Maggio 22nd, 2016 Riccardo Fucile
DA BERTOLASO ALLA ATRIPALDI, DA BARTOLOMEI A MANUELA DI CENTA
La sala Protomoteca del Campidoglio è gremita, l’aria condizionata non funziona, i supporters di Alfio Marchini e Silvio Berlusconi scandiscono i loro nomi e sventolano le bandiere.
Loro due, l’ex premier e il candidato sindaco di Roma passano dai “corridoi” interni di Palazzo Senatorio per evitare microfoni e telecamere e si presentano direttamente al tavolo coi busti dei poeti dietro (da Petrarca ad Ariosto) per presentare “la squadra” di Marchini, se l’imprenditore vincerà le elezioni.
Bertolaso applaudito calorosamente
Naturalmente c’è Guido Bertolaso, a cui va l’applauso più caloroso della sala, che per il momento coordina il gruppo di lavoro e che dovrebbe poi essere a capo di un’unità di crisi metropolitana.
Poi Alessandra Atripaldi (avvocato presso la Consob), Pier Luigi Bartolomei (preside della scuola Elis), l’ex campionessa di sci di fondo Manuela Di Centa, il professor Cesare Greco (cadiologo e membro del consiglio scientifico Eurispes), l’urbanista Francesco Karrer, il consigliere di Stato Antonio Malaschini, l’ingegner Manuela Manenti esperta di edilizia scolastica, l’ex vicecomandante della Finanza Ugo Marchetti, Agostino Miozzo, esperto dei processi migratori nel Mediterraneo, l’ex sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo, l’esperta di pianificazione sostenibile Mary Prezioso.
Manca in sala Michele Placido, a cui Marchini affiderà un ruolo sulle periferie.
«Tutta la giunta, tutta la squadra lavorerà gratis – ha detto Marchini – sono tutte persone della società civile, sono circa 11 e hanno dato la loro disponibilità a farlo in modo assolutamente disinteressato. Questo è il nostro progetto civico che prende finalmente forma come proposta concreta per far rinascere questa città »
Dice Marchini: «Questa squadra serve a dare subito risposte precise e puntuali ai cittadini. Ad esempio stamattina abbiamo fatto una riunione sulle buche. Io non sono Superman, serve una squadra di fuoriclasse per rivedere il modello di Roma».
«La nostra con Berlusconi è un’alleanza tra liberi. Non ho mai visto un leader accettare una scelta del genere senza porre alcuna condizione ma Berlusconi è un uomo coraggioso e appassionato. Noi dimostrato che il movimento civico non si scioglie come neve al sole ma resta in campo».
E ribadisce: «Senza di noi Marino sarebbe rimasto. A firmare non c’era nè la destra nè i Cinque Stelle. Noi abbiamo un piano ventennale per Roma, la vogliamo riportare ad essere una grande Capitale».
Poi Berlusconi: «Abbiamo trovato un accordo sul movimento civico, perchè non ha altra ambizione se non quella di aiutare Roma a liberarsi dal degrado per farla tornare quella che deve essere: una Capitale. E poi solo Marchini può battere al ballottaggio la candidata dei Cinque Stelle.”
(da agenzie)
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Maggio 21st, 2016 Riccardo Fucile
LE PROPOSTE PIU’ BIZZARRE DEI CANDIDATI A SINDACO DELLA CAPITALE
Promesse da sogno. 
A leggere i programmi dei candidati a sindaco di Roma alle elezioni comunali di giugno i romani possono dormire sonni tranquilli: chiunque sarà il vincitore, tra cinque anni consegnerà ai cittadini una metropoli completamente nuova: stop al degrado e alla sporcizia, una percentuale di raccolta differenziata da far arrossire le capitali del Nord Europa, un sistema di trasporto pubblico su ferro e su gomma che a Londra ci invidieranno, periferie rammendate e un manto stradale impeccabile, mai più spreco e malversazioni nell’apparato amministrativo.
E’ quanto hanno messo nero su bianco i candidati a sindaco di Roma nei loro programmi elettorali.
