Destra di Popolo.net

“GIUNTA RAGGI SPONDA DI CORDATE E CLIENTELE”: DURE PAROLE DEL DIRETTORE DIMISSIONARIO DI ATAC

Settembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile

MARCO RETTIGHIERI: “HO SEGNALATO ALLA MAGISTRATURA TUTTE LE ANOMALIE”

“Sono stato spietato ma giusto, come mi hanno insegnato in Ferrovie. E ho segnalato alla magistratura tutte le anomalie che ho riscontrato”, “era un nostro dovere farlo e certo non ci siamo divertiti. Anche se, sinceramente, tante cose erano risapute. Non siamo i geni della lampada. Ci siamo solo comportati in modo trasparente e onesto. Forse però abbiamo colpito zone intoccabili”.
Lo afferma – in un’intervista al Messaggero – Marco Rettighieri, dimessosi ieri dalla carica di direttore generale dell’Atac.
“Il potere di sindacati e politica in Atac – dice – è molto forte. Noi abbiamo cercato di arginare quel sistema di cordate e clientele. E in parte ci siamo anche riusciti, cercando di riportare questa azienda colabrodo alla normalità . Poi alcuni si sono rivoltati contro”.
Crede che le sigle di cui ha toccato gli interessi abbiano trovato sponde nell’attuale amministrazione M5s?
“Sì – risponde -, diciamo che posso avere avuto questa percezione. Ma sono un tecnico, non un politico. E ho lavorato fino all’ultimo per fare il bene di Atac e di chi usufruisce i mezzi pubblici di Roma. Alcuni sindacalisti ieri mi hanno ringraziato”.
Rettighieri parla di “vere e proprie intromissioni” da parte della giunta.
Il riferimento alla ‘visione preventiva’ degli spostamenti dei dirigenti: “Ma questa cosa è impensabile, anche dal punto di vista legale, oltre che del buonsenso”.
“Pensi anche ai fondi per la metropolitana – aggiunge -, che non sono mai arrivati sul nostro conto corrente. I lavori dovevano partire a giugno, poi entro Ferragosto”.

(da agenzie)

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GIUNTA M5S ROMA: IL GOLPE DEL CERCHIO MAGICO, LA RAGGI CROLLA E PIANGE

Settembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile

SOLO DI MAIO LA DIFENDE, MA PER PAURA DI VEDERE COMPROMESSA LA SUA AMBIZIONE DA LEADER

Mentre cerca di spiegare perchè ha scelto ancora una volta di difendere i suoi fedelissimi e abbandonare il lavoro di persone come il capo di gabinetto Carla Raineri e l’assessore al Bilancio e alle Partecipate Marcello Minenna, le labbra di Virginia Raggi hanno un fremito.
Un’incertezza nella voce che si fa acuta, poi scompare. Arrivano le lacrime. Il crollo. È in riunione in Campidoglio con quel che rimane della giunta e con la sua maggioranza, la sindaca.
“Quelli che teme di più – raccontano ai vertici del Movimento – sono proprio i consiglieri comunali. Sono loro che possono toglierle la fiducia. Non il minidirettorio. Non lo staff, che avrebbe dovuto supportarla e che ora è tutto contro di lei”.
Le più furiose sono le parlamentari romane Carla Ruocco, Paola Taverna, Roberta Lombardi.
Convinte che il lavoro comune fosse riuscito a trovare le persone giuste per amministrare Roma e che il “raggio magico” non stia facendo altro che sabotare quel lavoro.
“Non ci sono correnti o correntine – si sfoga la Lombardi con un deputato – da noi esistono solo due parti: chi lavora con il metodo del Movimento 5 stelle e chi no”.
Nel mirino ci sono il vicesindaco Daniele Frongia; il vicecapo di gabinetto – ex braccio destro di Gianni Alemanno e Renata Polverini – Raffaele Marra; il dipendente del Campidoglio promosso a capo della segreteria politica Salvatore Romeo.
È ancora una volta da loro che bisogna partire per capire quel che è successo nelle ultime 24 ore.
Perchè è stato proprio Raffaele Marra a stilare la richiesta di parere all’Anac sul contratto del capo di gabinetto Carla Raineri. Richiesta poi inoltrata da Virginia Raggi, insieme a tutte le altre.
Era stata la sua risposta alle polemiche di agosto contro lo stipendio di Salvatore Romeo. “Dite che quella nomina è irregolare? Che un dipendente del comune non può andare in aspettativa ed essere assunto al triplo dello stipendio? – aveva chiesto la sindaca a chi la criticava – Chiediamo all’Anac di controllare tutte le delibere e vediamo che succede”.
Sulla nomina di Raineri, sull’articolo in base al quale farla e sul suo stipendio, erano già  stati chiesti dei pareri all’avvocatura del comune, che aveva dato il via libera. L’Anac l’ha invece considerata illegittima.
Ma anzichè riproporre la giudice sulla base di una procedura corretta, Virginia Raggi decide di mandarla via. “Siamo allucinati”, dice più d’uno nello staff romano. “I pareri non si chiedono dopo, come si può defenestrare una giudice anticorruzione del calibro di Carla Raineri con un post su Facebook alle cinque del mattino? Com’è possibile che noi siamo tutti da una parte, e che lei vada sempre dalla parte opposta?”.
“Il problema vero sono Marra e Romeo”, dicono sia in ambienti romani che in quelli vicini alla Casaleggio Associati.
Senza avere il coraggio di parlare in chiaro, però. Perchè Luigi Di Maio ha deciso che Virginia Raggi va difesa. Che non c’è altra strada. Anche se al mattino, quando ne parla coi suoi collaboratori più stretti, sa già  di doversi preparare a quello che definisce “un effetto domino”.
Carla Raineri non si fidava del suo vice Raffaele Marra. E aveva cercato di contrastare lui e Romeo proprio con l’aiuto dell’assessore Marcello Minenna.
I due volevano mettere becco sulle partecipate e il supertecnico non intendeva accettarlo. Per questo, una volta mandata via la Raineri, ha deciso di lasciare anche lui. Seguito dalle persone che aveva scelto, come il presidente dell’Ama Alessandro Solidoro.
Ma mentre – ai vertici dei 5 stelle – Roberto Fico si guarda bene dal rispondere al telefono, Alessandro Di Battista continua il suo tour per il no al referendum tacendo di Roma e Beppe Grillo (in vacanza a Olbia) diserta un appuntamento a Sassari cui pure era atteso, Luigi Di Maio non ha esitazioni.
Dal primo momento, è stato lui a dover difendere l’operato della sindaca. Un ruolo in cui i suoi oppositori interni lo hanno schiacciato volentieri. Ma che ritiene obbligato. Se si fallisce a Roma, fallisce l’idea di un Movimento 5 stelle pronto a governare.
Per questo, a Sassari, risponde secco alla domanda che sulla sua pagina Facebook ha avuto più like: “Cosa sta succedendo a Roma?”. “Io dico soltanto una cosa – ha risposto il candidato premier in pectore – questo è solo l’inizio, chi pensa che governare Roma sia una cosa semplice ha sbagliato totalmente. Abbiamo tutti contro, tutte le lobby. Domani nominiamo il nuovo assessore, il nuovo capo di gabinetto, i nuovi vertici delle aziende e andiamo avanti. Noi a Roma vogliamo cambiare tutto, e lo faremo”.
Perchè è vero, era stato lui stesso a siglare l’accordo definitivo con Minenna, ai tempi della sua nomina. Ma poi ha capito che l’assessore pensava di poter guidare la giunta più di quanto fosse chiamato a fare.
“Il sindaco è Virginia”, continua a ripetere il vicepresidente della Camera. Nessuno deve dimenticarlo.

