Dicembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
PENSANDO FOSSE INDIRIZZATA SOLO A LEI, CREDEVA DI USARLA PER RECUPERARE UN MINIMO DI CREDIBILITA’ TRA I ROMANI
“Conosco le sue iniziative, le sue battaglie personali e le avversità che ha dovuto affrontare. Le esprimo pertanto la mia ammirazione e la mia gratitudine per il suo operato intelligente e coraggioso a favore dei nostri fratelli e sorelle rifugiati. La mia porta sarà sempre aperta per lei e per questa nuova rete (di sindaci, ndr)”.
Nel bel mezzo di una tempesta sul Campidoglio che sembra non voler passare, con la sua giunta che si sgretola e continua a perdere un pezzo dopo l’altro e gli avversari politici seduti sulla riva del fiume, Virginia Raggi posta su Twitter una lettera che porta la firma di Papa Francesco e che lascia pensare a un endorsement del vescovo di Roma alla sua amministrazione.
La lettera, però, non è indirizzata solo a lei, ma a 80 sindaci europei, tutti impegnati nel l’accoglienza dei migranti.
La sindaca pentastellata, infatti, venerdì e sabato ha partecipato con gli altri sindaci che hanno ricevuto la lettera del Papa a una due giorni in Vaticano organizzata dalla pontificia accademia delle scienze nella Casina Pio IV sul tema dell’accoglienza in Europa dei profughi.
Al convegno, da programma, sarebbe dovuto intervenire il Papa stesso, nella giornata di sabato. L’intervento non c’è più stato e il Pontefice ha inviato a tutti un messaggio di incoraggiamento.
“Una grande emozione!”, commenta Raggi postando la lettera sul social network. Quando ormai in molti l’avevano interpretata come un sostegno di Bergoglio alla sua giunta, è arrivata però la precisazione del Vaticano: “Si informa che il Papa ha inviato la stessa lettera di ringraziamento ed incoraggiamento a tutti i sindaci partecipanti al convegno sui rifugiati tenutosi gli scorsi venerdì e sabato alla Casina Pio IV. Ogni lettera è stata firmata personalmente dal Papa, ma il testo inviato è il medesimo per tutti i destinatari, tradotto nelle varie lingue”.
Povera Virginia, anche stavolta lo spot è andato di traverso.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
DAL PRODUTTORE AL CONSUMATORE, IL CICLO CONTINUO CINQUESTELLE: PRIMA CAUSANO I PROBLEMI, POI PROTESTANO
L’avviso di garanzia a Paola Muraro ha comportato le dimissioni dell’assessora all’ambiente
della giunta guidata dalla sindaca Virginia Raggi.
Che la Muraro fosse sotto indagine lo si sapeva già da luglio così come era noto che la Muraro (che ricordiamolo, è stata “presentata” ai Cinque Stelle da Laura Puppato) abbia lavorato proprio per dodici anni per AMA.
Consulente, ha ripetuto più volte senza saper nemmeno quantificare quanto ha percepito da AMA, ma secondo i PM tra il 2010 e il 2016 l’ex assessora ha svolto anche un ruolo dirigenziale.
I capi d’imputazione sono cinque per violazione dell’articolo 256 comma 4 legge 2006 (reati ambientali); nell’avviso di garanzia si legge che la Muraro avrebbe “operato una gestione dei rifiuti in violazione delle prescrizioni delle autorizzazioni riguardanti la gestione degli impianti stessi per quanto in particolare concerne le percentuali di trasformazione dei rifiuti in ingresso in CDR, FOS e Scarti di lavorazione per gli anni 2010-2015, distintamente per l’impianto Rocca Cencia e Salario“.
Sempre dalle indagini emerge che tra il 2014 e il 2015 gli scarti di lavorazione (dei rifiuti) che costituiscono la componente non recuperabile era pari al 41,8% per l’impianto di Rocca Cencia e al 52% per quello di via Salaria; si tratta di percentuali “notevolmente superiori al limite pari al 25% previsto dal decreto”.
In sostanza quindi i due Tmb non lavoravano nei limiti di quanto previsto dalla legge. Se tenete conto che quando lavorava per AMA Muraro era era referente Ippc (un protocollo internazionale sulla qualità dei rifiuti) e aveva in sostanza il compito di controllare sul tipo di qualità del rifiuto in entrata e in uscita in modo che fossero conformi all’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) si tratta di un’accusa davvero pesante. Anche perchè emerge che i due impianti (Rocca Cencia e Salario) non hanno assolutamente lavorato al meglio, tutt’altro: il pavimento dell’impianto di Rocca Cencia non era stato impermeabilizzato in modo da evitare che uno sversamento accidentale dei rifiuti permeasse nel terreno sosttostante. Questo è quello che è scritto nell’avviso di garanzia:
Essendo risultato all’atto dell’ispezione che nelle aree impiantistiche non erano state mantenute efficienti le pavimentazioni in modo da essere impermeabili a eventuali rifiuti liquidi sversati accidentalmente nelle aree di movimentazione dei mezzi di trasporto.
