Maggio 14th, 2016 Riccardo Fucile
META’ DEI VOTI VERSO L’ASTENSIONE, IL 25% ALLA RAGGI E L’ALTRO 25% A GIACHETTI… MA QUALCUNO NON ESCLUDE ERRORI VOLONTARI
E’ stato depositato ufficialmente al Consiglio di Stato l’appello contro la sentenza con la quale nella tarda
serata di ieri il Tar del Lazio ha confermato l’esclusione delle liste di appoggio alla candidatura di Stefano Fassina a sindaco di Roma per le consultazioni del 5 giugno prossimo. La terza sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Luigi Maruotti, deciderà lunedì sull’appello proposto. L’udienza è stata fissata alle 12.
“Qualche speranza ce l’avevamo. Purtroppo ha prevalso il piano formale su quello sostanziale. Comunque non ci arrendiamo” dice alla Stampa Stefano Fassina.
La metà dei suoi, dice, ora si asterrà .
“Io mi assumo la responsabilità politica di quello che è successo. Certo, siamo arrivati all’appuntamento un po’ affaticati e con una discussione al nostro interno perchè c’era chi aveva altre posizioni e voleva un’alleanza col Pd. Ma da qui a dire che qualcuno abbia giocato sporco ce ne corre. Io personalmente non lo penso. Sono sicuro che gli errori siano stati involontari”.
“Una ricerca dice che il 50 per cento finirà in astensione, un 25 per cento a Virginia Raggi dei 5 Stelle e un 25 per cento a Roberto Giachetti”, dice sui voti della sua lista. Il suo voto? “Guardi, non lo so e vorrei che lo decidessimo tutti insieme, a cominciare dall’assemblea che faremo martedì prossimo con i nostri 400 candidati”.
Quando a novembre ha detto che tra Pd e Cinque stelle avrebbe scelto questi ultimi Fassina spiega che parlava “di un’ipotesi nazionale e non romana”.
“Peraltro non ero nemmeno candidato ancora. Era solo un’ipotesi, magari polemica nei confronti di Renzi, ma solo un’ipotesi”, dice.
(da agenzie)
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Maggio 13th, 2016 Riccardo Fucile
ORA A “SINISTRA PER ROMA” RESTA SOLO IL RICORSO AL CONSIGLIO DI STATO
E’ confermata l’esclusione della lista Sinistra per Roma Fassina Sindaco dalle elezioni amministrative del 5 giugno.
Lo ha deciso il Tar del Lazio con una sentenza con la quale ha respinto il ricorso della lista.
L’ex viceministro dell’Economia presenterà ora un nuovo ricorso al Consiglio di Stato che avrà l’ultima parola sugli errori di compilazione nelle sue liste che ne avevano causato l’esclusione dalla corsa al Campidoglio.
“Apprendiamo con rammarico la sentenza del Tar del Lazio che esclude le nostre liste dalla competizione elettorale a Roma. Non ci fermiamo qui. Siamo convinti delle nostre ragioni e ricorreremo al Consiglio di Stato” la prima reazione di Fassina.
Raggi e Giachetti incassano.
(da agenzie)
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Maggio 13th, 2016 Riccardo Fucile
“NONNO ALFIO ERA PARTIGIANO MA HA SEMPRE DETTO CHE MUSSOLINI FU UN GRANDE URBANISTA”… “E’ IMMORALE CHE IL COMUNE PAGHI I SUOI DIPENDENTI 1.100 EURO AL MESE, COME FANNO A VIVERE?”… “SULLE NOZZE GAY RISPETTERO’ LA LEGGE”
Civico con tradizioni di sinistra alla partenza, Alfio Marchini è diventato il campione del centrodestra sostenuto da Ncd, Fi e Storace. Traguardo, il Campidoglio.
Suo nonno, partigiano gappista, si starà rivoltando nella tomba: lei ha appena elogiato il Duce grande urbanista
“Nonno Alfio era un uomo libero che ha giustamente lottato contro la dittatura fascista e aveva il coraggio di dire la verità . Quella sul Mussolini urbanista era una sua sincera convinzione. La stessa di Bruno Zevi, grande architetto di origini ebraiche”.
E come mai se l’è ricordato soltanto adesso?
“L’ho sempre detto. L’ultima volta al Quirino davanti a mille persone”.
Anche sulle unioni civili ha adottato una posizione ultraconservatrice.