(da “La Repubblica”)

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CHI E’ IL DIRIGENTE ATAC DELL’ INTERESSAMENTO DELL’ASSESSORE MELEO: FEDERICO CHIOVELLI E’ UN ISCRITTO AL M5S

Settembre 1st, 2016 Riccardo Fucile

IL DG RETTINGHIERI ACCUSA L’ASSESSORE E PUBBLICA UNA LETTERA DI RACCOMANDAZIONE… LA MELEO SI LAMENTA SOLO DELLA PUBBLICAZIONE, MA NEL MERITO TACE

Marco Rettighieri ha fatto trapelare una lettera indirizzata all’assessora ai Trasporti Linda Meleo in cui critica pesantemente la sindaca di Roma Virginia Raggi e l’assessore al Bilancio Marcello Minenna per le promesse sulla metro e i fondi mai arrivati ad ATAC.
Nell’ultima parte della lettera è però presente una critica diretta alla Meleo riguardo il suo “interessamento” nei confronti di un responsabile ATAC, visto dal DG come un’intromissione.
Si parla di un responsabile della Roma-Viterbo che sarebbe stato rimosso dal suo incarico.
Rettighieri parla di una telefonata dell’assessora con richiesta di spiegazioni che sa tanto di “interessamento”, accusando la Meleo di ingerenza nelle questioni di ATAC.
Ecco il testo della sua lettera alla Meleo:
Un ulteriore elemento di “disappunto” è anche la richiesta di poter agire su operazioni di personale Atac, come occorso ieri al telefono. Lo spostamento di alcune persone all’interno di un’Azienda di qualsivoglia natura, partecipata o meno, non può essere influenzato in alcun modo da ingerenze esterne. Questo per una serie di motivi, tra i quali spicca il fatto che non si ha una conoscenza della situazione o, ancora peggio, si ha una conoscenza parziale dei fatti accaduti. Tra le altre cose, visto che ho parlato direttamente con la persona interessata allo spostamento a cui ho dato motivazioni sufficienti, non vedo l’opportunità  di esprimere riserve su questa azione, come da Lei sostenuto molto sui generis. Molti, tra cui alcune organizzazioni sindacali, vedono tutto questo come un commissariamento di Atac e mio.
Il sanzionato, scrive il Messaggero, a leggere il bollettino degli ordini di servizio è Federico Chiovelli, ingegnere dell’ATAC rimosso dal vertice della ferrovia Roma-Viterbo.
«È un simpatizzante Cinquestelle», maligna qualche collega sul quotidiano. Curiosamente, nella replica postata in serata su Facebook, la Meleo parla di tutto tranne che dell’episodio di cui sarebbe stata protagonista:
La fuga di Linda Meleo
È ovviamente inglorioso e vergognoso che l’esponente di una giunta che ha fatto della trasparenza un valore nicchi, o glissi, su un capo d’accusa così importante, visto che tra le righe Rettighieri accusa la Meleo di essersi interessata e aver contestato la decisione del DG senza argomenti e basandosi su una conoscenza parziale dei fatti.   La Meleo avrebbe dovuto replicare puntualmente sulla presunta ingiustizia subita da Federico Chiovelli, ma ha preferito glissare dando così da pensare che abbia ragione il DG.
Chiovelli, in ogni caso, è davvero un iscritto al MoVimento 5 Stelle della zona.
Ma il punto non è ovviamente questo: libero è lui di militare nel partito che vuole, libero è persino di lamentarsi con chi vuole per una sanzione che evidentemente ritiene ingiusta.
Ciò che è incredibile è che per l’ennesima volta l’amministrazione, accusata da Rettighieri come da Fortini, faccia finta di niente invece di replicare puntualmente: non c’ero e se c’ero dormivo, in pieno stile Vignaroli e senza rendersi conto della gravità  delle accuse.
Onestà  non dovrebbe far ridere con omertà .

(da “Nextquotidiano“)

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CAOS ROMA, L’EX DG ATAC RETTIGHIERI: ” MI SONO DIMESSO PER LE INTROMISSIONI DELL’ASSESSORE MELEO”

Settembre 1st, 2016 Riccardo Fucile

I VERTICI ATAC MOLLANO LA RAGGI: “UN POLITICO NON SI INTROMETTE IN AFFARI DI SOCIETA’ PARTECIPATA”

“Le mie dimissioni sono motivate puntualmente. Una delle ragioni che mi ha spinto a lasciare nasce da un’intromissione che non mi ha fatto piacere; da una lettera ufficiale che l’assessore Meleo ha indirizzato a Brandolese e me in cui si intromette in affari di una società , anche se partecipata. È una palese violazione delle regole del buonsenso ed è la goccia che ha fatto traboccare il vaso”.
Così l’ex dg Atac, Marco Rettighieri in una conferenza stampa con il dimissionario amministratore unico Armando Brandolese.
“Abbiamo dato l’anima per risanare Atac – continua Rettighieri – se non ci fosse stato un debito pregresso così importante sono certo che ce l’avremmo fatta in tempi rapidi”.
“Ci sono state gestioni pregresse che hanno condizionato quella attuale ma non capisco perchè il piano industriale sia stato messo in discussione, sul mio conto se ne sono dette tante e troppe. C’è chi mi ha etichettato politicamente ma io sono un tecnico.”

