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ROMA 2024, NODO OLIMPIADE IN CAMPIDOGLIO, IL CIO: “CANDIDATURA MOLTO FORTE”

Agosto 9th, 2016 Riccardo Fucile

IL M5S STAVOLTA DICE NO AL REFERENDUM CHE DI SOLITO CHIEDE PER TUTTO… IL WSJ: “ITALIA FAVORITA”

Il Movimento 5 Stelle e il Campidoglio a guida della pentastellata Virginia Raggi si prepara a dire un altro no alla candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024.
Arriva oggi in assemblea capitolina la mozione per chiedere un referendum sui Giochi Olimpici presentata dal consigliere di Sinistra Italiana Stefano Fassina.
E i 5 Stelle, secondo quanto si apprende, sono pronti ad astenersi in Aula durante la votazione, ‘bocciando’ di fatto la proposta.
“E’ una mozione pleonastica, c’è già  una raccolta firme per il referendum lanciata dai Radicali. Chi vuole firma quella” spiegano i pentastellati.
Tuttavia, il presidente del Cio è positivo sulla candidatura di Roma: “Una candidatura molto forte”.
Alla speranza di Roma di ospitare le Olimpiadi del 2024 arriva nella notte di Rio la ‘benedizione’ di Thomas Bach, presidente del Comitato olimpico internazionale. Il numero 1 dello sport mondiale si ritaglia durante i Giochi lo spazio di una visita a Casa Italia, ed inevitabili piovono le domande sulla candidatura di Roma.
“La città  eterna ha una grande storia e una grande tradizione sportiva”, ribatte. Poi l’apprezzamento per Casa Italia: “E’ un posto fantastico”.
Ad accompagnare Bach nella sua visita il presidente del Coni, Giovanni Malagò, i membri italiani del Cio, Franco Carraro e Mario Pescante, il segretario generale del Coni, Roberto Fabbricini, la testimonial di Roma 2024 Fiona May e la direttrice generale della candidatura Diana Bianchedi.
Bach ha gradito molto la “grande vista” di Casa Italia. “Tutto è perfetto e mi è stata promessa una pasta eccellente”, ha scherzato.
Sulle medaglie azzurre Bach ha dichiarato: “Sono un po’ sorpreso che queste medaglie stiano arrivando dal judo e dal tiro. Conosco invece molto bene la forza della scherma e, da quando non gareggio più, l’Italia sta vincendo molte medaglie. “Dobbiamo tutti congratularci con la squadra italiana. E se continuerete così sono sicuro che vi toglierete altre soddisfazioni”.
Secondo il Wall Street Journal, riporta il Corriere della Sera, Roma sarebbe la città  favorita per aggiudicarsi i giochi del 2024, “con i motori al massimo”.
A giudicare da quanto scrive il WSJ, la spedizione di Matteo Renzi a Rio de Janeiro in questi giorni avrebbe sortito gli effetti sperati: la candidatura di Roma per i Giochi olimpici del 2024 sembrerebbe partire con il piede giusto.

(da “Huffingtonpost”)

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MURARO E IL CONTRATTO RETRODATATO: PARTECIPO’ SENZA TITOLO ALLE PERIZIE

