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ROM, PANNOLINI E FUNIVIE: ASPIRANTI SINDACI DEL SURREALE

Giugno 18th, 2016 Riccardo Fucile

L’INSOLITO VOCABOLARIO CHE HA ANIMATO LA SFIDA ROMANA

Il candidato del Pd, Roberto Giachetti, sollecitato da Sky sul suo stato patrimoniale, ha detto di possedere «due casaletti a Subiaco», il paese del Frusinate in cui sono nati Gina Lollobrigida e Ciccio Graziani.
Da allora gli animi si sono infiammati sulle titolarità  rurali, rapidamente evolute a villoni con piscina adibite ad agriturismo. La piscina in effetti c’è, l’agriturismo no, ha detto Giachetti, perchè per aprire un agriturismo bisogna essere agricoltori. «E io agricoltore non sono». Purtroppo, avrebbe dovuto dire Raggi.
Curriculum  
Il mitico curriculum, arma intelligente di selezione grillina, stavolta ha mostrato qualche limite. Il curriculum di Virginia Raggi per esempio non contempla la collaborazione con lo studio Previti, la partecipazione a una società  vicina a Gianni Alemanno e un discusso incarico di recupero crediti alla Asl di Civitavecchia. Lei ha replicato col bisillabo più assertivo del decennio: «Fango!»
Cultura
Che libri leggono gli sfidanti? Giachetti ama Il libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa, La provincia dell’uomo di Elias Canetti e Il mestiere di vivere di Cesare Pavese. La cultura di Raggi si è formata sui testi di ispirazione per il grillismo: E io pago di Daniele Frongia e Laura Maragnani, Grande raccordo criminale di Floriana Bulfon e Pietro Orsatti e I Re di Roma, di Lirio Abbate e Marco Lillo. Quest’ultimo, accidenti, autore del fango sul Fatto di ieri a proposito dell’Asl di Civitavecchia.
Rom  
Venuti meno Matteo Salvini e Giorgia Meloni, si è continuato a discutere sul destino da riservare ai Rom. Giachetti fa il legalitario e si affida vagamente alle indicazioni europee di progressiva chiusura dei campi. Raggi fa la rivoluzionaria, vuole un censimento anagrafico e patrimoniale negli accampamenti di modo da imporre ai bambini la scuola e agli abbienti l’acquisto di una casa. Grande la curiosità  di scoprire i sistemi di imposizione del rogito.
Rifiuti  
Spiace dover riservare più spazio a Raggi che a Giachetti, ma le idee del Movimento sono sempre più interessanti, diciamo così. Mentre Giachetti punta alla riorganizzazione della municipalizzata per abbassare la tassa comunale, Raggi segue le innovazioni green, vuole ridurre gli imballaggi, incentivare mercatini dell’usato e reintrodurre i pannolini lavabili per infanti. Poi toccherà  reintrodurre le lavandaie.
Amatriciana  
Ci sono state tante gaffe. A cominciare da quella che poi gaffe non è, sulla funivia urbana. Tutti hanno deriso Raggi ma è un progetto allo studio ovunque. Giachetti ha sbagliato a citare una linea della metro e ha garantito che «il Pd non ha un programma». Poi se ne è procurato uno. Raggi, millesima a usare l’espressione «all’amatriciana» (a proposito del patto del Nazareno a livello romano), è stata così sfortunata da far arrabbiare il sindaco di Amatrice. In effetti, visti i guanciali di Amatrice, un sindaco all’amatriciana sarebbe un sindaco meraviglioso.
Alleati  
Giachetti è erede di Mafia capitale, del sistema di potere del Pd, dell’intera casta politica. Raggi peggio, visto che l’appoggiano non soltanto i leghisti e i meloniani, ma anche Casapound e Gianni Alemanno. Almeno, di questo si discute. Lei si è scocciata e Alemanno ha precisato: «Non voto per te, voto contro il Pd». Senso civico di un ex sindaco. Auguri a tutti.

Mattia Feltri
(da “La Stampa”)

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VERSO IL CAMPIDOGLIO, MA SENZA TRASPARENZA: LA RAGGI SEMBRA DIVENTATA GHEDINI E SFUGGE SUL CASO CONSULENZE

Giugno 17th, 2016 Riccardo Fucile

CHIUSURA CON NERVI TESI DELLA CAMPAGNA A OSTIA, VIRGINIA BLINDATA DA UN CORDONE SANITARIO,   CON IL TUTOR DI MAIO E LO STAFF… RISCHIO AVVISO DI GARANZIA… E I NOMI DEGLI ASSESSORI NON VENGONO FATTI