“Di ultraconservatorismo nella mia vita non c’è traccia. Rimango a San Agostino: ama e fai ciò che vuoi. A domanda se avessi celebrato come Marino le nozze gay ho detto di no, pur difendendo da sempre il riconoscimento dei loro diritti civili”.
Ma oggi esiste una norma. Se non celebra, commette reato.
“Intanto nel testo approvato in Parlamento non si parla mai di “celebrare matrimoni”, nè tra persone omosessuali nè eterosessuali. Pur avendo fallito, per me, il matrimonio è un’altra cosa”.
Ribadisco: da sindaco applicherà la nuova legge?
“Tutte le leggi vanno rispettate. A Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio. Da peccatore credente rivendico la supremazia laica nelle istituzioni repubblicane”.
Queste robuste virate a destra sembrano tuttavia smentire la sua storia: padre e zio costruttori comunisti; lei editore dell’Unità e fondatore della dalemiana Italianieuropei.
“Le storie non si smentiscono. Sono le nostre radici. E uno dei miei figli porta il nome di battaglia dei miei avi partigiani. Ma oggi la destra sociale di Storace è più a sinistra del Pd che – ricordo – governa il Paese con Verdini”.
Senza andare troppo lontano: nel 2013 raccolse le firme per partecipare alle primarie Pd.
“È vero. Ma dissi anche che non avrei partecipato a una conta di vecchie correnti. La verità è che il Pd non ha avuto il coraggio mostrato oggi da Fi: andare oltre i vecchi steccati. Scegliendo l’arrocco a difesa del suo orticello, ha perso anche un pezzo a sinistra”.
Ma dire che “non esistono più le ideologie”, che “occorre superare i vecchi steccati” non è un alibi al trasformismo?
“Mai detto che non esistono ideologie. La mia è quella impressa nelle “amlire”: libertà di pensiero, religione, dal bisogno e dalla paura. Diverso è affermare che le ideologie del ‘900 hanno fallito. È tempo di sperimentare un nuovo modello sociale capace di coniugare equità , efficienza e sicurezza”.
Bello slogan elettorale, però sa di retorica e scarsi contenuti. Ci dica una delle prime cose concrete che farà da sindaco.
“Trovo immorale che il Comune paghi i suoi dipendenti 1100/ 1200 euro al mese. Introdurremo uno stipendio minimo di 1500 euro per le fasce a salario più basso. Vivere oggi a Roma con 1100 euro è impossibile”.
E i soldi dove li trova?
“Secondo i nostri calcoli il costo del personale aumenterà solo di una sessantina di milioni, che incideranno su un bilancio di 6 miliardi l’anno: si deve e si può”.
Farà felice 23mila famiglie, magari per recuperare voti a sinistra. Ma lei cos’è esattamente: di centrodestra o centrosinistra, laico o cattolico, società civile o politico?
“Il centrodestra fu una invenzione tattica di Berlusconi che teneva insieme radicali, ultracattolici, socialisti, postfascisti e Lega. Nulla di meno ideologico. Oggi quello schema è morto, portando con sè anche il centrosinistra”.
Non ha risposto, tocca insistere: lei che “pesce” è?
“Un esponente della società civile che ha deciso di fare a tempo pieno politica, libero dal mito del civico virtuoso contrapposto al politico vizioso”.
Gli scontri con Renzi si stanno moltiplicando: non è miope, per chi vuol guidare una città che ha bisogno di soldi e riforme, inimicarsi il governo?
“Renzi fa il premier, io il candidato sindaco. Ognuno il suo. Ma prendo atto che Giachetti ha annunciato il coinvolgimento del sottosegretario De Vincenti nella sua campagna. Il governo sbaglia a schierarsi. Perde il suo ruolo di terzietà istituzionale”.
(da “La Repubblica“)
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Maggio 12th, 2016 Riccardo Fucile
“IO DIFFIDO SOLO DEI TIEPIDI PERCHE’ NON SAI SE SONO DI DESTRA O DI SINISTRA”
L’ingegnere romano dopo l’affondo sulle unioni gay è tornato a spiazzare la destra, non solo romana,
con un’affermazione, per molti ovvia ma per altri sacrilega, destinata a muovere – o meglio a smuovere – l’elettorato capitolino: «Era il 1968, mio nonno viene invitato alla facoltà di Architettura a Valle Giulia. Gli hanno chiesto, alla fine della lezione, chi è il più grande urbanista in questa città ? Ha risposto che era Benito Mussolini. “Voi siete giovani ma non perdete mai di vista la realtà “, gli ha detto. Ed è per questa lezione che ho deciso di fare politica».