Agosto 9th, 2016 Riccardo Fucile

“FUORI DALL’AMA”, MA PRESIDIAVA GLI IMPIANTI DI RIFIUTI A ROMA.. LA RAGGI LA DIFENDE, MA A TEMPO

Per tre mesi, all’inizio di quest’anno, Paola Muraro ha continuato a svolgere il suo delicato ruolo nell’Ama, l’azienda romana dei rifiuti, senza titolo.
Si era ripetutamente rifiutata di rinnovare il contratto di consulenza che aveva dal 2004 ma, all’insaputa dei vertici aziendali, continuava a presidiare gli impianti e persino a partecipare come rappresentante dell’azienda ai sopralluoghi dei periti della Procura.
Il contratto – ultimo prima di diventare assessora nella giunta Raggi – viene firmato solo il 6 aprile, anche se decorre retroattivamente dal primo gennaio.
L’anomalia dell’ultimo contratto della Muraro non è casuale.
Fino al 2014 le sue consulenze sono firmate dal direttore generale Giovanni Fiscon, fedelissimo di Franco Panzironi, messo dal sindaco Alemanno a capo dell’Ama.
I rapporti Muraro-Fiscon sono ottimi. Ma a fine 2014 Fiscon viene arrestato per Mafia Capitale e in Ama arriva un nuovo direttore generale, Alessandro Filippi.
Il quale rende i contratti più specifici ed estende le sue responsabilità . Ma le affianca anche un esperto esterno.
A fine 2015 accade un fatto nuovo: Muraro non vuole più rinnovare la consulenza. Non spiega chiaramente il motivo, prende tempo.
Alimentando in azienda il dubbio che voglia distaccarsi in vista di nuovi incarichi. Nei mesi successivi l’azienda insiste, rimasta senza un responsabile impianti, autorizzazioni ed emissioni. Lei risponde «io sono fuori, ormai non ho più a che fare con Ama».
Senonchè dagli impianti riferiscono in azienda, a marzo, che, pur senza contratto, la Muraro si è palesata come prima, e addirittura ha preso parte, in contraddittorio con i periti della Procura, ad attività  cruciali dell’indagine penale.
L’azienda a quel punto si allarma e mette Muraro alle strette.
Solo in quel momento, in maniera irrituale, la superconsulente decide a posteriori di firmare il contratto.
Lo fa il 6 aprile 2016, come siamo in grado di provare.
Ma la validità  riguarda tutto il semestre dal primo gennaio al 30 giugno. Resta da spiegare perchè Muraro abbia preso questo rischio (le attività  peritali vengono verbalizzate, può partecipare solo chi ne ha stretto titolo).
Come mai avesse interesse a interloquire con i periti. E perchè si è convinta a firmare il contratto, se da sola o consigliata.
Questa vicenda è un ulteriore elemento all’attenzione di chi sta ricostruendo, politicamente, tutti i passaggi della vicenda Muraro.
Non è un caso che Virginia Raggi, in tutta la campagna elettorale, parli insistentemente non solo – come ovvio per una cinque stelle – di raccolta differenziata, ma della necessità  di manutenzione degli impianti dell’Ama, uno dei cavalli di battaglia della Muraro.
E non è un caso che una delle prime uscite della sindaca avvenga con la Muraro proprio all’impianto di Rocca Cencia, sotto indagine da parte della Procura e del Nucleo ecologico dei carabinieri.
La foto della Muraro accanto alla sindaca restituisce la sensazione di una assessora di peso, e dotata di totale copertura politica.
Quella copertura che adesso il Movimento cinque stelle chiede a Raggi di dare a Muraro.
Ieri sera s’è svolto in Campidoglio un lungo incontro tra la sindaca, la Muraro, l’assessore al bilancio Marcello Minenna, e alcuni membri dello staff romano (in cui c’è anche Stefano Vignaroli, l’uomo che sponsorizza alla Raggi la scelta della Muraro).
Nonostante alcuni assessori spingano per una exit strategy immediata dall’imbarazzante vicenda, l’idea – molto cavalcata da Marcello De Vito, l’uomo più vicino alla deputata Roberta Lombardi, non esattamente un’amica della sindaca – è che Raggi si carichi sulle spalle una difesa pubblica della Muraro.
La sindaca la difenderà , domani in consiglio comunale, ma si tratta di una difesa a tempo, perchè tutto il Movimento naviga a vista, in attesa di una tegola che sembra inesorabile; la corsa sembra esser quasi più quella a individuare qualcuno su cui scaricare la responsabilità  di questo pasticcio politico.
Una responsabilità  che la Raggi – sebbene non abbia proposto nessun nome alternativo, e abbia chiamato lei, materialmente, la Muraro per dirle che la nominava assessora – non vuole accollarsi per intero.

Jacopo Iacoboni, Giuseppe Salvaggiulo
(da “La Stampa“)

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LA CORTE SMONTA IL COLOSSEO DI DIEGO: I MAGISTRATI CONTABILI CRITICANO IL RESTAURO A FIRMA DELLA VALLE

Agosto 8th, 2016 Riccardo Fucile

“PERPLESSITA’ SULL’OPERAZIONE E RITARDI NELLA NUOVA FASE”…LA RISPOSTA DI TOD’S

Il restauro del Colosseo è stato uno straordinario esempio della collaborazione tra privato e pubblico per la salvaguardia del patrimonio artistico o un buon affare per lo sponsor unico che si è fatto carico dei lavori, Tod’s, e il suo patron Diego Della Valle?
È la Corte dei Conti, nella sua indagine sulle ‘Iniziative di partenariato pubblico-privato nei processi di valorizzazione dei beni culturali’ a gettare più di un’ombra su uno dei più imponenti finanziamenti privati a sostegno di un bene artistico del nostro territorio.
I magistrati contabili esprimono innanzitutto “perplessità  sotto il profilo dell’economicità  dell’operazione”, spiegando in altre parole che per lo Stato lo scambio con Tod’s — restauro a costo zero per il pubblico in cambio di una serie di contopartite legate ai diritti d’immagine — possa essere stato tutt’altro che vantaggioso.
Non solo per quanto offerto allo sponsor ma, soprattutto, per la durata dei diritti concessi, inizialmente previsti soltanto per la durata dei lavori e poi in fase di stesura del contratto estesa per altri quindici anni alla “Associazione amici del Colosseo” definita dalla corte “di diretta emanazione dello stesso” sponsor.
Scrive la Corte: “Sul punto, l’originario avviso pubblico aveva espressamente previsto che i diritti d’uso fossero concessi per la durata dei lavori e non per periodi ulteriori. Diversamente, nel contratto stipulato si stabilisce, per un verso, che i diritti dello sponsor si protraggono per i due anni successivi alla conclusione dei lavori allo stato completati in minima parte senza che ciò comporti corrispettivi aggiuntivi al contributo e, per l’altro, che quelli concessi all’associazione avranno una durata di quindici anni a partire dalla data della sua costituzione (di cui non si ha notizia) eventualmente prorogabili: con il risultato — prosegue il testo dell’indagine – che, a fronte di una esclusiva sicuramente ultraventennale, il corrispettivo pagato dallo sponsor ammonta a euro 1.250.000 ad anno (importo che si ottiene dividendo la somma di 25.000.000 euro, che corrisponde al finanziamento totale offerto dallo sponsor, per il tempo di durata dei diritti concessi all’associazione)”.
Non solo. Secondo la Corte sull’operazione di restauro pesano anche “notevoli ritardi”.
Se una parte rilevante è stata conclusa ad aprile, con la cerimonia a cui ha partecipato anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi, per altre — la realizzazione di un centro servizi e il restauro dei sotterranei e degli ambulacri — si è rimasti ancora alle fasi preliminari.
Lo sponsorizzazione di Tod’s prevede uno stanziamento di 25 milioni di euro divisi in tre tranche: 10 milioni preventivati per gli interventi sui prospetti esterni, che sono stati ultimati; 10 per il restauro interno degli ipogei, del piano terra e del primo ordine (diviso in due appalti) e 5 per la creazione di un centro servizi.
“I lavori — rileva la Corte – sono stati pagati a seguito di una fattura di sponsorizzazione emessa dalla soprintendenza e presentata alla società  Tod’s, che ha provveduto al saldo tramite il pagamento diretto alla società  Aspera s.p.a., esecutrice dei lavori. In considerazione degli evidenti ritardi nello svolgimento dei lavori come sopra descritti, in relazione alla data di stipula dell’accordo di sponsorizzazione, risalente al 21 gennaio 2011, si osserva che non risulta, allo stato, perseguita compiutamente, attraverso la suddetta operazione contrattuale, la prevista finalità  di valorizzazione”
“Si raccomanda all’amministrazione – conclude quindi l’indagine – di dare impulso, in considerazione dei notevoli ritardi accumulatisi, all’attività  di progettazione ed esecuzione dei lavori e di vigilare in ordine al rispetto dei tempi previsti”.
In serata è arrivata la replica di Tod’s. “Sui lavori per il centro servizi del Colosseo c’è stato uno slittamento, ma il bando sarà  fatto entro il 2016 e l’opera completata entro due anni”, ha spiegato un portavoce del gruppo Tod’s, commentando i rilievi mossi dalla Corte dei Conti sull’operazione di restauro del Colosseo.