Poi ci sono le canalette di scolo delle acque piovane ostruite dai rifiuti e addirittura il fatto che la porzione degli stabilimenti destinata allo stoccaggio della Frazione organica stabilizzata (ovvero il prodotto risultante dal trattamento che avviene all’interno dei Tmb) non fosse adeguatamente confinata: con possibile dispersione di polveri e sostanze maleodoranti verso l’esterno, in quanto il varco di accesso pedonale era tenuto intenzionalmente aperto con residui di Fos vanificando così la funzione delle porte a impacchettamento rapido verticale
Ed è proprio questa una delle cause degli odori e della puzza dei quali gli abitanti dei quartieri limitrofi ai due Tmb si lamentano da anni.
Una situazione analoga infatti è stata riscontrata anche al Tmb Salario dove “veniva accertata la sostituzione di un portone a impacchettamento rapido con un telo in pvc di colore verde tale da non garantire il confinamento delle polveri”.
Insomma, una situazione di incuria e mancato rispetto delle normative che ha contribuito a rendere irrespirabile l’aria circostante.
Lo sanno bene gli abitanti dei quartieri facenti parti del Municipio VI (per Rocca Cencia) e del Municipio III (per l’impianto di Via Salaria) che in questi anni si sono riuniti in comitati (animati proprio da esponenti del MoVimento 5 Stelle) proprio per denunciare il tanfo che proveniva dagli impianti di trattamento dell’immondizia.
Ma non solo, questo è anche uno dei motivi per cui Ignazio Marino aveva annunciato l’intenzione di voler chiudere almeno il Tmb Salario.
Quell’impianto in realtà non è mai stato chiuso (a parte per un breve periodo nel 2015 in seguito ad un incendio) ma questo no ha impedito alla Raggi di dire che il Tmb Salario e quello di Rocca Cencia andavano rimessi in funzione.
Ma i risultati dell’inchiesta e le accuse mosse alla Muraro stridono ancor di più se messe a confronto con alcune dichiarazioni fatte dall’assessora nell’agosto scorso (più o meno in concomitanza dopo l’annuncio trionfale di aver ripulito Roma dalla monnezza a ferragosto).
Il 22 agosto la Muraro infatti parlava di riconversione del Tmb per farlo diventare un polo tecnologico (ma sempre un centro per lo smaltimento per i rifiuti) spiegando che si sarebbe potuto fare anche prima:
Adesso il Tmb Salario è svuotato ed abbiamo mantenuto la promessa insieme ad Ama ma si poteva fare anche prima. Per questo impianto prevediamo una riconversione: non sarà più un Tmb. Diventerà un polo tecnologico perchè da qui usciranno materiali, quindi ‘end of waste’ e sarà il fiore all’ occhiello di Roma. Questa è la nostra promessa, lo faremo ma ci vogliono i tempi tecnici ed ai cittadini chiediamo di essere pazienti. Noi non prenderemo in giro nessuno
Muraro non aveva rinunciato a prendersela con Fortini (ex presidente di AMA che pure aveva firmato un accordo per il trasferimento all’estero di una quota parte dell’indifferenziato) e con l’amministrazione precedente, spiegando che erano i rifiuti maleodoranti in entrata (e non le procedure di stoccaggio) ad essere la causa dei miasmi:
Ciò che non hanno detto Fortini e l’amministrazione precedente è che andava cambiata l’autorizzazione e noi lo faremo presentando la richiesta entro dicembre. Fatto il primo step, qui non entrerà più rifiuto umido indifferenziato maleodorante. I tempi non li posso dettare perchè è una questione di autorizzazione con la Regione
Ma la dichiarazione della Raggi circa la riattivazione degli impianti — non smentita da Muraro — aveva smorzato gli entusiasmi e lasciato i cittadini con il dubbio su cosa volessero effettivamente fare sindaco e assessora.
La risposta è arrivata qualche giorno fa con il famoso spazza-tour con gli agguati tra i cassonetti organizzati da Raggi e Muraro alla ricerca di proprietari di frigoriferi e divani abbandonati.
Ma in tutto questo rimane il dato che i due Tmb non sono stati chiusi e continuano a funzionare, questo nonostante Muraro sapesse quali fossero le criticità , se non altro per aver lavorato per AMA per così tanti anni.
A questo va aggiunta la bocciatura da parte della maggioranza M5S di una mozione presentata dalla Lista Marchini in Consiglio del Terzo Municipio nella quale si chiedeva che i cittadini della zona potessero partecipare alla conferenza dei servizi relativa alla proroga AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) che consentirebbe di tenere aperto il Tmb Salario fino al 2021 (per l’impianto di via Salaria l’autorizzazione scadrebbe il 31 marzo 2016).
