Luglio 24th, 2016 Riccardo Fucile
CHISSA’ COME MAI GLI ALTRI NON SONO STATI “INDOTTI IN ERRORE”… QUALCUNO NON HA MAI SPIEGATO COME HA POTUTO AVERE LA CONSULENZA SENZA ESSERE ISCRITTA NELL’ALBO DEGLI AVENTI DIRITTO
Virginia Raggi fu “indotta in errore” dai moduli nella vicenda delle consulenze presso la Asl di
Civitavecchia.
Rischia di chiudersi in modo paradossale la vicenda degli incarichi non dichiarati dalla prima cittadina di Roma: da una parte la sindaca dovrebbe uscire indenne dall’indagine per falso ideologico in atto pubblico, salvo clamorose sorprese; dall’altra parte potrebbe essere il Campidoglio a dover rispondere di quanto è accaduto.
Nei prossimi giorni, scrive il Messaggero, una volta chiusa l’inchiesta la Procura di Roma sta valutando di inviare al presidente dell’Autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone la documentazione raccolta sul caso.
E quel punto sarà il Comune a dover rispondere del proprio comportamento. Perchè i moduli che applicano la legge sulla trasparenza sono incompleti.
Non riportano fedelmente il testo di legge, chiarendo che chi non cita sia i compensi spettanti sia quelli effettivamente erogati finisce per non applicare correttamente la legge in ogni caso.
Chissà come mai però gli altri non sono stati indotti in errore e solo la Raggi sì.
A portare l’accusa nei confronti della Raggi verso l’archiviazione, prosegue il quotidiano romano, è che il dolo specifico nella sua condotta è quasi impossibile da dimostrare, tanto più in questa confusione.
Da chiarire resta a questo punto il comportamento della Asl di Civitavecchia, che ha assegnato l’incarico all’attuale sindaca evitando l’albo dei legati che aveva invece obbligo di consultare.
E come abbia fatto la Raggi a ottenere un incarico che non le spettava.
Ma state certi che non lo sapremo mai.
(da agenzie)
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Luglio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
LA GIUNTA E’ PARTITA AL RALLENTATORE, NESSUN CAMBIAMENTO SU TRAFFICO E RIFIUTI… LA FRASE DELLA TAVERNA: “PRIMA SE NE VA E MEGLIO E'”
Virginia Raggi, a un mese dalla sua proclamazione a sindaco di Roma, non può più prendersela molto
comoda.
Ora sull’Unità è scritto che Paola Taverna avrebbe detto di lei: «Prima se ne va e meglio è».
Ecco, il tempo è tutto. Rimandare, rallentare, zigzagare, temporeggiare sarà pure in linea con l’indole romana, specie con il caldo che fa.
Ma ogni giorno che passa senza che si percepisca la benchè minima differenza con il giorno prima è un giorno in cui la cupa profezia della Taverna, impegnata a difendere la presenza di un suo congiunto nel Direttorio romano, potrebbe avverarsi.
Mentre i topi ballano nei cassonetti. Mentre il trasporto pubblico è orribile come prima. Mentre divampa la polemica sui centurioni che ritornano davanti al Colosseo.
Ieri è stata la giornata delle indicazioni programmatiche. Ancora sul generico delle indicazioni programmatiche? Almeno la collega Appendino a Torino, pur perduta tra diete vegane, wi-fi inquinanti e proteste No Tav, un po’ di delibere le ha fatte approvare. E a Roma? A Roma si dice «stiamo ancora a carissimo amico» e la Raggi dovrebbe conoscere questo detto.
Ecco, nella Roma della sindaca Raggi, dopo trenta giorni trenta, siamo ancora, mestamente, a «carissimo amico».
Le difficoltà nella composizione della squadra
Si potrebbe studiare al rallentatore questo inizio al rallentatore dopo i trionfi del 19 giugno, il Pd umiliato, le periferie che hanno plebiscitato i Cinque Stelle.
La festa non era ancora iniziata che subito si è avuta la prima frenata sulla composizione della giunta.
