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ROMA, LITE TRA I CANDIDATI SUL CONFRONTO TV A SKY

Maggio 27th, 2016 Riccardo Fucile

NEL SOTTOPANCIA SOLO I NOMI, SENZA PARTITI… RAGGI ATTACCA GIACHETTI E MELONI: “SI VERGOGNANO DI ESSERE INDICATI COME CENTROSINISTRA E CENTRODESTRA”…LA REPLICA: “A LEI SCRIVIAMO “CASALEGGIO ASSOCIATI”

Nei rispettivi comitati elettorali, stavano tutti preparando il mega-confronto. Niente simulazioni, niente House of Cards. Ma c’è chi andava a correre, chi «ripassava» il programma, chi pensava alla chiusa finale.
Ma poi, sulla sfida televisiva su Sky, martedì prossimo, tra i cinque principali aspiranti sindaco di Roma (Stefano Fassina, Roberto Giachetti, Alfio Marchini, Giorgia Meloni, Virginia Raggi), è arrivato il momento del sorteggio – postazioni, ordine delle risposte, domanda da fare ad un avversario – ed è scoppiata una lite in piena regola su un tema cruciale: cosa mettere nei «sottopancia», la scritta che appare sotto il nome del candidato? La Raggi attacca: «Giachetti si vergogna del Pd. Ha voluto essere indicato come candidato del “centrosinistra”, minacciando anche di non partecipare al confronto».
Non solo: «Anche la Meloni, anzichè FdI, voleva centrodestra».
E giù una serie di affondi sul Pd che si vergognerebbe «di Mafia Capitale, di Buzzi e Carminati, di essersi mangiato la città  insieme alla destra».
Beppe Grillo le dà  manforte: «Il Pd si vergogna perchè ha preso soldi da Buzzi. I manifesti di Giachetti tutti senza logo Pd».
«Bobo» replica: «Sono il candidato di una coalizione, ma se lo sono solo del Pd allora sotto la Raggi bisogna mettere Casaleggio associati».
Matteo Orfini aggiunge: «La Raggi si candida a responsabile dei sottopancia? Manco le basi, con noi ci sono anche altre liste…».
Pure la Meloni ribatte: «Vergognarmi? Ma se sono presidente di un partito. Anch’io ho altri alleati».
Resta il fatto che il sorteggio, di solito una formalità  che si sbriga in un quarto d’ora, si è trasformato in un affare di Stato, addirittura in due tappe.
La prima mercoledì pomeriggio, quando Luciano Nobili – braccio destro di Giachetti – chiede di mettere nel sottopancia «centrosinistra».
E, a quel punto, scatta il portavoce della Raggi, Augusto Rubei: «Non metti il Pd? Hai paura, ti vergogni».
«Abbiamo fatto le primarie di coalizione», la replica. «Sì, le primarie! Eravate sempre voi». Ancora Nobili: «Se è così, non partecipiamo».
Nel caos, si inserisce il rappresentante della Meloni: «Allora noi siamo il centrodestra». Ma, a quel punto, storcono la bocca quelli di Marchini: «Meloni centrodestra non va bene. Noi abbiamo FI e Storace».
Da Sky hanno cercato una conciliazione («Usiamo la stessa dicitura di altre trasmissioni»), fino alla mediazione finale: per ogni candidato verranno citate le liste che lo sostengono, ma nel «sottopancia» ci sarà  solo nome e cognome.
Da sinistra a destra, si vedranno Meloni (ha chiesto gli sgabelli per sedersi), Giachetti, Fassina, Marchini e Raggi.
Marchini farà  una domanda alla Raggi, la Raggi alla Meloni, Meloni a Fassina, Fassina a Giachetti, Giachetti a Marchini.
Lunedì tocca a Milano: Beppe Sala, Stefano Parisi e Gianluca Corrado.
Ma lì è facile: centrosinistra, centrodestra, M5s. Con buona pace di tutti, almeno sotto la Madonnina.

Ernesto Menicucci
(da “il Corriere della Sera”)