Eccola uscire da un bar di piazza Bologna, incalzata dai cronisti: “Fango”, “solito fango” dice Virginia Raggi, visibilmente contrariata.
Eccola sul palco ad Ostia, sul far della sera: “Continuano ad infangarmi. Non abbiamo paura del loro fango”.
Innominata sia la parola Civitavecchia, sia la parola Asl, ovvero gli incarichi che non avrebbe dichiarato al Comune, secondo quanto prescrive la Severino.
E che non avrebbe dichiarato punto e basta, in nome della trasparenza, anzi della Trasparenza, principio guida del Movimento 5 Stelle.
“Fango”. Dice proprio così la Raggi. Come una Santanchè dei tempi d’oro di fronte a un titolo di Repubblica, come un Ghedini qualunque di fronte alla foto di una nuova olgettina.
Non dice: “non è vero”, “vi spiego in cosa consiste questa storia degli incarichi a Civitavecchia”, “sono a pronta a spiegare perchè avete preso un abbaglio”, “ora vi dico la mia su questi incarichi”, “poichè la trasparenza è la mia bussola, fate tutte le domande che volete”.
Insomma, la Raggi non risponde. E non agli avversari, ma alla questione sollevata da un giornalista rigoroso, Marco Lillo, firma di un quotidiano non ostile come il Fatto. Alle 8 di sera, sotto il palco, l’euforia da possibile vittoria è pari alla sindrome del complotto, nello staff della Raggi: “Proprio oggi hanno scritto”, “Così non ci danno il tempo di rispondere”, “ci vogliono azzoppare”.
Poco importa che è esattamente il contrario. E la notizia sarebbe stata più nociva qualche girono fa perchè avrebbe avuto il tempo di diffondersi. Sia come sia, sporca la festa annunciata.
Ansia, nervosismo, timore del passo falso, proprio all’ultimo.
Luigi Di Maio non lascia mai Virginia da sola. L’avvolge quasi col corpo, sul trenino che porta a Ostia, proteggendola dal contatto coi giornalisti: “Che ti dice tuo figlio in questi giorni?”. E lei: “L’altro giorno mi ha detto che se divento sindaco devo riparare i bagni dei maschi dell’asilo. E pure quello delle maestre”.
Arriva pure Castaldo, l’eurodeputato del direttorio: “Ma non è che poi siccome diventi sindaco tuo figlio si sente abbandonato e vota Pd?”. Sorride la Raggi, come chi ha ricevuto un assist: “Quando mio figlio avrà  18 anni, il Pd sarà  morto”.
Vietato parare di Civitavecchia. Fuori dalla stazione c’è una macchina. Passo svelto, sale la Raggi, sale Di Maio. Da giorni il suo staff lavora a tempo pieno per la Raggi. L’ultimo lavoro è appurare se sugli incarichi di Civitavecchia rischia l’inscrizione al registro degli indagati, come dice l’ex pm Alfonso Sabella.
Passa Paola Taverna, romana doc, una che non si sottrae: “Se pensano de facce paura se sbagliano… Non sanno più come colpirci. Ce vogliono mandà  n’avviso de garanzia? E ce lo mandassero. Poi vedemo”.
Per un giorno, e che giorno, il Pd fa il grillino coi grillini, con Civitavecchia che diventa l’ombelico del mondo e un paio di incarichi regolari di poche migliaia di euro evocati come neanche la maxi tangente-Enimont.
I pentastellati, invece, hanno la reazione dei partiti tradizionali. Dalla “trasparenza” usata come una clava, contro gli avversari, contro Pizzarotti, contro tutti, all’evocazione del “fango”, a mo’ di scudo, per non rispondere.
A proposito, l’ansia di giornata brucia anche il proposito di annunciare tutta la giunta prima del voto.
La Raggi dà  i quattro nomi che circolavano da giorni: Paolo Berdini all’Urbanistica, Paola Muraro alla Sostenibilità , Andrea Lo Cicero allo Sport e Luca Bergamo alla Crescita culturale.
Mancano le caselle chiave, come il Bilancio.
Pare che alcuni si sono sfilati, su altri ci sono dei dubbi, altri non si vogliono esporre prima: “Quando chiamerà  da sindaco sarà  tutta un’altra storia”.
Altro capitolo della trasparenza tradita.

(da “Huffingtonpost“)

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IL MAGISTRATO SABELLA: “L’AVVISO DI GARANZIA ALLA RAGGI E’ UN ATTO DOVUTO”

Giugno 17th, 2016 Riccardo Fucile

“REATO CONTINUATO DI FALSO IDEOLOGICO IN ATTO PUBBLICO”

