Ottobre 14th, 2017 Riccardo Fucile
30.000 UTENTI INFEROCITI PERCHE’ L’ESENZIONE VA CHIESTA OGNI ANNO… E ADESSO DEVONO PAGARE LA TASSA DEL 2016
Oltre 30mila romani protestano contro le nuove norme sulla esenzione dal pagamento
della Tari: sono obbligati a saldare in ogni caso le bollette per il 2016. La storia la racconta oggi Repubblica Roma:
Entra in vigore la modifica varata dal Comune sull’esenzione al pagamento della tariffa sui rifiuti e scatta la rivolta. Motivo? La pioggia di lettere recapitate a fine agosto ai cittadini che negli anni scorsi avevano ottenuto l’esenzione definitiva: gli invalidi e i soggetti con un reddito molto basso, beneficiari di pensione sociale.
«La giunta Raggi non ha dato mandato ad Ama di informare i cittadini che l’ esenzione adesso va richiesta ogni anno (spetta solo a chi ha un Isee non superiore a 6.500 euro l’anno) — spiega il consigliere Pd alla Città Metropolitana, Yuri Trombetti — in migliaia sono stati raggiunti dalla richieste di pagamento della Tari per l’anno 2016 e se non la saldano non possono fare domanda per l’anno in corso».
Così, nelle ultime settimane, gli sportelli al pubblico dell’azienda sono stati subissati da 9mila utenti inferociti, in 20mila hanno optato per la lettera di reclamo.
Sono pensionati come Maria Moruzzi, 78 anni: «Io ero stata esentata nel 2005 — esclama — mio marito ha subito 4 bypass: è invalido all’85%, ha una pensione di 600 euro al mese, io ne prendo appena 200. Eppure adesso dovremo pagare lo stesso».
Il presidente della commissione Ambiente del municipio I, Stefano Marin, promette: «Convocherò una commissione dedicata alla quale inviterò anche Pinuccia Montanari. Non è possibile che a pagare debbano essere sempre le fasce sociali più deboli».
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 13th, 2017 Riccardo Fucile
DOPO L’ANNUNCIO DELLE SUE DIMISSIONI DALLA GIUNTA RAGGI, L’EX ASSESSORE VOLUTO DA GRILLO ESPRIME LE PROPRIE PERPLESSITA’
«Non mi farete parlare male della Raggi», premette Massimo Colomban nell’intervista
rilasciata oggi a Giovanna Vitale su Repubblica dopo l’annuncio delle sue dimissioni e della nomina al suo posto di Alessandro Gennaro, componente del suo staff.
Però forse il veneto ex assessore alle partecipate dovrebbe rivedere il suo concetto di “parlare male”:
Per quel che ha potuto vedere, ritiene la classe dirigente 5S all’altezza?
«Probabilmente no, ma visto il livello nel quale è stata ridotta l’economia locale e nazionale, se ascoltassero farebbero addirittura meglio!»
All’interno del M5S esiste un problema di selezione dei gruppi dirigenti?
«Come tutti i movimenti giovani che vanno al potere, devono maturare e crescere al loro interno. Sono senza dubbio una forza politica irruente e innovatrice, che però deve evolvere verso la indispensabile professionalità e capacità governativa. Specie sull’economia, alcune loro idee mi spaventano perchè forse c’è chi spera nel tanto peggio per l’Italia (e per Roma) tanto meglio per il Movimento, che è l’opposto di ciò che un operatore pubblico o politico dovrebbe pensare e fare».
Colomban infatti spiega che attualmente al M5S Roma manca la professionalità e la capacità governativa
Calando questo ragionamento nella realtà cittadina, lei era per l’ingresso dei privati in Atac ma la giunta Raggi ha deciso che resterà tutta pubblica e di proseguire l’affidamento in house.
«A mio parere le aziende di servizi, come appunto Atac e Ama, devono essere per prima cosa efficienti e dare il miglior servizio al cittadino al minor costo, indipendentemente che siano al 100% pubbliche o in JV pubblico-privato. È di fondamentale importanza che il servizio sia messo a gara ogni tot anni, e che vinca il migliore: se il migliore è una società al 100% del Comune bene, altrimenti via libera ad una sana ed onesta concorrenza. Il mantra “tutto pubblico” non funziona».