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GRAN PRIX DI ROMA: SI IMPONE IGOR RAYON SU FAN PETIT VEST

Maggio 26th, 2016 Riccardo Fucile

CORSE CLANDESTINE: STACCATO DI 5 LUNGHEZZE MELON TRICOLOR, DI 7 MARCHIENNE

Il Grand Prix è quello di Roma, che si è corso su una delle piste tradizionali su cui si svolgono da anni le Corse Clandestine: il prestigioso Ippodromo del   Nord Est.
Il GP di Roma, quest’anno, ha avuto una fase di preparazione piuttosto complicata, con la scuderia Varenne indecisa, fino all’ultimo istante, sul cavallo a cui affidare le proprie speranze di rivincita dopo la disastrosa sconfitta del 2013.
Alla fine, dopo aver a lungo accarezzato l’ipotesi Bertolènne, la scuderia azzurra ha puntato tutto sul più centrista Marquiènne, che aveva già  annunciato la sua partecipazione anche in assenza di un accordo con una scuderia già  affermata.
Il problema, per Marquiènne, è che alla sua destra corre veloce un’ex alleata di Varenne, Melòn Tricolor, che ultimamente sembra aver trovato una sorta di affinità  elettiva con Peu Sauf, leader della storica scuderia nordica Groom de Bootz.
Se il lato destro dello schieramento di partenza è scosso da divisioni, però, anche sul lato sinistro non si scherza.
La scuderia Fan Idòle si affida Fan Petit Vest, che ha vinto la gara interna organizzata per designare il cavallo ufficiale per il GP di Roma.
Ma gli sconfitti, che proprio non riescono a sopportare la proverbiale tracotanza di Fan Faròn, stavolta hanno deciso di correre da soli, presentando l’arzillo General Faisceau, che alla scuderia Fan Idòl ha praticamente trascorso tutta la propria carriera.
Ai margini dello schieramento di partenza, infine, la lanciatissima puledra Igor Rayon, della scuderia Igor Brick, che molti bookmaker considerano favorita per la corsa del 5 giugno, con buone probabilità  di vittoria anche al probabile GP de Ballottage in programma due settimane dopo, che vedrà  scontrarsi i primi due cavalli arrivati.
Ieri, all’Ippodromo del Nord Est, proprio Igor Rayon si è confermata in grande forma, conducendo per tutta la corsa e arrivando prima sul traguardo con un ottimo 29″. Dietro al battistrada, fin dall’inizio della gara si è sviluppato un serrato confronto per conquistare la seconda piazza del podio (essenziale per la qualificazione al GP de Ballottage).
Alla fine l’ha spuntata Fan Petit Vest, in 25″, che ha preceduto di quattro lunghezze Melòn Tricolor (20″), vincitrice del “derby” con Marquiènne, che ha chiuso in 18″. Una soddisfazione solo simbolica, però, per il cavallo dei Frerès Tricolòr, che con questo risultato non riuscirebbe a conquistare l’ambito pass per la gara del 19 giugno. Staccatissimo General Faisceau, che arriva sul traguardo in 5″.
Ancora più indietro, con tempi peggiori di 1″, tutti gli altri cavalli, compreso l’ex Fan Idòle Tiens Famille, che è sembrato un po’ appesantito.
Con questi tempi, a sfidarsi per il GP de Ballottage sarebbero Igor Rayon e Fan Petit Vest.
Con grande scorno delle scuderie che appartengono al lato destro dello schieramento di partenza, incapaci di trovare una sintonia che — con ogni probabilità  — avrebbe permesso loro una comoda qualificazione per la corsa del 19 giugno.

ORDINE D’ARRIVO
Igor Rayon 29″
Fan Petit Vest 25″
Melòn Tricolor 20″
Marquiènne 18″
General Faisceau 5″

(da “TheRightNation“)

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“FAR PAGARE AI ROMANI IL PEDAGGIO SUL RACCORDO ANULARE”: UNA CAZZATA AL GIORNO LEVA SALVINI DI TORNO

Maggio 25th, 2016 Riccardo Fucile

CLAMOROSO AUTOGOL DEL LEGHISTA CHE SI GIOCA IL VOTO DEI ROMANI, IMBARAZZO DELLA MELONI, IRONIA DI STORACE: “GIORGIA INTITOLI A SALVINI UNA RAMPA DEL GRA A PAGAMENTO”

