Maggio 9th, 2016 Riccardo Fucile
FASSINA PROVA A DICHIARARSI “FIDUCIOSO” PER IL RICORSO AL TAR
Incredulità . Smarrimento. Allarme rosso, anzi allarme Sel.
Nicola Fratoianni, coordinatore di Sinistra ecologia libertà , è seduto sulla panchina nel cortile di Montecitorio e parla continuamente al telefono. A occhio nudo, si vede chiaramente la sua agitazione. Che è anche l’agitazione di tutto quel mondo che un tempo si sarebbe definito vendoliano.
Il telefono cellulare di Fratoianni e dei parlamentari di Sel sono roventi da quando tutti loro hanno saputo che le due liste a sostegno di Stefano Fassina, candidato al Comune di Roma, non sono state ammesse.
Difficile farsene una ragione dopo che il candidato di Sinistra italiana è stato il primo a scendere in campo in questa competizione elettorale per il Campidoglio: “Com’è possibile? Come si fa a sbagliare la compilazione dei moduli? Come?”.
All’incredulità si mescola la rabbia. E una risposta per ora non c’è, ma parte la caccia ai responsabili del pasticcio.
Nonostante Fassina dica, nella conferenza stampa subito allestita nella sede del comitato elettorale, che in questo momento si è “tutti uniti”.
Intanto il candidato sindaco di Roma ha trascorso la mattinata con i suoi avvocati, che hanno stilato il ricorso nelle speranza che le due liste vengano riammesse.
Poi, all’una in punto, si presenta nella sede del comitato e sfoggia sicurezza: “Ci sono tutte le condizioni per rimanere in campo, noi rimaniamo in campo, continuiamo con l’agenda per la campagna elettorale”.
E ancora: “Abbiamo presentato tutte le firme necessarie, su alcuni moduli mancava la data, questo ha comportato la nostra esclusione. Abbiamo fatto ricorso, possiamo dimostrare con assoluta certezza che la certificazione delle firme è avvenuta entro i 180 giorni previsti dalla legge. Siamo fiduciosi, ci sono sentenze di casi analoghi che si sono risolti positivamente”.
La parola d’ordine è: non abbattiamoci, compagni!
Ma lo slogan del candidato non sembra fare breccia nel resto del partito. Che continua ad essere preoccupato. E tutti leggono e rileggono la norma che regola le compilazioni delle liste. Quella che prevede che le firme siamo raccolte solo a partire dal 180esimo giorno prima del voto.
E devono essere certificate da un pubblico ufficiale che le convalidi, controllando che siano corredate da nome, cognome e documento di ogni sottoscrittore.
Intanto su questa vicenda le voci si rincorrono.
Qualche maligno, dentro e fuori dal Palazzo, pensa che la bocciatura delle liste sia stata studiata a tavolino da Fassina e dai suoi, alla luce di sondaggi che vedrebbero Sinistra italiana in difficoltà .
A chi gli chiede a chi andranno i suoi voti, Fassina risponde: “Nessuno si preoccupi, i voti andranno a noi”.
Ma il Pd inizia a corteggiarli.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 9th, 2016 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO DEL PD: “LA MIA PORTA E’ SEMPRE APERTA”… IL PARTITO ROMANO DI SEL ERA SEMPRE STATO PER IL DIALOGO CON GIACHETTI
«Mi dispiace per Stefano e per i ragazzi di Sinistra italiana. Aspettiamo l’esito del ricorso. Poi, però, è chiaro che la mia porta nei confronti degli elettori di sinistra è aperta, come del resto lo è sempre stata fin dall’inizio di questa campagna elettorale». Una biciclettata sull’Appia antica con Francesco Rutelli, poi allo stadio per la «sua» Roma che batte il Chievo e infine, a metà del pomeriggio, la notizia che per Roberto Giachetti potrebbe cambiare le sorti della campagna elettorale: le liste di Stefano Fassina vengono «depennate» dall’ufficio elettorale del Comune e, salvo naturalmente una vittoria in sede di ricorso, il vicepresidente della Camera si ritrova senza più «nemici» a sinistra
Giachetti, così, parlando coi suoi fedelissimi mostra fair play («potremmo ironizzare, ma lasciamo stare…», dicono i giachettiani, che non dimenticano le frecciate lanciate da Fassina contro di loro) ma ha già programmato una riunione col suo staff, prevista per oggi, per capire come impostare la campagna elettorale.
