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ELEZIONI ROMA: “NON HO DUBBI, VOTO BOH”

Maggio 17th, 2016 Riccardo Fucile

SCRITTORI, REGISTI. BLOGGER: “NESSUN CANDIDATO E’ ALL’ALTEZZA”

Scordarsi le fanfare, i “mai nella vita”, gli endorsement a frotte. O le battute salaci che indicano la direzione del vento.
Stavolta, chi vota a Roma, per lo più non sa che pesci prendere. Anche se manca meno di un mese al voto. «In questa campagna elettorale non c’è chimica. È tutto spento.
Lo sbandamento, generale. I partiti stanno sulla trincea più arretrata. E i candidati sulla serie B.
Non ci sono contenuti, perchè non c’è un focus su una idea di Roma: anche retorica, ambiziosa, qualcosa che dia ai cittadini il senso di cosa significhi essere romani oggi. Nessuno ha il coraggio».
Il sociologo Giuseppe De Rita, romanissimo, fondatore del Censis, relatore nel convegno ecclesiale del 1974 “sui mali di Roma” che ancora oggi si evoca, va oltre la critica: è scorato.
Fotografa, e vive, un malessere assai diffuso. Un sentimento che accomuna giovani e vecchi, centro storico e periferie, politologi e blogger del trash, registi e editori, giornalisti e scrittori.
Una volta si intercettava lo schierarsi, ora tocca registrare la costernazione, lo sconforto: «Deciderò all’ultimo per chi votare ma ci andrò senza convinzione, trascinando i piedi. Non parlo da intellettuale: penso che qualche milione di romani farà  così», dice De Rita .
È per questo che Christian Raimo, giornalista e scrittore, autore di un post su “Internazionale” diventato virale (titolo: “Roma sta morendo e nessuno fa niente”) offre un pronostico da «55 per cento di astensione».
Lui ce l’ha soprattutto con la sinistra: «Voterò scheda bianca sperando che il Pd arrivi quarto e che Sinistra Italiana non elegga neanche un consigliere. Non perchè non esprimano una qualità  diversa: ma non hanno compreso la crisi politica che c’è a Roma e mancano di visione».
Una città  sfiancata dai propri fallimenti. Dove i partiti non ci   sono più. E i quattro candidati si agitano in modo grottesco per cercare   di nascondere il vuoto. Specchio e metafora di tutto il Paese.
Sarà  l’uragano di Mafia Capitale o la “scabrosa” caduta di Ignazio Marino e di tutti gli idoli dell’ultimo ventennio. Ma il disorientamento è assoluto.
«Io il mio voto non lo esprimo neanche privatamente, a me stesso, figuriamoci in pubblico», dice Ascanio Celestini, attore, regista e scrittore: «Si tratta di votare uno che ci promette che non ruba? E va bene, andrò. Sì, ma che Paese si immaginano tra vent’anni? Perchè dalla politica mi aspetto questo, e qui non lo fa nessuno».
Una città , mondi e persone come presi in contropiede da un panorama che per la prima volta non offre neanche lo scampo di infilarsi nel solito schema, nemmeno con un piede solo.
Così, se fino all’altroieri c’erano folle di scrittori, attori, giornalisti e registi che dicevano con naturalezza «voto Veltroni», «voto Marino» – o «voto Alemanno» per impulso anti-sistema – a un mese dalle urne ci sono pacchi di non sa-non risponde.
«Chi voto? Ah saperlo, non sono pronta», sospira Serena Dandini.
«Preferirei non dire nulla, ho poche idee lacero-confuse», risponde cortese Paolo Pietrangeli, il cantautore di Contessa.
«Ci devo pensare, sono stato un mese all’estero», riflette Paolo Genovese, il regista di “Perfetti Sconosciuti”.
«Non ho ancora deciso, ad oggi si è parlato solo di candidati e non di Roma», spiega il giuslavorista Michel Martone, viceministro del Lavoro col governo Monti.
«Non è che si tace per convenienza, è che nessuno sa cosa votare. E sono confuso anch’io», riassume l’architetto Massimiliano Fuksas.
«Conosco Marchini, è molto simpatico, un campione di polo e di fidanzamenti, ma non ce la potrei fare a votare con Berlusconi. Mi aspettavo qualcosa da Giachetti, sapere cosa dice il Pd. Ma non si sente nulla».
L’archistar avrebbe preferito, invece del voto, «un commissario per quattro anni»: «Non vedo le idee. Si parla di marijuana, di teleferiche, di vendere la Nuvola a un emiro, e si accomodino. Ma nulla che abbia a che fare coi problemi veri. Aggredire la situazione, parlare di Atac, di Ama, significherebbe farsi molti nemici: e qui si ha talmente paura».
«Già , paura. È la lezione di Marino: è andato contro gli interessi, ha fatto una fine atroce, quindi nessuno si arrischia», spiega Massimiliano Tonelli, portavoce del blog Romafaschifo finito sul “New York Times”.
Lui non va a votare e trova che la campagna elettorale somigli a quelle «democristiane anni Ottanta»: «Nessuno si sbilancia, ci si combatte sul “non fare”, ci si prepara a una manutenzione del degrado e del declino. L’unico esperimento sarebbe vedere al governo persone restate sin qui fuori dalle dinamiche del potere». Cioè i grillini.
