Luglio 5th, 2016 Riccardo Fucile
LA SINDACA DI ROMA PARTE AZZOPPATA DALLA LOMBARDI E DALLA TAVERNA
«Virginia, il M5S è imbufalito. Pensano che invece di fare come l’Appendino a Torino, tu possa diventare la nuova Pizzarotti…Non vogliamo che tu faccia la sua stessa fine».
Il processo a Virginia Raggi è durato circa un’ora, in un clima che i bollettini del M5S non hanno neanche provato ad ammorbidire.
Il confronto è stato schietto, com’era prevedibile tra tre donne dal carattere spigoloso. Virginia Raggi, sindaca di Roma da una parte, e Roberta Lombardi e Paola Taverna dall’altra, le due parlamentari che guidano il mini-direttorio nato in supporto a Raggi. Una presenza che è diventata via via ingombrante per la sindaca, la quale, anche fisicamente provata, è stata costretta a cedere alle richieste del direttorio e di Beppe Grillo.
Via Raffaele Marra, il dirigente con un passato di legami con Gianni Alemanno. E via Daniele Frongia, già consigliere che Raggi aveva voluto al suo fianco come capo di gabinetto, forzando la legge Severino sull’incompatibilità . Entrerà in giunta con delega al Patrimonio immobiliare e la probabile carica di vicesindaco.
«Noi siamo il M5S – le hanno detto Lombardi e Taverna – proprio noi non possiamo essere accusati di voler aggirare la Severino».
Essere il M5S vuol dire marcare una differenza quasi ontologica con gli avversari.
La fenomenologia del buon grillino deve tener conto di questo: le scelte di un sindaco 5 Stelle a Roma si fanno in condivisione con lo staff.
La Raggi che a cena con Luigi Di Maio aveva evocato le proprie dimissioni e implorato quasi un ritorno di Alessandro Di Battista «al posto di quelle due», alla fine ha capitolato.
Nelle scosse di assestamento del pasticcio romano, sembra però che lo stesso Di Maio non abbia granchè gradito l’intervento di peso di Grillo, tirato per la giacchetta da Lombardi, proprio mentre lui cercava una mediazione più diplomatica.
Ad affermarsi, per ora, è la morale della squadra che prevale sul singolo: «E’ il Movimento che ha vinto, non tu, cara Virginia, e lo sai benissimo».
Ecco il punto, il M5S, la base, i militanti a cui pare non siano piaciute le prime uscite di Raggi accanto all’arcinemica Maria Elena Boschi e alla presidente della Camera Laura Boldrini.
Avrebbero preferito vederla a Tor Bella Monaca, dove c’è stata una rivolta per il caos rifiuti e hanno incendiato cassonetti.
Ilario Lombardo
(da “La Stampa“)
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Luglio 5th, 2016 Riccardo Fucile
VORTICE DI COLLOQUI PER LA SINDACA
Temposcaduto. Entro oggi, costi quel che costi, Virginia Raggi deve chiudere la lista degli assessori,
da presentare dopodomani in assemblea capitolina. Come da calendario annunciato. Senza possibilità di deroga nè slittamento alcuno.
A darle l’ultimatum – esteso contestualmente ai quattro componenti del mini-direttorio costituito per affiancare la neosindaca nella prova di governo della capitale – è stato Davide Casaleggio in persona.
Il quale, dopo Beppe Grillo, ha deciso di far sentire la sua voce per placare la guerra fra correnti che tanto male sta facendo al Movimento e all’immagine stessa della prima cittadina a 5 stelle.
«La squadra va completata entro martedì», ha tagliato corto il figlio del fondatore. Obbligando la Raggi ad adeguarsi.
