Destra di Popolo.net

MODENA: ENTRA IN COMUNE CON I GRILLINI E VIENE SUBITO ESPULSA

Luglio 13th, 2012 Riccardo Fucile

SANDRA POPPI ERA SUBENTRATA A UN DIMISSIONARIO MA E’ STATA SUBITO ALLONTANATA PERCHE’ DA UN ANNO E MEZZO NON SI INTERESSAVA PIU’ DELL’ORGANIZZAZIONE…DIFFIDATA DALL’USO DEL LOGO

“Sandra Poppi non ha titolo a rappresentare il Movimento 5 Stelle nè all’uso del logo ed è diffidata dal farlo”.
Con una comunicazione asciutta e sintetica, scritta come da consuetudine sul blog personale, Beppe Grillo ha messo alla porta un’esponente del Movimento 5 stelle emiliano romagnolo. Così   finisce l’avventura appena iniziata di Sandra Poppi, consigliere della lista civica Modena5stelle del comune di Modena.
Poco amata dal gruppo locale del Movimento, Poppi era entrata in Comune pochi giorni fa col simbolo a 5 stelle, nonostante, secondo quanto riferito da diversi militanti, non frequentasse abitualmente incontri e assemblee.
Ambientalista specializzata in edilizia scolastica, nel 2009 è la prima dei non eletti alle comunali. L’anno successivo si ripresenta alle elezioni regionali, raccogliendo tante preferenze da piazzarsi seconda dopo l’enfant prodige del Movimento, Giovanni Favia.
Dopo una consultazione interna, però, il Movimento locale decide di far entrare al suo posto in viale Aldo Moro Andrea Defranceschi, attuale capogruppo in regione Emilia Romagna.
Un episodio che genera parecchi malumori interni, tanto da spingere alcuni ad abbandonare il Movimento.
Dopo la sua esclusione dall’assemblea regionale,anche i rapporti tra Poppi e il movimento di Grillo si fanno sempre più tesi.
Fino a dieci giorni fa, quando viene chiamata a sostituire il dimissionario Vittorio Ballestrazzi, ex-rappresentante del Movimento, anche lui allontanato da Grillo nel 2010.
La donna decide di usare il simbolo 5 stelle: “La settimana scorsa mi sono messa in contatto con lo staff di Grillo, per avere indicazioni e consultarmi sull’ingresso in consiglio comunale. Ma da loro non ho avuto nemmeno una parola di risposta. E ora mi trovo improvvisamente fuori”.
La presidente del Wwf di Modena sottolinea poi di avere tutte le carte in regola per far parte del Movimento: “Non sono iscritta a nessun partito, non ho condanne penali e non ho offeso nessuno”.
A differenza di Valentino Tavolazzi, primo e finora unico vero espulso dal Movimento, apprezzato da molti tra eletti e militanti dell’Emilia Romagna, da tempo Poppi non era in sintonia con la base locale.
Tanto che, nei giorni scorsi, alcuni attivisti modenesi avevano scritto allo staff di Grillo, chiedendo il suo allontanamento.
Lo conferma il militante Gabriele Grotti in commento scritto su Facebook: “Il post è rappresentativo della richiesta fatta da parte di tutti gli attivisti facenti parte del gruppo di Modena e provincia. Nel corso degli anni tanta gente si è avvicinata, di questa mai nessuno ha sentito o visto la Poppi, questo è indicativo del netto e irreversibile distacco”.
E poi aggiunge: “La signora fa la furba e sui quotidiani si è spacciata in stato di ‘riavvicinamento’ esibendo in consiglio comunale il nome di Beppe Grillo. Colpita da sindrome di Dr Jekill e Mr Hyde forse si è dimenticata di tutto il fango che ha sparso in passato ad indirizzo di tutto il Movimento 5 stelle. Persino di aver comunicato di esserne uscita”.

Giulia Zaccariello

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I LETTORI DEL BLOG DI BEPPE GRILLO? MASCHI, ADULTI E RESIDENTI AL NORD