Eccola: l’indecisione tra la Raggi e Giachetti, uno dei nodi attorno a cui si avvita certa romanità . Con fatica, senza gioia.
«Queste sono le elezioni del boh, è come assistere a un film giallo di cui si è perso l’inizio, mi arrendo alla confusione», dice Daniele Luchetti, il regista che col “Portaborse”, all’alba di Tangentopoli, fornì un bagaglio di certezze a schiere di cineamatori: «Ho sempre votato Pci, poi il Pd, sentivo che dietro c’erano costruzioni dal basso. Ora ci si accontenta: ma gestire Roma non è aver fatto bene il classico. Scegliere i Cinque stelle per me è fuori dalla grazia di Dio, ma potrebbe essere».
Più che intenzioni di voto, sedute di autocoscienza.
«Sto combattendo contro il me stesso astensionista», chiarisce lo scrittore Paolo Di Paolo: «Un giorno penso Giachetti turandomi il naso, un altro la Raggi per disperazione. Speravo in uno scatto di orgoglio: è arrivata un’armata Brancaleone». Nomi fragili, nessuno che faccia da soluzione. «
Alcuni voteranno la Raggi e non l’avrebbero mai fatto», dice Gabriele Mainetti, il regista rivelazione di “Lo chiamavano Jeeg Robot”, che non si schiera.
C’è chi si rassegna, non domo: «Alla fine voterò a sinistra, come sempre. Con rabbia, perchè non penso Giachetti vincerà , e semmai al ballottaggio nemmeno andrò, sarebbe la prima volta», dice Stefano Bises, sceneggiatore di “Gomorra”.
Come è possibile che non ci sia stata una candidatura all’altezza, si chiedono in molti. La scelta di Giachetti «mi meraviglia e quasi mi sembra fatta apposta», aggiunge Matteo Maffucci degli Zero Assoluto.
Anche lui concentrato sulla ricerca del “meno peggio”: «Forse alla fine voterò la Raggi. Ma la stima verso chiunque latita e invece vorrei essere orgoglioso di votare».
Cronache di un mondo lacerato. «L’altra sera ero a cena con amici, si sono scandalizzati quando ho detto che non è giusto escludere a priori di votare per la Raggi», racconta Giuseppe Laterza.
Anche lui, l’editore, perfettamente incerto – «e non mi era mai successo» – tra «una continuità  che non si fa onore e un salto nel vuoto», ossia votare M5S o Pd: «Giachetti è un’ottima persona. Ma il mio dubbio è, chi è espressione di un certo apparato, può sovvertirlo? Perchè per Roma, dominata dalle lobby, ci vuole una rivoluzione. Giachetti è in grado?».
Naturalmente poi c’è la domanda inversa: Raggi è in grado?
«L’ho incontrata per pochi minuti, aveva tanta paura di me», dice Roberto D’Agostino, anima di Dagospia: «Ma, dico: se ha paura di Dago stiamo freschi». Perplesso anche il giornalista Vittorio Emiliani: «I grillini, alcuni, hanno studiato: sapranno farsi classe dirigente? Non lo so. Certo bisogna che si facciano aiutare», dice lo storico direttore del “Messaggero”.
Che avrebbe scelto Fassina, e «se non torna in lizza non so chi votare»: «In periferia, per dire, si vive da sequestrati. Nessuno raccoglie le idee, neppure se va proseguita la linea C. È solo panna montata».
Lo scrittore Fulvio Abbate ha risolto l’enigma come segue: «Marchini non lo voterei mai perchè lo considero intellettualmente inesistente. Giachetti non viene nominato neppure dai rappresentanti del Pd, danno per scontato che non passerà . E la Meloni c’è stato un tempo in cui i suoi stessi compagni di partito pregavano: smettetela di osannarla, è inconsistente. La vera destra è la Raggi. La voterei perchè così i Cinque stelle smetterebbero di mostrarsi come i più virtuosi. Non andrò, vincerà  lo stesso».
L’idea dei grillini alla prova dei fatti è al centro degli alambicchi politologici. Giovanni Orsina, docente alla Luiss, studioso del berlusconismo, ragiona su questa previsione: «Lo scontro finale sarà  ancora tra politica e anti-politica. E i romani potrebbero essere tentati dalla Raggi. Se la città  si dà  per perduta, tanto vale sperimentare farmaci nuovi, come su un paziente in fin di vita».
C’è chi però si ribella: «Accollare a Roma la prova del nove contro i Cinque stelle è una follia. Noi ci abitiamo, mica possiamo fare gli esperimenti. Non siamo a Mururoa», reagisce la giornalista Flavia Perina, già  parlamentare di An-Pdl: «Non mi fido della retorica dell’outsider e nemmeno di quella delle mani pulite. Opzioni già  sperimentate. Guardo piuttosto a chi ha già  avuto modo di sedersi a tavola e si è alzato con gli abiti decentemente puliti».
Il che in fondo è un’altra ricerca del meno peggio.
Lo scrittore Walter Siti, chiude secco la questione: «Non voto nella Capitale, per fortuna». Lui sceglie a Milano. Ed è sollevato anche Umberto Pizzi, che pure ha fotografato la Roma della Dolce vita e di Cafonal: «Non voterei per nessuno, per la prima volta in vita mia, vorrei evitare di essere coinvolto».
Not in my name, almeno.

