Giugno 23rd, 2016 Riccardo Fucile
ALTRI GUAI PER L’EX RUGBYSTA LO CICERO, FUTURO ASSESSORE ALLA SPORT A ROMA… HA ANCHE DANNEGGIATO LA TELECAMERA DELLA TROUPE DEL PROGRAMMA “L’ARIA CHE TIRA”
Prima l’intervista, poi gli spintoni e i danni alla telecamera.
Il futuro assessore allo sport del Comune di Roma, Andrea Lo Cicero è stato denunciato per violenza privata e danneggiamento da Eloisa Covelli, una giornalista del programma tv di La 7 “L’ Aria che Tira”.
«Una nostra giornalista, una nostra inviata, ci ha appena fatto sapere che era andata questa mattina a cercare l’assessore in pectore nei pressi della sua abitazione perchè voleva intervistarlo durante la puntata di questa mattina – ha spiegato la conduttrice Myrta Merlino – pare che lei sia dai carabinieri per sporgere denuncia per violenza privata e danneggiamenti».
«Domani trasmetteremo le immagini dell’aggressione», ha aggiunto.
L’ex campione di rugby, in procinto di essere nominato dal neo Sindaco Virginia Raggi, era gia sotto i riflettori per le sue esternazioni contro i Rom.
Proprio ieri La Repubblica aveva pubblicato un articolo in cui si raccontava di una sua esternazione durante un’intervista realizzata nel febbraio scorso. «zingari di merda», aveva gridato mentre parlava con il giornalista.
E Lo Cicero ha dato la sua versione dei fatti su Facebook: «In merito a quanto dichiarato all’interno della trasmissione L’Aria che tira su La 7, ci tengo a precisare che la giornalista insieme al suo operatore hanno violato la mia proprietà privata, irrompendo in casa mia senza alcuna autorizzazione del sottoscritto», ha scritto sulla sua pagina personale, allegando anche un video.
(da “La Stampa“)
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Giugno 23rd, 2016 Riccardo Fucile
IL MINISTRO CHIEDE LE DIMISSIONI DI ORFINI DA COMMISSARIO DEL PD ROMANO
Matteo Orfini deve lasciare il ruolo di commissario del Pd a Roma. A chiederlo è il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, in un’intervista a Repubblica mentre Roberto Giachetti in un colloquio col Messaggero fa notare che Orfini “è in scadenza”.
La ministra della P.A. viene però subito richiamata dal vice segretario Pd, Lorenzo Guerini: “Io tengo sempre scolpita a mente una frase di Alda Merini che dice: Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire. Consiglierei a tutti più sobrietà nelle dichiarazioni. Orfini si è assunto la responsabilità di commissario di Roma dopo Mafia Capitale e lo ha fatto con grande impegno e determinazione, di cui va solo ringraziato”.
“Sul contenuto delle riflessioni del ministro – sostiene il vicesegretario del Pd – credo sia oltremodo sbagliato porre la questione in questo modo” cioè chiedendo le dimissioni del commissario del Pd romano.
“Inviterei – aggiunge Guerini – a finirla con questo dibattito, un po’ surreale, sul post elezioni di Roma: lavoriamo per ripartire e più che discutere tra di noi e su noi stessi, riprendiamo a confrontarci con i cittadini romani”.
Madia: “Orfini lasci la guida del Pd romano”.
“Il voto ci dice una cosa chiara: nella mia città , che non è l’ultimo borgo d’Italia, siamo stati rottamati dai cittadini. Il Pd non ha saputo ascoltarli. E ci hanno punito”. Lo dice Madia in un’intervista a Repubblica in cui accoglie il richiamo di Romano Prodi a restituire attenzione all’ingiustizia sociale e sottolinea che se a Roma “il tappo” è Orfini allora “si dimetta da commissario”.
“In questo momento tutti gli schemi di gioco sono saltati. E bisogna avere l’umiltà di riconoscerlo”, spiega Madia. Orfini dovrebbe dimettersi perchè “non ci possiamo più permettere ostacoli al cambiamento. In città c’è una classe dirigente giovane, agisca. Ma senza aspettare che qualche capo corrente la candidi”.
“Prodi ha fatto un’analisi lucida, che condivido appieno, su quello che è il problema centrale del mondo contemporaneo: l’ingiustizia crescente”, aggiunge il ministro. “Che finisce per influenzare il voto dei cittadini, non solo in Italia. Basta guardare quel che è successo a Roma, dove il Pd è stato vissuto come ininfluente rispetto alla vita delle persone. Troppo ripiegato su se stesso, non ha capito il disagio delle periferie, della gente meno tutelata e più in difficoltà , che alla fine ci ha percepito come inutili, incapaci di dare risposte ai loro bisogni. E ha scelto chi invece gli offriva questa speranza”.