(da “Huffingtonpost”)

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ROMA, CAOS TRASPORTI, METRO A: MANCANO 18 MILIONI PER LA MANUTENZIONE, A RISCHIO I TRENI, BUS A SINGHIOZZO

Agosto 8th, 2016 Riccardo Fucile

LA RABBIA SUI SOCIAL, SITUAZIONE DRAMMATICA

Agosto di passione per il trasporto pubblico della Capitale. Nonostante la tregua estiva: con il servizio ridotto e la città  semideserta, le inefficienze dovrebbero essere meno evidenti.
Se non fosse che, forse proprio in vista della ripresa post-vacanze, si moltiplicano le cattive notizie: dai bus guasti fermi in officina alla mancanza di ricambistica per la riparazione.
Risultato: oltre un terzo dei mezzi non è nelle condizioni di poter circolare.
Ma, ulteriore motivo di preoccupazione, a settembre la metro A potrebbe viaggiare con frequenze ridotte, se non arrivano subito 18 milioni di euro per la manutenzione.
Se non si dovessero trovare le risorse necessarie, ci sarà  una graduale diminuzione dei treni. E questo si tradurrà  in ritardi, tempi di attesa più lunghi in banchina, proprio nel mese in cui riaprono scuole e uffici. Non solo.
Ad aggravare il caos annunciate le dimissioni del dg di Atac, Marco Rettighieri che, però, ha prontamente smentito la notizia: «Continuo il mio impegno».
L’emergenza trasporti
«Stiamo lavorando su questa emergenza», ha assicurato l’assessora ai Trasporti di Roma, Linda Meleo. «I finanziamenti saranno destinati anche a rimettere in manutenzione la parte della metro A per cercare di garantire le corse come erano state programmate. Ci sono i tempi per poter intervenire – ha ribadito l’assessora – e con l’assessore al Bilancio stiamo facendo le opportune valutazioni con tutti gli attori interessati in questo percorso. È evidente che abbiamo avuto un’eredità  molto pesante perchè la situazione dell’azienda non si può nascondere».
«L’investimento complessivo su 3 anni è di 58 milioni di euro – ha spiegato Meleo – . Per gli interventi a breve e medio termine, servono circa 18 milioni. Stiamo lavorando per cercare queste risorse. Le strade sono tante».
«Su 100 vetture, 30-35 ferme per guasto»
Per rendersi conto da vicino della situazione, domenica l’assessora Meleo -accompagnata dal presidente della commissione capitolina Trasporti, Enrico Stefà no – hanno fatto un blitz nella rimessa Atac di Tor Sapienza.
«È inaccettabile che non si riesca a garantire il servizio neanche la domenica con una programmazione estiva già  ridotta all’osso – ha scritto Stefà no in un video su Facebook – . Le cause sono molteplici, ma andremo a fondo e i responsabili di questo disastro dovranno assumersi le loro responsabilità ».
«Abbiamo trovato una situazione drammatica – ha sottolineato -, molti autisti erano fermi perchè non avevano autobus da portare. Nei prossimi giorni faremo domande ai vertici, chiameremo i dirigenti di superficie. In questa rimessa, ad esempio, su 100 vetture che dovevano uscire 30-35 erano rientrate per guasto. Mentre sulla carta questa rimessa ha più di 300 vetture».
«Abbiamo trovato personale ridotto, uffici chiusi perchè domenica e persone che stavano arrangiando delle riparazioni. I bus in manutenzione erano tanti – ha aggiunto l’assessora Meleo – . La maggior parte dei guasti riguarda l’aria condizionata. Bisogna capire perchè non si riesce a ripararli e rimetterli in circolazione».

