Agosto 19th, 2016 Riccardo Fucile
L’OPPOSIZIONE: “QUANDO I ROMANI TORNERANNO DALLE FERIE SARA’ IL CAOS”
Il 20 agosto è praticamente arrivato. È la data indicata da Ama, la società che si occupa dei rifiuti della Capitale, come dead line per una città più pulita.
Il capogruppo del M5S in Campidoglio Paolo Ferrara esulta: “L’obiettivo mi sembra raggiunto, la città appare veramente più pulita. Io vengo da Ostia dove ad esempio la situazione è tornata alla normalità “.
Molto più cauto il vicesindaco Daniele Frongia, che in un’intervista al Fatto Quotidiano ricorda: “Dov’è Roma pulita alla vigilia del 20 agosto? Quella sparata a dir la verità non l’ha fatta Virginia Raggi, ma Daniele Fortini, ex presidente Ama. Siamo ancora ben lontani dalla normalità . In ogni caso il nostro pressing sull’azienda ha cominciato a dare risultati”.
Al miglioramento della situazione rispetto alla crisi dello scorso mese hanno contribuito vari fattori.
Da un lato c’è l’esodo dei romani, partiti in massa per le vacanze (se ne stimano 550 mila in meno in città rispetto alla media e 50 mila in meno rispetto all’estate 2015), dall’altro ha avuto i suoi effetti il piano Ama.
Dal 25 luglio a oggi, sono state smaltite e trattate 7 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati: le fosse degli impianti di Trattamento meccanico biologico (Tmb) di Rocca Cencia e Salario sono state “totalmente svuotate”, si apprende da fonti del Campidoglio.
E questo ha permesso dopo un anno e mezzo di stop, l’avvio dell’attività di manutenzione degli impianti. Quindi non ci saranno più fermi straordinari e la massima operatività degli impianti partirà da metà settembre.
Questa è la fotografia scattata dal Campidoglio della situazione dei rifiuti di Roma. Ma dal Pd ribatte Stefano Pedica: “È facile dire che la città è pulita nella settimana di Ferragosto quando i romani sono in vacanza. Peccato che settembre è alle porte e il M5s si ritroverà catapultato nella realtà “.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 16th, 2016 Riccardo Fucile
E SE CHIEDESSE CONSIGLIO AGLI ECOLOGISTI EUROPEI CHE SONO I PIU’ AVANTI DI TUTTI?
Credo che nei momenti di emergenza debba scattare la solidarietaÌ€ tra comuni e tra regioni. Perchè sul trasferimento della monnezza romana, senza il concorso di tutti, non si evita il tour mondiale della spazzatura sui vecchi e nuovi media, e noi italiani abbiamo già ampiamente dato con le emergenze di Napoli o della Sicilia e oggi della stessa Capitale che fa notizia per le carenze impressionanti e croniche di un servizio fondamentale.
Detto questo, il buon giorno ai romani purtroppo si è visto dal mattino, e questa giunta Raggi sta offrendo prove di avvitamento sulle ambiguità , sembra destinata a navigare a vista e a slittare su ogni buccia di banana che si troverà tra i piedi.
Roma è una grande questione nazionale, è fondamentale per il paese che sia ben governata.
Quel che colpisce finora è invece l’inconsistenza della sfida di governo grillina. Con due terzi del consiglio comunale, i nuovi continuano a cincischiare e faticano ancora a convincersi di dover governare la più grande città italiana.
Continuano a fare (giustamente) solo le pulci alle classi dirigenti che li hanno preceduti nell’Aula dedicata a Giulio Cesare, ma riuscendo solo a dare l’idea della tristissima continuità con il declino delle amministrazioni capitoline degli ultimi anni. Non c’è traccia di uno scatto di governo cittadino, nè di una suggestione, di un progetto, di una visione.
La vittoria sicuramente è stata più grande di loro, ma la sindaca, a differenza della sua collega di Torino, appare già tramortita.
Più che da strappi e rottamazioni di un repulisti generale di cui c’era e c’è urgente bisogno, sembra travolta più che dai problemi e dalle loro soluzioni da un groviglio di tutori e controllori, prigioniera di faide e guerriglie interne al confuso mondo pentastellato, colpita dall’insinuazione continua sull’intreccio con il passato prossimo e remoto.