Alfonso Sabella è innanzitutto un magistrato.   E, sul caso Raggi, si dice certo sull’esito, analizzate le carte: “A questo punto l’avviso di garanzia alla Raggi è un atto dovuto. Per colpa o per dolo siamo davanti all’ipotesi di reato continuato di falso ideologico in atto pubblico”
Mettendo in fila i tasselli del mosaico, svelati da Marco Lillo sul Fatto.
Virginia Raggi ha ricevuto dalla Asl di Civitavecchia due incarichi legali di recupero crediti per un totale di 13 mila euro ottenuti dall’Asl di Civitavecchia.
Uno nel 2012, l’altro nel 2014. In quest’ultimo caso, la Raggi, già  consigliera al Campidoglio, ha assunto l’incarico nonostante non facesse parte dell’albo di professionisti istituito nel novembre 2012 da cui, per regolamento, bisogna scegliere i nomi dei legali a cui rivolgersi.
Sono incarichi che la candidata dei 5Stelle non solo non dichiara nel suo famoso curriculum pubblico, dove ha omesso anche la sua collaborazione con lo studio Previti, ma neanche nei documenti ufficiali che un consigliere comunale ha l’obbligo di compilare.
Si limita solamente a dichiarare una parte del compenso nel 2015. Ovvero quando è arrivata la prima fattura.
Questa è la sua linea difensiva. E qui Alfonso Sabella è utile a capire la vicenda, anche nel suo ex ruolo di assessore alla Legalità , chiamato da Marino dopo Mafia Capitale: “Fui io a controllare le autocertificazioni e, guarda caso, la Raggi dichiara l’incarico dopo che iniziano i controlli, non prima”.
Si spieghi meglio.
Quello che mi colpisce è che la Raggi dichiara il suo incarico del 2012 solo nel 2015, cioè dopo che scoppia Mafia Capitale e dopo che, arrivato in Campidoglio, tra le prime cose che faccio c’è quella di controllare le autocertificazioni.
E l’altro incarico?
Non ne ho traccia.
Dice La Raggi: l’ho dichiarato quando ho emesso fattura.
Calma. Stiamo alla legge altrimenti si fa confusione. La legge e il modulo predisposto dal Comune prevedono che devi dichiarare i compensi percepiti e gli incarichi ricevuti dalla pubblica amministrazioni comunque comportanti oneri a carico della finanzia pubblica. Capito? Devi dichiarare l’incarico, non il compenso.
Dunque: se ho un incarico lo devo dire, anche se sarò pagato in seguito
Certo, e si capisce il principio di trasparenza cui è ispirata la norma. I cittadini non vogliono sapere quali incarichi hai non quanto guadagni. Per questo nel modulo c’è scritto: data dell’inizio dell’incarico e quanto dura. Ebbene, la Raggi non dichiara l’incarico del 2012 nè nel 2013, quando diventa consigliere comunale, nè nel 2014. Ma solo nel 2015, dopo che è scoppiata Mafia Capitale e dopo che io iniziai a verificare le autocertificazioni.
Il legale della Raggi dice: lo ha comunicato al Comune.
Non è vero: nelle autocertificazioni non c’è. Vada a controllare, lei che è un giornalista preciso. Io ne sono certo. Ripeto: non conta quando emette fattura, conta per la legge se dichiara o no l’incarico.
Effettivamente, la Raggi non dichiara l’incarico. Ecco il documento del Comune:
Però, Sabella, quella della Raggi potrebbe essere solo una svista.
Tutto potrebbe essere. Ma colpa o dolo lo accerterà  il giudice. A questo punto l’avviso di garanzia alla Raggi è un atto dovuto. Per colpa o per dolo siamo davanti all’ipotesi di reato continuato di falso ideologico in atto pubblico. La Raggi, infatti, nel 2013 e nel 2014, ha fornito due false autocerficazioni dichiarando di non aver avuto incarichi della Pubblica Amministrazione con oneri a carico della finanza pubblica, qual è invece l’incarico conferitole dalla Asl di Civitavecchia. Questo dal punto di vista giudiziario. Dal punto di vista politico poi…
Dal punto di vista politico.
Non vedo la differenza con Ignazio Marino. Anche per lui era un indagine per quattro scontrini. Mi colpisce che un avvocato che si candida a sindaco commetta questo tipo di errori. E’ una vicenda politicamente molto rilevante.
Insomma, per lei l’avviso di garanzia è un atto dovuto. Ma è eleggibile o no ai sensi della Severino?
Per me è eleggibile. Non trattandosi di reato contro la pubblica amministrazione e non essendo realisticamente ipotizzabile una pena superiore a due o tre anni di reclusione — in casi del genere la condanna è due o tre mesi – un’eventuale condanna non comporta ineleggibilità  o incandidabilità .

(da “Huffingtonpost“)

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LA RAGGI DOVREBBE RIMETTERE IL MANDATO RICEVUTO DALLA ASL DI CIVITAVECCHIA