Luglio 10th, 2012 Riccardo Fucile

UNA INDAGINE DEMOSKOPEA SUI LETTORI DEL BLOG DEL FONDATORE DEL M5S ANALIZZA IL PROFILO DEGLI UTENTI DI BEPPEGRILLO.IT

I visitatori di Beppegrillo.it? Sono prevalentemente maschi, adulti e residenti al nord.
A dirlo è un’indagine di Demoskopea e comScore che hanno analizzato il profilo socio demografico e alcuni atteggiamenti su internet dei visitatori del blog del leader del Movimento Cinque Stelle a maggio 2012 attraverso la piattaforma MyMetrix di comScore.
LA CRESCITA DEI CLICK
I visitatori di beppegrillo.it – oltre a registrare una significativa crescita negli ultimi mesi – si caratterizzano per essere prevalentemente maschi (67% di uomini contro una media nazionale della popolazione on-line del 53%) e “maturi” (la fascia d’età  superiore ai 45 anni incide per il 44% contro il 33% della media nazionale della popolazione on line).
Interessante è la crescita del segmento maschile over 55, triplicato negli ultimi 12 mesi e che incide sul totale dei visitatori per il 13,5% (dato molto più alto di quello della media nazionale della popolazione on line attestato al 7,7%).
In termini di distribuzione geografica la maggiore presenza si ha nelle regioni del Nord con il 54,7% (contro il 49,1% della media nazionale della popolazione on-line) a discapito di una minore concentrazione nelle regioni meridionali 21,8% (contro il 26,6% della media nazionale della popolazione on line).
WEB E POLITICA
Ad essere analizzato è anche l’indice di affinità  con il lettori dei principali siti italiani.
In testa, tra i lettori di beppegrillo.it è ilfattoquotidiano.it (930) seguito da ilgiornale.it (672), Repubblica.it (314) e del Corriere.it (288).
La ricerca è interessante in quanto i risultati potrebbero essere indicativi anche del profilo degli elettori del Movimento Cinque Stelle.
Ma non solo, come documentato da un’inchiesta del Corriere della Sera basata su una ricerca della società  di analisi Between, la diffusione di Internet e dei social network è uno dei motori che spingono la macchina di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle.
Fra la penetrazione del digitale e la crescita del nuovo partito (o antipartito) la corrispondenza appare stretta.
Come dire, insomma, che web e politica vanno ormai davvero a braccetto.

Marta Serafini
(da “Il Corriere della Sera”)

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LA VECCHIA POLITICA CHE AVANZA: GRILLINI SPACCATI A GORIZIA, DUE LISTE DEL MOVIMENTO ALLE REGIONALI 2013

Giugno 27th, 2012 Riccardo Fucile

“COME PER IL CASO TAVOLAZZI IN EMILIA, SIAMO DAVANTI A UNA FRATTURA INTERNA E ALLA NASCITA DI UNA LINEA DISSIDENTE”… LA CONS. COM. MANUELA BOTTEGHI E’ STATA SOSTITUITA NEL MEETUP: “FINCHE’ ERAVAMO QUATTRO SFIGATI NON CI SONO MAI STATI PROBLEMA, ORA SPUNTANO GLI ARRIVISTI”

