Destra di Popolo.net

IL J’ACCUSE DI FEDERICA SALSI. “STIAMO DIVENTANDO COME SCIENTOLOGY”

Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

LA CINQUESTELLE CHE HA OSATO INFRANGERE LE REGOLE

«Sono stata lapidata in pubblico. Grillo sta costruendo un mostro pericoloso, come Scientology, mi sento tradita da lui».
Snocciola piano le parole Federica.
«È un disastro» si lasciano andare poco dopo i suoi colleghi nel gruppo consigliare a Cinque Stelle del Comune di Bologna.
Ieri è stato forse il giorno più duro per il Movimento fondato da Beppe Grillo. E non a caso il palcoscenico è proprio il capoluogo emiliano, là  dove tutto cominciò nel 2007 con il primo Vday.
I protagonisti di quello che si sta trasformando in un dramma, sono i tre grillini eletti a furor di popolo nel maggio 2011.
Ma la donna del giorno è lei: Federica Salsi, 40 anni, madre di tre figli, fumantina, quasi 900 preferenze alle scorse elezioni.
Nel primo pomeriggio in consiglio comunale sono pronti due ordini del giorno in sua solidarietà .
L’attacco di Beppe Grillo sul “punto G” stimolato dalla partecipazione a Ballarò, ha lasciato il segno.
Alla fine lo diranno tutti, Lega compresa: «Federica, siamo con te».
Pdl e il Movimento Cinque Stelle, in una strana alleanza, non partecipano al voto. Non ce la fanno a dire «Esprimiamo la nostra solidarietà  alla collega Salsi» come recita l’odg presentato dal consigliere di Sel Lorenzo Cipriani.
Anzi, Max Bugani e Marco Piazza, gli altri due consiglieri grillini, quando Federica prende la parola, si alzano e la lasciano sola: «Non potevamo rimanere con quelle accuse infamanti», ci dicono.
È uno smacco pubblico, una scomunica all ‘appestata.
Lei, con la faccia stravolta e la voce quasi rotta dal pianto, ha sferrato un attacco frontale, con il bazooka, come mai si era sentito “in chiaro” da un esponente del movimento
Inizia con una premessa, doverosa: «Mi scuso per le frasi che dovrò citare».
Comincia così a snocciolare gli insulti che, tramite manganello digitale le sono piovuti addosso. «Puttana», «Fuori dai coglioni».
Il più duro gliel’ha scritto Viviana: «Grillo ha ragione, i tuoi nonni vibravano commossi nel vederti in tv. Poveretti anche loro».
La Salsi trattiene il fiato e dice piano: «I miei nonni sono morti da molti anni».
Nella grande sala di Palazzo D’Accursio cala un gelo freddo come il vento che soffia in piazza Maggiore.
È il tempo delle accuse politiche, del dito puntato: «Non possiamo partecipare alla vita pubblica di questo Paese usando questa grettezza — continua il suo intervento -. A volte sembriamo una setta».
Poi l’assalto al cielo, conscia che sta parlando a tutta l’Italia stregata dal comico: «Grillo vuole che gli si chieda il permesso prima di andare in tv. Ma Grillo ha chiesto il permesso a qualcuno prima di proporre Di Pietro al Quirinale? Chiede il permesso a qualcuno quando deve chiamare Renzi “ebetino ”? Io mi sento tradita da Grillo. Non sarà  che i rapporti di amicizia tra Grillo, Di Pietro e Casaleggio riescono a nascondere anche le realtà  emerse dall’inchiesta di Report?».
È un fiume in piena che punta al cuore delle contraddizioni del movimento.
«Non voglio che ci trasformiamo in Scientology, non voglio che ci trasformiamo in un mostro. Stiamo imboccando una strada sbagliata, sia politicamente che moralmente. Serve un movimento aperto e trasparente senza secondi fini. Altrimenti potremmo trasformarci in qualcosa di innocuo o peggio ancora, di pericoloso».
L’attacco ha lasciato il segno.
Un paio di colleghe di altri partiti vanno da lei e l’abbracciano.
Più tardi, nella sede del gruppo “stellato ”, i suoi due (ex?) colleghi hanno facce da funerale. Parlano di “processo al movimento ”, di screzi nel gruppo, di precedenti prese di posizione unilaterali di “Federica”.
Ma anche per loro che ancora credono a Beppe, e che non sopportano gli epurati Favia e Tavolazzi («ebbri di potere, che si volevano fare il partito»), sanno che la giornata è stata un punto di svolta.
«Era meglio non candidarci alle nazionali, non siamo pronti — dice Bugani — in Emilia Romagna il movimento è spaccato, sta succedendo un disastro, ne dobbiamo prendere atto » .
Non c’è modo di farli ragionare: guardate che decide tutto Beppe.
«Abbiamo votato sempre come abbiamo voluto, Beppe ci tutela dalle mele marce» rispondono.
La chiosa, alla fine, la mette Cathy La Torre, coriacea consigliera di Sel con grande seguito in città . «Il problema è i 5Stelle hanno gli stessi problemi dei partiti ma non si danno uno straccio di regola. Stessi problemi ma nessuna soluzione».
Marco e Max tacciono.
Ma forse in questo pomeriggio hanno cominciato a rendersene conto anche loro.