Per Madia “sul voto di Roma la vicenda locale ha pesato” ma “è stato proprio il nostro premier a porre il tema della lotta alle diseguaglianze, ingaggiando con la Ue una battaglia contro l’austerità e l’illusione che si possa scindere l’azione dei governi nazionali dalla qualità della vita delle persone”. “Credo che abbiamo fatto tante cose buone, non sempre comunicate bene. Ora con umiltà dobbiamo capire che ci sono dei bisogni a cui non siamo arrivati, e a cui dobbiamo provare a rispondere”.
Giachetti: “Orfini in scadenza”.
Questo partito deve diventare di nuovo un luogo di attrazione per chi vuole fare politica. Abbiamo toccato il fondo: ricominciamo dai comitati di quartiere, dalle reti dei cittadini senza piangerci troppo addosso e facendo tesoro della cavolate fatte in passato. Non basta andare in periferia solo in campagna elettorale”. Lo afferma il candidato a Roma per il centrosinistra Giachetti in un’intervista al Messaggero in cui aggiunge che il commissario del Pd romano Matteo Orfini è “in scadenza” e che “a parte D’Alema”, non si è sentito tradito da nessuno.
“Ora dobbiamo pensare al futuro, superare il commissariamento e rilanciare la politica”, dice Giachetti. “Già quando ho fatto le primarie ho capito che aria tirava. Eravamo messi proprio male: ‘a Robe’, mi dicevano i nostri iscritti, non sarai mica venuto qui a farci la lezioncinà “. “Compresi che bisognava fare una campagna tutta impostata sull’ascolto e con umiltà mettersi a sentire gli umori della città . E questo ci ha consentito di arrivare al ballottaggio”.
“Il leit motiv della campagna in buona sostanza è stato questo: ‘Peccato che sei del Pd, se no ti votavo’. Il Pd ha avuto una responsabilità . Prima con Alemanno, uno sterile consociativismo che ci ha allontanato in particolare dalle periferie: strillavano in piazza e poi chiedevano i posti nei cda. E poi con Marino. Se oggi giri e pronunci il nome di Marino la gente ti corre appresso. Si capiva come sarebbe finita. E dopo il ballottaggio abbiamo trovato un muro”. Smarcarsi dal Pd non è servito: “Ho imposto una linea di assoluta rottura con quel che è accaduto negli anni passati. Liste pulite, facce nuove, rottura con un sistema di un certo tipo”.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 22nd, 2016 Riccardo Fucile
SONO PIU’ I NO CHE I SI’ QUELLI RACCOLTI DAL SINDACO: FIDUCIA NEL M5S E MULTE CAUSANO LA FRENATA… ALLA FINE ACCETTERANNO SOLO LE TERZE FILE
La Giunta che non c’è. 
Sembra quasi il titolo di una canzone e invece è la prima (mezza) sorpresa nella Capitale al tempo di Virginia Raggi, proclamata oggi ufficialmente sindaco.
Premesso che il primo cittadino ha a disposizione 20 giorni di tempo, da quando viene proclamata, per nominare i suoi assessori, il dato è che sono stati gli stessi 5 Stelle in nome della trasparenza a cavalcare il leitmotiv della squadra di governo da rendere nota prima del voto.
Non si tratta di retroscena giornalistici, ma di dichiarazioni ufficiali a cui però non hanno fatto seguito i fatti a causa dei tanti “no” incassati dalle personalità contattate in questi mesi.
Complice il dubbio che l’amministrazione targata M5S non abbia lunga vita, stipendi bassi in nome dei tagli e soprattutto la multa di 150mila euro che anche gli assessori sarebbero chiamati a pagare se dovessero venire meno al codice di comportamento.
A parlare della squadra Raggi si inizia il 2 marzo a Porta a Porta: “Ci piacerebbe presentare tutta o parte della Giunta prima delle elezioni. Così i cittadini — dice Raggi – potranno scegliere in maniera consapevole. Non ci piace votare a scatola chiusa”. Passano i giorni, i mesi e la campagna elettorale entra nel vivo.
A fine maggio, la candidata sindaco 5Stelle ribadisce in più circostanze, come in un’intervista all’Ansa o a TeleRoma56, che la squadra sarebbe stata comunicata “a breve”: “Siamo a buon punto. Prima del 5 giugno comunicheremo la parte che siamo riusciti…”.
E poi ancora: “Alcuni nomi della giunta sì, saranno annunciati prima del voto”.