Lo stesso rimpiazzo con donne e uomini come da manuale Cencelli a 5 stelle (che sostituisce ormai con la finta democrazia del curricula quel che un tempo si chiamava mercato delle vacche), finora non indica e non pratica un nuovo corso.
Diamole tempo, dicono i suoi. Certo, ma il punto politico è che Raggi aveva promesso ai romani di tutto, di più e anche subito.
Nel lungo giro elettorale esternava in continuazione facendo immaginare che schioccando le sue dita arrivassero le soluzioni (funivia urbana compresa).
Non ha alle spalle gli errori commessi e i fallimenti conseguiti ma semmai un senso di superiorità sempre ostentato.
Nel consiglio comunale straordinario sui rifiuti si è fatta in quattro ma solo attaccando e coprendo le sue nomine controverse e rinviando proposte ger gestire l’emergenza, finendo così nel lungo elenco dei soliti vizi capitali.
Ha continuando a coprire l’assessore Muraro con l’armamentario difensivo classico da partitino clientelare della prima repubblica.
Ha colpito duro l’Ama e il “ras” delle discariche Cerroni ma suscitandi l’imbarazzo massimo del suo assessore ai rifiuti che non può certo resettare le responsabilità del passato.
Se “Ama dormiva”, come dice Raggi, Muraro russava. E la solita sindrome del complotto, ormai un riflesso pavloviano dei grillini, non basta più a giustificare i ritardi e le omissioni. Per dare l’idea del caos e delli scarso senso della realtà , è bastato vedere la Raggi passare nel suo intervento privo di dati tecnici e soluzioni possibili da “adesso Roma è più pulita” all’allarme sul “rischio sanitario dietro l’angolo”.
Che fare da settembre? Proposte concrete?
Mah, c’è un impegno straordinario chiesto ai dipendenti Ama, ci sarà un altro “tavolo” da aprire con la Regione, per il resto è un arriverci Roma a dicembre.
Intanto la pulizia in città è quella che vediamo tutti, l’export della monnezza romana procede alla grande con l’85% affidato alla gestione primitiva della raccolta in forma indifferenziata e avviata in modo caotico in molti impianti di selezione tra Roma e il resto del Lazio, da cui oggi proseguono verso discariche e termovalorizzatori nel Nord dell’Italia e in altri Paesi europei.
E’ stata e resta l’unica soluzione dopo la chiusura della discarica di Malagrotta.
Servirebbe un bagno di umiltà e concretezza anche per affrontare un mare di questioni aperte (da Atac al piano di rientro), servirebbe la capacità di saper prendere oggi non a dicembre decisioni insieme ad altre istituzioni e al governo per mettere davvero la parola fine ad un sistema di raccolta e trattamento dei rifiuti indegno di una moderna capitale europea, fragilissimo e costosissimo per i romani.
Se vuole riorganizzare la filiera industriale, Raggi può chiedere consigli utili anche agli ecologisti europei che sono i più realisti e hard di tutti, gli spiegheranno come si progettano, si realizzano e si gestiscono gli impianti moderni che servono, termovalorizzatori compresi, senza seminare allarmi, evitando il rinvio delle responsabilità che dura da troppi anni.
E’ Roma il vero termometro dei grillini, è qui che si misura la capacità del Movimento 5 Stelle di uscire fuori dai blog, dagli slogan e dai no a tutto.
Erasmo D’Angelis
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 15th, 2016 Riccardo Fucile
“LE PROMESSE SONO SMENTITE DAI COMPORTAMENTI, NESSUNA DISCONTINUITA’ CON IL PASSATO”
“Finora ho sentito solo parlare male del passato. Mi auguro abbiano un piano da rivelare nelle
prossime ore”.
Intervistato da Repubblica, l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino si dice “molto stupito da questo avvio di sindacatura: molte affermazioni fatte in campagna elettorale sono smentite da comportamenti che, se è vero quanto raccontano i giornali, sono dettati da un sistema correntizio. Lo stesso che io rifiutai e per il quale divenni inviso ai partiti”.