(da “il Corriere della Sera”)

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“DATI AMA IN UN ARCHIVIO PRIVATO”: COSI’ LA MURARO CONSERVAVA IL POTERE NELL’AZIENDA

Agosto 8th, 2016 Riccardo Fucile

I PERITI INDIPENDENTI: “POCA CHIAREZZA SUGLI SCARTI PERICOLOSI”

Paola Muraro archiviava su computer privati, anzichè nell’azienda per cui ha lavorato per dodici anni (dal 2004 a giugno 2016), i dati fondamentali sugli impianti dei rifiuti di Roma, ora sotto inchiesta della Procura.
Dati decisivi per valutare la regolarità  del funzionamento di quegli impianti, il rispetto delle autorizzazioni pubbliche, l’eventuale commissione di reati.
Quando i consulenti indipendenti nominati dal nuovo management dell’Ama nel 2015 hanno ripetutamente cercato quei dati negli uffici dell’azienda, hanno trovato solo carte disordinate, fogli mancanti, interi faldoni assenti e fogli A4 bisunti e dispersi.
E peggio andava negli impianti: c’erano i documenti di un mese non quelli dei due successivi, in un altro mese mancavano dieci giorni, e così via.
Solo dopo insistenze la Muraro li ha messi a disposizione per mail.
È quanto emerge da una serie di documenti interni dell’Ama e dalle testimonianze dei protagonisti di questa vicenda.
Perchè il possesso di quell’archivio era così importante?
In quei dati – campionamenti, analisi, qualità  dei rifiuti in ingresso e in uscita degli impianti Ama di Rocca Cencia e Salaria – c’è tutta la storia di cos’è successo nella partita dei rifiuti a Roma negli ultimi dodici anni, su cui è in gioco la tenuta della giunta Raggi, di cui la Muraro è assessora all’ambiente.
I fatti risalgono alla primavera del 2015.
Il nuovo direttore generale Alessandro Filippi constata che la gestione dei due impianti Ama è fuori controllo.
Nel frattempo l’indagine della Procura si approfondisce. Per l’Ama nomina due supertecnici, Giuseppe Mininni (dirigente del Cnr) e Paolo Ghezzi (responsabile scientifico del Master in Gestione e Controllo dell’Ambiente del Sant’Anna di Pisa) sia per fare chiarezza all’interno dell’azienda, sia per predisporre i documenti a fini giudiziari. I due esperti operano una «due diligence» a tutto campo, chiedono conto delle disfunzioni alla Muraro (responsabile delle autorizzazioni e del controllo degli impianti) e ai capi degli stabilimenti, relazionano allarmati con cadenza settimanale ai vertici aziendali. Va avanti così per più di un anno.
I due esperti evidenziano quattro falle nel settore di cui si occupava la Muraro.
Uno: gli impianti sono stati tenuti per anni in condizioni di funzionamento pessime, dunque sottoutilizzati.
Due: fino all’aprile 2015 — quando arrivano i nuovi tecnici – non si fanno controlli sui rifiuti in ingresso e dunque non si garantisce l’assenza di scarti pericolosi, che gli impianti Ama non possono assolutamente trattare.
Tre: i controlli sui rifiuti in uscita sono rari e approssimativi, dunque c’è poca chiarezza sui rifiuti particolarmente pericolosi. Quattro: i depuratori dei percolati (i reflui prodotti dalle discariche di rifiuti urbani) sono fuori dall’autorizzazione.
Ci sono poi due rilievi dei consulenti indipendenti che riguardano il rapporto tra Ama e gli operatori di mercato, in danno dell’azienda.
Dai due impianti escono pochi scarti combustibili (da inviare agli inceneritori) e tanti da discarica. I secondi hanno costi di smaltimento più alti perchè non garantiscono alcun recupero energetico.
Inoltre, scrive Mininni dopo un sopralluogo, «in via Salaria si era ricavata la sensazione di un impianto che avrebbe cessato di operare a fine anno. (…) Cosa che a me appare irragionevole, considerando la criticità  del trattamento dei rifiuti indifferenziati a Roma. (…) Il gestore privato, ovviamente, ha tutto l’interesse a dimostrare che il soggetto pubblico non è capace». A Roma l’imprenditore privato che ha impianti analoghi e alternativi a quelli pubblici è Manlio Cerroni. E nel blitz in Ama del 25 luglio la Muraro intimava al presidente dimissionario Fortini di portare i rifiuti proprio lì.
Nell’audizione dell’assessora in Commissione parlamentare ecomafie – il 5 settembre, assieme al sindaco Virginia Raggi – le sarà  chiesto conto anche di questa vicenda.
Non in termini penali, ma di responsabilità  gestionale: chi e come controllava quegli impianti?
Perchè i dati non erano raccolti in modo ordinato, digitalizzati, resi tracciabili alle autorità  di controllo, e dunque depositati in azienda?
Perchè le disfunzioni furono segnalate solo dopo l’arrivo del nuovo management e dei consulenti indipendenti?
E chi ne ha tratto vantaggio, dentro e fuori l’Ama?