E ancora, a ribadire il concetto: «A mio nonno dicevo “puoi farmi leggere quanto ti pare Lenin, non voto comunista. Però mi ha insegnato molto, come l’onore della parola e di diffidare dai tiepidi, quelli che non sai se sono destra o sinistra».
Un discorso fatto con al fianco il leader de La Destra, Francesco Storace e i candidati al Consiglio comunale e nei 14 Municipi, che hanno scelto di sostenere Alfio Marchini.
«Noi possiamo sventolare la bandiera dell’unità del centrodestra già dall’inizio – ha sottolineato Storace – Marchini è stato l’unico più rispettoso nei confronti della proposta di unità che ho fatto ai candidati. Poi c’è stato questo lampo di genio di Berlusconi che ha preso atto che questa partita andava fatta nel nome dell’unità ».
Un messaggio «choc» per quella destra che forse con troppa fatica, o sicurezza chissà , ha guardato a un centro di moderati e conservatori come un optional da portare in campagna elettorale.
Il «colpaccio» di Berlusconi ha rivoluzionato un disegno che sembrava già concluso. Non solo la scelta di Alfio Marchini come candidato civico ma con una componente di destra “viva e vegeta”.
Non si tratta insomma di mettere il simbolo sotto il nome. In questa sfida, presente e futura, il “nuovo” centrodestra ci crede davvero e misura la partita sul doppio avversario.
I moderati popolari del Pd, che dopo essersi “scrollati” la sinistra mal digeriscono la virata dem per intercettare i voti dell’escluso Fassina; e, soprattutto, Giorgia Meloni. Le frasi provocatorie sulle unioni gay di Marchini: «Da sindaco non celebrerò i matrimoni omosessuali», hanno costretto in qualche modo la candidata Fdi-Lega a “rincorrere”.
Ieri, il bis con Mussolini. Nulla, ovviamente è dato al caso: negli ultimi sondaggi i due candidati sono sempre dati «testa a testa».
Motivo in più per rendere la campagna elettorale più vivace almeno sui temi comuni.
(da “il Tempo”)
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Maggio 12th, 2016 Riccardo Fucile
IL PRIMO SONDAGGIO DOPO L’USCITA DI SCENA DI FASSINA PREMIA I CINQUESTELLE… SEMPRE TESTA A TESTA TRA MARCHINI E MELONI
L’effetto Fassina si comincia a vedere. A sopresa però non sul Pd di Roberto Giachetti ma sul Movimento 5 Stelle di Virginia Raggi.
La bocciatura della lista della Sinistra italiana e dunque l’uscita di scena del candidato sindaco, Stefano Fassina appunto, è stata rilevata per la prima volta dal sondaggio Euromedia Research per Ballarò.
Dati abbastanza disomogenei ma comunque indicativi di una campagna elettorale più incerta che mai.
Tra le novità più curiose il Movimento 5 Stelle che diventerebbe primo partito con un range tra il 30,4 e il 34,6 mentre la candidata sindaco Raggi si attesta tra il 29,2 e il 33,2.
Le sette liste a sostegno di Giachetti sindaco si attesterebbero in un range tra il 22 e il 25,8%, mentre il candidato del Pd starebbe poco al di sotto, tra il 20 e il 23,6%.
Testa a testa per le liste a sostegno rispettivamente di Giorgia Meloni, al 16,8% e il 20,2% e di Alfio Marchini rilevate tra il 16,5 e il 19,9%.
Mentre i due candidati sindaco si attesterebbero tra il 17,8 e il 21,2% la Meloni e tra il 17,3 e il 20,7 Marchini.
Gli indecisi oscillerebbero, sempre secondo il sondaggio di Euromedia, tra il 43 e il 45 per cento. Sarebbe la prima volta al di sotto del 50%.
Numeri da prendere tuttavia con estrema prudenza, non solo perchè i voti di lista cozzano non poco con quelli di preferenza del sindaco ma soprattutto perchè il round decisivo comincerà tra qualche giorno.
In molti si chiedono per quanto tempo ad esempio la candidata super favorita, Virginia Raggi, sfuggirà ancora al confronto diretto con gli altri candidati?