I suoi alleati «moderati» lo ammoniscono: «Lo invitiamo – dice Lucio D’Ubaldo, coordinatore della lista «Più Roma», quella con Maria Fido Moro capolista – a non mutare presupposti e tenore della sua candidatura».
Ma è evidente a tutti che, dall’eventuale estromissione di Fassina dalla competizione, Giachetti sia quello che ci può guadagnare di più.
Perchè, anche se l’ex viceministro all’Economia è sempre stato contrario ad ogni tipo di accordo col Pd, arrivando persino a teorizzare un appoggio ai Cinque Stelle al ballottaggio, dentro Sinistra italiana c’è tutto un gruppo (quello che fa riferimento ai romani di Sel) che aveva lavorato per «ricucire» il rapporto e tenere aperti dei canali di comunicazione.
Ma poi, oltre al ceto politico, ci sono gli elettori. Che, senza Fassina, tra i candidati principali, si ritrovano col solo Roberto Giachetti nel centrosinistra.
Ora, una parte del 5-6% di voti che sarebbero andati, secondo i sondaggi, a Si finiranno pure (magari per protesta antirenziana) a Virginia Raggi, oppure nel non-voto.
Ma anche se l’esponente del Pd recuperasse l’1-2%, quei voti in più potrebbero fare la differenza tra vivere o morire.
Cioè tra andare al ballottaggio (contro M5S) o non andarci, visto che – in base a tutte le rilevazioni – Giachetti, Meloni e Marchini sono stretti in due punti, due punti e mezzo percentuali.
E con circa un milione di votanti stimati (il 50% del corpo elettorale), l’1-2% equivale circa a 10-20 mila voti.
Proprio quelli che Giachetti prenderebbe da Fassina.
Ernesto Menicucci
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 9th, 2016 Riccardo Fucile
NUOVI SCENARI SE FOSSE CONFERMATA L’ESCLUSIONE DELLA LISTA DI FASSINA
A Roma, secondo i sondaggisti, l’esclusione di Stefano Fassina (in attesa del ricorso) avrà delle
ripercussioni sull’esito delle amministrative.
Secondo Enzo Risso, direttore della triestina SWG, può “fornire un aiutino al primo turno al candidato del Pd, Roberto Giachetti” dice intervistato sul Messaggero.
“Ma non credo che la quantità di voti in gioco possa poi essere decisiva per il risultato del ballottaggio. Questo indipendentemente da quali saranno i due candidati selezionati dagli elettori”.
Per Antonio Noto, di Ipr marketing “Giachetti, Marchini e Meloni al momento, dunque ad un mese dal voto e con una città ancora distratta, dispongono di consensi intorno a quota 20%. Per questo il ritiro forzato di Fassina potrebbe produrre un vantaggio per il candidato del Pd per staccare gli altri due nella corsa verso il ballottaggio”.
Gli elettori di Fassina si possono dividere in tre categorie: gli “arrabbiati” che potrebbero quindi votare i 5 stelle, gli antirenziani che però pur di non fare vincere la destra si turano il naso e votano Pd e infine quelli che ripiegano nell’astensione se l’offerta politica non li convince.
Al momento comunque Fassina viene accreditato dai sondaggisti tra il 3 e il 7% quindi è ragionevole pensare che Giachetti possa raccogliere fra la metà e un quarto dei suoi consensi.
