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VIRGINIA RAGGI GUADAGNA PIU’ DI RENZI: 117.144 EURO L’ANNO CONTRO I 114.000 DEL PREMIER, ECCO LE CIFRE

Dicembre 9th, 2016 Riccardo Fucile

CHE FINE HA FATTO LA PROPOSTA DEL M5S CHE VOLEVA UN TETTO MASSIMO DI 5.000 EURO AL MESE PER I SINDACI?… PERCHE’ LA RAGGI NON HA MANTENUTO L’IMPEGNO A RIDURSI LO STIPENDIO ATTUALE (DI CIRCA 10.000 EURO AL MESE) ?

Oggi Il Tempo pubblica un articolo a firma di Vincenzo Bisbiglia in cui si parla dello stipendio di Virginia Raggi, segnalando che la sindaca di Roma guadagna di più del presidente del Consiglio Matteo Renzi: 117mila euro e spiccioli contro 114mila
A scovare l’importo, nei meandri del sito di Roma Capitale eÌ€ stato il segretario Aduc, Primo Mastrantoni: «EÌ€ stato piuttosto difficile, ma lo abbiamo trovato. Le indennitaÌ€ di funzione e i gettoni di presenza possono essere incrementati o diminuiti con delibera di Giunta e di Consiglio per i rispettivi componenti.
Il MoVimento 5 Stelle, ha fatto della trasparenza uno degli elementi fondamentali della propria attivitaÌ€ politica e, come cittadino romano, mi sarei aspettato di leggere sul portale del Comune, alla voce “Sindaco”, oltre a “chi sono” anche “quale eÌ€ la mia indennitaÌ€”. Perché tale atto di trasparenza non c’eÌ€ laddove eÌ€ piuÌ€ facilmente visibile?».
Lo stipendio alla fine si trova cercando a fatica sul sito del Comune di Roma e l’emolumento è mensile: per ottenere il totale annuo bisogna quindi moltiplicare per 12: 117.144 euro. L’importo si intende lordo.
Sempre sul sito è possibile reperire lo stipendio di assessori comunali, presidenti di municipio e assessori municipali:
È utile segnalare che, oltre ad essere superiore a quello del presidente del Consiglio, lo stipendio della sindaca di Roma è evidentemente superiore anche a quello dei parlamentari.
E a quello dei parlamentari 5 Stelle, che però lo tagliano.
Come mai la Raggi non si è adeguata alla proposta di legge del M5S (prima firmataria Roberta Lombardi)   che prevede un tetto massimo di 5mila euro lordi per le indennità  per i sindaci?

(da “NextQuotidiano”)

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“BUFFONI, INFAMI, VENDUTI”: LA PROTESTA DEI LAVORATORI MULTISERVICE IN CAMPIDOGLIO CONTRO LA GIUNTA RAGGI

Dicembre 8th, 2016 Riccardo Fucile

“VE LO RICORDATE QUANDO STAVATE ALL’OPPOSIZIONE ED ERAVATE CON NOI?”…IL M5S AVEVA PROMESSO L’ACQUISTO DELLE QUOTE DELL’AZIENDA CAPITOLINA, ORA HA CAMBIATO IDEA