Federico Mello

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IL PROBLEMA? USA LA TV MEGLIO DI LUI

Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

IL CASO DI FEDERICA SALVI, LA GRILLINA BACCHETTATA DA CAPO

Quando ho visto Federica Salsi a Ballarò ho pensato ai Samurai che per vincere i duelli dovevano disarmare l’avversario e a impadronirsi della sua Katana.
E sì, anche a Harry Potter, volendo, e al suo Expelliarmus, l’incantesimo del disarmo con cui Harry frega a Voldemort la bacchetta magica.
Perchè io era dal giorno in cui ho visto con i miei occhi Raimondo Vianello confidare ad Antonella Elia che avrebbe votato per Silvio Berlusconi perchè era tanto una brava persona, davanti ai milioni di spettatori di Italia Uno (Pressing, 1994, l’anno fatidico del crollo del Muro di Bettino, con Craxi che scappa in Tunisia lasciando in eredità  a Berlusconi tre televisioni), io è da quel giorno che vado ripetendo che per battere Berlusconi non basta mica togliergli le televisioni, serve imparare a usare la televisione meglio di lui.
Serve l’Expelliarmus.
E quando ho visto Federica Salsi, spigliata e convincente, ho pensato all’Expelliarmus: «Se invece dei deprimenti vaffanculo senza contraddittorio di Grillo cominciano a mandare in onda quelli come lei…».
Vado a controllare il suo profilo, pieno di complimenti.
Dico: «Ecco».
Grillo, ovviamente, non gliel’ha perdonata.
Non se l’aspettava che tra le schiere di anonimi grillini schiaccia-bottoni spuntasse fuori una capace di usare la tv meglio di lui.
Expelliarmus.

Francesca Fornario

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TELEBAVAGLIO A 5 STELLE: TRA DIFFIDE E AVVOCATI AGORA’ VA IN ONDA LO STESSO

Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

A ROMA E’ GUERRA TRA CINQUESTELLE E LA TRASMISSIONE DI VIANELLO

All ‘inizio i due militanti del Movimento 5stelle si avvicinano con aria costernata: «Scusi signorina…. Noi, con lei, non possiamo più parlare. Ci siamo accorti in ritardo che c’era una segnalazione su Agorà …. Ci è arrivata la segnalazione che voi siete nella lista di quelli con cui noi non possiamo più parlare».
La giornalista del programma di Rai3 all ‘inizio è incredula, pensa a un errore: «Che segnalazione? È uno sbaglio?».
Risposta: «Nessun errore. La notizia è arrivata attraverso la nostra rete, via cellulare. Non l’autorizziamo più a mandare in onda la nostra immagine e la nostra voce».
Roma, ore 17.30, piazza Quadrata.
Ad ascoltare queste parole — incredula — c’è Cecilia Carpio, inviata di Agorà .
La giornalista del programma di Andrea Vianello ha appena terminato l’intervista a due militanti (un marito e una moglie, 40-50enni, in principio molto cordiali) del movimento di Beppe Grillo.
I due sono perfettamente consenzienti. Quando questo accade non ci sono polemiche o problemi, apparentemente è tutto tranquillo.
Le parole dei due su alleanze e su Grillo sono sì sbarazzine, ma perfettamente nella norma di opinioni scanzonate.
Poco dopo, invece, accade di tutto: telecamere assediate, perentorie richieste di ritrattazione, addirittura la comunicazione di una «black list grillina» sui giornalisti con cui si può parlare o no, diffide a mettere in onda.
Doveva essere una normale intervista, diventa una guerra di carta bollata, e di nuovo va in crisi il rapporto fra la televisione e partiti, fra il Movimento 5 stelle e il desiderio del suo leader di tenere i militanti lontani da ogni telecamera.
Agorà  ha deciso di mandare in onda tutto, lo stesso.
Soprattutto perchè quello che fa passare i militanti del M5s dalla disponibilità  alla ritrattazione è l’arrivo al banchetto di Edoardo Ceccarelli, il più anziano del gruppo.
Il «dirigente» si arrabbia, prima di tutto con i due militanti. Dice loro: «Le regole sono regole, bisogna rispettarle! Voi con loro non dovevate parlare».
La Carpio obietta: «Ma l’hanno fatto a titolo personale ».Ceccarelli ribatte: «No, l’hanno fatto dal banchetto del Movimento!».
A questo punto l’uomo che ha parlato ci ripensa: «Non mi ero accorto che ci fosse già  questa segnalazione sulle vostre telecamere: devo chiedervi di non mandare in onda nulla».
La giornalista prova a discutere. Ceccarelli si attacca al telefono. E quando torna si accorge (Caso Favia docet ) che la telecamera del programma di Rai3 sta ancora registrando.
Si arrabbia: «Adesso chiamo l’avvocato e mi faccio dire cosa devo fare!». Risultato: tre mail per la redattrice di Agorà  e una formale diffida: «Non autorizziamo la trasmissione delle suddette immagini, altrimenti saremo costretti ad adire a vie legali».
Prima domanda: ma cosa avevano detto i due militanti in quella intervista?
Due opinioni sui nodi caldi: «La battuta sul punto G? Era di cattivo gusto, ma rientra nel personaggio di Grillo», aveva detto uno di loro.
E l’alleanza con Di Pietro? «È una mossa politica — aveva aggiunto l’altro — potrebbe anche funzionare. L’importante è che da eletti faremo cose per i cittadini e non per Di Pietro» .
Il bello di questo paradossale pomeriggio, oltre alle due interviste, è che in quella «lista nera» di programmi ostili, senza saperlo, l’inviata di Agorà  c’era finita solo pochi minuti prima.
Era andata ad un riunione del coordinamento dei portavoce del Lazio M5s sulle candidature.
La notizia era normalmente reperibile su internet, sul sito del movimento. Ma non il luogo e l’ora, al punto che alcuni militanti si erano lamentati in rete: «È una riunione carbonara».
L’inviata di Agorà , grazie ad una fonte, era arrivata nel luogo della riunione e aveva chiesto di filmare: «Nessun problema», le avevano risposto. Poi scesa nella sala (45 persone) cambio di marcia:«Non possiamo parlare, se ci mandi in onda ti quereliamo».
Oppure: «Non siamo autorizzati a parlare ci sono problemi tecnici e politici. Nessuno di noi ha l’autorizzazione a parlare a nome del M5s. Non ci mettere nei guai!».
La Carpio se ne va per chiudere il servizio al famoso banchetto di Piazza Quadrata. Essendo un luogo pubblico, pensa, non dovrebbero esserci problemi. Invece tutto salta. I ragazzi dell ‘assemblea avevano detto: «Metteremo tutti i video on line».
Ma poi i video sul sito non appaiono, e la responsabile dei rapporti con la stampa, Ilaria, non risponde più al telefono.
Domani si finirà  in tribunale?
È il terzo atto di una guerra ormai dichiarata fra Grillo e la tv.
Dopo il caso Favia e il caso Salsi, il caso Roma pone un piccolo grande problema di libertà : come, e chi, decide chi parla e chi no?