A innescare una girandola di incontri, consultazioni telefoniche e colloqui coi fedelissimi per riuscire a trovare una sintesi in grado di salvarle la faccia e la poltrona. Sempre in bilico tra le istanze della senatrice Paola Taverna, ricevuta al mattino in Campidoglio, e le pretese di Roberta Lombardi, grande sponsor di Marcello De Vito, l’ex portavoce in consiglio comunale che l’influente deputata avrebbe voluto candidare sindaco, perdendo poi la sfida interna con “Virginia” e i suoi supporter.
Una corsa contro il tempo, condita da gaffe e inciampi sulle nomine, che sta creando non pochi malumori fra i parlamentari pentastellati.
Riportati a caratteri cubitali su uno dei siti di riferimento del M5s alle prese con la politica romana: «Per la Raggi comunque vada sarà una sconfitta», titolava ieri ecodaipalazzi.it, aggiungendo nella sintesi a corredo del pezzo: «La neosindaca si è cacciata in un vicolo cieco in cui o viola le norme interne del Movimento oppure dimostra che l’ultima parola spetta al direttorio romano».
Un clima da lunghi coltelli che sta rendendo la vita difficile all’avvocata grillina.
La quale ieri ha comunque trovato il tempo per confrontarsi con due assessori in pectore: prima Paolo Berdini (Urbanistica, forse in accoppiata con i Lavori Pubblici), poi Paola Muraro, destinata all’Ambiente, a dispetto della richiesta di 200mila euro inoltrata tramite avvocati all’azienda dei rifiuti, che dovrebbe controllare, per un vecchio brevetto da lei inventato.
E poi pure intervenire a un’assemblea di dipendenti per annunciare che terrà per sè la delega al Personale.
Quasi a voler ostentare quella normalità da tutti pubblicamente dichiarata: «Ci siamo quasi. Non usiamo il manuale Cencelli, ragioniamo e decidiamo insieme», il mantra ripetuto fino allo sfinimento.
Il problema è che resta ancora da stabilire una casella fondamentale per il governo di una città sull’orlo del default.
Dopo il pasticcio su Daniele Frongia, il braccio destro della Raggi che per la legge Severino non può fare il capo di gabinetto, la giudice contabile Daniela Morgante (già assessore della prima giunta Marino) è stata infatti dirottata al vertice di quell’ufficio. Lui sarà invece vicesindaco politico con delega alle Partecipate. Facendo così tornare in auge Marcello Minenna, l’ex Consob che la sindaca sin dal principio avrebbe voluto custode dei conti capitolini. Il problema è superare le sue resistenze. Un’impresa nella quale ieri sera si è cimentato Luigi Di Maio, entrato a gamba tesa nella partita romana, nella quale si gioca pure il suo futuro: a cena con l’alto dirigente in un ristorante a Porta Pia ha tentato di convincerlo ad accettare l’incarico in giunta. O, in alternativa, il posto di Ragioniere generale del Campidoglio.
Un risiko che però rischia di scoprire un altro fianco.
Al momento le donne certe della squadra sono solo quattro, Raggi compresa, ma per Statuto devono essere almeno la metà .
Anche l’ultimo assessore individuato per lo Sviluppo economico è infatti uomo: Adriano Meloni, ex ad di Expedia. Senza contare il rebus i Trasporti. Che però entro oggi dovrà essere risolto.
Giovanna Vitale
(da “La Repubblica”)
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Luglio 5th, 2016 Riccardo Fucile
FALLITA LA STRADA DEI TECNICI, SPUNTANO IN GIUNTA DUE CONSIGLIERI
Meno due. Ecco i giorni che mancano al D-day, quello in cui Virginia Raggi affronterà il primo consiglio comunale e la (Sicura? Probabile? Incerta? Totale o parziale?) presentazione della Giunta.
La sindaca di Roma, alla semi vigilia del grande evento, ha deciso o le è stato fatto decidere di rimescolare le carte.