Il M5S ha preferito tener fede alle promesse elettorali anzichè darle retta…
«L’ingresso dei privati poteva essere un primo passo, anche se la situazione che ho trovato in Campidoglio e nelle sue partecipate era, e purtroppo in alcune aree ancora permane, molto difficile e compromessa. Non si può avere la qualità dei servizi di Milano quando le risorse pro capite sono la metà ed il territorio da servire sette volte più esteso. Perciò, fintantochè Roma non avrà almeno un miliardo (ma per essere alla pari con Milano ne servirebbero due) di maggiori risorse per infrastrutture e servizi non riuscirà a fare miracoli».
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 6th, 2017 Riccardo Fucile
“MA HAI PORTATO LA VOSTRA PROPOSTA?”… “NO, MA MI DIA DEL LEI”
Dopo la “situazione ridicola” dei giorni scorsi, Virginia Raggi e Carlo Calenda si sono incontrati ieri al ministero dello Sviluppo.
Con la sindaca c’erano anche il direttore generale di Roma Capitale Franco Giampaoletti, il delegato al Personale Antonio De Santis e il vicecapo di gabinetto Gabriella Acerbi.
Simone Canettieri sul Messaggero oggi racconta l’incontro con toni che ci confermano che la situazione è sempre più disperata e sempre meno seria.
«Ma avete con voi un documento di Fabbrica Roma, la vostra proposta?»,chiederà alla fine il ministro alla grillina.
«Sinceramente no, glielo faremo avere la settimana prossima».
«Ma non ti sei portata nemmeno una scheda?».
«No, come le ho detto, le faremo avere le nostre proposte mercoledì».
Nota a margine: Calenda dà del «tu» alla sindaca per creare empatia e spirito di squadra, fa così anche con Chiara Appendino, la grillina risponde sempre con il «lei». E ci tiene a ribadirlo: mi dia del lei.
C’è un’altra curiosità marginale ma rivelatrice: di solito in questi lunghi tavoli, i principali protagonisti sono seduti a fianco.
Questa volta no. Raggi decide di posizionarsi a capotavola davanti al ministro un po’ alla D’Alema («Capotavola è dove mi siedo io»). Il faccia a faccia, arrivato dopo l’ultimatum del titolare dello Sviluppo economico, parte così.
Il tavolo, come abbiamo ricordato ieri, dovrebbe servire per costruire soluzioni che servano nell’immediato per un’economia, quella della Capitale, oggi più in difficoltà e per la quale bisogna intervenire subito.
Non c’è tempo per giocare al rinvio dell’incontro con un interlocutore sgradito, nè per immaginare soluzioni che oggi non arriverebbero in tempo e per le quali non c’è nemmeno il necessario consenso politico in questa legislatura (magari nella prossima sì).
Nell’articolo si racconta di come Raggi non abbia compreso le finalità del tavolo e abbia pretese che nulla c’entrano con il problema evidenziato:
Esordisce l’inquilina del Campidoglio: «Ministro, sono molto seccata dalle sue dichiarazioni: chiedere più poteri per la città non è ridicolo».
Risposta: «Sindaca, ti ribadisco il concetto: ridicola era la situazione, sconclusionate le tue lettere. Non mi era mai capitato di aspettare tre settimane la risposta di un’istituzione invitata a un tavolo».
L’equivoco va avanti.
Raggi chiede che al tavolo per il rilancio della Capitale siano presenti altri attori istituzionali: «Come il premier Paolo Gentiloni ed altri ministri».
Qui la discussione prende una piega particolare, il ministro si sente di non essere stato ancora compreso. Fissa con il dito il perimetro della faccenda.
E scandisce: «Qui non si parla di poteri speciali, ma di sviluppo economico e piano industriale per Roma». La sindaca non molla e rilancia sulle «energie rinnovabili», spiegando che fanno parte del programma del M5S e bisogna puntare su queste.
Anche il Foglio stamattina offre una ricostruzione molto simile della vicenda:
Chissà perchè, ma l’impressione è che di questo tavolo alla fine non si farà nulla.
Per fare un tavolo, ci vuole il legno.
da (“NextQuotidiano”)
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Ottobre 5th, 2017 Riccardo Fucile
LA VICENDA DEL TAVOLO DEL RILANCIO DI ROMA DIMOSTRA L’INADEGUATEZZA DELLA RAGGI
Alla fine anche Carlo Calenda dev’essersi accorto che la situazione a Roma è disperata, ma non seria.