A Gorizia cambia l’organizzatore dei meetup per i Cinque Stelle e si arriva alla spaccatura. Manuela Botteghi, candidata sindaco alle scorse amministrative e consigliere regionale, è stata sostituita da Elena Fontanini in base a una consultazione interna.
Su 15 persone aventi diritto, in tre hanno votato per ‘l’organizer’ uscente, in 9 per la vincitrice e tre si sono astenuti.
Una semplice “questione di ricambio” per chi è stata eletta.
La candidata sconfitta, al contrario, parla di rottura “a livello regionale” che “privilegia la Rete ai meetup” e sospetta che alle regionali 2013 i 5 Stelle si presenteranno con ben due liste.
Una contrapposta all’altra.
Niente di più lontano dalla realtà  per Fontanini secondo cui la polemica è puramente mediatica. “C’è stato semplicemente un avvicendamento, ed è normale considerato che siamo un movimento da sempre contro gli incarichi multipli”, spiega.
“Mercoledì 20 si sono svolte le elezioni per decidere il nome del nuovo organizer. Manuela ha vissuto il risultato come una mancanza di fiducia nei suoi confronti, ma non è così. Riconosciamo il prezioso lavoro che ha svolto per le comunali, spendendosi in prima persona per il Movimento. Ma dopo due anni da organizzatrice dei meetup era giusto chiedere un ricambio”. Secondo Fontanini, inoltre, il “posto” non deve essere vissuto come “luogo di potere o comando, e l’organizzatore è semplicemente colui che organizza le forze sul territorio”.
Si tratta solo di un “atto democratico” e il cambio di guardia dovrebbe rappresentare anche un “sollievo” per la stessa Botteghi che è “oberata di incarichi, perchè è consigliere e capogruppo. Nemmeno gli altri due consiglieri — puntualizza Fontanini -, si sono ricandidati, proprio per evitare il cumulo delle cariche”.
La nuova organizer definisce la vicenda come un “polverone strumentale, perchè abbiamo tutti gli occhi puntati su di noi.
A Gorizia (retta da una giunta di centrodestra col sindaco Ettore Romoli al secondo mandato, ndr) aspettano solo un nostro passo falso, come potrebbe essere una diatriba interna”.
Da parte sua Botteghi non contesta l’esito della votazione e del ricambio, ma sottolinea che alcuni del meetup isontino “erano stati a Rimini” al meeting da cui Grillo ha preso le distanze e in cui era presente anche Valentino Tavolazzi, il consigliere di Ferrara espulso dal Movimento 5 Stelle per volontà  dello stesso blogger.
“Il mio è un caso Tavolazzi al contrario, nel senso che in queste votazioni per l’organizer ha prevalso la linea dei dissidenti” che “preferiscono il sistema di selezione in rete anzichè l’incontro di persona del meetup”.
In più, prosegue, “dentro il Movimento stanno spuntando i primi arrivisti”.
Dal successo delle amministrative, dove i 5 Stelle hanno vinto la poltrona di sindaco in 4 comuni e a Gorizia sono stati eletti tre consiglieri, sono entrate in gioco anche le dinamiche del potere. Ovvero la politica.
“Finchè eravamo quattro ‘sfigati’ non c’era nessun problema — osserva Botteghi-. Oggi invece nascono i primi dissapori. In questa città  si è rotto un equilibrio, è evidente che siamo in un momento di crisi”.
E a cosa potrebbe portare questa frattura nel movimento isontino?
“Credo abbiano intenzione di presentare una nuova lista 5 Stelle, separata da quella che ha vinto le amministrative”.
Secondo il non statuto del Movimento, infatti, nella stessa città  si possono presentare più liste previa certificazione.
A quando il debutto della “gemella” dissidente?
“Potrò sbagliarmi — conclude il consigliere-, ma credo la vedremo alle regionali del 2013″.

Eleonora Bianchini
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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L’IN-CERTOSA DI PARMA: PIZZIROTTI E LA PLACIDA CITTA’ DI UN SINDACO AL RALLENTATORE

Giugno 24th, 2012 Riccardo Fucile

NIENTE GIUNTA A UN MESE DAL TRIONFO ELETTORALE: FILOSOFIA DELLA LENTEZZA O INCAPACITA’ A GOVERNARE?

L’ incertosa di Parma.
Pizzarotti ha inventato la politica a km zero, la politica che non si muove.
A un mese dal trionfo elettorale, Federico Pizzarotti, il sindaco copertina del Movimento 5 Stelle, il primo grillino a capo di una città  capoluogo, non è ancora riuscito a completare la sua giunta.
Se la prende con calma, molta calma, come se i problemi di quella città  fossero un prosciutto da affettare con voluttuoso abbandono.
Non si capisce infatti se la nuova giunta della città  ducale si ispiri volutamente a una filosofia della lentezza – la slow politics, la Decrescita Felice – o mascheri solo nell’incertezza l’incapacità  di chiudere la partita.
Insomma, Pizzarotti e i 5 Stelle sono dei boy scout incompetenti o i nipotini di Maria Luigia e di un nuovo Ducato di Parma?
Tutto è cominciato con il caso Tavolazzi, chiamato in un primo tempo alla carica di direttore generale del Comune.
Ma Valentino Tavolazzi non piaceva a Grillo. E sono scoppiate le polemiche: Pizzarotti è un burattino nelle mani di Grillo, Grillo è un burattino nelle mani di Gianroberto Casaleggio, il guru che sta dietro il Movimento, il conte Mosca dei grillini.
Intanto il buco di circa 600 milioni lasciato dall’amministrazione precedente aspetta. L’assessore designato per il Welfare, Fabio Fabbro, esponente del volontariato, ha per ora declinato l’offerta.
Parma prende tempo, non ha fretta, c’è sempre un piatto di caplèt che aspetta.
Poi l’ultima grana: l’assessore all’Urbanistica Roberto Bruni è stato costretto a dimettersi a nemmeno 24 ore dalla nomina.
Aveva alle spalle un fallimento con strascichi sul territorio: una macchia non tollerabile per chi ha sempre fatto dell’intransigenza le chiavi del successo.
I curriculum non bastano per governare una città , il cui clima sembra ora fondarsi sull’incertezza.
Succede quando, nell’attesa del Messia («Cercasi Gesù» è un film di Comencini interpretato da Grillo), ci si accorge che anche il Messia genovese è lì, da una vita, che attende se stesso.