I lavoratori di Roma Multiservizi hanno cominciato a sperimentare la divaricazione tra la Giunta Raggi e la realtà .
Paola Muraro nell’ottobre scorso annunciava trionfalmente che «Roma Multiservizi non si vende, si compra», spiegando che «La volontà  dell’amministrazione Raggi è che la Multiservizi Spa diventi un’azienda partecipata di primo livello, al 100 per cento del Campidoglio». Ieri i lavoratori hanno potuto sperimentare la fermezza della giunta nel perseguire i suoi propositi.
In mattinata intanto era andata deserta la gara in 5 lotti per l’affidamento in global service dei servizi necessari al funzionamento delle scuole di Roma Capitale.
Nessuna offerta infatti è stata presentata.
L’avviso è stato pubblicato sull’albo pretorio di Roma capitale. Si trattava dell’appalto relativo ai servizi finora espletati dalla società  Multiservizi.
Nel pomeriggio era previsto in Aula Capitolina la seduta straordinaria sulla situazione dell’azienda. Alla quale però all’inizio i lavoratori non sono stati sollecitati a partecipare, visto che a molti è stato impedito l’entrata in aula e sono stati bloccati all’ingresso del Palazzo Senatorio con codazzo di critiche al presidente dell’Assemblea Capitolina.
“Le ricordo che l’assemblea capitolina è pubblica, faccia entrare tutti fin quando ci sono posti disponibili”, ha detto il capogruppo della lista Marchini Alessandro Onorato.
Richiesta a cui si sono uniti anche altri gruppi di opposizione, dal Pd a Fdi.
“Saranno tutti fatti entrare regolarmente in Aula entro i limiti di capienza della stessa”, ha replicato De Vito.
I lavoratori della Multiservizi sono quindi entrati in Aula Giulio Cesare, dove poi è proseguita la seduta con l’intervento dell’assessore capitolino alle Partecipate Massimo Colomban.
E qui l’intervento dell’assessore è stato molto interessante: “Ribadiamo l’impegno che questa amministrazione dà  e darà  sempre ai lavoratori e quindi alla difesa dei valori del lavoro molto profondi in noi ma operando, come nel nostro caso, con partecipate pubbliche ci dobbiamo attenere al rispetto di leggi e norme governative che potrebbero dettare o limitare le interpretazioni e soluzioni sopra dette e che quindi anche noi dovremo rispettare”.
La Giunta Raggi, dunque, pur avendo annunciato più volte di voler acquisire il 100% della società  e garantire il posto di lavoro ai lavoratori, procrastina la decisione.
L’assessora capitolina all’Ambiente Paola Muraro aveva annunciato di voler assorbire queste unità  lavorative in Ama fin dal 4 ottobre scorso.
“Subito dopo l’entrata in vigore lo scorso 23 settembre del Testo Unico in materia di società  a partecipazione pubblica, meglio conosciuta come legge Madia, l’amministrazione ha conseguentemente avviato l’attivita’ volta a verificare quale potesse essere il più efficace percorso da seguire per il raggiungimento degli obiettivi prefissati — ha sottolineato Colomban — in un contesto normativo di riferimento sostanzialmente orientato ad imporre la dismissione di attività  reperibili nel mercato e a vietare la costituzione di società  destinate a svolgere tali servizi laddove non potesse essere dimostrata l’economicità  degli stessi in termini di concorrenzialità ”.
La volontà  politica, dunque, c’è, ma la decisione finale ancora no.
E non manca solo quella: l’amministrazione infatti per sua stessa ammissione è ancora impegnata a cercare quali soluzioni di legge adottare per la sua promessa.
Di solito queste cose si fanno prima di annunciare qualcosa, ma questi sono dettagli
Le urla: «Buffoni, buffoni»
Dopo l’intervento la situazione ha cominciato a surriscaldarsi. “Tra poco Renzi si dimette e la Madia va a casa”, ha urlato qualcuno riferendosi all’intervento in Aula dell’assessore Colomban.
“Non siamo pecore, pensavamo che con voi ci fosse un cambiamento”, ha urlato un altro.
Alcuni di loro si sono alzati, qualcuno ha gridato: “Ogni volta ci prendete in giro” e “vogliamo vedere i verbali delle commissioni”.
A cercare di mediare con i lavoratori, il presidente dell’Assemblea Capitolina Marcello De Vito, che ha lasciato il suo posto e si è avvicinato al gruppo dei lavoratori della Multiservizi.
Uno di loro, rivolgendosi a De Vito, ha detto: “Qui c’è gente che ha i figli, alla fine del mese gli dobbiamo dare da mangiare. Ci dovete dare le risposte giuste. Il tempo, De Vito, non c’è più. Te lo ricordi quando stavi all’opposizione e stavi in mezzo a noi? Non pensavamo di dover combattere anche contro di voi”.
E da qui sono iniziati impietosi i cori e le urla: “Buffoni, buffoni“.
Poco dopo è stato votato con 24 voti favorevoli e 8 contrari un ordine del giorno del Movimento 5 Stelle a prima firma del presidente dell’Aula, Marcello De Vito, che impegna la sindaca Virginia Raggi e la Giunta “a verificare ed eseguire tutte le procedure giuridicamente percorribili per rendere la Multiservizi una società  di primo livello” e a “verificare, in ogni caso, tutte le possibili alternative e procedure atte a garantire la massima tutela dei livelli occupazionali e, nel contempo, il più elevato livello del servizio”.
Fredda l’accoglienza del provvedimento da parte dei lavoratori della Roma Multiservizi presenti in Aula.
L’impegno del M5S ad acquistare le quote dell’azienda è scomparso.

(da “NextQuotidiano”)

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BERDINI NON VUOLE FARE FAVORI AI COSTRUTTORI, L’UNICO VERO GRILLINO A ROMA RESTA LUI