Intanto il tempo di levare Lo Cicero dallo Sport, che pure era stato indicato prima delle elezioni. Poi, per una questione complessa di incompatibilità di cui era stato chiesto persino il parere, tardivo, degli uffici di Raffaele Cantone, si è trattato di frenare su Daniele Frongia, poi diventato vicesindaco, e poi su Raffaele Marra, accusato dal Direttorio di aver lavorato prima con il sindaco Gianni Alemanno e poi con il sindaco Ignazio Marino: la rivoluzione messa in crisi.
Il quale Direttorio ha cominciato a muoversi con una certa disordinata frenesia.
Tutte le città in cui si era votato a giugno avevano già messo a punto le rispettive Giunte, tranne Roma, che avrebbe dovuto essere il cuore del grande rinnovamento.
Ma per giorni è sembrato che le beghe paralizzassero tutto. Poi è arrivata finalmente, il 7 luglio, la giornata della festa: l’Aula pacificamente invasa dai Cinque Stelle festanti, il grido di battaglia «Onestà , onestà », il figlio della sindaca Raggi che scherzava sullo scranno della madre primo cittadino (prima cittadina?) di Roma.
Sembrava che il treno si fosse messo in moto. Macchè.
Il Direttorio premeva perchè Daniela Morgante fosse lei il capo di gabinetto. Spingeva moltissimo Roberta Lombardi, che voleva anche candidato sindaco Di Vito, ora presidente del Consiglio comunale.
La Raggi ha resistito, sono passati alcuni giorni. Poi è arrivato Beppe Grillo, poi la Lombardi si è dimessa dal Direttorio e poi è stata nominata Carla Raineri.
Intanto un po’ di giorni sono volati via per beghe interne, cordate, gruppi di potere.
La città invasa dalla spazzatura va in Rete
Poca cosa, se non fosse che nel frattempo ogni gorno che passa è un altro pezzo di disastro romano che si aggrava.
Quando il Corriere della Sera ha pubblicato il video dei bambini di Tor Bella Monaca con i topi che correvano allegri, Virginia Raggi si è precipitata per mettere un argine.
Poi però Roma Nord è invasa dai rifiuti, i cassonetti rigurgitano di immondizia, il fetore è spaventoso e l’unica cosa di cui si parla è l’incontro segreto che si sarebbe tenuto per smaltire i rifiuti a Malagrotta (ma la discarica non era stata chiusa?).
E i giorni passano ma ogni cittadino dotato di smartphone, cioè quasi tutti, appena vede sacchetti di rifiuti maleodoranti per strada, immediatamente lo diffonde in Rete.
Se la sindaca Raggi non si sbriga, i trionfi di un mese fa rischiano di rovesciarsi come un boomerang.
E poi i trasporti? Non è che nel frattempo gli autobus romani siano più veloci, meno puzzolenti, mezzi rotti, senza aria condizionata a 40 gradi rispetto a prima.
Uno dei simboli del fallimento delle giunte precedenti è l’immagine dei treni della Roma-Lido paralizzati, con i passeggeri a vagare sui binari.
Ora quelle scene si rivedono ancora. Virginia Raggi lo sa? Oppure l’organigramma, la definizione dei punti programmatici, la due diligence sui conti romani, la sistemazione delle beghe dentro i Cinque Stelle le hanno distolto l’attenzione sulla Roma-Lido?
E le Olimpiadi di Roma, dove l’assessore all’Urbanistica e il vicesindaco dicono due cose diverse?
E il rispetto della legalità con i centurioni che tornano e si deve mettere a punto un’ordinanza di emergenza?
Il tempo scorre, lento ma inesorabile. Il tempo gioca a sfavore di Virginia Raggi.
Domani è un altro giorno, e sarà peggio, se non si daranno, come si dice a Roma, una bella mossa.