Susanna Turco
(da “L’Espresso“)

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FASSINA RIAMMESSO DAL CONSIGLIO DI STATO: ORA NON CI SONO PIU’ ALIBI PER NESSUNO

Maggio 17th, 2016 Riccardo Fucile

ANCHE FRATELLI D’ITALIA RIAMMESSA A MILANO

Stefano Fassina torna in corsa per il Campidoglio. Il Consiglio di Stato ha infatti accolto il ricorso della lista ‘Sinistra per Roma – Fassina sindaco’ riammettendola alle elezioni comunali del 5 giugno.
Il verdetto è stato emesso dalla Terza sezione, presieduta da Luigi Maruotti, che si è espressa sul ricorso presentato dal candidato di Si-Sel a sindaco di Roma dopo l’esclusione da parte della commissione elettorale e la bocciatura del ricorso presentato al Tar.
Giovedì i giudici amministrativi si esprimeranno sui ricorsi relativi alla lista civica e alle liste dei municipi.
“Felice per sentenza Consiglio di Stato. La sinistra torna in campo a Roma più forte di prima” è il primo commento di Fassina, affidato a un tweet.
Pochi minuti dopo arriva via Twitter anche la reazione del candidato pd Roberto Giachetti, che lancia un appello all’unità  per il secondo turno: “Contento per Stefano e i suoi elettori. Andiamo avanti, convinti che il popolo di centrosinistra sarà  unito al ballottaggio”.
Palazzo Spada ha riammesso anche le liste “Rete Liberale”, di sostegno al candidato sindaco Marchini e la lista di Fratelli d’Italia a Milano.
Ribaltate dunque le decisioni prese rispettivamente dal Tar Lazio e Lombardia.
Le liste erano state escluse per la mancata indicazione in alcuni atti della data di autenticazione delle sottoscrizioni.
Il Consiglio di Stato, si legge in una nota, “ha ritenuto illegittima tale esclusione perchè nessuna disposizione di legge prevede, per la materia elettorale, la nullità  di tali autentiche quando siano prive di data, purchè risulti certo che l’autenticazione sia stata effettuata nel termine previsto dalla legge. Il Consiglio di Stato ha sottolineato l’importanza del principio democratico della massima partecipazione alle consultazioni elettorali nei casi in cui le liste siano in possesso di tutti i requisiti sostanziali e formali essenziali richiesti dalla legge”.
I primi commenti alla sentenza, oltre quelli dello stesso Fassina e di Giachetti. arrivano pochi minuti dopo la nota del Consiglio di Stato.
“La riammissione di Fassina alle elezioni comunali di Roma è una buona notizia. La Sinistra non poteva e non doveva mancare da questa competizione elettorale ma non è mai troppo tardi per dialogare con il Pd e rinverdire l’esperienza del centrosinistra”, afferma, in una nota Stefano Pedica del Pd. “Mi auguro che Fassina torni a parlare insieme a Giachetti a tutto il popolo di centrosinistra. In gioco c’è il futuro di Roma e non possiamo lasciare il governo della città  in mano a populisti e demagoghi”.
Per Massimiliano Smeriglio, membro della segreteria nazionale di Sel, “la notizia della riammissione alle elezioni della lista ‘Sinistra per Roma’ e’ straordinaria.
Ora di nuovo tutti in campo piu’ convinti di prima per dare forza alla sinistra”.
“Il Consiglio di Stato ha riammesso la lista Sinistra per Roma per Fassina. Da domani tutti al lavoro per una grande impresa elettorale!” è il commento su Twitter di Gianluca Peciola, ex capogruppo di Sel in Campidoglio.

(da “La Repubblica”)

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RIPRENDERSI ROMA, ORA IL PD CI CREDE