Dicembre 8th, 2016 Riccardo Fucile

IL CERCHIO MAGICO   DELLA RAGGI PRONO AI POTERI FORTI

Un nuovo caso scuote il Campidoglio: l’assessore all’urbanistica Paolo Berdini potrebbe lasciare la giunta dopo lo scontro con la maggioranza M5S.
Il casus belli è lo stadio della Roma: Berdini ha criticato location, volumetrie del progetto, e ha chiuso agli investimenti privati. Raggi e il suo vicesindaco Frongia danno l’ultimatum all’assessore
Se è vero che si è discusso il taglio dell’assessore in una riunione pressochè segreta, e di fronte al trasecolato stupore dell’assessore medesimo, ci appare che il metodo capitolino sconfessi ampiamente la tanto sbandierata trasparenza grillina (già  in effetti molte volte contraddetta da scandali e omissioni varie nel resto d’Italia).
Trasparenza che, del resto, la Raggi irride sistematicamente snobbando la sala stampa del Campidoglio e comunicando senza contraddittorio via Facebook.
Ma ciò che preoccupa di più, se il divorzio verrà  consumato fino in fondo, è lo spegnimento di una voce libera in seno al governo di Roma. Berdini, che non ripete certo da Beppe Grillo la propria legittimazione a fare politica, è stato sin dall’inizio il meno allineato, il più duro con Marra (chiedendone un passo indietro), il meno chiuso sulle Olimpiadi e il più attento, sulla questione di Tor di Valle, alle ragioni dei comitati di cittadini (non erano loro l’alfa e l’omega del grillismo?).
La vicenda genera un dubbio certo ingeneroso per la sindaca: che si privilegi la fedeltà  svilendo del tutto il peso della competenza.
Così fosse, ci permettiamo di proporre già  il successore di Berdini nella persona del capogruppo pentastellato Paolo Ferrara, il quale, intervenendo in radio sulla Roma-Ostia, ha sostenuto che la linea trasporta 90 mila pendolari l’anno: che è quasi quanti ne vengono in realtà  trasportati ogni giorno.
Imperdibile .

(da “il Corriere della Sera”)

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VOGLIONO FAR FUORI L’ASSESSORE CHE SI OPPONE ALLA CEMENTIFICAZIONE: GOLPISTI A CINQUESTELLE

Dicembre 7th, 2016 Riccardo Fucile

IL CASO BERDINI E LA DOPPIA MORALE GRILLINA… E STIAMO SEMPRE ASPETTANDO CHE LA RAGGI, CAMPIONESSA DELLA TRASPARENZA, CI SPIEGHI COME HA AVUTO LA CONSULENZA DALLA ASL DI CIVITAVECCHIA SENZA FAR PARTE DEL REGISTRO DEI LEGALI CERTIFICATI

Esautorato. Privato del “dossier stadio”, sul quale l’amministrazione grillina è impantanata da mesi.
Avvisato di sfratto a mezzo stampa: se non fai come diciamo noi, ti cacciamo.
Una velina diffusa ad arte per far capire al diretto interessato che i giochi sono finiti
«L’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini potrebbe presto lasciare la giunta Raggi», batte a mezzogiorno l’Adnkronos. Un’indiscrezione senza fonte nè firma, ma con una provenienza certa: il Campidoglio.
«La decisione sarebbe stata presa – prosegue il take – nel corso di una riunione tenuta lunedì sera, alla quale hanno partecipato la sindaca e i suoi più stretti collaboratori».
Rilanciata a stretto giro dall’Ansa, secondo cui «l’assessore sarebbe in bilico, rumors di palazzo Senatorio lo darebbero in uscita»
Un avvertimento chiaro, che suona come un aut aut: o l’esponente meno organico e più indipendente dell’esecutivo grillino la pianta di far sempre di testa sua e si adegua alle indicazioni del Movimento, oppure può già  considerarsi un ex.
Lui, al lavoro nei suoi uffici all’Eur, cade dalle nuvole: «Non ne so niente e non me ne vado. Sì, ci sono stati dei dissidi, ma nulla che non si possa risolvere», taglia corto al telefono.
Butta giù, furibondo: «Smentite subito o vi sputtano», intima al capo ufficio stampa della Raggi.
La sindaca capisce che butta male, si consulta coi fedelissimi e frena. Il putsch fallisce. Ma non tramonta. Ci vorrà  ancora qualche giorno, pare
La crisi di giunta – la seconda in cinque mesi dopo le dimissioni a catena rassegnate a settembre dal capo di gabinetto Raineri, dall’assessore al Bilancio Minenna e dai vertici di Ama e Atac – è dunque solo rinviata.
Avviata però con modalità  che la dicono lunga sul clima che si respira sul colle della politica romana
Il blitz matura nella notte tra lunedì e martedì.
Nella piccola Protomoteca si è appena concluso l’incontro dei consiglieri con il Raggio Magico: oltre a Virginia, il vice Frongia, il caposegreteria Romeo, il responsabile del Bilancio Mazzillo; manca solo Marra, ancora in ferie.
Piatto forte: lo stadio della Roma a Tor di Valle. Sono tutti irritati con Berdini (lasciato di proposito all’oscuro del summit), lo accusano di essere troppo autonomo, «decide sempre tutto da solo».
Dallo stop alla riqualificazione delle torri dell’Eur alla prosecuzione della metro C verso Corviale. Ma soprattutto di voler imporre la sua idea sull’impianto giallorosso. Che ha finito per spaccare in due la maggioranza.
Da un lato i supporter dell’assessore, che vorrebbero stravolgere il progetto, autorizzando solo 350mila metri cubi di cemento rispetto ai 650mila previsti; dall’altro, Frongia e i suoi seguaci che, temendo penali, suggeriscono di apportare solo qualche modifica, lasciando sostanzialmente tutto com’è.
Una discussione accesa, alla quale partecipano due avvocati esterni, presentati come amici di Mazzillo: in punto di diritto – spiegano – il via libera dato a suo tempo dall’amministrazione Marino si può revocare.
Lo stesso film delle Olimpiadi. La sindaca ascolta, poi sollecita ai legali un parere scritto, chiedendo di raccordarsi con l’avvocatura capitolina. La quale però ha finora sostenuto il contrario: sullo stadio non si può più tornare indietro.
L’incontro finisce. Raggi si ritira coi fedelissimi. Decide di avocare a sè il dossier: tratterà  personalmente con la Roma.
E mette al punto il piano per far fuori l’assessore. Poi sfumato.
Per ora.