Anche Luigi Di Maio a In mezzo’ora il 29 maggio ribadisce che i membri della Giunta sarebbero stati annunciati “in settimana, sarà un dream team”.
In realtà prima del turno del 5 giugno nessun nome viene dato, complice il fatto che i primi contatti avviati con personalità di spicco si sono conclusi in un nulla di fatto. Dall’entourage spiegano inoltre che trattandosi di professionisti preferiscono “non bruciarsi” a campagna elettorale ancora in corso.
Ci sarebbe cioè un problema di opportunità politica: il dubbio, negli ambienti che contano, è che M5S alla fine non la spunti o che il suo governo non abbia lunga vita. Circola qualche nome.
Tra questi c’è quello del prefetto Marilisa Magno, a capo della commissione d’accesso che chiese il commissariamento per mafia di Roma dopo l’inchiesta ‘Mondo di Mezzo’.
Oppure l’ex calciatore Damiano Tommasi, da poco rieletto presidente dell’Associazione italiana calciatori (Aic), il sindacato dei giocatori.
O ancora l’ex consigliere comunale M5S Daniele Frongia, ricandidato e indicato come possibile capo gabinetto del sindaco. Ma si tratta solo di indiscrezioni.
Intanto Virginia Raggi supera il primo turno delle amministrative e nelle due settimane che separano il risultato dal ballottaggio si dedica a tempo pieno alla composizione della squadra: “La presenteremo in blocco la prossima settimana”, dice l’8 giugno.
Tanto che riduce al minimo gli appuntamenti pubblici perchè, viene spiegato dal suo entourage, “vuole mettere l’ultima parola su ogni nome e partecipare a tutte le riunioni”.
Riunioni durante le quali vengono presi contatti con i possibili assessori. Spunta per la Cultura il nome di Rossana Rummo, direttore generale delle Biblioteche e Istituti Culturali del Mibact, già sub-Commissario straordinario del Comune di Roma alla Cultura, ma lei rifiuta: “Mi è stato proposto di diventare assessore alla Cultura in una ipotetica giunta di Virginia Raggi, ho ringraziato per la considerazione dimostratami, ma ho declinato la proposta”.
Poi c’è quello del campione di rugby Andrea Lijoi e dell’ex centrocampista della Roma Daiano Tommasi, ma nulla di fatto anche qui.
Anche Tomaso Montanari e Christian Raimo, i cui nomi erano circolati per la casella della Cultura, e Pasqualino Castaldi (il sub commissario di Tronca che in Campidoglio si occupa di bilancio) declinano l’invito.
Tramonta anche l’ipotesi di Raphael Rossi, esperto di raccolta differenziata e che ha già lavorato tra Napoli e Parma.
Secondo alcuni a freddare gli entusiasmi c’è anche una questione meramente economica: “Chi guadagna svariate migliaia di euro al mese – ragiona un parlamentare – non rinuncia facilmente a una vita di agi per una spesa tra Aule e corridoi del Campidoglio”.
Per non parlare delle multa di 150mila se vengono meno al codice di comportamento e se dovessero causare un danno di immagine al Movimento 5 Stelle.
Raggi evoca anche il nodo delle quote rosa, ovvero la mancata disponibilità da parte delle donne a ricoprire l’incarico di assessore.
Nel confronto tv a SkyTg24, il mercoledì prima del ballottaggio, Raggi fa sapere: “Tra domani e venerdì sarà annunciata, la stiamo completando. Sta venendo molto bella, sono tutti pronti a collaborare”.
Ma il proposito di annunciare tutta la Giunta prima del voto va a naufragare.
La Raggi dà i quattro nomi che circolavano da giorni: Paolo Berdini all’Urbanistica, Paola Muraro alla Sostenibilità , Andrea Lo Cicero allo Sport e Luca Bergamo alla Crescita culturale. Mancano le caselle chiave, come il Bilancio.
Pare che alcuni si siano sfilati e che altri non si sono voluti esporre prima: “Quando chiamerà da sindaco sarà tutta un’altra storia”.
Sta di fatto che gli incontri per comporre la squadra sono ancora in corso.
Secondo quanto si apprende dovrebbe mancare una sola casella, quella del Turismo su cui sono in ballo due nomi.
Al Bilancio, ma si tratta di indiscrezioni, dovrebbe andare Marcello Minenna, ex dirigente della Consob, anche se pochi giorni prima del voto aveva detto che con i 5Stelle non aveva alcun accordo.
La persona designata per l’incarico a tempo per occuparsi delle Partecipate dovrebbe essere Antonio Blandini. Poi Cristina Pronello ai Trasporti e Francesca Denese alle Politiche sociali.