Il ministro dello Sviluppo Economico, arrivato buon ultimo a rendersi conto del dramma che si vive nella Capitale, ieri ha raccontato come sta andando la divertente vicenda del tavolo sul rilancio di Roma e di come si stia comportando la sindaca Virginia Raggi: «La situazione sta superando la soglia del ridicolo. Dal 21 settembre cerco di parlare con la sindaca in merito al lavoro preliminare da svolgere».
Se non fosse che i contatti si limitano a un «sms di circostanza», nel quale Raggi comunica la prima data utile nella sua agenda per convocare il tavolo: 2 settimane dopo.
Il ministro non può fare a meno di notarlo, così come rileva un’altra anomalia: «Mentre tutte le altre istituzioni, a partire dalla Regione e dalle associazioni, si sono immediatamente attivate mettendo a disposizione idee,progetti, staff e tecnici, l’unico riferimento individuato dalla sindaca è il suo portavoce».
Altra stoccata: nonostante la mancanza di risposte, Calenda rivela di continuare a ricevere «lettere sconclusionate sui più vari argomenti».
Conclusione: «Ritengo urgente incontrare la sindaca nelle prossime 48 ore per verificare la reale disponibilità a proseguire nel percorso».
Ora, sicuramente da una parte è necessario sottolineare che molto spesso la politica ha l’abitudine di convocare e sconvocare tavole rotonde, meeting, task force, brain storming che puntualmente si risolvono in un buon buffet da assaggiare per i protagonisti e tante chiacchiere che non portano a nulla.
Ma qui si sta superando ampiamente il ridicolo per ragioni tutte politiche che riguardano il piantare bandierine da campagna elettorale: scrive il Corriere che l’amministrazione grillina vorrebbe intestarsi un ruolo di primo piano spingendo «Fabbrica Roma», il protocollo siglato a giugno con i sindacati per «rivitalizzare il tessuto economico della Capitale» e frenare l’esodo dei grandi gruppi al Nord.
Sarà , ma allora perchè segnalare via lettera a Calenda che la prima priorità è avere maggiori poteri per Roma quando la sindaca sa benissimo che per questo serve un voto del Parlamento e questo oggi non è la priorità ?
Il tavolo dovrebbe servire per costruire soluzioni che servano nell’immediato per un’economia, quella della Capitale, oggi più in difficoltà e per la quale bisogna intervenire subito.
Non c’è tempo per giocare al rinvio dell’incontro con un interlocutore sgradito, nè per immaginare soluzioni che oggi non arriverebbero in tempo e per le quali non c’è nemmeno il necessario consenso politico in questa legislatura (magari nella prossima sì).
Virginia Raggi invece continua a cincischiare, rimandare, procrastinare. Perchè?
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 4th, 2017 Riccardo Fucile
LA DOMANDA PRESENTATA DUE SETTIMANE DOPO LA SCADENZA
Non c’è due senza tre. 
Dopo gli asili nido e la videosorveglianza, il Comune di Roma ha dimenticato di partecipare a un bando per fondi alle biblioteche indetto dalla Regione Lazio.
Il bando, pubblicato il 14 marzo scorso, è scaduto il 28 aprile. Il Sistema delle Biblioteche e Centri Culturali di Roma ha fatto pervenire la sua richiesta di accreditamento soltanto l’11 maggio, quasi due settimane dopo la scadenza dei termini.
Un errore che il vicesindaco Luca Bergamo imputa ai dipendenti capitolini: “Ho chiesto una relazione agli uffici perchè questa è un’attività ordinaria degli uffici e non passa per un atto dell’organo politico. Quando avrò la relazione saprò cosa è successo”.
La storia la racconta Giovanna Vitale su Repubblica Roma: in questi giorni alla Regione stanno procedendo con l’accreditamento delle biblioteche comunali nell’albo dell’Organizzazione bibliotecaria regionale (Obr) e si sono accorti che il Campidoglio ha presentato fuori tempo massimo la domanda necessaria per accedere ai fondi regionali che verranno destinati dalla giunta Zingaretti al servizio culturale, con apposita posta in bilancio:
Il bando, pubblicato il 14 marzo scorso, è scaduto il 28 aprile.
Ebbene il Sistema delle Biblioteche e Centri Culturali di Roma ha fatto pervenire la sua richiesta di accreditamento soltanto l’11 maggio, quasi due settimane dopo lo spirare dei termini.
Significa che quando i fondi verranno distribuiti a tutti i comuni del Lazio, la città eterna rimarrà esclusa. E i soldi, almeno per quest’anno, andranno persi.