Un insieme di proposte, la maggior parte delle quali di buon senso anche se già sentite.
Ma ce ne sono alcune che invece risultano un po’ bizzarre per l’elettore che va a spulciare, paragrafo per paragrafo, slide per slide, il piano che si intende attuare nella Capitale una volta eletti.
Una di queste, ad esempio, è quella di creare una funivia che consenta di superare il traffico tra Casalotti e Boccea, un’area periferica altamente congestionata dal traffico. Un’idea lanciata dalla candidata del Movimento 5 Stelle Virginia Raggi che nei giorni scorsi si è attirata gli sberleffi e le ironie di avversari politici, in primis del Partito Democratico, e di tanti utenti sui social network.
Al di là del fianco offerto alle facili invettive, del progetto di una funivia a Roma se ne era già parlato: durante la giunta di Walter Veltroni si pensò di collegare l’area della Magliana e dell’Eur con questo sistema.
Il piano di una cabinovia piacque anche al successivo sindaco Gianni Alemanno e all’ultimo, Ignazio Marino. E anche all’attuale candidato Pd al Campidoglio Roberto Giachetti non sembra dispiacere, come da lui stesso affermato durante un’iniziativa elettorale nell’XI municipio.
Giachetti intende invece affrontare il dissesto del trasporto pubblico locale attuando diverse misure.
Tra queste, c’è quella di migliorare la circolazione sulle corsie preferenziali portandole “dagli attuali 63 km a 150, cominciando dalla via Tiburtina”.
Non solo: per il candidato sindaco Pd, un modo per scoraggiare definitivamente “le infrazioni degli automobilisti incivili” potrebbe essere l’inversione del senso di marcia delle preferenziali.
Lo slogan utilizzato non è dei più azzeccati e sembra anzi invogliare gli automobilisti a compiere infrazioni anche rischiose: “Più preferenziali e contromano”. Sintetico sì, ma ambiguo.
La candidata sostenuta dal suo partito, Fratelli d’Italia, e dalla Lega Nord Giorgia Meloni ha messo sul piatto una serie infinita di promesse sulla cui fattibilità è lecito dubitare: raccolta differenziata al 75% (Giachetti si è fermato al 65%), azzeramento del debito della Capitale grazie al semplice riconoscimento “una tantum degli ‘arretrati’, ovvero i soldi mai versati sinora (dallo Stato, ndr) alla città di Roma”. E poi il sogno di una “Tor Bella Monaca bella come Trastevere: demoliremo il brutto per costruire e portare il Bello”.
Nel settore dell’infanzia, poi, Meloni assicura il massimo impegno per evitare sprechi di “energie e risorse in promozioni ideologiche come l’assurda propaganda gender che ha cominciato a diffondersi in alcuni contesti scolastici”.
Non è finita qui: per ripianare le buche propone le strade adottive: “Vogliamo coinvolgere risorse private: far ‘adottare’ le strade ad alcuni grandi marchi privati che si faranno carico del rifacimento in cambio di pubblicità , o alle associazioni di commercianti che si occuperanno di rimetterle a posto in cambio di concessioni”.
Ma è sul trasporto pubblico che Meloni preme sull’acceleratore: i ritardi negli scavi per la costruzione delle linee metropolitane saranno un ricordo del passato.
Nel caso in cui, durante i lavori, venissero ritrovati resti archeologici o reperti storici, potranno essere “sacrificati” sull’altare dell’efficienza a meno che non si tratti di opere “assolutamente eccezionali”. Il meccanismo per stabilire quali ritrovamenti varrà la pena distruggere e quali no manca però dal programma.
Alfio Marchini, sostenuto dalla sua lista civica, da Forza Italia e da Francesco Storace, ha condiviso le idee hi-tech più originali.
A partire dal semaforo intelligente (proposto anche nel programma di Virginia Raggi) “in grado di rilevare l’intensità del traffico e di regolare di conseguenza la durata dei cicli semaforici variabile in tempo reale”.
Fin qui si resta nel campo della fattibilità ; dal quale si esce, forse, quando l’imprenditore romano promette lo stop agli allagamenti nelle giornate piovose grazie all’uso dei “tombini tecnologici”.
