Destra di Popolo.net

AMMINISTRATIVE, TEST CHIAVE PER IL FUTURO DEI LEADER NAZIONALI

Giugno 2nd, 2016 Riccardo Fucile

I GRILLINI BENEFICIANO DELLE DIVISIONI DEL CENTRODESTRA E DEL CENTROSINISTRA, MA LA RAGGI SCONTA IL VINCOLO ALLE DECISIONI DEI VERTICI CINQUESTELLE

L’attenzione domenica notte sarà  concentrata tutta sul Campidoglio.
Da Roma arriverà  la prima risposta decisiva: la scelta dei candidati per il ballottaggio, che, contrariamente alle altre grandi città  chiamate al voto, nella Capitale è ancora fortemente incerta.
Una risposta che condizionerà  prepotentemente il dibattito politico e che potrebbe riflettersi ben oltre i confini della città  eterna.
Partecipare alla sfida finale del 19, giocarsi la poltrona della guida della Capitale al secondo turno, sarà  determinante non solo per Virginia Raggi, Roberto Giachetti, Giorgia Meloni, Alfio Marchini o Stefano Fassina.
Ma anche per Renzi, Grillo, Salvini e Berlusconi.
Le divisioni all’interno del centrosinistra e del centrodestra non consentono ai candidati dei due schieramenti facili previsioni, anche perchè il numero di chi è ancora indeciso, se e chi votare, è molto alto.
Una conferma della comprensibile disaffezione dei romani nei confronti di una classe politica che ha lasciato la città  alle prese con un debito spaventoso e prigioniera di interessi criminali.
A “beneficiarne” inevitabilmente è chi da questa mortifera stagione è rimasto fuori, ovvero il Movimento 5 Stelle, che con Virginia Raggi punta a conquistare la Capitale e ad affermarsi come forza alternativa di Governo non solo per il Campidoglio ma per Palazzo Chigi.
Lo conferma la cintura di protezione cucita dal direttorio grillino e dal leader in pectore, Luigi Di Maio, attorno alla Raggi.
Uno scudo che potrebbe rivelarsi controproducente però, se fosse interpretato dagli elettori come sintomo di debolezza e scarsa autonomia.
Due accuse che non a caso le hanno rivolto gli avversari mettendo l’accento anche sul “contratto” sottoscritto dalla Raggi secondo cui in caso venisse eletta sindaco, per le decisioni “giuridicamente complesse” dovrà  consultarsi con lo staff dei parlamentari pentastellati.
Di più: se dovesse smarcarsi dalla “linea” del direttorio rischia di dover pagare una penale di 150mila euro.
Si vedrà . Gli ultimi sondaggi pubblicati davano la candidata grillina ampiamente in testa. Anche per questo ha accuratamente evitato tutti i confronti con gli avversari, tranne quello andato in onda su Sky martedì.
A cercare i faccia a faccia sono sempre coloro che inseguono.
E a Roma a giocarsi la carta di competitor contro il candidato del M5S sono in tre: il dem Roberto Giachetti, la leader Fdi Giorgia Meloni e l’imprenditore Alfio Marchini nato indipendente e ora appoggiato da Berlusconi ma anche da Alfano.
Più indietro il candidato di Sinistra italiana Stefano Fassina che però ha già  detto che, qualora Giachetti arrivasse al ballottaggio, non avrà  il suo voto.
Del resto fin dall’inizio la campagna elettorale per Roma si è caratterizzata più che per gli scontri tra opposte fazioni, per il fuoco amico di alleati o ex compagni di partito. Alla fine nel centrodestra sono rimasti in due. Giorgia Meloni, appoggiata da Salvini, e Alfio Marchini, che era già  in campo con la sua lista “libera dai partiti”, e che nel frattempo ha ottenuto il sostegno di Berlusconi (quello dei centristi di Alfano lo aveva già ) e perfino di Storace.
Il Cavaliere ripete quotidianamente che la separazione nella capitale è solo frutto di un “capriccio” (della Meloni) e che il centrodestra continuerà  a marciare unito.
Ma c’e anche altro: la leadership e il futuro del centrodestra.
Se Meloni dovesse diventare sindaco, il principale beneficiario sarebbe Salvini e una destra di matrice lepenista. Al contrario, la sconfitta della Meloni confermerebbe la necessità  per il leader della Lega e la numero 1 di Fdi di dover ancora scendere a patti con il Cavaliere.
Vale anche per il centrosinistra. Giachetti gioca da solo.
La rottura con l’ala sinistra della coalizione guidata da Stefano Fassina mina fortemente le possibilità  di quello che i suoi avversari indicano come “il candidato di Renzi”.
Raggiungere il ballottaggio sarebbe già  una vittoria, in quanto dimostrerebbe che nonostante la pesante eredità  di Ignazio Marino e di mafia capitale, il candidato Pd è l’unico in grado di contrapporsi alla sfida populista.
Domenica notte i risultati daranno la risposta.