Pierluigi Battista
(da “il Corriere della Sera”)
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Luglio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
IN UN POST ATTACCA IL PD, POI LO CAMBIA E SPARISCE OGNI RIFERIMENTO
La Procura di Roma indaga sugli incarichi di Virginia Raggi alla Asl di Civitavecchia. L’esposto era
stato presentato poco prima del ballottaggio da Renato Ienaro, vicepresidente della associazione Anlep, perchè Raggi quando era consigliera comunale a Roma “avrebbe omesso – aveva scritto Ienaro a seguito di informazioni di stampa – di dichiarare incarichi e compensi per attività professionale svolta in favore dell’Asl di Civitavecchia”.
Circostanza per la quale, recitava l’esposto, “potrebbe ipotizzarsi il reato di falso ideologico in atto pubblico”.
L’episodio, che aveva infuocato gli sgoccioli della campagna elettorale romana, ora irrompe a un mese dall’insediamento della nuova sindaca a Cinque Selle.
Ma la sindaca guarda avanti: “Ho piena fiducia nel lavoro della magistratura. Noi continuiamo a lavorare per la città .”
Insomma, Raggi non ci pensa proprio a mettere in discussione il suo ruolo.
Ma la storia ha anche un altro risvolto.
È stato modificato l’ultimo post su Facebook di Virginia Raggi.
Il sindaco di Roma aveva postato sulla sua pagina Facebook per spiegare di aver chiarito ogni aspetto in Procura per quanto concerne i suoi incarichi presso la Asl di Civitavecchia, su cui è stata aperta un’indagine.
Nella versione originaria pubblicata poco prima delle 22 la pentastellata scriveva in un passaggio: “Mentre il Pd, da parte sua, cerca pretestuosamente di attaccarci su ogni fronte, noi continuiamo a lavorare per la città “.
Stamattina la versione dello stesso post appare cambiata: “Mentre qualcuno, da parte sua, cerca pretestuosamente di attaccarci su ogni fronte, noi continuiamo a lavorare per la città “. In sostanza l’attacco finale al Pd è scomparso.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2016 Riccardo Fucile
DA UN LATO I POTERI DELLA CAPITALE, DALL’ALTRO LE LOTTIZZAZIONI DEI SUOI RIVALI NEL MOVIMENTO
Virginia arriva con la pioggia, si potrebbe dire parafrasando un grande romanzo di Alvaro Mutis. 
Nel senso che per vedere il cambiamento promesso in modo tanto roboante dal Movimento a Roma, se va bene, bisognerà attendere l’autunno.
Se cambiamento arriverà . Il primo mese della Raggi sindaco è stato un tormento in primis per lei; è quasi come se lei – che ieri festeggiava anche il compleanno (a casa: mazzi di rose e niente feste su barconi sul Lungotevere) – non fosse ancora davvero partita.
Zero delibere all’attivo.
La prima riunione vera di giunta che arriverà solo oggi (dedicata all’assestamento del bilancio; seguirà incontro con Tronca). Il reddito di cittadinanza, mega promessa elettorale, che ovviamente non si potrà fare a breve (prima bisogna, appunto, vedere bene il bilancio comunale).
Raggi sta cercando di muoversi per incontrare Renzi e Padoan, e ottenere la collaborazione del governo sulla ristrutturazione del debito di Roma: una partita poco appariscente ma su cui si gioca tantissimo, e lei non è stata male.
La giunta è nata però con estrema fatica.
Raggi ha subìto pressioni forti; interne, dal M5S,ed esterne: tutti, da Davide Casaleggio a Di Maio alla Taverna a Di Battista, le hanno piazzato uomini. Il suo capo di gabinetto designato, Daniele Frongia, è stato impallinato dalla Lombardi (Raggi ha resistito e l’ha messo vicesindaco).
E allora la sindaca s’è impegnata a revocare la scelta di Daniela Morgante, che percepiva amica della Lombardi. Vittoria politica parallela al siluramento della Faraona dal direttorio romano; senonchè proprio ieri la Lombardi è stata, con un elemento di farsa, rimpiazzata da Stefano Vignaroli; il compagno della Taverna.
Lombardi i suoi uomini nelle commissioni li aveva già piazzati, con un manuale Cencelli che La Stampa rivelò.