Giugno 17th, 2016 Riccardo Fucile

LA ASL PER TRE ANNI HA IMPEDITO ALLA CORTE DEI CONTI DI ACCERTARE LA VERITA’ SUI CONTI DELL’AZIENDA

L’avvocato Virginia Raggi nell’ultima corsa verso il Campidoglio dovrebbe sbarazzarsi di una zavorra: i due incarichi legali di recupero crediti per complessivi 13mila euro per i quali ha incassato finora un acconto di 1.878 euro.
Entrambi sono stati affidati dall’Asl Roma F di Civitavecchia per fare causa al dottor Giuseppe Crocchianti, deceduto a febbraio: il primo da 8mila è del luglio 2012; il secondo da 5mila del luglio 2014, quando Raggi era già  consigliera M5S.
Il secondo incarico è stato affidato nonostante ci fosse un regolamento che imponeva di scegliere professionisti iscritti all’albo creato dall’Asl nel novembre 2012: Raggi non ne faceva parte ma il direttore generale Giuseppe Quintavalle sostiene che conosceva il “delicato” caso in virtù del precedente incarico.
Nel 2012 non c’era l’albo e i professionisti erano scelti sulla base di cinque requisiti, il primo dei quali era “l’esperienza o comprovata specializzazione”.
Virginia Raggi, prescelta tra migliaia di avvocati, dichiarava 17.278 euro di reddito netto al fisco e non ha mai voluto spiegare al Fatto chi l’ha segnalata alla Asl ma, a prescindere da questo, farebbe bene a rimettere i due incarichi.
L’azienda sanitaria non merita la difesa dell’avvocato, ma un attacco politico della ‘cittadina’ Raggi.
Per anni l’Asl ha pagato le fatture gonfiate del Centro Crocchianti, che chiedeva mille euro per prestazioni chirurgiche mentre effettuava solo yag laser da 75euro.
Le ispezioni interne dell’Asl già  nel 2009 avevano verificato che nel 2006, su 3.895 ricette analizzate dagli ispettori “2.337 hanno presentato anomalie, in quanto è stata rilevata una differenza tra quanto prescritto nella ricetta dal medico e quanto trasmesso telematicamente dal presidio (Crocchianti) all’Agenzia di sanità ”.
Questo, dicono gli ispettori, ha portato a un extra-costo “per il Servizio sanitario regionale pari a euro 1.922.321”.
Per il primo semestre 2007: “Sono state esaminate 1.735 ricette (…) e 839 hanno presentato anomalie di codifica che hanno portato a una sopravvalutazione di euro 707.718”.
La Regione Lazio era stata informata ai massimi livelli dal direttore sanitario Concetto Saffioti e dal dg Marco Biagini con la nota n. 3098 del 19 settembre 2009. Però solo nel marzo 2012, dopo la prima condanna della Corte dei Conti per le ricette del 2005, la Asl trasmette le carte per il 2006-2007 su questi 2,6 milioni di euro alla magistratura contabile che inizia la sua azione con ritardo.
La sentenza del 2015 dichiara così prescritti ben 2 milioni e 250mila: restano solo 358mila euro recuperabili.
Solo sulla carta però: mentre la Asl tiene le carte in un armadio, Crocchianti vende i suoi immobili di Civitavecchia (appartamenti e un terreno di 16 ettari) e altri creditori pignorano quel poco che è rimasto: un seminterrato di 1,5 vani. Se l’avvocato Raggi ha fatto le visure, come richiesto dal suo incarico, avrà  scoperto che Crocchianti non aveva nulla.
L’Asl ha chiesto all’avvocato Raggi di agire tardi e solo per i 165 mila euro accertati dalla Corte per le prestazioni yag laser del 2005, più altri 293mila chiesti dalla Asl per altre 308 prestazioni simili del periodo 2006-2011.
Però non ha chiesto i 2,6 milioni e ha continuato a riconoscere Crocchianti come interlocutore: il 6 giugno 2013 Crocchianti firma con l’attuale direttore generale Quintavalle il contratto-accordo che regola i rapporti dopo l’accreditamento definitivo concesso nel luglio 2012 dalla Regione.
L’attuale direttore generale Quintavalle iniziò la sua carriera a Civitavecchia nel 2002 da direttore sanitario. Regnava Storace. Nel 2005 Rifondazione Comunista e i Ds lo criticarono perchè lui, che in teoria doveva controllarlo, accompagnava il candidato Crocchianti (Lista Storace) durante la campagna elettorale in una struttura della Asl.
Quintavalle è un manager buono per tutte le stagioni.
Dopo tre anni di purgatorio torna direttore sanitario con la sinistra dopo le dimissioni di Marrazzo. Confermato da Renata Polverini, è stato promosso direttore generale da Zingaretti nel 2014.
I rapporti di Quintavalle con Storace sono altalenanti. Nel 2014 l’ex governatore fa un’interpellanza regionale contro Quintavalle sulla residenza sanitaria Bellosguardo. Nel 2015 Quintavalle firma una delibera per dare 19 mila euro in cambio di spazi pubblicitari per la Asl nel 2015-2016 proprio sul Giornale d’Italia di cui Storace è direttore e azionista.
Lo stesso Quintavalle firma la delibera per il secondo incarico alla M5S Raggi da 5 mila euro nel 2014. Raggi dovrebbe recuperare dal nullatenente Crocchianti altri 416mila euro pagati nel 2014 dalla Asl a un creditore di Crocchianti.
Quel pagamento è frutto di un errore compiuto nel 2005 dall’azienda sanitaria e dalla Regione, che certificarono di avere un debito verso Crocchianti, in realtà  inesistente. La Raggi lo sa perchè c’è scritto nella delibera che le affida l’incarico.
Invece di accanirsi inutilmente da avvocato contro il defunto Crocchianti, Raggi dovrebbe rimettere il mandato e suggerire ai colleghi M5S un’interpellanza a Zingaretti per capire perchè nessuno finora ha pagato per questi errori.

Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano”)

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LA RAGGI HA MENTITO: TENUTE NASCOSTE DUE CONSULENZE DALLA ASL DI CIVITAVECCHIA

Giugno 17th, 2016 Riccardo Fucile

IN UN CASO NON POTEVA ACCETTARE L’INCARICO, IN QUANTO NON ISCRITTA ALL’ALBO PROFESSIONALE DA CUI LA ASL POTEVA ATTINGERE CONSULENTI… COME HA FATTO A OTTENERE L’INCARICO?

Due incarichi legali di recupero crediti per un totale di 13 mila euro ottenuti dall’Asl di Civitavecchia.
È l’ultimo dettaglio del passato professionale di Virginia Raggi, su cui subito si è scatenata la polemica. La candidata pentastellata, per le prestazioni, avrebbe incassato finora un acconto di 1.878 euro, come riporta il Fatto Quotidiano.
La parcella prevede 8.000 euro per il primo incarico, del luglio 2012, e 5.000 per il secondo, risalente al 2014.
In quest’ultimo caso, sottolinea Marco Lillo sul Fatto, la Raggi, già  consigliera al Campidoglio, non avrebbe dovuto accettare l’incarico poichè non faceva parte dell’albo di professionisti istituito nel novembre 2012 da cui, per regolamento, bisogna scegliere i nomi dei legali a cui rivolgersi.
La causa dell’azienda sanitaria locale era contro il dottor Giuseppe Crocchianti, deceduto a febbraio: il compito della Raggi era quello di recuperare una somma pari a 860 mila euro.
Il governatore del Lazio Nicola Zingaretti ha disposto una indagine: “Io non ne sapevo nulla – ha esordito l’esponente Pd – Un presidente della Regione, come è ovvio, non interviene nelle singole decisioni gestionali che spettano agli apparati amministrativi. Ma di sicuro è mio dovere verificare che queste scelte avvengano nel pieno rispetto dei criteri di legittimità  e opportunità . Ho appena chiesto alla Asl di Civitavecchia di relazionare sulle ragioni che hanno portato ad affidare l’incarico in questione, il suo oggetto e l’importo e, cosa più importante, i risultati raggiunti dalla Asl grazie al lavoro che avrebbe dovuto essere svolto”.
Dure critiche alla Raggi dai vertici del Pd.
Il senatore Stefano Esposito commenta “con una certa apprensione” il fatto che “Virginia Raggi, sarà  lo stress della campagna elettorale, soffre di continue amnesie. Oggi scopriamo, dopo che anche in TV ci ha raccontato di vivere solo dello stipendio di consigliera comunale, che nel 2014 ha ricevuto dalla Asl di un Comune amministrato dai 5 stelle un incarico per recuperare soldi da uno che oggi è morto. Consulenza da 13 mila euro che lei si è sempre dimenticata di citare, anche da ultimo nel dibattito su Sky. Una ennesima amnesia proprio come quella sullo studio Previti e sulla società  di cui era Presidente, società  legata al braccio destro di Alemanno, Panzironi”.
Anche Alessia Morani, vice capogruppo Pd alla Camera, si interroga sui “buchi nella sua memoria”. “La telenovela delle amnesie di Virginia: consulenze dalla Asl nel Comune grillino di Civitavecchia – scrive in una nota – Non lavorava solo come consigliera? La trasparenza e la Raggi non vanno proprio d’accordo”.