“Io scelsi di circondarmi di persone sulla base di formazione professionale, obiettivi da raggiungere e discontinuità col passato. Sono rimasto colpito dal fatto che, tra le prime indicazioni dell’assessora Muraro, ci sia stata quella di riaprire l’impianto di Rocca Cencia, di proprietà di un privato, che fruttava 175 mila euro al giorno alla stessa persona”, sottolinea Marino.
“Questa la chiamo un’esemplare continuità con i 50 anni trascorsi tra il 1963 e il 2013, quando il sistema dei rifiuti di Roma era organizzato intorno all’idea di una grande buca che ha favorito il privato rispetto al pubblico”.
“A Roma stanno tornando quei salotti e quei poteri forti che in questo momento paiono felici di poter riprendere a gestire in maniera sterile il patrimonio pubblico”, dichiara l’ex sindaco.
“Ai Mercati generali, ad esempio, c’è un buco di ettari abbandonato, affidato dal Comune a un gruppo di imprenditori nel 2006. Non si vede una gru lavorare. Inoltre non vedo un impegno di sostanza sulle povertà “.
“Le piazze della capitale sono piene di venditori abusivi, dopo la mia amministrazione i tavolini si stanno allungando ben oltre i limiti consentiti”, prosegue Marino.
Lo stadio della Roma, su cui la giunta sembra intenzionata a frenare, “porterà solo nella fase di costruzione tra 5 e 10mila nuovi posti di lavoro e un finanziamento straniero di 1.300 milioni di euro”,
Quanto alle Olimpiadi, “da portavoce dei cittadini, come si definiscono, i 5stelle dovrebbero presentare un piano sostenibile che come il nostro lasci una eredità utile a Roma e interrogare la città “.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 13th, 2016 Riccardo Fucile
DA TORINO A PARMA IL NO AI CARICHI IN ARRIVO DA FUORI, ROMA INVECE CHIEDE OSPITALITA’
La politica sui rifiuti del M5S cammina su un doppio binario.
E Torino e Roma, conquistate dal movimento di Beppe Grillo alle recenti amministrative, si differenziano sin da subito per le scelte fatte in materia di smaltimento.
A Torino infatti la sindaca Chiara Appendino ha detto no al governatore della Sicilia Rosario Crocetta, che aveva richiesto al capoluogo del Piemonte di accogliere le 15 mila tonnellate di spazzatura nel termovalorizzatore del Gerbido.
I cinquestelle torinesi si sono messi di traverso. D’altro canto – ha spiegato in più di un’occasione il capogruppo in Regione dei pentastellati Giorgio Bertola – «noi ci siamo sempre opposti al pendolarismo dei rifiuti perchè è inaccettabile che il Piemonte si trasforma nella pattumiera d’Italia».
Una strategia differente da quella di Virginia Raggi, che al punto 9 del piano anti-rifiuti scrive: ««Stante i contratti in essere, si chiede priorità di conferimento rispetto a terzi che già conferiscono verso impianti Acea già esistenti (San Vittore e Aprilia-Orvieto-Terni) incardinati sull’inderogabile principio comunitario di prossimità ».
Immediata la rivolta dei sindaci di Terni e di Orvieto per una scelta che cozza con le campagne del M5S in questi anni sui rifiuti e con la strategia della Appendino.
«Quel che fa la Raggi non è che mi interessi più di tanto», dice Monica Amore, consigliere comunale del M5S a Torino. «A me interessa quello che si fa qui. Ma di certo noi dei Cinque Stelle abbiamo fatto sempre manifestazioni contro il trasporto dei rifiuti e contro gli inceneritori». Infatti basta scorrere gli archivi per scoprire che il M5S ha animato molteplici manifestazioni in giro per l’Italia opponendosi strenuamente al trasporto dell’immondizia.
Il 24 marzo del 2012, ad esempio, con i consiglieri comunali Paolo Menis e Stefano Patuanelli partecipò alla manifestazione organizzata davanti al Comune di Trieste per chiedere che fossero bloccati gli afflussi di rifiuti campani.
«Nessun Dorma» è stato invece il titolo della manifestazione organizzata sempre dai Cinque Stelle nel luglio del 2015 a Parma.