La Meloni riuscirà a recuperare anche il voto dei moderati o si limiterà al bacino elettorale della destra arricchito dalla simpatia popolare della leader Fdi?
Marchini, in questo, parte avvantaggiato: con Francesco Storace al fianco può comunque intercettare consenso elettorale proprio a destra.
Proprio ieri il leader de La Destra ha incontrato i suoi candidati alla presenza di Marchini. «Storace ha vissuto con autentico e sincero travaglio lo strappo nel centrodestra – ha detto il candidato sindaco della Civica – so che, forse in cuor suo, aspettava una telefonata dalla Meloni che non è mai arrivata e adesso è al mio fianco e ne sono felice».
Dal canto suo, Storace ha aggiunto: «Se Giorgia mi chiama ora trova occupato».
Susanna Novelli
(da “il Tempo”)
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Maggio 11th, 2016 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO “FIRMA” UN PATTO CON LE GERARCHIE VATICANE: IL NO ALLE NOZZE GAY E’ IL SEGNALE
Le unioni civili sono entrate prepotentemente nella campagna elettorale delle amministrative, in
particolare in quella di Roma.
A creare grande stupore è stato Alfio Marchini dichiarando che sarà , se eletto, un sindaco obiettore di coscienza.
«Non ho nulla contro il riconoscimento dei diritti civili, ma non è compito del sindaco fare queste cose per cui non celebrerò unioni gay se dovessi vincere le elezioni». Certo, ha aggiunto, «le leggi vanno rispettate, ma credo di esser libero di dire che non celebrerò matrimoni».
Figurarsi se non è libero, ma ecco la metamorfosi di «Arfio».
Niente male per un candidato che veniva accusato da Giorgia Meloni di essere troppo di sinistra (e per questo si è spezzato il centrodestra).
L’alfiere delle liste civiche con il «core de’ Roma» nel simbolo e lo slogan «liberi dai partiti», ora vira a destra. E non solo perchè alla fine ha trovato sulla sua strada un alleato inaspettato, Silvio Berlusconi che ha ritirato Guido Bertolaso, schizzando in alto nei sondaggi.
No, «Arfio», nonno partigiano che regalò a Togliatti il Bottegone, amico di Massimo D’Alema, ha capito che nella capitale può sfondare tra i cattolici.
Soprattutto avere una mano dai cattolici che ancora contano a Roma. E l’ha capito tre giorni fa quando è stato ricevuto in forma privata da Papa Francesco.
Marchini era accompagnato dal senatore Gaetano Quagliariello che in Vaticano ha molti agganci essendo stato in prima fila a tutti i Family Day e nelle battaglie contro l’utero in affitto, il caso Englaro e le unioni civili.
L’incontro con il Santo Padre ha funzionato come l’illuminazione sulla via di Damasco.
Non è che il Pontefice gli abbia promesso qualcosa in termini di sostegno alla campagna elettorale. Nulla di tutto questo. Di questo non si parla con Francesco. Tuttavia essere ammesso a visita privata non è poca cosa, non è da tutti.
È un segnale ben preciso, una sorta di viatico. Come se le alte e altissime sfere Oltretevere gli avessero detto «vai, figliolo, siamo con te».
Marchini ha lavorato tosto a quell’incontro di tre giorni fa; per accreditarlo nella sacre stanze sono stati in molti. Quagliariello, certo, e Gianni Letta. Ma anche Guido Bertolaso, che entrature nei palazzi vaticani ne ha tantissime, dai tempi in cui gestiva con Francesco Rutelli il Giubileo.
Ne era al corrente certamente monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana che, guarda caso, proprio ieri alla vigilia del voto sulle unioni civili ha detto: «Il voto di fiducia può rappresentare anche una sconfitta per tutti».
Allora Marchini si è «convertito» e la forza dei cattolici a Roma sarà messa a sua disposizione.
E il primo obolo da pagare è stato dichiarare che sarà un sindaco obiettore di coscienza. «Arfio» ora crede di poter salire la scalinata michelangiolesca del Campidoglio; o quantomeno di andare al ballottaggio.
Anche perchè i suoi concorrenti non sono visti bene Oltretevere.
Roberto Giachetti, con il suo passato e presente di radicale, è considerato un mangiapreti.
Virginia Raggi neanche a parlarne. Pochi giorni fa la grillina ha detto che vuole ricavare 400 milioni facendo pagare l’Imu alle strutture del Vaticano usate per esercizi commerciali.