Jacopo Iacoboni, Giuseppe Salvaggiulo
(da “La Stampa”)

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PANZIRONI A MURARO: “FACCIO UNA SOCIETA’, TI ASSUMO IO”

Agosto 8th, 2016 Riccardo Fucile

LA TELEFONATA TRA L’ASSESSORA E L’EX DI AMA COINVOLTO IN MAFIA CAPITALE

Tra stipendio raddoppiato e incarichi, l’asse Muraro-Panzironi è ormai un dato di fatto.
Un’alleanza consolidata negli anni con l’attuale assessora all’Ambiente in cui “Franco” (così lo chiamava il ras delle coop Buzzi) era ai vertici Ama, e proseguita anche quando fu sostituito da Giovanni Fiscon.
Ed è proprio dalla scrivania di un’altra azienda del Comune, la Roma Multiservizi, che Panzironi continua a dare incarichi alla storica consulente della municipalizzata e a confrontarsi con lei su come spendere soldi.
A lei affida, ad esempio, la gestione dell’apertura di un impianto a Trento. È lei che va dal legale dell’imprenditore dell’impianto di smaltimento rifiuti che aprirà  a Trento: consulenze extra dunque, a spese di Ama.
Così, con una mano, Franco aiutava Cerroni e le cooperative di Buzzi e Carminati, motivo per cui ora è uno degli imputati del maxiprocesso sulla mafia romana, dall’altra proseguiva nella gestione della partita rifiuti potendo contare sull’attuale assessora sui cui rapporti con il re delle discariche ora sta indagando il pm Alberto Galanti, da due mesi arruolato nel pool dell’Antimafia.
Nonostante lo stillicidio di episodi non penalmente rilevanti ma politicamente scomodi, però, il direttorio del Movimento 5Stelle continua a blindare l’assessora.
Il commissario accetterà .
Il 24 ottobre del 2013 Panzironi contatta l’ex consulente Ama e le chiede se ha incontrato il Commissario che dovrebbe dare l’ok per l’impianto da fare a Trento e da affidare all’imprenditore Alessandro Falez, della società  “Gemma”.
“La donna dice di sì – scrivono i carabinieri della II sezione del Ros – e gli dice: “Abbiamo riguardato i suoi poteri e lui ha effettivamente un percorso privilegiato per impianti che trattano frazione organica da raccolta differenziata”.
Aggiungendo che “sulla raccolta differenziata dell’organico “lui” agevola (verosimilmente il Commissario, ndr)”. Conclude infine dicendo che la cosa è positiva e a quell’incontro dovrebbe esserci, in via informale, anche Fiscon.
I 50 milioni della Regione.
Il giorno successivo “Panzironi dice alla Muraro che le ha inviato dei riferimenti perchè sono usciti dei fondi stanziati dalla Regione pari a 50 milioni e vedere se possono essere utilizzati”.
La regione è il Trentino Alto Adige e l’ex ad Ama ha fiutato un affare. A lei si chiedono lumi su come poterli gestire.
“Ti assumo io”.
Siamo al 6 novembre quando “Paola Muraro e Franco Panzironi parlano del progetto sull’impianto di trattamento rifiuti (di Trento) – questo si legge nell’ordinanza di Mafia capitale – Panzironi riferisce che sarà  l’amministratore delegato della società  che gestirà  l’impianto e prospetta alla donna la possibilità  di assumerla in qualità  di tecnico all’interno della nascitura società “.
Gli incontri per l’impianto.
A gestire tutta la partita per conto di Panzironi è proprio la Muraro. Che l’8 novembre, dopo aver presenziato a un incontro nello studio del legale di Falez in via della Conciliazione a Roma è pronta a partire per il Trentino. “Muraro dice a Franco che ha fatto “quella verifica” alla Provincia di Trento e che è “una bella soluzione”.
Lo informa anche di aver fatto l’incontro con la figlia dell’imprenditore Falez e hanno parlato con il costruttore per andare a vedere. Lei andrà  a Trento il successivo 14 o 15 novembre”.

(da “La Repubblica”)

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PERDE LA LINEA RAGGI, VINCE QUELLA MINENNA-DI MAIO CHE TRATTANO CON L’UOMO DI CALTAGIRONE