(da “Huffingtonpost“)

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“SE LA RAGGI FARA’ ALTRI ERRORI SE NE ASSUMERA’ LA RESPONSABILITA'”: RESA DEI CONTI NEL M5S

Settembre 1st, 2016 Riccardo Fucile

I CONSIGLIERI COMUNALI GRILLINI CHIEDONO DI ANNULLARE TUTTE LE NOMINE… LA TAVERNA: ” DIMISSIONI GRAVE PERDITA”

Panico in Campidoglio. Chi si trova nelle stanze di palazzo Senatorio descrive così l’aria che tira dopo le dimissioni di due pesi da novanta: la capo di gabinetto Carla Ranieri e l’assessore al Bilancio Marcello Minenna.
Quest’ultimo da sempre considerato l’uomo chiave della Giunta avendo in mano i conti di Roma e la delega alle aziende partecipate.
Il contraccolpo nel Movimento 5 Stelle è sintetizzabile nelle parole di Paola Taverna: “Se la giudice Raineri e l’assessore Minenna dovessero formalizzare le loro dimissioni, questo rappresenterebbe una gigante perdita”.
Il problema però non è solo pratico. È molto più ampio e riguarda la guerra tra fazioni che è scoppiata in Campidoglio tanto che a settanta giorni dall’incarico si è davanti già  alla prima crisi dell’era targata Virginia Raggi con i consiglieri 5Stelle pronti a chiedere formalmente al sindaco di revocare alcune nomine mai digerite, tra queste quella del vice capo di gabinetto Raffaele Marra, che nel passato ha lavorato al fianco di Gianni Alemanno.
In campo ci sono anche i vertici pentastellati, che a taccuini chiusi, non nascondono il loro malumore per la gestione capitolina di questi primi mesi.
Pur sapendo che nella Capitale il Movimento si gioca la sua scalata verso Palazzo Chigi, qualcuno si spinge ad affermare: che “se Raggi farà  altri errori, se ne assumerà  la responsabilità “.
In sintesi, non è escluso che se le cose non dovessero andare per il verso giusto le strade di Raggi e del M5S potrebbero dividersi.
Dietro il passo indietro di Minenna e la revoca di Raineri ci sono settimane di scontri tra loro due da un lato e Salvatore Romeo, capo della segreteria, e Raffaele Marra, ancora formalmente vice capo di gabinetto, fedelissimi di Virginia Raggi, dall’altro. Alle quattro e mezzo del mattina, il sindaco decide di far fronte al caos dando lei su Facebook la notizia dell’addio di Raineri, senza però citare Minenna le cui dimissioni erano già  arrivate sul suo tavolo: “Sarà  predisposta l’ordinanza di revoca” di Ranieri poichè “l’Anac ha dichiarato la nomina va rivista” a causa di uno stipendio troppo alto rispetto a quanto prevede la legge.
Ma in mattina, ormai ex capo di gabinetto, fa sapere che “i motivi sono ben altri”. Raineri e Minenna si sono sempre mossi insieme già  dai tempi del commissario Tronca.
E anche l’assessore al Bilancio ha fatto un passo indietro dopo essere entrato in rotta di collisone con Romeo, che in passato aveva la delega alle partecipate.
Le invasioni di campo da parte di quest’ultimo e visioni così diverse tra Minenna e la sindaca sono culminate con il caos Atac e le ormai scontate dimissioni del direttore generale Marco Rettighieri.
Una guerra insomma che non piace ai vertici pentastellati e neanche ai consiglieri, adesso riuniti con il sindaco.
Si fa sempre più probabile la strada della richiesta di ‘resettare’ alcune nomine e quindi far tornare indietro la Raggi sulle scelte fatte.
Eppure in Campidoglio si fanno più insistenti voci su un possibile balzo in avanti di Marra, anche se l’ipotesi che prenda il posto della Raineri sembra piuttosto improbabile. Per evitare sorprese però, i consiglieri 5Stelle ne chiedono una cacciata definitiva.