E avrebbe almeno cinque consiglieri comunali suoi (oltre a tutta la capigruppo, il presidente De Vito, il capogruppo Paolo Ferrara, la segretaria Bernabei).
Insomma, sul piano politico hanno sfibrato la Raggi, l’hanno accerchiata, esposta alla mercè delle pressioni. Lei stessa ha poi le sue, di relazioni: ha fatto nomine discutibili (il panzironiano Marra, vicecapo di gabinetto, che poi non è stato revocato), ma politicamente s’è anche difesa in maniera non scontata, ha cercato di rendersi autonoma in un brutto contesto.
Questa è Roma, e il Movimento romano.
È inevitabile che le cose da fare siano passate in secondo piano.
Al Colosseo sono riapparsi i camion bar (proficuo asset dei Tredicine che era scomparso con Marino; c’è stata anche un’infelice frase del neo assessore Meloni, uomo-Casaleggio, in favore di questi discussi ambulanti, poi parzialmente corretta). Gli odiosi centurioni paiono rinati.
Raggi ha invece tenuto bene il punto contro lo sgombero di via Cupa, dove sono accampati i migranti del Baobab.
In pessime condizioni, sì, ma il prefetto voleva mandarli via con la forza pubblica, alla destrorsa; Raggi s’è opposta, e ha fatto bene.
Ma la soluzione non ce l’ha, e ha chiesto un tavolo al ministro dell’Interno. Sapete chi sia.
Sul piano mediatico ha avuto i successi maggiori, le tre mosse di comunicazione sono state intelligenti: andare a Tor Bella Monaca sull’onda di un video virale in cui dei bimbi giocavano in mezzo ai topi.
Affacciarsi sul Lungotevere a far ripulire i cassonetti. Andare a Rocca Cencia. L’immagine è di una sindaca che non sta chiusa nella torre d’avorio, sta in mezzo alla gente, nelle periferie. Ottimo.
Ma a Rocca Cencia c’è poi il problema di un impianto di smaltimento dei rifiuti che l’Ama non ha messo in condizione di funzionare bene, e tantissimi sono i malumori sulla neo assessora all’ambiente, Paola Muraro, che per dodici anni ha ricevuto ottime consulenze proprio all’Ama: è il nuovo che avanza o il conflitto d’interessi eterno all’italiana?
Su Acea l’idea del M5S era l’acqua pubblica.
E Raggi questo voleva, compreso silurare il potente ad Alberto Irace, uomo stimato da Caltagirone.
Sta vincendo invece la linea dell’assessore al Bilancio, Marcello Minenna, e di Di Maio, un appeasement con questa azienda, vera camera di compensazione del sistema-Roma. E a settembre dovrà iniziare una partita di nomine appetitose in tutte queste partecipate.
C’è da sperare che Virginia arrivi con la pioggia.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Luglio 14th, 2016 Riccardo Fucile
VIGILI URBANI, AMA E AGENTI MOBILITATI PER CACCIARE I BARBONI SOTTO IL PONTE FABRICIO DOVE E’ CADUTO IN ACQUA LO STUDENTE AMERICANO… MA NON FUNZIONA COSI’: SE NON SI DANNO ALTERNATIVE SERVE SOLO A SPOSTARE IL PROBLEMA ALTROVE
E’ iniziato lo spot a Cinquestelle: “Non ci possono essere baraccopoli nè sugli argini del Tevere, nè
da nessun altra parte”. Lo ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi che stamani ha partecipato a un’operazione mediatica (con più telecamere che disperati) di sgombero e di bonifica dai rifiuti sulle banchine del Tevere, cui hanno preso parte polizia, vigili urbani e Ama. Gli agenti hanno cominciato dal ponte Fabricio, all’altezza dell’isola Tiberina, a poche centinaia di metri dal punto in cui lo studente americano Beau Solomon è stato gettato in acqua, dopo aver reagito a una rapina.
Gli agenti hanno rimosso i primi insediamento abusivi di senza fissa dimora che da tempo occupano le sponde del Tevere. Presente sul posto anche l’assessora all’Ambiente Paola Muraro, che ha seguito il blitz iniziato alle 8 di questa mattina.
