Non è successo niente”.
“Pensate — ha continuato — Mi chiedono tutti ‘Se vai al governo cosa farai per noi’. Devi dirmi invece tu — ha risposto Grillo — cosa intendi fare per la tua categoria. Tu industriale ti devi fare eleggere e poi vai in Parlamento e vediamo se sei capace di governare come noi. Anch’io potevo starmene a casa invece mi sono alzato perchè mi sono detto che devo restituire qualcosa a questo Paese. Mi sono chiesto da dove cominciare e ho iniziato dalla Sicilia. Mi sono buttato nello stretto a nuoto. Credevo mi venisse un infarto al primo miglio, invece ci ho messo venti minuti in meno del traghetto”.
(da “il Fatto Quotidiano)
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Febbraio 8th, 2013 Riccardo Fucile
LA TENTAZIONE DI BERTINOTTI: UNA MOSSA PRO INGROIA
C’è un dato che preoccupa i vertici del Partito democratico ben più della presunta rimonta di
Berlusconi.
E’ il fenomeno Grillo a cui i sondaggi riservati di largo del Nazareno attribuiscono percentuali che oscillano tra il 20 e il 21.
Certo, Antonio Ingroia può rosicchiare voti a Sel, ma sia il suo movimento che quello di Vendola sono sotto il 4 per cento.
E’ l’esplosione dell’antipolitica che inquieta Pier Luigi Bersani.
E non solo lui, se Ugo Sposetti, acerrimo nemico di Matteo Renzi di cui ha detto peste e corna in campagna elettorale, ospite della “Zanzara”, esorta il sindaco di Firenze a girare in camper per fare propaganda a favore del segretario.
Già , perchè come diceva Rosy Bindi per criticare il primo cittadino del capoluogo toscano: «Grillo è il greggio, Renzi è la benzina: non è che dicano cose diverse». Esagerazioni frutto dell’antipatia, ma non sfugge a nessuno nel Pd che il sindaco di Firenze (che in questa campagna girerà dieci regioni) può drenare voti da quella parte. Del resto era ed è il suo obiettivo: «Bisogna recuperare voti tra i grillini», è il leit motiv di Renzi.
Che, in tempi non sospetti aveva avvertito il Pd: «Se vogliamo fermare Grillo dobbiamo fare una battaglia più incisiva contro la casta».
Ed è proprio il timore dell’ingovernabilità e dell’arrivo in Parlamento dell’anti-politica che spinge Bersani a ribadire le aperture al dialogo con Monti: «Non governerò mai secondo una logica frontista».
La certezza della vittoria piena non c’è, per questa ragione il Pd deve fare i conti con una possibile alleanza di governo con i centristi, alleanza che invece viene esclusa nel caso di successo sia alla Camera che al Senato.
Anche di fronte a una vittoria a metà , Bersani vuole comunque tenere lui in mano le redini del governo: «La guida del Paese tocca al partito che arriva primo. Anche in
Germania quando hanno fatto la grande coalizione hanno seguito questa strada».
In parole povere: i centristi non credano di poter porre veti su palazzo Chigi.
Su questo punto a largo del Nazareno sono determinati.
Però qualcosa dovranno necessariamente cedere.
Un esempio? Il Pd vorrebbe cavarsela dando a Monti la presidenza del Senato. Ma dagli ambienti vicini al presidente del Consiglio si ribatte con un’altra richiesta: quella del ministero degli Esteri.
Un dicastero che, come è noto, Massimo D’Alema vorrebbe per sè.
All’idea dell’ingresso di Monti nell’esecutivo a guida Bersani Stefano Fassina storce naso e bocca: «E’ chiaro che il premier è sceso in politica solo per non far vincere il centrosinistra e per poterlo condizionare al governo».
E comunque c’è il problema Vendola.
Quest’estate il “governatore” della Puglia nel corso di un colloquio riservato con il segretario del Pd non aveva chiuso le porte ai centristi: «Io non pongo veti, così come non intendo accettarne».
Ma l’ipotesi di cui si parlava all’epoca era quella della collaborazione sulle riforme, non quella di un’alleanza di governo.
Con un pareggio al Senato la prospettiva può cambiare e non è detto che Sel sia in grado di reggere l’urto dell’eventuale novità .
Tanto più dopo la “botta” di Fausto Bertinotti, che è pronto all’endorsement a favore di Antonio Ingroia.