E questa non è l’unica strana vicenda capitata alle Biblioteche di Roma, delle quali il Comune ha rinnovato il consiglio di amministrazione nel febbraio scorso.
Nel 2016 l’ente partecipò a un bando regionale con un progetto che venne riconosciuto meritevole di finanziamento (200mila euro) dalla Regione Lazio.
Quando venne l’ora di incassare, l’allora direttore ad interim delle Biblioteche, Vincenzo Vastola, si avvide di «alcuni elementi patologici del procedimento, configurabili come vizi di legittimità » e decise di annullare la pratica in autotutela. Il motivo?
Racconta sempre Repubblica: “Chi nei mesi precedenti si era occupato dell’istruttoria aveva infatti selezionato i partner privati del progetto senza pubblicare nè bandi nè avvisi, attingendo in modo discrezionale dal nuovo registro delle associazioni culturali. così violando «formalmente e sostanzialmente quei principi di imparzialità , parità di trattamento e trasparenza che informano il comportamento delle pubbliche amministrazioni», scrisse Vastola”.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 2nd, 2017 Riccardo Fucile
SORPRESA: LA SINDACA NON HA AFFATTO CHIUSO IL CAMPING RIVER COME AVEVA INVECE SOSTENUTO
Che fine ha fatto il Camping River?
Dove sono andati a finire gli oltre 400 abitanti del campo di via Tenuta Piccirilli nel XV Municipio che è stato ufficialmente chiuso il 30 settembre?
Da nessuna parte. Delle oltre 100 famiglie residenti nel campo solo una è riuscita a sottoscrivere un contratto di locazione.
Le altre sono ancora tutte lì in quello che da sabato è diventato un insediamento abusivo.
Il Comune di Roma ha sì chiuso il campo, ma gli abitanti sono ancora al suo interno.
La situazione non è delle migliori, perchè dal momento che il campo non è più un insediamento autorizzato il rischio è che a breve vengano sospese la fornitura di acqua potabile e di energia elettrica così come il funzionamento dei depuratori per gli scarichi fognari.
Da campo modello per i rom e i sinti della Capitale il River potrebbe trasformarsi rapidamente in un nuovo Castel Romano.
Ma cosa è successo allora questo fine settimana al Camping River? Sostanzialmente nulla.
Come spiega il Presidente dell’Associazione Nazione Rom Marcello Zuinisi l’unica cosa che è stata fatta è stata la rimozione di uno dei cinque moduli abitativi che non erano occupati.
È la “casetta” che nel video diffuso dal MoVimento 5 Stelle Roma viene demolita e caricata su un camion.
In buona sostanza l’Amministrazione ha “chiuso” il Camping River e per dimostrarlo ha fatto portare via un modulo abitativo che era vuoto.
Gli altri invece sono rimasti lì, e le famiglie che ci abitano sono ancora nel campo. Nessuno in questi mesi è riuscito a ottenere una sistemazione alternativa, impossibile stipulare un contratto d’affitto se non hai un reddito.
Ma il Comune di Roma non ha fornito nessun sostegno all’inclusione. I soldi, i famosi soldi che non sono dei cittadini romani (ma di tutti gli europei), verranno al limite utilizzati per l’acquisto di moduli abitativi o roulotte.
Da mettere ovviamente in altri campi. Qualcuno potrebbe anche chiamarlo il gioco delle tre carte del MoVimento sui campi rom.
Se non fosse che in gioco ci sono le vite delle persone che in quegli insediamenti ci abitano.
Da oggi il Camping River è stato chiuso, con le persone dentro. Un metodo assai curioso di “superare” i campi rom legali facendo finire gli abitanti nell’illegalità .
Il M5S su Facebook canta vittoria, e spiega che è stato innescato “un cambiamento epocale”.
Ma sarebbe da spiegare ai cittadini come mai dei 65 moduli abitativi di proprietà del Comune ne sia stato rimosso solo uno.
Forse perchè — fa notare Zuinisi — non si sa nemmeno di chi siano gli altri.
C’è il dubbio infatti che alcuni moduli siano stati acquistati con i fondi distratti durante il periodo di “Mafia Capitale” e per questo domani mattina Simonetta Lanciani, presidente della Cooperativa Isola Verde (che fino a sabato ha gestito il campo) sarà ascoltata come persona informata sui fatti dalla Procura di Roma.