Barbara Fiammeri
(da “il Sole24Ore“)

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AMMINISTRATIVE, TEST CHIAVE PER IL FUTURO DEI LEADER NAZIONALI

Giugno 2nd, 2016 Riccardo Fucile

I GRILLINI BENEFICIANO DELLE DIVISIONI DEL CENTRODESTRA E DEL CENTROSINISTRA, MA LA RAGGI SCONTA IL VINCOLO ALLE DECISIONI DEI VERTICI CINQUESTELLE

L’attenzione domenica notte sarà  concentrata tutta sul Campidoglio.
Da Roma arriverà  la prima risposta decisiva: la scelta dei candidati per il ballottaggio, che, contrariamente alle altre grandi città  chiamate al voto, nella Capitale è ancora fortemente incerta.
Una risposta che condizionerà  prepotentemente il dibattito politico e che potrebbe riflettersi ben oltre i confini della città  eterna.
Partecipare alla sfida finale del 19, giocarsi la poltrona della guida della Capitale al secondo turno, sarà  determinante non solo per Virginia Raggi, Roberto Giachetti, Giorgia Meloni, Alfio Marchini o Stefano Fassina.
Ma anche per Renzi, Grillo, Salvini e Berlusconi.
Le divisioni all’interno del centrosinistra e del centrodestra non consentono ai candidati dei due schieramenti facili previsioni, anche perchè il numero di chi è ancora indeciso, se e chi votare, è molto alto.
Una conferma della comprensibile disaffezione dei romani nei confronti di una classe politica che ha lasciato la città  alle prese con un debito spaventoso e prigioniera di interessi criminali.
A “beneficiarne” inevitabilmente è chi da questa mortifera stagione è rimasto fuori, ovvero il Movimento 5 Stelle, che con Virginia Raggi punta a conquistare la Capitale e ad affermarsi come forza alternativa di Governo non solo per il Campidoglio ma per Palazzo Chigi.
Lo conferma la cintura di protezione cucita dal direttorio grillino e dal leader in pectore, Luigi Di Maio, attorno alla Raggi.
Uno scudo che potrebbe rivelarsi controproducente però, se fosse interpretato dagli elettori come sintomo di debolezza e scarsa autonomia.
Due accuse che non a caso le hanno rivolto gli avversari mettendo l’accento anche sul “contratto” sottoscritto dalla Raggi secondo cui in caso venisse eletta sindaco, per le decisioni “giuridicamente complesse” dovrà  consultarsi con lo staff dei parlamentari pentastellati.
Di più: se dovesse smarcarsi dalla “linea” del direttorio rischia di dover pagare una penale di 150mila euro.
Si vedrà . Gli ultimi sondaggi pubblicati davano la candidata grillina ampiamente in testa. Anche per questo ha accuratamente evitato tutti i confronti con gli avversari, tranne quello andato in onda su Sky martedì.
A cercare i faccia a faccia sono sempre coloro che inseguono.
E a Roma a giocarsi la carta di competitor contro il candidato del M5S sono in tre: il dem Roberto Giachetti, la leader Fdi Giorgia Meloni e l’imprenditore Alfio Marchini nato indipendente e ora appoggiato da Berlusconi ma anche da Alfano.
Più indietro il candidato di Sinistra italiana Stefano Fassina che però ha già  detto che, qualora Giachetti arrivasse al ballottaggio, non avrà  il suo voto.
Del resto fin dall’inizio la campagna elettorale per Roma si è caratterizzata più che per gli scontri tra opposte fazioni, per il fuoco amico di alleati o ex compagni di partito. Alla fine nel centrodestra sono rimasti in due. Giorgia Meloni, appoggiata da Salvini, e Alfio Marchini, che era già  in campo con la sua lista “libera dai partiti”, e che nel frattempo ha ottenuto il sostegno di Berlusconi (quello dei centristi di Alfano lo aveva già ) e perfino di Storace.
Il Cavaliere ripete quotidianamente che la separazione nella capitale è solo frutto di un “capriccio” (della Meloni) e che il centrodestra continuerà  a marciare unito.
Ma c’e anche altro: la leadership e il futuro del centrodestra.
Se Meloni dovesse diventare sindaco, il principale beneficiario sarebbe Salvini e una destra di matrice lepenista. Al contrario, la sconfitta della Meloni confermerebbe la necessità  per il leader della Lega e la numero 1 di Fdi di dover ancora scendere a patti con il Cavaliere.
Vale anche per il centrosinistra. Giachetti gioca da solo.
La rottura con l’ala sinistra della coalizione guidata da Stefano Fassina mina fortemente le possibilità  di quello che i suoi avversari indicano come “il candidato di Renzi”.
Raggiungere il ballottaggio sarebbe già  una vittoria, in quanto dimostrerebbe che nonostante la pesante eredità  di Ignazio Marino e di mafia capitale, il candidato Pd è l’unico in grado di contrapporsi alla sfida populista.
Domenica notte i risultati daranno la risposta.