Giovanna Vitale
(da “La Repubblica”)

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“MARRA? DIRIGENTE ILLEGITTIMO”: IL DOSSIER DEL SINDACATO DEI DIPENDENTI REGIONALI

Dicembre 3rd, 2016 Riccardo Fucile

ENNESIMA PRESA DI POSIZIONE CONTRO IL RESPONSABILE DEL PERSONALE VOLUTO DA VIRGINIA RAGGI

A metà  novembre si venne a sapere che la Direr, il sindacato dei dirigenti e dei quadri della Regione Lazio, aveva inviato un dossier su Raffaele Marra, già  vicecapo di gabinetto della Giunta Raggi, nel quale si sosteneva che Marra non avesse i titoli per fare il dirigente al Comune di Roma.
In un dossier inviato all’ANAC il sindacato segnalava le «anomalie relative all’inquadramento del dott. Raffaele Marra nei ruoli della dirigenza del Comune di Roma».
Sufficienti, secondo Direr, a invalidare il suo attuale incarico.
Marra infatti, ricostruisce l’esposto, è diventato dirigente a maggio 2006 vincendo con Alemanno ministro un concorso al Centro ricerche e sperimentazioni in agricoltura. Ebbene il capo del Personale capitolino non solo avrebbe preso servizio prima della pubblicazione della graduatoria, ma sarebbe stato subito trasferito all’Unire con procedura di mobilità  interna (per poi sbarcare in Campidoglio, nel 2008, con lo stesso meccanismo).
Un passaggio – denuncia Direr – avvenuto senza aver compiuto il periodo di prova presso il Cra previsto per legge e senza che la mobilità  interna fosse preceduta da uno specifico bando o avviso pubblico.
Oggi il Corriere torna sulla storia:
La storia è nota, e Marra ha sempre sostenuto di avere carte e sentenze dalla sua parte: il sospetto della Federazione nazionale dei dirigenti regionali è che Marra non possa ricoprire l’incarico di capo del Personale del Comune di Roma perchè non in possesso dei requisiti necessari.
A cominciare proprio dalla qualifica di dirigente che secondo i sospetti sarebbe stata ottenuta in un concorso poi annullato
Non solo: il ruolo di capo del Personale in Campidoglio può essere ricoperto da Marra in virtù dell’analogo incarico svolto nella Regione di Renata Polverini, ma anche qui la Direr, il sindacato dei dirigenti, non ci vede chiaro visto che il Tar ha più volte dichiarato «illegittima» quella nomina.
A questo punto non rimane che attendere l’Anac: di certo Marra, fortemente difeso da Raggi, ha fatto parecchio discutere dentro lo stesso Movimento. Dai parlamentari alla base, in molti avrebbero preferito farlo fuori dalla squadra.
Anche il Fatto Quotidiano aveva parlato ieri della storia:
Marra “nasce” comandante della Guardia di Finanza: è il 2006 quando, durante il ministero di Gianni Alemanno, approda al Cra, il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura.
Ci resterà  appena un mese, prima di transitare in mobilità  all’Unire, da cui poi nel 2008 si sarebbe trasferito per la prima volta in Campidoglio.
Tutti passaggi tecnicamente legittimi, se non fossero viziati dalla questione a monte posta dalla Direr: quando è diventato dirigente amministrativo?
Sia al Cra che all’Unire furono banditi dei concorsi in concomitanza del suo arrivo.
Il secondo, però, fu annullato e impugnato dal Consiglio di Stato, quindi è da escludere.
Resta il primo, indicato infatti dallo stesso Marra in più occasioni (ma non per iscritto nel suo Cv leggibile sul sito del Comune), le cui graduatorie non sono più disponibili. C’è però un’incongruenza secondo il sindacato: Marra prende servizio al Cra il 20 aprile 2006, prima che l’elenco dei vincitori del concorso venisse pubblicato.
E se ne va un mese dopo, senza completare il periodo di prova di sei mesi obbligatorio per tutti i neo-assunti da concorso.
In entrambi i casi (che il bando da lui vinto sia stato quello al Cra o all’Unire), “il risultato sarebbe lo stesso”, si legge nell’esposto: “cioè che al momento in cui Marra ottiene l’autorizzazione ad essere assunto al Comune egli non sarebbe stato un dirigente pubblico”.
La Direr contesta anche la sua idoneità  ad essere Capo del Personale del Campidoglio: “Può ricoprire questo incarico in virtù della sua esperienza analoga in Regione con la Polverini, che però fu frutto di una nomina che il Tar ha dichiarato più volte illegittima. Gli fa curriculum un’esperienza frutto di un abuso”.
“Il Comune — conclude la numero uno dei dirigenti laziali — avrebbe potuto verificare tutti questi passaggi e l’effettiva validità  dei suoi titoli, ma non lo ha fatto”.