Con un corteo, promosso dal Comune e dagli esponenti locali del movimento, i fedelissimi di Grillo protestarono proprio contro «il conferimento dei rifiuti anche al di fuori dei confini regionali».
Alla contestazione presero parte tra gli altri i parlamentari Alberto Zolezzi (che ora siede nella Commissione ambiente della Camera), e la deputata Giulia Sarti, oltre ai consiglierei regionali Gian Luca Sassi e Raffaella Sensoli e l’europarlamentare Marco Affronte.
Un altro corteo, ancora, sfilò per le vie di Firenze il 12 maggio scorso, organizzato dal meet up di Sesto Fiorentino.
Ora che i Cinque Stelle sono alle prese con l’emergenza di Roma, però, sembrano aver mutato strategia. Claudia Mannino, deputata del M5S che si occupa di rifiuti, la spiega così: «Anche io ho partecipato a tante manifestazioni, e la nostra posizione non cambia. Continuiamo ad essere contrari al trasporto dei rifiuti, ma Roma ha un problema strutturale come la Sicilia».
Giuseppe Alberto Falci
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 13th, 2016 Riccardo Fucile
LA FRASE INFELICE DELLA CAPO DI GABINETTO DELLA RAGGI … LE VITE COMPLICATE SONO ALTRE, EVITA DI FARE LA VITTIMA
Io conosco un sacco di donne con una vita complicata.
C’è la mia amica A. che aveva un talento formidabile per il teatro ma ha scelto di fare la mamma di un bambino affetto da una malattia rara per cui non c’è cura.
Non l’ho mai sentita lamentarsi, ma l’ho sentita qualche volta ragionare con angoscia su cosa succederà al suo bambino una volta che lei e suo marito non ci saranno più.
C’è la mia amica N. che è nata uomo ma aveva un cuore di donna e ha lottato tutta la vita per diventarlo e durante questa lotta ha rimediato anche un virus che al solo sentirne il nome un sacco di gente fa tre passi indietro: Hiv.
C’era la mia amica S. che ha tentato di lottare contro una malattia che la faceva oscillare lungo una sinusoide impazzita dell’umore e il giorno di Pasqua di qualche anno fa ha pensato che non poteva vincere questa battaglia, si è riparata sotto un albero e ha ingoiato tutte le pillole che dovevano guarirla assieme a una bottiglia di whiskey.
C’era anche la mia amica A. che per 12 anni ha battagliato contro 3 tumori e lo ha fatto sempre con un bel sorriso e senza un solo secondo di lamentela.
Aveva un buon lavoro, ma lo ha dovuto lasciare, aveva una vita che amava e ha dovuto lasciare pure quella.
Ora, Carla Romana Raineri, la neocapo di gabinetto della neosindaca Raggi, ha detto che al Campidoglio ci rimette, e che ha una vita complicata.
Ecco, senza voler essere la più moralista dei moralisti (che il rischio che si corre, cari 5 stelle, è di inciampare in uno più moralista di te che rivela al mondo le crepe della tua eccepibile etica), dicevo: senza voler sbrodolare con la storia della morale, io di vite complicate ne incontro tutti i giorni, ma di solito non hanno uno stipendio da 193mila euro l’anno.
Che io non discuto il principio per il quale il lavoro vada sempre ed equamente retribuito, discuto però il buongusto di chi si lamenta della scelta di vita che ha fatto e per la quale viene pagato e non con due bruscolini sbucciati.
Il buongusto sta nel ringraziare chi, con tasse e balzelli pagati su uno stipendio che (quando si ha la fortuna di avere un lavoro) si aggira intorno ai 1200 euro, permette a te di prenderne mensilmente quasi 10 volte tanto.
Ma certo, il tuo è un lavoro di grande responsabilità , devi controllare che tutta la macchina amministrativa della capitale d’Italia – una specie di buco nero che fagocita risorse e buone intenzioni – marci spedita e senza macchie.
Certo lavori dalle 7 alle 24 (ammazza che fisico) e vivi lontana da casa, fai la pendolare tra Roma e Milano e te devi pure pagare il biglietto sul Frecciarossa.
