Luglio 9th, 2016 Riccardo Fucile
FRONGIA: “BASTA ILLAZIONI SU NOSTRO FLIRT”
Nemmeno il tempo di iniziare e sono già grane per Virginia Raggi.
Il problema per il neo sindaco di Roma è la nomina all’ambita e delicata figura di capo di gabinetto.
Nelle ultime ore infatti, per questioni di polemiche interne al M5s, sarebbe saltata la nomina di Daniela Morgante, magistrato della Corte dei Conti, che per mancanza di chiarezza e di certezze si sarebbe sotrattata al ruolo ipotizzato.
La Morgante avrebbe dovuto prendere il posto di Daniele Frongia, stretto collaboratore della Raggi, prima ipotizzato come capo di gabinetto e poi nominato vicesindaco e assessore allo sport.
Proprio Frongia ha parlato con Il Tempo in una intervista in cui stoppa le chiacchiere dei giorni scorsi sul presunto love affair con la neosindaca e detta la propria agenda dei primi giorni da assessore.
“Durante la campagna elettorale siamo stati attaccati tutti, indiscriminatamente, in modo indecente, con notizie false e montate ad arte. Soprattutto Virginia. Hanno provato a minarci, ma non ci sono riusciti. I gossip inventati, come quelli realizzati su di me, li annovero nella categoria del giornalismo d’accatto”.
In questa categoria annette anche l’endorsement di Grillo e Casaleggio per lui che archivia come “fantasiose ricostruzioni di stampa”, come anche le indiscrezioni personali: “non sono il fidanzato di Virginia”, protesta.
Ma se da un lato Frongia rassicura sul futuro, la Raggi deve pur sempre fare i conti con la nomina di capo di gabinetto.
Come detto, il caso Morgante sembra essere legato a divergenze interne fra i grillini: sarebbe considerata un buon nome sopratutto da Roberta Lombardi e Marcello De Vito, ma la Raggi stessa vorrebbe un collaboratore più fidato. Anche per questo non ha accelerato sulla sua nomina.
Ma dopo i casi Frongia, Marra e Morgante a impensierire il sindaco c’è anche la questione dell’assessore al Bilancio, Marcello Minenna, al lavoro sulla manovra di assestamento e sulla verifica degli equilibri finanziari di cassa da portare entro il 31 luglio.
Sul dirigente Consob c’è la richiesta del deputato Pd Gianpaolo Galli che annuncia un’interrogazione parlamentare su un possibile conflitto di interessi: “Corrisponde al vero che il neo assessore al Bilancio della giunta di Roma, Marcello Minenna intende mantenere la funzione a tempo pieno e lo stipendio come dirigente della Consob? Mi domando – continua – se sia lecito sommare due incarichi del genere all’interno della pubblica amministrazione e anche se sia possibile svolgerli in modo contemporaneo al meglio. In più l’assessorato al Bilancio assegnato a Minenna comprende le deleghe alle Partecipate. Tra queste, ci sono anche società , come Acea, quotate in Borsa e quindi soggette al controllo della Consob”.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 8th, 2016 Riccardo Fucile
LA MAGISTRATA DOVREBBE ESSERE NOMINATA CAPO DI GABINETTO, MA LA RAGGI NON SI FIDEREBBE DI LEI
Il rinvio della nomina di Daniela Morgante come capo di gabinetto di Virginia Raggi in Campidoglio rischia di scatenare una nuova guerra interna ai 5 Stelle.
La magistrata della Corte dei conti, già assessore al Bilancio nella giunta Marino, sarebbe molto infastidita per la brusca frenata impressa dalla neosindaca.
Irritata soprattutto per il velenoso gossip che rischia di ledere la sua immagine, personale e professionale.
E percià³ decisa, se la questione non verrà risolta entro stasera, a sbattere la porta in faccia al Movimento.
Una questione che sta molto agitando la base e pure i consiglieri grillini, spaventati da un nuovo scontro fratricida che – dopo il complicato varo della squadra capitolina – si sperava superato.