Per scongiurare il peggio l’Associazione Nazione Rom chiederà domani ai PM il sequestro del Camping River. L’obiettivo è quello di arrivare alla nomina di un commissario di gestione per consentire il funzionamento del campo.
Secondo il MoVimento 5 Stelle di Roma “i dati iniziali lasciano ben sperare nella riuscita del progetto” di superamento del campo rom. Perchè il fatto che dopo mesi di lavoro “svolto lontano dai riflettori dei media” e soprattutto “a diretto contatto con il territorio” il 30 settembre una famiglia su 94 ha lasciato il campo. Tutti gli altri — sottolinea il trionfante comunicato stampa — hanno firmato “la richiesta di adesione al progetto”.
Firma che — come hanno denunciato Associazione Nazione Rom e Associazione 21 Luglio — è arrivata dopo forti pressioni da parte degli uffici comunali nei confronti dei residenti del campo, il tutto senza ascoltare le rappresentanze di Rom, Sinti e Caminanti.
Fin’ora il Comune non ha saputo dare una risposta ai residenti del campo ma siccome la delibera di luglio prevedeva la chiusura del River “entro tre mesi” si è deciso di procedere ugualmente.
Risulta al momento che solo una minoranza delle famiglie del Camping non ha i requisiti per rientrare nel piano di accoglienza del Comune ma dopo gli accertamenti della Guardia di Finanza, che dovevano servire ad individuare le famiglie “fragili” i residenti del River sono stati abbandonati a loro stessi.
Carlo Stasolla riferisce che «solo una metà dei nomadi sono stati chiamati dal Dipartimento per capire quale sistemazione potevano trovare.
Ad oggi, non c’è una soluzione. Sono previsti al massimo 800 euro per nucleo come rimborso, ma non sarà certo facile per persone che hanno un Isee uguale a zero trovare chi affitta loro una casa».
E per tutti lasciare “i vecchi moduli” significherà sostanzialmente trasferirsi in nuovi moduli acquistati con il contributo del Comune.
Moduli che saranno posizionati “altrove”, molto probabilmente in altri campi, magari in quelli non autorizzati.
Zuinisi denuncia che il nuovo status dell’insediamento del Camping River desta preoccupazione anche tra i residenti del XV Municipio. Il fatto che ora sia ufficialmente un campo non autorizzato e che quindi gli abitanti siano senza acqua e assistenza spaventa gli abitanti del quartiere che temono che si possa venire a creare una situazione esplosiva come quella di Castel Romano dove le Associazioni da tempo denunciano il diffondersi di malattie e l’aumento costante della mortalità .
Della questione di Castel Romano si è interessato anche il Ministero della Salute e Zuinisi ha denunciato Virginia Raggi — che in qualità di sindaca è la massima autorità sanitaria del Comune — per omissione di soccorso.
Non si spiega infine come mai l’Amministrazione abbia deciso di iniziare a “superare” i campi Rom proprio dal Camping River, inserito all’ultimo nel Piano che riguardava inizialmente solo i campi de La Barbuta e de La Monachina.
(da “NextQuotidiano“)
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Ottobre 1st, 2017 Riccardo Fucile
GENTE CHE SI PERMETTE DI ESSERE INDAGATA (COME LA SINDACA) SENZA DIMETTERSI (COME LA RAGGI)… QUANDO LA RAGGI DICEVA: “BISOGNA ASCOLTARE LE OSSERVAZIONI DELL’OREF”
La misura è colma.
Basta con questa gente che si permette di ricontrollare i conti grillini. E che addirittura si permette di essere indagata (come la sindaca) senza dimettersi (come la sindaca). Virginia Raggi vuole rimuovere i tecnici dell’OREF, protagonisti dell’ultima polemica che ha colpito il Campidoglio, quella sul bilancio consolidato.
La bocciatura ha reso furioso il nuovo assessore al bilancio del Campidoglio, Gianni Lemmetti, ma anche — e soprattutto — la maggioranza grillina che è partita all’attacco e, citando notizie di stampa (quella stessa stampa che quando riporta notizie sulla sindaca è inattendibile e pagata dai poteri forti), ha fatto sapere che Federica Tiezzi, presidente dell’Organo di Revisione Economica e Finanziaria del Campidoglio, dovrebbe dimettersi in quanto indagata a Rieti per bancarotta fraudolenta (esattamente come Gianni Lemmetti a Livorno, ma questo non sembra importante) e in quanto moglie di un esponente del Partito Democratico.
