Ottobre 1st, 2013 Riccardo Fucile
LA LISTA SI ALLUNGA DI ORA IN ORA, VICINA QUOTA 40
L’ultimo in ordine di tempo è Roberto Formigoni. 
Forse non saranno i 40 di cui parlava Carlo Giovanardi nel pomeriggio, ma la lista dei senatori del Pdl che escono allo scoperto e dichiarano il loro voto favorevole al governo di Enrico Letta si allunga di ora in ora.
A seconda delle alchimie parlamentari, sono minimo una ventina gli esponenti azzurri che dovrebbero portare avanti una scissione affinchè il premier possa andare avanti contando su un gruppo omogeneo ed organico.
Un numero verso il quale rapidamente ci si sta avvicinando, al netto di quel che potrebbe succedere da qui a domani mattina.
”Sono pronto a votare la fiducia al governo Letta, insieme al segretario del Pdl Angelino Alfano”, ha detto Formigoni.
Seguendo a ruota Giovanardi e Domenico Scilipoti. Quest’ultimo ha ironizzato sulla propria storia politica: “Voterò la fiducia, sono sinonimo di responsabilità “.
C’è poi Andrea Augello, che difende il Cavaliere nella Giunta delle elezioni, che fa professione di fiducia alfaniana: “Credo che in questo momento si debba lavorare per riempire di contenuti politici, in vista del dibattito di domani al Senato, l’indicazione favorevole al voto di fiducia”.
“Avendo a cuore il bene del paese, domani voterò la fiducia al governo Letta”, spiega la senatrice abruzzese Federica Chiavaroli.
Così come il siciliano Salvatore Torrisi: “”Ho espresso in tempi non sospetti quel che hanno detto anche Fabrizio Cicchitto e tutti i ministri. Sono ore di grandi discussioni, ma spero che l’area dei moderati assuma una posizione comune e voti in conseguenza a quanto ha proclamato a parole”.
Della partita, ovviamente, è il ministro Gaetano Quagliariello, che più volte si è espresso in tal proposito.
Otto le prese di posizione in chiaro nel giro di poche ore. Segnale che quel che si muove lontano dai riflettori potrebbe risultare una vera e propria slavina.
Alfano ha con sè anche autorevoli esponenti del partito alla Camera.
A partire da Beatrice Lorenzin, Nunzia De Girolamo e Maurizio Lupi.
Il ministro delle Infrastrutture, contrariamente alle abitudini, ha plasticamente disertato – insieme al segretario del partito – il vertice serale a Palazzo Grazioli, con lui anche Fabrizio Cicchitto, che nei giorni scorsi si aggirava per i corridoi di Montecitorio tacciando di “pazzia” chi aveva spinto Berlusconi allo strappo prematuro.
La conta è iniziata. Come finirà lo si saprà probabilmente solo in Aula.
(da “Huffington Post“)
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Ottobre 1st, 2013 Riccardo Fucile
SANTANCHE’: “ALFANO VUOLE LA MIA TESTA? ECCOLA”… ALMENO 23 SENATORI PRONTI A SOSTENERE IL GOVERNO
I ministri del Pdl non sono più nel governo, ma i viceministri e i sottosegretari sì.
Al momento non si hanno notizie di lettere di dimissioni da parte di questi ultimi, riferiscono “fonti qualificate” alle agenzie di stampa.
Ieri era stato Silvio Berlusconi a chiedere che anche loro se ne andassero, per completare lo strappo con Letta. Cosa che finora non è successa.
Tra i nomi più noti spiccano Gianfranco Miccichè e la pasdaran berlusconiana Micaela Biancofiore (entrambi sottosegretari alla presidenza del Consiglio), ma anche Giuseppe Castiglione (sottosegretario alle Politiche agricole), dissidente dalla linea berlusconiana.
Intanto a Palazzo Grazioli è in corso l’ennesimo vertice.
Al cospetto di Berlusconi c’è anche Angelino Alfano, potagonista ieri sera — a quanto è trapelato — di uno scontro teso con il Leader, con tanto di minaccia di dimissioni dalla guida del partito se fosse passata la linea dei falchi.
Retroscena sostanzialmente confermato oggi da Daniela Santanchè: “Mi risulta che il segretario Alfano ha chiesto la mia testa come condizione per mantenere l’unità del Pdl-Forza Italia. Detto che ciò dimostra la strumentalità della protesta in corso da parte dei nostri ministri dimissionari,non voglio offrire alibi a manovre oscure e pericolose. Pertanto la mia testa la offro spontaneamente al segretario Alfano, su un vassoio d’argento, perchè l’unica cosa che mi interessa per il bene dei nostri elettori e dell’Italia è che su quel vassoio non ci finisca quella del presidente Berlusconi”.