Il fatto è che la nomina di Morgante era frutto di un accordo che la Raggi aveva stretto con il minidirettorio.
La sindaca si era insomma impegnata, travolta dalle polemiche per il pasticcio sulla designazione di Daniele Frongia e Raffaele Marra alla guida del suo gabinetto, a sostituirli con la giudice contabile.
Revocando subito il dirigente alemanniano e dirottando il braccio destro in giunta. Ottenuta la nomina di Frongia a vicesindaco, però, pare essersi rimangiata la parola data alla e sulla Morgante. Di cui l’avvocata pentastellata si fida poco.
E non solo perchè considerata troppo vicina ai suoi storici avversari: la deputata Roberta Lombardi e il presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito.
Quel che si dice in queste ore, infatti, è che i poteri forti della città siano in grande movimento e che abbiano già creato più di una breccia nel Raggio magico che governa Roma.
Poteri che vedono la Morgante come il fumo negli occhi, l’assessora che ai tempi di Marino era ritenuta ostile al sistema di Mafia Capitale (lo dicono le intercettazioni) e aveva pure bloccato i finanziamenti extra richiesti al Comune dal consorzio di costruttori della metro C.
D’altro canto la Raggi teme che inserire in uno snodo così nevralgico una persona che non è di sua assoluta fiducia, possa costituire un problema.
Un’altra mina pericolosa per la squadra pentastellati. Da disinnescare in fretta.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 8th, 2016 Riccardo Fucile
PIU’ CHE L’INSEDIAMENTO DI UN PRIMO CITTADINO SEMBRAVA LA GIORNATA DELLA LAUREA… VA BENE LO STORYTELLING, MA QUI SI ESAGERA
E il piccolo Matteo sul suo scranno durante la votazione in assemblea capitolina, che stringe la mano al neo presidente De Vito, poi gioca con lo schermo touch della postazione.
Carino, fa molto primo sindaco donna e madre, ci sta.
E il padre e la madre emozionati in aula. “Quanto sono felice? in una scala da 1 a 100, direi 101”, dichiara il padre.
Carini, fa molto sindaco figlia, ci sta.
E il marito, quello della lettera nel giorno della vittoria. “Una giornata speciale per tutti. Se sono emozionato? Certo. Che cosa ha detto Virginia dopo la lettera aperta che le ho indirizzato all’indomani della vittoria? Ci siamo visti, abbracciati, era contenta, ma la lettera non è importante”.
Eppoi: “Se aiuterò Raggi? Ci mancherebbe, sono un attivista da tanto tempo”. Opportuno, fa molto sindaco moglie, ci sta.
E i colleghi dello studio Sammarco, quello che difese Previti, dove la Raggi fece pratica, e che creò qualche problemino, ma neanche tanto grande, alla cavalcata trionfale di Virginia. “Come era in studio? Era bravissima… Sono molto contento per Virginia, sono sicuro che farà molto bene”, dice Sammarco.
Un po’ al limite, fa un po’ parenti lontani che tornano al momento meno opportuno, forse meglio evitare.
E i parlamentari Alessandro Di Battista, Carla Ruocco e Paola Taverna, non proprio il minidirettorio a 5 stelle che dovrebbe coordinarsi con il primo sindaco donna della capitale, ma una rappresentanza di peso.
Istituzionale, ombrello politico, ci sta.
Infine Casaleggio-Grillo, con il blog, dove oltre alla diretta streaming della prima riunione del consiglio comunale, è stata pubblicata anche la lista della giunta con un breve curriculum di tutti i 9 assessori.
“Nessuno di loro è un politico – si legge sul blog – ma sono tutti cittadini che hanno deciso di mettere la loro competenza al servizio di questa bellissima città e di noi tutti”. Sguardo che arriva dall’alto, patriarcale, anzi, visto che siamo a Roma, da generoni.
Garanzia di ultima istanza. Ci sta.
Insomma, una pletora di figure intorno alla tosta Virginia.
Va bene lo storytelling, la costruzione del personaggio, la persona prima della politica, ma qui un po’ si esagera.