Aldo Grasso
(da “Il Corriere della Sera”)

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A PARMA PIZZAROTTI PERDE GIA’ UN PEZZO, I GRILLINI LA FACCIA

Giugno 22nd, 2012 Riccardo Fucile

C’ERA UN FALLIMENTO DIETRO IL NUOVO ASSESSORE ALL’URBANISTICA: GIA’ COSTRETTO A DIMETTERSI… LA FARSA DEL   CURRICULUM NON HA FUNZIONATO

Incassa uno sganassone politico imbarazzante la giunta parmigiana guidata da Federico Pizzarotti, primo esponente della lista di Beppe Grillo ad aver conquistato un grosso centro del nord.
Un assessore chiave della nuova amministrazione, il titolare di urbanistica, lavori pubblici e patrimonio Roberto Bruni, architetto 53enne, ha una macchia nel suo passato da imprenditore di quelle che, in un movimento che ha sempre fatto della moralità  e dell’intransigenza le chiavi principali del suo successo: la sua azienda, la Thauma Sas di Collecchio, è fallita, la procedura si è chiusa l’anno scorso davanti al tribunale di Parma.
Oggi era in programma la conferenza stampa per presentare proprio l’assessore Bruni, oltre al suo collega alla cultura Ferraris, ma Bruni, per placare le polemiche, ha anticipato i tempi rinunciando all’incarico «per garantire la serena prosecuzione dell’attività  politico amministrativa dell’Amministrazione comunale».
Esiste un precedente specifico legato a un assessore provinciale, Michele Pagani, che nel luglio 2004 era stato nominato titolare delle politiche per lo sviluppo economico e l’innovazione dall’allora presidente della provincia, il Pd Vincenzo Bernazzoli, e presentò le dimissioni non appena si seppe che nei suoi confronti gravava una richiesta di ammissione al concordato preventivo.
Ieri un sito di informazione locale aveva anche riportato il commento del neo amministratore della giunta grillina Bruni, che oltre ad ammettere che il nuovo sindaco sarebbe stato a conoscenza della vicenda, rinviava le spiegazioni a oggi, pur parlando di «gioco al massacro» nei suoi confronti: «È tutto vero per carità , la mia famiglia ne era già  a conoscenza, ma mia madre insomma…, passa dal ricevere una notizia di un certo tipo ad una notizia d’altro genere».
Nella serata di ieri poi, l’incontro con il sindaco Federico Pizzarotti e alla fine uno scarno comunicato in cui si comunicava che «di comune accordo con il sindaco», «a fronte delle polemiche sollevate circa la figura dell’architetto Bruni» il neo assessore rinunciava all’incarico prima ancora di assumerlo.
Il can-can parmigiano sulle magagne fallimentari di Bruni è stato sollevato da una mail spedita all’edizione online della Gazzetta di Parma: «Ma il Sindaco ha letto bene il curriculum del nuovo assessore all’Urbanistica Bruni? — si chiede una lettrice con ironico riferimento alle intenzioni sbandierate da Pizzarotti già  in campagna elettorale “E lui ha fatto presente nel curriculum che ha alle spalle il fallimento della sua Thauma Sas, a causa del quale tante famiglie ancora oggi piangono per aver perduto quanto avevano investito con immensi sacrifici? È questo il concetto di meritocrazia?».
Il primo atto del tribunale di Parma riguardante il fallimento della società  in accomandita semplice di Bruni, azienda edile che aveva sede a Collecchio, in provincia di Parma, poi la vicenda concorsuale si è chiusa poco meno di un anno fa.

Franco Giubilei
(da “La Stampa”)

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L’ITALIA INFORMATICA E SOCIAL: ECCO L’AUTOSTRADA SU CUI CORRE GRILLO

Giugno 22nd, 2012 Riccardo Fucile

LA SOVRAPPOSIZIONE TRA LA MAPPA WEB DEL PAESE E QUELLA DEI CINQUESTELLE…. BANDA LARGA E INTERNET OLTRE IL 50% AL CENTRO NORD DOVE I GRILLINI HANNO AVUTO LE PERCENTUALI PIU’ ALTE