Barbara Fiammeri
(da “il Sole24Ore”)

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RENZI PROVA A RIPRENDERSI ROMA

Giugno 2nd, 2016 Riccardo Fucile

E TIRA LA VOLATA A GIACHETTI… LA MINORANZA SI ALLINEA

“Giachetti ha detto: non si può fare un comizio. E allora sono qui da presidente del consiglio, segretario del Pd e aspirante conduttore televisivo per una chiacchierata a 360 gradi con Giachetti…”.
L’abito scuro della cerimonia per la Festa della Repubblica ai giardini del Quirinale quasi si confonde con il parquet nero del palco.
Matteo Renzi arriva qui all’auditorium dal Conciliazione, di fronte a San Pietro, direttamente dal Colle più alto di Roma. E qui, nell’inedito format dell’intervista di un politico a un altro politico, prova a spingere la candidatura del Dem Giachetti al Campidoglio. A pochi giorni dalle amministrative 2016, Renzi prova a prendersi Roma, la città  che ancora non ha conquistato pur stando a Palazzo Chigi da ormai due anni e mezzo.
Il colpo d’occhio c’è. L’auditorium della Conciliazione ha ospitato una delle prime ‘renzate’ nella capitale, quando Renzi era ancora sindaco a Firenze.
Allora però il teatro non era pieno. Stasera sì. Tanto che a un certo punto devono bloccare gli ingressi per ragioni di sicurezza. In tanti restano fuori. E tra loro anche Gianni Cuperlo che non insiste per entrare e invece si intrattiene a parlare con chi ha avuto la sua stessa sorte.
“Sono diventato sindacalista di chi sta fuori – scherza – comunque è positivo: il teatro è pieno”. Il renziano Luciano Nobili arriva poco dopo, lo prende e lo porta dentro: la sua presenza è fondamentale per un’immagine di unità  del Pd utile a ‘prendere Roma’.
“Ringrazio Pierluigi e tutti coloro che hanno collaborato per la campagna di Roberto”, dice Renzi. E indovina. La sala infatti scoppia in un caloroso applauso per Bersani. Pochi ministri e sottosegretari in sala (Franceschini e De Vincenti), c’è Nicola Zingaretti in prima fila, ci sono Orfini e Verducci, c’è anche la senatrice ‘anti Camorra’ Maria Rosaria Capacchione. E poi la candidata Paola Concia, Monica Cirinnà  e tanti tifosi delle unioni civili.
Renzi e Giachetti, ognuno su un trespolo, soli sul palco, sullo sfondo alcune istantanee: Giachetti in aula alla Camera, una veduta del Gianicolo, Giachetti e i figli, Giachetti, Renzi e Pannella a casa del compianto Marco.
Gli ingredienti sono tanti per creare il mix giusto per conquistare una preda difficile come la capitale. Ma soprattutto Renzi spinge sul canale preferenziale che un Giachetti sindaco avrebbe con il governo nazionale. Si sa: nessuna capitale vive senza stato centrale. “La capitale d’Italia avrà  molto bisogno del governo e dello Stato”, sottolinea Renzi. Bobo annuisce.
Basterà  per battere la concorrenza a cinquestelle? La “simpatica Raggi” è la più citata. L’avversario si chiama M5s, Giachetti cerca di non guardare più in basso dei pentastellati, i favoriti della corsa di domenica.
Per loro le battute più taglienti, l’orgoglio di voler “fare le olimpiadi a Roma”. Anche se la platea si riscalda quando finalmente i due parlano di “pulizia della città “. E quando poi citano “le buche”, un sedicente comitato Dem armato di bandiere con la scritta “Pd tappami” si agita davvero.
Come si agita un gruppo di insegnanti: “Siamo noi siamo noi…le precarie della scuola siamo noi…”, cantano in coro. Senza acredine però.
Come senza acredine Renzi si lascia andare da una battuta all’altra, vero battitore libero di un cabaret pur politico.
E politica è la battuta che riserva a Ballarà³, in apparenza innocua ma pungente: “Siamo gli unici che epurano senza essere invitati”. Servirà  per conquistare Roma, la grande esclusa dal renzismo? Intanto dopo la serata per Giachetti, va a ‘Virus’ a far pace con Nicola Porro.

(da “Huffingtonpost”)

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IL BLOG “ROMA FA SCHIFO” DA’ LE SUE INDICAZIONI DI VOTO: GIACHETTI AL PRIMO TURNO, RAGGI AL BALLOTTAGGIO

Giugno 1st, 2016 Riccardo Fucile

“GIACHETTI E’ IL MIGLIORE, NECESSARIO BLOCCARE MELONI E MARCHINI”… “RAGGI INADEGUATA MA MEGLIO VINCENTE PERCHE’ ALTRIMENTI IL PD NON CAMBIERA’ MAI”

