Novembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
MA RISCHIA DI FINIRE INVISCHIATA IN ACCUSE GRAVI
Una piccola e tipica bomba a 5 Stelle sta per scoppiare a Roma.
Virginia Raggi aveva annunciato una guerra ad ACEA durante la campagna elettorale, confermando però poi i vertici alla vigilia del voto.
Oggi Il Fatto Quotidiano racconta di una lettera inviata dal Comune di Roma al management dell’azienda municipalizzata e quotata in Borsa nella quale l’azionista di maggioranza chiedeva “di fornire (…) il documento di due diligence” dell’operazione in corso e “la sospensione in via cautelativa” dell’acquisizione di Idrolatina, che controlla il 49% di Acqualatina, società che gestisce il servizio idrico integrato di 35 comuni laziali con un bacino di circa 270 mila utenti e una rete di 3.500 km.
Il restante 51% del capitale di Acqualatina resterà nelle mani dei Comuni dell’Ambito Territoriale Ottimale4 del Lazio Meridionale. E sta proprio qui la parte interessante della vicenda.
Tutto infatti comincia il 13 novembre scorso, quando proprio Il Fatto racconta che i comitati per l’acqua pubblica e il sindaco di Nettuno Angelo Casto hanno tentato di contattare Virginia Raggi per fermare l’acquisizione, all’epoca annunciata sui giornali, di Acqualatina da parte di ACEA: “Oggi la maggioranza dei sindaci e dunque delle comunità da loro rappresentate appartenenti all’Ato4 —scrivevano i primi cittadini lo scorso luglio — è favorevole alla pubblicizzazione del sistema idrico ”.
Un fronte ampio, pronto a scontrarsi con Acea.
Nel documento firmato dai sindaci della Provincia di Latina c’era anche l’appello alla sindaca di Roma Virginia Raggi per fermare l’operazione di Acea.
“Solo ieri — racconta il sindaco di Nettuno — dopo 3 mesi mi ha risposto il suo staff, chiedendomi di dire che ‘al momento non mi risulta nessun atto ufficiale di Acea’”.
Il portavoce della sindaca di Roma — interpellato dal Fatto — spiegava che non era possibile intervenire direttamente, “per evitare un’accusa di aggiotaggio, essendo Acea quotata in Borsa ”.
Nessun commento sulle richieste inviate quattro mesi fa dai sindaci e dai comitati della Provincia di Latina a Virginia Raggi.
E infatti cosa ha fatto la Raggi, secondo quanto racconta oggi proprio Andrea Palladino sul Fatto? È intervenuta direttamente cercando di fermare ACEA:
Lo scorso 17 novembre —dopo che le voci sull’acquisto venivano confermate da un intervento del l’ad della società romana, Alberto Irace —Virginia Raggi decide di intervenire: “Vi scrivo come socio di maggioranza detentore del 51% del capitale sociale”, è l’incipit di una lettera inviata al presidente di Acea Catia Tomasetti e all’amministratore delegato.
Raggi solleva quattro perplessità sull’operazione di acquisizione di Acqualatina: “Il rilevante indebitamento ”,“la deliberazione (…) della conferenza dei sindaci dell’Ato 4 ”che chiedevano di ridiscutere “il modello di gestione del servizio idrico”,“il debito pari a 23.289.000 euro verso i Comuni” di Acqualatina e “il decreto ingiuntivo del Comune di Nettuno contro Acqualatina (…) per la somma di 1.833.005 euro”.
E infine il motivo più politico, ma di estremo peso: “Sarebbe opportuno tenere in considerazione la coerenza delle azioni da voi attivate con gli esiti della consultazione referendaria tenutasi nel mese di giugno 2011”.
In altre parole, ricordatevi che c’è un voto popolare da rispettare.
Alla fine la sindaca Raggi — che rappresenta il socio di maggioranza assoluta — chiede due cose: “Si richiede di fornire (…) il documento di due diligence ”dell’operazione in corso e “la sospensione in via cautelativa”dell’acquisizione. Un messaggio chiaro e diretto, protocollato da Acea lo scorso venerdì, come ha potuto verificare il Fatto.
Che accade? Nulla, fino a ieri mattina.