Maria Teresa Meli
(da “il Corriere della Sera“)
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Febbraio 6th, 2013 Riccardo Fucile
E C’E’ CHI LO ACCUSA: “MANIPOLA IL CONSENSO”
Potrebbe essere La7 la televisione scelta da Beppe Grillo per la sua “apparizione” in
diretta. L’ha annunciata, per la seconda volta, lunedì, a testimonianza di un cambio di passo che ha messo tra parentesi la consuete invettive anti talk show.
Dopo la Rete e le piazze, che non smette di girare, arrivano un libro (quello scritto con Dario Fo e Gianroberto Casaleggio), un evento a teatro che servirà a presentarlo (con tutti e tre sul palco), e probabilmente un’apparizione televisiva.
Ma da chi? A giudicare da quello che dicono alcuni degli attivisti vicini allo staff, il conduttore scelto dal comico potrebbe essere Enrico Mentana.
«Non ci sono alternative — racconta un candidato del Movimento — la Rai neanche a parlarne, Santoro è considerato “un falso amico”, Sky, che è l’unica tv di cui Grillo non parla male, è troppo di nicchia».
Lo spazio adatto potrebbe essere quello garantito dal direttore del Tg La7, che però conferma solo di aver invitato Grillo come altri, e di essere consapevole che alla fine tutti decideranno secondo il loro interesse.
«Ho creato le condizioni — spiega Mentana — siamo sempre stati aperti verso di lui e i suoi candidati, se decidesse di venire da noi certo non ci tireremmo indietro».
Ieri il comico era in Sardegna.
Prima di tutto nel Sulcis, a parlare con gli operai Alcoa che da un mese occupano una galleria della Grande Miniera di Serbariu.
«Dovete uscire immediatamente da qui, dovete pensare alla famiglia », ha detto. «Non sono qui per fare promesse, ma vi garantisco che se vinciamo mandiamo tutti a casa. Vi hanno rovinati 20 anni di politica marcia».
Nei comizi di Carbonia e Cagliari attacca Berlusconi: «Adesso c’è il nano che dice vi ridiamo l’Imu, e poi un set di pentole, due materassi. Credere a lui è come credere a Coccolino».
Ma non mancano affondi sul Pd e sul presidente della Repubblica: torna a chiedere un’inchiesta sui vertici dei democratici dal ’95 a oggi, e su Napolitano dice: «Parlando di privacy sul caso Monte dei Paschi ha detto cosa di una gravità incredibile. Sono collusi tutti, è chiaro. Tutti i vertici. Guardate quanto ci costa ‘O Giorgione, o guaglione: 242 milioni di euro l’anno».
Alcuni ragazzi lo contestano per le apertura a casa Pound: a Cagliari, sulle gradinate che sovrastano una piazza piena, hanno acceso due torce rosse e hanno esposto uno striscione con la scritta «Grillo apre ai fascisti noi no».
«Non contestiamo il politico in quanto tale — spiegano — ma solo le sue parole che sono inaccettabili ».
Una contraddizione, quella svelata dal video davanti al Viminale in cui Grillo dice a un ragazzo di Casa Pound: «Non ho nulla in contrario se uno di voi entra nel Movimento», che è solo una delle tante che ha contraddistinto la sua ascesa in politica.
E che sono protagoniste del libro di Federico Mello, “Il lato oscuro delle stelle”, in uscita per Imprimatur.
L’autore parte da Internet, dall’utopia di una democrazia diretta che possa cancellare i partiti, le istituzioni, le nazioni, portando a un mondo dove tutto sia deciso e condiviso in Rete. Per poi spiegare bene che Internet non è certo il paradiso dei buoni e dei giusti, che c’è chi — per professione — la manipola.
Così impariamo cosa vuol dire “astrosurfing”, e come funzionano i “fake”, quegli account spesso creati da una sola persona e utilizzati — su Internet — per rafforzare un messaggio o attaccare una persona che fa domande scomode.
Fino a entrare dentro la Casaleggio Associati, a capire come lavora «al fianco» di Grillo, a scoprire che il figlio di Gianroberto — Davide — nel libro “Tu sei rete” spiegava come creare su Internet gruppi auto-organizzati che possono diventare potenti nel veicolare un messaggio.
Con una premessa: «Una formica non deve sapere come funziona il formicaio, altrimenti, tutte le formiche ambirebbero a ricoprire i ruoli migliori e meno faticosi, creando un problema di coordinamento».
Nell’ultima parte, la cronaca di epurazioni e promesse mancate. Il lato oscuro delle stelle.