Un super vertice tra il sindaco e il mini-direttorio (Roberta Lombardi, Paola Taverna, Gianluca Perilli) è servito per cercare di placare i dissidi nati da una difficoltà evidente nel creare la squadra, dovuta non solo ai tanti “no” incassati dalle persone contattate ma soprattutto dai veti incrociati tra le correnti. Non solo.
L’autonomia che Raggi rivendica è finita già sotto accusa, soprattutto dopo la nomina, avvenuta senza consultare nessuno, di Raffaele Marra come vicecapo di gabinetto.
“Le nomine devono passare da noi, siamo noi che dobbiamo dare l’ok. Lo prevede il regolamento che hai firmato”, le avrebbe detto lo staff durante la riunione durata oltre un’ora.
Lo stesso Beppe Grillo, in fondo, venerdì scorso ha alzato il telefono per dire al neo sindaco di fare un passo indietro sulla scelta dell’ex alemanniano e la nomina è infatti saltata.
Così come lo special one Daniele Frongia, che doveva essere capo di gabinetto plenipotenziario, poi capo di gabinetto a metà con Raffaele Marra, adesso si avvia ad essere vicesindaco.
Anche qui è intervenuto il mini-direttorio che ha fatto notare al sindaco che avere un capo di gabinetto senza potere di firma non ha alcun senso.
Ma Frongia non si accontenterà dell’assessorato al Patrimonio, che Roberta Lombardi aveva pensato per lui nel tentativo di depotenziarlo, ma in queste ore sta facendo pressioni al fine di avere la titolarità alle aziende Partecipare, dove la nomina del professore universitario Antonio Blandini sembra tramontata.
Il tema delle partecipate si è subito rivelato il fronte più caldo per la nuova sindaca che infatti come primo atto ha impugnato le nomine dell’Acea.
L’altro partner di peso della sindaca, cioè il consigliere comunale 5Stelle Enrico Stefà no – che insieme a Frongia ha condotto la guerra contro Marcello De Vito e la compagnia targata Lombardi, e che solo i più informati sapevano che era in ballo per diventare addirittura vicesindaco – potrebbe diventare assessore ai Trasporti, delega ancora vacante.
Non è passato inosservato infatti un vertice tra Stefà no, Raggi, Frongia e Berdini, l’assessore in pectore all’Urbanistica.
Lasciando il Campidoglio il consigliere 5Stelle non ha confermato nè smentito.
“Io assessore? Sono a disposizione – ha detto – posso fare qualsiasi cosa ma in che ruolo è secondario. È innegabile che mi occupo di trasporti”. E ai Trasporti è appena saltata la nomina di Cristina Pronello, docente del Politecnico di Torino.
Se come sembra Frongia e Stefà no diventeranno assessori verrebbe meno l’intento iniziale di cercare solo figure esterne, tecnici e della società civile.
Dopo oltre quaranta giorni di ricerca (la Giunta doveva essere presentata al suo completo prima del turno elettorale del 5 giugno) Raggi, tra veti incrociati e scontri tra correnti, non è riuscita a trovare la quadra e ha ripiegato così sugli interni.
Mossa che il mini-direttorio avrebbe preferito evitare ma che ad oggi non vede alternative. Il puzzle Giunta è quasi del tutto scombussolato anche perchè le prime due nomine sono saltate.
Al posto di Daniele Frongia, come capo di gabinetto, potrebbe andare Daniela Morgante, ex lady dei conti durante l’era Marino e data per certa come futuro assessore al Bilancio.
Rispunta nel totonomi anche Marcello Minenna, ex dirigente Consob, che a questo punto potrebbe andare ad occupare la casella Bilancio.
Nel caso Morgante fosse invece confermata nel ruolo di ‘custode’ delle casse capitoline, il nome di Minenna circola anche come futuro capo della ragioneria del Campidoglio.
Per ora dati per certi come assessori sono Paolo Berdini (Urbanistica), Paola Muraro (Ambiente), Andrea Lo Cicero (Sport), Luca Bergamo (Cultura), Flavia Marzano (Semplificazione-Smart City), Laura Baldassarre (Sociale).