(da agenzie)

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LA PREDESTINATA NON HA RISPOSTE: LA RAGGI EVITA QUALCHE DOMANDA, SCIVOLA SULLE OLIMPIADI E NON DICE SE E’ CREDENTE

Giugno 16th, 2016 Riccardo Fucile

NEL CONFRONTO TV TUTTI I LIMITI DELLA CINQUESTELLE… GIACHETTI E’ PREPARATO E COLTO, SI ARRABBIA SOLO SULLA DOMANDA CIRCA LE SUE PROPRIETA’

Molto tesi entrambi, Raggi osa un tono viola sotto la giacchetta, Giachetti ribadisce la camicia bianca senza cravatta e si dimostra facilmente il candidato più competente. Invece Raggi evita molte domande: rimanda sulle Olimpiadi, non ha ancora la giunta, persino a chi dedicare una strada vuole farlo scegliere agli elettori — mentre il suo avversario naturalmente ha in testa Pannella.
La grillina rovescia sul candidato del Pd la condizione pesante in cui si trova la Capitale: «Perchè non avete fatto negli ultimi venti anni quello che promettete adesso?»
Sul Campidoglio trasformato in studio televisivo la sfida è uno spettacolo.
Gianluca Semprini di Sky Tg 24 chiede ai due contendenti persino di rivolgersi direttamente al «cecato», Carminati.
Poi butta una carta in terra («mi fate la multa?») e va sul personale: «Siete credenti?» Raggi non lo dice, Giachetti si dichiara «agnostico».
Domande anche sui redditi e le proprietà , e qui Giachetti si mette un po’ sulla difensiva a proposito dei due casali, o «casaletti», che possiede a Subiaco. Recupera sul mega debito della città .
Se Raggi propone «un audit» e la rinegoziazione, il vice presidente della camera dice che «è un bene scoprire che non vuole più protestare una parte del debito, aprendo la via al default».
Lei piuttosto calca la mano sulla dimensione del debito: «Adesso è a 13 miliardi, ma prima della gestione commissariale era 22 grazie al Pd».
«Segnalo alla Raggi — la replica di Giachetti — che questi mutui risalgono a trent’anni fa quando il Pd non esisteva ancora».
L’applauso è il primo convinto per il candidato Pd. Che subito dopo ammette: «Adesso non si possono pagare meno tasse». «L’aveva promesso, ora è lui ad aver cambiato idea», risponde Raggi.
A proposito di Olimpiadi, il candidato Pd si mette a parlare di sè in terza persona, «Giachetti è favorevole», e la candidata grillina lo sferza: «È agghiacciante che voglia puntare tutto su un evento futuro e incerto, un buon cuoco deve cucinare con gli ingredienti che ha in frigo» — si vede che la battuta è preparata.
Preparati i due lo erano certamente sulle buche, Giachetti scivola sull’«asfaltamento della città » ma annuncia che punterà  sui maxi appalti «e mi affiderò alla consulenza di Alfonso Sabella».
Raggi invece, e qui si vede la prima differenza nelle proposte, dice che «dobbiamo evitare di dare appalti solo a grandi ditte».
Sul tema asili nido, per Raggi è «meschino promettere di abbassare le rette in campagna elettorale». Giachetti le fa notare che «ogni tanto bisognerebbe anche dire quello che si ha in testa, io metterei sul sociale tutti i soldi recuperati».
E il candidato Pd se la cava con la domanda sui municipi.
Se la candidata a 5 stelle confonde l’undicesimo con il sedicesimo, Giachetti, che al comune (con Rutelli) ha lavorato, riconosce il quattordicesimo e può anche proporre il recupero di un forte, in zona.
Finale su Atac, i pullman. «Bisogna proseguire sull’opera di risanamento», dice Giachetti. Ma lo scontro si accende sui nuovi autobus.
Giachetti dice che ne vuole comprare 170, Raggi tira fuori un documento che prova che sono già  stati comprati. Giachetti dice che allora è merito del Pd, Raggi lo gela: «Questa gara l’ha fatta Tronca, non il Pd».
Ma nell’appello finale la candidata grillina finisce per citare il tormentone renziano: «Noi vogliamo cambiare verso».