Oggi sarebbe entrato nella residenza romana del Cavaliere per annunciargli che i ministri dimissionari (o meglio dimissionati) sono pronti a votare la fiducia a Letta, secondo un retroscena del sito di Il Sole-24 Ore.
Tra i presenti i capigruppo Renato Schifani e Renato Brunetta, il coordinatore Denis Verdini e il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri. Ma sul finire della mattina hanno lasciati tutti il campo a un faccia a faccia tra Berlusconi e Alfano.
All’ordine del giorno del vertice, l’atteggiamento da tenere domani, quando il presidente del consiglio Enrico Letta si presenterà al Senato e alla Camera, con possibile richiesta di voto di fiducia.
Ieri Berlusconi ha dettato una road map che prevede l’approvazione dei provvedimenti economici nel giro di sette giorni e poi — anche se non spetta a lui deciderlo — le elezioni anticipate. Ma questa volta la linea del Capo è messa indiscussione come non mai.
L’ultimo “borsino” stima in 22 o 23 i senatori pronti a dar vita a un nuovo gruppo “Popolari” per permettere alla legislatura di proseguire.
Fuori dal Senato e nel Transatlantico sono evidenti capannelli pidiellini e/o forzisti che discutono animatamente sulla possibilità che una pattuglia di ‘responsabili’ si stacchi dal Pdl per sostenere, insieme a Sc, Pd, Gal e qualche ex M5S, un’edizione delle larghe intese riveduta e corretta.
Particolare niente affatto secondario, le preoccupazioni per la “cosa pubblica” si fondono con quelle per le cose private: “Io pago 2500 euro di affitto…”, si sfoga apertamente un senatore citato dall’Adnkronos.
La situazione è intricata, ma il ministro della Difesa Mario Mauro, di Scelta civica, esibisce certezze: “Sono sicuro che Enrico Letta resterà presidente del Consiglio“, ha detto in un intervento al seminario della Comunità di Sant’Egidio sulla crisi siriana. Intanto, sul Corriere della Sera, l’Ispo fa sapere che il 36% degli elettori Pdl è contrario alla crisi e il 16% è diponibile a votare un nuovo partito di “colombe”.
E’ la prima volta che la base del centrodestra si divide davvero, fa notare l’istituto di Renato Mannheimer.
Segno che eventuali transfughi potrebbero avere sorte elettorale migliore di altri che ci hanno provato in passato, come Fini e Casini.
Altro piccolo segnale: oggi Libero pubblica un sondaggio tra i lettori che in maggioranza preferiscono Alfano a Daniela Santanchè e — udite udite — suggeriscono all’attuale segretario Pdl una rottura con Berlusconi.
Continua intanto il lavoro ai fianchi di Fabrizio Cicchitto, da tempo in rotta con i falchi: “Dopo quello che è accaduto ieri, dopo che il mondo economico, il Ppe, le associazioni dei commercianti e i sindacati ci chiedono di rimanere al governo, mi auguro che correggiamo l’errore politico fatto ritirando i ministri e che andiamo avanti in modo che ci sia un governo”, afferma.
“Mi auguro che lo faccia tutto il Pdl e il presidente Berlusconi”. In altri partiti sarebbe normale, ma nel Pdl per trovare la parola “errore” associata sia pur indirettamente a “Berlusconi” bisogna scavare negli archivi storici, e senza garanzia di successo.
Sul fronte opposto, questa mattina il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto al Quirinale Letta e il ministro per i Rapporti con il Parlamento e coordinamento attività di Governo, Dario Franceschini.
Ma domani Letta chiederà davvero un voto fiducia? Neppure questo è certo.
“Letta ha detto che domani andrà alle Camere a chiedere la fiducia. Ma costituzionalmente parlando ha ragione oppure no?”, si domanda Brunetta, che in un lungo ragionamento afferma in sostanza che il presidente del consiglio non può chiederla su un governo già monco di cinque ministri.
Una presa di posizione che il Pd interpreta come un “segnale di nervosismo”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 1st, 2013 Riccardo Fucile
ANCHE LA BASE DEL CENTRODESTRA PER LA PRIMA VOLTA SI DIVIDE DAVVERO… IL 42% DEGLI ELETTORI CINQUESTELLE VOGLIONO UN’ALLEANZA CON IL PD
Il fronte dei «diversamente berlusconiani» si comincia ad aprire anche nell’elettorato. 
La scelta di imprimere un’accelerazione alla crisi di governo, con le dimissioni dei ministri, non piace a un terzo degli elettori del Pdl: il 36% pensa che sia sbagliata, a fronte di un 64% che la condivide.
È il risultato di un sondaggio condotto da Ispo.