Giorgio Del Re

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SUI CINQUESTELLE PIOMBA IL CAOS LISTE: “NON TUTTO HA FUNZIONATO, MOLTI ESCLUSI”

Novembre 4th, 2012 Riccardo Fucile

C’E’ A CHI NON E’ ARRIVATA LA MAIL PER POI PROPORSI AL POPOLO DI INTERNET COME CANDIDATO ALLE POLITICHE… ALTRI CONTESTANO I TEMPI TROPPO BREVI

L’occupazione di quelli che sono da sempre i teatri del potere di Roma è iniziata con l’autocandidatura: il termine per decidere se presentarsi a quella particolare selezione che sono le primarie online è scaduto.
Arrivederci e grazie.
Il Movimento 5 stelle prende così quella forma che può portarlo in parlamento. I nomi ci sono e sono nelle mani di Gianroberto Casaleggio e del suo staff.
Ora, tra questi, il popolo del web a 5 stelle deciderà  chi sarà  il candidato.
Partita chiusa, certo. Ma non troppo.
Problemi ce ne sono stati e ce ne saranno nei prossimi giorni. L’esperimento d’altronde non era e non è facile. E tutto è accaduto in maniera precipitosa.
Il 31 ottobre infatti lo staff del sito con una mail ha chiesto a tutti i potenziali eletti (solo coloro che hanno già  partecipato alle elezioni nelle liste a 5 stelle e oggi non in carica) di dare una risposta entro domenica 4 novembre.
In tutto quattro giorni per fare una scelta che potrebbe cambiare la vita. E nelle ultime ore il sistema messo a punto per raccogliere le adesioni ha rivelato diverse falle.
Alcuni delegati di lista, infatti, sono stati tempestati di domande e richieste di chiarimenti da parte di attivisti che non sono riusciti a completare la procedura correttamente.
“Abbiamo avuto diversi problemi, che stiamo cercando di risolvere in queste ore”, ammette Matteo Olivieri, consigliere comunale del Movimento di Reggio Emilia.
È lui uno dei delegati chiamati da Casaleggio per occuparsi di tutte le questioni tecniche relative alla presentazione delle liste. In questi giorni sta facendo da raccordo tra gli attivisti e lo staff.
“Mi hanno telefonato e scritto in molti, per segnalarmi disguidi nel completamento della procedura”.
I problemi sono sempre gli stessi: “Non tutti coloro che hanno i requisiti per partecipare alle votazioni online hanno ricevuto la mail per accettare o rifiutare la candidatura — spiega — si tratta di complicazione nell’incrocio di database, ai quali stiamo cercando di porre rimedio nel più breve tempo possibile”.
La priorità , assicura, è garantire il diritto di candidarsi a tutti . “In alcune zone la metà  dei potenziali aspiranti parlamentari non hanno ricevuto la mail. In altre, invece, le segnalazioni sono state pochissime”.
Ora lo staff sta valutando, caso per caso, di concedere una proroga: “Così da non lasciare indietro nessuno”.
A Bologna alcuni attivisti hanno chiesto aiuto nel forum del gruppo. Matteo Dall’Osso, ad esempio, ex candidato al consiglio comunale, rimasto fuori dal palazzo per una manciata di voti, ha scritto di non aver ricevuto la missiva dello staff, pur avendo tutte le carte in regola per partecipare alle primarie a 5 stelle.
Lo stesso è capitato ad Alessandro Cuppone, anche lui tra i non eletti a Palazzo d’Accursio l’anno scorso, e a un altro folto gruppo di militanti sparsi in Italia.
La bacheca facebook di Marco Piazza, altro delegato di lista in Emilia Romagna, ha collezionato in poche ore decine di richieste di chiarimenti, da nord a sud.
Da chi dice di non aver avuto la fatidica mail (o ricevuta ma con molto ritardo rispetto agli altri), a chi addirittura se ne è trovate due uguali nella casella di posta elettronica.
Non sono pochi, poi, coloro che si lamentano per il breve tempo, circa quattro giorni , avuto a disposizione per fare una scelta così importante.
“Ho ricevuto anche io la mail per la candidatura e sto riflettendo — si sfoga su facebook l’attivista Enza Sola — perchè onestamente non sono convinta di poter scegliere di concorrere per il Parlamento in 48 ore. Stiamo parlando di andare a governare il Paese e non di andare a mangiare una pizza”.
C’è chi ha denunciato serie difficoltà  a raggiungere un numero sufficiente di candidati.
Domenico Savino, in corsa per la poltrona di sindaco a Matera, nel 2010, ha deciso di rivolgersi direttamente a Grillo e Casaleggio per chiedere uno strappo al regolamento: “Basilicata e Calabria sono le uniche regioni in Italia dove il Movimento si è presentato con una sola lista comunale — si legge nell’appello -. Solo i candidati di queste liste potranno parteciparvi, per le relative intere circoscrizioni. Ne consegue un’oggettiva povertà  di scelta tra i candidati che non aiuta l’armonia, lo spirito e i risultati del Movimento in territori difficili come i nostri”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CINQUESTELLE, LA SALSI A GRILLO: “SEI VITTIMA DELLA CULTURA BERLUSCONIANA”