Ieri mattina viene comunicato l’acquisto. E questo viene interpretato dal M5S come una dichiarazione di apertura delle ostilità : «Sappiamo che non sarà facile, ma da oggi è guerra”, spiegano da ambienti vicini alla giunta secondo il virgolettato del Fatto
Ma quale guerra, Raggi?
Ma la Raggi con quella lettera si sta invece per infilare in una guerra sporca dalla quale rischia di uscire con le ossa rotta.
In primo luogo, giusto per rispondere alle accuse della sindaca, bisognerebbe ricordare che ACEA ha acquisito una percentuale di minoranza della società Acqualatina, pari al 49%: il 51%, ovvero la maggioranza delle azioni, rimane saldamente in mano al consorzio dei comuni, cioè in mano pubblica.
Ecco perchè, posto che non spetterebbe certo al Comune di Roma, come un’avvocata del calibro della Raggi dovrebbe di certo sapere, di sancire eventuali violazioni degli esiti della consultazione referendaria del 2011, la risposta alla domanda della Raggi è nello stato delle cose.
Acqualatina è ancora a maggioranza pubblica e quindi l’esito del referendum è rispettato.
Ma c’è di più.
Nell’articolo pubblicato appena dieci giorni fa sul Fatto il portavoce della Raggi diceva che un intervento della Giunta nella governance di ACEA avrebbe potuto far sollevare l’accusa di aggiotaggio.
Così dicendo, anche se il quotidiano non lo ha rilevato, non si capisce perchè quattro giorni dopo la sindaca abbia cambiato idea e inviato la lettera.
E la lettera di certo rappresenta un’ingerenza nella governance, anche perchè chiede la due diligence sui conti della società acquistata, un documento che di solito viene vagliato dagli amministratori e non certo dagli azionisti.
Senza contare che la questione del tradimento del referendum è falsa.
Insomma, non si capisce chiaramente in cosa consista la dichiarazione di guerra nei confronti dell’AD Irace, che nell’articolo viene accusato addirittura di essere “renziano” mentre si sottolinea che con la decisione di ACEA arriva “una guerra per l’acqua nella Capitale, dichiarata forse non casualmente poco prima del voto referendario sulla Costituzione“: ancora, che c’azzecca il referendum?
La verità è che Raggi, azionista di maggioranza di ACEA, può scegliere diversi rappresentanti del consiglio di amministrazioni rispetto a quelli che attualmente siedono. Lo faccia e ne paghi le eventuali conseguenze in Borsa, se ha davvero nomi alternativi da proporre.
Il resto, dal renzismo altrui al referendum, è solo demagogia.
Piccola, squallida, triste demagogia.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Roma | Commenta »
Novembre 18th, 2016 Riccardo Fucile
INEFFICIENTI ED INESPERTI, HANNO DISATTESO ASPETTATIVE E PROMESSE, A COMINCIARE DALLA TRASPARENZA
Se i sondaggi hanno ancora un senso (dopo l’effetto Trump) questo che pubblichiamo oggi è
un campanello d’allarme per il Campidoglio.
A cinque mesi dal voto, gli elettori che avevano scelto Raggi & Co. (67 per cento al secondo turno), ora vacillano e solo la metà si dichiara soddisfatta.
La luna di miele è finita. Del resto l’amministrazione Raggi sembra aver fatto di tutto per mettere a dura prova i propri sostenitori.
Qualche esempio? La defezione dell’assessore al Bilancio e del capo di gabinetto logorati dal braccio di ferro con l’ingombrante staff della sindaca; l’andirivieni di assessori, nominati e poi rimossi; la vicenda legata ai trascorsi da consulente Ama dell’assessore più contestato, Paola Muraro; il ruolo di Raffaele Marra traghettato dall’entourage di Alemanno direttamente a fianco del nuovo sindaco e poi a capo del Personale. Per non dire degli errori tecnici nella gestione della città e delle scelte al limite della comprensione.
Insomma, finora non hanno brillato per decisionismo e quando lo hanno fatto spesso hanno preso delle cantonate.
Infine questo avvio di legislatura si ricorderà per la fila dei no detti. A tutti, su tutto.
A cominciare dalle Olimpiadi, dalla nuova Fiera, dallo stadio della Roma, dalla Metro C e tanti altri ancora.