E c’è di più: un terzo di chi a febbraio ha votato Pdl si dichiara ora perplesso.
È una novità : per la prima volta si registra una disaffezione al partito (che non si traduce in una vera intenzione di voto, ma è significativa).
L’Ispo ha definito questa categoria i «delusi dal Pdl» e nota: «Ciò suggerirebbe, il condizionale è d’obbligo, che la scelta del Cavaliere abbia provocato, ed è la prima volta che accade dopo le elezioni, una sorta di terremoto nel partito».
Tra i «delusi», l’86% boccia la linea dura.
Si potrebbe creare uno spazio per i dissidenti.
Se i ministri che non hanno condiviso la rottura (Quagliariello e Lorenzin, ma anche Alfano e Lupi) fondassero una nuova forza politica di centrodestra, autonoma dal Pdl o neo Forza Italia, troverebbero l’adesione del 16% dell’elettorato pidiellino.
E a questo si somma un altro 32% che «prenderebbe in considerazione la possibilità di votarla». È invece circa la metà dell’elettorato berlusconiano, il 52%, a escludere di votare la nuova formazione
Ma tra gli elettori dei partiti che spingono per le urne, Pdl e Movimento 5 Stelle, non tutti vogliono tornare al voto.
Nel Pdl è il 30% a preferire che il governo Letta cerchi una nuova maggioranza, sostituisca i ministri dimissionari e continui a governare, contro il 70% che pensa sia meglio andare al voto. Tra gli elettori dei 5 Stelle è addirittura la maggioranza, il 58%, a essere contro la crisi di governo e il ritorno alle urne.
È il 42% degli elettori dei 5 Stelle a sostenere che, nonostante il niet di Grillo, il Movimento dovrebbe allearsi con il Pd e altre forze per una nuova maggioranza.
Renato Benedetto
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 1st, 2013 Riccardo Fucile
“SI RITIRINO LE DIMISSIONI DEI MINISTRI E SI VOTI LA FIDUCIA”…. “DECIDERO’ COSA FARE AL MOMENTO”
Onorevole Cicchitto, ha dissentito apertamente da Berlusconi. E l’ha pregato di non fare cadere il governo.
«Condivido quello che Berlusconi ha detto sull’uso politico della giustizia, perchè l’attacco giudiziario ha reso il bipolarismo selvaggio. È un errore far cadere il governo sia per quello che riguarda Berlusconi, sia per il Pdl che per l’Italia».
Un errore ancora evitabile?
«Un errore che io auspico venga superato. L’esecutivo, pur con certi limiti, ha fatto alcune cose positive. E poi c’è il quadro internazionale ed europeo e tutti le forze sociali e le categorie più legate al centrodestra che ci chiedono che ci sia un esecutivo reale e fondato su una maggioranza».
Immaginiamo invece che il Cavaliere perseveri nell’errore.
«Sarebbe un percorso totalmente negativo. Per Berlusconi e per il centrodestra. E sa perchè?».
Dica
«Perchè è un sogno di una notte di mezza estate pensare che si voti a novembre con questa legge elettorale. Questa legge, tra l’altro, a dicembre sarà messa in discussione in due o tre punti dalla Consulta. Si tratta insomma di una strada impraticabile. Rischiamo di passare da un governo Letta- Alfano, che garantiva — pur con dei limiti — entrambe le parti, a un esecutivo di scopo. Non si sa chi lo presiederebbe e sarà comunque ostile al Pdl. Senza contare che farebbe una legge elettorale su cui il Pdl potrebbe fare pochissimo: saremmo emarginati».
Insomma, le urne a novembre sono impossibili.
«Facendo cadere oggi il governo Letta facciamo anche un favore al Pd, che era diviso sulla necessità di tenere in piedi l’esecutivo. E, probabilmente, facciamo un favore anche a Renzi».
Alla riunione dei gruppi ha parlato solo Berlusconi…
«Intanto mi lasci dire che è positivo che ci sia stato un qualche ripensamento rispetto a posizioni più dure, come la scelta di far rientrare le dimissioni dei parlamentari. Il problema, ora, è trovare un percorso politico per realizzare i punti programmatici indicati. La legge di stabilità prevede tempi non minimi e un governo nella pienezza dei suoi poteri. Le indicazioni positive di Berlusconi richiedono il coraggio di una scelta di responsabi-lità : si ritirino le dimissioni dei ministrio si voti la fiducia».
Nessun altro ha potuto parlare. Si è cercato di evitare che la situazione degenerasse in una spaccatura?
«Possibile. Ma non ne faccio una tragedia, il problema è che non è stato definito il percorso politico. Non possiamo decidere di non votare la fiducia — evidentemente sulla base di un discorso di Letta coerente con quello che è stato fatto in questi cinque mesi e aperto nei confronti del Pdl — lasciare fuori i ministri e pensare che un governo senza maggioranza faccia ciò che ci interessa in sette giorni, dall’Iva alla legge di stabilità ».