(da “Huffingtonpost”)

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AVEVA RAGIONE GRILLO, ALLA FINE NE RESTA UNA, DA SOLA: VIRGINIA

Settembre 1st, 2016 Riccardo Fucile

ROMA, CONTINUA LA FUGA DALLA RAGGI: SI DIMETTONO I VERTICI DELL’ATAC DOPO SCONTRI CON IL MS5

Arrivano le prime conseguenze del braccio di ferro in atto giorni tra l’Atac e la giunta Raggi.
L’azienda di trasporto pubblico capitolina perde i vertici: il direttore generale Marco Rettighieri e l’amministratore unico Armando Brandolese lasciano l’azienda. I due hanno formalizzato le loro dimissioni stamattina.
La decisione arriva a poche ore dall’uscita di scena dell’assessore al Bilancio
La tensione tra Rettighieri e le giunta guidata dal sindaco Virginia Raggi era alta ormai da giorni. Il 31 agosto il dirigente della municipalizzata, nominato solo lo scorso febbraio dal commissario Francesco Paolo Tronca, aveva inviato una lettera all’assessore dei Trasporti Linda Meleo in cui contestava le cifre fornite dal Campidoglio sulla metro A e denunciava presunte “ingerenze esterne” sullo spostamento del personale aziendale.
“I 18 milioni di euro stanziati dalla giunta il 12 agosto non sono mai arrivati sul nostro conto corrente”, scriveva il dg nella lettera indirizzata anche alla Commissione Trasporti del Senato.
“La delibera di giunta, approvata poco prima di Ferragosto, è stata resa esecutiva con una determina dirigenziale della Ragioneria Generale del Campidoglio il 17 agosto — rispondeva poco dopo il dimissionario Minenna — da quella data le somme sono entrate nella disponibilità  effettiva di Atac: le risorse sono quindi state erogate nei tempi utili e funzionali all’avvio dei lavori di manutenzione della metro”.
Il Partito Democratico, intanto, affila le armi della polemica. “Unici risultati dell’amministrazione Cinque Stelle? Le guerre interne fatte pagare ai cittadini, in piena logica da vecchia politica. — attacca il deputato del Pd, Andrea Romano — cento giorni di giunta Raggi e tutto ciò che si è visto sono i guai di Ama e Atac, i superstipendi, tanta incapacità  e zero trasparenza. Le dimissioni di Raineri e Minenna sono il sigillo all’incapacità  strutturale a far corrispondere le promesse con la realtà . Pronti via e sono già  in frantumi”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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FUGA DALLA RAGGI, SI DIMETTONO CAPO DI GABINETTO E ASSESSORE AL BILANCIO

Settembre 1st, 2016 Riccardo Fucile

PEGGIO DELLA PRIMA REPUBBLICA, E’ GIA’ CRISI ANCOR PRIMA DI COMINCIARE: RAINERI E MINENNA SE NE VANNO, UNA SI ERA OPPOSTA AGLI STIPENDI FOLLI DELLO STAFF