Sempre al Terzo Municipio a metà novembre la consigliera nonchè presidente Cinque Stelle della Commissione Ambiente municipale Francesca Burri aveva proposto l’aumento dei turni dell’impianto di via Salaria 981 da due al giorno per cinque giorni a tre al giorno per sette giorni in modo da smaltire più rapidamente i rifiuti e contrastare le esalazioni.
Mozione a sua volta respinta dai Cinque Stelle su indicazione della Presidente Roberta Capoccioni. Eppure già nella mozione della Burri (si può leggere qui) veniva evidenziato come il problema delle esalazioni provenienti dall’impianto di Trattamento Biologico Meccanico di via Salaria fossero da riferirsi ad un non corretto funzionamento dello stesso.
Le indagini della procura di Roma sembrerebbero certificare proprio come al di là del problema della gestione dei rifiuti sia a Rocca Cencia sia al Salario gli impianti non stessero lavorando in maniera corretta e idonea ad evitare la propagazione dei miasmi.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 14th, 2016 Riccardo Fucile
PATRIZIA DEL VECCHIO ERA SULLA CRESTA DELL’ONDA ALL’EPOCA DI ALEMANNO… MIGLIAIA DI MULTE CANCELLATE A VIP E PERSONAGGI NOTI A ROMA
Dopo il caso di Vittoria Crisostomi un’altra nomina allegra della Giunta Raggi: il Corriere della
Sera Roma punta infatti oggi il dito su Patrizia Del Vecchio, che con il marito Gianmario Nardi costituiva la storica coppia d’oro del Campidoglio e oggi è diventata Direttore della «Direzione Valorizzazione del Patrimonio Culturale» della Sovrintendenza Capitolina.
Anche se, racconta Valeria Costantini, è indagata nella vicenda dei furbetti della ZTL:
Un incarico di non lieve importanza, che la vede valutare i progetti necessari a promuovere l’enorme quantità di beni, musei e siti della città . Con annesso avanzamento come dirigente da II a III fascia, si legge appunto nell’ordinanza numero 95, firmata lo scorso 9 novembre dalla Raggi, in cui si ripartivano compiti e ruoli della megamacchina amministrativa del Comune.
Una poltrona per due incarichi in teoria, visto che la funzionaria compare anche come «Direttore organismi partecipati e spazi culturali» — ad interim — nel Dipartimento Cultura del Campidoglio.
Un ruolo per cui, come da prassi, ha dovuto firmare le autocertificazioni (datate 15 novembre 2016), in cui dichiarava di non essere a conoscenza di «cause di incompatibilità e inconferibilità » per poter ricoprire tale incarico.
Nessun ostacolo apparente insomma. Solo che Patrizia Del Vecchio risulta indagata insieme ad altri dirigenti in un’inchiesta del sostituto procuratore Francesco Dall’Olio: migliaia di multe cancellate a vip e personaggi noti a Roma, hanno ricostruito le indagini della Guardia di finanza, grazie all’aiuto del pool di impiegati comunali conniventi. Le accuse variano dalla truffa all’abuso d’ufficio, per un danno all’erario da milioni di euro.
Ma questo non le ha impedito di passare ad altri incarichi:
Nella più recente, nuova rotazione grillina salvi ancora entrambi i coniugi: Gianmario Nardi (già consigliere nel cda di Ama e coordinatore dell’ufficio di contrasto all’abusivismo del centro storico nel 2013) è attualmente direttore della Direzione Programmazione e attuazione dei piani di mobilità .
Incarichi preziosi che negli anni hanno ben ripagato la coppia: per il coordinamento attività giuridiche dell’allora sindaco, stipendio da 132mila euro l’anno per la Del Vecchio, 145mila euro per il coniuge come ex capo Gabinetto.
(da “NextQuotidiano“)
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Dicembre 14th, 2016 Riccardo Fucile
I GRILLINI NON GRADISCONO LE CONTESTAZIONI, SALVO QUANDO LE FANNO LORO…. E STA PER DIMETTERSI IL DIRETTORE DI AMA, NOMINATO APPENA TRE MESI FA DALLA RAGGI
Si è aperta con una rissa sfiorata, la riunione dell’Aula Giulio Cesare.
In apertura della seduta il Pd, nei richiami al regolamento, ha chiesto chiarimenti sulle dimissioni dell’assessore all’Ambiente Paola Muraro e sulle ripercussioni su Ama, ma il presidente Marcello De Vito li ha ritenuti inammissibili.
Quindi, dai banchi del Pd sono stati esposti dei cartelli di protesta con su scritto «di notte fa i video, di giorno dorme. Raggi in Aula».
Poco dopo il consigliere dem Orlando Corsetti si è avvicinato alla presidenza per poi avventarsi sotto i banchi del M5S protestando animatamente contro un collega pentastellato che avrebbe invitato a “cacciarlo”.