Non sembra invece ancora coperta la delicata casella della delega al commercio. Dopo una serie di annunci dell’annuncio, adesso la comunicazione ufficiale della Giunta al completo dovrebbe arrivare durante la prima riunione del Consiglio comunale.
Anche se qualcuno teme un nuovo caso Livorno, quando ad agosto di due anni fa il sindaco Filippo Nogarin era in vacanza a San Vito Lo Capo ma non aveva ancora completato la Giunta.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 21st, 2016 Riccardo Fucile
UN BAGNO DI REALTA’ CHE POTREBBE BRUCIARLE: NON SI PUO’ RASSICURARE TUTTI, OCCORRE SCONTENTARE QUALCUNO…E LE PREMESSE NON SONO DELLE MIGLIORI
Nessuno pretende che Roma e Torino, le capitali prese dalle «Pulzelle 5 Stelle», cambino così, con
uno schiocco di dita, in poche ore, pochi giorni, poche settimane. Ma le aspettative sono tali, intorno alla mirabolante svolta, da imporre alle due ragazze-sindache un compito titanico: mostrare in fretta le loro capacità di governo. Molto in fretta.
La prima grana per Virginia Raggi e Chiara Appendino è infatti questa.
Per quanto abbiano studiato, abbiano le lauree giuste e si siano infarinate negli uffici municipali come consigliere, le due avrebbero bisogno di tempo per impadronirsi dei problemi, dei dossier, delle macchine comunali.
Così da incidere poi in profondità nelle cose che non vanno. Non basteranno pochi mesi o pochi anni per sanare, soprattutto in Campidoglio, piaghe finanziarie, amministrative, etiche, urbanistiche finite in cancrena.
Una missione da far tremare le vene e i polsi. Davanti alla quale ogni persona con la testa sul collo dovrebbe sentirsi inadeguata.
Fosse pure Winston Churchill: come può una persona sensata sentirsi all’altezza di governare Roma? Oggi?
Ma «fra Modesto non fu mai priore», dice un vecchio proverbio: l’ambizione è essenziale per accettare certe sfide. E dunque evviva la grinta, sotto questo profilo, d’una classe dirigente giovane e femminile decisa a lasciare il segno.
Purchè la Raggi (e così la Appendino, anche se eletta alla guida di una realtà storicamente amministrata meglio) abbia chiaro che nulla le sarà perdonato.
Certo, per qualche tempo gli avversari stessi saranno costretti ad accettare i legittimi lamenti sulla «pesantissima situazione ereditata».
Durerà poco, però. Poi ogni ritardo nella soluzione di problemi annosi sarà addebitato al nuovo sindaco, alla nuova giunta, alla nuova maggioranza.
Di più: dopo averla invocata per anni e sperimentata solo in alcune realtà locali minori Virginia Raggi e Chiara Appendino hanno in pugno la possibilità di misurare, a dispetto di tutti gli scettici, la capacità del M5S di essere davvero forza di governo.
Un conto è strillare come Beppe Grillo che «bisogna ripulire l’Italia come fece Ercole con le stalle di Augia, enormi depositi di letame spazzati via da due fiumi deviati dall’eroe», un altro affrontare quotidianamente, tra una trattativa sindacale, un’epidemia influenzale dei pizzardoni e una improvvisa voragine per strada a Montesacro, i temi degli asili a Torre Spaccata, delle bare in giacenza a Prima Porta, della manutenzione delle Mura Aureliane, dello sfalcio dell’erba a Porta Maggiore, dei finti gladiatori con corazza di finto cuoio che importunano i turisti e via così, di rogna in rogna.
Per questo, dopo le esperienze fallimentari delle gestioni di destra e di sinistra in Campidoglio, col loro strascico di inchieste giudiziarie e risse politiche, una massa dei romani che prima avevano votato di qua e di là hanno scelto di investire massicciamente, al di là del curriculum contestato, su Virginia Raggi.
C’è già online («romafaschifo.com») chi scommette: «La mafietta romanella sarà capace di farla fuori in quattro e quattr’otto, sicuro. Sindacati famigliari, palazzinari, imboscati comunali, occupatori di professione, mutandari, cartellonari, antagonisti etc etc, faranno comunella in combutta col governo Nazionale e la Raggi sarà costretta ad abbandonare…».
Detto questo, chi esulta oggi per il voto a Roma e Torino deve essere il primo, per decenza, a non fare sconti alle due nuove amministrazioni.
E a pretendere davvero una svolta. Qualche dubbio, infatti, c’è.
Dice tutto l’autobus dell’Atac fotografato con la scritta luminosa «Welcome Raggi».