Non c’è ancora l’ufficialità sul nome del nuovo capo di gabinetto. Di certo, viene riferito, sarà un nome gradito e scelto da Luigi Di Maio, colui che oggi non ha partecipato al vertice, ma che lavora nell’ombra per mettere pace e avere persone di sua fiducia nella squadra.
Persone che possano controllare il lavoro del sindaco e affiancarla poichè il leader in pectore sa che, se i 5Stelle falliscono su Roma, per effetto domino le sue possibilità di diventare premier andrebbero a svanire.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 3rd, 2016 Riccardo Fucile
DOPO L’EX UOMO DI ALEMANNO, ANCHE FRONGIA COSTRETTO A CAMBIARE RUOLO: CONTINUA LA LOTTA INTERNA AI CINQUESTELLE
Raffaele Marra, il dirigente pubblico da poco destinato dalla sindaca di Roma Virginia Raggi al ruolo
di vicecapo di Gabinetto, “sarà spostato ad altro incarico”.
E’ quanto si apprende dal Campidoglio.
La giunta Raggi, che sarebbe al completo, sarà invece presentata alle 15 di giovedì 7 luglio, confermano fonti vicine alla prima cittadina.
Anche Daniele Frongia, braccio destro del primo cittadino, potrebbe lasciare la carica di capo di gabinetto per diventare vicesindaco ‘politico’
La guerra interna tra i 5 Stelle miete così le prime vittime.
La nomina di Marra, uomo vicino ad Alemanno, aveva creato non pochi mal di pancia tra i pentastellati e ora si procederà ad una nuova nomina visto che il suo incarico è sempre stato considerato “temporaneo”.
Sempre in bilico invece Frongia che potrebbe molto probabilmente ‘traslocare’ in giunta, posizionandosi così in pole position per essere vicesindaco. “È necessario avere un vicesindaco con le spalle larghe” dicono i pentastellati.
E quindi Frongia slitterebbe verso un incarico più rappresentativo abbandonando quello amministrativo.
Una mossa questa su cui peserebbe non poco la faida interna ai 5 Stelle. Una decisione però quasi inevitabile per i futuri equilibri tra la neo sindaca e il Movimento.
In casa M5s si ragiona su un eventuale contraccolpo di immagine che deriverà dal fatto che le prime nomine di Raggi siano saltate.
La guerra tra le correnti del M5s si riverbera inevitabilmente sul puzzle giunta ma continuano a fioccare i no dei papabili assessori. L’ultimo arrivato è di Cristina Pronello, candidata alla delega ai Trasporti.
Il rebus giunta è quindi ancora irrisolto e intanto la neo sindaca, ieri ha trovato tempo per incontrare l’ex first lady britannica Cherie Blair, di inviare una lettera ai vertici di Acea, chiedendo chiarimenti su alcune nomine dirigenziali effettuate di recente. Tempistica sospetta per Raggi, “guarda il caso proprio a 3 giorni dal voto del ballottaggio” chiosa il primo cittadino. Dalla municipalizzata, però, fanno sapere che “non si tratta di nomine ma solo di incarichi temporanei, senza alcun costo, in attesa di nuove disposizioni”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 1st, 2016 Riccardo Fucile
LA LOMBARDI INSISTE PER UN RUOLO DI PRIMO PIANO A FAVORE DI DE VITO… DI MAIO OTTIENE UN ASSESSORATO PER LA FEDELE LAURA BALDASSARRE
Prima il “fuoco amico” di Roberta Lombardi sulla nomina del vicecapo di gabinetto di Virginia Raggi indicato come “filo-Alemanno”.
Poi i dubbi di Marcello De Vito, mister preferenze del M5S sull’annuncio della giunta: «È probabile ma non certo», dice, che arrivi il 7 luglio, durante la prima seduta del consiglio comunale.