Lei voterà comunque la fiducia?
«Io sto proponendo al Pdl nel suo complesso di seguire questo percorso. Quello che farò, lo vedremo. Non assumo con quel che dico atteggiamenti scissionistici».
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 1st, 2013 Riccardo Fucile
I MINISTRI: FIDUCIA AL GOVERNO… IL CAVALIERE: E’ FINITO, MA POSSO RICREDERMI
Silvio Berlusconi all’inseguimento dei ministri. Teme la scissione, che è dietro l’angolo. 
Questa volta, per la prima volta, rischia di ritrovarsi in minoranza nel suo partito. Detta la linea, prova a imporre la rottura definitiva col governo Letta parlando davanti ai quasi duecento tra deputati e senatori. Ma non esclude ripensamenti. Anche sulla fiducia al governo Letta.
Quella del Cavaliere sembra una rotta di avvicinamento. Ma prima tenta di impedire a chiunque di intervenire, di esprimere dissenso.
Il dissenso, però, matura comunque. Serpeggia, si fa rumoroso.
Cicchitto chiede di intervenire e non gli viene concesso, va via sbattendo la porta.
Ma lo scontro più fragoroso è con Angelino Alfano.
In serata lo raggiunge a Palazzo Grazioli. Gli comunica che gli ormai ex ministri restano contrari alla crisi.
Hanno rassegnato le dimissioni «per spirito di servizio» però domani non garantiscono il voto di sfiducia a Letta. Anzi
Con loro, decine di deputati e senatori, è la stima che fanno gli stessi Alfano, Lupi, Quagliariello, Lorenzin, De Girolamo, che fanno il punto tra loro subito dopo il termine dell’assemblea.
È sera su Roma. Silvio Berlusconi esce scuro in volto dalla Sala della Regina, dove va in scena il suo ultimo tentativo di tenere unito il partito. Si chiude una giornata nera, d’altronde, segnata anche dai titoli Mediaset crollati del 4 per cento, dalla Borsa terremotata dall’incubo crisi, le cancellerie europee partite di nuovo all’attacco del leader del centrodestra italiano.
Tutto era iniziato sotto i peggiori auspici.
In mattinata, dopo aver rassegnato a Palazzo Chigi dimissioni irrevocabili, i cinque ministri siglano una nota violentissima contro il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, «reo» di aver tacciato di tradimento i dissidenti di questi giorni sulla crisi.
Si fa riferimento al «metodo Boffo», a un sistema di minacce e avvertimenti di cui Alfano e gli altri ammettono l’esistenza.
«Se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il nostro movimento politico, si sbaglia di grosso – scrivono – il metodo Boffo non funzionerà con noi».
Col direttore che replica: «Neanche io ho paura». È solo il detonatore.
Berlusconi arriva a Roma in tarda mattinata, si chiude a Palazzo Grazioli e convoca proprio i cinque ex ministri.
Più che un pranzo, è una resa dei conti dai toni assai aspri. Quagliariello è il più schietto: «Siamo in totale disaccordo sulle dimissioni imposte. Riteniamo che questo possa tradursi in un danno per il Paese, per il partito, ma anche per te. Quel che ti suggeriamo è di far ritirare le dimissioni dei parlamentari e prendere tempo sul governo».
Alfano scandisce quel che secondo loro dovrebbe essere il timing: «Ascoltiamo cosa dirà Letta in aula su giustizia, economia, riforme e amnistia. Poi valuta che fare». Berlusconi insiste: «Per me bisogna andare alle elezioni, chi sta sbagliando siete voi». Alza la voce ricordando le dichiarazioni della domenica con cui hanno sparato a zero contro gli «estremisti» interni e l’apertura della crisi: «Scusate, ma non avete rassegnato voi le dimissioni nelle mie mani, nei giorni scorsi, di cosa vi lamentate adesso? Non siete stati voi a dirmi che Letta stava aumentando le tasse? Che volete adesso?».
Nello stesso tempo li ammansisce sulla storia degli estremismi dei falchi.
«Lo so, Daniela Santanchè esaspera i toni, se diventerà un problema la emargineremo, ma non vi permetto di pensare che le mie decisioni siano influenzate da lei».
I ministri a quel punto gli propongono di rinviare almeno l’assemblea dei parlamentari del pomeriggio, convocarla quando il quadro sarà più chiaro. Nulla da fare.
Il Cavaliere chiude con loro, incontra Verdini, Capezzone e Santanchè e conferma la convocazione dei gruppi.
Sembra passare la linea dura.