Giorgia Meloni? Per amor di Dio: è alleata con Matteo Salvini che ne dice di tutti i colori al Papa e poi anche lei, come i leghisti, vuole cacciare i migranti.
Stefano Fassina? Troppo di sinistra. Marione Adinolfi? Troppo integralista.
Allora «Arfio» in paradiso.
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)
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Maggio 11th, 2016 Riccardo Fucile
BERLUSCONI BATTEZZA LA LISTA DI FORZA ITALIA.., BERTOLASO SI TOGLIE UN SASSOLINO: “MA PENSATE CHE SE LA MELONI AVESSE LA COMPETENZA PER AMMINISTRARE ROMA NON L’AVREMMO APPOGGIATA?”
«Qui si fa un pezzo di storia», annuncia Alfio. «Marchini è un uomo libero come me», assicura Guido. E
Silvio chiama in causa la sacra coincidenza per sancire la sua personale investitura: «Oggi è Sant’Alfio!».
All’Hotel Ergife va in scena non solo la «cerimonia» della presentazione della lista di Forza Italia a sostegno della candidatura civica di Alfio Marchini, ma l’occasione per due annunci che rendono particolarmente di buon umore il Cavaliere: la nascita del «tricket» Berlusconi-Marchini-Bertolaso (con gli ultimi due come «garanzia per avere una Roma caput mundi») e «l’avviso di sfratto al governo Renzi».
Prima di questa sfilza di annunci l’attesa – abbondante, come ai bei tempi – del Cavaliere e del candidato sindaco si consuma tra Alessandra Mussolini, la capolista di Forza Italia, che accetta con pazienza i selfie con i simpatizzanti, con il coordinatore cittadino Davide Bordoni che richiama ripetutamente all’ordine i candidati («preparatevi per fare la foto sul palco») e con il chiacchiericcio degli addetti ai lavori che commentano l’effetto Fassina: «Penalizza Meloni».
Se tocca alla Mussolini la prima parola e il primo peana («Presidente, hai sparigliato di brutto: questo è un secondo predellino»), la grande sorpresa è la rentrèe di Guido Bertolaso che torna a parlare dopo il clamoroso passo di lato: «Quanti politici, esclusi quelli presenti, sanno anteporre ai propri interessi il bene comune? E quanti sanno affrontare il coraggio di decisioni difficili e dolorose? — si chiede, sapendo già la risposta – Io l’ho fatto, perchè non sono un politico e ho pensato che fosse molto più importante mettere davanti a tutto gli interessi dei romani».
E proprio a un politico rivolge un pesante e gelido commento: «Se Meloni avesse avuto le competenze pensate che non l’avremmo appoggiata?».
Dopo essersi tolto questo macigno dalle spalle, annuncia di avere pronto «un piano dei primi sessanta giorni» per Roma: di fatto la conferma del suo impegno a fianco di Marchini.
Ed eccolo Alfio. «Nel 1993, con un’intuizione geniale, Berlusconi ha fatto nascere uno schema politico che ha governato il Paese per 25 anni», e uno.
«Oggi con un atto di coraggio e lungimiranza ha dato la possibilità di fare un nuovo esperimento coraggioso e provocatorio: mettere insieme storie diverse e unite da un unico obiettivo», e due.
«Questa è una scelta nata per dare una risposta ad un populismo dilagante dei Cinque Stelle, una risposta che mette insieme civismo e politica», e siamo a tre.
Quella con il Cavaliere da parte di Marchini non sembra essere solo un’alleanza elettorale, ma un vero e proprio feeling personale. E se vero che «solo un pazzo come Berlusconi può correre il rischio di rompere la sua creatura per sostenerci senza chiedere una poltrona, una spartizione», Marchini chiede in prestito al Cavaliere il suo «campione»: «Guido, ti assicuro che se non esistessi ti dovrebbero inventare. Qui a Roma è tutto un’emergenza…».
Insomma, manca solo il sigillo del cerimoniere di questa «alchimia che nemmeno noi ci aspettavamo così naturale tra i tre», confessa una dirigente di primo piano di Forza Italia.
Eccolo. «Avete potuto constatare lo charme di Marchini, e in politica serve charme. Ma avete potuto anche constatare la concretezza di Guido Bertolaso che sta permettendo a me e Marchini di essere in campo e far risorgere Roma dal degrado. Una coppia così permetterà a Roma di essere davvero caput mundi, la città più bella del mondo».