“Bisogna ripristinare legalità : stiamo dando risposte ai cittadini – ha detto Muraro – a Roma sono saltate le regole, oggi qui stiamo ripristinando le regole. Senza rispetto delle regole non c’è legalità . Con i presidenti di municipio si sta predisponendo un intervento massiccio sui rifiuti. Stiamo lavorando anche sulle telecamere in prossimità delle zone dei rifiuti. Ma sono i cittadini i primi a dover intervenire” ha concluso.
Fino a che qualcuno ha posto alla Raggi la domanda più logica e semplice: “Che ne sarà dei senzatetto?”
Solitamente quando si interviene è già pronta una soluzione alternativa, accade così nelle città civili, in modo da evitare che il problema si sposti semplicemente da un luogo ad un altro.
La Raggi si è arrampicata sugli specchi: ” Bisognerà trovare una soluzione, non possiamo accettare una baraccopoli, nè qui sugli argini del Tevere nè da nessuna parte”.
Appunto: i servizi sociali di un Comune servono a questo, a programmare gli interventi dopo aver trovato una soluzione per i senzatetto.
Non a tappullare un buco in una condotta sotto pressione per poi farla esplodere altrove.
Dio ci salvi dagli apprendisti stregoni.
(da agenzie)
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Luglio 14th, 2016 Riccardo Fucile
CHI SPORCA NON PAGA MAI… IN UN ANNO SOLO TRE MULTE PER I CANI… E L’AMA HA 8.000 DIPENDENTI
Il D-Day è arrivato ma nelle strade di Roma non sembra cambiato nulla.
Allo scadere della mezzanotte i vicoli più nobili del centro sono colmi come al solito di sacchi neri con gli scarti dei ristoranti, su cui gabbiani giganteschi si avventano spargendo cibo e scatolame.
Uno spettacolo degno di Hitchcock, che pure ieri notte si è ripetuto al Portico d’Ottavia, l’angolo più suggestivo del ghetto.
Mentre in piazza Madonna dei Monti dai cassonetti tracima un magma putrido fermentato dall’implacabile caldo africano.
Eppure sette giorni fa l’assessore Paola Muraro aveva gettato il cuore oltre l’ostacolo, scandendo il primo proclama della giunta pentastellata: «L’Ama sta programmando una pulizia straordinaria in alcune zone. Fortini, il presidente dell’Ama, ha detto che mercoledì la città verrà pulita. Le risorse ci sono, diamogli fiducia».
Una questione di fiducia, forse di fede, perchè molti ormai pensano che solo un miracolo possa restituire decoro all’Urbe.
L’Ama, l’azienda ambientale con i suoi quasi ottomila dipendenti e un piano finanziario che l’anno scorso toccava i 720 milioni, finora ha fallito.
Sette colli di invincibile sporcizia. Ma quello che i più ignorano è quanto venga a costare questa disfatta quotidiana.
Sì, perchè l’ultimo dossier disponibile segnala che ogni romano paga per il miraggio dell’igiene urbana ben 250 euro: 85 euro in più della media nazionale, ben 102 in più rispetto a un abitante della pianura padana.
Una spesa senza senso: il popolo della capitale produce il 4,5 per cento dei rifiuti d’Italia ma si accolla il 7,8 per cento dei costi totali.
Sono informazioni grottesche, censite da un ufficio misconosciuto del Campidoglio: l’Agenzia per il controllo della qualità dei servizi pubblici, che analizza non solo i dati economici ma pure il gradimento, infimo, dei cittadini per le prestazioni.
L’ultimo rapporto si ferma all’aprile 2015 e racconto la follia di una metropoli dove i tributi per la pulizia aumentano addirittura più dell’immondizia: il costo del servizio, o meglio del disservizio, è lievitato del dieci per cento l’anno con un incremento dal 2003 in poi del 120 per cento.