Io capisco tutto e, giuro, sono solidale con te capo di gabinetto, magistrato in aspettativa, del sindaco Raggi.
Ma ho una domanda da farti: ti hanno per caso sedata, bendata, caricata a forza su un vagone di prima classe, e catapultata al Campidoglio senza che tu potessi dire nè ahi ne bahi?
O magari t’hanno costretta ad assumere un incarico che ti tiene lontana dalla tua famiglia, ti costringe a dormire una manciata di ore per notte e, addirittura, saltare le ferie d’agosto?No.
La verità è che la scelta l’hai fatta tu e, ho il sospetto, che ora ti sia accorta di essere rimasta con il cerino corto tra le mani, perchè a leggere le tue dichiarazioni circa la piccola polemica estiva che ti vede coinvolta capisco che il giorno in cui hai accolto la richiesta del sindaco di Roma tu abbia fatto male i conti.
A voler essere precise, e io ci tengo, inizio a pensare che tu abbia incasinato i principi che dovevano guidarti nella scelta: sei andata a fare un mestiere che dovrebbe mettere al primo posto il bene comune non quello del conto corrente che hai intestato!
Se vai a fare il capo di Gabinetto a Roma dovresti andarci con lo spirito di ‘missione’ che dovrebbe animare chi dedica la propria vita a migliorare quella degli altri.
Sennò, scusa, ma stai dove sei, no? Chi te lo fa fare?
Stai dove sei che comunque vivi a 100 metri a piedi dal tuo posto di lavoro (il Palazzo di Giustizia di Milano, ndr) e guadagni 170mila euro l’anno.
Ma soprattutto, non fare la vittima perchè la tua vita non è complicata.
Le vite complicate sono altre alle quali la tua non assomiglia per niente.
E ora, buon lavoro, signora Carla. Fallo bene, fallo con tutta te stessa, merita questo stipendio che ti viene dato e noi saremo contenti di versartelo ogni mese.
Deborah Dirani
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 13th, 2016 Riccardo Fucile
RISPONDE COSI’ A CHI CONTESTA IL SUO STIPENDIO DI 193.000 EURO… MA SE CI RIMETTE, GLIELO HA ORDINATO IL MEDICO DI ACCETTARE L’INCARICO?…. POI LA CADUTA DI STILE: “ALLA STAZIONE TERMINI TROVANO ANCHE A MENO”
“Io non guadagno tanto, la differenza con il mio stipendio precedente è di 1.000 euro al mese, e
con quei soldi devo pagare i viaggi per Milano dove risiede la mia famiglia e l’albergo a Roma”. Lo dice al Corriere della Sera il capo di gabinetto della sindaca Virginia Raggi, Romana Raineri, commentando le polemiche sul suo stipendio 193mila euro.
“Io sono un magistrato – afferma Raineri -, guadagnavo 170 mila euro, ora sono 21 mila in più, al netto la metà , ovvero circa mille euro al mese con cui pago anche l’alloggio a Roma”.
“Io lavoro dalle 7 alle 24 tutti i giorni, non vedo la mia famiglia, faccio una vita complicata: se fossi rimasta a Milano, nella mia casa a cento metri dal palazzo di Giustizia, starei meglio. Io non raccolgo margherite, a fare il mio lavoro non ci può essere chiunque. Certo possono risparmiare, vanno alla stazione Termini e prendono una persona qualsiasi”.
Intervistata anche dal Messaggero, Raineri aggiunge:
“Ma secondo lei a tre anni dalla pensione mi trasferisco a Roma per rimetterci? Così i contributi si abbassano. Se uno vuole prendere un capo di gabinetto che costa meno può prendere mio figlio: guadagna 1.500 euro al mese”. “Vogliamo parlare delle ferie?”. “Quest’anno non ho fatto vacanze, mi prenderò il giusto il giorno di Ferragosto. E vorrebbero pure che ci rimettessi? Siamo matti?”.
Alla fine aggiunge, “tornerò a breve a fare il magistrato”. “Sì, credo di stare meno tempo del dovuto in Campidoglio, non voglio vivere fuori così tanto da Milano e poi tra tre anni vado in pensione”.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 11th, 2016 Riccardo Fucile
BOTTE E RISPOSTE NELLA SFIDA TUTTA AL FEMMINILE
Show da quattro soldi come sostiene la claque grillina giunta in gran numero per non far mancare il suo appoggio alla prima sindaca M5s?