I cinque ministri arrivano in Sala della Regina insieme, stesso ascensore fino al secondo piano, poi marciano insieme, effetto scenico che sa di messaggio al partito. Lupi e Alfano si fermano nel corridoio e si confidano all’orecchio, poi entrano. Berlusconi arriva poco dopo, accompagnato dalla sola Maria Rosaria Rossi.
Alfano e i capigruppo Schifani e Brunetta siedono al suo fianco al tavolo.
«Abbiamo concordato la linea, parlerò soltanto io» dice il capo forzista prima di cominciare in un sermone lungo oltre mezzora sulla giustizia, che lascia silenziosi e sorpresi i presenti.
Ancora per dire che una ricerca Euromedia avrebbe evidenziato come gli italiani «non sappiano davvero quanto potere abbia Magistratura democratica: voi dovrete essere miei avvocati, spiegarlo ai cittadini ».
Poi il governo. «È un’esperienza finita: si possono approvare in una settimana i decreti su Iva, Imu, la legge di stabilità a patto che non aumenti la pressione fiscale, e poi andare a nuove elezioni».
E per rafforzare il concetto, sorprende i presenti sostenendo che «l’attuale legge elettorale è la migliore per garantire stabilità ».
Dice che i sondaggi li danno in vantaggio non solo alla Camera, ma anche al Senato. Ma di applausi, a parte quello seguito alla storia della persecuzione giudiziaria e l’annuncio del ritiro «responsabile» delle dimissioni dei parlamentari, non se ne sentiranno.
Silenzio di tomba nella grande sala quando apre il capitolo ministri.
«Con loro è tutto chiarito, ma dovevano lavare i panni sporchi in famiglia, hanno ragione a temere una perdita di consenso, ma ormai è tutto superato ».
Capisce che il clima tuttavia è cambiato. «Noi possiamo anche cambiare idea, ma discutiamone tra noi».
È l’unico spiraglio che concede alle colombe che diventano maggioranza inattesa
Berlusconi va via. Ma la storia non si chiude lì.
«Mi sembra evidente che il presidente abbia annunciato il voto di sfiducia» tagliano corto in Transatlantico, entusiasti, tutti i falchi.
Da Capezzone a Minzolini.
In realtà la partita si è appena riaperta. «Sfiducia? Mai pronunciata dal capo» risponde serafico un ministro.
I cinque si rivedono subito dopo l’assemblea e studiano il rilancio. Coordinano le truppe ormai in rotta. Tutto il partito è sull’orlo dello smottamento, soprattutto al Senato.
Le dimissioni dei ministri sono state rassegnate. Sono irrevocabili.
Ma il premier Letta potrebbe respingerle e a quel punto loro tornerebbero in gioco.
Quel che è certo è che il capodelegazione Alfano torna dal Cavaliere a Grazioli, è sera inoltrata, e illustra il quadro.
Drammatico, per il padrone di casa. Loro, i cinque ex ministri restano della loro opinione: «No alla crisi, per il bene del partito, ci darebbero tutti addosso, ci accuserebbero di aver causato il tracollo economico».
Raccontano che l’ex vicepremier abbia prospettato lo spettro dello sdoppiamento dei gruppi al momento della fiducia. Una scissione nei fatti. Forza Italia da una parte, il Pdl moderato, dall’altra.
Il fedelissimo Angelino lascia il Cavaliere a meditare per un’altra notte insonne, un giorno di tempo per decidere se restare alla guida di una Forza Italia dei falchi o ricompattare tutto e consumare la più clamorosa delle retromarce.
Berlusconi sente che non ha via d’uscita, stavolta si ritrova all’angolo.
Carmelo Lopa
(da “La Repubblica“)
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Settembre 30th, 2013 Riccardo Fucile
IL CAVALIERE IMPEDISCE IL DIBATTITO INTERNO E FISSA PURE DA SOLO LA DATA DELLE ELEZIONI… LE COLOMBE OGGI PRENDONO TEMPO MA SI PREPARANO A UN LETTA BIS… LA RISPOSTA DEL PD: “PROPOSTA IRRICEVIBILE”
Non si sa se ridere o piangere: Silvio Berlusconi concede all’esecutivo altri sette giorni di vita, necessari per votare «la cancellazione della seconda rata Imu, la legge di stabilità , purchè non aumenti la pressione fiscale e lo stop all’aumento dell’Iva. Quindi- assicura – torniamo al voto e vinciamo».