Agosto 7th, 2016 Riccardo Fucile

LA RAGGI AVEVA PROMESSO DI CAMBIARE IL MANAGEMENT DI ACEA, MA SI STA ANDANDO IN ALTRA DIREZIONE

Il 20 marzo l’allora candidata sindaca di Roma Virginia Raggi promise: «Una cosa che faremo di sicuro è cambiare il management di Acea».
Il titolo perse in Borsa il 4,7% e il Messaggero di Francesco Gaetano Caltagirone (allora principale socio del Comune nell’azienda) titolò «La Raggi parla, i romani perdono 71 milioni». La Raggi rilanciò: «Il Cda di Acea è composto da un’accozzaglia di nomi in gran parte scelti proprio da Caltagirone con il lasciapassare del suo caro amico Renzi».
Nel mirino c’era soprattutto Alberto Irace, amministratore delegato di Acea in ottimi rapporti con il premier e con il ministro Boschi, con la quale sedeva nel cda di Publiacqua, società  che gestisce il servizio idrico in Toscana.
Quattro mesi dopo lo scenario è molto cambiato.
Marcello Minenna, l’assessore più importante della giunta Raggi, cooptato da Luigi Di Maio per gestire bilancio e società  partecipate, e Paola Muraro, assessora all’ambiente sulla graticola per le dodicennale consulenza in Ama (l’azienda comunale dei rifiuti) e i legami con diversi poteri romani, hanno incontrato a più riprese lo stesso Irace.
Non per annunciargli il licenziamento, ma per chiedergli un impegno straordinario che scongiuri l’emergenza rifiuti e la connessa figuraccia politica.
In particolare, il Comune intima ad Acea di disporsi ad azioni immediate, mettendo a completa disposizione alcuni impianti di trattamento rifiuti.
Ufficialmente, il colloquio è stato «positivo». Ma alla Stampa risulta che i toni si siano accesi assai, di fronte al rifiuto di Acea fondato su contratti con terzi da onorare, logiche di mercato e rispetto degli azionisti di una società  quotata in Borsa.
Minenna, a cui non manca spavalderia caratteriale, pretende che l’azienda si conformi al volere dell’azionista di maggioranza. E l’ha detto con modi financo bruschi a Irace. Acea si dichiara disponibile, nel medio periodo, a potenziare gli investimenti (oltre i 200 milioni) in impianti per accogliere i rifiuti romani, ma chiede garanzie alla giunta M5S: autorizzazioni celeri e nessun sostegno a comitati cittadini del no.
Il comunicato dell’azienda parla di «dialettica propedeutica all’identificazione di alcune ipotesi di ulteriore e più proficua collaborazione tra Acea, Roma Capitale e le sue altre partecipate (…) con approfondimenti su tematiche finanziarie e industriali». Altro che repulisti: sia nel breve che nel lungo periodo, il rapporto con la multiutility (e con i soci privati Caltagirone e Suez) è strategico.
E a condurlo non è la sindaca, ma il superassessore di sistema Minenna, funzionario Consob, già  assessore mancato con Ignazio Marino e braccio destro del prefetto Tronca in Campidoglio. Dopo gli incontri Minenna-Irace, i soci privati di Acea hanno chiesto di vedere l’assessore.
Il Comune di Roma ha bisogno di un salvatore privato nel settore rifiuti. L’Ama ha enormi problemi che si trascinano da anni: 600 milioni di euro di debiti, 7800 dipendenti ipersindacalizzati mentre ne basterebbero non più di 4000.
Il suo valore è dato dalla concessione con il Comune che vale 12 miliardi per 15 anni. Acea si rifiuta di spazzare le strade e svuotare i cassonetti? Potrebbero farlo i francesi di Suez, colosso da 15 miliardi di fatturato in 70 Paesi, specializzato in acqua e rifiuti. Una settimana fa Suez è salita al 23,2% di Acea, diventando principale socio del Comune e rilevando quote da Caltagirone, che in cambio è ora il terzo azionista della multinazionale.
Dall’inizio degli Anni Ottanta, almeno quattro volte i francesi hanno provato a entrare nel business ambientale italiano. Senza successo. Ora lo fanno con una strategia più raffinata, scegliendosi un partner forte e garantendosi un atteggiamento non ostile del governo Renzi.
Benchè ora sia mal gestito, l’affare dei rifiuti a Roma vale quasi un miliardo l’anno. Il più ghiotto boccone esistente in Italia nel settore, secondo tutti gli esperti. E con margini di profitto enormi, razionalizzando gestione e impianti (adesso l’Ama smaltisce i rifiuti in 60 centri diversi). Al business dello smaltimento, come è stato spiegato a Minenna, Acea è molto interessata. Ha già  impianti di ogni tipo (tre termovalorizzatori, diversi compostaggi) e altri è pronta ad acquisirne o a costruirne. Lo stesso Caltagirone, in privato, non l’ha mai nascosto. Finora, però, gran parte del boccone finiva a Mario Cerroni, il re dei rifiuti nel Lazio, monopolista degli impianti nella Capitale.
Ma Cerroni ha 90 anni, guai giudiziari, coperture politiche evaporate ed eredi non inclini o versati alla prosecuzione dell’attività .
«È – spiega un tecnico del settore che chiede riservatezza per i suoi incarichi pubblici – un “low hanging fruit”, il frutto che si può raccogliere con più facilità  dai rami bassi di un albero». Il patto sistemico Comune M5S-Acea guarda oltre Cerroni, al di là  delle schermaglie politiche contingenti.
Resta la questione politica.
Il Movimento 5 Stelle con i poteri forti come la mette con la sua base elettorale?
La Raggi, che voleva il reset e proclamava la gestione pubblica dei servizi essenziali in nome del referendum del 2011, sta perdendo; Minenna e Di Maio stanno vincendo. Oggi a Roma ci sono due impianti di Tmb (trattamento meccanico biologico dei rifiuti) di proprietà  pubblica.
Ama li gestisce poco e male. Inoltre sono in zone urbanizzate, Rocca Cencia e Salario. Con il soccorso industriale di Suez e Caltagirone (ben felici di aumentare la potenza dei propri impianti), il M5S potrebbe chiuderli e rivendicare la decisione con i comitati locali del no, senza lasciare l’immondizia per strada.
E un patto di sistema può essere utile non solo a sopravvivere nella Capitale, ma anche ad accreditarsi con interlocutori dell’establishment in chiave nazionale.