(da agenzie)
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Maggio 8th, 2016 Riccardo Fucile
E’ POSSIBILE CHE UNA MACCHINA ORGANIZZATIVA ESPERTA COME QUELLA DI SEL COMPIA ERRORI COSI’ MADORNALI?… A CHI GIOVA RIMETTERE IN CIRCOLO IL 6% DEI CONSENSI DI FASSINA?
Partiamo dai fatti: Stefano Fassina, il canddiato sostenuto da Sinistra Italiana, è stato escluso dalle liste dei candidati per le elezioni a sindaco di Roma.
Le sue liste sono state respinte dalla commissione elettorale circondariale per vizi formali «non sanabili» e la sua candidatura ora dipende dall’esito del ricorso al Tar.
Entro le prossime ore la commissione elettorale trasmetterà la notifica degli esiti negativi alle varie liste: ricusazione o richiesta di modifica.
Per rispondere i soggetti politici hanno tempo fino a mezzogiorno di martedì.
Nel caso specifico la decisione del Tar arriverà entro tre giorni dal ricorso.
Dalle prime informazioni pare che ci sia stato un duplice problema: sulla lista civica mancherebbero le date (o la data) in cui sono state raccolte le sottoscrizioni; sulla «politica» la commissione elettorale avrebbe ritenuto valide meno firme del minimo necessario (1.300).
Se ciò fosse confermato, si tratterebbe di errori “non rimediabili”, come ha precisato la commissione.
Aggiungiamo errori fin troppo grossolani per provenire da una macchina elettorale ben oliata come quella di Sel.
Per una serie di ragioni che ben comprenderà chi ha un minimo di dimestichezza con la materia e sulle quali non si può che restare basiti:
1) quando si controlla la modulistica, prima di consegnarla alla commissione, la prima cosa che si verifica è che sia indicata la data delle sottoscrizioni. Come in questo caso possa essere sfuggita è un mistero.
2) In previsione che alcune firme possano essere contestate, se ne raccolgono sempre qualche centinaia in più. Cosa non certo difficile per un candidato accreditato a Roma di un 5-6%. Ci sono riuscite piccole liste, come mai Sinistra Italiano no? Qua si parla infatti di appena 1.300 firme che non sarebbero state raggiunte, una volta cassate quelle non valide.
3) A voler essere maligni sembrerebbe più un suicidio perfetto che un omicidio orchestrato da terzi.
A chi andranno, nel caso l’esclusione di Fassina fosse confermata, quei voti?
In una battaglia “capitale” in cui i sondaggi danno Giachetti, Marchini e Meloni racchiusi in 2% variabile di differenza, pare evidente che se anche solo la metà dei consensi di Fassina, ovvero il 3%, dovesse orientarsi verso uno dei tre, il gioco sarebbe fatto.
A voi immaginare a quale degli aspiranti sindaco potrebbero essere dirottati quei voti.
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Maggio 8th, 2016 Riccardo Fucile
RITENUTE VALIDE SOLO 1.300 FIRME, IL PROBLEMA E’ SERIO… ACCREDITATO DEL 6%, QUEI VOTI IN LIBERA USCITA POTREBBERO CONVERGERE ALTROVE E CAMBIARE LA CORSA A SINDACO DI ROMA
Colpo di scena nella corsa al Campidoglio. 
Il candidato di sinistra Stefano Fassina rischia di essere tagliato fuori dalla competizione dopo che le liste in suo sostegno non sono state ammesse dalla commissione elettorale.
“Si tratta di una decisione che, se fosse confermata, altererebbe pesantemente l’esito delle elezioni amministrative nella Capitale. Presentiamo subito ricorso e nelle prossime ore decideremo quali ulteriori iniziative intraprendere”. Ha spiegato lo stesso Fassina su Facebook.