Da diversi anni è in prima linea nel segnalare sprechi, disservizi e inefficienze in città . Ora il blog “Roma fa schifo” in vista delle prossime elezioni amministrative esprime le proprie preferenze di voto.
“Al primo turno – scrive il blog – bisogna che i voti vadano a Roberto Giachetti”. “Innanzitutto – si sottolinea . per evitare che gli altri candidati arrivino al ballottaggio e, pur perdendolo, possano portare in aula un numero considerevole di consiglieri. Giachetti al ballottaggio significa con ogni probabilità  Meloni terza e Marchini quarto: significa che i personaggi contenuti nelle liste di Salvini, di Forza Italia e di Storace avranno enorme difficoltà  a entrare in aula e riusciranno ad eleggere un numero minimo di consiglieri”.
Per rafforzare Giachetti al primo turno, scrivono i gestori del blog, occorre votare la lista dei Radicali collegata: “C’è dunque un modo per rinforzare – solo al primo turno, attenzione – la candidatura di Giachetti senza perdere la possibilità  di guardarsi allo specchio? La soluzione è semplice e risponde al nome di Radicali. Si tratta forse dell’unico partito – in assoluto! – che si può votare senza vergognarsi di averlo fatto dopo soli 30 secondi. C’è un candidato nello specifico a cui dare la preferenza? Certo: Riccardo Magi. Non siamo d’accordo con lui su tutto, anzi, ma voi votatelo, fidatevi e non ve ne pentirete. Parla per lui quello che ha fatto nella scorsa consiliatura”.
Ma la presa di posizione è tutto fuorchè un endorsement a vantaggio del Pd. In vista di un eventuale ballottaggio, la prima scelta del blog dovrebbe essere la candidata del movimento 5 Stelle Virginia Raggi.
E anche in questo caso non per una sorta di sostegno al Movimento.
“Sappiamo alla perfezione che Giachetti è la migliore figura in lizza (forse la migliore figura in assoluto in tutte le amministrative di questa tornata), sappiamo alla perfezione che tutto sommato il suo programma è meglio confezionato degli altri, allo stesso modo abbiamo assaporato in queste settimane la sostanziale evanescenza di Virginia Raggi, lo strabismo sui contenuti, il pericolo concreto di vederla circondata di personaggi inquietanti (non a caso non ha voluto anticipare i nomi della giunta). Il Movimento 5 Stelle è riuscito in pochi anni a fare danni quasi quanto la partitocrazia e il consociativismo ha fatto nei cinquant’anni precedenti: ha raggiunto l’obbiettivo di sdoganare l’idiozia, di dare piena dignità  alla stupidità , alla superstizione, alla demagogia, al populismo della peggior specie. Ciò non ci impedisce tuttavia di indicare che al ballottaggio il voto debba andare convintamente a Virginia Raggi. La vittoria di Raggi al ballottaggio contro Giachetti non deve essere banale, ma schiacciante e netta.
Secondo il blog, la sconfitta di Giachetti è una sorta di male necessario per assicurare un vero ricambio nella classe dirigente del Pd. Ricambio che Ignazio marino aveva provato ad avviare e che la defenestrazione del primo cittadino ha bruscamente interrotto.
Una vittoria di Giachetti invierebbe un messaggio devastante; significherebbe che davvero chi prova a cambiare le cose può subire il trattamento-notaio senza che questo abbia conseguenze; significherebbe lo stop a qualsiasi ipotetica azione riformistica perchè una vittoria finale del candidato del PD sarebbe il chiaro segno che la gente non vuole cambiare davvero, sarebbe un messaggio lanciato a tutti e a Giachetti in primis.
Fare quel che è stato fatto con Marino e poi non pagarne serie conseguenze sarebbe inquietante. Non si tratta di dare una lezione al PD (in parte quella lezione, visto lo schifo che c’è ancora in giro, la dovrebbe dare Pignatone) o di votare per ripicca, si tratta di significare nel modo più chiaro possibile una richiesta di radicale e profonda trasformazione e discontinuità  delle logiche su cui si basa questa città .

(da “Huffingtonpost”)

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CONFRONTO SKY SINDACI ROMA, IL GIUDIZIO DEGLI ESPERTI: “NESSUNO ERA SICURO DI SE’, FREDDI IN UNA CITTA’ CALDA”

Giugno 1st, 2016 Riccardo Fucile

MAURIZIO COSTANZO E KLAUS DAVI GIUDICANO IL CONFRONTO: “PIATTI, SENZA GUIZZI E COLPI DI SCENA”… I MENO PEGGIO? MARCHINI E GIACHETTI