Una lite che ha acceso gli animi di alcuni membri dell’assemblea che per poco non è sfociata in rissa e che ha registrato un nuovo “round” quando il consigliere M5S Pietro Calabrese si è avvicinato alla presidenza protestando a sua volta per delle frasi «minacciose» che gli sarebbero state rivolte.
Intanto, dopo l’assessore Paola Muraro, che ieri ha dato le dimissioni, c’è un altra grana che agita il Movimento 5 Stelle e la giunta di Virginia Raggi a Roma.
Secondo fonti di agenzia Stefano Bina, il direttore generale dell’Ama (la società capitolina dei servizi ambientali) starebbe pensando di lasciare.
Bina è stato nominato poco più tre mesi fa.
A farlo riflettere sulla possibilità di un passo indietro, i cambiamenti nell’organigramma dell’azienda municipale capitolina decisi dalla neo amministratrice unica Antonella Giglio e portati avanti senza tenere conto delle sue osservazioni.
Oggi a Roma dovrebbero arrivare Beppe Grillo e Davide Casaleggio, che sarebbero decisi a far desistere Bina per evitare che scoppi una nuova grana in seno al Campidoglio.
(da “La Stampa”)
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Dicembre 14th, 2016 Riccardo Fucile
AUTORIZZAZIONI TRUCCATE PER GLI IMPIANTI, DATI FALSIFICATI SULLO SMALTIMENTO PER FAVORIRE I PRIVATI: TUTTE LE ACCUSE ALL’EX ASSESSORE
Sono contestazioni pesanti quelle che i pm avanzano a Paola Muraro, ormai ex assessora all’Ambiente del Campidoglio, quando era consulente di Ama.
Secondo le accuse, la Muraro è responsabile di aver “truccato” le autorizzazioni per gli impianti di smaltimento dei rifiuti e di inquinamento ambientale.
Scrive il Corriere della Sera:
Agli atti dell’inchiesta ci sono i verbali dell’ex assessore al Bilancio Marcello Minenna e dell’ex amministratore delegato della municipalizzata Alessandro Solidoro che ricostruiscono quanto accaduto dopo la nomina di Muraro al Comune di Roma e specificano il ruolo di Luigi Di Maio che — anche nei momenti più delicati, come quello della notizia sull’iscrizione al registro degli indagati — avrebbe “offerto copertura politica a lei e a Raggi”
Queste le accuse dei pm:
“Gli impianti di Rocca Cencia e Salario operavano una gestione dei rifiuti in violazione delle prescrizioni delle autorizzazioni riguardanti la gestione degli impianti per quanto concerne le percentuali di trasformazione dei rifiuti in ingresso e gli scarti di lavorazione”.
Il sospetto dei pm — spiega il Corsera — è che i macchinari abbiano lavorato in regime ridotto per favorire altri impianti privati. In particolare Manlio Cerroni, ras dei rifiuti della Capitale, anche lui indagato, avrebbe beneficiato della permanenza di Muraro in Ama.
Non solo. L’assessora all’Ambiente della giunta Raggi è accusata anche di inquinamento ambientale.
Nel suo ruolo d “responsabile tecnico e referente” degli impianti Ama — sostengono i pm — avrebbe consentito “lo stoccaggio di rifiuti in aree non autorizzate per l’impianto di Rocca Cencia”, mentre per il Salario “non venivano rispettate le aree di stoccaggio rifiuti: i cassoni di rifiuti contenenti metalli ferrosi, gli scarti del processo e le balle di Cdr non erano infatti ubicati conformemente a quanto previsto dagli atti autorizzativi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 13th, 2016 Riccardo Fucile
STORIA DI UN SEMESTRE VISSUTO PERICOLOSAMENTE: COME UNA NOMINA SUICIDA HA SPACCATO IL M5S… TRA COMPLOTTI, BUGIE E AVVISI DI GARANZIA TACIUTI, IL DISASTRO POLITICO DELLA RAGGI E DELLA SUA ASSESSORA
Era il 25 ottobre scorso quando in un’intervista rilasciata al direttore di Repubblica Mario
Calabresi la sindaca Virginia Raggi adombrava il complotto dei frigoriferi: «È un po’ strano, ci sono frigoriferi che invece di essere portati all’isola ecologica vengono buttati vicino ai cassonetti e non è mica un lavoro semplice portarli lì, non so neanche come facciano. Però il frigorifero è già tutto sfondato e graffitato. Mi sembra strano».
Come si venne a sapere successivamente, a mettere strane idee in testa alla sindaca era l’assessora all’ambiente Paola Muraro, che parlava di tutto tranne che del fatto che la “sua” AMA aveva sospeso la gara per il ritiro a casa dei rifiuti ingombranti, aggravando un’emergenza che a Roma comunque c’è sempre stata.