Jacopo Iacoboni, Giuseppe Salvaggiulo
(da “La Stampa“)

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I SOSPETTI DEL PM: “MURARO AIUTO’ CERRONI”

Agosto 7th, 2016 Riccardo Fucile

SPUNTA LA CONVERSAZIONE TRA LA MURARO E PANZIRONI: “SU QUELL’AFFARE A DUBAI TI AIUTO”

Non solo Mafia capitale e i rapporti con il ras delle coop Salvatore Buzzi, mai rivelati all’M5S.
Nell’indagine per associazione per delinquere e traffico di rifiuti su un altro potente, il re delle discariche romane Manlio Cerroni, l’attenzione del pm Alberto Galanti è appuntata anche sul ruolo avuto con l’ex superconsulente, l’attuale assessora all’Ambiente, Paola Muraro.
Il sospetto su cui i pm stanno facendo luce è che ci siano stati tra lei e Cerroni, “contatti non diretti”, spiegano, da cui il ras dell’immondizia potrebbe essersi avvantaggiato.
Su Cerroni, l’assessora ha detto di aver dato un contributo decisivo nel farlo uscire perdente da un contenzioso milionario, ma resta un fatto che nel blitz in streaming all’Ama, il neo esponente della giunta abbia intimato di utilizzare proprio il tritovagliatore di Rocca Cencia, ora gestito dalla Colari, facente capo a Cerroni. L’inchiesta di Galanti si occupa proprio di quel tritovagliatore che vede indagate 9 persone tra soci di Cerroni e funzionari Ama.
Uno snodo importante è accertare la natura dei contatti tra l’allora consulente in Ama e Cerroni, emersi dai primi accertamenti.
Altro capitolo, l’inchiesta parallela per truffa e frode che lo stesso sostituto procuratore sta portando avanti sui due impianti Tmb (trattamento meccanico biologico) della municipalizzata romana di via Salaria e Rocca Cencia.
Impianti appunto sulla cui regolarità  Paola Muraro aveva messo il visto per le sue competenze.
Sul fronte Mafia Capitale spunta ancora una intercettazione, anche questa non rilevante sul piano penale ma che mostra quanto la Muraro più che una semplice consulente esterna fosse dentro il sistema Ama negli anni in cui direttori generali e amministratori delegati erano intercettati dai carabinieri del Ros.
Siamo al 20 luglio del 2013 e l’ad Franco Panzironi è già  fuori da Ama.
A dirigere la municipalizzata c’è Giovanni Fiscon. Ma Panzironi dalla scrivania di un’altra azienda del Comune, la Roma Multiservizi, continua ad avere un ruolo in Ama.
Uno dei suoi referenti è proprio Paola Muraro, in stretti rapporti con Fiscon.
“La dottoressa Muraro – si legge nelle 88mila pagine dell’inchiesta Mondo di Mezzo che ha svelato gli intrecci di Buzzi e Carminati con la politica – su segnalazione di Fiscon, contatta Franco Panzironi per dargli ulteriori dati sulla questione del Salario (uno degli impianti tmb oggi sotto inchiesta, ndr) in vista dell’appuntamento con la Procura di Roma fissato per la mattina di lunedì 22 luglio”. Per questa vicenda le consulenze della Muraro fornite per conto di Ama sono già  state giudicate da un pool di superperiti veritiere al 20% rispetto a quelle eseguite da tecnici della procura.
La telefonata riportata viene segnalata come “importante” sui brogliacci dagli investigatori.
“Successivamente Franco Panzironi – relazionano i carabinieri del ros – informa la Muraro che sta realizzando un’ipotesi per Dubai per lo smaltimento di rifiuti”.
Lei accetta di aiutarlo. Anche su questo legame si indaga.

(da “La Repubblica“)

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TELEFONATA DELLA MURARO E MATTINA DI PAURA: “STACCHIAMO I PC”

Agosto 6th, 2016 Riccardo Fucile

RETROSCENA: “ERA DAI TEMPI DI PANZIRONI CHE NON SI PROCEDEVA IN MODO COSI’ BRUTALE”