Maurizio Costanzo e Klaus Davi concordano: i candidati a sindaco di Roma, nel confronto Sky, sono risultati piatti, con pochi guizzi e nessuno ha regalato colpi di scena. Insomma, secondo gli esperti, poca sicurezza.
Anche per “colpa del format, che di fatto ingabbiava il confronto e non prevedeva un botta e risposta tra i singoli”. Il che però ha favorativo l’illustrazione dei punti del programma.
I candidati dunque “non hanno scaldato e non hanno convinto veramente il pubblico”, spiega Klaus Davi, esperto di comunicazione.
Nessuno quindi è risultato essere un fuoriclasse davanti alla telecamera riuscendo a prevalere sugli altri.
Per Costanzo, che di mestere televisivo ne ha parecchio, lo scontro — se di scontro si può parlare – è stato tra la candidata pentastellata e Meloni: “Non si sono simpatiche e forse la Raggi ha detto cose che davano fastidio alla Meloni che infatti alzava sempre gli occhi. Poi tutti si sono coalizzati contro la Raggi”.
Però, dice ancora Costanzo, “nessuno era sicuro di sè, forse la grillina lo sembrava un po’ di più, ma nessuno ha trasmesso sicurezza. Non è stato uno scontro verbale da mercato, ma uno scontro fatto più di sguardi e di movenze. La Raggi è stata ripetitiva. Alla fine, secondo me, ha vinto Giachetti, ma confesso di avere una simpatia per lui. Il più convincente invece in termini televisivi è stato Alfio Marchini, più distacato e al di sopra. A seguire Giachetti”.
A proposito di movenze, secondo Davi, “la Raggi è la più costruita negli atteggiamenti. La Meloni a volte un po’ bulla e aggressiva, forse per recuperare voti. Alla fine la candidata M5S ha fatto un appello nervoso e poco incisivo, molto da baci perugina”.
L’esperto di comunicazione passa quindi i candidati in rassegna uno per uno: “Marchini impeccabile ma algido. È partito alla grande ma poi l’ho visto indebolirsi, è un centrometrista non un maratoneta. Non so dire che difetti abbia ma nell’insieme non convince”.
Secondo Davi, il candidato del Pd “era vestito male, ma i contenuti mi sono piaciuti, ha fatto un grande sforzo. A lui è toccata la prova più difficile: far dimenticare Ignazio Marino. E secondo me ci è abbastanza riuscito. All’inizio era molto nervoso, poi si è rilassato. Per competenza avrei premiato Giachetti, ma tra la barba e il fatto che non indossava la cravatta è bocciato. Mia mamma si spaventa. Non è rassicurante per un’anziana”.
Infine “Stefano Fassina il candidato di Sinistra italiana non mi è dispiaciuto per niente. L’ho trovato appassionato e non saccente. Anzi, dirò di più, si è tolto la saccenza del bocconiano. Era più diretto. Gli ha fatto bene essere stato eliminato per quell’errore nella presentazione delle liste e poi riammesso. Alla fine però – conclude Davi – nessuno ha scaldato, il problema era il format, ottimo in altri contesto ma mal si concilia con la romanità  che è tutta fisica emotiva e calda. Insomma, in un format freddo per una politica calda, le due donne hanno vinto”.
E Carlo Freccero? Il consigliere Rai ha visto Gomorra. “Non sono masochista”.

(da “Huffingtonpost”)