Maggio 15th, 2016 Riccardo Fucile

RENZI VEDE GIACHETTI PER DELINEARE LE STRATEGIE DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

Le difficoltà  dei 5 Stelle nel contenere l’onda d’urto del caso Pizzarotti a Parma, la spaccatura del centrodestra fra Giorgia Meloni e Alfio Marchini, la probabile uscita di scena dell’altro candidato progressista Stefano Fassina.
Tre scintille che stanno riaccendendo il Partito Democratico per la riconquista del Campidoglio, affidata al candidato Roberto Giachetti.
Anche Matteo Renzi ci crede e venerdì sera lo ha voluto incontrare per fare il punto della strategia elettorale.
Un incontro tenuto segreto, che è servito per condividere le mosse nelle ultime settimane prima del voto del 5 e 6 giugno.
5 e 6 giugno, una votazione in due giorni, per consentire una più cospicua affluenza alle urne, come verrà  stabilito domani dal Consiglio dei ministri su iniziativa di Angelino Alfano.
Proposta che, spiegano fonti del Nazareno, è stata accolta positivamente da Palazzo Chigi a ulteriore conferma del fatto che il premier non intende prendere sottogamba l’appuntamento con le elezioni amministrative, non le considera un passaggio doloroso da scavallare e accantonare nel più breve tempo possibile.
Vuole invece affrontare la sfida delle principali città  chiamate a votare, pur considerando il referendum costituzionale di ottobre la principale battaglia politica dell’anno.
Roma viene considerato dal Pd uno spartiacque perchè lì si misura anche la contesa diretta con il Movimento 5 Stelle.
Fiducia dem a Roberto Giachetti, quindi, anche alla luce dei sondaggi più recenti che lo vedono in progresso.
Renzi lo ha voluto incontrare per un paio d’ore per fare il punto. Non è stato ancora definito, però, chiariscono le fonti dem, se il premier presenzierà  a iniziative elettorali insieme al candidato sindaco del Pd prima del primo turno, oppure se si aspetterà  la (eventuale) campagna per il ballottaggio per un suo coinvolgimento in prima persona.
Il messaggio politico consegnato a Giachetti è quello di spingere sull’acceleratore in una fase in cui Virginia Raggi potrebbe subire un contraccolpo dagli scossoni interni ai 5 Stelle, il centrodestra disperde i suoi voti fra i due candidati Alfio Marchini e Giorgia Maloni, e l’elettorato di Stefano Fassina potrebbe convergere verso il Pd. Vincere a Roma, dopo il caos di Ignazio Marino e il terremoto capitolino di Mafia Capitale, sarebbe un punto che vale doppio.

(da “Huffingtonpost”)

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INTERVISTA A GIACHETTI: “IO PIU’ A SINISTRA DELLA RAGGI, SEL SI LIBERI DELL’ANTIRENZISMO”

Maggio 15th, 2016 Riccardo Fucile

“E’ IN GIOCO LA CITTA’, NON IL GOVERNO”: L’APPELLO AGLI ORFANI DI FASSINA

«Ci si può dire di sinistra senza pronunciare una parola sui diritti civili? O giusto il minimo sindacale?», si chiede Roberto Giachetti.
«Ecco, Virginia Raggi fa così perchè non vuole perdere i voti di destra, perchè l’elettorato a cui si rivolge è quello».
Lui, invece, esponente del Pd, di una cosa è certo: «Sono più a sinistra di lei».
A tre settimane al voto, nella capitale si parla di destra e sinistra. È l’effetto della decisione del Tar che ha bocciato Stefano Fassina, escluso per irregolarità  nella raccolta delle firme.
Fassina sostiene che due terzi dei suoi si orienteranno tra astensionismo e M5S.
«Gli elettori di Fassina devono porsi due domande: chi è in grado di risolvere i problemi di Roma? Io o la Raggi?».
Quell’area lì, però, non vede di buon occhio Renzi. Il suo primo sponsor può essere un ostacolo alla conquista di quei voti?
«Si vota sui problemi di Roma, non sono nè elezioni politiche nè il congresso del Pd. E poi si sa, io le mie idee le porto avanti a prescindere da Renzi. Si è visto al referendum sulle trivelle».
Fassina dice che il centrosinistra a Roma è morto con le firme dal notaio per cacciare Marino.
«Le dimissioni di Marino le aveva chieste Sel prima di quelle firme. Ma possiamo cancellare il centrosinistra a Roma per questo? È chiaro che l’obiettivo di Fassina era quello di utilizzare Roma per colpire Renzi. Guardiamo alla Regione Lazio: lì si governa bene, Roma merita lo stesso».
Del programma di Fassina lei prenderebbe qualcosa?
«Per esempio la proposta sulla rinegoziazione dei tassi di interesse sui mutui del Comune. Oggi li paghiamo al 5%, si potrebbero dimezzare. Apriamo un tavolo col governo. Così avremmo più risorse per il sociale».
Lei è favorevole all’ingresso dei privati in Atac e Ama?
«Ho sempre detto che Atac va prima di tutto risanata. Pensare di privatizzarla significa svenderla. Per Ama vale lo stesso. Rispetto a Fassina penso che le quote di alcune municipalizzate, i cui servizi non competono al Comune, si possano cedere».
Tra una settimana annuncerà  la sua giunta. Ci saranno personalità  di richiamo per il mondo della sinistra, da Bray a Tocci?
«A Bray ho chiesto contributi sulla cultura. Tocci lavora al nostro programma. Nella giunta ci saranno nomi autorevoli e competenti ma per rispetto a Roma e agli elettori non ci saranno specchietti per le allodole. Saranno personalità  che parleranno a tutta la città ».
Vicenda Pizzarotti: pensa che l’atteggiamento del M5S possa intaccare il consenso della Raggi?
«Lei un giorno dice che gli avvisi di garanzia sono come manganelli e, quindi, i magistrati sono dei picchiatori. Poi fa retromarcia a seconda di cosa stabilisca Casaleggio. Lei con chi sta? Con Grillo che espelle le persone via mail o con Pizzarotti? Quale autonomia può avere un sindaco di Roma che prende le decisioni in base a cosa decide una società  privata di Milano?».
In pochi giorni a Roma c’è stata una manifestazione sgomberata con gli idranti, un blitz di Forza Nuova al Gay Center, un assalto a un banchetto di CasaPound che minaccia risposte muscolari. Il clima si sta avvelenando?
«Dove c’è violenza sto dall’altra parte. I blitz delle formazioni neofasciste non possono avere cittadinanza a Roma».
La sua campagna come si concilia col ruolo di vicepresidente della Camera?
«Faccio, con impegno e sacrificio, entrambe le cose. Mi piace presiedere la Camera e sono stato felice di avere avuto la possibilità  di votare le unioni civili. I turni di presidenza sono ogni 15 giorni. Ora se ne riparlerà  l’ultima settimana di campagna elettorale».
E come farà  coi comizi finali?
«Un modo si troverà ».