Già nel 2010, all’epoca di Gianni Alemanno sindaco, ogni romano pagava 228 euro contro i 209 di un milanese, i 179 di un bolognese, i 162 di un fiorentino.
Nell’Urbe lo spazzamento delle strade è arrivato a inghiottire 150 milioni l’anno.
Poi nel 2015 si è pensato di chiedere una quarantina di milioni extra allo Stato, come risarcimento per il lerciume che piove sulla capitale durante “le manifestazioni a carattere nazionale”.
Una mandrakata — come si dice a Roma – per alleviare i bilanci dell’Ama, che intanto ha costantemente ridotto l’investimento per nettare piazze e vie. Nonostante i tagli, però, lo “spazzamento” dell’Urbe costa il triplo della media nazionale: sono vere ramazze d’oro
Tanto denaro per nulla. L’insofferenza per il servizio è sempre più alta, con un 79 per cento di abitanti “insoddisfatto” della pulizia.
I romani non cercano alibi e si assumono tutta la colpa della sporcizia.
L’agenzia comunale indica che il 55 per cento degli intervistati attribuisce la responsabilità del degrado ai cittadini.
Su questo fronte, c’è una rinascita del senso civico: in diversi quartieri sono sorti comitati di autodifesa dalla lordura e la differenziata — almeno stando ai responsi ufficiali — procede molto bene.
E il 94 per cento dei residenti chiede giustizia, invocando di “multare sistematicamente chi sporca”.
La stessa ricetta della sindaca Virginia Raggi: per la prima visita ha scelto Tor Bella Monaca, dove è nato il Jeeg Robot del cinema e dove i bambini filmano ratti da Oscar. E lì ha promesso multe più dure «nei confronti di chi si macchia di comportamenti lesivi per le persone e l’ambiente». Facile a dirsi. Perchè le sanzioni sono una rarità .
C’è un esempio lapidario. La metà dei capitolini è infuriata per gli escrementi dei cani sui marciapiedi.
Ebbene nel 2014 sapete quanti padroni maleducati sono stati castigati? Tre. Gli sporcaccioni restano impuniti.
Gli ultimi dati completi risalgono al 2014, quando gli ispettori dell’Ama e la polizia municipale si sono accaniti sulle auto in sosta davanti ai cassonetti con quasi 40 mila sanzioni.
Hanno colpito dolcemente chi sbaglia o bara sulla differenziata: 1318 multe.
E chi getta i rifiuti in giro? Solo 490 multe. Poco più di una ammenda quotidiana su tre milioni di abitanti, senza contare i turisti.
Nei primi sei mesi di quest’anno i controllori dell’Ama si sono impegnati di più: 2658 punizioni per la differenziata sbagliata e 322 per chi non differenzia affatto o butta la spazzatura dove capita.
Una goccia nel mare di immondizia.
Il sondaggio è illuminante: il 96 per cento dei romani non ha mai visto multare gli zozzoni metropolitani, nove persone su dieci non hanno mai neppure sentito parlare di multe.
Nel 1971 Eugenio Montale ha dedicato rime profetiche allo sciopero dei netturbini capitolini, ispirandosi a una ragazza che ”circumnavigava isole e laghi di vomiticcio e materie plastiche”: “Il trionfo della spazzatura esalta chi non se ne cura”.
All’epoca era un’eccezione, oggi pare la regola.
Gianluca Di Feo
(da “La Repubblica“)
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Luglio 13th, 2016 Riccardo Fucile
“FALSITA’ IDEOLOGICA IN ATTO PUBBLICO”… I PM PUNTANO A TEMPI RAPIDI
Atteso e temuto per i possibili sviluppi che potrebbe innescare, come anticipato da La Stampa, la
documentazione dell’Autorità nazionale anticorruzione sul caso delle consulenze alla Asl di Civitavecchia della neo sindaca della capitale Virginia Raggi alla fine è arrivata a destinazione.
Negli uffici della Procura di Roma, guidata da Giuseppe Pignatone, che aprirà un fascicolo nel quale il nome della prima cittadina figurerà come indagata.