Più che un insediamento di un primo cittadino, sembra la giornata della laurea.
Nuovo stile? Vincente? Umano? Vedremo, ma per ora, più che un sindaco, di cui giudicheremo gli atti, a Roma abbiamo un mega album di famiglia.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 8th, 2016 Riccardo Fucile
ULTIMO BRACCIO DI FERRO SULLA MORGANTE: IL TANDEM LOMBARDI-DE VITO LA VUOLE CAPO DI GABINETTO, LA RAGGI FRENA, LA TAVERNA VUOLE MURARO, DI BATTISTA INDICA BERDINI
Segna ancora mare in tempesta l’ondometro a bordo della corazzata a 5 stelle che ha espugnato il
Campidoglio
Nonostante il varo della squadra, il gorgo di correnti che – ancor prima di salpare – ha rischiato di risucchiare Virginia Raggi, è tuttora in piena attività .
E cela un nuovo, insidiosissimo scoglio: la nomina del capo di gabinetto a Palazzo Senatorio.
Incarico in principio affidato alla strana coppia Frongia-Marra – fedelissimo il primo, alemanniano il secondo – poi affondato dalle polemiche e dal niet di Grillo. Una poltrona che, in base al Manuale Cencelli applicato per comporre la giunta romana, decisa da un mini-direttorio, è stata promessa a Daniela Morgante: viceprocuratore della Corte dei Conti e già assessore al Bilancio nel primo Marino.
È su di lei che si sta consumando l’ultimo scontro interno al Movimento.
Che vede la neosindaca contrapposta al tandem Lombardi- De Vito. Non si fida, la Raggi. Considera la giudice contabile una serpe in seno, la donna che potrebbe controllarla per conto degli storici avversari.
Perciò ha deciso di rinviare la nomina, affidando l’interim a una dirigente comunale. Un modo, anche, per lanciare un messaggio, tentare quello scarto di autonomia che finora le è sempre mancato.
Ostaggio di un gruppetto di parlamentari che le hanno legato le mani, costringendola ad accettare in giunta e nello staff innesti non sempre graditi.
Al punto da indurre Luigi Di Maio a scendere di nuovo in campo per sminare il terreno: «Questa squadra segna un passaggio fondamentale per il Movimento», ha avvertito ieri il candidato premier in pectore, consapevole che dal successo della Raggi dipende molto del suo futuro politico: «Per noi ci sono quelli che hanno distrutto il Paese e quelli che hanno provato a migliorarlo. Questi ultimi si facciano avanti e lavorino con noi perchè non abbiamo pregiudizi».
Se c’è qualcuno che fin dall’inizio ha tentato di fermare la marcia trionfale di Virginia su Roma, senza arrendersi neppure davanti all’evidenza, quella è Roberta Lombardi. L’influente deputata che ha praticamente fondato i 5 stelle nella capitale, è legata politicamente a Marcello De Vito: candidato sindaco nel 2013 contro Ignazio Marino e poi in corsa alle Comunarie di febbraio, dalle quali è uscito però sconfitto per mano della Raggi.
Una batosta che i due non hanno mai digerito. Condita da un’antipatia del tutto ricambiata.
La neosindaca s’è infatti rifiutata di nominare De Vito suo vice in giunta, nonostante la mediazione proposta da Alessandro Di Battista.
Lui si è dovuto accontentare della guida dell’Aula Giulio Cesare. Mentre Lombardi, membro del mini- direttorio, si è vendicata mettendo il veto su vari assessori suggeriti dalla prima cittadina.
È lui il vero stratega della giunta Raggi. Quello che più si è speso per placare la guerra fra correnti.
Prima ha piazzato alle Politiche sociali Laura Baldassare, fedelissima di Vincenzo Spadafora, l’ex garante dell’Infanzia che alla Camera è suo responsabile delle Relazioni Istituzionali.
Poi ha convinto il dirigente Consob Marcello Minenna ad accettare l’assessorato a Bilancio e Partecipate.