Ma Raggi e la sua squadra hanno soprattutto disatteso le aspettative e le promesse, a cominciare dalla trasparenza e dalla coerenza con i principi del Movimento sbandierati in campagna elettorale.
Hanno probabilmente perso in questi mesi il consenso di chi aveva creduto alla possibilità di dare un calcio al sistema dei vecchi partiti, alle logiche spartitorie e alle clientele.
Gli esasperati della politica, attratti dalle sirene M5Stelle, avevano dato fiducia a questa strana compagnia guidata da Beppe Grillo.
I grillini al potere nella capitale d’Italia hanno però presto imparato che non basta essere contro, governare è un’altra cosa. All’inizio la loro inesperienza, al limite della goffaggine, faceva quasi tenerezza. Con il passare del tempo è diventata inaccettabile. I trasporti perennemente in tilt, con le auto in sosta che bloccano per ore il traffico e non possono essere rimosse perchè non funziona il servizio carroattrezzi; i frigoriferi abbandonati che restano lì perchè non è più attiva la raccolta.
I romani abituati al peggio perdonano, ma fino a un certo punto.
La città non è governata e l’effetto boomerang ha tagliato il 30 % dei consensi.
(da “La Repubblica”)
argomento: Roma | Commenta »
Novembre 18th, 2016 Riccardo Fucile
IL DATO ALLARMANTE: TRA CHI HA VOTATO CINQUESTELLE SOLO IL 50,8% LA PROMUOVE, ADDIRITTURA UN 29% LA BOCCIA SENZA APPELLO
Continua a scendere il gradimento di Virginia Raggi e dell’amministrazione grillina nel suo complesso.
Un lento ma progressivo declino, fotografato dal sondaggio realizzato da Izi spa tra il 7 e l’11 novembre su un campione di 1.011 interviste, a due mesi esatti dall’ultima rilevazione.
La brutta notizia, per la sindaca e per gli assessori cinquestelle, è che il giudizio negativo nei loro confronti non cresce solo nella città , ma anche tra gli elettori del Movimento.
Tra questi, i favorevoli all’operato dell’inquilina del Campidoglio restano maggioranza per un soffio (uno su due ancora la apprezza), però la percentuale dei delusi (ormai uno su tre) fa registrare un aumento piccolo ma significativo, specie se comparato al breve lasso di tempo nel quale si è verificato: quasi due punti in appena 60 giorni.
Come pure salgono gli scontenti fra tutti i romani, con numeri assoluti però molto più alti: la Raggi non piace a 6 cittadini su 10. E la giunta ancora meno.
“È la prova che se lo zoccolo duro dei pentastellati ancora regge, al netto del malcontento diffuso per i tanti inciampi e per la guerra intestina tra le varie anime del Movimento”, spiega Giacomo Spaini, amministratore delegato di Izi spa, “ad essere in libera uscita sono i voti “in prestito”, quelli ottenuti in virtù della speranza di cambiamento, di rottura con il passato, che la candidata cinquestelle ha incarnato in campagna elettorale”.
Ma guardiamo i dati nel dettaglio.
Alla domanda: “A oggi, come giudica l’operato della sindaca Virginia Raggi?”, il 59,3% dei romani ha risposto “male” (a settembre erano il 56,6), “bene” il 30,6, mentre i “non so” restano pressochè stabili al 10,1%.
Superiore, ma di poco, la percentuale degli insoddisfatti dall’amministrazione comunale: valutata negativamente dal 61,1% dell’intero corpo cittadino (due mesi fa era il 58) e positivamente dal 27,5.
“Numeri che fanno pensare che chi a giugno ha scelto la Raggi per votare “contro”, oggi forse non lo rifarebbe più”
Analogo andamento, anche se di dimensioni diverse, si rileva pure fra gli elettori pentastellati.
L’azione della sindaca viene infatti promossa dalla metà dei grillini (il 50,8% contro il 53,5 di due mesi fa), bocciata dal 28,9%, mentre un sostenitore su quattro sospende il giudizio.
Ancora meno lusinghiera l’opinione sugli assessori: lavorano bene solo per il 42,7% dei militanti cinquestelle, male per il 30,5, mentre il 26,8 non sa: non riesce a esprimere un parere sull’operato della giunta. E chissà se e quanto hanno pesato le polemiche degli ultimi mesi
(da “La Repubblica“)
argomento: Roma | Commenta »
Novembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
E IL M5S IMPEDISCE AI “CITTADINI” DI PRENDERE LA PAROLA IN AULA… MA NON ERANO LORO PER “DARE VOCE AI CITTADINI” ?