E chi vede ogni giorno la sindaca Virginia Raggi al lavoro, spiega oggi Repubblica Roma, ora è sicuro: «Se resterà , ricuserà i membri dell’Organismo di revisione economica e finanziaria».
La bocciatura della presidente Federica Tiezzi e dei revisori Marco Raponi e Carlo Delle Cese al consuntivo approvato in aula Giulio Cesare venerdì sera non è stata digerita.
Spiega Lorenzo D’Albergo che nei prossimi giorni, forse già martedì, quel parere contrario guiderà la mano della prima cittadina grillina: in Comune è data per scontata una doppia lettera al ministero dell’Interno e alla prefettura (il primo stila la lista da cui la seconda estrae a sorte i revisori) per chiedere la rimozione dei tre professionisti finiti nel mirino del Movimento.
Ci sono però da ricordare alcune questioni a proposito dell’OREF.
La prima è che i membri non vengono eletti o scelti in qualche modo o maniera, ma vengono estratti a sorte da un albo proprio per evitare loro le accuse di essere un organo politico e consentire loro di svolgere un ruolo meramente tecnico.
I pentastellati contesteranno probabilmente alla Tiezzi di aver rilasciato interviste ai quotidiani romani in cui ha parlato dello stato dei conti della Capitale, ma gli interventi della presidente dell’OREF ieri ha ribattuto colpo su colpo alle accuse: «Mi faccia dire una cosa, per me i pm non hanno chiesto il rinvio a giudizio».
È una frecciatina alla Raggi? «No, è un dato di fatto. Facendo i commercialisti, a volte può capitare di essere coinvolti in questo tipo di situazioni. Mi difenderò. Ma cosa c’entra col mio ruolo di revisore dei conti del Comune? E che c’entra mio marito?» Non si dimette, insomma? «Ma ci mancherebbe. Ho fatto solo il mio lavoro. Se in Comune non sono stati capaci a redigere due bilanci non è colpa nostra».
E in ogni caso una sostituzione non cambierà in alcun modo la situazione dei conti della Capitale.
I milioni che ballano sono 290: crediti deteriorati. «Sono crediti, sono debiti, che fatture sono?», si chiede Tiezzi oggi con Repubblica Roma.
La commercialista reatina poi riprende: «Non sappiamo a chi attribuirli. Non sappiamo neanche se l’importo è realmente quello. L’importo potrebbe essere più alto».
In più alla fine in Assemblea Capitolina la maggioranza M5S (ovviamente senza sbandierarlo troppo) con un emendamento ha di fatto recepito il tanto contestato parere: «L’amministrazione ha capito. Prima ci hanno detto che facevamo politica — conclude la presidente dell’Oref — poi si sono dati fino alla fine dell’anno per porre rimedio a quel buco. Alla fine si sono conformati. Era quello il nostro intento. Gli attacchi personali? Non ci toccano».
L’OREF dice che i conti, semplicemente, non tornano.
Nella triangolazione tra il Campidoglio e le due controllate Ama (rifiuti) e Atac (trasporti), non si riesce a capire il dare e l’avere, spesso non è neppure specificato chi deve cosa e a chi, se a certi ricavi delle aziende corrispondano poi altrettanti costi per la controllante.
«Sulla base di dati e numeri abbiamo costatato che c’è quanto meno un saldo di circa 300 milioni di euro che non si sa a chi imputare», ha spiegato in Aula Giulio Cesare il revisore Marco Raponi.
«Si tratta tutte quelle poste che non si sa se debbano essere imputate a una partita o a un’altra, o se siano reali». Per questo la maggioranza con un emendamento scritto a mano e depositato al voto prima del varo del consolidato, i consiglieri cinquestelle hanno disposto «di procedere, entro e non oltre il termine dell’esercizio finanziario in corso», dunque entro il 31 dicembre di quest’anno, «a porre in atto i provvedimenti necessari ai fini della riconciliazione delle partite debitorie e creditorie delle partecipate Ama e Atac».
Una correzione last minute per evitare guai, evidentemente.
E dei conti che non quadravano si è accorto anche Luigi Botteghi, arrivato a maggio alla Ragioneria del Campidoglio da Rimini, visto che ha scritto non più di una settimana fa: «In considerazione del disallineamento dei dati fra Roma Capitale e le società facenti parte del perimetro di consolidamento», il parere (obbligatorio) che si esprime è sì «favorevole», ma «condizionato in ordine alla regolarità contabile della proposta di deliberazione in oggetto».