Oppure prove di un futuro grande scontro alle prossime elezioni del sindaco di Roma?
Quello andato in scena ieri mattina nella sala Giulio Cesare del Campidoglio è stato un botta e risposta preparato, cercato e curato nei minimi dettagli da entrambe le protagoniste: Virginia Raggi, sindaca di Roma e Michela Di Biase, capogruppo Pd in Campidoglio e fra cinque anni chissà .
Il primo affondo spetta a Michela Di Biase.
È il primo intervento, una mossa voluta per avere il massimo dell’attenzione.
Si alza, il busto e il volto rivolti sempre soltanto verso la sindaca, le mani appoggiate al banco quasi per cercare un sostegno.
Senza l’ombra di un sorriso fa i complimenti alla sindaca per l’esposizione più «fluida» rispetto ai precedenti interventi, per la capacità di esporre con parole sue. Incassa i rimbrotti del presidente De Vito che le chiede di non divagare, e prosegue con quattro domande sull’assessore Muraro sempre senza staccare gli occhi da Virginia Raggi e chiamandola ripetutamente «sindaco» anche se la sua rivale ha più volte avvertito di preferire la finale in «a».
Le domande riguardano il ruolo dell’assessore, i compensi, le altre consulenze e, infine, il contenuto del dossier, quella che Michela Di Biase definisce «la cosa più sfiziosa».
Sono domande note da tempo, Virginia Raggi ha un pacco di fogli con le risposte pronte.
Prima però replica ai complimenti sulla sua maggiore fluidità di parola: «Ringrazio la consigliera per la precisa interrogazione. La rassicuro, ho scritto anche le risposte perchè comunque sono lunghe e non avendo una memoria così brillante per ricordare venti pagine di intervento, mi aiuto con degli appunti. Migliorerò, sa, sto imparando a fare la sindaca, sarò sempre più fluida, non tema».
Fine della parentesi, da quel momento in poi l’intervento prosegue con le risposte attese.
A differenza della sua rivale politica Virginia Raggi parla guardando l’aula gremita di amici. Appare lo stesso poco a suo agio.
Aggiusta di continuo una camicia di seta che ha il difetto di aprirsi un po’ troppo sulla scollatura e tormenta i capelli liscissimi, che starebbero benissimo in ordine senza alcun intervento.
Fa confusione con i fogli quando passa da una pagina all’altra, nessuno le ha spiegato che se fossero liberi invece che spillati sarebbe tutto più semplice.
Termina troppo spesso con un «Bah» le frasi ad effetto. Ma, come ha ammesso, sta imparando: anche questi dettagli saranno presto superati.
La risposta fila via rinnovando la sua fiducia piena all’assessore Muraro con un linguaggio ancora da avvocato: «Non si può eccepire che non sia competente, forse è diventata troppo scomoda?»
Sfora i cinque minuti previsti dal regolamento.
Il presidente De Vito concede una replica a Michela Di Biase.
La capogruppo del Pd dichiara tutta la sua insoddisfazione per la risposta della sindaca e conclude con un cavallo di battaglia dem di questi giorni: che cosa avrebbe fatto il M5s se fossero emersi contatti del Pd attuale con Buzzi e Cerroni.
Obiezione giusta ma, nella foga, scivola malamente su un congiuntivo.
La tribuna grillina esplode in un boato di fischi e urla. La capogruppo Pd aspetta con calma che smettano e ricomincia a parlare. Con tutti i congiuntivi al loro posto.
Il primo round è un pareggio.
Flavia Amabile
(da “La Stampa“)
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Agosto 11th, 2016 Riccardo Fucile
SINDACI LAZIALI E UMBRIA: “NON USINO I NOSTRI TERRITORI, LA RAGGI PENSA DI ESSERE SU SCHERZI A PARTE”
L’ipotesi prospettata ieri dalla sindaca Virginia Raggi sullo smaltimento dei rifiuti non piace. 