Cori di protesta in aula Giulio Cesare, dove si sta svolgendo la seduta straordinaria
dell’Assemblea Capitolina dedicata al crollo della palazzina di via della Farnesina 5. “Vergogna” ha gridato il gruppo di rappresentanti dei cittadini presenti in aula.
“Ci sentiamo abbandonati — ha detto un abitante in una delle palazzine vicine a quella crollata -. Stiamo lavorando da soli con la magistratura mentre il Comune se ne lava le mani, si sta disinteressando della questione. Noi vogliamo solo che sia applicata la legge italiana che prevede, in casi come questo, l’intervento della pubblica autorità . Mentre al momento tutto è a carico degli abitanti, compresa la demolizione”.
Ai cittadini è stato impedito l’intervento in Aula dalla maggioranza M5S, che ha respinto le richieste dell’opposizione di farli parlare.
La sindaca di Roma Virginia Raggi nel corso del Consiglio comunale straordinario sul crollo della palazzina di via della Farnesina ha spiegato che «Occorre prendere atto dell’assenza di strumenti normativi che permettano di provvedere ulteriormente all’assistenza alloggiativa, tenendo conto che manca un riconoscimento ufficiale delle cause del disastro, non formalmente classificabile come disastro naturale. Mancano inoltre le condizioni per accedere ai finanziamenti statali che sono disciplinati con decreto ministeriale del 22 luglio 2016 ‘finanziamenti per demolizione e rimozione immobili in aree soggette’ — ha aggiunto la sindaca — Ne deriva pertanto la necessità di trovare un intervento normativo che potrebbe collocarsi nella conversione dei decreti legge relativi ai recenti eventi sismici che hanno colpito il centro Italia, Lazio, Marche e Abruzzo, e rispetto a cui chiarirà meglio l’assessore Mazzillo».
Il PD in Campidoglio invece va all’attacco: “Ho sentito il sindaco Virginia Raggi dire di voler valutare se chiedere le agevolazioni dei finanziamenti sui dl terremoto, ma per fortuna Roma non rientra nell’elenco delle località colpite. Quando si governa si trovano soluzioni, non si chiedono solo aiuti. Non potete limitarvi a chiedere l’intervento di chi di dovere, perchè quel chi di dovere siete voi. Negli anni passati si sono verificate diverse situazioni di questo tipo, come a via Giustiniano Imperatore, e ce ne siamo fatti carico. Se avete bisogno di aiuto vi chiediamo di consultarci, visto che non siamo poi così brutti e cattivi come pensate”, ha detto la consigliera Valeria Baglio.
“Ho sentito dal presidente del municipio invocare l’intervento di chi di dovere. Siamo noi, siete voi al Governo: siamo noi chi di dovere”, ha concluso la Baglio.
Alla fine un unico ordine del giorno firmato da maggioranza e opposizione invita la sindaca a predisporre un tavolo di concertazione sul crollo e sulle soluzioni, che preveda anche la presenza di un rappresentante dei cittadini.
(da agenzie)
argomento: Roma | Commenta »
Novembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
MARRA BLOCCA L’ITER: MANCA L’OK DEI REVISORI DEI CONTI… SARA’ STATA COME UNA SLIDE DI RENZI
L’11 novembre Virginia Raggi aveva trionfalmente annunciato che era stato sbloccato il salario accessorio per i dipendenti capitolini.
Oggi è già dietrofront: scrive Giovanna Vitale su Repubblica che con una nota ufficiale firmata ieri, infatti, il capo delle Risorse umane Raffaele Marra ha stoppato l’iter a un passo dal traguardo.
Comunicando a tutti i dirigenti riuniti nella speciale commissione incaricata di sbrogliare la matassa, che «l’incontro per la “sottoscrizione della ripartizione del Fondo delle risorse decentrate per il personale non dirigente per l’anno 2015”, convocato per la giornata odierna, è rinviato a data da destinarsi, che verrà comunicata con successiva nota in tempi brevi».