Non solo la strada ad Almirante, ma anche la vecchia storia del pedaggio sul Grande Raccordo Anulare.
A tirarla fuori il leader della Lega, Matteo Salvini, ancora, evidentemente, poco pratico della Capitale.
«Il Gra va pagato? Il modello è quello svizzero: una volta all’anno, un bollino» dice candido candido Salvini ai microfoni di Radio 24 a La Zanzara.
«Il sistema autostradale italiano lo uniformerei alla maniera svizzera – incalza – lo farei pagare 40 euro da Nord a Sud, e giri dove vuoi e come vuoi».
Peccato che l’Italia non è la Svizzera e che Roma non è Losanna.
Scoprire poi il “nervo” aperto del pedaggio sull’unico anello che circonda la Capitale, e dunque senza alternative credibili, è stata senza dubbio una bella scivolata su una buccia di banana.
Una chicca per gli avversari, guidati dal leader de La Destra, Francesco Storace che dapprima incalza la candidata sindaco di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: «Salvini ci faccia capire. Siamo a Roma e non in Svizzera. Davvero vuol far pagare il Grande Raccordo Anulare? È questa la rivoluzione per la Capitale? Parole chiare, per favore, anche dalla candidata sindaco che parla d’altro…», poi l’immancabile ironia: «La Meloni intitoli a Salvini una rampa del Raccordo a pagamento».
Il tempo passa, la Meloni tace.
«La proposta del duo Salvini-Meloni di voler far pagare il pedaggio a chi prende il Gra è da Trattamento sanitario obbligatorio. Triste epilogo per la Meloni e il suo partito – attacca il capolista e coordinatore della Lista Marchini, Alessandro Onorato – facevano finta di difendere le periferie, mentre sono ormai i servi sciocchi della Lega Nord».
E ancora il Pd con Stefano Pedica, che bolla come «folle» la proposta di Salvini; e i verdi con Mascia: «Non servono ulteriori tasse, ma un concreto piano di mobilità  sostenibile».
Ci mette il cappello anche il candidato sindaco del Codacons, Carlo Rienzi: «Dovrebbero essere pagati i romani per utilizzare il Gra nelle ore di punta, ipotesi assurda».
Non è la prima volta che la Lega di Salvini propone di introdurre il pedaggio per il Raccordo. Da ultimo nel novembre del 2013, quando l’allora candidato alla segreteria della Lega Nord, Matteo Salvini, scrisse su facebook: «Grande Raccordo Anulare di Roma, cioè la tangenziale, 68 chilometri di strada, 58 milioni di utenti all’anno. Gratis. Con tutto il rispetto per gli amici romani, è giusto? La Lega ha presentato un emendamento alla legge di Stabilità , per il pagamento del pedaggio anche lì. La proposta leghista passerà , o se ne fregheranno?».
Per fortuna, se ne sono fregati.
Eppure, il «pallino» del Raccordo evidentemente è ancora talmente fisso nella mente di Salvini da proporlo nel bel mezzo della campagna elettorale che vede, per la prima volta a Roma, il centrodestra correre diviso proprio per una scelta sollecitata oltre misura dal leader del Carroccio.
In serata la penosa retromarcia di Salvini: ” Non ho mai pensato di far pagare il pedaggio Gra ai romani. Noi le tasse vogliamo abbassarle».
Peccato che esista la registrazione…
Soltanto dopo, arriva, finalmente la dichiarazione del ruota di scorta Giorgia Meloni: «di far pagare il Gra non se ne parla. Inventatevene un’altra».
C’è tuttavia poco da inventare.
A volte è sufficiente lasciar fare.

(da “il Tempo”)

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I CANDIDATI DI ROMA VISTI DA UN PUBBLICITARIO: PROMOSSO MARCHINI, RIMANDATE RAGGI E MELONI, BOCCIATO GIACHETTI

Maggio 24th, 2016 Riccardo Fucile

COME LI VEDREBBE IN PUBBLICITA’. MARCHINI SPONSOR DI UN PROFUMO MASCHILE, LA RAGGI DI UN FARMACO DA BANCO, LA MELONI DI UNA PASTA A GRANO DURO, GIACHETTI DI UN FUORISTRADA”

C’è il sexy, la “studentessa”, la ragazza cresciuta e il trasandato.
Sono i profili definiti dal pubblicitario Cesare Casiraghi, della Casiraghi&Greco, dei quattro maggiori candidati a sindaco di Roma.
Telegenia ed efficacia mediatica i criteri scelti per valutare decine di ore di filmati dei quattro protagonisti della campagna romana.
Chi e quale personaggio scegliere in caso di spot pubblicitario?
Certamente il “bell’Alfio”. «Si presenta molto bene, è diretto nelle risposte alle domande che gli vengono poste e conciso nei concetti che esprime senza troppi bizantinismi – spiega Casiraghi — ha inoltre più degli altri un naturale talento alla presenza in video, sia nella postura, che nella mimica facciale, spesso sorridente e forse più degli ha il fisique du role. Lo vedrei bene come testimonial di un profumo pour homme».
Bocciato invece Roberto Giachetti, «un po’ troppo trasandato», nel look, frequentemente con la barba. «In generale però non lo sceglierei come volto per una mia campagna di un prodotto che voglia vendere al più vasto mercato – analizza il pubblitario – a lui affiderei il ruolo di protagonista in uno spot di un fuoristrada».
Virginia Raggi, giovane, curata nel look, ricorda, sempre secondo l’esperto, «una brava studentessa più concentrata nel fare colpo sul professore che sull’audience. Una maggiore naturalezza, qualche puntualizzazione di meno e qualche spunto di ironia o spirito in più la renderebbe televisivamente più sexy e più efficace come testimonial. Sarebbe un’ottima testimonial per un prodotto medicale da banco».
Promossa anche Giorgia Meloni che negli ultimi anni ha lavorato molto sulla sua immagine. Resta il carattere “verace”, «in tv sa essere chiara e precisa nell’eloquio quando la conversazione è non troppo agitata. Alternativamente, quando si lascia prendere troppo – valuta Casiraghi – eccede nella gestualità  in una mimica facciale che la fa apparire un po’ “buffa”. La sceglierei come testimonial per un brand dell’agroalimentare, magari una pasta di grano duro».
Un’analisi particolare, quella del pubblicitario, che tuttavia, nella campagna più «social» di sempre può avere un’influenza se non decisiva quanto meno interessante sulla capacità  di attrarre elettorato dei singoli candidati.
O forse chissà , può essere uno spunto di riflessione in caso di sconfitta e immaginare magari, se non proprio un’altra professione, di migliorare aspetti oramai predominanti anche in politica.