Quella non fu l’unica occasione in cui le due dimostrarono di andare d’amore e d’accordo.
Le cronache raccontano di agguati dietro i cassonetti in quel di Torpignattara effettuati da sindaca e assessora ai danni di inermi cittadini scesi a buttare l’immondizia, tra multe minacciate e divani abbandonati: «Sembravano Totò e Peppino nelle minidiscariche», raccontavano gli astanti. E sbagliavano.
Perchè la storia di questi sei mesi vissuti pericolosamente tra complotti, bugie e videotapes dimostrano che il comico s’intreccia spesso con il tragico.
La storia di Paola Muraro assessora all’ambiente a Roma comincia con la richiesta di dimissioni tramite petizione qualche giorno dopo la nomina, ma ha un antefatto preciso: quello che coincide con la storia del patto segreto per l’immondizia a Roma.
La Muraro viene infatti suggerita a Raggi come assessora da Stefano Vignaroli, onorevole romano che preciserà poi che quella dell’ex AMA non fosse nemmeno la prima scelta ma il decimo nome sottoposto alla sindaca, che all’epoca aveva non pochi problemi a trovare nomi per la sua Giunta.
E proprio su input della Muraro in uno studio privato a fine giugno viene siglato un patto per tamponare l’emergenza rifiuti, anche se chi lo stipulo c’è chi non aveva titoli per accordarsi su nulla.
In via Aurelio Saffi 70, sede dello studio di architettura di Giacomo Giujusa, all’epoca assistente parlamentare del deputato e oggi assessore all’Ambiente ed ai Lavori pubblici del XI Municipio, si incontrano l’allora presidente di AMA Daniele Fortini, il presidente del Consorzio Laziale Rifiuti Candido Saioni, lo stesso deputato e la non ancora nominata assessora.
Il 30 giugno all’avvocato Saioni viene esplicitamente chiesto di farsi carico di 200 tonnellate di rifiuti indifferenziati in più al giorno da trattare negli impianti di Malagrotta. L’accordo dovrebbe rimanere segreto, e infatti se ne parla sul gruppo Facebook del quartiere Massimina:
«Le 200 tonnellate in più (sempre entro i limiti previsti dalle autorizzazioni) son servite per affrontare il picco dei rifiuti e la pulizia straordinaria in previsione anche dello sciopero che per fortuna è saltato», scrive il deputato l’11 luglio. «E sappiate che la storia dei 200 in più potevamo benissimo tacerla visto che è di facile strumentalizzazione, invece ci tengo alla trasparenza e non abbiamo nulla da nascondere… Immaginate quanto mi sia costato andarlo a chiedere al Colari» (Giovanna Vitale, Repubblica Roma, 21 luglio 2016).
L’8 luglio arriva il via libera al piano straordinario di polizia dell’AMA, il Campidoglio scrive: «La partecipata capitolina, per svolgere al meglio il lavoro, si avvarrà di nuovi accordi recentemente stipulati: con la Saf di Frosinone (conferimento di 300 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno) e con il Colari (200 tonnellate in più nei prossimi 10 giorni)».
Vignaroli, è giusto ricordarlo, è sempre stato un fiero avversario del sistema di Malagrotta e uno degli onorevoli (e prima attivisti) in prima linea per la chiusura della discarica.
È evidente che la fonte della notizia che circola sui giornali è proprio Fortini, ma il capo dell’AMA messo lì da Marino ha ottime ragioni per essere ostile: c’è un’indagine della magistratura su quegli impianti e più in generale su Cerroni, l’AMA ha appena vinto in tribunale contro di lui nella causa milionaria intentata alla municipalizzata romana e soprattutto nessuno vuole dare un ordine scritto all’amministratore per l’accordo, sollevandolo così dalla responsabilità .
E così la guerra sotterranea tra AMA e assessorato diventa palese con il blitz in sede trasmesso in diretta Facebook: la Muraro chiede a Fortini che venga utilizzato il tritovagliatore di proprietà del Colari che ha ceduto quel ramo di azienda in affitto. Fortini dovrebbe decidere di usare il tritovagliatore senza fare troppe storie, ovvero conferendo l’incarico senza gara.
Fortini non ritiene che sia corretto usare quell’impianto senza gara e non pensa che sia autorizzato. E soprattutto il presidente dell’AMA usa argomenti più politici che tecnici per far valere le sue ragioni: paventa una riapertura della discarica di Malagrotta che la sindaca smentisce furiosamente; Cerroni provoca, dicendosi pronto a salvare Roma e prendendosela con il suo arcinemico Fortini.
Il monnezzagate di Roma esplode definitivamente.
Paola Muraro viene accusata esplicitamente di conflitto d’interessi per i suoi precedenti incarichi in AMA, per il «milioncino» guadagnato da consulente; l’assessora si difende con argomenti risibili sul blog di Beppe Grillo e nell’occasione sbaglia anche il calcolo di quanto ha guadagnato.