Cosa sia accaduto nelle ultime 72 ore non è chiaro. Da quel poco che filtra dal Campidoglio si riesce a capire solo che, per accendere il semaforo verde, occorreva il parere positivo dell’Oref, cioè dei revisori dei conti comunali.
Parere che la delibera varata in giunta venerdì (e curiosamente non ancora pubblicata sul sito istituzionale) non contiene.
Riportando invece una generica autorizzazione preventiva, che però non ha alcuna validità . Se a questo si aggiunge che il ministero dell’Economia, sollecitato dalla Raggi già a settembre, ha rimandato la palla a Palazzo Chigi e che il mese scorso il sottosegretario De Vincenti ha scaricato sulla giunta comunale la gestione dell’intera partita, se ne deduce che qualcosa – dalle parti dell’amministrazione grillina – non sia andata per il verso giusto.
Getta intanto acqua sul fuoco Giancarlo Cosentino, sindacalista della Cisl Fp: “Allo stato non ci sono stati comunicati problemi sull’erogazione del salario accessorio. Sappiamo che la delibera autorizzativa al pagamento delle quote arretrate è stata licenziata venerdì dalla giunta. Aspettiamo solo che ci venga comunicata la data del pagamento entro il mese di novembre, così come annunciato dalla stessa sindaca. Sappiamo che domani dovrebbe arrivare la certificazione definitiva da parte dell’Oref (organo di revisione economico finanziaria, ndr), ma sono questione tecniche interne all’amministrazione che immaginiamo abbia fatto le sue verifiche prima di fare annunci”.
Come abbiamo raccontato, quando si fa riferimento al salario accessorio si parla dei 340 milioni di euro che il Campidoglio dovrebbe restituire allo Stato per i “premi a pioggia” pagati ai dipendenti comunali sotto forma di salario accessorio tra il 2008 e il 2012, in maniera «illegittima», secondo l’Ispettorato generale di Finanza del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Nel frattempo 23 mila dipendenti capitolini sono ancora in attesa di ricevere i premi per la produttività del secondo semestre 2015, congelati da Tronca in attesa di una soluzione della vicenda dei rimborsi.
Il Comune avrebbe messo a punto una proposta che prevede il recupero dei fondi per il salario accessorio utilizzando le economie di gestione maturate con il piano di riequilibrio triennale, siglato tra Roma Capitale e il Governo, che prevedeva risparmi strutturali di spesa per circa 440 milioni.
Stiamo parlando, a scanso di equivoci, del Piano di riequilibrio strutturale predisposto dall’allora assessora al bilancio della giunta Marino Silvia Scozzese, che oggi è commissaria del debito di Roma Capitale.
Tecnicamente la giunta Raggi sta sfruttando una soluzione approntata all’epoca dalla giunta Marino per un duplice obiettivo: recuperare le somme indebitamente erogate negli anni passati ai lavoratori capitolini con la contrattazione decentrata (circa 340 milioni) e continuare a pagare il salario accessorio agli stessi dipendenti.
Avete sentito quanto sta cambiando il vento, vero?
(da “Nextquotidiano“)
argomento: Roma | Commenta »
Novembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
I FONDI NON UTILIZZATI PER LE OPERE PREVISTE TORNERANNO AL GOVERNO
Il Giubileo straordinario è ormai prossimo al termine, la Porta Santa chiuderà domenica, e
porterà con sè un’occasione persa per tutta la città ‘, come dicono all’unisono le forze imprenditoriali e sindacali della Capitale.
Ma, soprattutto, un tesoretto di fondi stanziati dal Governo e non utilizzati dal Campidoglio in tempo utile, ossia durante il periodo giubilare.
Il totale non è di poco conto: 25.193.708,70 euro, residui di un piano di interventi che, nella versione originaria, comprendeva ben 146 progetti, poi trasformatisi alla prova dei fatti in appena 42 cantieri portati a termine.
Lo scrivono Giuseppe Gioffreda e Fabio Rossi sul Messaggero.
Come avevamo già raccontato, i 25 milioni erano stati stanziati per progetti di manutenzione ordinaria che devono essere messi a gara entro il 20 novembre altrimenti i soldi sarebbero tornati allo Stato.