Una formula vaga quanto basta che segnala, ancora una volta, le difficoltà che la sindaca a 5 Stelle sta riscontrando nel comporre la sua squadra.
Parole che, al netto dello svarione sul regolamento (un sindaco è obbligato a presentare la sua squadra durante il primo consiglio comunale) riportano all’interno del M5S le criticità dei primi 12 giorni di governo Raggi.
La sindaca, al momento, appare stretta tra le correnti, nel mirino proprio della Lombardi, deputata romana e componente di peso del “mini-direttorio” che supporta la neo eletta. Ma, soprattutto, primo sponsor di De Vito che lei avrebbe voluto come candidato al Campidoglio
Bisogna partire da qui per provare a leggere le prime mosse della Raggi, unica tra i sindaci eletti il 19 giugno a non avere completato la sua giunta.
E vale la pena tornare alle Comunarie 5 Stelle di febbraio, che vedevano contrapposti De Vito (già candidato nel 2013 contro Ignazio Marino, “portato” dalla Lombardi) e Raggi (sostenuta da Alessandro Di Battista).
Vinse quest’ultima e proprio Di Battista, pubblicamente, tentò la mediazione: «Il candidato sindaco che vincerà , nomini il secondo arrivato come vicesindaco».
Una proposta destinata a naufragare di fronte alla netta contrarietà della Raggi che per quel ruolo, già allora, avrebbe preferito di gran lunga Daniele Frongia, suo braccio destro
Cinque mesi dopo, nonostante il 67% al ballottaggio, la sindaca ha dovuto sottostare ai veti interni: il suo no a De Vito vicesindaco (dirottato ora alla presidenza dell’Assemblea capitolina) ha scosso i delicati equilibri del M5S.
E così, la Raggi, come contraccolpo, è stata costretta a rinunciare a Frongia in giunta, nominandolo capo di gabinetto.
Col doppio risultato di lasciare scoperta la casella di vicesindaco che ora andrà a un esterno al M5S (a Livorno e a Parma quell’incarico è stato assegnato al più votato in consiglio). E spostando Frongia alla guida del suo gabinetto.
Per supportare quest’ultimo (che, a causa della legge Severino non può firmare atti di spesa) è stato “ingaggiato” come suo vice-Marra, criticato due giorni fa dalla Lombardi
Ora, nonostante non sia stata resa pubblica l’ordinanza di nomina, filtra che l’incarico del dirigente capitolino (che ha lavorato anche alla Regione Lazio sotto Renata Polverini) sarà «a tempo». Durerà , dicono, 10-15 giorni, il tempo di mettere in moto la macchina amministrativa.
Poi verrà sostituito (forse da un magistrato) e lui potrebbe andare a ricoprire un altro ruolo
Al di là del caso specifico, resta la conflittualità mai sopita con la Lombardi che, al momento, non vedrebbe riconosciuto il suo peso in giunta.
Al contrario di Luigi Di Maio, ad esempio, che potrebbe incassare la nomina dell’assessore al Sociale, Laura Baldassarre, collaboratrice (in Unicef e al Garante dell’infanzia) di Vincenzo Spadafora che per Di Maio cura i rapporti istituzionali.
Le posizioni da occupare all’interno dell’amministrazione, però, sono ancora tante e la Lombardi sembra stia premendo per avere persone di riferimento all’Urbanistica e al Patrimonio
Mauro Favale
(da “La Repubblica”)
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Giugno 30th, 2016 Riccardo Fucile
ACCERCHIATA DAL DIRETTORIO LA SINDACO SI RIMANGIA LA NOMINA
I 5Stelle vanno in tilt sulla nomina di Raffaele Marra vicecapo di gabinetto del sindaco. Accerchiata dal mini-direttorio, che deve preventivamente approvare le proposte di nomina, Virginia Raggi prova a mettere una toppa: “È un incarico temporaneo, che durerà solo qualche settimana”, spiega il suo staff.