È vero che la candidata grillina ha fatto di tutto per rassicurare tutti, a partire dagli autisti della sgangherata e clientelare azienda dei trasporti definita «un fiore all’occhiello», ma queste rassicurazioni con le colpe addossate solo ai partiti saranno seguite o no da un repulisti reale, duro e se necessario impietoso?
E come può il programma ufficiale dedicare 677 parole alla casa senza mai nominare la parola «abusivi» se i libri dello stesso assessore nuovo Paolo Berdini parlano di almeno 84 borgate fuorilegge con centinaia di migliaia di stanze?
E si può promettere trasparenza per 2.096 parole (quasi il doppio della dichiarazione d’indipendenza americana) senza nominare mai la (cattiva) burocrazia?
E il «contrasto all’abusivismo turistico/ricettivo in ogni sua forma» sarà seguito sul serio da una guerra agli hotel illegali?
E che sarà del patrimonio di 42 mila immobili comunali affittati in moltissimi casi a 7,75 euro al mese?
A farla corta: dopo esser stata votata da tutti e avere rassicurato tutti, a partire dai soliti tassisti, sarà bene che Virginia Raggi si ricordi di Anatole France: «Non esistono governi popolari. Governare significa scontentare».
Lo farà ?
Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera”)
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Giugno 21st, 2016 Riccardo Fucile
“SERVE UNA RIFLESSIONE”
“Accorciare le distanze tra periferia e centro. Il segnale elettorale è questo. Le periferie hanno
voluto un cambiamento perchè sono state abbandonate”.
È la linea di Paolo Berdini, assessore all’Urbanistica nella futura giunta di Virginia Raggi a Roma.
Nei primi cento giorni, dice, farà un “piano per il rilancio della rete su ferro, tranviaria e metropolitana”, mentre su Olimpiadi e stadio invita alla riflessione.
“Intanto bisogna capire se davvero questi Giochi rappresentino un futuro per Roma”, afferma. “La nostra è una città notoriamente in grave sofferenza economica e sociale. Sembra dunque giusto che ci sia da parte del nuovo sindaco una riflessione per comprendere se davvero non ci siano altre priorità “.
“Se dobbiamo costruire lo stadio della Roma ho sempre detto che vanno rispettate le leggi dello Stato, che permettono alle società di calcio, come ha fatto la Juventus a Torino, di avere stadi di proprietà “, aggiunge.
“Il problema di Tor di Valle è molto differente, perchè lì per tenere in equilibrio la bilancia economica sono stati concessi un milione di metri cubi di uffici. Mi chiedo se questa non sia un’alterazione del mercato immobiliare in una città che vive un grave malessere dell’edilizia”.
Quanto al piano regolatore, “ha visto la luce nel 2008, l’anno della più grave crisi economica e finanziaria che sta vivendo l’Occidente. Prima di quella data era sembrato che con il comparto immobiliare si potesse rimettere in moto tutta l’economia di una città . Gli esempi straordinari che esistono in Europa ci hanno dimostrato che le città che hanno saputo guardare a un’articolazione dei segmenti produttivi, privilegiando la qualità alla quantità , hanno superato la crisi in modo molto più veloce che Roma. Il vulnus sta qui”.
“Non c’è più bisogno di costruire”, osserva.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 20th, 2016 Riccardo Fucile
LA CREDIBILITA’ E’ FONDAMENTALE PER UN SINDACO, MA QUANTO A TRASPARENZA VIRGINIA, CON LE SUE OMISSIONI, NON HA ESIBITO UN BEL BIGLIETTO DA VISITA
Una donna di 37 anni sindaco di Roma. Bel colpo. Anche se per Virginia Raggi sarebbe stato davvero più difficile perderle che vincerle, queste elezioni.
Divisa la destra, più interessata alla successione a Silvio Berlusconi che alla battaglia per il Campidoglio, al punto da dissipare un patrimonio di consensi che avrebbe potuto significare quantomeno il ballottaggio.
Spappolata la sinistra, reduce dalla stagione controversa di Ignazio Marino.
Il Partito democratico, con pesantissime responsabilità nello sfascio della città , commissariato e lacerato dalle spaccature interne, a leccarsi le ferite di Mafia Capitale.
Mentre il fuoco amico di Stefano Fassina & co. era sempre in agguato.
Un disastro che ha costretto Roberto Giachetti a fare tutta la corsa in salita. E se resta il dubbio di come sarebbe andata a finire per il Pd se la scelta fosse caduta su un candidato più autorevole e meno identificabile con l’attuale gruppo dirigente, la pera era comunque matura
Donna, per giunta giovane: almeno in un Paese dove la pubertà si supera a quarant’anni. Evviva. Ma ora si fa sul serio.