Andrea Fabozzi
(da “il Fatto Quotidiano“)

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LA ROMA AVVERTE LA RAGGI: “SE FERMERA’ LO STADIO FAREMO RICHIESTE DANNI MILIONARIE”

Giugno 15th, 2016 Riccardo Fucile

“E’ STATO AUTORIZZATO E ALCUNI INVESTIMENTI SONO GIA’ STATI FATTI”… OPERA A CARICO COMPLETO DEI PRIVATI E 400 MILIONI DI LAVORI DI URBANIZZAZIONE A FAVORE DEL COMUNE

Se la prossima Giunta di Roma Capitale farà  passi indietro sul progetto dello Stadio della Roma nell’area di Tor di Valle andrà  incontro ad azioni legali e richieste di risarcimento milionarie.
E’ un’extrema ratio che al momento, dice Mauro Baldissoni, direttore generale dell’As Roma, non viene presa in considerazione, chiunque sarà  il vincitore del ballottaggio di domenica prossima nella Capitale tra Virginia Raggi e Roberto Giachetti.
Ma che comunque non viene esclusa quando gli vengono fatte notare le perplessità  espresse da esponenti del Movimento 5 Stelle e dalla candidata Raggi sul progetto del nuovo Stadio della Roma fortemente voluto dal presidente James Pallotta.
“È un buon progetto e sono sicuro che chiunque lo conosca bene non possa che sostenerlo”, aggiunge Baldissoni.
“Come peraltro già  dicono di fare tutti i candidati, in modalità  diverse. Ora siamo in una fase amministrativa del progetto, in cui le valutazioni sono solo di tipo tecnico. Non spetta al futuro sindaco fare valutazioni politiche, se vorrà  assumersi la responsabilità  di opporsi al progetto – ma lo ritengo improbabile – dovrà  assumersi anche i costi, visto che è stato autorizzato e molti investimenti sono stati già  fatti”.
Costi che superano “i 100 milioni di euro”, mette in chiaro Baldissoni nella sede della società  di comunicazione e consulenza Comin&Partners, dove insieme a Giovanni Marroccoli, (Operations & Managing Director-Italy di Lend Lease) e Simone Contasta (Responsabile Progetto Tor di Valle – Parsitalia Real Estate), ha presentato ai giornalisti il progetto definitivo appena consegnato. “Ci sono una serie di qualità  progettuali mai viste a Roma, non si tratta di una lottizzazione, non è quel tipo di progetto”, assicura Contasta.
Sullo stadio della Roma la candidata sindaco del Movimento 5 Stelle Virginia Raggi ha assunto una posizione più cauta rispetto a quella presa sulle Olimpiadi di Roma 2024 intorno alle quali sta ruotando lo scontro politico pre-ballottaggio, ma comunque controversa e foriera di preoccupazioni per gli investitori: “Lo stadio si può fare se rispetta la legge e il Piano regolatore. Ma prima vogliamo ripristinare la legalità  che a Roma manca. Al momento il progetto definitivo non è stato integralmente depositato, aspettiamo le carte”, ha dichiarato Raggi il 10 giugno.
Toni più morbidi rispetto a quelli usati a marzo scorso, quando aveva espresso forti dubbi sulla scelta del sito fatta dalla società  sportiva: “Da sempre sullo stadio abbiamo espresso il nostro più totale favore, ma non può essere costruito in quell’area. Invitiamo a individuare un altro sito”.
E’ un capitolo delicato quello dell’area indicata dalla As Roma per l’edificazione del nuovo Colosseo del calcio e delle opere connesse.
“Non si può dire ‘lì no’ perchè la scelta del sito è stata fatta con lunghe procedure seguendo le indicazioni di due giunte comunali, quella di Marino e quella di Alemanno”, dice Baldissoni.
E’ una replica nemmeno tanto velata a Virginia Raggi che sempre a marzo non escludeva l’ipotesi di ritirare la delibera di pubblica utilità  dello stadio nella zona di Tor di Valle: “Magari la ritiriamo e lo facciamo da un altra parte”.
In un’intervista a Radio Radio la grillina avvertiva: “Tor Di Valle allo stato attuale appare una operazione speculativa, alla quale noi ci opponiamo” perchè “prevede un milione di metri cubi di cemento di cui solo il 14 per cento è stadio. Il resto sono uffici e centri commerciali. Nel quadrante sud est ci sono delle aree che si prestano al progetto, Tor Vergata sembrerebbe”.
Tuttavia, le parole della Raggi di pochi giorni fa (“aspettiamo le carte”) vengono lette come un segnale di distensione rispetto alla posizione inizialmente oltranzista. Posizione cavalcata però anche da altri esponenti vicini al Movimento 5 Stelle.
In primis dal “candidato” assessore M5S all’Urbanistica e al Patrimonio Paolo Berdini che pochi giorni fa su Radio Radicale ha accusato l’amministrazione uscente di non aver svolto una efficace regia pubblica “perchè il progetto del nuovo Stadio comporta un miliardo di euro di mancato incasso”.
Soldi che potrebbero essere spesi, secondo Berdini, per altre opere.
L’uscita di Berdini ha innescato la reazione di Giovanni Caudo, ex assessore all’Urbanistica con Marino, che in un post su Facebook ha replicato che “non c’è nessun miliardo di mancato incasso di oneri per il Comune, semmai il contrario”, difendendo l’operato della giunta Marino che “ha invece condizionato il sì al progetto dello Stadio alla realizzazione di opere pubbliche extra (quindi oltre quelle previste dagli standard di legge) per circa 200 milioni di euro”.
L’urbanista Berdini, dato per certo come assessore in un’eventuale giunta M5S, ha da molto tempo espresso rilievi sul progetto Tor di Valle: già  un anno e mezzo fa criticava la scelta del sito: “Nessuna legge vietava che il sindaco Marino imponesse di costruire lo stadio in un altro quadrante della città , dove gli oneri di urbanizzazione dovuti per legge e i maggiori oneri dovuti alla contrattazione urbanistica, avrebbero prodotto un beneficio più ampio per l’intera popolazione romana”, scriveva Berdini in un suo blog sul FattoQuotidiano.it .
“E’ un progetto interamente finanziato dai privati che ha un valore di 1,7 miliardi di euro, di cui più di 400 milioni spesi per opere pubbliche”, ha dichiarato Contasta.
“Si tratta di circa il 30% delle risorse stanziate che va in lavori di compensazione traducendosi in benefici per la collettività . Una percentuale in linea con quella europea”.
Sono diversi gli interventi infrastrutturali previsti dal progetto: ponte carrabile sul Tevere e viadotto di approccio, svincolo dell’autostrada Roma-Fiumicino, riunificazione e messa in sicurezza della via Ostiense, ponte ciclopedonale della Magliana, prolungamento di tre chilometri della linea B della metropolitana a Tor di Valle con ponte che si andrà  ad affiancare alla linea della Roma-Lido, la messa in sicurezza del Fosso del Vallerano (al di fuori del perimetro dell’area di intervento ma a rischio allagamento)
Gli attori in campo hanno quindi messo sul tavolo tutti i punti di forza del progetto che dovrebbe trasformarsi in realtà  in vista della stagione calcistica 2019/2020. “Abbiamo scelto un’area, Tor di Valle, già  prevista come edificabile: il nostro intervento sarà  di riqualificazione urbana di una zona degradata che andrà  ad unire due quadranti della città “, dice Contasta.
Ma la scelta del quadrante, per ora, resta il punto più divisivo tra le posizioni assunte dai due candidati al ballottaggio.
Di certo c’è l’appoggio di Roberto Giachetti: “Il posto dove fare lo stadio della Roma lo scelgono i privati. E’ un intervento tutto privato che lascerebbe 400 milioni di opere di urbanizzazione. Possiamo dire sì o no, non possiamo dire lo facciamo da un’altra parte. Il Consiglio comunale ha già  preso una decisione e M5S ha votato contro”, ha detto il candidato Pd dal palco di Unindustria.
Ma bisognerà  aspettare il risultato dei ballottaggi per capire come si muoverà  la futura giunta. “Sono convinto che nessuno possa immaginare di rinunciare a questo progetto. Non abbiamo incontrato i candidati ma sicuramente vedremo il nuovo sindaco dopo che sarà  eletto”, ha detto Baldissoni.
Resta sul tavolo l’incognita Raggi, se venisse eletta sindaco di Roma: in tal caso, qualora nel Movimento 5 Stelle dovesse prevalere la linea dura sullo Stadio di Tor di Valle, la prima cittadina della Capitale sa già  di dover fare i conti con una richiesta di risarcimento danni per milioni di euro.
È avvisata.