La diffusione di Internet e dei social network è uno dei motori che spingono la macchina di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle.
Fra la penetrazione del digitale e la crescita del nuovo partito (o antipartito) la corrispondenza appare stretta.
Il dato, emerso come ipotesi nei commenti ai risultati elettorali, viene ora documentato con precisione da un’inchiesta del Corriere della Sera basata su una ricerca della società  di analisi Between.
Partiamo da quattro indicatori chiave della Società  dell’Informazione e dal loro andamento negli ultimi sette anni.
Dal 2005 a oggi, in Italia, gli utenti di banda larga su telefono fisso sono passati dal 14% nel 2005 al 37% della popolazione; i possessori di smartphone da zero al 51%; gli utenti di Internet, il 30% sette anni fa, sono oggi il 55%; infine il popolo dei social network come Facebook e Twitter è passato da zero al 50%.
Quest’ultimo, in particolare, ha fatto un grande balzo tra il 2008 e il 2009 (dal 10% al 34%).
I dati diventano ancor più interessanti se disaggregati per regione.
In generale emerge una distanza notevole tra Centro-Nord e Sud.
Soprattutto, nell’uso della Rete e dei social network.
Gli utenti di Internet sono oltre il 50% nel Centro-Nord, con punte del 59% in Lombardia e in Trentino-Alto Adige, mentre arrivano al massimo al 45% (con record negativi in Puglia e Basilicata del 41-42%) nel Mezzogiorno.
I fan di Facebook e Twitter sono geograficamente distribuiti allo stesso modo, ma con una percentuale particolarmente alta in Lombardia e Lazio.
In questo panorama la Sardegna fa un po’ storia a sè: da un lato l’isola appartiene a pieno titolo al Sud, nei pregi e nei difetti, dall’altro se ne discosta per essere stata culla dell’innovazione digitale: qui, nel 1993, è nato il primo Internet provider italiano (Video on Line di Nicky Grauso, poi ceduto a Telecom Italia); qui è nata Tiscali di Renato Soru, sintesi vivente del binomio tecnologia-politica.
Se ora sovrapponiamo alla carta tecnologica la mappa del Movimento 5 Stelle, ci accorgiamo che il grillismo si è propagato soprattutto nell’Italia digitale.
La nuova formazione ha ricevuto l’impulso più forte nelle regioni del Nord, dove la crescita del web sociale è stata più impetuosa.
A parte Genova, città  natale dell’ex comico e del suo movimento (13,86%), ricordiamo La Spezia (10,7%), Belluno (10,38%), Pistoia (10,2%), Piacenza (9,82%), la roccaforte leghista di Verona (9,35%), Bologna (9,5%), Ravenna (9,83%), Rimini (11,32%), per non dire di Parma, dove il movimento ha espresso un sindaco, e di Emilia-Romagna e Piemonte, dove ha esponenti in Consiglio regionale
Tutti luoghi ad alto tasso di Rete.
Come il mitico Nord-Est – un tempo leghista e prima ancora «bianco» – dove, secondo un sondaggio citato dal Gazzettino , il Movimento 5 Stelle sarebbe al 26% delle intenzioni di voto.
O come Milano – la città  più cablata d’Europa in fibra ottica con Stoccolma – dove il sindaco Pisapia, nella campagna elettorale che lo portò a Palazzo Marino, si avvantaggiò della capacità  dei suoi sostenitori di contrastare sui blog, talvolta deridendola non proprio amabilmente, la sua avversaria Moratti.
E di creare, con gli stessi strumenti, il fenomeno virale del «favoloso mondo di Pisapie».
In questa sovrapposizione di mappe anche i tempi coincidono: il big bang dei social network è avvenuto tra il 2008 e il 2009; ed è a partire dal 2009 che i grillini si sono presentati alle elezioni con diverse liste civiche a 5 Stelle.
«Colpiscono due elementi: non solo la correlazione tra diffusione di Internet e successo del movimento – dice Cristoforo Morandini, partner di Between -. L’altro aspetto è il ruolo di epicentro svolto da Genova, città  del leader, nel terremoto politico. Tutto parte dalla Superba, come le mappe evidenziano».
Può al contrario stupire che la regione di Nichi Vendola – il governatore che ha fatto dell’innovazione tecnologica la sua bandiera – non si discosti dal resto del Sud.
«Bari non è la Puglia – osserva però Morandini -: se si confrontano, anzichè le regioni intere, le aree urbane, si vede che le differenze tra Centro-Nord e Sud sono meno marcate. Questo vale per il capoluogo pugliese ma anche per Napoli».
Dai dati esce confermato il carattere metropolitano di Internet: quanto più si vive in Rete (e la città  è di per sè reticolare) tanto più si vuole comunicazione, dice Peppino Ortoleva, storico dei media all’Università  di Torino.
«La base più rilevante del movimento di Grillo è la generazione esclusa dal lavoro, fra i trenta e i quarant’anni. Abituata a stare in Rete, si sente al tempo stesso protagonista e tagliata fuori. Se mi baso sulla mia esperienza di docente, aggiungo che i più tentati dal grillismo sono i giovani di livello culturale medio-basso, con un modesto livello di diffidenza verso la demagogia e verso l’assenza di proposte concrete».
Un po’ diverso è il parere di Renato Mannheimer.
«In realtà  – dice il sociologo – mi sarei aspettato un divario digitale Nord-Sud ben più profondo.
Il voto a Grillo, secondo me, è più accentuato al Nord indipendentemente dalle differenze di penetrazione del web.
L’informatica è un mezzo cruciale, ma un peso più importante hanno i fattori culturali, a cominciare dall’insoddisfazione per i partiti tradizionali e la loro immoralità .
Grillo così raccoglie un elettorato molto eterogeneo: giovane, ma non solo; leghista, di sinistra e anche conservatore».