Poi cerca di ricompattare i suoi dopo le polemiche esplose nelle ultime 48 ore con l’annuncio delle dimissioni dei ministri del Pdl. «I panni sporchi si lavano in famiglia, ma i ministri lo hanno fatto in buona fede, abbiamo chiarito. Per vincere dobbiamo assolutamente restare uniti. Non diamo all’esterno l’impressione che sta dando il Pd». «Ho deciso da solo nella notte, Forza Italia non è una forza estremista, lo spiegheremo ai cittadini che capiranno le nostre ragioni».
Resta da vedere cosa diranno cosa diranno Alfano e i quattro ministri «colombe» .
Nel Pdl sembra infatti tutt’altro che “sanato” lo strappo dei ministri e di quanti hanno preso le distanze dalla svolta estremista.
Ed è proprio su questa frattura che ha puntato le sue carte Letta, convinto che la nascita dal corpaccione berlusconiano di una costola moderata possa rivoluzionare la politica e portare ossigeno al suo governo.
Al momento comunque regna il caos nel Pdl, e i segnali che il Cavaliere lancia sono tutt’altro che univoci.
Nella riunione dei gruppi dapprima è parso conciliante, ha detto che tutto si è chiarito, ha respinto le dimissioni dei suoi parlamentari, ha assicurato che nel giro di una settimana si possono approvare i provvedimenti su Imu e Iva ma anche la legge di stabilità per poi andare alle elezioni anticipate.
Poi però ha chiuso a doppia mandata tutte le porte: «La nostra esperienza di governo è finita».
Il fatto è che il Cav si è trovato nella difficile condizione di conciliare l’inconciliabile sia a proposito del governo (tirando il freno dopo che la frittata era fatta), sia con i suoi, che alla fine si sono ritrovati intruppati da un capo poco democratico.
Fabrizio Cicchitto (il ribelle della prima ora) aveva infatti chiesto che si aprisse un dibattito nell’assemblea ma gli è stato messo il bavaglio.
E sempre Cicchitto ha voluto far emergere la contraddizione berlusconiana: «Vogliamo approvare in una settimana quei provvedimenti? Allora si deve votare la fiducia…».
Ribolle dunque il Pdl, al di là delle rassicurazioni berlusconiane. È lì che Letta spera di vedere uno spiraglio.
Se Enrico Franceschini definisce irricevibile la proposta di Berlusconi: “ci sono dei tempi precisi, non si può fare la legge di stabilità in una settimana” – a Palazzo Chigi si ragiona, invece, sul cammino parlamentare della crisi.
Enrico Letta sarà al Senato mercoledì mattina alle 9.30 e alla Camera dalle ore 16 per le comunicazioni sulla stituazione politica.
Il governo starebbe valutando se porre la fiducia. Il premier, spiegano fonti di palazzo Chigi, rimane fermo sulla necessità di un “chiarimento in Parlamento”, mentre “da definire” è ancora “la modalità tecnica”.
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Settembre 30th, 2013 Riccardo Fucile
L’ALA MODERATA GUIDATA DA ALFANO E LUPI IN REALTA’ E’ PIU’ FORTE DEI FALCHI E POTREBBE SCALZARE I FALCHI VERDINI E SANTANCHE’
Dopo le quarantotto ore più difficili del Pdl, l’ora X della resa dei conti scatterà alle cinque della sera, con la riunione dei gruppi parlamentari nella sala della regina a Montecitorio.
Si immaginano scene mai viste, ‘che del resto mai s’era visto un Alfano dirsi “diversamente qualcosa” da Berlusconi.
Come andrà a finire nessuno può dirlo, ogni tipo di trattativa è in pieno svolgimento: tuttavia, secondo una dinamica francamente schizofrenica, ma tutt’altro che aliena alle logiche del berlusconismo versione 2013, dopo aver raggiunto domenica l’apice del “dà gli alla scissione”, nel centrodestra col passare delle ore la probabilità di uno sdoppiamento tra Pdl e Forza Italia cala.
Aumentano invece, previa tessitura notturna dei ricucitori, le ragioni di chi prevede una “capriola all’indietro” di Berlusconi e un compromesso finale con il “pre-scissionista” Alfano e gli altri “diversamente berlusconiani” (come Beatrice Lorenzin che non vuol stare in un “partito modello Alba dorata” , Nunzia De Girolamo che non si riconosce “In questa forza italia”, Gaetano Quagliariello che non si tiene più, la Santelli che non vuole dimettersi, Giovanardi in pieno responsability pride, eccetera). Insomma, scene già viste, più che autentici terremoti.
Non che un empito imperiale del Cavaliere possa del tutto escludersi (“lui pensa che, se continua a sostenere Letta, è più probabile che lo arrestino”, spiega con qualche stupore un dissidente pidiellino), ma sono molte le motivazioni che l’inclinano verso un compromesso.
Prima fra tutte, riferiscono, la constatazione che, numeri alla mano, Enrico Letta avrebbe comunque ottime probabilità di trovare in Parlamento, anche senza di lui, i numeri necessari per resistere in qualche modo al governo.