Mauro Favale
(da “La Repubblica”)

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INTERVISTA A FASSINA: “LE LISTE? UNA SOFFERENZA: UNA PARTE GUARDAVA ALTROVE”

Maggio 15th, 2016 Riccardo Fucile

“GIACHETTI E’ UN PASDARAN DEL GOVERNO, NON PENSO CHE VOTEREMO PER LUI”

«Noi siamo in campo e andiamo avanti…».
Avanti, Stefano Fassina? Una forza politica che non sa fare una lista elettorale può amministrare Roma?
«È una domanda legittima, ma non fa i conti con un percorso costituente molto accidentato. Abbiamo affrontato la sfida a mani nude, con una parte fondamentale del gruppo dirigente impegnata su un progetto diverso»
Sta dicendo che nutre sospetti su quella parte di Sel che appoggia Giachetti?
«La cultura complottista non mi appartiene geneticamente. Il clima è di grande sofferenza e rabbia, ma è stato un errore formale involontario in liste che hanno tutti i requisiti previsti dalla legge. E al di là  di chi materialmente è stato coinvolto, la responsabilità  politica è mia. Avrei dovuto seguire direttamente anche l’ultimo passaggio».
Dopo una figura così, non le resta che scusarsi.
«Mi sono scusato con i candidati e con le migliaia di uomini e donne che hanno costruito con noi il programma. Certo è che, quando ci sono problemi organizzativi, la ragione di fondo è sempre politica».
Si riferisce a Vendola, a Fratoianni, o a chi?
«A tutti, tutti… Al nucleo fondativo, a tutti quelli che hanno dato vita al progetto. Dovremo fare un radicale cambiamento. Non si può portare avanti la fase costituente quando il nucleo fondativo ha opzioni contraddittorie».
Roma doveva lanciare Sinistra italiana, invece l’«errore formale» rischia di bloccare il progetto.
«La vicenda romana impone un chiarimento definitivo sulla prospettiva. Io non vedo complotti, vedo due impianti di cultura politica. Da una parte chi, come me, considera chiusa la fase del centrosinistra. Dall’altra, chi pensa che il nostro destino sia l’alleanza subalterna con il Pd».
Non le resta che un miracolo al Consiglio di Stato.
«I dati sostanziali delle liste sono corretti, abbiamo raccolto il massimo delle firme e chi ha certificato non ha scritto la data su alcuni moduli, che però è ricavabile da altri elementi. Il Tar ha fatto una valutazione solo formale e noi confidiamo che domani il Consiglio di Stato consideri anche i dati sostanziali. Non è un passaggio burocratico».
Se va male, accoglierà  l’appello di Giachetti all’unità ?
«Non capisco come Giachetti possa pensare che quel pezzo di città  orientato sul nostro progetto possa votare chi è stato pasdaran del Jobs act, della scuola, dello sblocca Italia, dell’Italicum… E che vuole tornare a quel “modello Roma” che ha aggravato le condizioni della città ».
E se le offrisse, per dire, la poltrona di vicesindaco?
«Io mi dimisi da viceministro, da questo punto di vista non sono sospettabile».
Giachetti teme che voglia consegnare Roma a Grillo per fare un dispetto a Renzi.
«Trovo offensivo che, dopo sei mesi intensissimi di campagna, Giachetti continui a delegittimare la candidatura del sottoscritto come un dispetto a Renzi. Penso di avere ancora diritto all’elettorato passivo, nonostante il “Fassina, chi?” del 2014. Certo non smetterò di fare politica per quello».
Prima deve decidere chi votare: Virginia Raggi?
«Ha un approccio minimalista e ambiguo che mi preoccupa. Nè Raggi, nè Giachetti affrontano la questione sociale, che per noi è la priorità ».
Quindi, si asterrà ?
«Noi siamo sempre per la partecipazione, anche se i sondaggi rilevano che una parte significativa del popolo di sinistra non vota Pd, indipendentemente dalla condizione di Fassina. La quota prevalente si ritrae nel non voto e la rappresentazione di quel popolo non si costruisce con qualche battuta negli ultimi giorni».
Ha rinunciato a votare il Movimento 5 Stelle al secondo turno?
«Sul M5S avevo detto parole chiare, che sono state strumentalizzate. Tante persone vedevano in noi l’occasione per evitare un voto avventuroso e avventuriero verso l’ambiguità  dei cinquestelle».
Darà  o no indicazioni di voto ai suoi elettori?
«Ne discuteremo martedì con i 400 candidati. Non staremo a guardare, il progetto di Sinistra per Roma che faticosamente abbiamo messo in campo sarà  presente nei municipi e in tutta la città  e si strutturerà  come associazione politica».
Non teme di restare solo? Giachetti può offrire a Sel ben più di lei.
«Ognuno farà  le sue scelte».