Come spiega il Corriere della Sera l’ex dem sarebbe incappato in un duplice errore
Galeotta, per Fassina, è stata la presentazione degli elenchi all’ufficio elettorale del Campidoglio, in via Petroselli: i tecnici amministrativi hanno dichiarato «inammissibili» le liste del candidato sindaco: prima quelle per i Municipi, poi la «civica» e la «politica» (cioè Si-Sel) per il Comune.
Dalle prime informazioni pare che ci sia stato un duplice problema: sulla lista civica mancherebbero le date (o la data) in cui sono state raccolte le sottoscrizioni; sulla «politica» la commissione elettorale avrebbe ritenuto valide meno firme del minimo necessario (1.300).
E’ evidente che se il ricorso di Fassina venisse respinto a questo punto il 6% di cui era accreditato nei sondaggi sarebbe “in libera uscita” e, fermo restando qualcuno che si attesterebbe sull’astensione, una buona parte potrebbe confluire su altre candidature considerate “meno peggio”.
E’ facile pensare che a guadagnarci potrebbero essere Giachetti e in minima parte la Raggi.
(da agenzie)
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Maggio 8th, 2016 Riccardo Fucile
IL NUOVO SONDAGGIO DI SCENARI POLITICI: SORPRESE AL SECONDO TURNO
Giochi apertissimi al primo turno, e rischio di cattive sorprese al secondo. 
I nuovi sondaggi condotti da Scenaripolitici per L’Huffington Post vedono Roberto Giachetti in leggero vantaggio per guadagnarsi un posto al ballottaggio (dietro Virginia Raggi saldamente in testa ai pronostici), sui suoi sfidanti Giorgia Meloni e Alfio Marchini.
L’ex consigliera M5s risulta al 26,5%, seguita da Giachetti al 23,5% e Meloni e Marchini appaiati al 19,5%.
Le sorprese guardando i diversi scenari al ballottaggio.
Non ci sarebbe partita tra Raggi e Giachetti, con la prima al 60% e il secondo al 40%. Diverso invece il caso di confronto tra la candidata M5s e sia Alfio Marchini che Giorgia Meloni, che risulterebbero in vantaggio (al 51% contro il 49%)
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 8th, 2016 Riccardo Fucile
“LA MELONI VUOLE UN CONFRONTO CON ME? INIZI A PRESENTARSI, FINORA PER DUE VOLTE NON SI E’ VISTA”
«Invito tutti a rendere pubblici i contributi ricevuti per questa campagna elettorale, cifre e nomi». Il candidato sindaco di Roma del M5S, Virginia Raggi, richiama più volte Buzzi e Carminati, Mafia Capitale, e l’incoerenza di chi «tiene il piede in due scarpe» (si riferisce al candidato del Pd Giachetti, allo stesso tempo deputato) o di chi «diceva di essere libero dai partiti e ora li ha in casa» (Marchini).
In questa intervista a Il Tempo , la Raggi bacchetta i suoi avversari, propone un «patto» ai costruttori, assicura appalti trasparenti, uno stadio per la Roma («ma deve seguire le regole») e uno per la Lazio.
Infine, alle Olimpiadi preferisce un impegno per rilanciare gli impianti sportivi comunali. E infine accetta la sfida lanciata dalla Meloni di confrontarsi a viso aperto.
Avvocato Raggi, per i sondaggi lei è avanti di alcuni punti sui suoi avversari. Si sente inseguita?
«Non guardo i sondaggi. Mi fanno piacere, piuttosto, i riscontri positivi che ho tra la gente».
Teme che i romani che ora dicono che la voteranno possano cambiare idea?
«Noi ci proponiamo per quello che siamo, cittadini che vogliono impegnare il loro tempo per un progetto in cui credono, cioè entrare nelle istituzioni per migliorare la loro città . E faremo esattamente questo, così come abbiamo rinunciato a 42 milioni di rimborsi elettorali o creato un fondo a favore delle piccole e medie imprese. Quello che diciamo lo realizziamo».
Sulle colonne de Il Tempo Giorgia Meloni ha chiesto di confrontarsi con lei. Lo farà ?