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SU SKY SFIDA A CINQUE PER IL CAMPIDOGLIO, VINCE LA RAGGI

Giugno 1st, 2016 Riccardo Fucile

LA GRILLINA ALLA FINE HAI IL 43% DI GRADIMENTO, SEGUONO GIACHETTI 20%, MELONI 19%, MARCHINI 13%, FASSINA 5%

Il confronto parte pacato, poi s’accende sul tema della legalità .   Virginia contro tutti. Tutti contro Virginia.
E alla fine, dal confronto nello studio di Sky moderato dal giornalista Gianluca Semprini, la pentastellata Raggi è quella che convince di più il pubblico secondo il quesito dell’emittente.
La grillina sorpassa i rivali con il 43% di gradimento tra i telespettatori di Sky che hanno visto in diretta il dibattito, seguita da Roberto Giachetti al 20%, Giorgia Meloni al 19%, Alfio Marchini che arranca al 13% e chiude Stefano Fassina al 5%.
Buche, Olimpiadi, rifiuti, traffico, legalità , campi rom questi i principali argomenti affrontati durante il primo confronto televisivo tra tutti e cinque i candidati.
La Raggi ha accettato soltanto il dibattito all’americana per il faccia a faccia con i suoi sfidanti
Buche.
Si inizia dal tema “scottante” delle buche. Sono tutti d’accordo che quei crateri nell’asfalto sono uno scempio.   Giachetti propone lo “060buche” per segnalare in tempo reale le strade dissestate, Fassina rincara proponendo una “fidejussione per riparare le buche” e Marchini: “Se si continuano a tappare le buche con la sabbia, noi togliamo i soldi alle imprese”.
Traffico.
Fassina punta ad un “piano strategico per traffico che dimezza il numero delle auto in 5 anni, chiude l’anello ferroviario, allunga metro, costruisce direttrici, più tram e ciclabili”, invece Marchini pensa a “semafori intelligenti e sensori sotto l’asfalto, più tram e stop all’evasione dei biglietti alzando tornelli, autobus nuovi e vagoni con aria condizionata
Per la Raggi bisogna tornare alla “mobilità  pubblica, con più bus, tagliare gli sprechi in Atac, recuperare evasione, più car sharing, piste ciclabili ma anche la funivia che già  è sperimentata in città  europee”. “Recupero sprechi e abbattimento evasione col il bigliettaio” sono prioritari per Giorgia Meloni mentre Giachetti pensa a “investimenti per 150 bus nuovi e 70 bus ad idrogeno”.
Debito.
Sul debito storico della capitale di oltre 13 miliardi Fassina rivendica di averne proposto per primo la rinegoziazione, “vedo che ora sta diventando un tema comune”. La ricetta diversa da Marchini, che propone “Btp ad hoc emessi dallo Stato”.