A fronte di questo stanziamento la giunta ha messo al bando interventi per 1,3 milioni di euro per la risistemazione dei sampietrini e la manutenzione dei marciapiedi.
Il resto dei fondi tornerà al governo.
(da “NextQuotidiano“)
argomento: Roma | Commenta »
Novembre 16th, 2016 Riccardo Fucile
CON TANTI SALUTI ALLA GARA EUROPEA CHE SI DOVEVA FARE
La scorsa estate ATAC era funestata dai guasti: da metà giugno le segnalazioni di vetture
difettose, che facevano automaticamente saltare le corse, erano aumentate del 60%.
Una situazione che aveva generato un sospetto: ovvero che i problemi dei mezzi dell’ATAC fossero dovuto a un boicottaggio dei sindacati.
Causato, si diceva allora, dalla trasformazione dell’azienda operata da Marco Rettighieri, che aveva dato un taglio ai distacchi concessi ai sindacalisti e revocato le licenze agli attivisti, tagliando anche 10mila ore di permessi e chiedendo alle sigle di risarcire l’azienda per le assenze ingiustificate: un assegno da 400mila euro che i sindacati hanno dovuto staccare, 200mila soltanto da Cgil e Cisl.
L’UGL non aveva trovato un accordo per il risarcimento e il suo segretario generale, Fabio Milloch, era stato licenziato.
Poi c’è la storia dell’appalto per le mense aziendali:
Sempre Rettighieri, insieme all’amministratore unico di Atac, Armando Brandolese, a fine maggio ha consegnato in Procura un altro dossier.
Stavolta nel mirino è finito il Dopolavoro, una società partecipata al 100% da Cgil, Cisl e Uil e che per 40 anni ha gestito le mense aziendali più una serie di strutture ricreative. Una commessa da oltre 4 milioni di euro l’anno, pagati a piè di lista da Atac.
Particolare: non c’è mai stato un contratto. Tutto risale a un vecchio accordo sindacale del 1974. Mai una gara, mai un controllo sul numero effettivo di pasti erogati ai dipendenti (i quali, peraltro, dovevano pagare una quota aggiuntiva ogni volta che si mettevano a tavola).
Morale della favola: l’affidamento è stato sospeso ed è stata indetta una procedura aperta per mettere il servizio sul mercato. Al miglior offerente.
Subito dopo averlo saputo, i sindacati hanno spedito una lettera al diggì per sospendere «tutte le relazioni industriali».
ATAC, così le mense tornano ai sindacati
Ma sulle mense aziendali “il vento sta cambiando“. Erika Dallapasqua sul Corriere della Sera ci racconta che con la disdetta degli accordi sindacali — «solo» accordi sindacali, non veri e propri contratti nonostante le cifre in ballo — erano infatti sfumati, di colpo, i contributi aziendali (circa 4,2 milioni all’anno) e anche la quota-pasto (2,10 euro) versata da ogni lavoratore.
Contributi che Cotral, l’azienda di trasporto regionale che per prima ha acceso i riflettori sulle stranezze del Dopolavoro, aveva già prudentemente sospeso nell’attesa che si facesse chiarezza.
Insomma su questo filone delle mense, assieme agli altri due sulla fornitura delle gomme che sarebbero state pagate il doppio e ai distacchi sindacali, sta indagando la Procura: potrebbero emergere responsabilità e per questo si era deciso di congelare tutto.
Intanto buoni pasto e poi, appena possibile, una gara europea.
Lo stesso lunedì 14 novembre, invece, ecco il colpo di scena.
I lavoratori-soci ricevono un secondo «comunicato urgente»: «Visti gli impegni presi da Atac per la risoluzione dei problemi relativi al ristoro dei dipendenti il consiglio d’amministrazione del Dopolavoro, responsabilmente, al fine di garantire la continuità del servizio, ritiene opportuno mantenere aperte le mense in Atac stante i limiti delle risorse disponibili».
Ebbene, quindi, con Fantasia al Potere (cit.) le mense sono tornate ai sindacati. Nonostante l’indagine e i sospetti aziendali di agosto.
E la notizia arriva proprio quando oggi il Fatto Quotidiano pubblica un contributo del professore di economia dei trasporti al Politecnico di Milano Marco Ponti.