(da “il Tempo”)

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“NON VOGLIO UNA STRADA PER ALMIRANTE”: DONNA ASSUNTA RISPONDE ALLA MELONI

Maggio 24th, 2016 Riccardo Fucile

“NON NE HA BISOGNO, NE HA GIA’ TANTE IN GIRO PER L’ITALIA”… “UN EBREO E’ VISSUTO A CASA NOSTRA E HA PIANTO QUANDO GIORGIO E’ MANCATO, LA COMUNITA’ EBRAICA INSULTA LA MEMORIA DI UN UOMO PERBENE”

“La strada intitolata a mio marito Giorgio Almirante? Non la voglio, non ci serve, è inutile che la propongono. Almirante era una persona troppo corretta, troppo perbene, troppo signore per essere insultato in questa maniera da chi non vuole una strada intitolata a lui”.
Così a La Zanzara (Radio24) la vedova di Giorgio Almirante, Donna Assunta, commenta l’iniziativa strumentale di Giorgia Meloni e la protesta conseguente della comunità  ebraica.
“Mio marito non ha bisogno di una via a lui intitolata” — prosegue — “Ce ne sono tante di strade a lui dedicate. Questi che non vogliono una via per Almirante se la facciano loro la strada, magari prestissimo. Mio marito non merita questo atteggiamento”. Donna Assunta si rende protagonista di una infuocata polemica con uno dei conduttori, David Parenzo, al punto che interrompe bruscamente la prima telefonata. Ricontattata dalla trasmissione, ribadisce al giornalista: “Lei dice che mio marito difendeva la Rsi e la razza? Si vergogni. Giorgio aveva solo 17 anni, andava al liceo e adesso lo volete accusare di queste fesserie. La invito a non dire più queste cose. E si deve vergognare chiunque le ripeta. Lei è un ignorante di infima qualità , un povero demente“.
E aggiunge: “Ma vi rendete conto del cretinismo degli italiani? Tra l’altro, a casa nostra ha vissuto un ebreo con tutta la sua famiglia. Era un nostro intimo amico e se c’è uno che ha pianto davvero la morte di Giorgio è questo qui”.
Poi, nel clou dello scontro con Parenzo, si congeda frettolosamente: “Vi saluto. Non parlo coi cretini io”

(da “il Fatto Quotidiano”)

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GIACHETTI ORA CI SPERA: SQUADRA DI SINISTRA, LA TURCO AL WELFARE

Maggio 24th, 2016 Riccardo Fucile

IL CANDIDATO PRESENTA LA SUA GIUNTA DI PESO MENTRE UN RENZI OTTIMISTA SCENDERA’ AL SUO FIANCO: ORA LA RAGGI FA MENO PAURA