A 70 giorni dalle elezioni, la squadra grillina comincia a perdere pezzi.
Revocata la nomina del capo di gabinetto, Carla Raineri, già  finita al centro delle polemiche per il suo mega stipendio da 193mila euro l’anno.
E si dimette l’assessore al Bilancio, Marcello Minenna che la magistrata aveva sostenuto nella corsa a capo di gabinetto.
Alle 5 del mattino l’annuncio della revoca della Raineri è su Facebook. Poi l’Ansa ha battuto che anche il titolare del Bilancio avrebbe gettato la spugna.
Poco dopo arrivano le dichiarazioni della Raineri, che precisa: “Ho rassegnato le mie irrevocabili dimissioni già  ieri”, spiega all’Ansa la Raineri.
A chi le chiede i motivi della sua scelta risponde che li “espliciterà  con un successivo comunicato ufficiale”.
Il motivo? Quei pareri discordanti sulla regolarità  o meno della nomina della magistrata. Secondo le opposizioni, infatti, l’incarico di capo di gabinetto andava assegnato con un bando e non a chiamata diretta.
«Trasparenza. È uno dei valori che ci contraddistingue e che perseguiamo – scrive il sindaco in un post pubblicato nella notte -. Per questo motivo abbiamo deciso di chiedere un parere all’Anac, l’Autorità  Nazionale Anticorruzione, su tutte le nomine fatte finora dalla Giunta. Una richiesta per garantire il massimo della trasparenza: il “palazzo” deve essere di vetro, tutti i cittadini devono poter vedere cosa accade dentro. Questo è il M5S».
Peccato che non lo avesse fatto prima, invece che invocarlo a plemiche esplose.
E chissà  perchè ancor oggi non abbia fatto sapere come ha fatto a farsi assegnare la consulenza dalla Asl di Civitavecchia senza far parte dell’apposito Albo cui l’Azienda Sanitaria era obbligata ad attingere.
Via due pedine strategiche della squadra della sindaca.
Proprio Minenna, considerato un assessore forte della giunta, si era battuto per rivedere gli stipendi troppo alti dello staff, soprattutto quello del caposegreteria Salvatore Romeo. Consigli non accettati dalla sindaca.
Alla fine dalla torre cade Minenna. Il cerchio magico della Raggi è salvo.
Immediato il commento di Francesca De Vito, grillina della prima ora e sorella del presidente dell’Assemblea capitolina Marcello.
L’attivista, che già  aveva attaccato le nomine della sindaca Raggi e del vice Daniele Frongia, su Facebook condivide la notizia della doppia dimissione: “Senza parole. Se la qualità  non si capisce… allora cosa? Adesso qualcuno mi venisse a dire che avevo torto!”.

(da agenzie)

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IL DIRETTORIO INTIMA ALLA RAGGI: “STIPENDI ALLO STAFF NON POSSONO SUPERARE 76.000 EURO”

Agosto 31st, 2016 Riccardo Fucile

O LA SINDACA LI RIDUCE O LA TAVERNA E GLI ALTRI PRONTI A FARE UN PASSO INDIETRO

Il faccia a faccia con la sindaca Virginia Raggi è solo rimandato. Perchè i consiglieri comunali a 5Stelle e il mini-direttorio vogliono ristabilire le distanze con la prima cittadina.
Troppo a lungo inascoltati sul dossier nomine, ora chiedono di fissare un tetto salariale per i professionisti di cui la giunta deciderà  di dotarsi: 76mila euro l’anno, quanto un assessore. Nulla di più.
Altra misura per ribadire che la voce degli eletti non potrà  essere più ignorata: uno tra il presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito e il capogruppo Paolo Ferrara entrerà  nel mini-direttorio.
Al team composto dalla senatrice Paola Taverna, dall’onorevole Stefano Vignaroli, dall’eurodeputato Fabio Massimo Castaldo e dal consigliere regionale Gianluca Perilli si affiancherà  quindi uno dei due mister preferenze.
Un segnale chiaro, che rende difficile nascondere i mal di pancia del gruppo anche per i consiglieri che meno si sono appassionati al tema stipendi: «Molte persone hanno sollevato dei problemi – spiega il presidente della commisione Trasporti ed eletto 5Stelle Enrico Stefà no – e hanno fatto bene a farlo. Per ora mi pare che si sia speso poco rispetto al passato. Il conto preciso andrà  comunque fatto alla fine. Gli assessori, non dimentichiamocelo, hanno responsabilità  enormi. È giusto che scelgano collaboratori di fiducia. Poi verificheremo il lavoro che faranno, se quei soldi saranno meritati. Siamo un movimento giovane, i problemi di crescita sono normali».
Un’affermazione, l’ultima, che non trova completamente d’accordo il mini-direttorio: i casi dell’ex Margherita Andrea Mazzillo, del vice capo di gabinetto alemanniano Raffaele Marra e lo stipendio triplicato all’ex funzionario e ora capo della segreteria politica della sindaca Salvatore Romeo fanno rizzare i capelli in casa M5S.
Tanto che, se la sindaca non dovesse rivedere i loro stipendi, Taverna & co. potrebbero fare un passo indietro.
Ma la giunta è investita anche da una nuova polemica su Atac, l’azienda dei trasporti. Il senatore dem, ex assessore, Stefano Esposito pubblica sui social una lettera inviata dal dg Rettighieri alla responsabile della mobilità  in giunta, Linda Meleo: «Non è possibile far circolare il 95% dei treni entro la metà  del mese di settembre e non so da dove questo numero sia uscito». La replica di Meleo: «Grave divulgare comunicazioni riservate».
Ma la polemica infuria anche su presunte pressione della giunta per spostamenti di personale.