Ma fonti ben informate parlano invece di un incarico che avrebbe la durata di tre anni. O almeno così sarebbe stato scritto nell’ordinanza del sindaco, che tuttavia sul sito di Roma Capitale ancora non compare.
A confermare che l’ordinanza esiste ed è stata firmata è anche lo stesso Marra in un’intervista al Messaggero: “Ormai sono stato già nominato vicecapo di gabinetto vicario con un’ordinanza. Certo, il sindaco potrebbe fare un’ordinanza di revoca, ma io ci rimarrei malissimo, significa che anche loro, i grillini, fanno la stessa politica di chi ho combattuto in questi anni. Sarebbe allucinante”.
Parole che i 5Stelle non hanno gradito, anzi preferirebbero evitare i rapporti con la stampa.
La nomina è stata molto discussa, e anche contrastata dall’interno, si racconta che anche Beppe Grillo non l’avrebbe presa bene, poichè Marra viene definito un uomo “trasversale”: è stato in Campidoglio come direttore delle Politiche abitative con Gianni Alemanno, poi in Regione con Renata Polverini e infine di nuovo a Palazzo Senatorio con Ignazio Marino.
Quindi con un profilo che non sarebbe adatto ai 5Stelle che sono entrati in Campidoglio con lo slogan “cambiamo tutto”.
Tra Raggi e Marra, prima della nomina, c’è stato un colloquio nella stanza del sindaco e anche Roberta Lombardi, colei che ha il compito di “vigilare” sul sindaco insieme agli altri componenti del Direttorio, ha parlato con il neo vicecapo di gabinetto: “Ho conosciuto il dott. Marra, ho letto anche io di questi suoi incarichi precedenti. Ora — dice Lombardi – capiremo se è stata una nomina ponderata, ci sarà un approfondimento. Abbiamo anche l’umiltà di dire che, se facciamo dei piccoli errori, li rimediamo subito”.
Nel frattempo infuria la polemica e a distanza di poche ore l’entourage della Raggi fa sapere che quella di Marra è una nomina temporanea.
Dalle parole della Lombardi si capisce e si deduce la marcia indietro imposta dallo staff a Virginia Raggi che, con ogni probabilità , sarà costretta a revocare la nomina del vicecapo di gabinetto tra qualche settimana.
Sembra infatti che il direttorio del Movimento abbia richiamato Raggi invitandola al rispetto del contratto, anche perchè il compito del vicecapo di gabinetto non è da poco: avrà il potere di firma sui documenti e sugli atti di spesa che spettano al gabinetto poichè Daniele Frongia sarà un capo di gabinetto con poteri dimezzati a causa della legge Severino che gli impedisce di prendere un incarico pieno.
Intanto, sotto gli occhi attenti dello staff, Raggi prova a comporre la Giunta.
Fra nomi sussurrati e poi smentiti, anticipazioni e passi indietro, la squadra della neosindaca stenta a prendere forma mentre si avvicina a passi da gigante il 7 luglio, data del primo consiglio comunale dell’era a Cinque Stelle, scelta proprio da Raggi per la presentazione ufficiale della Giunta.
Anche se l’annuncio potrebbe slittare al 12.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 29th, 2016 Riccardo Fucile
E AL BILANCIO UN EX ASSESSORE DI MARINO… MENTRE BERDINI E’ IN CONFUSIONE
A pochi giorni dal primo consiglio comunale del 7 luglio in Campidoglio, Virginia Raggi deve fare i
conti con le polemiche per la nomina del fedelissimo Daniele Frongia come capo di gabinetto.
A contestare la scelta è il Partito democratico che lo ha accusato di non poter firmare atti di spesa o di nomina perchè la legge Severino glielo impedisce in quanto eletto un anno fa.