L’ipotesi di reato formulata sarebbe, secondo quanto filtra da Piazzale Clodio, quella contemplata dall’articolo 483 del codice penale: «Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico».
Pena massima prevista 2 anni di reclusione.
I magistrati puntano a chiudere l’inchiesta, qualunque dovesse essere l’esito (archiviazione o richiesta di rinvio a giudizio), in tempi rapidi.
Per evitare che lo scontato clamore delle indagini nei confronti della prima carica istituzionale della Capitale possa condizionare, oltre ragionevoli termini di durata, l’azione della nuova Giunta capitolina alle prese con la delicatissima situazione della città . A cominciare dall’emergenza rifiuti.
Il caso era esploso alla vigilia del ballottaggio che ha visto la Raggi spuntarla sullo sfidante del Pd Roberto Giachetti.
Aperto da un articolo del Fatto che dava conto delle consulenze legali ottenute dall’avvocato Raggi per il recupero crediti della Asl Rm-F di Civitavecchia. Tra il giornale e l’allora candidata sindaca si innescò un acceso botta e risposta.
Il 13 luglio 2012, sostiene il quotidiano, la Raggi ha ottenuto un primo incarico legale (per 8 mila euro lordi) dall’azienda sanitaria locale. E nel 2014 un secondo per altri 5 mila euro.
L’attuale sindaca dichiara nel 2015 1.878 euro a titolo di «acconto e rimborso» della consulenza da lei fatturata nel 2014 e pagata l’anno successivo. Nient’altro.
Per legge chi riveste incarichi politici e amministrativi (nel 2014 la Raggi era consigliera comunale) è tenuto a dichiarare «i dati relativi all’assunzione di altre cariche, presso enti pubblici e privati, e i relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti».
E «altri eventuali incarichi con oneri a carico della finanza pubblica e indicazione dei compensi spettanti».
Compensi «corrisposti», quindi, manche quelli solo «spettanti».
La Raggi si difende tramite il suo avvocato, secondo il quale l’«incarico di recupero credito» era stato «regolarmente comunicato» al Comune di Roma e all’Asl. Ed entrambi gli enti ne avevano dato conto sui rispettivi siti.
Quanto all’incarico di circa 8 mila euro, aggiunge il legale, «Raggi ha emesso fattura nel 2014 per euro 1.878,00 a titolo di acconto, fattura pagata solo nel 2015, ragione per cui la somma entra nella dichiarazione dei redditi del 2016».
Se sia o meno tutto regolare saranno, a questo punto, i magistrati ad accertarlo.
Antonio Pitoni
(da “La Stampa”)
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Luglio 10th, 2016 Riccardo Fucile
SONDAGGIO SCENARI POLITICI: CHI DECIDE A ROMA? GRILLO E IL DIRETTORIO
Non piacciono i primi giorni di governo Raggi. 
Fra grane da risolvere come i casi Frongia, Marra, Lo Cicero e Morgante e la partita ancora aperta del capo di gabinetto l’avvio del governo M5s in Campidoglio, secondo i sondaggi Scenari Politici per Huffington Post non convince; solo il 9% dà un giudizio “molto positivo”, il 23% “abbastanza positivo”, il 16% “abbastanza negativo” e ben il 33% “molto negativo”
Ma il dato più interessante arriva da quelle che sono le “posizioni di potere” correlate al Campidoglio.
Secondo il sondaggio infatti alla domanda su chi, effettivamente, avrà l’ultima parola in Campidoglio sulle decisioni importanti persino anche i grillini si dividono.
Per il 63% sarà proprio Virginia Raggi mentre per il 24% le scelte saranno decise dal direttorio.
Direttorio che per tutti gli altri elettori risulterà invece come fondamentale.
In media assoluta fra i vari elettorati, gli interpellati sostengono che dietro alle scelte del Comune di Roma ci sarà soprattutto Beppe Grillo e la Casaleggio associati.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 10th, 2016 Riccardo Fucile
LO SFOGO DOPO LA RINUNCIA ALL’INCARICO DI CAPO DI GABINETTO… CONTINUA IL DUELLO RAGGI-LOMBARDI
Con una conversazione piuttosto ferma Daniela Morgante, capo di gabinetto designato a Roma, ha comunicato a Virginia Raggi di ritirare la sua disponibilità .