Edoardo Segantini
(da “Il Corriere della Sera”)

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ALLA CONQUISTA DELLA SERENISSIMA: AVANZA IL GRILLOLEGHISMO

Giugno 20th, 2012 Riccardo Fucile

IN VENETO IL CARROCCIO CROLLA ALL’11%, I CINQUESTELLE OLTRE IL 26%

Movimento 5 Stelle al 26% nell’indice di fiducia dei cittadini del Nord Est; Lega mestamente all’11% nella sua regione vetrina, dietro Idv (19%), Pd (17%), Sel (13%), Udc e Pdl (12%).
A fidarsi del movimento di Grillo sono soprattutto «uomini di età  25-44 anni, scolarità  medio-alta, di professione impiegati, imprenditori, liberi professionisti e disoccupati», insomma tipico ceto medio leghista.
Per ora il clamoroso tsunami è solo un sondaggio curato da Demos per «il Gazzettino» ma chi frequenta il Veneto ci ritrova il malessere di una terra sedotta e abbandonata dal forzaleghismo di governo, forte della leadership regionale di Luca Zaia e, a Verona, di Flavio Tosi, il sindaco padano più famoso d’Italia.
Qualcuno già  lo chiama «grilleghismo»: il travaso di consensi dall’ex partito sindacato di territorio, infarinatosi al mulino romano, al M5S col vento in poppa.
Nonostante il governo Monti stia tartassando i ceti produttivi, la Lega all’opposizione crolla nei sondaggi a vantaggio dei grillini, in Veneto più che altrove.
Perchè?
Secondo Demos, per il 44% degli intervistati è proprio la protesta «anti casta» e «anti partiti» il segreto del successo 5 Stelle.
Parola d’ordine simile a quando il Carroccio nacque 25 anni fa.
Solo che nel mazzo da spazzare via questa volta è finita anche la Lega in discredito. «In Veneto il partito è dilaniato», ammette un consigliere regionale del Carroccio. «Domenica i sindaci bossiani, Gianpaolo Gobbo in testa, hanno disertato il No Imu Day».
Lo stesso Tosi è diventato segretario regionale col 57% dei consensi.
Il nuovo corso maroniano nasce debole, crescono le nostalgie leghiste anti lombarde mentre Zaia se ne resta sottocoperta.
Sulla guerra interna s’innesta la crisi politica del partito.
«La gente non la beve più, troppe promesse mancate», tagliano corto dalla Confartigianato regionale.
Lo confermano i sondaggi (4,6% dato nazionale) e gli ultimi voti: il mese scorso a Conegliano la Lega è crollata dal 36,9% del 2010 al 5,6% mentre confrontando Provinciali 2011 su Regionali 2010 ha perso nella culla trevigiana 20 punti (dal 48,5 al 29,5%) e 90mila elettori.
«I nostri associati vogliono risposte concrete sui ritardi di pagamento, le banche che non danno fidi, la disoccupazione», continuano dalla Confartigianato.
E che fa il Carroccio? «Organizza manifestazioni No Imu, ma il giorno dopo, archiviata la propaganda, i suoi sindaci alzano come tutti le addizionali. Il focus è l’economia, non la demagogia…».
L’altro ieri il presidente degli industriali vicentini, Giuseppe Zigliotto, ha persino giustificato la fuga delle imprese.
L’elenco delle doglianze è vecchio di 20 anni: tra queste una «spesa pubblica su cui bisogna intervenire con il machete, non con le forbicine… ».
Risultato: il blocco dei produttori in crisi, cuore dell’elettorato padano, dopo anni è orfano di rappresentanza.
«A sinistra non votiamo, di Monti siamo scettici, non resta che parcheggiarci su Grillo, in attesa che succeda qualcosa…», riassume un importante imprenditore.
Proprio in Veneto il M5S ha eletto i primi 2 sindaci: Roberto Castiglion a Sarego e Alvise Maniero a Mira.
Ma anche dove non ha vinto, come a Verona, ha quasi triplicato i voti sul 2010.
A Belluno li ha più che raddoppiati.
Federico de Lucia del Cise di Roberto D’Alimonte, ha analizzato le tendenze elettorali delle ultime 4 tornate nei 5 comuni in cui i grillini sono andati al ballottaggio.
«Anche negli scorsi anni — scrive – il Pdl era progressivamente calato, ma le perdite erano compensate dalla crescita della Lega», esplosa in tre anni dal 3% al 15%.
Oggi è diverso. «Non solo il Pdl è sceso sotto il 10%» ma il Carroccio «è tornato con rapidità  impressionante ai livelli di 5 anni fa».
A sfruttare «questa decomposizione è soprattutto l’incredibile crescita di Grillo, che triplica in 2 anni i voti dal 6 al 19%».
Maroni tutto questo lo sa bene, soffre la concorrenza, e in rete si becca con Grillo. «L’Imu l’ha voluta la Lega. Maroni è un barbaro sognante. Infatti sogna sempre di prenderci per il cu… », provoca il comico su Twitter.
«I suoi insulti mi fanno sorridere», replica l’ex ministro su Facebook.
«Sulla Lega dice le solite falsità , forse è incaz… perchè noi parliamo di cose concrete (Imu, esodati) mentre i suoi grillini a Parma sono ancora impegnati a spartirsi le poltrone… ».
Ecco un antipasto delle Politiche 2013, quando arriverà  il redde rationem…