Un sistema avanzatissimo per la raccolta e la canalizzazione dell’acqua piovana.
“La soluzione che abbiamo individuato è un “Sistema Informatico di Monitoraggio Acque Pluviali” (SIMAP), che controllerà costantemente lo stato di tutti i tombini collegandoli in rete ad una Centrale operativa in grado di localizzare con estrema precisione quello in allarme, consentendo un rapido, puntuale e risolutivo intervento. I dati raccolti saranno trasmessi alla Sala di Controllo, dotata di pannello sinottico che segnalerà le anomalie e la loro posizione così da predisporre un rapido e risolutivo intervento.”
Da Marchini arriva anche una proposta per riqualificare i tetti dei palazzi della Capitale e dire basta a cavi e antenne televisive che guastano il nostro terrazzo: “Abbiamo pronta una delibera per promuovere la diffusione di orti e giardini verticali sui tetti dei palazzi romani, ad uso dei residenti” per favorire tra l’altro “un maggior assorbimento delle acque piovane a beneficio del sistema stradale e fognario e contribuire alla climatizzazione naturale e biologica degli edifici”.
Oltre agli ormai famosi “tornelli alti due metri per azzerare la possibilità di scavalcare per accedere ai binari” della metropolitana, Marchini ha pronta “un’ordinanza sindacale” per disincentivare il fenomeno della prostituzione sulle strade e nei quartieri.
Stefano Fassina, fresco di riammissione alla campagna elettorale su decisione del Consiglio di Stato, si propone di “dimezzare in cinque anni il numero di auto in circolazione” adottando un modulo calcistico: il 4-3-3: “4 passanti ferroviari per i collegamenti con l’area metropolitana, 3 linee di Metro, 3 linee di tram”.
Sul fronte della sicurezza l’ex viceministro dell’Economia propone di combattere la criminalità organizzata con “l’onestà organizzata, grazie alla partecipazione attiva dei cittadini per aumentare l’efficienza delle amministrazioni e la trasparenza delle aziende pubbliche per trasporti, rifiuti e acqua”.
Last but not the least, non poteva mancare Mario Adinolfi candidato per il Popolo della Famiglia.
Il suo è un programma ispirato al Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa. Si tratta di 26 punti programmatici tra i quali ci sono la “carità “, il “bene comune”, “la giustizia”, “la libertà “, “la verità “. E soprattutto “la famiglia composta da mamma e papà “.
Alla voce “Y come Y chromosome. Educare sì alla sessualità , ma rispettando l’identità e l’armonia maschio/femmina”, Adinolfi spiega poi come deve avvenire l’educazione sessuale dei minori: “L’educazione affettiva e sessuale deve abbracciare la totalità dell’essere umano, non solo gli aspetti fisici, ed essere calibrata allo specifico dell’identità maschile e femminile, realtà complementari ma differenti. Si tratta, insomma, di preparare i futuri sposi, uomini e donne del domani, all’amore di comunione e fecondo”.
Va sottolineato che per la realizzazione della gran parte delle proposte non si spiega dove verranno reperite le risorse economiche.
Resta al candidato una vasta gamma di idee bislacche e misure più o meno concrete per un finale di campagna elettorale che promette bene: le premesse ci sono tutte.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 21st, 2016 Riccardo Fucile
ESPONENTI OVUNQUE: LA BALENA BIANCA PROTAGONISTA DELLE PROSSIME AMMINISTRATIVE A ROMA
Con Roberto Giachetti, al fianco di Alfio Marchini o schierati con Giorgia Meloni. Qualcuno addirittura dalla parte di Stefano Fassina. Ma pur sempre democristiani.
La diaspora della Balena Bianca caratterizza le elezioni amministrative nella Capitale, con gli ex Dc di centrodestra divisi su posizioni diverse.
Le comunali del prossimo 5 giugno, in ogni caso, un dato politico interessante lo rilevano, almeno sul fronte del centrosinistra, dove per la prima volta dal 1993 i democristiani sono tutti insieme, quasi su un’unica lista.