Per il Movimento fondato da Beppe Grillo è la prova cruciale, che potrebbe pesare non poco nella prospettiva delle prossime elezioni politiche. Perchè governare una città come Roma è forse più complicato sotto certi aspetti che tenere in mano il timone del governo centrale.
Di Virginia Raggi sappiamo poco o nulla.
Per quasi tre anni è stata in consiglio comunale, in uno sparuto plotone apparso molte volte privo di potere decisionale. Come quando, dopo l’estromissione del democratico Mirko Coratti dalla presidenza dell’assemblea perchè coinvolto in Mafia Capitale, avevano accettato informalmente l’incarico di vicepresidente per uno di loro, salvo poi ritirare la disponibilità ad assumersi tale responsabilità in seguito all’intervento del triumviro Alessandro Di Battista. Sempre più l’uomo forte del Movimento a Roma. Dove la partita si annuncia durissima.
E le idee, almeno a giudicare dalla campagna elettorale, non sembrano così chiare: come dimostra la circostanza che a dispetto degli annunci iniziali l’organigramma della giunta non è ancora completo
Virginia Raggi ha puntato soprattutto a rassicurare.
Prima i dipendenti del Comune. Poi i tassisti, che hanno rappresentato per il Movimento 5 Stelle una solida base elettorale come già lo erano stati otto anni fa per il centrodestra.
Quindi i dipendenti dell’Atac, un’azienda delicatissima per la funzione che ha ma letteralmente allo sbando da anni, strozzata com’è nel groviglio di interessi politici, sindacali e affaristici.
E ora per il Movimento 5 Stelle arriverà inevitabilmente il momento di onorare le promesse.
Avendo ben chiaro che il nuovo sindaco non potrà contare minimamente sull’aiuto di Palazzo Chigi, dove la tentazione di mettere in difficoltà la giunta grillina della Capitale sarà , temiamo, una costante. I nodi verranno subito al pettine.
Virginia Raggi ha detto di voler rinegoziare il vecchio debito del Comune, che costringe i cittadini romani a pagare le addizionali Irpef più alte d’Italia.
Ma intanto quel debito è affidato a un commissario straordinario nominato dal governo: oggi è Silvia Scozzese, già assessore al Bilancio della giunta di Ignazio Marino.
I debiti sono poi in gran parte costituiti da mutui con la Cassa depositi e prestiti, banca controllata dal Tesoro. E per rinegoziarli bisogna che il governo sia d’accordo. Ancora? La questione del salario accessorio, che aveva provocato un contrasto durissimo fra Marino e i sindacati, di sicuro riesploderà , visto che il ministero del Tesoro ha considerato illegittima la distribuzione a pioggia di quelle somme aggiuntive rispetto allo stipendio.
Per non parlare della rotazione dei vigili urbani, bloccata da una curiosa sentenza del giudice del lavoro.
O dei lavori della Metro C, l’opera pubblica più costosa e problematica, con il pandemonio di carte bollate, contenziosi e veleni che li accompagna: il governo sta cercando di scalzare il Comune
Con Matteo Renzi si annuncia perciò una partita a scacchi con il rischio di finire costantemente sotto scacco.
E la storia insegna che governare la Capitale avendo un governo politicamente ostile non è affatto semplice.
Per tutto questo servirebbe un fisico bestiale. Ma pure autorevolezza e credibilità , condizioni necessarie per quell’autonomia decisionale della quale molti hanno dubitato.
Sono qualità che adesso auguriamo a Virginia Raggi di riuscire a dimostrare, facendo dimenticare le troppe omissioni del suo curriculum.
Per chi giustamente predica la trasparenza assoluta, quelle non sono certo un bel biglietto da visita.
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera”)
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Giugno 20th, 2016 Riccardo Fucile
MA NON POTEVANO PARLARSI IN CASA A VOCE?
Il marito di Virginia Raggi, neo sindaco di Roma, primo sindaco donna della Capitale, con perfetto
tempismo ha pubblicato subito dopo la notizia della vittoria della moglie una lettera alla consorte.
Lo ha fatto sul suo blog di cittadino e poi l’ha diffusa attraverso il suo profilo Twitter. C’è una bella foto della Raggi, in apertura del post.
C’è una rievocazione del suo percorso politico, partito “da un tavolino acquistato per fare un infopoint”.
Poi però ci sono un paio di note stonate. “Ti rendi conto? Quello che ho sempre saputo si è realizzato” comincia Andrea Severini.
Molta fiducia nella moglie, certo, ma anche a quanto pare una certa capacità medianica.