“La prima cosa da fare” sul tema del debito di Roma per la Raggi “è l’audit sulla gestione straordinaria, stupisce che dal 2008 non si sia fatto. La Scozzese ha detto che il 44% dei debiti non sono noti. I partiti non si sono occupati di sapere a chi i romani pagano 200 mln di euro ogni anno”.
E Giachetti propone di “rinegoziare il debito, per cui i tassi che sono tra il 4 e il 6% vanno riportati ai tassi attuali. Bisogna razionalizzare il bilancio ordinario. Spero di abbassare l’Irpef e aumentare i servizi sociali”
Rifiuti.
I candidati si sono confrontati anche sul problema rifiuti. Per Marchini bisogna “produrre ricchezza dai “rifiuti , Raggi punta alla differenziata come Meloni e Fassina, Giachetti punta sui controlli e la prossimità .
Gli scontri.
Scontro Raggi-Meloni. “Onorevole Meloni, ora che si vergogna del suo passato fascista, prendendo 13 mila euro al mese come parlamentare, perchè non si è dimessa candidandosi? La doppia poltrona le serve come paracadute se va male?”, ha chiesto la candidata del M5s.
“Il taglio dello stipendio lo risolvo andando a fare il sindaco – replica Meloni – che come si sa guadagna molto meno di un parlamentare. Si dimetteranno invece i parlamentari M5s venuti a commissariarla con lo staff? Perchè di battista non si è dimesso?”.
La grillina si è poi scontrata anche con Marchini, che le ha chiesto “perchè non fate più riunioni in streaming da un paio d’anni e il 60% dei comuni da voi amministrati ha problemi di onestà ?”.
Mi viene da ridere, facciamo sempre riunioni in streaming – è stata la replica di raggi – lei non si è mai visto in Campidoglio in 3 anni. Vogliamo riportare onestà , coerenza e trasparenza nelle istituzioni e questo spaventa tutti”. Pronta la risposta dell’imprenditore: “Avete il 60% di amministratori indagati”.
E sulla legalità  ecco gli attriti.
“Queste persone vogliono apparire più pulite dei loro partiti, ci mettono la faccia ma tolgono i simboli perchè si vergognano”, attacca Raggi.
Parole che scatenano la rivolta dei rivali: “Noi abbiamo cambiato tutto, pensate a voi”, dice Giachetti.
E Fassina: “Pretendo rispetto, non siamo tutti uguali”. Ma il tono di Raggi non si smorza e nell’appello finale, accorato, scandisce “si sono mangiati Roma, chi vuole cambiare deve avere coraggio o non ci saranno più scuse”.
“Scegliete i programmi”, suggerisce Meloni che cita Cicerone: “Bisogna scegliere chi amare”. Giachetti fa appello alla “squadra, al programma, alle idee e alla mia storia”. Fassina si rivolge “alla città  fragile”, Marchini fa notare: “Ho promesso due anni fa che non vi avrei abbandonato”.
Domenica 5 giugno il voto.
Adesso la parola passa alle urne.