Monica Guerzoni
(da “il Corriere della Sera”)

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MARCHINI VUOLE MICHELE PLACIDO IN COMUNE PER OCCUPARSI DI CULTURA

Maggio 15th, 2016 Riccardo Fucile

“ALFIO E’ IL PIU’ ADATTO A GESTIRE I PROBLEMI DI ROMA, DISPONIBILE A DARE UNA MANO GRATIS E SENZA INCARICHI”

Non è un totogiunta ma poco ci manca. Se tra una settimana esatta il candidato sindaco del Pd annuncerà  la squadra di governo che lo accompagnerà  in Campidoglio in caso di vittoria, Alfio Marchini si porta avanti con il lavoro annunciando i primi nomi di quel Senato Civico che l’imprenditore presenta come uno dei punti cardine del proprio programma.
Uno dei componenti, con delega alla cultura, sarà  l’attore e regista Michele Placido.
«Vorrei Michele Placido nel Senato Civico per occuparsi di cultura – annuncia Marchini – un modo per consentire alla società  civile di partecipare alla vita pubblica. Oggi se chiedi a qualcuno di venire a fare l’assessore ti risponde che non ci pensa proprio e che per 5mila euro al mese è troppo rischioso. Quindi, serve un luogo che non obbliga a prendere una posizione politica forte ma che sia un organo consultorio che possa dare l’indirizzo a chi poi deve prendersi la responsabilità  di gestire la città ».
All’interno di quest’organo Michele Placido sarebbe chiamato per il settore della cultura. I contatti tra Placido e Marchini vanno avanti da un po’ di tempo, come ammette lo stesso Alfio: «Ho già  parlato con lui».
Quanto alla giunta vera e propria, Marchini spiega: «I nomi li dirò quando presenteremo la squadra di governo, prima delle elezioni, perchè siamo gli unici a poterlo fare non avendo correnti».
Michele Placido non è del tutto estraneo al mondo vicino ad Alfio Marchini. L’attore e regista è infatti lo zio di Alessandro Onorato.
Placido è infatti il fratello della madre del consigliere comunale uscente, già  capogruppo della lista Marchini e ricandidato come capolista in Assemblea Capitolina.
Sarà  magari anche per questo che accoglie subito la proposta di Marchini e da Cannes si dichiara pronto a dare una mano, pur senza incarichi ufficiali o etichette per un impegno civico ancora più incisivo.
Michele Placido dice di credere in Alfio Marchini perchè «grazie alle sue competenze imprenditoriali il candidato sindaco di Roma sarebbe in grado di governare una capitale che straborda di problemi. Ci vuole polso, qualcuno che non si fa trascinare dagli inciuci».
«Quando mi ha chiesto – racconta il regista – se ero disponibile a dare una mano per la città  di Roma dove ho vissuto per lunghi anni a fornire qualche consiglio ho risposto di sì, d’altra parte lo avevo già  fatto a suo tempo quando era sindaco di Veltroni diventando direttore artistico di Tor Bella Monaca a costo zero, sia chiaro. Come vorrei che fosse chiaro che non aspiro a fare politica o a un ruolo di assessore, faccio un altro mestiere, ma se mi si chiede un consiglio sono disponibile a mettermi a disposizione, anche a riparare una buca con la pala. Ogni cittadino dovrebbe avere il senso civico, amare la propria città . Certo, c’è chi mi ha chiamato e mi ha chiesto: ma che fai Michele, voti Marchini, ma lo sai che quello sta con Storace? Ma io a Storace non lo darei mai il mio voto, come non lo darei a Berlusconi. Sappiamo però, è inutile negarlo, che esistono le alleanze. Non credo che nel Pd non ci siano ottime persone, anche Giachetti lo è, ma ritengo Marchini più adatto a gestire in questo momento una metropoli come Roma. Certo, se poi un domani la mia fiducia dovesse venire meno, lo dichiarerei senza problemi».
Placido ha da poco terminato le riprese da regista di Sette minuti «una pellicola sul lavoro e sulla battaglia per i diritti con un punto di vista femminile. Quello di undici lavoratrici, tra le interpreti Ottavia Piccolo, Cristiana Capotondi, Ambra Angiolini e Violante Placido, che dovranno scegliere per il destino di altre colleghe».

(da “il Tempo”)

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SEL PRONTA A MOLLARE FASSINA