Può sembrare strano, ma c’è un’aria nuova nel Pd romano, fino all’altro ieri fiaccato dalla paura che la zavorra del passato non desse troppe chances di arrivare al ballottaggio.
E invece complici gli ultimi sondaggi prima del congelamento a norma di legge, che fotografavano una frenata della Raggi e una crescita di Giachetti malgrado il rientro in campo di Fassina, la sensazione che «ce la possiamo fa’» si è diffusa fino ai piani alti. Tanto che Renzi potrebbe scendere nel parterre capitolino il 2 giugno, per dare una volata al suo uomo verso la agognata conquista del ballottaggio.
E con un tempismo degno di nota, Stefano Fassina fa sapere prima che Giachetti indichi la sua futuribile Giunta, che non lo appoggerà  al ballottaggio: se lo avesse fatto dopo, qualcuno avrebbe potuto pensare che non si ritenesse soddisfatto dei nomi, che non fossero sufficienti i ponti gettati a sinistra.
E invece no, il candidato di Si e degli antagonisti preferisce chiudere la saracinesca qualche ora prima, dicendo che non appoggerà  nessuno: forse consapevole che tra le sue fila, nella sinistra di Sel, molti pur senza ammetterlo, sarebbero più che propensi ad intese più o meno strette per appoggiare Giachetti al ballottaggio e poi raccoglierne i frutti in caso di vittoria.
Nessun inciucio coi partiti
Questo anche se l’interessato, cioè il candidato Pd, non solo chiarisce di aver scelto la sua giunta «in piena autonomia» e dunque senza accordi con i partiti, ma va ripetendo che «io non farò nessun apparentamento, andrò al ballottaggio con quelli che mi appoggiano ora, nessun accordo o inciucio, e per questo annuncio la giunta subito». Come a dire che una volta scoperti i nomi i giochi sono fatti e dopo nessun accordo sulle poltrone sarà  possibile e tecnicamente fattibile.
Insomma nessuna tentazione.
«Il mondo è rotondo e a forza di andare a sinistra ci si ritrova a destra: non appoggiare Giachetti al ballottaggio significa scegliere la Raggi», sentenzia Matteo Orfini con una tesi che sarà  il refrain di tutta la resa dei conti a sinistra di qui a un mese.
«Per noi le porte della ricostruzione del centrosinistra a Roma sono sempre aperte, perchè questo ci chiedono gli elettori». Ma il candidato della sinistra usa la carta dell’economia. «
Le distanze programmatiche con il Pd sono enormi. Giachetti propone di tornare alla Roma degli anni ’90 e 2000 che ha contribuito ad aumentare le diseguaglianze. Non ci sono le condizioni per una convergenza programmatica», sbatte la porta l’ex viceministro di Letta.
Segnali di fumo agli ex Pci
Peccato che per il popolo della sinistra, in caso di sfida all’Ok Corral con la Raggi, sarà  difficile dire no a un ex comunista come Livia Turco, ex ministro dei governi Prodi-D’Alema, che Giachetti indica come assessore al welfare e immigrazione; o a tre ex assessori di Marino: Alfonso Sabella, capo gabinetto, presidio di tutte le firme di un’amministrazione a rischio come quella romana; Silvia Scozzese, bilancio e razionalizzazione della spesa del Campidoglio.
Per non dire del segnale verso l’anima più attenta al sociale, lanciato con la riproposizione di Marco Rossi Doria, maestro di strada ed ex sottosegretario alla Istruzione, quale assessore alla scuola-università -formazione.
Dunque sei donne e tre uomini, altro segnale preciso.
Mentre sul fronte della legalità , cruciale dopo mafiacapitale, pure Carla Ciavarella, dirigente penitenziario, al patrimonio; e Francesco Tagliente, ex Questore di Roma, alla sicurezza.
E poi Claudia Servillo, all’ambiente; Stefania Di Serio, trasporti; Marino Sinibaldi, per cultura e turismo.
«Con questa squadra parlo ai romani e anche al popolo della sinistra e vediamo quale sarà  la risposta», dice Giachetti.
«Rispetto Fassina, ma sono più interessato agli elettori della sinistra romana».

Carlo Bertini
(da “La Stampa“)

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ROMA, VIP ALLE URNE: PER CHI VOTANO

Maggio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

COSTANZO, ARBORE, VILLAGGIO, LANTE DELLA ROVERE, BRIGNANO, BUZZANCA, PIPPO FRANCO, SIMONA IZZO. MARISA LAURITO, MARINA RIPA DI MEANA: QUALCUNO HA GIA’ DECISO, ALTRI NO