A sostegno del candidato sindaco Dem Roberto Giachetti, infatti, non ci sono solo gli ex popolari del Pd, ma soprattutto la lista «Più Roma – Democratici e Popolari». Capolista Maria Fida Moro – figlia di Aldo, statista democristiano rapito e ucciso dalle Br. – che ha annunciato che voterà no alle riforme costituzionali.
A coordinare la lista c’è Lucio D’Ubaldo, già segretario romano del Partito popolare. Candidati anche gli esponenti Udc che fanno riferimento a Lorenzo Cesa, la pattuglia di Centro Democratico di Bruno Tabacci e quella di Democrazia Solidale di Lorenzo Dellai e Federico Fauttilli.
«Più Roma» costituisce la prima riunificazione del mondo cattolico democratico su una prospettiva di centrosinistra dal 1993 a oggi. Praticamente un fatto politicamente storico.
Ma al ritrovo dell’unità sul fronte di Giachetti fa da contraltare la frattura sul fronte opposto, dove i centristi si dividono equamente tra Alfio Marchini e Giorgia Meloni. Sulla leader di Fratelli d’Italia ha deciso di convergere Mario Mauro, senatore ex ministro della Difesa nel governo Letta con un passato berlusconiano e montiano. Oggi il presidente dei Popolari per l’Italia sostiene la Meloni con la Federazione Popolari e Libertà .
A sostegno di Marchini, invece, c’è il vicepresidente dei Popolari per l’Italia, Potito Salatto che ha candidato il segretario cittadino Antonfrancesco Venturini come indipendente nelle liste di Forza Italia.
Oggi Salatto, esponente di spicco della Dc romana prima di essere eletto eurodeputato col Pdl, ha chiamato a raccolta il gotha della Balena Bianca che fu a sostegno del suo candidato.
Al Centro Euclide si riuniranno l’ultimo sindaco di Roma democristiano Pietro Giubilo, Raniero Benedetto, Bruno Lazzaro, Elio Mensurati, Domenico Gallucci, Giampier Oddi e Claudio Massimini.
Ad aiutare Marchini in campagna elettorale c’è poi la lista di Rivoluzione Cristiana di Gianfranco Rotondi, democristiano irpino, amico di Gerardo Bianco, poi ministro nel governo Berlusconi.
C’è un po’ di Balena Bianca anche nella lista Roma Popolare del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Dario Antoniozzi, candidato all’Assemblea Capitolina, è infatti rampollo di una famiglia storica della Dc romana di origini calabresi: è nipote dell’omonimo Dario Antoniozzi fondatore del Ppe nel 10976, eurodeputato democristiano (che è suo nonno) e di Alfredo Antoniozzi, ultimo capogruppo Dc in Regione Lazio, poi europarlamentare con FI e Pdl e passato Nuovo Centrodestra (suo zio).
I manifesti del giovane Antoniozzi sono praticamente in tutta Roma. Un passato Dc anche per il capolista Stefano De Lillo.
Sempre a sostegno di Marchini è di matrice democristiana la spina dorsale dei Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto che candidano Cozzoli e la Barbato espressione di Luciano Ciocchetti e Massimiliano Maselli.
Su Marchini anche Rocco Buttiglione e Pier Ferdinando Casini, che non hanno seguito Cesa su Giachetti.
C’è un po’ di Dc perfino nel campo di Sinistra Italiana. Capolista della civica di Stefano Fassina è infatti Michele Dau, enfant prodige della Balena Bianca e già capo di gabinetto dell’ex presidente del Senato Franco Marini.
Daniele Di Mario
(da “il Tempo“)
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Maggio 20th, 2016 Riccardo Fucile
MENTRE ALTRI LO DANNO A RIDOSSO DELLA MELONI al 19%, C’E’ CHI LO QUOTA ALL’11%-14%… ECCO IL MOTIVO PER CUI E’ UNA BALLA… LA REAZIONE DI MARCHINI E DI STORACE: “SIAMO SU SCHERZI A PARTE”
Il primo a reagire a numeri che lo danno in discesa è Alfio Marchini. 