(da “NextQuotidiano”)

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IL NUOVO CORSO DELLA RAGGI SU AMA E ATAC PUZZA DI VECCHIO

Novembre 29th, 2016 Riccardo Fucile

DOPO 5 MESI LA SINDACA NON TROVA DI MEGLIO CHE RICICLARE LE MISURE DELLE PRECEDENTI AMMINISTRAZIONI, PRESENTANDOLE COME NUOVE

Grandi novità  al Campidoglio, ieri la Sindaca Virginia Raggi e l’assessora Paola Muraro hanno presentato il nuovo piano di AMA, la municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti.
Ma non finisce qui, perchè è in Commissione Trasparenza è stato annunciato anche il nuovo piano di ATAC, l’azienda dei trasporti romani.
A presentarlo è stato il nuovo amministratore unico dell’Azienda Marco Fantasia, succeduto ad Armando Brandolese, dimessosi a fine agosto assieme al direttore generale Marco Rettighieri per incomprensioni con l’assesora ai trasporti Linda Meleo.
La “discontinuità ” in ATAC che presenta un piano simile a quelli di Rettinghieri
Tra i punti di contrasto tra Rettighieri e Giunta Cinque Stelle c’era il piano di dismissione degli immobili di proprietà  di ATAC.
I proventi della dismissione delle rimesse e dei depositi sarebbero dovuti andare a sanare parte del buco nei conti dell’azienda dei trasporti capitolina, ma il M5S appena arrivato nelle stanze dei bottoni del Campidoglio si era opposto al piano industriale approvato dal consiglio di amministrazione, dal collegio dei sindaci di Atac e soprattutto dalla precedente gestione commissariale guidata dal Prefetto Paolo Tronca.
Secondo Rettighieri «Per avere liquidità , bastava sbloccare il piano di dismissione degli immobili non strumentali».
Un’operazione di vendita di immobili non utilizzati che avrebbe potuto portare nelle casse dell’azienda fino a «160 milioni di euro», come si legge nella relazione del 24 giugno.
Il piano industriale 2015-2019 bloccato dalla Giunta Raggi prevedeva che solo dall’alienazione di cinque immobili dismessi sarebbero arrivati 98,2 milioni di euro. Secondo Rettighieri il fatto che la nuova Amministrazione avesse contestato il piano di dismissione significava mettere in discussione il piano industriale stesso, questo per far capire quanto fosse importante la vendita degli immobili all’interno del piano di risanamento di ATAC.
Ieri però abbiamo appreso che nel nuovo piano industriale elaborato da Fantasia è prevista la dismissione dell’intero patrimonio non strumentale all’azienda.
Questa secondo Fantasia rappresenta una “discontinuità  significativa” con la governance precedente “perchè si prevedeva solo la dismissione di sei immobili. Il prossimo piano opererà  sull’intero patrimonio, cioè circa 20 immobili”.
Sui rifiuti Raggi e Muraro copiano Marino, Tronca e Fortini
Su AMA il “nuovo corso” a Cinque Stelle che dimostra una certa affinità  con il piano elaborato da Penelope in attesa di Ulisse mostra ancora maggiori continguità  con quanto già  previsto e stabilito dalla giunta guidata da Ignazio Marino.
La Sindaca e l’assessora Muraro hanno annunciato trionfanti le “nuove” iniziative che segnano l’inizio di “una nuova stagione per Ama che segna una netta discontinuità  con il passato”.
La prima è il ripristino del servizio di ritiro a domicilio per gli ingombranti che partirà  il primo dicembre.