E poi, la parte che trovo più imbarazzante: “Sono 21 anni che ti conosco, ora per noi è un momento difficile è inutile nasconderlo, ma io sarò sempre accanto a te. Cercherò di proteggerti il più possibile anche da lontano”.
Senza conoscere nè la Raggi nè suo marito, senza voler sapere niente del loro matrimonio (come immagino la maggior parte dei cittadini romani, sia quelli che l’hanno votata sia quelli che non l’hanno votata), e pure tenendo conto delle stesse dichiarazioni della neo sindaca, che ha ammesso un momento difficile della lunga relazione con il marito, negando però di avere altre relazioni, sinceramente la sera della vittoria elettorale non mi pare il momento migliore per scrivere una lettera pubblica sulle difficoltà del loro rapporto.
E mi sono chiesta: ma se la Raggi fosse stata un uomo, la consorte si sarebbe mai comportata così? O avrebbe magari taciuto questo aspetto, facendogli godere la vittoria?
Che cosa ne dobbiamo inferire, noi donne, così superficialmente e senza sapere nulla di più? Che il prezzo che si paga, ancor prima di cominciare a lavorare da sindaco, è che la famiglia entra in crisi? E che il marito ne diventa vittima?
“Ah, una cosa ancora, mi manchi da morire, tuo marito, Andrea” finisce la missiva.
Sarò io bacchettona, perchè l’esposizione pubblica dei sentimenti mi infastidisce, ma sarei curiosa di sapere cosa pensa Virginia Raggi di questa lettera.
E se qualcuno giudicherà che sono malfida e che penso male, pazienza.
Lara Crinò
(da “L’Espresso”)
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Giugno 19th, 2016 Riccardo Fucile
LA CONSULENZA OTTENUTA GRAZIE ALLA FUNZIONARIA GIGLIOLA TASSAROTTI, MAMMA DELL’ON. MARTA GRANDE, CHE RISULTA “RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO”… L’INCARICO NON POTEVA ESSERLE ASSEGNATO PERCHE’ NON FACEVA PARTE DELL’ALBO DEI PROFESSIONISTI CUI LA ASL DOVEVA ATTINGERE
Si arricchisce di un nuovo e grave particolare la vicenda degli incarichi conferiti dalla Asl di Civitavecchia all’aspirante sindaco del M5S a Roma, da lei nascosti in due diverse dichiarazioni pubblicate sul sito del Campidoglio.
Quando Virginia Raggi è riuscita a ottenere, nel luglio 2014, un secondo mandato per recuperare circa 400mila euro di crediti vantati dall’ente nei confronti del dottor Giuseppe Crocchianti, l’avvocata pentastellata – all’epoca consigliera a Roma – aveva un “aggancio” all’interno dell’azienda RMF.
Una funzionaria di lungo corso che le avrebbe consentito di procurarsi il lavoro, bypassando l’albo dei professionisti ai quali la Asl deve invece attingere per scegliere i nomi dei legali a cui rivolgersi.
Pur non facendo parte dell’elenco istituito nel novembre 2012, la grillina ottenne infatti l’incarico per un compenso pattuito di 5mila euro.
E ciò nonostante quello assegnato due anni prima, con la stessa causale e contro il medesimo creditore, non avesse prodotto gli esiti sperati: neppure un centesimo dei 458mila euro che nel 2012 la Asl intendeva riprendere è ancora rientrato nelle casse pubbliche.
Basta leggere la deliberazione n.773 del 31 luglio 2014, con cui il direttore generale Giuseppe Quintavalle conferisce il secondo mandato a Virginia Raggi, per scoprire che “responsabile del procedimento” di assegnazione è la dottoressa Gigliola Tassarotti. La quale firma anche come “estensore”.
E chi è Gigliola Tassarotti? È la mamma di Marta Grande, classe 1987, la più giovane deputata in carica, indicata – all’indomani dell’elezione nella Circoscrizione Lazio 1 per il M5s – come possibile presidente della Camera.
Ebbene, neanche questo incarico – come pure quello precedente – è stato dichiarato dall’allora consigliera grillina nell’autocertificazione datata 1 dicembre 2014: sei mesi dopo averlo ricevuto.
Raggi si limita semplicemente a denunciare, il 13 ottobre 2015, a dimissioni del sindaco Marino già presentate, i 1.870 euro percepiti a titolo di acconto per il mandato del 2012. Tacendo del tutto l’esistenza di questo ulteriore affidamento. Che non risulta mai dichiarato, nonostante il decreto Trasparenza che impone a tutti gli amministratori, quale lei era, di rivelare se si ricoprono “altri incarichi con oneri a carico della finanza pubblica”.