Il candidato si scaglia contro i risultati del sondaggio Demos, che oltre al gradimento sugli aspiranti sindaci, raccoglie anche le intenzioni di voto sulle liste, in qualche caso inferiori di diversi punti percentuali rispetto al consenso raccolto dai candidati.
“Senza dare alcuna spiegazione scrivono voto di lista complessivo della Meloni all’11%, poi magicamente ce la ritroviamo al 23%. Evidentemente ci saranno 120mila marziani che vengono non si sa bene da dove… E noi, al contrario, voto di lista al 18,8% e poi arriviamo all’11,5%. Non si capisce questi voti di chi sono e dove vanno, siamo veramente al surreale. Spero che finisca presto questo cinema e di poter finalmente cominciare a parlare di cose serie”.“
Interviene duramente anche Storace: “E’ evidente che il candidato competitivo con la Raggi si chiama solo Alfio Marchini, lo dicono tutti i sondaggi. Si è mai visto un sondaggio nel quale il candidato che va fortissimo ha le liste inferiori a quelle del candidato che andrebbe malissimo? La somma l’avrà vista no? E’ una roba che non sta nemmeno sulle figurine: alla Panini lavoravano più seriamente”
Poi Storace aggiiunge: “Questa è una partita per cui la gente esce di casa la domenica mattina decidendo di votare in un modo poi strada facendo può cambiare il voto. I sondaggi sono tutte balle, io sono convinto ad esempio che Marchini sarà votato da quel blocco romano che nei decenni scorsi fece la fortuna della Dc negando di votare Dc”.
Ma cerchiamo di spiegare meglio: i sondaggisti che danno improvvisamente la Meloni al 23% e Marchini all’ 11,4% poi sono costretti ad ammettere che Fratelli d’Italia raccoglierebbe come lista appena l’8,5% e la Lega un misero 3%, totale 11,5%, un flop mostruoso.
Viene da chiedersi: se fino a ieri la Meloni era appena un punto sopra la somma delle sue liste, da dove è uscito il 10% in più?
Controprova: le varie liste che appoggiano Marchini vengono date al 18,8% complessivo, si è mai visto un candidato sindaco perdere il 7% sul 18% di lista?
Non a caso altri tre sondaggisti confermano Marchini al 19-20% .
A qualcuno serve “disincentivare” il voto a Marchini bollandolo come “perdente”?
E’ un caso che uno di questi istituti poche settimane fa aveva “lavorato” per la Meloni che aveva commissionato proprio a loro un sondaggio da dove era uscita con un paio di punti in più di quelli che le riconoscevano altri sondaggisti?
A questo punto meglio aspettare il 5 giugno quando verranno conteggiati i voti veri.
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Maggio 20th, 2016 Riccardo Fucile
SAREBBE ORA CHE ANCHE ALTRI CHE PARLANO DI LEGALITA’ FACESSERO ALTRETTANTO
Roberto Giachetti, candidato sindaco Pd a Roma, denuncia Valerio Lipardi – uno dei componenti della sua
lista – perchè ha affisso i propri manifesti elettorali in maniera abusiva.
“Un candidato ha deciso di fare manifesti abusivi – scrive Giachetti su Facebook – non seguendo la mia indicazione tassativa. Come promesso lo denuncio pubblicamente. Valerio Lipardi non ha il mio sostegno e chiedo al candidato di far immediatamente rimuovere i manifesti abusivi”.
Valerio Lipardi è il terzo candidato di una lista in sostegno di Roberto Giachetti il cui faccione compare per le vie di Roma, su dei manifesti affissi abusivamente.
Dopo Maria Pia Federici, candidata con il Pd, e Giovanni Rosello, della lista civica, Lipardi è il terzo a infrangere la regola che il candidato del Pd avrebbe voluto fosse osservata da tutti: pochi manifesti, soprattutto niente abusivi, fenomeno molto diffuso in città .