Marco Alfieri
(da “La Stampa“)

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STORIA DI GRILLINI E TELEFONINI (GRATIS): E QUESTI SAREBBERO L’ANTISISTEMA?

Giugno 18th, 2012 Riccardo Fucile

LA PRIMA DOMANDA DEI CINQUESTELLE ELETTI IN COMUNE A GENOVA: “QUANTI CELLULARI GRATIS AVREMO E QUANDO?”… UNA TESTIMONE: “ERANO AMAREGGIATI QUANDO HANNO SAPUTO CHE SPETTAVA SOLO AL CAPOGRUPPO”

La vicenda è stata riportata dal “Secolo XIX”: ne parliamo solo perchè è giusto capire, al di là  del legittimo voto di protesta, a chi si assegna certe volte in buona fede il proprio voto.
Possiamo permettercelo perchè in passato non abbiamo fatto sconti a nessuno, in primis all’area di centrodestra o presunta tale.
Non è la prima volta che trattiamo il tema dei grillini eletti in Comune a Genova (quattro   più il candidato sindaco Putti), evidenziando un curriculum poco legato alle origini del movimento Cinquestelle, ma piuttosto al comitato “No gronda” e il loro legame con il presidente Pd della Regione Liguria Claudio Burlando.
Con la elezione di Marco Doria, abbiamo ritenuto di poter commentare che Burlando si è scelto il sindaco (facendo fuori la Vincenzi e la Pinotti in un colpo solo) e anche l’opposizione di comodo (grillini), passando poi per un accordo con l’Udc che, dopo aver fatto eleggere i propri consiglieri nella lista Musso, presto si trasferirà  armi e bagagli nella giunta di centrosinistra (come in Regione).
Ma torniamo ai “magnifici cinque” cinquestellati, eletti in nome della lotta ai privilegi della Casta, come trombeggia Beppe Grillo dalle colline di Sant’Ilario.
Ebbene leggiamo che “la prima cosa che hanno chiesto appena affacciati in consiglio comunale sono stati i telefonini. “Quanti ne avremo e quando?” hanno sussurrato agli impiegati comunali. Gli illusi pensavano di averne diritto uno a testa, così addio spese di sim. Che amara sopresa scoprire che la casta di Tursi non era poi così luccicante. Niente da fare, il cellulare comunale lo riceverà  solo Paolo Putti, il capogruppo. Specie dopo che è andato a male il tentativo di piazzare Muscarà  nella commissione elettorale. Una giovane impiegata li ha descritti così: “Sembravano davvero amareggiati, quando l’hanno saputo”. Muscarà  e gli altri rivoluzionari dovranno continuare a comprarsi le prepagate”.
Questi sono gli uomini nuovi, lontani dalle tentazioni del potere, che dovrebbero “cambiare il Paese”?
Cosi è, se vi pare.