I dem però vanno oltre e sostengono che i poteri di firma saranno in mano al vice Raffaele Marra, entrato in Campidoglio con l’ex sindaco An Gianni Alemanno e un curriculum di incarichi in Regione con Renata Polverini e prima ancora al ministero dell’Ambiente (sempre con Alemanno):
“Cose da, anzi no, neanche da Prima Repubblica”, ha attaccato il senatore dem Stefano Esposito, “E questa sarebbe la banda degli onesti in Campidoglio: un ex fedelissimo di Alemanno e Polverini, ex assessori di Marino, i soliti fedelissimi del cerchio magico di Di Maio”.
Marra è dirigente in Campidoglio dall’epoca di Alemanno e per il momento ricopre l’incarico a interim finchè non sarà valutata la sua posizione.
“Lascia stupefatti”, ha detto la vicepresidente del gruppo Pd Alessia Morani, “vedere la nomina con lauto stipendio, di un consigliere comunale a capo di gabinetto. Come lascia interdetti l’escamotage di ricorrere a un ex fedelissimo di Alemanno per firmare quegli atti che Frongia non potrebbe sottoscrivere. Dunque Frongia, alla faccia della legalità , aggira la legge Severino. Se si aggiunge che la giunta si completa con assessori che hanno dato prova di certa omofobia e xenofobia o con figure scelte direttamente da Di Maio, certamente non siamo di fronte al tanto sbandierato nuovismo”.
A prendere tempo è stata solo la deputata M5s Roberta Lombardi, membro del mini direttorio incaricato di dare una mano sulla gestione del Campidoglio, che non ha nascosto le sue perplessità su Marra: “Ho conosciuto il dottor Marra ieri”, ha commentato a “Un Giorno da Pecora”, “ho letto anche io di questi suoi incarichi precedenti. Ora capiremo se è stata una nomina ponderata, ci sarà un approfondimento. Abbiamo anche l’umiltà di dire che, se facciamo dei piccoli errori, li rimediamo subito”.
L’aspirante assessore all’Urbanistica Paolo Berdini al Sole 24 Ore ha dichiarato che i documenti per lo Stadio della Roma sono già stati trasmessi alla Regione.
Solo qualche giorno fa aveva definito il progetto “uno scempio”. Ma dalla Regione però fanno sapere che non sono ancora arrivati i documenti.
Al di là delle polemiche, il vero problema della Raggi ora riguarda gli assessori: la giunta a pochi giorni dal via non è ancora completa e mancano alcune delle pedine fondamentali.
Tra queste quella del Bilancio che potrebbe vedere il ritorno di Daniela Morgante, ex assessore con Ignazio Marino poi dimissionaria.
Intanto la sindaca di Roma Raggi ha confermato le deleghe, conferite in precedenza dall’ex sindaco Marino e dall’ex commissario straordinario Tronca, a dirigenti e dipendenti capitolini per assicurare la continuità amministrativa.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 28th, 2016 Riccardo Fucile
TROVATI SOLO 5 ASSESSORI SU 10: IL SINDACO RACCOGLIE PIU’ NO CHE SI’
Chi pensava che, per il Movimento Cinque Stelle, il difficile sarebbe stato vincere le elezioni,
probabilmente si dovrà ricredere.
Per Virginia Raggi è stato meno complicato battere il Pd che far «partire» la macchina amministrativa, componendo la giunta
Alla Raggi, che da due mesi conduce riservatissimi «colloqui», mancano ancora diverse caselle.
E, al momento, sono più i «no» incassati che i sì. Tanto che, negli ambienti dei Cinque Stelle, circola pure un’idea: rinviare la prima seduta dell’Assemblea Capitolina. Dal 7 luglio, come annunciato, al 13 luglio.
Raggi, dalla proclamazione del 23 giugno ha dieci giorni per convocare il primo consiglio comunale e altri dieci giorni per riunirlo.