Lorenzo D’Albergo
(da “La Repubblica”)

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DIETROFRONT DELLA RAGGI SUI MEGASTIPENDI DEL SUO STAFF: ORA “VALUTA TAGLI” A ROMEO E MAZZILLO

Agosto 19th, 2016 Riccardo Fucile

SOLO RITOCCHINI DOPO ESSERE STATA SOMMERSA DA CRITICHE INTERNE AL MOVIMENTO: DA 120.000 A 90.000 EURO… CONTINUA IL CAOS NEL MOVIMENTO CON DELIBERE IRREGOLARI RITIRATE

Trentamila euro in meno l’anno per Salvatore Romeo, capo della segretaria di Virginia Raggi, e tra i dieci e i quindici mila in meno per Andrea Mazzillo, coordinatore dello staff della sindaca di Roma.
A tanto ammonterebbero i tagli agli stipendi dei due collaboratori scelti dal primo cittadino di Roma e finiti nella bufera perchè accusati, sia fuori sia dentro il Movimento 5 Stelle, di avere retribuzioni troppo alte rispetto allo stile pentastellato. Ovvero 120mila euro il primo e 90mila il secondo.
I ritocchi al ribasso saranno definiti durante la prossima Giunta capitolina fissata per il 24 agosto.
Intanto Virginia Raggi, che era rientrata a Roma dalla Toscana per la riunione della Giunta di giovedì, adesso è andata in montagna per gli ultimi tre giorni di vacanza e tornerà  in Campidoglio lunedì quando inizierà  a studiare le nuove delibere con quel “surplus” di attenzione che le è stato chiesto in particolare dall’assessore al Bilancio, Marcello Minella, uomo chiave nella squadra capitolina.
Proprio perchè in alcune delibere finora firmate sono state rilevate delle irregolarità . Tra queste ci sono quelle di Salvatore Romeo e Andrea Mazzillo che non riportavano l’ammontare della loro retribuzione.
E nel caso del capo della segretaria, a cui è stato triplicato lo stipendio, è stata conferita una retribuzione più alta, cioè da dirigente di terza fascia, rispetto a quella che in realtà  gli spetta per legge da funzionario del Comune.
Una promozione che ha messo in fibrillazione i vertici del Movimento 5 Stelle e lo stesso Beppe Grillo in contatto costante con Palazzo Senatorio e con il mini direttorio romano.
Nella villa in Sardegna del leader pentastellato c’è stata anche una cena con Paola Taverna e Stefano Vignaroli, due parlamentari molti attivi sul fronte romano.
Anche la nomina di Mazzillo è stata mal digerita dagli attivisti.
Su di lui pesa il peccato originale di aver militato nel Pd di Ostia, finito poi nella bufera per Mafia Capitale.
Novità  anche per Raffaele Marra, il vice capo di gabinetto la cui nomina è stata contestata perchè già  collaboratore di Gianni Alemanno.
Da oltre un mese dal Campidoglio fanno sapere che la delibera sarebbe stata revocata per destinare Marra a un altro incarico, ma nei fatti ancora non è successo.
Anche perchè l’incarico che la sindaca aveva in mente per lui in un primo momento avrebbe creato una nuova spaccatura nel Movimento 5 Stelle.
L’idea era quella di nominare Marra capo della sicurezza del Campidoglio tanto che aveva già  preso contatti con il capo dei vigili di Roma, Diego Porta.
Adesso si apprende però che questa nomina è saltata. Anche in questo caso i vertici 5Stelle si sarebbe messi di traverso.

(da “Hufffingtonpost”)

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