Si tratta in realtà  di una misura già  esistente durante la sindacatura di Ignazio Marino, che l’aveva fatta avviare nel 2014 in modo totalemente gratuito per l’utente proprio per evitare ad esempio la comparsa di frigoriferi abbandonati per strada.
Come spiegano il sito del comune di Roma e quello dell’AMA, la raccolta di rifiuti ingombranti era stata sospesa (dal 17 giugno…) perchè la gara è saltata.
Da allora ci sono voluti ben cinque mesi alla Raggi per uscirsene con questo nuovo corso che segna una discontinuità  con il passato (se non per il piccolo dettaglio che il passato sono i cinque mesi di governo pentastellato).
Ma andiamo avanti: la Raggi ha annunciato l’attivazione di nuove dieci isole ecologiche. Ma si tratta   l’Amministrazione precedente aveva concordato con i Municipi (il il V, il VI il IX, il X il XII, il XIII e il XIV) e che infatti sono già  presenti nella delibera Tronca come si può leggere pure sul sito del Comune di Roma.
In merito alle aree ecologiche la precedente amministrazione aveva dato in concessione in comodato d’uso ad Ama 32 aree “nelle quali l’azienda potrà  realizzare strutture di servizio, sedi a supporto della raccolta differenziata e nuovi Centri di Raccolta per rifiuti ingombranti“; Tronca aveva indivuato anche i siti da riqualificare, di concerto con il Dipartimento Patrimonio comunale che sono “perlopiù localizzati nelle periferie della città , in aree abbandonate e degradate”.
In questi cinque mesi però Raggi e Meleo sono riuscite a trovare con i Municipi interessati un accordo solo su dieci di queste.
Un lavoro davvero ben fatto, visto che già  era stato compiuto da chi li aveva preceduti. Anche la “novità ”   annunciata sull’invio all’estero dei rifiuti indifferenziati al fine di alleggerire il Tmb Nuovo Salario non è poi così una novità  visto che la gara europea con la quale la tedesca Enki si è aggiudicata lo smaltimento di 160 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati all’anno è stata vinta dai tedeschi a dicembre 2015.
La Enki sarebbe stata pronta fin da fine aprile ma alcune lungaggini burocratiche e la mancata autorizzazione da parte di Regione Lazio hanno di fatto impedito l’inizio dei trasferimenti dei rifiuti romani in Nord Europa.
Inoltre a caldeggiare questa soluzione e ad aprire il bando di gara è stato proprio l’ex presidente di AMA Daniele Fortini, finito ai ferri corti proprio con Paola Muraro che ieri ha annunciato: “entro metà  dicembre verrà  attivato il trasporto all’estero dei rifiuti indifferenziati, che andranno prima in Austria e poi in Germania. Questo innanzitutto per scaricare l’impianto tmb Salario, che verrà  riconvertito: non ci saranno più lavorazioni e verrà  smantellato il biofiltro. Noi puntiamo alla selezione“.
Si tratta di un contratto da 4 anni che costerà  138 euro a tonnellata. C’è da dire però che il bando di gara era per 600 mila tonnellate di rifiuti all’anno, ma è stata assegnata solo la parte relativa ad Enki.
Per le altre 440 mila tonnellate di rifiuti messe a bando non è ancora stata trovata una soluzione. Non sarà  mica che il nuovo vento romano a Cinque Stelle è proprio il Marino?

(da “NextQuotidiano”)

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NOMINE DELLA RAGGI, LA PROCURA VALUTA DI CONTESTARE IL REATO DI ABUSO D’UFFICIO