Al momento – mentre Filippo Nogarin a Livorno annuncia due nuovi assessori – Raggi ha quattro nomi certi (Paolo Berdini, Luca Bergamo, Andrea Lo Cicero e Paola Muraro) e una possibile (Flavia Marzano).
Ma su un paio di figure individuate (Antonio Blandini e Donatella Visconti) ci sarebbe una frenata. Fa cinque su dieci.
Due i «buchi» che pesano: il Bilancio (dopo il no di Marcello Minenna si è rifatto il nome di Daniela Morgante, già assessora con Marino) e i Trasporti, dove ha già rifiutato Marco Ponti del Politecnico di Milano (il nome che circola viene da Torino: Cristina Pronello).
Raggi non ha neppure fatto le prime nomine. Per Daniele Frongia, il braccio destro che dovrebbe fare il capo di gabinetto, c’è un problema con la Severino: essendo stato consigliere comunale, almeno per un anno non potrebbe ricoprire ruoli dirigenziali. Intanto la prima riunione con assessori, parlamentari e consiglieri viene fatta all’ex comitato elettorale, non in Comune.
Convocato anche l’ad di Ama (rifiuti), Daniele Fortini. Respinte le sue dimissioni, verrà prorogato nell’incarico: «I dirigenti prima si devono assumere le loro responsabilità e fornirmi report periodici», dice Raggi.
Poi annuncia: «Coinvolgeremo i cittadini nelle scelte. E riapriremo il Campidoglio alle visite».
Ernesto Menicucci
(da “il Corriere della Sera”)
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Giugno 25th, 2016 Riccardo Fucile
COME SI CAMBIA IDEA FACILMENTE: IL NEMICO DEI PALAZZINARI E’ STATO RIMESSO IN RIGA
Ci vorranno altre due settimane pri,a che Virginia Raggi sveli la sua giunta al completo, nonostante
glia annunci della vigilia.
Tra le new entry Flavia Marzano, docente della Sapienza in predicato per l’assessorato alla ‘Roma semplice’, per una città ‘smart’; ma resta il nodo vicesindaco.
Intanto prime grane, con Paolo Berdini fortemente contrario alla costruzione dello stadio della Roma.
Ma dal M5s correggono il futuro assessore all’Urbanistica: “E’ una grande opportunità , l’importante è rispettare le leggi”, dicono fonti autorevoli del movimento.
E in serata il dietrofront: Berdini dice di essere stato “travisato” e di non avere “pregiudizi” verso il progetto. Ma le sue dichiarazioni hanno creato imbarazzo a Raggi.
“Sono contrario allo stadio della Roma così come immaginato nel progetto vagliato dal Comune”, ha detto ieri l’urbanista, lanciando l’idea di un referendum.
“Rispetterò le leggi, ma userò ogni mezzo consentito per impedire questo scempio e per tutelare gli interessi della città “.
“Nessuno scempio. Lo stadio della Roma può essere invece una grande opportunità di crescita per la città , a patto che rispetti i principi di legge di fronte ai quali il M5S non transige”, la replica.
“Berdini si è espresso analizzando il piano della progettistica ed ha dato un parere da tecnico – dicono dal M5S – il che va però affiancato alla considerazione del prestigio europeo e internazionale che un impianto sportivo per la Roma, ma anche per la Lazio, può conferire alla città “.
“Le mie parole sono state travisate – dice Berdini all’ANSA -. Scempio è pensare di poter edificare su Roma senza alcuna logica urbanistica, dopo che la Capitale è stata martoriata dalla mala politica negli ultimi vent’anni. Non c’è nessun pregiudizio nei confronti dello stadio della Roma, ma sarà mio dovere, nel rispetto della città e dei romani, approfondire ogni singolo aspetto del progetto con il sindaco”.
Insomma se questo era “l’intransigente” esperto che avrebbe mazziato i palazzinari, è bastata una telefonata dello staff per metterlo in riga.
(da agenzie)
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