Ma l’imbarazzo questa volta è doppio perchè Lipardi, candidato al consiglio del primo municipio di Roma nella lista Civica “Giachetti sindaco” è un ex consigliere di centrodestra, già candidato contro il centrosinistra nel 2008, quando con l’Udc entra in consiglio e diventa vicepresidente della commissione sociale del centro storico, e poi nel 2013 direttamente nella lista del Pdl a sostegno di Alemanno.
Lipardi stava fermamente all’opposizione di Ignazio Marino, contrario, ad esempio alla pedonalizzazione dei Fori.
Adesso è nella Civica Giachetti ma «Vergogna» scriveva per commentare la scelta di Ignazio Marino di abolire gli abbonamenti sulle strisce blu istituiti invece da Alemanno, e che per la giunta di centrosinistra incentivavano troppo l’uso della macchina e la sosta prolungata.
Esultava, infine, quando il consiglio del primo municipio bocciò una mozione di solidarietà con l’occupazione del Teatro Valle.
Ha rimosso le foto dei santini elettorali con il simbolo del Pdl, Lipardi, ma la scritta “Berlusconi per Alemanno” era lì, bella grande.
Ed è questo un altro caso, pur piccolo, di persone che hanno «legittimamente cambiato idea, nella vita».
Non c’è infatti solo Lipardi: nelle liste per il Comune ci sono ad l’imprenditore di Locri Rocco Belfronte, che nel 2008 era candidato a Roma con il Pdl di Berlusconi ed Elisabetta Campus, che nel 2013 era candidata per “Cittadini per Roma – Alemanno sindaco”.
(da “L’Espresso”)
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Maggio 20th, 2016 Riccardo Fucile
SE LA LISTA DI FASSINA NON FOSSE STATA AMMESSA RAGGI 28%, GIACHETTI 27,5%, MELONI E MARCHINI 20%
La partita di Roma potrebbe essere meno scontata rispetto a quanto previsto dalla maggior parte delle
rilevazioni.
Secondo un sondaggio realizzato per Huffington Post da ScenariPolitici — Winpoll, il vantaggio della candidata M5S Virginia Raggi sul candidato del Pd Roberto Giachetti è di soli 2 punti percentuali: 27% contro 25%.
Al terzo posto Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia (19%), appena sopra Alfio Marchini sostenuto da Forza Italia (18,5%).
Stefano Fassina, riammesso alla competizione elettorale, si attesta al 7,5%; il restante 3% se lo spartiscono gli altri candidati.
Nell’eventualità di un ballottaggio tra Raggi e Giachetti, ScenariPolitici prevede una vittoria netta della candidata Cinque Stelle: 60% vs 40%.
Le rilevazioni effettuate prima della riammissione di Stefano Fassina mostrano l’incidenza del candidato di Sinistra Italiana sul voto.
Senza Fassina, Giachetti avrebbe ottenuto il 27,5%, posizionandosi solo 0,5% punti sotto Virginia Raggi (al 28%).
La presenza di Fassina, dunque, incide di circa due punti percentuali.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 19th, 2016 Riccardo Fucile
PER IL BALLOTTAGGIO GIACHETTI STACCA DI 3-4 PUNTI LA MELONI E MARCHINI
Il Codacons ha commissionato un sondaggio all’istituto di ricerca Eumetra Monterosa di Renato Mannheimer relativo all’intenzione di voto dei cittadini alle prossime comunali a Roma e alla conoscenza dei romani circa l’attività svolta per la capitale dai candidati a sindaco.
I risultati del sondaggio vedono al primo posto tra le intenzioni di voto dei romani il candidato del M5S Virginia Raggi, con una percentuale di preferenze compresa tra il 29 e il 31%; al secondo posto il candidato del Pd, Roberto Giachetti, che raccoglie il 23-25% dei consensi.
Seguono Giorgia Meloni (20-22%), Alfio Marchini (19-21%), Stefano Fassina (3-4%).
Subito dopo i candidati dei partiti, si piazza Carlo Rienzi (Codacons) 1-2%, seguito da Alessandro Mustillo (1-2%), Alfredo Iorio(0-1%), Altri (1-2%)
Per quanto riguarda poi i comportamenti dei romani, è stato chiesto loro se fossero disponibili a rinunciare all’automobile per ridurre le emissioni inquinanti: il 56% ha risposto Si, il 43% No, l’1% Non sa..