Per Berlusconi — che ha ringraziato calorosamente Bertolaso «per il gesto di grande concretezza» e che non ha mai citato gli alleati Meloni e Salvini – è Marchini l’uomo giusto, in quanto «ha fatto una grande opposizione al governo di sinistra di Roma, ama Roma e ha un background molto simile al nostro».
Ma il caso Roma, come è fin troppo evidente, non rappresenta solo un fatto locale.
È con questa alleanza civica — guarda caso simile alla scelta di Milano e di Napoli — che si consegna «un avviso di sfratto a un governo non democratico».
Per Berlusconi queste elezioni «sono il primo passo di un percorso che, attraverso il referendum, dove vincerà il no, ci porteranno a cambiare la legge elettorale e la stessa riforma istituzionale attraverso un governo di unità nazionale».
Le parole d’ordine — meno tasse, meno Europa, meno Stato – sono sempre le stesse e per i candidati, chiamati a riportare i delusi alle urne, il kit stavolta sarà 2.0, tutto in formato digitale.
Proprio da questi parte il coro «Sil-vio, Silvio». Ma lui li interrompe: «Adesso facciamo: Al-fio, Al-fio». Sì, ma «non esagerate».
Antonio Rapisarda
(da “il Tempo“)
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Maggio 11th, 2016 Riccardo Fucile
LA GARA A CHI LA SPARA PIU’ GROSSA TRA MELONI, MARCHINI E DI STEFANO: TRA DISINFORMAZIONE E INCOERENZA
In campagna elettorale la sfida a chi la spara più grossa ce la si aspetta quasi.
Le promesse annunciate oggi sono quelle che andranno a riempire le pagine dei giornali di domani, quando si faranno i bilanci dei primi cento giorni, del primo anno, di fine mandato.
La ricetta è sempre la stessa: far credere agli elettori di avere a cuore i veri problemi dei cittadini.
Che poi siano progetti concreti, realizzabili o di cui c’è davvero bisogno non importa. Basta prendere gli annunci a caso di una giornata per rendersene conto.
CasaPound e la bufala dei “rom a casa loro”
Simone Di Stefano, candidato sindaco per CasaPound, batte su un chiodo che a Roma è sempre caldo: i rom.
«Se vogliamo veramente risolvere il problema – spiega Di Stefano – dobbiamo prendere tutti i rom che sono cittadini stranieri metterli su un pullman e la mattina dopo farli svegliare nel loro paese, oltre confine».
Non serve parlare di integrazione per capire che il candidato di CasaPound, consapevolmente o no, sta mentendo: circa il 50% dei rom presenti in Italia sono cittadini italiani (fonte Associazione 21 Luglio).
Rimandarli a casa loro, se mai, significherebbe chiudere i campi voluti dal piano dell’Emergenza Rom voluti dal ministro Maroni nel 2008 e pensare a una soluzione per quei 35mila rom (un quinto del totale che vive in questo Paese) che vivono in una situazione di emergenza abitativa.
E il resto dei rom? Per la maggior parte parliamo di persone con cittadinanza rumena o bulgara e, quindi, di cittadini comunitari dal momento che Romania e Bulgaria sono stati membri dell’Unione europea.
Sempre che Di Stefano non creda che il sindaco di Roma possa mettere in discussione dei trattati internazionali.
Meloni: «Multa da 300 euro per chi butta cartacce per terra»
Giorgia Meloni, candidata di Fratelli d’Italia e Lega Nord, sceglie il campo del bene comune durante un’intervista a Un giorno da pecora: «Per un pezzo di carta buttato per terra farei pagare anche 300 euro. E se non hai i soldi, pulisci».
Efficace, civile, una bella idea. Così bella che, però, l’ha già avuta qualcun altro.
Per l’esattezza il Parlamento, che a dicembre del 2015 ha approvato un pacchetto di leggi a tutela dell’ambiente. Tra queste, la più famosa è proprio quella che prevede una multa da 30 a 300 euro per chi butta a terra mozziconi di sigarette, gomme da masticare e cartacce.
Forse Giorgia Meloni non si è accorta che la legge è già in vigore (a Torino è anche stata fatta la prima multa).
Del resto, come riporta OpenParlamento, quando l’Aula ha approvato il disegno di legge lei non era presente, come quasi tutto il suo partito.
L’unico deputato di Fratelli d’Italia presente, però, ha votato contro, come anche quelli della Lega Nord.