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 5th, 2013 Riccardo Fucile
GIOVANI, CRESCE LA VOGLIA DI VOTARE… PD AVANTI TRA I 23-34 ENNI
C’è chi, come il sottoscritto, ha visto, nel corso della sua vita, il dipanarsi della prima e della seconda Repubblica e che voterà a fine mese per l’ennesima volta, inevitabilmente memore anche di quanto è accaduto nei decenni passati.
In questi casi, il giudizio è formulato anche sulla base dell’esperienza e della credibilità attribuita a questo o a quel leader, a questo o a quel partito.
Ma per i giovanissimi non è sempre così.
Una quantità rilevante di elettori voterà in questa occasione per la prima volta.
Ci sono oggi in Italia quasi 4 milioni di cittadini tra i 18 e i 23 anni, che affrontano per la prima volta delle consultazioni politiche a livello nazionale.
Molti di costoro decideranno specialmente sulla base delle valutazioni e delle impressioni maturate in questa specifica campagna elettorale.
A questi si possono anche affiancare i quasi 8 milioni di elettori che hanno tra i 24 e i 34 anni, la cui storia elettorale è comunque relativamente breve.
Qual è l’orientamento prevalente di costoro e, in generale, quali sono le scelte che caratterizzano i più giovani?
Nel considerare la distribuzione delle intenzioni di voto delle ultime generazioni, colpisce anzitutto il dato relativo alla elevata partecipazione tra i neo elettori.
Sino a qualche tempo fa, infatti, tra i giovani si manifestava il fenomeno contrario: erano tantissimi, fino al 50%, coloro che dichiaravano di volersi astenere, motivando spesso questo comportamento con la difficoltà di comprendere le logiche della politica o una percezione di irrilevanza di quest’ultima.
In questa occasione, il quadro pare cambiato: si registra tra chi affronta per la prima volta il voto una rinnovata voglia di esserci e, di conseguenza, di prendere parte alla consultazione.
Cio’ nonostante è rimasto, nelle nuove generazioni – specialmente nella più giovane – un atteggiamento di forte scetticismo – se non di disprezzo – nei confronti della politica tradizionale.
Si spiega anche così il particolare successo ottenuto dalla lista Movimento 5 Stelle tra chi ha meno di 35 anni e, ancor più, tra chi si colloca sotto i 23.
Tra questi ultimi, i 18-23enni, Grillo riesce a conquistare quasi un terzo di elettorato (30,4%), vale a dire il 17% in più che nella popolazione nel suo insieme.
In questa categoria di età , il M5S diventa il partito più votato in assoluto, superando, seppur di poco, il Pd.
Inoltre, il consenso al M5S appare ancora più elevato tra quei giovani che si trovano in una condizione sociale più difficile perchè disoccupati.
Ma anche tra i 24-34enni il Movimento del comico genovese ottiene un largo successo, giungendo quasi al 19%, il 5% in più di quanto rilevato tra tutti gli italiani, con una maggiore accentuazione, anche in questo caso, tra chi non ha lavoro.
È vero che tra costoro il Pd si conferma come primo partito, al pari di quanto accade per la popolazione nel suo complesso, ma il M5S si colloca nettamente come secondo.
Questo successo del Movimento 5 Stelle è «pagato» da quasi tutti gli altri partiti che ottengono, infatti, tra i giovani un consenso inferiore rispetto alle altre generazioni.
La differenza più elevata si riscontra riguardo al Pdl che fa rilevare, tra i 18-23enni, un seguito (pari al 12-13%) di quasi il 7% inferiore alla media nazionale.
Ma anche gli altri grandi partiti, come la Lega o il Pd, sembrano (seppure in misura molto inferiore al Pdl) interessare meno le nuove generazioni.
Un’eccezione relativa si riscontra solo per alcune delle liste che si collocano su posizioni più estreme (e che un tempo raccoglievano una larga parte del voto giovanile) come Sel da un verso e Fratelli d’Italia dall’altro.
Queste formazioni esprimono infatti tra i più giovani un saldo di voti positivo per il 2-3 per cento.
È dunque tra i giovani che affrontano per la prima volta le urne che si riscontra, assai più che in altre categorie, l’atteggiamento di critica generalizzata alla politica (o, talvolta, di antipolitica) che connota il Movimento di Grillo.
Se dipendesse solo dai 18-23enni, il comico genovese conquisterebbe alla Camera, secondo l’attuale legge elettorale, la maggioranza assoluta dei seggi.