Pochi sanno che Ponti è uno dei tanti nomi sondati da Virginia Raggi all’epoca del primo casting per la sua giunta, ma alla fine tra i due non sbocciò l’intesa visti anche le intenzioni radicalmente opposte sul cosa fare con i tanti dossier della mobilità della Capitale.
Uno di questi è proprio ATAC, che «dalle casse pubbliche riceve i tre quarti dei soldi che gli servono per funzionare (circa mezzo miliardo di euro all’anno, che fanno più di un milione di euro al giorno), ma ciononostante riesce a perdere altri 100 milioni e passa all’anno, e ha accumulato debiti per quasi un altro mezzo miliardo.
Ha circa 11.500 addetti, di cui 6.500 alla guida dei mezzi, e 1.500 negli uffici (che siano tutti necessari è lecito dubitarne).
Il costo medio del lavoro è assai maggiore di quello medio nell’industria, e probabilmente basato sull’a nzianità (cioè è massimo per chi sta in ufficio)». Ponti parla anche della famosa, o famigerata, ipotesi di passare il controllo di ATAC alle Ferrovie dello Stato:
Tuttavia il male peggiore è probabilmente quello che gli economisti chiamano residual claimant: la certezza di non poter fallire, tanto qualcuno pagherà .
E togliere tale certezza, si badi, non comporta affatto la necessità di penalizzare, in caso di fallimento, nè utenti nè lavoratori (se non dove esistano privilegi indifendibili).
Basta organizzare bene e in anticipo i meccanismi di subentro.
Ma la strada da percorrere sembra ancora lunga: la neo sindaca di Roma Virginia Raggi (M5S) ha appena dichiarato che “cedere Atac alle Ferrovie dello Stato sarebbe stata l’anticamera della privatizzazione ”, soluzione che lei sembra aborrire.
Ma è esattamente il contrario: Fsi è al cento per cento pubblica e se prende in carico Atac rende ancora più remota, data la sua forza contrattuale, ogni ipotesi di una futura gara vera o di privatizzazione.
Sorgono qui dei dubbi: che la sindaca ignori che Fsi sia pubblica e ipersussidiata (molti politici pensano davvero che faccia profitti, e alcuni persino che Spa significhi “privato”…), e che al momento in cui scatterà l’obbligo di fare davvero gare, nel 2019, il bando sia destinato a essere truccato per impedire l’accesso di privati più efficienti di Atac.
Sarebbe uno scenario già troppo visto…
L’altra ipotesi, sollevata recentemente a livello di governo, non è meno inquietante: commissariare Atac e darla in gestione al ministero dei Trasporti.
Due scenari entrambi contro la normativa esistente, italiana ed europea, ma soprattutto contro il taglio dei legami impropri tra la gestione dell’azienda e la politica, che è l’unica strategia di risanamento percorribile.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Roma | Commenta »
Novembre 8th, 2016 Riccardo Fucile
DOPO GUARINIELLO, LA RAGGI CONTATTA ANCHE L’EX SEGRETARIO GENERALE DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO… MA UN ANNO FA ERA STATO MESSO SOTTO ACCUSA PROPRIO DAL M5S IN REGIONE
Il Corriere della Sera racconta oggi che Virginia Raggi ha incontrato nelle scorse settimane Raffaele Guariniello per offrirgli il ruolo di capo di gabinetto, però le voci raccontano di un contatto con Stefano Toschei, ex segretario generale del Consiglio regionale.
Toschei era stato nominato nel 2015 segretario del Consiglio Regionale in via della Pisana . Toschei ha lasciato la poltrona il primo settembre 2016.
Ma c’è un piccolo problema: nel dicembre 2015, racconta il Corriere, i grillini in Regione accusarono Toschei di assenteismo, tanto che la consigliera Valentina Corrado presentò istanza per conoscere presenze, atti e altri incarichi del segretario. Toschei è anche consulente di Raffaele Cantone all’Anticorruzione e ha svolto anche conferenze e studi sulla legislazione in materia ambientale.
Un altro caso imbarazzante, se la scelta dovesse cadere su di lui: dalle accuse di assenteismo il M5S ora passerebbe a promuoverlo?
Il manicomio a cinquestelle ha le porte girevoli.