Giachetti, Fassina, Marchini, Meloni, Raggi: la Capitale va verso il voto.
E i nomi dei candidati si rincorrono da nord a sud del raccordo anulare, dalla periferia al centro.
Anche nei quartieri alti, nei salotti che contano, la corsa al Campidoglio infiamma più che mai le discussioni, manda di traverso cene vegane e alla vaccinara, turba persino il sonno nelle sale buie di una première. Il dilemma nel mondo dello spettacolo e della cultura, in questi giorni è: “Che sindaco votare? A chi affidare le sorti della “Grande bellezza?”. Abbiamo raccolto lo stato d’animo di alcuni personaggi illustri di Roma. Ecco le loro dichiarazioni di voto.
INDECISO A TUTTO
Renzo Arbore, cantautore e conduttore. «Virginia Raggi mi incoraggia per la sua giovane età , pulizia, per la novità . Però è un incoraggiamento dovuto al fatto che vorrei il rinnovamento della città , non la conosco bene. Giorgia Meloni si è alleata con Salvini, da cui sono lontanissimo. Per quanto riguarda Alfio Marchini, se un giorno mi trovo a condividere una sua idea, il giorno dopo lui ha già  cambiato posizione. Insomma: da Meloni a Fassina, i candidati sono in continuo divenire e io, a Roma da cinquant’anni, sono, come tanti miei amici, indeciso. Sento anche il loro parere, facciamo grandi elaborazioni ma in tanti, purtroppo, ancora non riusciamo a scegliere».
SENZA INVIDIA
Giulio Base, regista. «Non invidio il candidato che alla fine ce la farà . Io non sono romano di Roma, sono nato a Torino e a Roma vivo da trent’anni. La città  oggi è come un vaso di coccio, rotto in mille pezzi. Ricomporlo sembra un miracolo. Ma io credo nei miracoli. Per questo mi mantengo nel riserbo, perchè ancora non ho realmente deciso.
O IL VOTO O LA VITA
Enrico Brignano, attore. «Io alle scorse elezioni comunali ho votato Marino, l’errore più grosso della mia vita. Oggi, le alleanze politiche che tutti fanno, sono uno schifo. In passato ho dato credito al Movimento 5 Stelle e, se sarà  Raggi a vincere, vuol dire che siamo su una strada diversa. Ma non so se siamo così pronti, non so quanto la signora Raggi possa essere autorevole.   Per quanto riguarda Fassina, la sinistra non esiste più. Sono tutti democristiani, socialisti ai quali abbiamo tirato le monetine. Io non ho amici in politica, ai miei spettacoli non si arrischiano a venire. Alla fine voterò il meno peggio. E la persona che sarà  eletta anche se è una brava persona, si dovrà  scontrare col malaffare diffuso. Questo non è scendere in campo: è uno scendere a patti. Il mio è un voto molto sofferto».
IL BELLO DELLA MELONI
Lando Buzzanca, attore. «L’unica persona che mi piace è Giorgia Meloni, voterò lei. L’ho incontrata tempo fa alla Camera dei deputati, l’ho guardata e le ho detto: Ma sei bella, bellissima. E lei mi ha risposto: “Se me lo dici tu, ci credo”».
FISCHI PER FIASCHI
Rita Dalla Chiesa, conduttrice. «La mia breve esperienza da candidata sindaco per Giorgia Meloni durante queste elezioni, mi ha reso ancora più consapevole della responsabilità  nella scelta del Primo cittadino. Quando mi ha presentata e ho parlato al Pincio, sono stata ricoperta di fischi appena ho affrontato il tema delle unioni civili. Insomma, purtroppo lei ha un background che non mi appartiene. Per questo non so chi votare. Il sindaco deve essere il sindaco di tutti e io non voglio ghettizzazioni. Si è anche alleata con Salvini. Per me si doveva alleare con Silvio Berlusconi. Invece Berlusconi ha chiamato in squadra Alfio Marchini che mi sembra un uomo forte, ma poi accanto a lui sento nomi che fanno parte della vecchia politica e vorrei facce più giovani. Per quanto   Virginia Raggi per me è troppo giovane. A governare la città  ci deve andare qualcuno che ne sappia di politica e che non la conosca solo per i salotti frequentati».
ARIDATECE PANNELLA
Maurizio Costanzo, giornalista. «Voterò Roberto Giachetti per i suoi trascorsi radicali. Io sono radicale da sempre, di Marco Pannella ero amico. Virginia Raggi non la conosco, sarei un cialtrone a dare un giudizio su di lei: non c’è dubbio che la corrente grillina abbia il vento a favore, anche se purtroppo i recenti episodi, come quello del sindaco Pizzarotti, non abbiano dato al movimento un’aria splendida. Io ho sempre votato radicale o Pd. Alfio Marchini, l’ho conosciuto molti anni fa, così come la Meloni, che ho incontrato in un programma televisivo. Mi auguro solo che chiunque tra loro alla fine venga eletto dopo l’esperienza di Ignazio Marino, vada a occuparsi davvero della città , arrivata al limite dell’impossibile».
GRANDE SCHIFEZZA