Daniele Fortini, in audizione alla Commissione Ecomafie, si toglie valanghe di sassolini dalle scarpe accusando Vignaroli e la Muraro di voler aiutare Cerroni e in particolare all’assessora rinfaccia una serie di comportamenti irregolari segnalando di aver portato 14 dossier in procura (negli anni) per segnalare le irregolarità nella vecchia gestione.
Si susseguono notizie dei rapporti della Muraro con Fiscon, Panzironi, Buzzi. Fortini se ne va, al suo posto, suggerito da Minenna, arriva Alessandro Solidoro. Girano fregnacce su complotti dell’immondizia, che i grillini rilanciano.
Nel frattempo il 31 agosto Minenna lascia insieme a Carla Romana Raineri e Solidoro.
A settembre il Corriere della Sera scrive che Paola Muraro è indagata per due ipotesi di reato.
La sventurata e la sindaca smentiscono, mentendo ripetutamente all’opinione pubblica. Il 5 settembre, in audizione davanti alla Commissione Ecomafie, la Muraro ammette candidamente di sapere di un’indagine a suo carico da luglio e di avere avvertito la sindaca che l’ha riferito ai vertici nazionali e romani del MoVimento 5 Stelle.
Anche Marco Travaglio, scottato perchè la Muraro ha mentito anche al Fatto, chiede le dimissioni dell’assessora. Il direttorio M5S chiede alla Raggi l’addio di Marra, Muraro e dell’appena nominato De Dominicis, mentre scoppia il caso della mail “non capita” da Luigi Di Maio e la situazione sembra che stia per esplodere: si racconta che anche la sindaca cominci a pensare di lasciare.
L’indagine sfiora Vignaroli, di cui si prospetta una convocazione come testimone.
Si rincorrono voci di nuove indagini, di relazioni pericolose (smentite), di consulenze e frequentazioni originali.
Nel M5S c’è chi propone il recall per l’assessora, ma con scarsi risultati. La linea ufficiale del M5S è che finchè non arriva l’avviso di garanzia e non si sa per cosa è precisamente indagata (è scritto su tutti i giornali, ma evidentemente quando tocca ai loro i 5 Stelle scoprono il garantismo peloso).
Intanto la procura indaga per una violazione dell’articolo 256 del Testo unico sull’ambiente.
La Muraro è indagata insieme ad altri quattro dirigenti AMA per gestione non autorizzata di rifiuti, un reato contravvenzionale che prevede la condanna da uno a tre anni o un’ammenda fino a 26mila euro.
Il magistrato ha ottenuto una proroga di sei mesi per le indagini della vicenda, che ruota intorno agli impianti TMB di Rocca Cencia e del Nuovo Salario, di cui la Muraro è stata per dieci anni consulente esterna con il compito di referente IPCC: era responsabile del controllo del rifiuto in entrata e in uscita e della qualità del trattamento.
Secondo gli inquirenti gli impianti non hanno funzionato a dovere, trattando meno scarti e di qualità difforme rispetto a quanto stabilito nelle autorizzazioni. Per la procura l’incarico di consulenza della Muraro era simulato e l’ex assessora agiva da dirigente.
A fine novembre si sa che la Muraro verrà convocata in procura per l’interrogatorio di garanzia; l’invio dell’avviso è quindi questione di giorni.
La sindaca e l’assessora si fanno fotografare con le mani nella monnezza e il “nuovo corso” su AMA promesso a più riprese tra le due si rivela pericolosamente simile, se non uguale, al vecchio.
Fino alle dimissioni di oggi e all’assicurazione che il nuovo assessore all’ambiente sarà trovato in tempi brevi dalla sindaca.
Il tribunale dirà se la Muraro è colpevole o innocente. La vicenda politica si chiude però con morti e feriti: il M5S si è completamente affidato all’assessora e alla sua indiscutibile competenza non rendendosi conto dei pericoli e dei clamorosi errori che la Muraro ha commesso e anche di una sua tendenza a utilizzare il complottismo per giustificare, o meglio per non rispondere ad addebiti e critiche.
L’utilizzo spregiudicato del vittimismo e della polemica politica ha contribuito a creare e perpetuare una situazione insostenibile per una città martoriata sul dossier rifiuti.
E il nuovo che è avanzato ha puzzato di vecchio fino all’ultimo giorno.
Auguri al successore: ne ha un disperato bisogno
(da “NextQuotidiano“)
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Dicembre 13th, 2016 Riccardo Fucile
LA PROVA FINESTRA NON MENTE: BRUTTO E MALINCONICO ED E’ PURE COSTATO 15.000 EURO
Ormai è diventato un caso nazionale. L’albero di Natale di piazza Venezia non era piaciuto per
niente al popolo, che si era riversato sulla pagina facebook del Comune di Roma per lamentarsene.