Un forte monito per i partiti tradizionali.
Renato Mannheimer
(da “il Corriere della Sera”)
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Febbraio 4th, 2013 Riccardo Fucile
GLI ADERENTI AL “COMITATO FAMIGLIE PARMA” PROTESTANO CONTRO LA DECISIONE DI PIZZAROTTI DI ALZARE LE TARIFFE DI ASILI NIDO E MATERNE
“Asili e materne tariffe alle stelle” questo lo striscione esposto dai rappresentanti del Comitato Famiglie
Parma che, come preannunciato, hanno contestato in piazza la decisione dell’Amministrazione Pizzarotti di alzare le tariffe di asili nido e materne e di cancellare il Quoziente Parma che permetteva sgravi fiscali ai nuclei con più figli.
Una questione che a Parma tiene banco da settimane.
La manifestazione è stata organizata in piazza Garibaldi nel corso della tappa parmigiana dello Tsunami Tour di Beppe Grillo a cui hanno assistito oltre 4mila persone.
Grillo ha risposto ai manifestanti dal palco: “”Hanno aumentato alle famiglie con più alto reddito che sono circa il 20%, per mantenere le rette basse all’80% delle altre famiglie. E’ il momento di fare così: cioè deve donare chi ha di più. Pizzarotti sta facendo dei miracoli, risparmia in tutti i modi, vende le auto blu, va in bicicletta, va nei quartieri, cosa deve fare di più un sindaco?”.
“Ha aumentato le rette ai più ricchi per aiutare le famiglie più povere. In passato invece di aiutare le scuole hanno fatto un ponte del…”.
Alla fine del comizio del leader del M5S c’è stato un confronto tra il Comitato e il sindaco Pizzarotti che ha ricordato loro l’ingente debito che la Giunta si è trovata a gestire e quindi la necessità di ritoccare i costi dei servizi.
Grillo ha assistito e ha chiesto ai manifestanti di “dare tempo” alla nuova Amministrazione in carica dal maggio scorso.
Pizzarotti e l’assessorato alla Scuola ribadiscono che gli aumenti toccano solo le famiglie più ricche ma questo “non è vero” replica Giuliana Marcon, portavoce del Comitato, “una famiglia con reddito Isee di 32mila euro, cioè tutte quelle dove lavorano marito e moglie ed ha un casa di proprietà , dovrà pagare per due figli al nido 1.300 euro al mese. Ci sono delle famiglie numerose che vista poi la cancellazione del quoziente Parma sono già state costrette a togliere uno dei propri figli dal nido perchè non se lo possono più permettere”.
Sul fronte dello stop al Quoziente Parma l’associazione Famiglie numerose contesta invece la Giunta 5 Stelle di mancata coerenza.
Francesco Nani
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 15th, 2013 Riccardo Fucile
A SAREGO DOVE IL SINDACO HA VINTO CON UNA CAMPAGNA DA 300 EURO
Ritorno a Sarego. 
Prima di Parma e di Pizzarotti, è nel piccolo comune vicentino che, secondo Beppe Grillo, «è nata la Terza Repubblica».
Qui la scorsa primavera è stato eletto il primo sindaco del Movimento 5 Stelle.
Primo in tutta Italia. «Così ho perso la tredicesima», si schernisce Roberto Castiglion.
«Ho deciso di prendere l’aspettativa per dedicarmi a tempo pieno al mio incarico».
Lui, 33enne ingegnere informatico, un lavoro sicuro ce l’aveva già : project manager all’Enel in un gruppo di sviluppo per applicazioni per smartphone e tablet.
«È cambiato tutto», dice accogliendoci nel suo ufficio al primo piano del Comune.
Tra le carte sparse sul tavolo c’è un volantino informativo sui primi sei mesi di amministrazione con illustrato il bilancio comunale.
«Abbiamo il blog, il sito dell’amministrazione e Facebook ma qualche cittadino ci ha chiesto di essere informato con mezzi tradizionali», ammette il sindaco 2.0.
Che ci tiene a sottolineare: «La nostra prima opera è stata installare due impianti fotovoltaici sui tetti della scuola media della frazione Meledo e delle elementari».
Una produzione di circa 26 mila Kwh annuali che, secondo i calcoli, farà risparmiare 118 mila euro in 25 anni.
Ma la giovane giunta (età media 36 anni) deve occuparsi anche di altri conti. «Far quadrare tutto con il patto di stabilità non è facile», spiega Castiglion.