E questo anche grazie a prevedibili defezioni pidielline, il cui numero esatto è inutile fare, ma che nessuno ormai si sente di ridurre a ininfluente: si va dai peones ai volti più noti che, anche grazie alla tessitura estiva di personaggi come Mario Mauro e Pier Ferdinando Casini, nel momento in cui è scoppiata la prevedibile crisi di governo, si sono fatti trovare pronti al cannoneggiamento contro i falchi.
Una ragione pragmatica, dunque, ma anche una politica: per come si sono messe le cose, sfilandosi dalla maggioranza il partito di Berlusconi “pagherebbe un prezzo troppo alto” per sottostare ai voleri del capo: si prenderebbe cioè la responsabilità di una irresponsabile svolta traumatica.
“La gente non ci capirebbe”, insomma. Un prezzo che, alla fine, sarebbe troppo alto persino per il Cavaliere, come dimostrano le numerosissime proteste degli elettori del centrodestra alla mossa di ritirare i ministri.
Secondo questo scenario, dunque, Berlusconi potrebbe offrire già oggi ad Alfano l’ambito scettro di coordinatore di Forza Italia — c’è chi arriva a immaginare persino un voto che formalizzi la decisione.
E l’ex pupillo, arrivato nel weekend a un punto di contestazione del Cavaliere che mai s’era visto prima, avrebbe buoni motivi per accettarlo.
Perchè? “Chi ha molto non rinuncia al poco, se può avere tutto”, dice sibillino un deputato del Pdl.
Tradotto: portando avanti la scissione nel centrodestra, Alfano finirebbe per tirarsi dietro la gran parte del partito (i cosiddetti moderati, mai stati compatti dietro a lui come in questo momento), ma senza scissione avrebbe dalla sua il fattore tempo, per ereditare tutta la baracca e poi fare la “svolta” fra qualche mese.
Giusto il tempo di aspettare la decadenza (indubbia) di Berlusconi e il suo successivo soffocamento sotto le varie vicende giudiziari, e avendo nel frattempo — anche attraverso i capigruppo Brunetta e Schifani, in queste ore significativamente silenti — il controllo del partito.
Uno scenario che, mentre continuano le risse verbali, comincia ad affacciarsi anche tra le parole miti di Maurizio Lupi (“Abbiamo ancora due-tre giorni di tempo per usare la forza delle nostre proposte e continuare a far lavorare questo governo con un rinnovato programma”), così come dall’intervento di Gaetano Quagliariello a “La Telefonata” con Maurizio Belpietro su Canale 5 (mentre via nota ufficiale il ministro smentiva di voler fare un altro partito).
Nessuno immagina, certo, che il Cavaliere si placherà : eppure, spiega chi ci ha potuto parlare, “in questo momento di emotività andrebbe guidato, più che guidare lui”.
Così, si immagina piuttosto di andare, per slittamenti successivi, verso “l’esaurimento dell’attuale catena di comando”, vale a dire quella di Verdini-Santanchè.
Per fare che cosa? “Magari anche solo un Letta bis da cento giorni che ci porti sì alle elezioni, ma senza traumi”.
Con l’aria che tira, parrebbe già un successo straordinario.
Susanna Turco
(da “l’Espresso”)
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Settembre 30th, 2013 Riccardo Fucile
“I MODERATI VOGLIONO LANCIARE UN’OPA SU FORZA ITALIA, MA NON L’AVRANNO VINTA”: MA NON ERA IL CAVALIERE CHE VOLEVA UNIRE I MODERATI?
«Un’opa lanciata su Forza Italia, ecco a cosa stiamo assistendo in queste ore. Ma noi abbiamo un solo
presidente: Berlusconi ».
Michaela Biancofiore del governo Letta è stata sottosegretario, ora dimissionaria come i ministri.
Ma a differenza dei ministri è serena, condivide appieno la scelta di Silvio Berlusconi. «Che delusione Enrico Letta, avrebbe dovuto essere il primo nume tutelare di questa maggioranza. E invece…»
Lei dunque è tra i falchi estremisti di cui parla Angelino Alfano…
«Io sono berlusconiana dal 1994. Punto. Credevo lo fossero tutti. Ne sono ancora convinta. Ma i presupposti evidentemente erano diversi. E anche gli obiettivi. Capisco che chi lascia il governo si senta scoperto e dunque voglia essere tra i vertici di Forza Italia. Ma io, che non mi ritengo nè falco nè colomba semmai bersagliera, sostengo chedovrebbero fidarsi del nostro leader riconosciuto, Berlusconi. Fuori luogo sentir parlare, in questo momento delicato, di organigrammi del nuovo partito, di candidature alla segreteria».