Alle ore otto di ieri mattina è arrivata in Ama una telefonata da parte della segreteria tecnica dell’assessore Paola Muraro.
La telefonata possiamo descriverla, non andando lontano dalla frase testualmente usata, così: «Dovete sgomberare tutto entro quattro ore. Poi vi staccheremo i computer. Parlate con l’ufficio del personale per i dettagli tecnici. Andate via presto». Signore e signori, benvenuti nell’era dello spoils system cinque stelle, un mondo dove le segretarie si terrorizzano, ingegneri tecnici di valore si brutalizzano, e ci si appresta ad agire secondo il criterio rigorosissimo del clan. Nihil sub sole novi, peraltro.
Una nostra fonte racconta che ovviamente il panico da epurazione s’è generato all’istante, e è stato enorme; l’azienda vive da tempo in tensione, ma la mattinata in Ama è un compendio stilistico della nuova stagione, vissuta, com’è stata, molto oltre la situazione almodovariana dell’orlo della crisi di nervi, ma senza gli elementi di allegra surrealtà  del film: «Era dai tempi di Franco Panzironi che non si procedeva in maniera così brutale», raccontano.
È iniziata la stagione delle purghe, e non sarà  un bello spettacolo.
Negli ultimi due anni e mezzo, quelli coincidenti con la stagione di Ignazio Marino sindaco, l’azienda è stata attraversata da un conflitto profondo tra dirigenti che cercavano di rompere il monopolio-Cerroni dei rifuti, e altri che invece avevano fatto da trait d’union con Cerroni, e adesso fiutano il momento sanguinoso della rivincita.
È una rivincita che avviene tra le macerie, e dovete immaginare allora questa scena: segretarie in panico, ingegneri tecnici intimiditi, colpevoli magari di aver collaborato con la gestione di Alessandro Filippi – che aveva utilizzato le competenze migliori anche nel caso appartenessero all’epoca di Alemanno – e al contrario grandissimo spolvero del sottopotere panzironiano, capitanato da uomini di potere anche sindacale Cisl che sono considerati adesso quelli con cui bisogna parlare per entrare nelle grazie della nuova dirigenza.
Tra l’altro il nome di Alessandro Solidoro, il nuovo presidente, di per sè spaventa: perchè è un tecnico specializzato in bancarotte di aziende e (di fatto) liquidazioni fallimentari.
L’intenzione è quella di azzerare Ama, spogliarla, se non proprio renderla in stato prefallimentare?
«Sicuramente puntano – ci raccontano – a una marginalizzazione di Ama nel ciclo dei rifiuti». Muraro potrebbe lasciare ad Ama la dimensione dei servizi manuali, togliendola di mezzo dalla parte nobile del ciclo, i trattamenti e la raccolta. Un’azienda che resterà  sulle strade, e a gestire il suo personale, ottomila dipendenti ipersindacalizzati e sempre più agitati – ai piani medio alti – perchè nessuno si aspettava che le modalità  del cambio fossero così pompeiane.
L’assessora ha fatto solo aleggiare la sua presenza, ma sono chiari ormai non solo i mondi che l’hanno espressa, anche il quadro molto orientato che lei ha delle persone che lavorano lì, come anche la svolta nell’atteggiamento verso l’azienda.
Risulta alla Stampa che Virginia Raggi abbia incontrato una sola volta Daniele Fortini, assieme a Stefano Vignaroli e alla Muraro, e i due cinque stelle erano stati molto collaborativi e aperti verso l’ormai ex presidente; a differenza della Muraro.
Poi è venuta la svolta cruenta impressa ai rapporti M5S-Ama nel famigerato streaming tra assessora e ex numero uno dell’azienda.
Ma il cerchio si chiude, e nella mattinata delle epurazioni all’Ama anche i simboli e i soprannomi illuminano lo stile della Roma che verrà . Amica di Fiscon – il dg di Franco Panzironi ieri l’altro è stato rinviato a giudizio in Mafia Capitale – chi conservava ieri un residuo di sangue freddo per permettersi il sollievo dell’ironia ricordava il soprannome con cui chiamano in Ama la Muraro, «la cocca di Nanni» (appunto, Giovanni Fiscon).
La cocca di Nanni s’è fatta precedere dallo squillo di tromba, e adesso, ma vale proprio per tutti, si salvi chi può.

Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)

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    • “VIVO SOTTO SCORTA DA 37 ANNI E ANDRO’ IN PENSIONE TRA DUE ANNI”. NICOLA GRATTERI: “LA PAURA MI COSTRINGE A NON SOTTOVALUTARE NULLA. NON TENGO UNA CONTABILITÀ DEGLI ATTENTATI A CUI SONO SOPRAVVISSUTO. CI SONO STATI PROGETTI DI MORTE, DISCUSSI ANCHE ALL’ESTERO, MINACCE, PREPARATIVI E CIRCOSTANZE SULLE QUALI HANNO LAVORATO LE AUTORITÀ COMPETENTI. NON MI PIACE TRASFORMARE QUESTI FATTI IN UNA LEGGENDA PERSONALE”
    • DAVVERO LAVITOLA INFLUENZAVA IL LAVORO DI “REPORT”? SECONDO IL GIP DI ROMA, NO: NON EMERGE ALCUN RUOLO DI VALTERINO COME “SUGGERITORE OCCULTO” DI SIGFRIDO. CIOÈ LA TESI SFRUTTATA DALLA DESTRA, IN CERCA DI UN PRETESTO QUALSIASI, PER SILURARE IL GIORNALISTA
    • IL PANORAMA MEDIATICO ITALIANO È TUTTO SBILANCIATO A DESTRA, URGE RIPRENDERSI “L’UNITÀ”. IL PD TENTA L’OPERAZIONE PER RECUPERARE SPAZIO MEDIATICO, DOPO CHE “REPUBBLICA” È PASSATA AL MAGNATE GRECO KYRIAKOU (NON CERTO UN SINISTRELLO) E “LA STAMPA” ALL’ABRUZZESE ALBERTO LEONARDIS, POCO INTERESSATO ALLE BEGHE POLITICHE NAZIONALI
    • NON C’È PACE PER L’EX ILVA . FEDERACCIAI LANCIA LA CORDATA DI IMPRENDITORI ITALIANI PRONTA A RILEVARE LO STABILIMENTO DI TARANTO. LA MANIFESTAZIONE D’INTERESSE PER IL GRUPPO SIDERURGICO DOVREBBE ESSERE PRESENTATA DOPO FERRAGOSTO MA PREOCCUPA LA “BOMBA SOCIALE” PRONTA AD ESPLODERE
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