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IN EMILIA REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI GRILLINI, VOLANO STRACCI E DOSSIER

Giugno 15th, 2012 Riccardo Fucile

SCONTRO TRA LE DUE ANIME DEL GRUPPO…I SIMPATIZZANTI DEL CONS. REG. FAVIA ACCUSANO I TRE CONS. COM. DI BOLOGNA

Una resa dei conti sul web.
Così gli esponenti del Movimento 5 stelle emiliano romagnolo si fanno la guerra, riportando a galla tutte le questioni che da mesi dividono e agitano il Movimento di Beppe Grillo.
Dall’espulsione del consigliere Valentino Tavolazzi   fino alla cacciata del gruppo di Cento, da giorni attivisti ed eletti si stanno scambiando una serie di accuse reciproche, scrivendole nero su bianco sul forum online del meet up di Bologna.
Rivelazioni senza censure, con tanto di dossier e conversazioni private, raccolte in una discussione intitolata “Spy game”, che mette in luce le divergenze interne, in particolare quella tra il consigliere comunale bolognese Massimo Bugani e quello regionale Giovanni Favia.
A dare il via al dibattito è un post al veleno, scritto dal moderatore della pagina Renato Padoan.
“C’è qualcuno che crede di poter fare il bello e il cattivo tempo all’interno del Movimento 5 stelle. Contatta Beppe Grillo e lo staff del blog e gli fornisce informazioni false e fuorvianti, scatenando reazioni inaccettabili dall’anima pura del Movimento e dai suoi attivisti”.
Il riferimento, si scopre dopo alcuni interventi, è a Massimo Bugani, sospettato di agire nell’ombra contro altri esponenti del Movimento. In particolare contro Giovanni Favia e contro quei militanti più critici nei confronti del duo Grillo-Casaleggio.
Secondo Padaon sarebbe stato l’ex aspirante sindaco di Bologna a mettere al corrente Casaleggio della candidatura di Tavolazzi a direttore generale di Parma, tirando in ballo anche Favia.
Così come sarebbe stato sempre Bugani a inviare a Grillo alcuni stralci di una conversazione in chat tra alcuni consiglieri a 5 stelle, in cui veniva espresso più di qualche dubbio sul comportamento del blogger genovese e del suo guru Casaleggio.
L’intervento di Padoan scatena i simpatizzanti di Grillo: in poche ore la pagina si riempie di decine di interventi. Una cascata.
Ma Padoan trova sponda soprattutto nell’ex consigliere rumena Antonia Dejeu, fuoriuscita dal Movimento dopo la presa di posizione di Grillo sul diritto di cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia.
Nel suo post rincara la dose e allarga lo scontro anche a un altro consigliere di Palazzo d’Accursio, Marco Piazza, rivelando una conversazione risalente a fine gennaio. “Quel giorno tutti gli attivisti sono a conoscenza della mia intenzione di ritirarmi. Marco Piazza mi chiede di pensare al fatto che Giovanni Favia avrebbe gongolato perchè non lo avrei più contrastato”.
Dejeu snocciola poi altri retroscena.
“Marco poi mi ripete una frase che Massimo Bugani mi aveva già  detto in precedenza: stringi i denti, aspetta uno o due mesi, abbiamo parlato con Casaleggio che risolverà  il problema Favia con un post sul blog, tra un mese”.
Passano alcune ore e Piazza decide di difendersi: “Nè io nè Massimo siamo delle spie, non complottiamo e non ordiamo trame con Casaleggio e Beppe (che io personalmente ho sentito una sola volta al telefono) non tramiamo contro Giovanni, nè contro Tavolazzi nè contro Cento. E non ho inoltrato niente a Beppe o a Casaleggio, nè la chat ne nient’altro, non ho la più lontana idea di chi possa essere stato”.
Ma questo non basta a frenare malumori e veleni. E mentre Giovanni Favia si sfila, specificando di essere disinteressato a “queste diatribe da Guerra dei Roses in salsa a 5 stelle”, Bugani parla invece di un dossier.
“Io non ho niente da nascondere — scrive il consigliere di Bologna su Facebook — Chi vuole venire a toccare con mano un meraviglioso dossierino reale e non inventato ad arte (su chi invece parecchie cose da nascondere le ha) può venirmi a trovare quando vuole”.

Giulia Zaccariello
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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