E Repubblica, in un articolo a firma di Vittorio Zucconi, affonda il coltello nella piaga:
È un non albero. Un totem dell’assenza, dunque esemplare della Roma di oggi, promemoria dei giorni indimenticati e cupi della irrisa “sobrietà ” e dell’austerity.
È più un’espiazione penitenziale, uno scusarsi di esistere, che un festoso richiamo per attirare e rallegrare quel turismo nazionale e straniero del quale Roma avrebbe disperatamente bisogno per tappare le buche nelle strade e le voragini nel bilancio lasciate dalle amministrazioni che hanno preceduto la sindaca Raggi.
Nel terrore ideologico e superstizioso della collaborazione coi privati infetti, magari con quegli sponsor impuri come banche o aziende che hanno pagato per splendidi, eleganti, vistosi, a volte strakitsch alberi natalizi in città come Milano, Napoli, Salerno, Bologna e anche nella Torino della più pragmatica sindaca Appendino, l’albero a cui tendevi e a cui nessuno tende, è comunque costato ai contribuenti romani 15 mila euro, secondo il comunicato ufficiale della Giunta.
Soldi spesi per il trasporto straordinario dal Trentino, per l’installazione, le gru e gli avari addobbi.
Con il solo risparmio della bolletta elettrica, assorbita dalla partecipata Acea.
Bolletta che, vista la miseria luminosa accesa l’8 dicembre, non risulterà salatissima. Naturalmente nessuno impone mai a nessun governo e a nessuna amministrazione comunale al mondo di erigere un abete natalizio a nome e per conto dell’affranta cittadinanza e di spendere anche un solo euro di danaro pubblico per ricordare a residenti e visitatori quello che già sanno, che alla fine di dicembre ricorre il Natale dei cristiani, esponendosi agli umilianti confronti che crudelmente prima i social network in Rete e poi i media hanno mostrato.
Per soprannumero, il quotidiano apre anche alla prova-finestra con quello di altre giunte in altre città .
Insomma, a torto o a ragione l’albero di Natale in Piazza Venezia è assurto più o meno a prova del declino della città .
(da “NextQuotidiano“)
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Dicembre 13th, 2016 Riccardo Fucile
INTANTO HA DECISO LE NOMINE DELL’AMA
Con un video pubblicato alle 2 di notte sulla sua pagina facebook e girato insieme a tutti i
consiglieri del MoVimento 5 Stelle Virginia Raggi ha annunciato le dimissioni di Paola Muraro: «Non sono entrata nel merito dell’avviso, ho accettato le sue dimissioni e ho assunto le deleghe alla sostenibilità ambientale», ha detto la sindaca. «Sono tranquilla e convinta di riuscire a dimostrare la mia totale estraneità ai fatti — ha detto invece la Muraro in una nota alle agenzie di stampa -. Tuttavia, per senso di responsabilità istituzionale e per rispetto verso questa amministrazione, ho deciso di dimettermi in attesa di chiarire la mia posizione».
La Muraro ha saputo di essere indagata da luglio e per un mese e mezzo ha detto all’opinione pubblica che non aveva ricevuto nulla, rilasciando interviste e negando di sapere alcunchè dell’indagine che oggi l’ha portata alle dimissioni e anzi preconizzando disgrazie ad “altri”.
Soltanto durante l’audizione in commissione ecomafie, dopo la comunicazione della procura al presidente, ammise di essere a conoscenza dell’indagine che oggi l’ha portata alle dimissioni. L’interrogatorio si svolgerà entro Natale, come annunciato alla fine di novembre.
La Muraro è indagata insieme ad altri quattro dirigenti AMA per gestione non autorizzata di rifiuti, un reato contravvenzionale che prevede la condanna da uno a tre anni o un’ammenda fino a 26mila euro.
Il magistrato ha ottenuto una proroga di sei mesi per le indagini della vicenda, che ruota intorno agli impianti TMB di Rocca Cencia e del Nuovo Salario, di cui la Muraro è stata per dieci anni consulente esterna con il compito di referente IPCC: era responsabile del controllo del rifiuto in entrata e in uscita e della qualità del trattamento.
Secondo gli inquirenti gli impianti non hanno funzionato a dovere, trattando meno scarti e di qualità difforme rispetto a quanto stabilito nelle autorizzazioni. Per la procura l’incarico di consulenza della Muraro era simulato e l’ex assessora agiva da dirigente.
Scrive Valentina Errante sul Messaggero:
Agli atti, oltre ai reati ambientali, ci sono anche molti elementi sul reale ruolo dell’esperta di ambiente.
Gli ultimi, esaminati dalla procura, sono quelli contenuti nell’esposto firmato dall’ex capo di Gabinetto della Raggi, Paola Raineri, che ha portato all’apertura di un altro fascicolo, ancora senza ipotesi di reato.