Novembre 2nd, 2012 Riccardo Fucile

CRITICATA DAL LEADER PER ESSERE APPARSA IN TV, LA CONSIGLIERA COMUNALE DI BOLOGNA REPLICA A MUSO DURO: “GRILLO E’ UNA DELUSIONE, UN MASCHILISTA COME ALTRI”

”Beppe Grillo? Una delusione. Ha mostrato di essere vittima della cultura berlusconiana di questi anni. E’ stato veramente sgradevole. Un maschilista come altri. Dare una connotazione negativa ad una qualità  delle donne è roba da Medioevo. Veramente degradante”.
Dopo due giorni di silenzio, è arrivata la replica di Federica Salsi, consigliera comunale del Movimento Cinque Stelle a Bologna, finita nel mirino di Beppe Grillo dopo la sua partecipazione a Ballarò.
“I talk show sono il vostro punto g”, aveva affondato il comico-leader del Movimento, parole che hanno amareggiato profondamente la Salsi: “Non ha contestato il merito di quello che ho detto. Ha contestato me in quanto persona. Mi dispiace che non ci sia la volontà  di un confronto alla pari”, ha ribattuto la Salsi, in un’intervista ad Affari Italiani, a firma di Antonio Amorosi, ex assessore della giunta Cofferati, al fianco della stessa Salsi in alcune battaglie politiche locali degli scorsi mesi.
“Non c’è la possibilità  di un confronto alla pari quando l’altro pensa di essere dieci gradini sopra”, ha proseguito la consigliera comunale, aggiungendo: “Anche Grillo ha il suo punto G: i giornali”.
Oltre allo scontro personale tra Federica Salsi e Beppe Grillo la rottura è anche politica.
Alla consigliera comunale di Bologna, infatti, non è andato giù l’endorsement verso Antonio di Pietro: “Ma l’avete visto Report? Mi sento tradita. Ha sempre detto che non ci saremmo alleati con i partiti. Dopo il quadro che si è visto di Di Pietro, adesso lo propone come Presidente della Repubblica?”, spiega la Salsi in un’intervista al sito ‘Affari Italianì.
Tanto da chiedersi: “Era contaminata l’acqua dello Stretto di Messina? Se farà  qualcosa con Di Pietro valuterò cosa fare”.
”Le regole per le candidature delM5S alle politiche 2013 sono state calate dall’alto, decise dallo staff con un comunicato politico sul blog, in assenza di confronto con gli iscritti e di votazioni”.
Torna a puntare il dito sulla democrazia interna al Movimento il consigliere comunale ferrarese Valentino Tavolazzi, il primo espulso via blog da Beppe Grillo ma rimasto col cuore a 5 Stelle.
Le nuove primarie per scegliere i candidati al Parlamento fra i non eletti in comuni o regioni?
Sono “un’operazione verticistica, che viola l’art.4 del Non Statuto e che ha escluso i tanti gruppi M5S sul territorio, gli attivisti non candidati e che pare non prevedere possibilità  di condivisione e discussione. Non esistono, inoltre, garanzie di controllo e trasparenza sulle operazioni di voto e sui risultati elettorali, gestite dalla Casaleggio ed Associati, che non di rado ha censurato post o commenti nel blog e nel portale”.
Così, “in Parlamento andranno i nominati cinque stelle” magari non più attivi, bloccando “la candidatura a cittadini M5S, che pur dedicando tempo e impegno al progetto, per ragioni varie non hanno potuto o voluto candidarsi” e così, inoltre, “molti territori non potranno presentare liste M5S”.
”Ora viene agitato l’alibi del ritardo — prosegue Tavolazzi — e si danno quattro giorni per accettare una candidatura al Parlamento, graziosamente offerta tramite mail personale a firma dello staff”, mentre il non statuto “riconosce alla totalità  degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo”.
“Abbiamo creduto al progetto politico in cui uno vale uno — ricorda — ed alle promesse di democrazia diretta del non statuto. Abbiamo atteso per anni un portale che consentisse di votare programma e candidati. Ci ritroviamo invece in un Movimento che, in nome di uno straordinario risultato elettorale, calpesta i più basilari principi democratici”, “trascura qualsiasi progetto formativo” e “allontana le persone che si dimostrarono preziose nella costruzione del M5S quando aveva zero elettori, ma ora, raggiunti i numeri elettorali, diventano superflue per parlare alla pancia degli italiani”.
Il riferimento, esplicito, è anche ai due consiglieri regionali dell’Emilia Romagna bacchettati più volte dal blog — Andrea Defranceschi e Giovanni Favia (sfiduciato ma non espulso da Grillo) — e al nuovo bersaglio bolognese del fondatore del M5S, la consigliera comunale Federica Salsi rea di essere andata a un talk show.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL SALTO DEL GRILLO DOPO L’OPA SUI DIPIETRISTI: BEPPE PUNTA SU PALAZZO CHIGI