«Certo. Ci sono già state un paio di occasioni ma lei non si è presentata. In ogni caso io sono sempre pronta a discutere dei temi che interessano ai romani. Se la Meloni intende invece andare nei talk show o in tv, si farà anche questo, ma non è la priorità nè per Roma nè per me».
Giachetti vorrebbe lavorare con lei, invece, per liberalizzare le droghe leggere…
«Mi sembra che Giachetti confonda i suoi due ruoli: i sindaci non hanno competenze su questi temi. Io penso a Roma, lui si dedicasse a fare il parlamentare visto che è stato eletto per questo. Noi abbiamo un punto di vista differente: ci dicevano di candidare Di Battista o altri come sindaco ma non l’abbiamo fatto per rispettare la volontà dei cittadini. Gli incarichi non sono trampolini di lancio».
L’hanno accusata di essere vicino alla destra, le hanno rimproverato di aver svolto il praticantato forense nello studio Previti. Pensa che in quest’ultimo mese la campagna elettorale continuerà a essere velenosa?
«Bè, dopo il metodo Boffo c’è stato il metodo Raggi. Ma non m’importa, se ci attaccano vuol dire che stiamo lavorando bene. Mi dispiace soltanto che, vista la stagione calda, non potranno dire che ho i calzini azzurri» (come quelli del giudice della sentenza Fininvest-Cir, Raimondo Mesiano, criticati nel 2009 in un servizio tv su Canale 5, ndr).
Quanto ha speso finora per la sua campagna elettorale?
«In tutto spenderò poche migliaia di euro, noi ci finanziamo con micro-donazioni dei cittadini perchè soltanto così possiamo avere le mani libere. Sarebbe ora che lo facessero anche gli altri partiti, sostenuti in passato da Buzzi e Carminati. Li invito a rendere pubblici i contributi che ricevono».
Tra pochi giorni incontrerà il presidente del Coni, Malagò. Si aspetta che tenterà di farle cambiare idea sullo stadio della Roma e le Olimpiadi?
«Sullo stadio non devo cambiare idea. Voglio farlo (anche uno per la Lazio) ma il progetto deve seguire le norme. Per le Olimpiadi ho sempre la stessa linea: ricorderò a Malagò che Roma ha bisogno di sviluppare lo sport ordinario, dobbiamo sistemare gli impianti comunali che cadono a pezzi e incentivare l’attività nelle scuole. Insomma, se uno ama lo sport deve amarlo sempre».
Vedrà anche i costruttori?
«Certo, sono importanti per Roma e per il Lazio, danno lavoro a tante persone. La nostra proposta è puntare alla riqualificazione energetica e alla riduzione dei rischi idrogeologici e, ovviamente, al miglioramento dei quartieri. Peraltro l’Europa mette a disposizione molti fondi. Basta con nuove costruzioni, già ci sono centomila appartamenti sfitti o invenduti».
Come combatterebbe il traffico e le buche?
«Innnanzitutto con appalti trasparenti che consentano lavori fatti bene. Poi vogliamo rafforzare il sistema “io segnalo” anche con una app con cui i cittadini possano indicare le buche grandi e pericolose. Poi immagino più mobilità pubblica, nuovi autobus e treni, corsie preferenziali, semafori intelligenti, una rete di piste ciclabili e più car sharing. Bisogna anche ripensare il carico/scarico, incentivare il telelavoro e fare in modo che i cittadini possano ottenere on line certificati e documenti senza andare negli uffici comunali».
È vero che se diventasse sindaco il suo vice sarebbe l’ex consigliere comunale del M5S Daniele Frongia e che Marcello De Vito, anche lui 5 Stelle, potrebbe diventare presidente del Consiglio comunale?
«Stiamo lavorando sul programma, per i nomi c’è tempo. Comunque mi fa sorridere che ora alcuni mi accusino di voler dare incarichi a cittadini normali mentre fino a poco tempo fa mi accusavano di avere dietro poteri forti. Hanno paura della normalità , proprio quello che manca a Roma».