(da agenzie)
argomento: Roma | Commenta »
Novembre 7th, 2016 Riccardo Fucile
OGGI INVECE L’ASSESSORE ALLE MUNICIPALIZZATE COLOMBAN SPIEGA CHE ACEA “E’ IL FIORE ALL’OCCHIELLO DI ROMA E NON NECESSITA DI ALCUNA SUPERVISIONE”… ECCO COSA DICEVA INVECE LA RAGGI IN CAMPAGNA ELETTORALE
Oggi l’assessore alle Municipalizzate di Roma Capitale Massimo Colomban ha rilasciato una nota
stampa per smentire un articolo del Messaggero che parlava di un supermanager da nominare per coordinare le attività delle società municipalizzate del Comune.
«In merito alle notizie giornalistiche circa la nomina di un cosiddetto supermanager al comando delle partecipate di Roma Capitale, si precisa che l’amministrazione capitolina non ha alcuna intenzione di nominare alcun organo extraziendale che governi le municipalizzate. L’ipotesi a cui si sta attualmente lavorando è invece una strategia per attuare sinergie virtuose tra le principali aziende della città e migliorare i servizi riducendone i costi».
Fin qui nulla di nuovo.
Ma la parte interessante della nota è quando Colomban parla di ACEA: «Ancora più priva di fondamento è la sintesi giornalistica se riferita ad Acea. Acea è una società quotata in Borsa e come tale soggetta a regole che ne tutelano l’indipendenza. Acea peraltro è il fiore all’occhiello di Roma e non necessita di alcuna supervisione. Anzi il know how industriale di Acea deve essere utilizzato in maniera sinergica con le altre principali aziende capitoline per fare efficienza, ridurre sprechi ed elevare la qualità dei servizi per i romani».
Quanto dice Colomban è importante alla luce di quanto affermato da Virginia Raggi in campagna elettorale.
Nel marzo scorso infatti la sindaca, parlando a Sky Tg 24, tra l’altro annunciava l’intenzione di cambiare i vertici dell’azienda in caso di vittoria: «Dobbiamo valutare come agire sul versante Acea: una cosa che faremo di sicuro è cambiare il management».
La frase provocò un attacco del Messaggero, che accusò (fantasiosamente) la sindaca di aver provocato il crollo in Borsa della multiutility romana.
Ma la Raggi all’epoca non si fece intimidire. Anzi: su Facebook, con molta convinzione, ci spiegava che voleva cambiare il management perchè «il cda, che coordina gli affari privati della multi-servizi, è composto da un’accozzaglia di nomi in gran parte scelti proprio da Caltagirone con il lasciapassare del suo caro amico Matteo Renzi».
E, a parte la piccola confusione tra membri del consiglio d’amministrazione e dirigenti d’azienda, la Raggi ribadiva le sue idee sull’azienda: «Da diversi anni la mission del cda di Acea è solo una: avviare piani di speculazione finanziaria sulle spalle dei romani, peraltro in palese violazione del referendum sull’acqua pubblica votato nel 2011».
O tempora, o mores!
Poi successe evidentemente qualcosa. Virginia Raggi confermò i vertici delle municipalizzate romane: «Sul fronte delle aziende municipalizzate chi ha avuto responsabilità è giusto che le porti fino a conclusione», scrisse dopo i risultati del ballottaggio.
Sul fronte ACEA a luglio chiese di vedere i curriculum dei nominati in azienda pochi giorni prima delle elezione, ma in nome della “trasparenza quanno ce pare” poi non se ne seppe più nulla.
Si tornò a parlare poi degli impianti della multiutility romana quando la sindaca e Paola Muraro annunciarono un piano per portare i rifiuti di Roma fuori del Lazio: anche di quel progetto non si seppe più nulla, mentre la Raggi incassò un rinvio dell’incremento delle tariffe che però, come precisò l’azienda, non avrebbe cambiato granchè, visto che la dilazione sarebbe stata concessa «a fronte del riconoscimento di un onere finanziario di mercato a compensazione della dilazione».
Oggi Colomban spiega che «Acea è una società quotata in Borsa e come tale soggetta a regole che ne tutelano l’indipendenza. Acea peraltro è il fiore all’occhiello di Roma e non necessita di alcuna supervisione».
E viene da sorridere a pensare a quando Virginia Raggi voleva dichiarare guerra ad Acea.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Roma | Commenta »