Novembre 2nd, 2012 Riccardo Fucile

CANDIDATO PREMIER SE RESTA IL PORCELLUM, VIA ALLE LISTE…DA DIECI GIORNI I CINQUESTELLE TESTANO IN RETE L’ASSE CON L’IDV

È il salto del Grillo. Quello atteso da tanti e da tempo, quello temuto dai partiti.
Il leader abbandona il movimento astratto e virtuale, lancia via web la sua candidatura a premier “favorita” dal Porcellum e, con l’opa di queste ore sul partito in rotta di Antonio Di Pietro, entra nella fase due.
È il salto di qualità .
Parte la corsa alle candidature, ma anche la distribuzione dei ruoli di potere istituzionale. E dunque di poltrone.
La nomination dell’ex pm alla Presidenza della Repubblica sembra una mezza provocazione, è la stretta su un partito strutturato, dotato di gruppi parlamentari, di sedi e amministratori locali, sindaci di Napoli e Palermo, centinaia di consiglieri.
E cammina di pari passo con il lancio in rete di un’altra proposta, ben più seria e pesante, quella dello stesso comico genovese alla presidenza del Consiglio.
Col terremoto in corso «tutto è possibile », se ne sono ormai convinti al quartier generale della Casaleggio Associati.
L’exploit del Movimento 5 stelle divenuto primo partito in Sicilia ha segnato la prima vittoria sul campo su vasta scala, dopo Parma.
Il segnale che Beppe Grillo e GianRoberto Casaleggio attendevano, prima di lanciarsi alla conquista di Montecitorio e Palazzo Madama.
Il secondo, la «mente raffinata» del duo, continua a predicare la «natura di movimento» del Cinque stelle e a tagliare corto: «Noi non abbiamo bisogno di indicare un premier».
Ma il primo passaggio avviato adesso e neanche tanto sotto traccia è proprio la scalata a Palazzo Chigi.
«Io devo essere il capo politico del movimento, ma il mio è un ruolo di garante, vedere chi entra e chi esce» scrive l’ex comico nel “Comunicato politico numero cinquantatre” pubblicato il 29 ottobre.
Nelle stesse ore di lunedì in cui tutti erano assorbiti dai commenti sulla loro vittoria in Sicilia, Grillo era oltre, dettava le regole per le candidature in Parlamento e affermava la sua leadership. Lo scenario ora si fa meno nebuloso.
Anche in caso di elezioni anticipate, la macchina è pronta, già  in corsa.
«Sarà  lui il capo della coalizione, che in linguaggio non tecnico significa candidato premier» ha già  spiegato Giovanni Favia, consigliere regionale M5s in Emilia-Romagna e finito in rotta di collisione coi i due guru del movimento, dopo averli accusati in un fuori onda di scarsa trasparenza interna.
Ma su quello che sta accadendo il giovane consigliere (rimasto comunque dentro) ha le idee chiare. «Grillo è il capo della coalizione e il capo della coalizione è di fatto il candidato premier». Il muro contro muro sulla legge elettorale, Berlusconi che rimette in discussione il quasi-accordo raggiunto al Senato, rischia di salvare il Porcellum.
E col sistema in vigore, anche il terzo comma dell’articolo 14 della norma-Calderoli.
Che recita: «Contestualmente al deposito del contrassegno, i partiti o i gruppi politici organizzati che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica ».
Capo destinato a essere il candidato premier, come avvenuto con Prodi e poi Berlusconi.
E sarà  un caso, ma guarda caso in quel “Comunicato cinquantatre” sul blog, è proprio così che il leader si definisce e si presenta ai suoi: «Il MoVimento 5 Stelle (M5S) promuove la presentazione alle prossime elezioni politiche del 2013 di liste di candidati che si riconoscano nel Programma del MoVimento e nel suo capo politico Beppe Grillo»
Definita la candidatura, ecco l’abbraccio «mortale» al “Tonino” ferito dalle inchieste giornalistiche e dalle divisioni interne di questi giorni.
È la lettura che ne fanno in queste ore molti preoccupati dirigenti Idv.
Del resto è da dieci giorni che il leader del M5s sonda in rete l’asse con l’Italia dei valori, partito che vacilla pericolosamente a cavallo della soglia di sbarramento.
E lo ha fatto utilizzando tutta la sua potenza di fuoco sul web.
Il fortino di Casaleggio vanta il supporto di almeno dieci internauti capaci di un indice klout superiore a 75 (indice che valuta da 1 a 100 la capacità  di influenza sui social network).
Vuol dire che ciascuno di quei dieci “megafoni” è in grado di contattare, influenzare, condizionare almeno 100 mila persone, centomila elettori.
Dunque un milione, giusto per capire di che numeri parliamo.
E di quanto il virtuale stia acquisendo nel giro di poche settimane peso politico reale, si stia trasformando in consensi e voti.
Il deputato Pd Mario Adinolfi – tra i più attenti osservatori e frequentatori del web – racconta di aver avvertito già  un mese fa Bersani di quanto si stava muovendo in rete.
Ovvero del fatto che «Grillo e l’Idv andavano verso la fusione, ma sono stato ignorato dai più». E ora ragiona: «La candidatura avanzata per Di Pietro al Quirinale, l’avvio del percorso di scioglimento dell’Idv, alcune mobilitazioni in area Fiom, tutti i processi in atto in queste ore erano ampiamente annunciati sul web».
L’ala estrema della Cgil, la ridotta “legalitaria” dipietrista e il popolo dell’antipolitia grillino, la miscela esplosiva per far saltare il Palazzo.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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ARRIVA GRILLO, PANICO NEL PALAZZO