«Per legge abbiamo tre mesi per far tornare tutti i conti», ha ricordato Lemmetti il giorno della bocciatura.
Quando Virginia Raggi diceva: «Bisogna ascoltare i revisori contabili»
Insomma, l’OREF è stato ascoltato con attenzione. Proprio come diceva di fare Virginia Raggi quando era all’opposizione e il sindaco era Ignazio Marino.
Perchè anche all’epoca della giunta del Partito Democratico i rilievi dell’organo c’erano e diventavano oggetto di battaglia politica, esattamente come oggi.
Ma oggi non è più valido, non si può fare.
Al governo c’è il M5S Roma, mica pizza e fichi.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
LA TIEZZI CONTRATTACCA: “CHIEDONO LE MIE DIMISSIONI PERCHE’ INDAGATA E IL GIORNO PRIMA DIFENDEVANO L’INDAGATA RAGGI”… E ALLA FINE I CONSIGLIERI COMUNALI GRILLINI DANNO RAGIONE ALL’OREF
Se n’è accorta anche Federica Tiezzi della contraddizione: «Siamo arrivati a questo punto, nel M5S chiedono le mie dimissioni dicendo che sono indagata e il giorno prima difendevano la Raggi nonostante la richiesta di rinvio a giudizio della Procura. Una cosa un po’ paradossale».
La presidente dell’Organo di Revisione Economica e Finanziaria del Campidoglio torna a parlare con il Messaggero nonostante i 5 Stelle abbiano puntato il dito contro le sue dichiarazioni ai giornali dopo la bocciatura del bilancio consolidato presentato dalla Giunta Raggi che ha visto l’esordio con il botto di Gianni Lemmetti.
Il MoVimento 5 Stelle Roma si è schierato compatto nell’accusare la Tiezzi di essere indagata e nel chiederne addirittura le dimissioni.
Lei non sembra molto impressionata e ribatte colpo su colpo: «Mi faccia dire una cosa, per me i pm non hanno chiesto il rinvio a giudizio».
È una frecciatina alla Raggi? «No, è un dato di fatto. Facendo i commercialisti, a volte può capitare di essere coinvolti in questo tipo di situazioni. Mi difenderò. Ma cosa c’entra col mio ruolo di revisore dei conti del Comune? E che c’entra mio marito?»
Non si dimette, insomma? «Ma ci mancherebbe. Ho fatto solo il mio lavoro. Se in Comune non sono stati capaci a redigere due bilanci non è colpa nostra».
Ma la parte più interessante riguarda i problemi del bilancio consolidato che l’OREF ha voluto mettere a nudo nella sua relazione: «La riconciliazione dei debiti e dei crediti tra il Campidoglio e le sue partecipato non è completa e quindi, ad oggi, non corrisponde al vero. Le sembra un giudizio politico? Poi noi come revisori siamo estratti a sorte dalla Prefettura, sono capitata qui per caso. La verità è che in Comune se lo sarebbero dovuti aspettare».
E perchè? «Erano mesi che scrivevamo che questo lavoro per conciliare i debiti e i crediti non riconosciuti andava fatto e alla svelta. Hanno iniziato solo due mesi fa, ma era una partita da svariate centinaia di milioni. Anche il ragioniere generale ha dato un parere con riserva».
Insomma, l’OREF dice che i conti, semplicemente, non tornano.
Nella triangolazione tra il Campidoglio e le due controllate Ama (rifiuti) e Atac (trasporti), non si riesce a capire il dare e l’avere, spesso non è neppure specificato chi deve cosa e a chi, se a certi ricavi delle aziende corrispondano poi altrettanti costi per la controllante. E viceversa.
Spiega oggi Giovanna Vitale su Repubblica:
«Sulla base di dati e numeri abbiamo costatato che c’è quanto meno un saldo di circa 300 milioni di euro che non si sa a chi imputare», ha spiegato ieri in Aula Giulio Cesare il revisore Marco Raponi. «Si tratta tutte quelle poste che non si sa se debbano essere imputate a una partita o a un’altra, o se siano reali».
Un discorso che deve aver convinto (e preoccupato) la stessa maggioranza grillina.