Giuliana De Sio, attrice. «Ho votato il Movimento Cinque Stelle quando c’era da votare e sono ancora abbastanza vicina a quel movimento. Ma ora, per le comunali non ho ancora deciso, perchè la Raggi non la conosco. Credo di essere in difficoltà  come tanti che sento. I partiti hanno perso di credibilità  e sono rimaste le persone, che sono quasi sempre dei fantasmi che rilasciano dichiarazioni in tv. Impazzano urlando nelle orribili arene politiche che io non guardo. Se i dibattiti televisivi sono lo specchio di questo Paese, allora mi viene una tristezza spaventosa. L’urgenza invece di cambiare le cose la sento, la città  mi fa schifo».
COPIA E INCOLLA
Pippo Franco, attore. «Roma caput mundi. ma anche no: ormai la situazione della città  mi sembra irrecuperabile. Giorgia Meloni non è una sprovveduta, ma un conto è la politica, un conto è la pratica. Da Mafia Capitale ai Casamonica, al disastro ambientale, non so chi riuscirà  tra i nostri eroi a reggere l’impatto. Io sono ancora indeciso. Certo, nella campagna elettorale, i partiti si copiano i temi, c’è confusione, aggressività  inutile».
EVVIVA LE DONNE
Simona Izzo, regista.«Io voto per Roberto Giachetti. Seguo da tempo la sua attività  politica radicale e mi auguro che riesca a vincere, perchè sono legata sentimentalmente al Pd. In ogni caso, sono felice che ci siano due donne in corsa per il Campidoglio. Giorgia Meloni si è candidata nonostante il momento delicato della sua vita e una donna che si presenta con suo figlio in grembo, mi sembra un segno dei tempi molto importante. Virginia Raggi la stimo perchè è un avvocato e mi sembra preparata, anche se non sono legata al Movimento5stelle.».
RAGGI DI SOLE
Lucrezia Lante della Rovere, attrice. «Io voto Virginia Raggi. Ho sempre votato contro e per andare contro, mi rimane la Raggi. E’ una valutazione forse superficiale e disillusa, rispetto alla politica, agli Italiani, ma siamo un Paese dove vincono sempre i poteri forti.».
FILM AMARO
Enrico Lucherini, press agent. «Voto Roberto Giachetti. Anche se lui, con quell’espressione seria, quella voce da doppiatore, lo definirei il ragazzo della via Crucis. Giorgia Meloni mi pare la nuova Rita Pavone. Perchè è bassina, ma c’ha quel vocione, se la canta tanto. Con Fassina, prevedo un salto indietro, un ritorno alle atmosfere tristi neorealiste. “Riso amaro” è senz’altro la pellicola con cui lo identifico. Mentre Alfio Marchini, a bordo della sua Ferrari ci proietterebbe tutti nel lusso sfrenato di una improbabile “Dolce Vita”. Virginia Raggi all’opposto, assomiglia alla camerierina di “Umberto D”, non ha nessun sapore. Trovo che ci sia anche una somiglianza tra lei e Maria Pia Casilio, che la interpretava nel 1952. Oggi a Roma ci vuole altro».
RADICALE A 5 STELLE
Marisa Laurito, attrice e conduttrice. «Non voterò la destra, dove oltretutto, c’è una grande confusione: Alfio Marchini non so più dove sia andato a finire. Rimangono per me la candidata del Movimento 5 Stelle, che voterei perchè mi dà  fiducia, ma anche il candidato dei radicali, sono talmente nauseata dall’andamento della politica, seguo arene e dibattiti. Non sopporto i politici, i sondaggi che non funzionano. Spero di scegliere, alla fine, tra questi due, un sindaco che ce la possa fare a governare».
MARINA IN BIANCO
Marina Ripa di Meana, scrittrice e opinionista. «Veltroni non mi piaceva, Alemanno nemmeno, ma alla fine in passato qualcuno ho sempre votato. Questa volta, voto scheda bianca, ho deciso e il mio è un voto di protesta. A Roma ci vuole uno con i coglioni e non vedo una persona tra i candidati che possa prendere in mano questa città . L’altra sera ero a cena dai Bertinotti e la metà  votava scheda bianca. In molti sono del mio avviso.   Del resto, Giachetti e il Pd non convincono, Fassina ha fatto troppe evoluzioni. I 5 stelle è l’ultimo partito che voterei, anche se devo ammettere che il programma non è male, ma la Raggi sì, è una bella ragazza, ma per Roma non basta. La Meloni ha molta grinta ma ci vuole altro e il fatto di essere incinta è un fatto. Alfio Marchini l’ho ascoltato, è un bellaccione, un cicciobello alla Rutelli, ma magari fosse Rutelli, bene o male lui aveva l’esperienza».
CORE DE ROMA
Carlo Ripa di Meana, politico. «Con Marina, affrontiamo continuamente il tema delle elezioni, ci sta molto a cuore. Tra tutti i candidati, voto Marchini, perchè l’ho sentito parlare nelle arene politiche, mi ha convinto».
VOTO A PERDERE
Paolo Villaggio, attore. «Che cosa posso dire io, che sono un umile suddito? Tutti siamo dei sudditi, perchè ogni cosa è sottomessa ai politici che si sono impadroniti tutto. Per me la politica dovrebbe essere amministrata da gente con le capacità , che amministra in silenzio e non fa politica. Il Movimento 5 stelle è un movimento di protesta e in questo momento la protesta funziona, ma io sono indeciso, Virginia Raggi non la conosco. Andrò a votare certo, l’ho sempre fatto. Ho votato per i radicali, per i partiti progressisti. Spero nel cambiamento del futuro, a vantaggio della collettività . Credo che sceglierò solo all’ultimo, nella solitudine della cabina elettorale».