Oggi si è sollevato un coro di no, a cominciare da quello della presidente dell’Umbria e del sindaco di Orvieto.
«Si chiede priorità di conferimento rispetto a terzi che già conferiscono verso impianti Acea già esistenti (S. Vittore e Aprilia-Orvieto-Terni) incardinati sull’inderogabile principio comunitario di prossimità e validazione operativa del 51% di proprietà comunale», aveva detto ieri Raggi.
Immediate le reazioni.
«Non autorizzeremo mai in nessun modo l’arrivo nella nostra discarica di rifiuti di qualsiasi altro territorio e meno che mai da parte della capitale d’Italia. Il sindaco Raggi deve rivedere immediatamente la sua strategia e la sua politica per quanto riguarda i rifiuti», dice il sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani, a proposito dell’ipotesi prospettata ieri dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi, di inserire gli impianti della città umbra tra quelli dove trasferire i rifiuti della Capitale.
Germani apprende «con stupore» che Raggi «vorrebbe risolvere i propri problemi scaricando su altre città e altri territori i propri rifiuti e proponendo la soluzione più antica del mondo cioè quella di smaltire i rifiuti in discarica. Se questo è il nuovo che avanza abbiamo di che preoccuparci».
Germani sollecita quindi la sindaca di Roma a «rivedere immediatamente la sua strategia e la sua politica per quanto riguarda i rifiuti» e si augura «che il Movimento di cui lei fa parte a tutti i livelli prenda immediatamente le distanze da una simile dichiarazione, se realmente formulata in Consiglio comunale a Roma».
La presidente dell’Umbria sull’ipotesi che la nuova giunta comunale di Roma possa inviare anche nella discarica di Orvieto i rifiuti cittadini commenta così su Facebook: «Ma che siamo su Scherzi a parte?».
«Attendo dichiarazioni – dice ancora la presidente – dei 5 stelle umbri in merito ad Orvieto e Terni. Ovviamente spero che la notizia sia infondata altrimenti – conclude Marini – mi trovano, questa volta, ai posti di combattimento».
L’Umbria, «sin da ora, dichiara la completa indisponibilità ad accogliere i rifiuti di Roma, visto che il nostro obiettivo è garantire la durata più lunga possibile alle discariche dell’Umbria che dovranno lavorare esclusivamente al servizio della nostra comunità ».
È la ferma replica dell’assessore all’Ambiente della Regione Umbria, Fernanda Cecchini, alle parole della sindaca, che rispedisce così al mittente l’ipotesi di conferire i rifiuti di Roma nella discarica «Le Crete» di Orvieto.
«Il sindaco di Roma -avverte Cecchini- ha scelto un assessore all’Ambiente altamente competente, quindi farebbe bene che si facesse spiegare come funziona la gestione dei rifiuti, perchè forse non è al corrente del fatto che i rifiuti urbani destinati ad operazioni di smaltimento devono essere smaltiti nella regione in cui vengono prodotti e che inoltre, per utilizzare gli impianti, non basta esserne proprietari, ma è necessaria una condivisione con le istituzioni locali e la comunità ».
«Occorre precisare – afferma l’assessore Cecchini – che i rifiuti provenienti da altre regioni possono essere conferiti in discariche fuori dal territorio di provenienza solo con il raggiungimento di un’intesa tra le Regioni interessate. Pertanto, per utilizzare l’impianto di Orvieto, occorrerebbe un’intesa tra la Regione Umbria e la Regione Lazio».
Concludendo, l’assessore evidenzia quanto sia «bizzarro» che, «per risolvere un’emergenza di un territorio che conta 5 milioni di abitanti, si chieda di utilizzare impianti di una regione che ne conta 900 mila, come appunto l’Umbria».
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 10th, 2016 Riccardo Fucile
PROCESSO DI OTTO ORE IN CONSIGLIO COMUNALE TRA URLA E INSULTI
In un attimo il Campidoglio diventa un tribunale. 
Il sindaco di Roma Virginia Raggi ha l’aria di chi è tornata al suo mestiere di avvocato mentre l’assessore all’Ambiente, Paola Muraro, sembra la cliente da difendere dalle accuse di conflitto di interesse per essere stata consulente in Ama per dodici anni.