“Perciò Raggi è una bugiarda”, tuona subito il Pd. Puntando pure il dito contro le affermazioni rilasciate all’ultimo confronto Sky.
“Quando ho fatto il consigliere comunale, lavorando circa 10 ore al giorno, mi rimaneva ben poco tempo per fare l’avvocato, quindi ho smesso completamente di lavorare”, disse il 15 giugno la candidata grillina.
Che tuttavia viene smentita da una serie di documenti in possesso di Repubblica , dai quali risulta che sia nel 2014, sia nel 2015 – gli anni trascorsi da Raggi in Campidoglio – l’avvocata dei 5 Stelle ha compiuto una serie di azioni legali per cercare di riscuotere il credito che la Asl RMF le aveva chiesto di recuperare nel 2012: visure ipocatastali, tentativi di notifica (andati a vuoto), richiesta di preventivi a un’agenzia di investigazione per individuare i beni da pignorare, esito delle udienze presso il tribunale di Civitavecchia, scambi di e-mail in cui si relaziona sul procedimento.
Secondo l’avvocato Gianluigi Pellegrino, la candidata grillina rischia anche altro: “Il Campidoglio dovrebbe farle causa per danni”, spiega il legale:
“Il decreto 33/2013 pone l’obbligo di trasparenza in capo all’ente, è cioè il Comune che deve far sapere ai cittadini quali sono gli incarichi ricevuti dai suoi amministratori. Rilasciando false dichiarazioni come la Raggi, non gli si consente di esercitare il suo dovere di trasparenza”.
(da agenzie)
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Giugno 18th, 2016 Riccardo Fucile
SCOPPIA IL CASO DEL RUGBISTA LO CICERO, FUTURO ASSESSORE ALLO SPORT: E’ STATO CONDANNATO PER AVER GIOCATO CON LA NAZIONALE QUANDO UFFICIALMENTE ERA IN MALATTIA
Nemmeno 24 ore dalla sua designazione ufficiale come assessore allo Sport della giunta Raggi (se la
grillina vincerà il ballottaggio contro Roberto Giachetti) e si scatenano le polemiche su Andrea Lo Cicero.
Il Barone – questo il soprannome dell’ex giocatore di rugby, recordman di presenze in Nazionale – nel 2006 era stato condannato a una multa da 150 mila euro per aver giocato un match in azzurro il 22 settembre 2003 quando ufficialmente era fermo per malattia per il Tolosa che lo aveva ingaggiato: per i francesi in due stagioni il Barone ha giocato in effetti soltanto 13 partite, e quando lo hanno giocare con la Nazionale azzurra quel giorno i transalpini hanno voluto i danni: 150 mila euro, appunto. Sanzione che però Lo Cicero sostiene di non aver pagato “per un accordo tra le società “.
Ma non è la sola polemica sul quarantenne Lo Cicero: “Io uso solo il paradenti, non ho altre protezioni, le trovo stupide. Non sarebbe rugby. Devi essere te stesso, senza alcun aiuto. Ci sono molti giocatori, specie quelli più giovani di me, che usano le protezioni per le spalle. Roba da frocetti”.
La frase – rilanciata dal web in queste ore – è dello stesso giocatore ed è contenuta nell’autobiografia firmata con Paolo Cecinelli uscita per Dalai editore nel 2007.
Parole che hanno suscitato lo sdegno di Vladimir Luxuria, che su Twitter ha così commentato: “#raggi annuncia assessore omofobo”.
E Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, rilancia: “Andrea Lo Cicero usa linguaggio omofobo. Inadeguato a incarichi istituzionali. Abbiamo seri dubbi sulla capacità eventuale di Andrea Lo Cicero a ricoprire incarichi istituzionali, visto che si presenta con un biglietto da visita dal linguaggio omofobo. L’omofobia si alimenta anche con frasi negative e discriminanti come la sua. Soprattutto tra i giovani e nello sport a maggior ragione se con ruoli politici c’è bisogno di un linguaggio rispettoso e aperto, non di raschiare il barile della banalità machista”.
Come se non bastasse, un altro capitolo rischia di compromettere la nomina ad assessore di Lo Cicero nel caso in cui Raggi vinca il ballottaggio contro Giachetti. Sulla pagina Facebook del comitato per la candidatura olimpica di Roma 2024, infatti, c’è un video girato a maggio durante una festa agli Internazionali di tennis al Foro Italico in cui il rugbista si esprime a favore dei Giochi nella capitale.
“Roma è pronta a tutto- dice il Barone nel video- per lo sport riesce a ottenere dei risultati incredibili”. Una frase che certo stona con la linea anti-Olimpiadi di Raggi e del Movimento Cinque Stelle.
(da “La Repubblica”)
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