Un nome amato pure dalla Lombardi e da altri parlamentari grillini, con il quale il super-tecnico ha collaborato, su input di Milena Gabanelli.
Anche Paola Taverna, senatrice e membro del mini-direttorio, ha voluto metterci lo zampino.
È sua l’idea, il cui copiright appartiene però al compagno Stefano Vignaroli, anche lui parlamentare, di chiamare all’Ambiente Paola Muraro.
Come sua è l’indicazione di Luca Bergamo alla Cultura, dopo una telefonata ricevuta da un eurodeputato M5S, che lo aveva conosciuto a Bruxelles.
È stato il primo a credere nelle capacità di Virginia Raggi. Il primo a sostenerla, per poi defilarsi, forse spaventato dalla guerra fra correnti.
Di certo Paolo Berdini, designato all’Urbanistica, è roba sua: da storico collaboratore del gruppo 5 stelle alla Camera, l’ingegnere nemico dei palazzinari ha stretto un rapporto molto solido con Dibba.
E poi col vicesindaco Daniele Frongia, cui ha fatto da consulente nella stesura del suo libro “E io pago”.
C’è pure un rappresentate di Casaleggio nel governo romano: Adriano Meloni, fino al 2008 ad di Expedia, azienda leader nel settore dei viaggi online, che fino al 2009 ha prodotto alcune edizioni del rapporto annuale sull’ecommerce e lo stato della rete assieme proprio alla società fondata da Gianroberto.
Stimato molto da Casaleggio senior, è molto amico di Davide, che lo ha voluto in giunta.
Giovanna Vitale
(da “la Repubblica“)
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Luglio 8th, 2016 Riccardo Fucile
IL REATO PREVEDE FINO A SEI ANNI DI CARCERE
Proprio l’Anac di Raffaele Cantone, baluardo di incorruttibilità spesso usato come scudo e solido rifugio dal Movimento 5 stelle, rischia di inguaiare le sorti di Virginia Raggi.
Già , perchè l’Autorità anticorruzione ha presentato un esposto sulle consulenze alla Asl di Civitavecchia (firmate da un dirigente che è, casualmente, anche la madre della deputata M5s Marta Grande) non dichiarate dall’allora consigliere comunale se non dopo il deflagrare del “caso scontrini” che ha portato alla caduta di Ignazio Marino.
Scrive Ilario Lombardo su La Stampa
La Procura di Roma apre un fascicolo dopo l’esposto presentato da tale Associazione nazionale Libertà e Progresso, considerata vicina al Pd. Il fascicolo è un atto dovuto, spiegano i magistrati, senza indagati e senza ipotesi di reato. Ma è solo la prima scossa. La successiva, che in molti sanno arriverà , è firmata dall’Autorità Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone chiamata a vigilare su eventuali violazioni delle norme sulla trasparenza.
L’Anac prova a fare chiarezza con un’indagine. Infine, spedisce un’altra segnalazione in Procura. Questa volta però il peso è totalmente diverso.
Perchè potrebbe prefigurare la formulazione di un’accusa precisa: la sindaca di Roma rischia un’indagine per falso ideologico in atto pubblico.
La pena arriva fino a sei anni di carcere. Saranno i magistrati a stabilire se le dimenticanze di Raggi siano un reato o meno.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 7th, 2016 Riccardo Fucile
“SE FALLISCE VIRGINIA, IL MOVIMENTO MUORE”
Bar di Palazzo Senatorio. Attivisti, tanti parenti, ospiti e cronisti. 
In una giornata estiva e in un Campidoglio affollato, il punto di ristoro diventa l’epicentro di chiacchiere e commenti mentre nell’Aula Giulio Cesare vanno avanti, a rilento, le votazioni per eleggere i vicepresidenti.
Il sindaco Virginia Raggi deve ancora prendere la parola e all’improvviso davanti al bancone arriva il padre della neo sindaca.
Capello bianco e cravatta blu con disegnate tante bilance che stanno a simboleggiare che la legge è uguale per tutti.