Valeria Chichi
(da “il Fatto Quotidiano”)

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MELONI ALLA FRUTTA, “INTITOLARE UNA STRADA AD ALMIRANTE”. MA PERCHE’ NON L’HA FATTO QUANDO HA GOVERNATO ROMA CON ALEMANNO?

Maggio 22nd, 2016 Riccardo Fucile

ORMAI SI RASCHIA IL FONDO DEL BARILE SENZA PUDORE… LA PRENDE SUL SERIO SOLO LA COMUNITA’ EBRAICA

“Il 22 maggio ricorre l’anniversario della scomparsa di Giorgio Almirante. Io sono qui per dire che, quando sarò eletta sindaco (cioè mai…n.d.r.), uno degli impegni che mi prendo è quello di intitolare una strada di Roma a un uomo che è stato fondamentale nella storia della destra italiana e nella storia della politica italiana. Un patriota e una persona che amava gli italiani, che credeva nella democrazia e nell’onestà  della politica”.
Lo ha detto il presidente di Fratelli d’Italia e candidato sindaco di Roma, Giorgia Meloni, interpellata dalla stampa a margine dell’iniziativa “Ciliegiata, un voto tira l’altro”, organizzata dalle liste che sostengono la sua candidatura a sindaco e che si sta svolgendo in tutti i Municipi di Roma
“Esattamente come la sinistra in questi anni ha potuto intitolare ai suoi padri fondatori delle vie o delle piazze nella Capitale, vogliamo farlo anche con un uomo che è stato importante nella storia della destra”, ha aggiunto.
Nel gioco delle parti, ecco che la   presidente della comunità  ebraica di Roma, Ruth Dureghello, liquida la proposta della leader di Fdi: “mai una via a Roma per chi come Almirante collaborò alla ‘Difesa della Razza’ senza pentirsene”.
A parte che sono 150 i comuni d’Italia che senza tanto clamore hanno intitolato una via o una piazza ad Almirante e quindi l’idea sembra più la solita boutade propagandistica elettorale, quello che non quadra è ben altro.
D’accordo che l’annuncio è stato dato a margine dell’iniziativa “Ciliegiata, un voto tira l’altro” che potrebbe anche sottointendere che una “sciocchezza (per usare un eufemismo) tira l’altra”, ma un po’ di memoria storica non guasterebbe.
Si dà  il caso che gli ex An, oggi in Fdi, abbiano governato Roma con sindaco Alemanno per 5 anni e non abbiano provveduto a titolare alcuna strada a Giorgio Almirante, quando sarebbe stato sufficiente un semplice atto amministrativo da approvare in Giunta.
Quindi di che parlano?
Di quello che avrebbero potuto fare e che non hanno fatto?
E che ora usano per carpire il voto di qualche sprovveduto dalla memoria corta?
Meloni? Eh sì, siamo proprio alla frutta.

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LA DESTRA IDENTITARIA CHE VUOLE USARE LA RUSPA CON I RESTI ARCHEOLOGICI DI ROMA

Maggio 22nd, 2016 Riccardo Fucile

ALLA FACCIA DELLA TRADIZIONE: NEL PROGRAMMA DELLA MELONI “I REPERTI ARCHEOLOGICI DOVRANNO ESSERE SACRIFICATI SULL’ALTARE DEI LAVORI PUBBLICI”

D’accordo che i programmi elettorali dei candidati sindaci spesso rappresentano solo un “libro dei sogni” e che alla fine del mandato è già  tanto che venga realizzato il 10% di quanto promesso, ma la loro lettura   spesso consente anche di verificare la coerenza del candidato rispetto al progetto ideale di città  che porta avanti.
E’ noto che le forze politiche che appoggiano Giorgia Meloni quale candidata “prima cittadina” della Capitale non perdono occasione per richiamarsi ai “natali di Roma”, alla tradizione con T maiuscola, all’orgoglio “identitario”, al grande patrimonio storico e culturale della città  che tutto il mondo ci invidia e che, grazie a questo, porta milioni di turisti a visitarne i reperti archeologici .
Mai ci si aspetterebbe quanto tra poco andrete a leggere e che riproduce le esatte parole contenute nel progranma di “Meloni sindaco”.
Altro che tutela ambientale, storica e archeologica della città , quello che conta è non avere impicci nella costruzione della linea metropolitana.
Nel caso in cui, durante i lavori, venissero ritrovati resti archeologici o reperti storici, potranno essere “sacrificati” sull’altare dell’efficienza a meno che non si tratti di opere “assolutamente eccezionali”.
Il meccanismo per stabilire quali ritrovamenti varrà  la pena distruggere e quali no manca però dal programma.
Si legge:
“Una volta deciso e concordato un tracciato, solo ritrovamenti archeologici assolutamente eccezionali possono rimetterne in discussione la realizzazione. Altrimenti, meglio pagare il prezzo di qualche sacrificio nel patrimonio inesplorato del sottosuolo”
Insomma la Meloni-sindaco si farebbe prestare la ruspa da Salvini per radere al suolo anche i reperti archeologici che un domani dovessero venire alla luce duranti gli scavi.
Ovviamente in nome della Tradizione.

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