Il “processo” nell’Aula Giulio Cesare dura quasi otto ore.
Muraro non parla, Raggi invece le fa da scudo non citando mai le tre telefonate – seppur non penalmente rilevanti – che l’allora consulente di Ama fece a Salvatore Buzzi, in carcere per Mafia Capitale, per conto dell’ex direttore generale Giovanni Fiscon, anche quest’ultimo coinvolto nell’inchiesta.
Quindi, “che ruolo aveva realmente in Ama l’allora consulente Muraro? E che rapporto aveva con i vertici indagati?”, chiede l’accusa, cioè il Partito democratico.
L’aula si riscalda piano piano, si sentono urla e insulti da entrambe le parti.
Raggi, nel primo intervento durato oltre quarantacinque minuti, svicola la domanda che il Pd le rivolge: “Era una semplice consulente”, risponde il sindaco rivolgendo a sua volta una domanda: “Non si può eccepire che Muraro non sia competente, forse è diventata troppo scomoda?”. Sarcastica, a volte ironica, molto pungente nei confronti di chi c’è stato prima, Raggi — niente toga, ma pantalone bianco e canotta – difende e attacca: “Altri consulenti in Ama hanno ricevuto compensi ben più onerosi del milione e centomila euro della Muraro e mai nessuno ha detto nulla”
Così lo scontro tra accusa e difesa inizia ad essere sempre più aspro. E diventa tutto al femminile.
Prende la parola la capogruppo dem Michela Di Biase: “Che cosa avreste detto voi grillini, se uno di noi avesse avuto rapporti professionali con Panzironi e con Buzzi?”. Frasi urlate. Nell’aula Giulio Cesare sono arrivati anche gli attivisti M5S: “Stai zitta! Vi siete mangiati tutto”. Ma Di Biase non lo accetta: “E Di Battista? Dov’è oggi Di Battista? Non lo vedo tra il pubblico a gridare onestà -onestà . Che fine ha fatto il vostro grido di sempre?”.
L’argomento non è stato ancora centrato.
Iniziano gli interventi degli altri partiti di opposizione, sugli scranni in ordine sparso e con molti assenti.
Il consigliere Onorato della Lista Marchini osserva: “Non mi sembra che Muraro abbia vinto un bando per diventare consulente in Ama. Quindi mi chiedo, come mai i vertici dell’azienda, così discussi, hanno scelto proprio lei?”.
E poi ancora: “Perchè, sindaca Raggi, ha come assessora chi ha vigilato male su Ama?”.
La difesa inizia a innervosirsi.
Parla Paolo Ferrara, il capogruppo M5S: “Siete senza vergogna”. I toni sono questi.
Interviene Stefano Fassina: “Il sindaco ha fatto un racconto meticoloso del passato. Per 42 minuti su 45 ha parlato delle colpe degli altri, che i romani conoscono benissimo altrimenti il Movimento 5 Stelle non avrebbe vinto le elezioni. Mi chiedo, l’assessore Muraro ha la distanza necessaria da Ama per procedere a una battaglia difficile?”.
Intanto il sindaco ha lasciato il suo posto per sedersi accanto all’assessore da difendere perchè quanto detto fino ad ora non è certo bastato.
Prende appunti in attesa della controreplica, che arriva subito dopo l’intervento della capo dei dem Di Biase: “Raggi, ha parlato come una maestrina. Ha illustrato buone intenzione e di più non ha fatto. Quindi, quale ruolo ha avuto Muraro in Ama”.
Raggi precisa il ruolo della Muraro: “Era un interlocutore tecnico”. Poi difende Stefano Vignaroli, accusato di aver avuto contatti proprio con Cerroni e di essere in conflitto di interessi poichè vice presidente della commissione Ecomafie: “Sfido chiunque a dire che Vignaroli non si intenda di rifiuti, posso assicurarvi che tutto quello che sta facendo lo sta facendo nell’interesse di Roma”.
Difesa totale insomma quanto valida non si sa.
Salvo ovviamente — come ripetono i 5Stelle — un’inchiesta a carico dell’assessore all’Ambiente con accuse gravi.
(da “Huffingtonpost”)
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