Cordiale non si sottrae ai cronisti: “Cosa penso di questa giornata? Se falliscono Virginia e Chiara Appendino, il Movimento muore. Se il Movimento 5 Stelle dovesse buttarla giù, cade tutto il Movimento”.
Parole cariche di speranze ma che risuonano un po’ anche come un avvertimento dopo le polemiche degli ultimi giorni e dopo le liti tra correnti per la composizione della Giunta.
Fiducioso sul futuro comunque. “Mia figlia saprà dimostrare la sua onestà e farà sì che il Movimento vada avanti. Il suo pregio? La determinazione. Beh, si sa come sono le donne, quando si mettono in testa una cosa non ci sono padri e mariti che riescono a fargliela togliere”.
Ingegnere informatico il padre del sindaco, che si chiama Lorenzo, parla di sè e del suo lavoro sottolineando la necessità di stanare l’evasione fiscale attraverso dei sistemi innovativi.
Emozionato? “Certo, per mio nipote che vi comanderà a tutti”.
Ed ecco che al bar arrivano anche Raggi con il figlio Matteo. “Eccoli, eccoli”, dice il padre mentre si avvicina ad abbracciare la figlia. Matteo chiede un gelato, così Raggi: “La carta nel cestino”.
Una calca di fotografici accerchia la famiglia, c’è anche il marito Andrea. “Basta foto, basta”, dice Matteo.
E la mamma-sindaco: “Ha bel caratterino…”. E il nonno: “Io ve l’ho detto”.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 7th, 2016 Riccardo Fucile
HA “APPRESO CON STUPORE DALLA STAMPA” DI NON ESSERE IN SQUADRA… GLI AVEVANO PROPOSTO SOLO UN RUOLO DA TESTIMONIAL
Incassa il placcaggio e passa la palla, Andrea Lo Cicero.
Quello che doveva essere l’assessore in pectore alla Giunta Raggi allo sport, ritrovandosi escluso dalla lista scelta dal neo sindaco M5s, fa “tanti auguri” spiegando “sarebbe stato un certo privilegio” e di aver scoperto con “un certo stupore” di essere stato lasciato fuori rosa.
Con tweet e post il “barone” spiega la sua posizione, escluso dopo diverse polemiche stampa che lo tacciavano di aggressioni a giornalisti o epiteti razzisti.
“Lo sport ha rappresentato una parte fondamentale della mia vita, ed una parte fondamentale della mia vita l’ho passata a Roma. Ricoprire la carica di Assessore allo Sport di questa meravigliosa città , lavorare insieme a Virginia ed a tutti i cittadini romani al rilancio della nostra Capitale, sarebbe stato un enorme privilegio ed una altrettanto grande responsabilità .
Ho appreso con un certo stupore, ieri, della volontà di non dare seguito alla mia nomina già annunciata in precedenza sin dalla campagna elettorale, ma come nel rugby ci si mette al servizio della squadra accettando le scelte dell’allenatore, così nella vita è giusto mettersi al servizio del bene più alto, quello della collettività e dei cittadini
Lo sport mi ha insegnato la disciplina, il rigore e l’onestà e non ho intenzione di venir meno ai miei principi.
A Virginia ed a tutta la giunta, il più rugbistico degli “in bocca al lupo””
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 6th, 2016 Riccardo Fucile
ADRIANO MELONI, UOMO DELLA MULTINAZIONALE EXPEDIA, AMICO DI DAVIDE, PARTECIPO’ ANCHE AGLI INCONTRI DI “GAIA”… E LA RAGGI DIVENTA PRIGIONIERA DEL DIRETTORIO
Arrivati quasi alla fine di questa battaglia – quasi – la certezza è che pochissimi degli assessori della
giunta Raggi risponderanno direttamente a Virginia, che è stata isolata dal direttorio, e praticamente chiusa in una torre d’avorio dalla quale gli altri vorrebbero non farla contare, e farle venire a mancare persino le informazioni. Ognuno le ha piazzato un suo uomo, Di Maio, Di Battista, la Lombardi, la Taverna e – last but not least – quello che comanderà davvero di più: Davide Casaleggio. Come?