(da “Huffingtonpost“)

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CONFRONTO RAGGI-GIACHETTI, E’ FINITO IL FAIRPLAY

Giugno 13th, 2016 Riccardo Fucile

TRA COLPI BASSI E IRRISIONE IL PRIMO TESTA A TESTA IN TV

La competizione è spazzata via dal risentimento.
Tutta la rabbia del mondo di sotto è riassunta negli occhi duri di Virginia Raggi. Forse nemmeno importa che lei dica cose sagge o cose sciocche, che davvero abbia l’idea sovvertitrice degli umani destini, o spacci due soldi di buon senso per la sezione aurea della politica; importa che l’avversario, Roberto Giachetti, abbia un moto di cavalleria e le riconosca coraggio e giusta ambizione, e lei lo ripaghi con un colpo basso: «E’ stato sincero soltanto quando ha detto di non avere le qualità  per governare Roma». Chissà  quanti saranno stati felici di sentirsi nei suoi panni, a sferrare a Giachetti un calcio collettivo, e cioè il calcio degli sfruttati sferrato al Pd e all’intera casta: è questo lo schema di oggi. Perchè Raggi dovrebbe abbandonarlo?
Arriva nello studio di Lucia Annunziata, a In ½ ora, e irride il rivale per le sue «parole al vento», e insinua che «qualcuno» gli avrà  imposto la candidatura, e certifica che non conta più il valore delle persone ma da quale parte della barricata si vuole stare, se «con i partiti che hanno distrutto Roma negli ultimi venti anni» oppure con il nuovo imposto dalla Storia: il Movimento cinque stelle.
Perchè Raggi dovrebbe sorridere se non ha niente di cui sorridere? Perchè essere leali con chi è additato come il campione dei ladri di futuro
Stabilito il punto di partenza, il resto è accademia, è giochetto per iniziati.
Raggi riesce a proporre la bizzarria della ristrutturazione e della non onorabilità  del debito, simultaneamente, ma conterà  di più dell’enorme essenza del buco e dell’indisponibilità  dei romani a considerarsene corresponsabili?
Riesce ad attribuire al dirimpettaio l’intenzione di salvare l’Atac (l’azienda dei trasporti) con l’ingresso dei privati, quando invece ha detto che prima va risanata e poi eventualmente in parte venduta, ma se ne interesserà  qualcuno di quelli già  impegnati nella purificazione della civiltà ?
Riesce a dichiarare municipalizzata del commercio dei fiori un’azienda creata per cercare una sede al mercato, e di cui il comune ha soltanto il dieci per cento, ma è un errore di qualche peso davanti al madornale scialo dell’amministrazione?
Riesce ad assumere la millesima posizione sulle Olimpiadi, da ipotesi criminale a ipotesi percorribile («è un’occasione di sviluppo, vediamo che cosa succede a novembre»), ma scuoterà  le coscienze più di quanto le scuotano le buche per strada o le crepe sui muri della scuola?
Riesce a immaginare un censimento sociosanitario e patrimoniale nei campi rom, di modo che «chi ha i soldi si compri una casa» e chi non ha lavoro «vada a lavorare», ma l’impossibile a portata di mano non è precisamente nella natura dei cinque stelle e nella scostante sicumera della sua candidata
Dunque a Giachetti è rimasto lo spazio del comprimario, così scarsamente armato di furia catartica, al massimo di buona creanza, di una apprezzabile esperienza in Campidoglio al fianco di Francesco Rutelli, di qualche soluzione sui conti e sulle municipalizzate figlia di qualche competenza, di un casellario giudiziale su cui nemmeno i grillini hanno niente da ridire.
Gli è toccato perdere tempo per precisare il nulla, e cioè che si era giudicato inadatto al governo di Roma perchè il compito gravoso impone umiltà .
Soprattutto gli è toccato di scendere sul terreno dell’avversario con gli effetti speciali, il biglietto dell’autobus gratuito per gli ultrasettantenni e a metà  prezzo per i minori di vent’anni, il progetto di dare più luce alla città  di notte, e gli è toccato di farlo, e fino in fondo, proprio all’ultimo minuto per ricordare a Raggi che il sindaco di destra da cui partì il “sistema-Buzzi”, evocativo di Mafia capitale, e cioè Gianni Alemanno, voterà  per lei.
Gli sarà  servito a poco, giusto a confermare che la situazione è irrimediabile.