Che ha dovuto confrontarsi anche con le aliquote Imu, nonostante il Movimento non abbia una chiara posizione a riguardo.
«La nostra decisione è stata di lasciare la quota al minimo per prima casa e alzare quelle delle attività produttive e delle banche».
Scelta che ha creato qualche malcontento tra i poco più che sei mila cittadini di Sarego. «Qui tocchiamo punte di un’impresa ogni 10 abitanti», ricorda Luigino Bari, a capo del mandamento locale della Confartigianato.
Eppure, proprio facendo leva sulla piccola media impresa Grillo e i suoi stanno cercando di raccogliere consensi per la campagna elettorale.
Nel suo blog ha definito «uomo dell’anno» il piccolo e medio imprenditore.
Mentre due giorni fa, in Sicilia si è celebrato il Restitution day: i consiglieri regionali hanno restituito la porzione di stipendio eccedente i 5 mila euro a un fondo che finanzierà il microcredito per le attività produttive.
Circa un milione l’anno.
Ma anche i meetup del Nord, Lombardia e Veneto in testa, hanno cominciato a confrontarsi con gli imprenditori locali.
Gente delusa e alle prese con «la seconda peggiore crisi dal dopoguerra», secondo i dati forniti a LaStampa.it dal Centro studi Tolomeo.
Che certificano la flessione delle imprese attive a Nordest (-1 per cento, circa 11 mila 500 capannoni chiusi rispetto al 2011) e la brusca crisi dell’artigianato (- 1,7 per cento, circa 6 mila in meno).
Nella terra del “miracolo economico” aumenta invece la disoccupazione che sale al 6,5 per cento, senza tenere conto dei cassaintegrati.
Dato ancora basso rispetto alla media nazionale (intorno all’11 per cento) ma in netta crescita rispetto al 2011 (era del 4,5), anche per l’aumento dei lavoratori attivi, con un’oggettiva difficoltà per i giovani a trovare un impiego.
«Si sopravvive grazie alla famiglia e ai risparmi», analizza Luigino Bari.
Il membro della Confartigianato vicentina vede grigio: «Ci sono piccoli segnali di ripresa, ma la situazione resta difficile. Pensi che rispetto al 2011, i finanziamenti per investimenti sull’impresa sono diminuiti dell’80 per cento».
Anche per questo l’associazione, prima in Italia come numero di artigiani, ha creato un fondo ad hoc coinvolgendo le banche e nove comuni per fare ottenere liquidità a tassi dimezzati alle imprese.
Tra le amministrazioni che hanno aderito c’è anche Sarego.
«Il sindaco Castiglion è stato una felice sorpresa anche per me – dice il suo concittadino Luigino Bari — lui e la sua giunta sono giovani ma hanno voglia di ascoltare e di capire. A livello locale si stanno comportando bene, la domanda è cosa faranno per il Paese?».
«Guardi io ora voto Movimento 5 Stelle ed ero un militante della Lega Nord», ci dice il titolare del Bar Sport a pochi passi dal municipio di Sarego.
Alla trattoria “Al Brolo”, invece, c’è chi si ricorda dei pranzi del ministro Calderoli.
«Veniva qui prima dei ritrovi a Monticello di Fara».
Sulla collina berica aveva la sede il sedicente parlamento “padano”.
Ora i cancelli della villa “La Favorita” sono chiusi. E su una targa si legge la scritta: «Si organizzano pranzi, matrimoni e convention».
La sensazione è che nei piccoli e medi comuni pedemontani, da sempre il bacino di voto della Lega, il partito di Maroni abbia perso parte del consenso.
E tanti leghisti delusi, circa il 12 per cento come testimoniano le analisi di flusso elettorale (vedi infografica in basso), si sono rivolti al Movimento 5 Stelle.
Però, secondo il politologo Paolo Feltrin, bisogna distinguere tra elezioni amministrative e quelle politiche di febbraio.
La parabola di Sarego, insomma, potrebbe non valere per l’Italia.
«Per le politiche si preferirà il voto utile a quello di protesta. La contrapposizione è tornata ad essere tra centro-destra e centro-sinistra, cui si è aggiunto il terzo polo».
E conclude: «Anche le piccole medie imprese passeranno in secondo piano nel dibattito. Qui il problema è che la nave non affondi. Le domande da farsi su Grillo sono altre: andrà oltre il 10 per cento? E cosa faranno i suoi deputati il giorno dopo le elezioni?».
Davide Lessi
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