In pole position come assessore economico della giunta del rinnovamento e della ricostruzione di Roma c’è infatti Adriano Meloni; e chi è Adriano Meloni?
Il classico grande manager venuto su in una multinazionale, cosa che già di per sè stride col Movimento, ma sarebbe il meno: di quale multinazionale?
Meloni è stato fino al 2008 amministratore delegato della parte italiana di Expedia, l’azienda leader mondiale nel settore dei viaggi online che – in anni fondativi per la Casaleggio associati – ha prodotto (fino al 2009, quando poi Meloni lascia Expedia) alcune edizioni del rapporto annuale sull’ecommerce e lo stato della rete assieme, guarda caso, alla Casaleggio associati.
Stimato molto da Casaleggio, amico di Davide, Meloni era nei primi anni di quell’evento milanese – vera rete di networking fra aziende internettiane – il secondo a parlare dopo Gianroberto.
Partecipò anche agli incontri di «Gaia», il network (da cui il video millenaristico di Casaleggio) su The Future of Politics.
Insomma, se Meloni dovesse essere l’assessore economico di Virginia, non è impossibile che l’azienda possa conoscere in anticipo cruciali politiche economiche della Capitale.
Una situazione di potenziale conflitto d’interessi.
Parentesi, Expedia era un gigante globale, all’epoca, mentre la Casaleggio una piccola startup che non aveva ancora una sede, al punto che quegli incontri sull’ecommerce – in cui Casaleggio e Meloni primeggeranno – furono ideati, in assenza di una sede, a casa di Luca Eleuteri, il socio storico di Gianroberto.
Chi ha presentato Adriano Meloni alla Raggi?
Di che natura era la partnership Casaleggio-Expedia gestione Meloni?
Virginia, dove ha potuto, ha puntato i piedi e ottenuto per esempio che Daniele Frongia, spostato da capo di gabinetto a vicesindaco, ricevesse anche una delega pesante, le società partecipate.
Da questo punto di vista ha fatto pari e patta, si può dire, ed è stata brava. Ha un senso la sua scelta di affidarsi a due donne che erano state selezionate personalmente da Ignazio Marino, in ruoli chiave: la capo di gabinetto sarà Daniela Morgante, ex assessore al bilancio di Ignazio (i due avevano poi discusso animatamente e lei aveva lasciato, ma non hanno rotto); mentre vicecapo di gabinetto sarà un’altra mariniana, Virginia Proverbio, che guidò per Marino la struttura di coordinamento per il Giubileo.
Ma anche loro non vengono dai cinque stelle, che insomma, si devono affidare sempre e totalmente a uomini e mondi esterni .
Sul resto, i rissosi e ambiziosi leaderini del direttorio avevano come mira principale quella di isolare Virginia per depotenziarla.
A parte i nomi già noti, Laura Baldassarre al sociale (tramite Vincenzo Spadafora, riporterà a Di Maio), Paola Muraro (una pro inceneritore all’ambiente, cosa denunciata da Federico Pizzarotti; e legata a precedenti stagioni e già lungamente collaboratrice di giunte di centrosinistra); a parte i due di sinistra, Paolo Berdini all’Urbanistica e Luca Bergamo alla Cultura; ci potrebbe essere al Bilancio, salvo sorprese, Marcello Minenna, molto stimato da Di Maio, l’uomo anti-Vegas in Consob. Stefà no ai Trasporti non sposta nessun equilibrio, e non dà fastidio a nessuno.
Diventa cruciale, in questo quadro, che Virginia porti a casa Augusto Rubei, le cui azioni hanno ripreso un po’ quota.
Nel senso che la comunicazione centrale M5S è nel panico totale, perchè le è stata tanuta la manovra per far fuori l’attuale, indipendente portavoce.