Novembre 26th, 2016 Riccardo Fucile

APERTI DUE FASCICOLI, NEL MIRINO ANCHE ROMEO

Una nuova inchiesta sul Campidoglio, che si affianca a quella su Paola Muraro, è stata avviata dalla procura di Roma dopo la trasmissione delle delibere dell’ANAC e dell’esposto di Carla Romana Raineri da cui tutto è partito.
L’ipotesi di reato sarebbe abuso d’ufficio e presto a piazzale Clodio potrebbe essere sentita la stessa sindaca.
Nel mirino della procura, tra gli altri, c’è la nomina di Salvatore Romeo, il dipendente comunale che ha ottenuto un incarico dirigenziale con triplicazione dello stipendio (poi ridotta da 90mila a 70mila euro).
Sulle nomine la Raggi aveva chiesto il parere dell’Anticorruzione e lo aveva utilizzato per chiedere alla Raineri un taglio di stipendio o un passo indietro, ottenendo alla fine le dimissioni dell’ex capo di gabinetto (il posto è ancora vacante).
Fiorenza Sarzanini sul Corriere racconta che «Cantone rilevò questioni di «illegittimità » evidenziando come il Tuel (testo unico enti locali) rimandi a un regolamento che il Campidoglio non ha e soprattutto sottolinei i problemi legati alla quantificazione degli emolumenti.
Proprio di questo si sta occupando il pubblico ministero Francesco Dall’Olio. Secondo la legge l’abuso d’ufficio scatta quando una nomina viene effettuata per far percepire all’interessato un ingiusto profitto e dunque bisognerà  stabilire se la procedura abbia rispettato questa regola o se invece i due abbiano ottenuto più del dovuto.
Nel fascicolo è finito anche l’esposto presentato dall’ex capo di gabinetto Carla Raineri, dimissionaria dopo appena tre mesi».
Il parere di Anac è stato acquisito agli atti del fascicolo, per ora senza indagati: a far scattare la necessità  di ulteriori verifiche,il fatto che sebbene ci fosse la concreta possibilità  di spostarlo da un incarico all’altro, Romeo sia stato messo in aspettativa dal suo lavoro presso il Comune (prendeva 37mila euro) per poi essere riassunto a tempo determinato con una cifra ritoccata a quasi 100mila euro.
Il Messaggero inoltre ricorda che tra le nomine sotto accusa l’incarico all’attuale capo del personale Raffaele Marra che si sarebbe spinto a minacciare Laura Benente, che l’ha preceduto nell’incarico.
Ad agosto, l’allora vicecapo di gabinetto avrebbe preteso che la Benente gli desse l’ok per un master a Bruxelles pagato dall’amministrazione.
E alle rimostranze di lei sarebbe esploso con accuse gravi: «Mi farò dare gli atti che ha firmato e troverò qualcosa per denunciarla» avrebbe detto (a lei e non alla sua superiore Carla Raineri).
Nell’inchiesta è entrato anche l’esposto di Fratelli d’Italia (consultabile qui) in cui si contestavano le nomine di Daniela Raineri, Raffaele Marra e Salvatore Romeo. L’esposto aveva portato all’apertura di un fascicolo: nella denuncia si sosteneva che «l’amministrazione capitolina, nella deliberazione 14/2016», sarebbe «incorsa nel vizio di legittimità  in violazione» di alcune decreti legislativi e del «Regolamento sull’ordinamento degli Uffici e servizi dell’Ente». Nei pareri le posizioni erano diversificate. In quello di Police si spiegava che l’interpretazione letterale dell’articolo 90 comma 1 TUEL è ostativa ad un’assunzione come quella di Romeo.
Il secondo parere, quello dell’Anac, risponde ad un quesito che sembra coniato ad hoc per salvare Romeo, sulla base di un regolamento del Comune di Firenze citato come precedente di una procedura analoga.
Ma Cantone, pur in termini molto difficili da decifrare e quasi elusivi, afferma la «necessità » di un«regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi» per consentire l’applicazione dell’articolo 90 del Tuel all’assunzione di personale già  dipendente dal Comune tra i collaboratori dello staff del sindaco.
E, visto che Roma Capitale quella norma non ce l’ha, se ne deduce che la nomina di Romeo come fosse un esterno dall’amministrazione è illegittima.
La Raggi pubblicò il parere ANAC sulla Raineri poche ore dopo l’arrivo, mentre non protocollò nemmeno quello su Romeo.

(da “NextQuotidiano“)

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E’ NORMALE CHIUDERE LE LINEE METRO QUANDO LO SCIOPERO E’ INDETTO DA UN SINDACATO CHE RAPPRESENTA IL 2,6% DEI LAVORATORI?