Circostanze che riguardano, ancora una volta, i rapporti tra Muraro e Cerroni, e le pressioni dell’assessore su Ama. Fatti confermati ai pm da un altro ex assessore (con delega alle Partecipate) Marcello Minenna, dall’ex amministratore unico Ama, Alessandro Solidoro, e, più recentemente,dal presidente ancora in carica Stefano Bina. Sotto esame anche le pesantissime accuse mosse a carico della Muraro dall’ex presidente Ama Daniele Fortini. Sono quattordici gli esposti presentati ai pm. Anche in questo caso si tratta di pressioni che di mostrerebbero i rapporti tra l’assessore e il ras dei rifiuti.
Il ruolo di Paola Muraro in AMA
D’altra parte Muraro poteva sapere già dal 2008 delle presunte irregolarità all’interno degli impianti TMB dell’Ama di cui era consulente.
La procura di Roma, negli scorsi mesi, ha acquisito le carte dell’indagine da quella di Velletri sul termovalorizzatore di Colleferro, in cui sono contenute alcune sue intercettazioni, proprio per sciogliere questo nodo.
Questa inchiesta, ora davanti al gup di Roma, aveva coinvolto due dirigenti di AMA, e portato alla luce una serie di falsificazioni sulla natura del CDR prodotto nell’impianto del Nuovo Salario.
Detto in altri termini, già da allora i TMB AMA producevano scarti non conformi alle autorizzazioni ambientali, che poi venivano smaltiti irregolarmente negli impianti di ricezione, come era quello di Colleferro.
Scrive Giovanna Vitale su Repubblica che prima di dare le dimissioni alla Muraro è riuscito il repulisti tante volte annunciato in AMA. Stefano Bina, il direttore generale voluto dalla Giunta Raggi, lascerà l’AMA il 31 dicembre e il bando annunciato per consentirgli di restare non è stato mai fatto; ma soprattutto, il nuovo organigramma della municipalizzata, varato dall’amministratore unico Antonella Giglio, è stato varato con l’ordine di servizio 199/2016:
Una posizione di primissimo piano l’hanno conquistata due dirigenti che, sotto la presidenza Fortini, erano stati marginalizzati al punto da trattare l’uscita dall’azienda. Emiliano Limiti, finito nella lista dei 101 stilata dalla commissione d’accesso su Mafia Capitale e poi indagato per associazione mafiosa (ma archiviato di recente), è il nuovo mega direttore di Amministrazione e Finanza: praticamente le leve strategiche della società sono in mano sua.
E si capisce pure perchè: è a lui che Muraro si è affidata per progettare la rivoluzione dei vertici aziendali.
Insieme all’altro uomo ombra dell’assessora: Alessandro Muzi, colui che accompagnò Muraro e Raggi nel blitz estivo a Rocca Cencia.
A dispetto di una risoluzione del contratto prevista per fine anno, Muzi è stato nominato responsabile del servizio Engineering: di fatto avrà il controllo di tutti gli impianti.
A pagare sono stati i dirigenti ritenuti più vicini a Fortini. Pietro Zotti (ex direttore industriale) e Leopoldo D’Amico (pianificazione e strategia) sono stati infatti confinati uno alla gestione dei rifiuti pericolosi, l’altro all’indifferenziato.
Come pure la responsabile acquisti Antonella Daidone, catapultata a Ostia. Ci è voluto un po’, ma ora l’epurazione è compiuta.
Nei suoi confronti si era parlato anche di un’indagine per abuso d’ufficio.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
“DEFINIRLO BRUTTO E’ FARGLI UN COMPLIMENTO”
Un eccesso di sobrietà o semplice bruttezza? 
Il nuovo albero di Natale addobbato (si fa per dire) in Piazza Venezia a Roma e “acceso” giovedì dal sindaco Virginia Raggi sta facendo discutere i romani.
Persino i bambini, naturalmente più predisposti a sorprendersi, al momento dell’inaugurazione non hanno nascosto una certa delusione.
Da parte sua il Comune ha fatto sapere che l’illuminazione sarà fornita gratuitamente da Ace tramite sponsorizzazione e lo smaltimento sarà a carico del Coreine (Consorzio Recupero Inerti), ma nonostante il tentativo di minimizzare costi e sprechi, le decorazioni natalizie sono ridotte al minimo e senza particolari fantasie.
E sulla pagina del Comune di Roma, che ha pubblicato una foto, fioccano già i commenti di delusione.
“Era meglio non metterci nulla, che sto schifo!!! Poi dici perchè i turisti scelgono altre città !!!”, commenta qualcuno raccogliendo oltre 159 mi piace.
” Definirlo brutto, vuol dire fargli un complimento. Bassi costi, non è un sinonimo di bruttezza”, commenta un altro utente.
(da agenzie))
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