(da “il Tempo”)
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Maggio 7th, 2016 Riccardo Fucile
“LA MELONI HA ANTEPOSTO L’AMBIZIONE PERSONALE ALL’AMORE PER LA CITTA'”… “E ORA DI GUARDARE AVANTI, ARICHIVIANDO IL ‘900”
“A Roma stiamo sperimentando una svolta centrista. Che può valere ovunque”. Alessandra
Mussolini difende così – in una intervista al Messaggero – la sua scelta di correre come Capolista di Forza Italia a sostegno di Alfio Marchini.
Una scelta anche per archiviare anche le divisioni del passato, visto che Marchini viene da una famiglia di partigiani.
“A Roma – dice Mussolini – finalmente in questi giorni abbiamo chiuso il 900 ideologico che ha tanto frenato tutti quanti”.
Un invito quindi ad andare oltre gli steccati perchè – aggiunge – “le vecchie storie sono finite e andiamo avanti. Come dicono le mie figlie: per il bene di Roma, scialla!”
Lui parla di suo nonno partigiano e lei di suo nonno Duce.
“Macchè! Parliamo di buche sulle strade e di asili nido, di trasporti e della questione nomadi”.
E comunque?
Marchini mi ha detto una cosa perfetta, da uomo concreto qual è. Ed è questa: ognuno ha la sua storia, ma per un atto di generosità verso questa città che amiamo ci si mette insieme per un progetto comune”.
Nessuna rottura comunque con Giorgia Meloni. Ma qualche appunto.
Proprio perchè è una leader di partito, doveva avere la capacità di comprendere che una campagna elettorale non è un fatto personale. ma un fatto politico che deve trasformarsi in evento sociale. Giorgia ha ritenuto che la propria candidatura fosse più importante dell’unità del centro-destra. Questo è il suo errore.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 7th, 2016 Riccardo Fucile
IRINA OSIPOVA VUOLE IMPORTARE IN ITALIA LA “DEMOCRAZIA PUTINIANA”… BASTA STARE ATTENTI A NON PASSEGGIARE SUL LUNGOTEVERE, A MOSCA AGLI OPPOSITORI CAPITA DI ESSERE AMMAZZATI
Lei si chiama Irina Osipova, è un’esperta di relazioni internazionali ed è co-fondatrice del «Rim», l’associazione dei giovani italo-russi.
In molti nella Capitale la conoscono come appassionata sostenitrice dell’azione politica del Presidente russo e per il suo impegno contro le sanzioni alla Russia.
Da ieri è anche candidata al Consiglio comunale nella lista di Fratelli d’Italia.
Sono ormai noti i legami che soprattutto la Lega, attraverso i rivoli di pseudo associazioni culturali, intrattiene con la “democrazia putiniana”.
Non a caso in passato diversi media avevano parlato di prestiti bancari al Carroccio, sul modello Le Pen, da parte di banche moscovite.
In una intervista a “il Tempo”, la Osipova che si trova in Italia dal 2000 afferma: “Ho avuto modo di affezionarmi all’Italia, alla sua cultura. Adesso mi sento parte di questa società e sento il dovere di impegnarmi per questa». E auspica “«un modello “putiniano” applicato all’Italia” ricordando che “Giorgia Meloni condivide diverse battaglie che vengono affrontate in Russia, da quella contro la liberalizzazione delle droghe leggere alla sicurezza”.
Si dichiara infine favorevole alle Olimpiadi: “sono stata a Sochi come volontaria, e ho visto come i giochi hanno aiutato un’intera regione ad attrarre l’attenzione internazionale».
Peccato che la candidata non abbia nulla da dire sul “modello democratico putiniano” e sul trattamento che viene riservato agli oppositori, magari ricordando anche gli arricchimenti improvvisi della oligarchia russa.
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