Sempre dal sondaggio emerge che il 51% dei romani ritiene molto importante il rispetto del decoro urbano da parte dei commercianti (47% ha risposto “abbastanza”, 2% “poco”) e per il 32% dei cittadini è molto importante conoscere la composizione della giunta prima del voto (“abbastanza”: 60%, “Poco:” 5%, “Per nulla”: 3%).
(da agenzie)
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Maggio 18th, 2016 Riccardo Fucile
CONTINUA LA CAMPAGNA ELETTORALE RICCA DI CONTENUTI DEI LEPENOSI… LA MELONI ARRIVA IN RITARDO
Tensione alla periferia di Roma dove Matteo Salvini è andato per visitare il campo rom di via Candoni,
nell’ambito del tour elettorale della candidata sindaco di Fratelli d’Italia.
La solita provocazione per essere contestati e avere spazio sui media, visto che di altri contenuti non se ne vedono.
«Vai via», «schifoso», «imbecille» “sciacallo” hanno urlato i rom al leader della Lega. Salvini ha preso il telefonino per fare una diretta via Facebook delle contestazioni. «Scemo, scemo» è stata la risposta dei rom.
Salvini, durante la contestazione, ha risposto agli insulti riprendendo i suoi ‘avversari’ con lo smartphone.
Insieme a Salvini l’ex presidente della Camera Irene Pivetti, ora candidata alle amministrative della Capitale.
Grida e malumori hanno preceduto l’arrivo dei due politici.
«Non è giusto che Meloni e Salvini vengano qui a fare campagna elettorale sulla nostra pelle», ha detto il capo del campo Rom parlando con i giornalisti.
Un gruppo di bambini del campo, radunati fuori con altri rom ha iniziato a scandire lo slogan “No a Salvini, odio la Lega”.
I Rom hanno mostrato uno striscione con scritto “Non vogliamo Salvini”.
Intanto è arrivata una camionetta della polizia.
Meloni è arrivata in ritardo.
(da “il Messaggero”)
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Maggio 17th, 2016 Riccardo Fucile
PIU’ ANALOGIE CHE DIFFERENZE TRA I PROGRAMMI DEI CANDIDATI SINDACO DELLA CAPITALE
La mosca bianca è Virginia Raggi. Accerchiata nella competizione elettorale da una coorte di romanisti
incalliti, tifa Ternana.
Per non deludere il popolo romano ammette tuttavia simpatie biancocelesti, beninteso di riflesso: «Mio marito è della Lazio e mi ha lavorato ai fianchi per vent’anni».
Tanto basta per scavare un solco fra lei e, in ordine alfabetico, Roberto Giachetti, Alfio Marchini e Giorgia Meloni.
Che rischia pure di essere, sorprendentemente, il più profondo in questo scontro apparente di tutti contro tutti.
Anche su temi che fino a ieri autorizzavano a immaginare spaccature insanabili fra i candidati a sindaco di Roma. Il rapporto con le indagini giudiziarie, per esempio.
Politica e inchieste
Alla domanda se il coinvolgimento in una inchiesta con accuse per reati contrari a doveri d’ufficio debba o meno portare alle dimissioni, la risposta di tutti è stata, fatte salve le sfumature: «Dipende. Caso per caso». Sarà magari per i siluri arrivati a qualche esponente del Movimento 5 Stelle che Virginia Raggi ammonisce a non usare gli avvisi di garanzia «come manganelli». Parole che un tempo avrebbero fatto rabbrividire i giustizialisti di incrollabile certezza. A dimostrazione del fatto che un conto è la realtà immaginata e altro conto la realtà reale…
Trasporti
E forse questo spiega pure perchè di fronte ai problemi più gravi della capitale evocati a ciascuno di loro in tre giorni di confronti davanti alle telecamere di Corriere Tv , le ricette dei quattro candidati principali non fossero così distanti.