Ma non temete di passare in minoranza? In tanti hanno preso le distanze dallo strappo, a cominciare dai ministri
«Sono venute allo scoperto, in dissenso, persone che facevano già parte di quell’esperimento fallimentare che è stata Italia popolare, nel dicembre scorso. Un nugolo di soggetti voleva seguire Mario Monti, tacciato su scala internazionale quale panacea dei mali italiani. Si è rivelato poi come uno dei peggiori presidenti del Consiglio. Spero non perseverino nell’errore, sarebbe diabolico. Chi predica scissioni, impari dal passato, impari da Fini e da tutti quelli che ci hanno voltato le spalle. Mi fanno un po’ tristezza questi nostri compagni di viaggio. Li ho sempre considerati intelligenti».
Non sarà che l’imminente decadenza e i 77 anni compiuti ieri da Berlusconi lascino prefigurare un tramonto ormai avviato? Si è aperta la successione, forse.
«Il nostro presidente è quello che ci ha dimostrato nei fatti come le sue strategie e idee politiche coincidono con quelle degli italiani e soprattutto che si rivelano sempre vincenti. E sarà cosi anche questa volta e lo sarà in futuro. Chi dà ancora una volta per seppellito Berlusconi, sappia che ne uscirà a testa alta, come sempre. Resteranno delusi».
Volete elezioni subito?
«La stabilità vera la danno gli elettori nelle urne. Da democratica, non posso che sperare che sia quello l’approdo.
Col porcellum che sarà dichiarato incostituzionale a dicembre? Napolitano non lo consentirà .
«Allora sarebbero state illegittime le due ultime legislature e diversi governi? Non regge. E poi il porcellum si cambia in due minuti ».
E se Letta si presenterà in aula con un governo di scopo?
«Sarebbe un governo raccogliticcio e Napolitano ha sempre detto che non poteva essere la via».
Molti dei vostri tuttavia sono tentati.
«Non posso pensare a un Alfano, Quagliariello, Lorenzin che votino un governo diverso da quello indicato da Berlusconi. Se c’è una cosa che gli elettori abiurano è il cambio di casacca. Li conosco da vent’anni non hanno questo profilo. Certo, poi la vita può sorprendere sempre».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Settembre 30th, 2013 Riccardo Fucile
I MINISTRI PDL: INTIMIDAZIONI DI SALLUSTI CHE IN UN EDITORIALE RICORDA LORO FINI
“Con noi non funzionerà il metodo Boffo”. “Non ci facciamo intimidire”. Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Gaetano Quagliarello, replicano così a un editoriale del direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti che li criticava.
“Noi non abbiamo paura – scrivono il vice premier Alfano e i ministri, rivolgendosi a Sallusti – . Se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il nostro Movimento politico, si sbaglia di grosso. Se intende impaurirci con il paragone a Gianfranco Fini, sappia che non avrà case a Montecarlo su cui costruire campagne. Se il metodo Boffo ha forse funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi che eravamo accanto a Berlusconi quando il direttore de Il Giornale lavorava nella redazione che divulgò la l’informazione di garanzia al nostro presidente, durante il G7 di Napoli, nel 1994”.
La resa dei conti nel Pdl.
Un messaggio che coincide con una giornata carica di tensione per il Pdl.
Fatta di riunioni e di scontri probabilmente decisivi per il futuro del centrodestra.
Con l’ex premier Berlusconi tornato a Roma, dopo il weekend ad Arcore.
A pranzo il Cavaliere vedrà il segretario e sarà un faccia a faccia, raccontano fonti interne al partito, che lo stesso Berlusconi spera “sia chiarificatore”, una sorta di tentativo di “riportare a casa la pecorella smarrita”.
Dovrebbe tenersi questo pomeriggio alle 17 una riunione dei gruppi parlamentari, ma ci sono voci di un possibile rinvio a domani.
D’altra parte Enrico Letta, consigliato da Napolitano, ha preso tempo.
Andrà alle Camere solo mercoledì.
C’è il tempo per verificare quanto siano profonde le divisioni nel centrodestra sulle dimissioni dei ministri imposte dal Cavaliere.
Circola perfino la notizia di un documento anti-falchi con cui i moderati del partito proverebbero a contarsi.
Un modo per fare pressione su Berlusconi e indurlo a un ripensamento.
D’altra parte i ministri hanno già manifestato tutto il dissenso per le dimissioni imposte dall’ex premier.
Alfano sembra intenzionato a giocarsi il tutto per tutto. Puntando anche sulla carta di coordinatore della nuova Forza Italia.
Ma ormai non è più esclusa l’ipotesi di una divisione.
(da “La Repubblica”)
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