Maggio 15th, 2016 Riccardo Fucile

E CON IL PD SI TRATTA PER LE POLTRONE

L’esclusione delle liste a sostegno della candidatura a sindaco di Roma di Stefano Fassina – confermata venerdì dal Tar – mischia le carte nel centrosinistra romano, rimettendone in discussione l’architettura politica.
Senza Fassina in campo, la dicotomia tra l’assetto regionale e quello comunale è sempre più marcata.
Alla Pisana la maggioranza che sostiene il governatore Nicola Zingaretti si poggia saldamente sull’asse Pd-Sel, pur con i Dem teoricamente autosufficienti dal punto di vista numerico.
Nella corsa al Campidoglio invece la frattura creatasi tra democratici e Sel in seguito alla caduta di Ignazio Marino e alla nuova linea politica del Pd nazionale guidato da Matteo Renzi ha portato all’archiviazione di un’alleanza ventennale.
L’esclusione di Fassina, il più critico verso qualsiasi forma di dialogo col «renziano» Giachetti, potrebbe rimettere tutto in gioco.
Le trattative tra Sel e il Pd sarebbero già  cominciate.
Anche perchè la frizione tra i vendoliani e il loro candidato sindaco è giunta quasi al punto di non ritorno.
La reponsabilità  politica dell’esclusione delle liste è da attribuire a Fassina e al suo comitato elettorale che hanno preferito far da sè senza affidarsi alla struttura romana di Sel per le complicate operazioni di presentazione delle liste e di raccolta delle firme.
Ora i vendoliani aspettano Fassina al varco: a seconda di cosa dirà  decideranno come muoversi.
Domani alle 12, infatti, è convocata l’udienza presso il Consiglio di Stato nel corso della quale la terza sezione presieduta da Luigi Maruotti dovrà  decidere sul ricorso depositato ufficialmente contro la sentenza del Tar che ha confermato l’esclusione delle liste a sostegno di Fassina.
Difficile immaginare una loro riammissione e a quel punto l’ex viceministro dovrà  decidere che linea tenere, indicare una strada ai propri elettori.
Fonti interne a Sel fanno notare che Fassina non potrà  certamente appoggiare un candidato di destra, nè praticare endorsement verso la Raggi.
Delle due l’una: o si va su Giachetti o si va al mare. L’idea di Sel è quella di cercare un dialogo col Pd sui punti cardine del programma elettorale della sinistra, come ad esempio l’emergenza casa.
Secondo i sondaggisti, il 6% di cui era accreditato Fassina si ripartirebbe in tre parti uguali dal 2% ciascuna tra astensionismo, Raggi e Giachetti. Anche se Fassina è di un’altra opinione e al Tg1 osserva: «Temo che quei voti che sarebbero andati alla sinistra rimangano nel non voto. La sinistra non è sostituibile con qualche improvvisazione negli ultimi giorni di campagna elettorale».
Nel Pd tuttavia c’è la convinzione, se non di sostituirsi alla sinistra, quantomeno di trovare un’intesa.
«A questo punto – dice il candidato sindaco Pd Roberto Giachetti – spero di incontrare Stefano. Gli elettori di centrosinistra che hanno una storia e una tradizione comune in questa città , avranno da scegliere tra un candidato di centrosinistra, la destra e la candidata di un movimento in confusione. Mi auguro vi sia una visione costruttiva. Le ragioni della divisione che per me erano inspiegabili prima, restano inspiegabili anche adesso, e spero vengano superate. Capisco che si possano avere dubbi sul governo nazionale, ma qui stiamo parlando di Roma».
Sel guarda con attenzione a come si muoverà  il Pd e viceversa. Ma anche i vendoliani sono divisi.
Così se una parte consistente di loro cerca un accordo, il segretario romano Paolo Cento ferma tutti: «Ci incontriamo e confrontiamo con tutti, ma non siamo in vendita. Siamo alternativi al Pd e il percorso di aggregazione di Sinistra Italiana va accelerato».
Eppure la convinzione che un accordo si possa trovare, magari discutendo anche dell’assetto nei Municipi – dove Pd e Sel governavano a braccetto fino a ieri – e nelle future giunte, è un’opinione piuttosto diffusa sia nel Pd sia in Sel.
Per questo c’è grande curiosità  nel vedere i nomi che Giachetti farà  sabato prossimo, il fatidico 21 maggio, quando annuncerà  la giunta.
L’allargamento a sinistra insomma rischia di modificare l’architettura dell’alleanza politica creata attorno a Giachetti.
Un dato che non sfugge ai moderati di «Più Roma – Democratici e popolari», lista a sostegno del Pd.
«In questi ultimi mesi a sinistra si è consumata una rottura – osserva il coordinatore della lista Lucio D’Ubaldo – Ora, è possibile presentarsi dinanzi al corpo elettorale con una coalizione tutta nuova, senza la sinistra radicale, mentre a livello regionale si continua a governare con i sostenitori di Fassina? È un nodo che va sciolto perchè nei prossimi giorni, nel caso permanesse l’ambiguità , apparirebbe contraddittoria la stessa posizione di Nicola Zingaretti. Non si può mettere in difficoltà  Giachetti proseguendo nella collaborazione di governo con una sinistra che si colloca fuori e contro l’alleanza dei riformisti di Roma».
Il risiko è appena cominciato.