Ottobre 31st, 2012 Riccardo Fucile

A MONTECITORIO, FANNO I CONTI: POTREBBERO ARRIVARE 120 ELETTI CON IL M5S… I PARTITI STUDIANO LE CONTROMISURE, COMPRESA L’IPOTESI DEL MONTI-BIS

A Montecitorio ci sono almeno centoventi grillini virtuali.
I loro colleghi di questa legislatura, tutti impauriti, li vedono già  camminare, sedersi nell’emiciclo o sui divanetti, andare alla buvette per prendere un caffè.
Centoventi a dir poco, qualora il Movimento 5 Stelle dovesse fermarsi a quota 20 per cento.
Il resto, a salire, sono cifre che trasformano la paura in terrore.
Il paradosso è che i deputati attuali sono morti che deambulano, politicamente parlando, gli altri, i virtuali, sono vivi e vegeti e godono di ottima salute.
La paura è un sentimento che si può esorcizzare con la rassegnazione.
Marco Desiderati e Marco Reguzzoni sono due leghisti che rimpiangono Umberto Bossi.
Reguzzoni è stato nel cerchio magico del Capo, quello di Belsito e Rosi Mauro, e dice: “Ben vengano cento, ma anche centocinquanta grillini. Questo è un sistema che non vuole cambiare. Speriamo che non facciano la nostra fine e che qualcuno non venga comprato come è capitato a noi. Sì, noi abbiamo deluso ma non abbiamo perso lo spirito innovatore”.
Desiderati, dalla mole gigantesca, è più tranchant: “Saremo ciulati noi più di tutti. Oggi non abbiamo una linea e se ce l’abbiamo è quella di dialogare con Squinzi e i banchieri. I nostri militanti sono già  attratti dalle sirene di Grillo. Lo so perchè me lo vengono a dire. Al Nord sarà  un bagno di sangue perchè c’è un voto più libero che al Sud. La via gandhiana alle riforme non ci ha portato a nulla, non ci restano che le armi o un referendum sull’autonomia. Qui a Roma non si farà  mai nulla”.
Al benvenuto leghista, che sa molto di rimpianti e di nostalgia, si aggiunge Angelo Alessandri: “Io facevo il tifo per i forconi ma il segnale con il voto a Grillo è positivo”.
Il coro grillino del Carroccio è però stroncato da Bossi in persona, che appare a Montecitorio e vaticina: “Grillo e la Lega? Cosa c’entra. È diverso. Noi eravamo per la liberazione della Padania non per l’anti-politica”.
Alle quattro del pomeriggio, nel day after del voto siciliano, il Transatlantico mischia paura e indolenza, se non accidia.
Alle sei c’è la fiducia sul ddl anti-corruzione ma il dibattito suona ancora più vecchio dopo il boom grillino nella terra più enigmatica d’Italia. Troppo tardi, ormai.
La Sicilia come metafora però può essere anche speranza a sentire Beppe Fioroni, influente democristianone del Pd ed ex ministro dell’Istruzione.
Fioroni avanza e preferisce vedere solo il bicchiere, anzi le urne mezze piene.
Il mantra della speranza è: “Grillo non ha sfondato nell’astensionismo e ruba voti solo ai partiti. E a Parma quelli che l’hanno votato vorrebbero fare come Muzio Scevola e tagliarsi la mano. Se noi organizziamo due grandi campi è fatta”.
Ecco il trucco, che al Quirinale ormai sognano tutte le notti: Grillo come alibi per la Grande Coalizione o Monti- bis versione alleanza tra riformisti (Pd) e moderati (Udc, Montezemolo, Passera, Giannino, pezzi del Pdl). Fioroni sorride.
Un nuovo arco costituzionale è l’antidoto alla discesa dei nuovi barbari. Bersani e Casini hanno avuto un colloquio: “Loro due non hanno bisogno di parlare sanno già  quello che devono fare”.
Cioè: “I centristi devono riorganizzare l’area dei moderati attorno a Monti, finendo di smontare il berlusconismo che domenica è morto in Sicilia. Noi inglobiamo Vendola oppure no, tanto Vendola col Porcellum nemmeno entra in Parlamento, ed è fatta”.
Un inciucione lungo l’asse Bersani-Casini-Monti e vai a capire chi alla fine sarà  fregato.
Intorno i rimasugli del centrodestra anti-montiano (la lista di Salò del Cavaliere e gli ex An) e poi il blocco grillino escluso dall’agibilità  democratica come fu già  per il Movimento sociale italiano.
Visto i numeri dei sondaggi, il M5S si posizionerà  al centro, con l’Udc spostato verso la sinistra.
Il già  citato Desiderati, leghista, fa una battuta uguale a quella di Antonio Boccuzzi deputato- operaio del Pd: “Si siederanno al posto dell’Italia dei valori”.
Il partito di Antonio Di Pietro viene dato già  per rottamato o decimato.
Fioroni è un bersaniano, Mario Adinolfi invece tifa Renzi.
La sua ricetta contro la paura grillina non è un’alchimia di Palazzo come piacerebbe al capo dello Stato: “A queste primarie dobbiamo puntare alla partecipazione di cinque, sei milioni di persone, facciamo la più grande mobilitazione popolare di sempre”.
A Montecitorio, i divanetti verso la buvette sono da sempre occupati dai berlusconiani. Qui l’aria è più mesta. Senza rassegnazione. Senza speranza.
La consapevolezza del vuoto, di un vuoto tragicamente spaccato a metà .
Chi con Alfano. Chi con Berlusconi, che ieri ha cambiato di nuovo idea e mandato a dire a Napolitano, tramite Gianni Letta, che lui non ci pensa a far cadere Monti.
Dal Colle la risposta è stata rassicurante: avanti con la legislatura fino alla scadenza naturale.
Questo però, per B., non vuol dire rinunciare alla sua lista di Salò, come la chiamò una volta Fabrizio Cicchitto, fedele ad Alfano.
Il Cavaliere, la Santanchè tenteranno di inseguire il grillismo.
Parola della bionda amazzone Michaela Biancofiore : “Nel momento del trionfo dell’anti-politica, l’unica strada da seguire è sciogliere il Pdl e permettere a Silvio Berlusconi un’offerta politica radicalmente nuova che non teme Grillo”.
Più realisti Gennaro Malgieri, ex An, e il senatore Raffaele Lauro.
Il loro scenario è una carezza per i tanti che si disperano: “La prossima legislatura sarà  ingovernabile, non durerà  più di due anni”.
Un Parlamento provvisorio è l’ultima spiaggia dell’autoconsolazione.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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PARMA: UNA SUPERCONSULENZA DA 93.000 EURO MA SINDACO GRILLINO E GIUNTA NON LO SANNO NEPPURE