E il piano di nominare al suo posto un interno della comunicazione centrale non convince; non puoi passare da Bruno Conti a Scarnecchia: per silurare Rubei ci vorrebbe un nome di giornalista autorevole, ma non ce l’hanno, e potrebbero alla fine decidere di non decidere.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Luglio 5th, 2016 Riccardo Fucile
DOPO POLEMICHE, LITI E INCURSIONI DEL DIRETTIVO, LA MONTAGNA HA FORSE PARTORITO IL TOPOLINO
La telefonata di Beppe Grillo prima e quella di Davide Casaleggio dopo hanno messo fretta a Virginia
Raggi, che per mercoledì ha convocato l’intera Giunta anticipando di ventiquattro ore l’annuncio ufficiale che sarà fatto giovedì durante il primo consiglio comunale.
“La squadra è stata chiusa nelle ultime 48 ore”, giurano dal suo entourage.
Si tratta di nove assessorati più uno a tempo, quello alle Partecipate.
E Luigi Di Maio, che in questa partita ha svolto il ruolo del mediatore tra le varie anime del Movimento, fa quadrato intorno alla Raggi: “Avevamo previsto che sarebbero stati tutti contro Virginia e la sua Giunta. Ma siamo un gruppo compatto e forte”.
Per quando il leader in pectore provi a gettare acqua sul fuoco, il caos è stato tanto e lo dimostrano le fughe in avanti della Raggi con relativi passi indietro dopo essere stata ammonita non solo dal mini-direttorio ma anche da Grillo e Casaleggio.
Il quadro attuale sembra essere il seguente. Il condizionale, data la situazione, è d’obbligo.
A Daniele Frongia, cui era stata attribuita la carica di capo di gabinetto, andrà invece la delega alle società partecipate e la carica di vicesindaco politico. Si tratta di un assessorato di peso che Frongia ha preteso dopo aver dovuto fare un passo indietro da capo di gabinetto con tanto di ordinanza firmata.
Il motivo di questa giravolta è da ricercare nel fatto che, a nomina avvenuta, ci si è resi conto che per legge il braccio destro della Raggi non avrebbe potuto firmare i capitoli di spesa e che quindi era necessario un vice con potere di firma.
Il sindaco, senza consultare il mini-direttorio, aveva scelto Raffaele Marra, finito sotto accusa dal mondo pentastellato per il suo passato con Gianni Alemanno e Ignazio Marino.
Da qui l’impasse che è stato superato solo con la revoca di entrambe le nomine. In più, agli occhi dello staff, un vice sindaco “politico” come Frongia sarebbe più controllabile dal Movimento.
Per la figura di capo di gabinetto si sarebbe optato per Daniela Morgante, assessore al Bilancio nella prima Giunta Marino.
Il suo nome era circolato per una riconferma come titolare dei conti, ma anche in questo caso c’è stato poi un cambio di rotta.
Marcello Minenna, ex dirigente Consob, sarebbe di nuovo in predicato per il Bilancio, ma qualcuno lo dà come capo della ragioneria del Campidoglio.
Nel rincorrersi delle voci qualcuno sostiene che a mettere mano alle casse (vuote) del Comune sarà un nome a sorpresa.
Ai Trasporti, nell’incertezza generale e dopo una serie di no, è in pole il consigliere M5S Enrico Stefà no, in questo caso si verrebbe meno all’impegno di evitare figure interne al Movimento. Di certo questo assessorato sarà affiancato da figure tecniche. Allo Sviluppo economico ci sarà Adriano Meloni, l’ex amministratore delegato di Expedia.
All’Urbanistica, come annunciato, Paolo Berdini, finito già al centro delle polemiche per le sue dichiarazioni sullo stadio.
All’ambiente Paola Muraro, che ha già incontrato il presidente di Ama Daniele Fortini.
Il rugbista Andrea Lo Cicero allo Sport. Luca Bergamo alla Cultura, Flavia Marzano all’assessorato Semplificazione-Smart City, e infine Laura Baldassarre al Sociale. Quest’ultima sarebbe stata scelta da Luigi Di Maio, che nel difficile puzzle della Giunta è dovuto intervenire a gamba tesa.
(da “Huffingtonpost“)
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