Daniele Di Mario
(da “il Tempo”)

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SONDAGGIO TECNE’: RAGGI 30,2%, GIACHETTI 27,1%, MARCHINI E MELONI AL 19%

Maggio 14th, 2016 Riccardo Fucile

IL RITIRO DI FASSINA AVVANTAGGIA IL CANDIDATO DEL PD

Dagli ultimi sondaggi politici su Roma emergono clamorose novità  nello scenario elettorale che vede i 5 stelle fortemente insidiati dal PD.
La società  autrice del sondaggio è la Tecnè su committenza della RTI.
Il campione stimato infine è stato di mille unità  con un livello di significatività  (o margine di errore dello 0,1%).
L’ultimo sondaggio politico su Roma fa registrare delle significative variazioni rispetto a quanto riportato nella precedente rilevazione effettuata dalla stessa Tecnè il 5 maggio.
Tale fenomeno è dovuto principalmente all’uscita di scena di Stefano Fassina e a una lieve flessione dei due candidati del centrodestra Giorgia Meloni e Alfio Marchini. Tutto ciò, secondo i recenti sondaggi politici, ha finito col favorire il candidato del Partito Democratico Roberto Giachetti passato nel giro di una settimana, dal 20 al 27%   dei consensi.
Le rilevazioni mostrano ancora saldamente in testa la candidata del Movimento 5 Stelle Virginia Raggi con il 30,2% delle preferenze.
Mentre due candidati del centrodestra Giorgia Meloni e Alfio Marchini, risultano essere in sostanziale parità  al 19% .

(da agenzie)

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FASSINA ESCLUSO: SECONDO I SONDAGGISTI GIACHETTI E LA RAGGI SI SPARTIRANNO I SUOI VOTI

Maggio 14th, 2016 Riccardo Fucile

SICURAMENTE NON NE GIOVERANNO MARCHINI E LA MELONI

Contasse solo la statistica, la domanda si ridurrebbe a una soltanto: chi ci guadagna, adesso che un tribunale ha costretto Stefano Fassina in panchina?
E chi può ambire ai consensi di una sinistra radicale ormai orfana di candidati? Saranno pure pochi voti, ma nell’aspra contesa per il Campidoglio sembrano davvero decisivi.
«Una parte finirà  nell’astensione – sostiene il professore Roberto D’Alimonte – il resto si dividerà  tra la Raggi e Giachetti. Questa vicenda svantaggia il centrodestra».
Ecco il paradosso di un pasticcio fatto di firme e moduli, allora: il fallimento di una lista nata per sgambettare Renzi e infastidire i cinquestelle sarà  ossigeno proprio per gli odiati avversari.
«Se in questa storia dovessi immaginare un ranking del beneficio — ragiona la sondaggista Alessandra Ghisleri (Euromedia Research) — allora direi: Raggi, Giachetti e Marchini»
Mai come stavolta la Capitale è terra di conquista per le pulsioni più estreme e impronosticabili.
«È molto difficile prevedere cosa accadrà  — ammette Roberto Weber di Ixè — Quello che posso dire è che a Roma ci sarà  una risposta dell’elettorato molto radicalizzata ». Il punto politico parte esattamente da questo ragionamento: se chi sceglie Fassina lo fa in chiave anti-renziana, come potrà  virare sul Pd e avvantaggiare proprio Giachetti? «Il motivo — spiega Antonio Noto, a capo di Ipr – è statistico. La quota marginale che andrà  al candidato del Pd sarà  importantissima. Dovesse guadagnare anche solo il 2% dei voti, questi potrebbero essere decisivi per andare al ballottaggio. Anche perchè questi elettori di certo non sceglieranno nomi di centrodestra».
Marchini e Meloni, appunto. Osservano la palude burocratica in cui sono finiti i vendoliani e non sembrano darsi pace.
Marchini avrebbe preferito un altro finale. «Non credo che ci sia dietro un disegno, penso però che bisognerebbe dare rappresentanza anche a questa sinistra. Abbiamo di fronte uno scenario pericoloso per la tenuta sociale della città . Ha visto i disordini di ieri? Non credo siano casuali».
Detto questo, l’imprenditore preferisce non dare ascolto alle interpretazioni degli istituti demoscopici: «È già  difficile prevedere se chi ha votato Pd continuerà  a farlo, figurarsi sapere se gli elettori di Sel sceglieranno il Partito democratico. Siamo nel campo della chiromanzia…».
Nel dubbio, comunque, a largo del Nazareno si festeggia. Numeri alla mano, un concorrente in meno non dispiace.
I sondaggisti sembrano confermare: «Prendiamo l’ottavo municipio, in particolare la zona di Garbatella con i suoi 44 mila abitanti – è l’esempio fornito da Ghisleri – Alle ultime comunali Sel ha preso il 9% e Fratelli d’Italia il 5%. E siccome quelli di Fassina non voteranno per la Meloni, Giachetti avrà  certamente un vantaggio».
E se invece tutto si riducesse a un misero aggiustamento dello “zerovirgola”?
La pensa così il professor Alessandro Amadori, convinto che la ghigliottina sul candidato di Sinistra italiana sposti davvero poco: «Dovessi usare un’immagine, direi che Fassina – che pure considero potenzialmente spendibile – assomiglia in questa campagna a un cane sciolto senza collare: non si capisce che disegno abbia e perchè bisognerebbe votarlo. Penso quindi che i suoi elettori finiranno soprattutto nell’astensione».

(da “la Repubblica”)

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    • NON C’È PACE PER L’EX ILVA . FEDERACCIAI LANCIA LA CORDATA DI IMPRENDITORI ITALIANI PRONTA A RILEVARE LO STABILIMENTO DI TARANTO. LA MANIFESTAZIONE D’INTERESSE PER IL GRUPPO SIDERURGICO DOVREBBE ESSERE PRESENTATA DOPO FERRAGOSTO MA PREOCCUPA LA “BOMBA SOCIALE” PRONTA AD ESPLODERE
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