Ottobre 27th, 2012 Riccardo Fucile

SI TRATTA DEL PROGETTO DI UNA BRETELLA CHE I CINQUESTELLE AVEVANO SEMPRE CONTESTATO… PIZZAROTTI SCOPRE SOLO DAL SITO INTERNET DI AVER SPESO UNA CIFRA DA CAPOGIRO PER UN’OPERA CHE NON VOLEVA

Un atto dirigenziale in rotta di collisione con il programma del Movimento 5 Stelle, firmato da una delle figure ai vertici del Comune, senza che però assessori e sindaco — almeno questo è quello che loro dicono — ne fossero informati.
È giallo a Parma sull’affidamento di una consulenza da 93mila euro per la progettazione preliminare del secondo stralcio funzionale della “Via Emilia bis”.
Sul sito del Comune una determinazione dirigenziale affida l’incarico all’ingegnere Paolo Sorba, responsabile della società  parmigiana Aierre Engineering, ma gli amministratori del Movimento dichiarano di non saperne nulla.
Al punto che sulla questione hanno avviato un’indagine interna.
Il progetto della bretella viaria, da anni al centro del dibattito in città , era nato sotto la giunta di Elvio Ubaldi nel 2006 e proseguito poi con il sindaco Pietro Vignali.
Il primo cittadino Federico Pizzarotti in campagna elettorale si era sempre detto contrario alla soluzione, ma sul portale del Comune proprio in questi giorni, tra i documenti online, ha fatto la sua comparsa un atto firmato che per il progetto dell’asse viario formalizza una consulenza da 93mila euro.
Una notizia che ha stupito gli stessi amministratori, che hanno appreso del fatto dalla stampa: “Nemmeno noi ne sapevamo niente — ha detto Pizzarotti — deve essere la prosecuzione di un progetto delle passate amministrazioni, per questo stiamo capendo come possa essere successo e perchè sia andato avanti, visto che è contrario alle nostre intenzioni”.
La data dell’atto però è scritta nero su bianco: 18 ottobre 2012, e la firma è quella del dirigente del Servizio Strutture pubbliche Giampaolo Monteverdi.
Come si spiega nel testo, il documento fa seguito agli accordi tra Anas, Comune e Provincia del 15 febbraio 2006 per “la realizzazione del nuovo asse viario Fidenza- confine con la provincia di Reggio Emilia, denominato Via Emilia bis”.
Si cita poi la deliberazione del 13 luglio 2006 che esplicita l’indirizzo favorevole all’affidamento di incarico a un professionista esterno per la progettazione dei due stralci di competenza del Comune di Parma, con spesa fissata poi nel 2011, e infine una delibera di giunta del 2010. Tutto era già  stabilito da atti del passato dunque, ma il via libera finale è arrivato proprio sotto il governo Cinque stelle, a nemmeno sei mesi dall’insediamento di Pizzarotti.
E soprattutto, in netta contrarietà  rispetto al programma della nuova amministrazione, che sta facendo di tutto per limitare le spese, visto lo stato disastroso delle casse comunali.
A gettare acqua sul fuoco è stato subito l’assessore ai Lavori pubblici Michele Alinovi: “A seguito della notizia apparsa su alcuni organi di stampa, in qualità  di assessore ai Lavori Pubblici smentisco categoricamente l’intenzione del Comune di dare seguito al progetto della via Emilia bis” ha dichiarato.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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“I GRILLINI? ELETTORI DI DESTRA DELUSI DAL PDL”