Marchini non celebrerà nozze gay (o forse sì)
Da poche settimane Alfio Marchini è il candidato sostenuto da Forza Italia.
Prima sembrava fosse troppo poco di destra (tanto che gli aveva fatto il filo anche il Pd) e forse è per questo che ora il candidato sta cercando di darsi un’immagine diversa.
Per farlo ha deciso di demolire una delle poche cose buone che si ricordano dell’amministrazione Marino: l’apertura sulle unioni civili.
Mentre il governo annuncia il voto di fiducia sul ddl Cirinnà per mercoledì 11, Marchini dice di non voler celebrare nozze gay in Campidoglio: «Non ho nulla contro il riconoscimento dei diritti civili, ma non è compito del sindaco fare queste cose per cui non celebrerò unioni gay se dovessi vincere le elezioni».
Anche in questo caso è solo una boutade da campagna elettorale: se Marchini vincerà le elezioni e, nel frattempo, sarà stato approvato il ddl Cirinnà sulle unioni civili, anche il Marchini-sindaco sarà tenuto a riconoscere le unioni civili tra persone dello stesso sesso.
In caso contrario, come gli ha già fatto notare la prima firmataria del disegno di legge, sarà un sindaco fuorilegge.
E in serata arriva il dietrofront di Marchini: “Rispetterò la legge”
Francesco Zaffarano
(da “La Stampa”)
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Maggio 10th, 2016 Riccardo Fucile
“LA MELONI RAPPRESENTA I DISASTRI DELLA GIUNTA ALEMANNO, GIACHETTI SI VERGOGNA DEL PD: CASO STRANO NON SI ATTACCANO MAI TRA LORO”… “LA RAGGI SFUGGE AI CONFRONTI, E’ ETEREDIRETTA, DA SOLA NON SA CHE DIRE”
Ah, Giorgia, Giorgia. Niente di personale, per carità : «Ma la Meloni, con tutto il rispetto, rappresenta uno dei partiti fondamentali nella gestione di Alemanno», una delle peggiori della storia del Campidoglio.
«Lei si è presa i suoi assessori, io voglio i suoi elettori».
Quanto alla Raggi «mi sta pure simpatica», però è eterodiretta. «Si faccia coraggio e accetti i confronti, anche se capisco perchè scappa: ogni volta che parla recita un copione scritto a Milano e dice delle fesserie tipo la funivia a Roma».
E Giachetti? «È il candidato del Pd ma si vergogna tanto da nascondere il simbolo. Non credo che trarrà vantaggio dall’esclusione delle liste di Fassina».
Alfio Marchini sembra in palla. Saranno i sondaggi in ascesa, saranno le difficoltà registrate dai suoi avversari, ma da qualche giorno nel quartier generale dell’ingegnere si respira ottimismo e il ballottaggio appare a portata di mano.
«Le rilevazioni mi danno secondo o terzo. Il fatto vero è che c’è un allineamento attorno al 20% di tutti. I romani devono capire che chi ha tradito una volta tradisce sempre. E a sinistra e destra hanno stratradito. Mi accusano di inciucio con Renzi, però non ho sentito una polemica tra Giachetti e Meloni. Negli ultimi 20 anni c’è stato il consociativismo, sinistra e destra di giorno facevano finta di litigare e di notte si spartivano tutto».
La svolta alla corsa l’ha data l’appoggio di Silvio Berlusconi. Disagio? No, Marchini non si sente ingabbiato dal Cav, che oggi presenterà la lista di Forza Italia. «Io predico da tempo il fatto che la politica deve farsi ossigenare dalla società civile. Nel momento in cui qualcuno raccoglie la sfida, dando un riconoscimento forte ad un movimento giovane, io non posso non accettare un atto coraggioso».
E non è vero, insiste, che la scelta di Fi condizioni il suo movimento. «Hanno aderito in pieno al nostro programma. Tutti gli altri usano Roma come un taxi, noi siamo nati per amore di questa città . In tre anni abbiamo condotto battaglie fondamentali come Affittopoli e Svendopoli e abbiamo sconfitto il Pd, obbligando Marino ad una resa davanti al notaio. Mai come ora siamo stati liberi dai partiti».
Persino con il suo amicone Giovanni Malagò non è tenero. «Siamo d’accordo, le Olimpiadi sono una grande opportunità per la città . Però il Coni deve coinvolgere il consiglio comunale»
Massimiliano Scafi
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