Mattia Feltri
(da “la Stampa”)

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RAGGI E GIACHETTI ORA SI CONTENDONO IL SANTINO BERLINGUER

Giugno 12th, 2016 Riccardo Fucile

RISPONDONO A FASSINA E IGNORANO MARCHINI… MENTRE CONTINUA IL RACCONTO “FANTASTICO” DELLA RAGGI SULL’ASSENZA DI COMPETENZA

Siccome è diventato un santino, Enrico Berlinguer è ormai applicabile a ogni ambizione.
Virginia Raggi lo ha citato a proposito dei partiti che «sono soprattutto macchine di potere e di clientela».
Roberto Giachetti, in occasione dei trentadue anni dalla morte, è andato sulla tomba al cimitero di Prima Porta e ha postato la foto su Twitter.
I conti sono tornati per entrambi: Raggi è riuscita a dire che alla profezia del segretario del Pci non è sfuggito nessuno, nemmeno il Pd, e Giachetti ha provato una volta di più a restituire un senso di comunità  alla disillusa sinistra romana.
I concorrenti al ballottaggio sembrerebbero persuasi che ora servono i voti di sinistra, e infatti si sono precipitati a rispondere su Huffington Post alle cinque domande di Stefano Fassina «per decidere il ballottaggio»; impegnati a blandire il cinque per cento di Sinistra Italiana, i due non hanno fatto caso al povero Alfio Marchini, pronto a mettere in palio il suo undici: «Se vogliono un incontro, io ci sono». Niente, non lo vogliono.
Forse hanno anche un po’ schifo – politicamente parlando – dei voti di destra, un tempo ambiti da Matteo Renzi: nelle delicate righe a Fassina, Giachetti ha scritto di sentirsi molto più affine a lui che a Marchini; Raggi ha respinto sprezzante le carinerie di Matteo Salvini («mi pare voti a Milano, quindi…»).
E così ieri mattina faceva tenerezza, in collegamento con SkyTg24, il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, incitare i suoi fan a convergere su Raggi – e su Chiara Appendino. Raggi l’ha ignorato.
Il Pd ha subito addebitato ai Cinque Stelle amici imbarazzanti: dopo Gianni Alemanno e Salvini ecco Brunetta, ha detto il senatore Andrea Marcucci. Miracolo del Movimento: «Riesce a mettere assieme tutta la destra».
È una tattica comprensibile. Giachetti si industria alla riconquista degli alleati a sinistra (e ha incassato volentieri l’appoggio di un paio di parlamentari ex vendoliani) e dunque degli elettori del Pd assenteisti al primo turno.
Quando Renzi ha progettato l’uso del lanciafiamme dentro al partito, Giachetti si è dichiarato «antimilitarista», quando gli organizzatori del gay pride lo hanno invitato in piazza, lui ha soltanto rinviato, «verrò da sindaco», e ha avuto una parola buona anche per gli occupanti del Teatro Valle.
Raggi invece prosegue nell’infinta e fantastica soluzione a Cinque Stelle di considerarsi ed essere considerati migliori per assenza di competenze e di curriculum. Il povero Giachetti, che fra tutti i politici dell’emisfero è il meno iscrivibile alla Casta, viene trattato come l’ultimo bacillo della peste.
La senatrice Paola Taverna ha pensato di ufficializzare l’appartenenza del candidato del Pd alla planetaria associazione a delinquere delle èlite per il possesso «di due casaletti a Subiaco», mentre Raggi l’altra sera, in un incontro a Unindustria, ha stretto la mano al rivale rivolgendogli il solito sguardo di ripugnanza; poi, mentre lui parlava, lei ha preso e se n’è andata.
Sarà  così per l’intera prossima settimana e a cominciare da oggi, quando la coppia si confronterà  a In ½ ora da Lucia Annunziata.
Siamo in grado, senza particolari doti di preveggenza, di anticipare che Raggi attribuirà  i disastri romani, dalle buche alla spazzatura ai trasporti, al ventennio di paritaria alternanza destra-sinistra, e Giachetti risponderà  che, veramente, gli ultimi due sindaci, Gianni Alemanno e Ignazio Marino, hanno dichiarato di votare per i Cinque Stelle.
Il resto sarà  la conseguenza per quel che resta della campagna elettorale: dopo Berlinguer, sarà  il regno della fantasia.

Mattia Feltri
(da “La Stampa”)

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