Ottobre 25th, 2012 Riccardo Fucile

GIULIANO SANTORO, L’AUTORE DEL LIBRO “UN GRILLO QUALUNQUE”: “LUI PERSONAGGIO DELLA RETE? NO, UOMO DELLA TV CHE COLONIZZA IL WEB”

“Miti da sfatare. Luoghi comuni da evitare. Uno tra tutti è che Beppe Grillo stia rubando elettori al Pd. Non è così. O almeno non ancora. Una grande parte dei voti al M5S arriva dagli «orfani del Pdl e della Lega, frustrati dalla crisi di Berlusconi e Bossi e dalla condizione economica».
Solo così si «spiegherebbe l’accanimento di alcuni candidati a 5 Stelle su tematiche tipiche della Destra, come la chiusura dei campi rom o la protesta fiscale».
Ma non solo. «Un’altra parte proviene dall’astensione».
Senza contare che nel 2013 voteranno per la prima volta migliaia di giovani, gli stessi che «non hanno una provenienza definita, almeno dal punto di vista del pedigree elettorale».
Attenzione però, non è così vero che il sodalizio tra votanti e Grillo avvenga solo attraverso la Rete.
Se venisse confermato il successo in Sicilia questa relazione verrebbe a mancare. Dunque, Grillo piace.
Questo almeno è ciò che sostiene il giornalista Giuliano Santoro nel libro Un grillo qualunque (edito da Castelvecchi, pagine 176, 16 euro).
IL LIBRO
La campagna elettorale è cominciata, anche se non ufficialmente. Il 2013 è alle porte. E gli occhi sono puntati tutti su di lui, il comico genovese «contro tutto e tutti».
Il Movimento 5 Stelle, secondo i sondaggi, è diventato la terza forza politica del Paese. E potrebbe arrivare al 20 per cento.
Ma come è successo?
«L’unico modo di comprendere Grillo e il grillismo è accerchiarlo da diversi fronti e toccare i tanti livelli della comunicazione, della politica, della storia culturale e dell’innovazione dei media, che un attore -politico attraversa».
Per afferrare Grillo, secondo Santoro, bisogna intraprendere un viaggio attraverso «la società  e la politica italiana» per raccontare come «un cabarettista che ha mosso i primi passi sui palchi della provincia, sia poi arrivato a fondare un movimento politico». Insomma, per comprendere davvero questo fenomeno bisogna cercare di osservare da una prospettiva «insolita».
E per farlo Santoro è riuscito a entrare nel cuore del movimento con interviste a socologi, politologi, sondaggisti e, soprattutto, grillini.
IL PERSONAGGIO
Un percorso che racconta luci e ombre di un movimento che si definisce trasversale, ma in realtà  è tutto il contrario.
Spiega le contraddizioni di chi per anni si è presentato al grande pubblico anche con pubblicità  (come quella dello Yomo) per poi insultare le stesse aziende.
E ancora gli incontri che hanno cambiato la vita (almeno quella pubblica) di Grillo. Da Antonio Ricci a Gianroberto Casaleggio.
Il primo lo ha lanciato nel mondo della televisione, il secondo gli ha fatto scoprire la Rete.
La stessa che lui ha demonizzato nei suoi spettacoli («Ho comprato il computer», dice. «Credevo che la tecnologia dei bit fosse una tecnologia leggera: un computer pesa quindici chili, per farlo occorrono quindici tonnellate di materiali e ogni sei mesi lo buttiamo nella spazzatura»).
Dice che i 5 Stelle sono «espressione della Rete» ma rappresenta «la televisione che colonizza i nuovi strumenti di comunicazione, è un sintomo della convergenza di vecchi e nuovi mezzi di comunicazione».
I GRILLINI
Per la prima volta, però, si parla anche di loro: i votanti a 5 Stelle.
Santoro divide la vita del movimento in due fasi.
La prima catalizza l’attenzione di una nuova generazione, composta dal popolo delle partite Iva, contratti precari.
Con una cultura tendenzialmente alta. E non solo: «Beppe Grillo è riuscito all’indomani del trauma generazione del G8 genovese, a tracciare arbitrarie relazioni di causa-effetto che a volte confinano nel complottismo ma che forniscono ai naufraghi della generazione perduta calpestata in piazza e vittima della sindrome di impotenza della politica tradizionale, uno scenario dentro al quale muoversi».
Poi la seconda fase. Quella che riesce a catalizzare i voti perduti dal centrodestra.
«La distribuzione del voto a Grillo è molto articolata, anche se negli anni del suo boom si è collocata soprattutto a Destra».
Il quadro è fluido e in continua evoluzione. Il libro questo, lo mette ben in evidenza. L’idea che lo muove è comunque quello di sfatare molti miti.

Benedetta Argentieri
(da “il Corriere della Sera”)

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