Che sul trasporto pubblico si debba intervenire con decisione, del resto, è assolutamente necessario. Che si debba stroncare l’evasione, poi, un imperativo. Come farlo? Chi come Raggi e Giachetti insiste su tecnologie e biglietti elettronici, chi come Meloni sottolinea l’importanza del bigliettaio e chi come Marchini metterebbe un controllore in ogni carrozza della metro.
Sempre che la metropolitana, e qui si parla della fantomatica Linea C già costata 3,7 miliardi per non arrivare neppure a metà del percorso e attualmente ferma, debba avere un futuro.
Il democratico Giachetti dice che sì, deve averlo, ma si deve mettere un punto fermo e poi riprogettarla insieme alla soprintendenza.
Da destra, invece, Giorgia Meloni sostiene che deve arrivare fino a piazza Venezia. La grillina Raggi concorda con Marchini che ha da poco incassato l’appoggio di Silvio Berlusconi: si fermi al Colosseo, poi si vedrà . Anche se l’impressione è che nessuno di loro sappia in fondo con che razza di problema avranno a che fare.
Fori, pedonali o no?
Quanto alla pedonalizzazione dei Fori, ciascuno critica Ignazio Marino, ma poi sono tutti d’accordo. E giorni duri si profilano anche per i pullman turistici: non uno dei candidati vuole più lasciarli circolare liberamente nel centro storico.
Giachetti ricorda che era stato lui a cacciarli, già nel 2000. Mentre poi Marchini profetizza l’introduzione di supertecnologie per preparare Roma alle auto intelligenti senza pilota, s’impegna a incentivare il ciclismo urbano. Tutti giurano di fare più corsie preferenziali.
Quando Giorgia Meloni spariglia: per decongestionare Roma si dovrebbero portare fuori dal centro i ministeri, e perfino il Campidoglio. Ottima idea, ma ha più di cinquant’anni. E se non ci sono riusciti allora…
I (dis)servizi
Per non parlare dell’immondizia che fa di Roma la capitale più sporca d’Europa con tariffe che la Confartigianato calcola essere le più care d’Italia, superiori del 50,9% alla media nazionale.
«Bisogna chiudere il ciclo dei rifiuti», fanno i quattro in coro. E se Raggi insiste che sono i dirigenti a dover pagare i disservizi della municipalizzata dell’ambiente, Giachetti propone di dare un palmare agli spazzini… Efficienza e tecnologie: tutti d’accordo. Come nel dire un «no» fermo e risoluto alle privatizzazioni delle municipalizzate .
Rilanciare il turismo
E per il turismo, che dovrebbe essere la principale industria della capitale d’Italia? Lotta senza quartiere agli abusi, innanzitutto.
Anche qui all’unisono, con Marchini che ha un’idea. Anzi, più d’una. Il sindaco di notte, o l’assessore alla movida: e promette nomi clamorosi.
E poi ricordate i centurioni? Perchè anzichè lasciare il business ai rumeni o a quei coatti, minacciosi e panzoni, non organizziamo spettacoli con i giovani delle scuole di recitazione? In fin dei conti si darebbe anche una mano all’occupazione.
Dipendenti comunali
Già che ci siamo, poi, perchè prendersela con i dipendenti comunali, o con gli autisti dell’Atac, oppure con i vigili, o ancora con i netturbini?
Anche su questo, il consenso sembra davvero unanime. Giachetti dice che i lavoratori vanno motivati. Bene.
Chi sbaglia deve pagare, precisa Virginia Raggi, insistendo sul fatto che la colpa principale non è dei fannulloni: piuttosto, di chi non li mette nelle condizioni di lavorare. Vero.
Ma anche qui la sensazione che nessuno di loro abbia voglia di fare un frontale con 62 mila possibili elettori e relative famiglie è consistente. Comprensibile.
E per tranquillizzare ulteriormente i tutori dell’ordine municipale, ecco Marchini proporre di affidare la sorveglianza dei campi rom non più a pattuglie di vigili urbani, ma ai droni.
Vinca il migliore.
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera”)
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