Novembre 26th, 2016 Riccardo Fucile

SE IL SINDACATO E’ VICINO AI CINQUESTELLE PARE DI SI’… IL GARANTE CONTESTA LA DECISIONE DELL’ATAC

Ieri traffico in tilt nelle Capitale alle prese con lo sciopero del trasporto pubblico locale e il maltempo. Anche le metro A e C sono state chiuse a causa dello sciopero, come comunicato da ATAC, mentre la linea B-B1 è attiva con riduzione di corse.
Ma proprio sullo stop delle metropolitane romane il Garante per gli scioperi, Giuseppe Santoro Passarelli, si legge in una nota, “chiederà  all`Atac informazioni puntuali e urgenti circa le valutazioni svolte dall`azienda, che hanno portato alla chiusura delle linee metro, a causa dello sciopero di una sigla sindacale che, nel corso dell`ultima astensione proclamata il 20 maggio scorso, ha raccolto il 2,6% delle adesioni sull`esercizio metropolitano”
Come mai a Roma la metro è ferma? Come mai questa curiosità ?
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, in diretta streaming al forum “Viva l’Italia” dell’Agi, ha rincarato la dose: “Sarebbe opportuno, come in Paesi civili come la Germania, introdurre norme in virtù delle quali le sigle sindacali che proclamano uno sciopero rappresentino una quantità  di lavoratori sufficiente; nessun Paese può essere ricattato da sigle sindacali piccole”.
Il sindacato di cui parlano il Garante degli scioperi e il ministro è Cambia-Menti di Micaela Quintavalle, ovvero la sindacalista che era stata accusata qualche giorno fa di aver partecipato a L’Arena di Giletti mentre era in malattia.
In un audio pubblicato qualche tempo fa da L’Unità  la si poteva ascoltare mentre invitava a votare M5S alle elezioni amministrative, anche se lei avrebbe preferito De Vito come candidato ma la Raggi era più telegenica
Intanto il Codacons chiede di vietare scioperi a Roma nei prossimi tre mesi: ”A causa dello stop di bus e metro, e complice maltempo e allagamenti in diverse zone della città , la capitale appare nuovamente paralizzata, con disagi immensi per gli utenti -denuncia il presidente Carlo Rienzi- Le continue agitazioni dei lavoratori del trasporto pubblico rappresentano oramai una violenza nei confronti dei cittadini, inermi e costretti a subire le proteste indette dai sindacati”.
“Per questo chiediamo oggi al Prefetto di Roma di vietare qualsiasi sciopero nel settore dei trasporti per i prossimi 3 mesi -conclude- considerati i gravi danni inferti alla città  e ai cittadini nelle ultime settimane a causa delle agitazioni sindacali, e al sindaco Raggi di disporre il collocamento in strada dei vigili urbani per regolare il traffico ed evitare blocchi della circolazione”.

(da “NextQuotidiano”)

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RAGGI E I FAVORI ALLA CASALEGGIO ASSOCIATI

Novembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile

NON SI E’ MAI VISTO UN COMUNE CHE COMUNICA ATTRAVERSO IL BLOG (PRIVATO) DI GRILLO

L’annuncio di una delibera, il video di un’inaugurazione, una lettera aperta ai romani. Pubblicati però sul Blog di Beppe Grillo, piuttosto che attraverso i più ortodossi canali istituzionali.
A Roma le comunicazioni di Virginia Raggi ai cittadini sono diventate un caso politico. Addirittura un’interrogazione formale discussa durante l’ultimo consiglio comunale: il Pd accusa la sindaca di discriminare gli abitanti che non siano elettori del Movimento 5 stelle, se non proprio di procurare un beneficio economico alla Casaleggio Associati.
La sindaca sostiene di non aver mai utilizzato il blog in via esclusiva, nè che ci sia stato alcun guadagno, e attacca l’opposizione: “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, lo dice la Costituzione. Noi non possiamo scrivere su un blog, mentre il presidente del Consiglio manda lettere a 4 milioni di italiani per il referendum?”, ha chiesto facendo riferimento alle polemiche sul voto all’estero.
“Cosa c’entra Renzi, lei dice falsità ”, la replica della capogruppo Pd Di Biase (in effetti il paragone c’entra come i cavoli a merenda)
Dell’utilizzo (proprio o improprio) degli strumenti di comunicazione da parte della Raggi a Roma si parla sempre con maggior insistenza da qualche giorno.
Già  a metà  settembre la prima cittadina aveva scelto il sito del leader del M5s per rivendicare i primi interventi della sua giunta, nel pieno della crisi per le nomine degli assessori.
A inizio novembre, però, gli episodi si sono moltiplicati: l’8 novembre l’annuncio della delibera per la lotta al gioco d’azzardo è arrivato proprio attraverso il blog, con un post da oltre 20mila condivisioni (che aveva fatto storcere il naso a mezza opposizione, che di quell’atto non ne sapeva nulla).
Poi il giorno dopo è stata la volta dell’inaugurazione dei 150 nuovi bus e della sperimentazione dei controllori fissi a bordo; prima sul blog, solo dopo sul sito del Comune.
Così le proteste del Pd sono finite nero su bianco in un’interrogazione firmata da Michela Di Biase, la capogruppo dem moglie del ministro Dario Franceschini.
“Nei miei post non c’era alcuna forma di pubblicità , quindi nessun guadagno” replica la Raggi.
Il dubbio che qualche leggerezza dal punto di vista comunicativo sia stata commessa, però, resta.
E forse non a caso di recente lo staff della sindaca ha intensificato l’attività  di informazione sul sito del Comune, e da pochi giorni ha anche aperto una nuova apposita sezione chiamata “La sindaca informa”.
“Evidentemente la Raggi è corsa ai ripari”, spiega la Di Biase. “E comunque non ha risposto nel merito, perchè i profitti su internet non derivano solo dai banner pubblicitari ma anche dal numero di accessi, al cui incremento la sindaca sicuramente ha contribuito”. Per questo dal Pd adesso continueranno a tenere gli occhi aperti: se dovessero verificarsi nuovi episodi di comunicazione esclusiva non escludono di presentare un esposto contro la sindaca.
Ma la Raggi, probabilmente, starà  più attenta.

Lorenzo Vendemiale

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