Con l’emendamento scritto a mano e depositato al volo prima del varo del consolidato, i consiglieri cinquestelle hanno infatti disposto «di procedere, entro e non oltre il termine dell’esercizio finanziario in corso», dunque entro il 31 dicembre di quest’anno, «a porre in atto i provvedimenti necessari ai fini della riconciliazione delle partite debitorie e creditorie delle partecipate Ama e Atac».
Una correzione last minute per evitare guai, evidentemente. Perchè i conti, alla fine, non sono tornati neppure a loro.
E dei conti che non quadravano si è accorto anche Luigi Botteghi, arrivato a maggio alla Ragioneria del Campidoglio da Rimini, visto che ha scritto non più di una settimana fa: «In considerazione del disallineamento dei dati fra Roma Capitale e le società facenti parte del perimetro di consolidamento», il parere (obbligatorio) che si esprime è sì «favorevole», ma «condizionato in ordine alla regolarità contabile della proposta di deliberazione in oggetto».
«I crediti elisi ammontano al 30% in Atac e al 70% in Ama. Ci stiamo muovendo nel rispetto delle norme. Abbiamo tempo fino al 31 dicembre per perfezionare le partire che non hanno ancora trovano una perfetta corrispondenza».
Si tratta di «qualche milione», ammette Lemmetti con il Corriere della Sera Roma dopo aver dato il via agli attacchi nei confronti dell’OREF ieri pomeriggio con uno status su Facebook.
A leggere il documento, le riserve si concentrano sulle partite intercompany, ovvero la riconciliazione debiti-crediti tra le municipalizzate che l’organismo di controllo ritiene «incomplete».
Intanto con la bocciatura del consolidato si fa rivedere Andrea Mazzillo, il predecessore di Lemmetti cacciato in malo modo dalla Giunta Raggi. Il defenestrato che conta di rientrare in partita alle Regionali non crede che si possano accusare i revisori di strumentalizzare il proprio ruolo per ostacolare la giunta Cinque Stelle: «Non stanno facendo politica, si limitano a rilevare le criticità che dovranno essere recepite».
Chissà se questo Mazzillo è parente di quel Mazzillo che quando l’OREF bocciò il suo bilancio fece le stesse accuse di Lemmetti all’organo “di garanzia”.
Ma la parte più divertente della vicenda è che ieri i 5 Stelle sono andati compatti all’attacco dell’arbitro cornuto via agenzia di stampa ma quando si è trattato di votare il bilancio consolidato hanno presentato un emendamento e un ordine del giorno che impegnano la giunta a mettere ordine tra i conti entro fine anno.
Proprio come chiesto dall’Oref.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
L’EX ESPERTO IN POLIZZE PRONTO A TORNARE AL LAVORO CON LA SINDACA
Salvatore Romeo è pronto a tornare a dare una mano alla Giunta Raggi e rivela in un’intervista al
Messaggero di aver sentito al telefono la sindaca dopo la richiesta di archiviazione del reato ipotizzato per la sua nomina:
Che farà ora, Romeo?Tornerà a fare il braccio destro di Virginia Raggi?
«Se me lo chiedesse, potrei tornare. Perchè no? Per ora resto al dipartimento Partecipate, dove sono molto impegnato, ci sono tante società da riorganizzare, di lavoro non manca insomma. Ho appena finito una riunione con l’assessore Massimo Colomban»
Quindi oggi non ha incontrato la sindaca?
«No, ho visto solo Colomban. Con lei ci siamo sentiti al telefono, ieri, subito dopo avere saputo della decisione dei pm».
Raggi a febbraio aveva promesso di denunciarla, dopo l’apertura della terza polizza a suo favore (e a sua insaputa)…
«Guardi, sentirla ieri è stato emozionante. Era la prima volta, dopo tanti mesi di silenzi. Durante l’indagine, era meglio che non ci parlassimo, non sarebbe convenuto a nessuno, anzi. Ho pazientato. Ma è stato bello risentirci, finalmente, ora che è tutto finito».
Romeo, evidentemente rasserenato da una vicenda che lo stava addolorando, torna anche a parlare della storia delle polizze:
Ci dica delle famigerate polizze. Tutte chiuse, giusto?
«No, ma che chiuse! Sono tutte aperte».
Davvero? E chi ne beneficia
«Beh, non la sindaca, immagino sia questo quello che vuole sapere (risata, ndr) Mi faccia dire, mi è dispiaciuto che per questa vicenda si sia alzato un polverone mediatico immeritato, francamente».
(da agenzie)
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