«Io non faccio la portaborse di partito», s’è sfogata con chi le ha parlato.
«Avevo dato la disponibilità per due incarichi, compreso il capo di gabinetto, ma non immaginavo di trovarmi un giorno intero data in pasto ai giornali, logorata come se appartenessi a delle correnti. Io non c’entro niente con le loro correnti, sono innanzitutto un magistrato, col ruolo di viceprocuratore generale della Corte dei Conti, un servitore dello stato che deve garantire non una ma due istituzioni, la Corte e il comune di Roma. Per questo ho deciso di sfilarmi; non ci sono le condizioni, dunque non sono disponibile».
E la Raggi come l’ha presa? «Ora non è più un problema mio. Ognuno si prenda le sue responsabilità », ha detto Morgante ai suoi amici più stretti.
«Avevo dato la mia disponibilità nell’ottica di evitare errori al Comune, volevo aiutare il sindaco a non sbagliare, e per questo avevo offerto la mia competenza. Non avevo chiesto nulla alla politica, di cui non faccio parte».
Ieri, poi, a un certo punto del pomeriggio aveva preso a girare un’informazione, che Morgante fosse favorevole allo stato di predissesto finanziario del Comune, scelta di cui Raggi non è così convinta.
Morgante stessa ha spiegato all’Ansa che «è una notizia del tutto priva di fondamento, in quanto la valutazione della eventuale situazione di dissesto o predissesto è di competenza esclusiva dell’assessore al Bilancio Minenna, al quale solo compete la disponibilità delle informazioni circa lo stato dei conti del Comune e la valutazione dell’esistenza o meno delle condizioni che possono portare l’assessore al bilancio a proporre agli organi comunali, e in primis al sindaco Raggi, la richiesta di predissesto o la dichiarazione di dissesto».
Insomma, come al solito, guerra di informazioni attorno alla giunta Raggi. Fatto sta che non si può dire che Virginia si stracci le vesti per questo passo indietro.
La vera ragione dello stop a Morgante sta – infatti – in una decisione tutta di Virginia, che la vede troppo vicina alla Lombardi (e Di Maio da Israele ha indirettamente confermato, dicendo che «un sindaco ha tutto il diritto di scegliere il proprio capo di gabinetto; la Raggi deciderà al meglio la persona di sua fiducia che dovrà ricoprire questo ruolo»).
Naturalmente adesso sono ripartite tutte una serie di speculazioni su chi sarà il capo di gabinetto, ma per il momento la soluzione sarà affidare l’interim a Virginia Proverbio, vicecapo di gabinetto, anche lei proveniente dall’area di Ignazio Marino.
Insomma, incassato lo stop su Frongia, dirottato a vicesindaco, Virginia non vuole assolutamente nella casella operativa chiave qualcuno che non risponda, immediatamente e direttamente, a lei e a Frongia.
Tra parentesi, La Stampa possiede un documento riservato uscito ieri a Roma nei giri del M5S, che mostra che il 6 luglio Raffaele Marra ha firmato atti con qualifica da vicecapo di gabinetto, a quella data non era stato ancora stato revocato.
Non è escluso che anche questa circostanza vada letta all’interno della ricerca, che ha richiesto tempo, di una pax romana tra Virginia e la Faraona, la sua avversaria Roberta Lombardi, con la Raggi che ha giocato un paio di contropiedi non male, negli ultimi due giorni. Aspettiamo e sapremo.
Il terzo contropiede potrebbe riguardare la partita del portavoce.
Raggi si è molto riavvicinata ad Augusto Rubei, che le ha gestito la non facile campagna elettorale vincente, e in questi giorni ha quasi ostentato di volere lui in occasioni importanti.
Lui, non qualcuno propinatole dalla comunicazione centrale o Di Maio o, meno che mai, dalla Faraona.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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