(da “La Repubblica“)

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LA RAGGI VA NEL BUNKER DELLA COMUNICAZIONE PER ALLENARSI AL CONFRONTO TV

Maggio 30th, 2016 Riccardo Fucile

SOTTOPOSTA PER DUE ORE A RAFFICA DI DOMANDE DALLO STAFF

La decisione è già  presa. Se durante il confronto tv a SkyTg24 le arriveranno attacchi diretti e lo schema sarà  un tutti contro lei, Virginia Raggi reagirà  ‘mordendo’.
Accusata di essere scappata dai confronti tv e di averli sempre evitati, la candidata del Movimento 5 Stelle, sempre pacata e sorridente, si sta allenando come un pugile.
Il suo staff la bombarda di domande, le peggiori e le più insolite, imponendole di rispondere in un minuto e mezzo, come previsto dal format televisivo.
Il team che le sta riscaldando le meningi e, nel caso, i muscoli è formato dal portavoce Augusto Rubei, dai responsabili comunicazione ed Enti locali Rocco Casalino e Ilaria Loquenzi, e da Silvia Virgulti e Ghislana Caon .
Il quartier generale dove martedì, per un paio d’ore prima della diretta, si svolgeranno le prove vere e proprie è il comitato elettorale.
In questi giorni la candidata, che comunque sta proseguendo con gli appuntamenti già  fissati, è sulla graticola.
Le viene raccomandato di concentrarsi sui temi e non sull’attacco diretto agli altri candidati salvo ovviamente ribattere agli affondi in maniera decisa.
Ogni candidato avrà  la possibilità  di utilizzare due volte nel corso della puntata il diritto di replica per trenta secondi.
Ed è già  stato deciso che questo strumento non sarà  utilizzato dalla Raggi per controbattere sui due temi principali usati durante la campagna elettorale dagli avversi, ovvero il “Raggi scappa” , dovuto al fatto che la candidata non si è presentata ai precedenti confronti tv, e il suo passato nello studio legale di Cesare Previti.
Raggi, viene spiegato, “vuole parlare ai romani”, quindi utilizzerà  il diritto di replica per discutere dei temi inerenti la città . Potrebbe quindi anche annunciare alcuni nomi della Giunta, a cui sta lavorando in questi giorni: quattro su dieci sarebbero già  stati decisi.
E poi ancora, nessun attacco alla stampa e ai giornalisti, come invece è solito fare il Movimento 5 Stelle.
Gli occhi sono tutti puntati su di lei, proprio perchè fra tutti i candidati al Campidoglio è la candidata pentastellata che fino a questo momento non ha avuto un confronto diretto con gli altri aspiranti sindaco a telecamere accese e poi perchè è la favorita in questo primo turno.
Il suo staff la descrive “abbastanza rilassata”, anche se — si apprende da parlamentari romani 5Stelle – si temono colpi bassi degli altri candidatil
Tra l’altro, i candidati si rivolgeranno “domande incrociate” e la sorte ha stabilito che sarà  proprio Raggi a rivolgere la domanda a Meloni. E qui si prevedono scintille tra le due. Meloni invece si rivolgerà  a Stefano Fassina di Sinistra italiana, quest’ultimo a Roberto Giachetti del Pd, Giachetti ad Alfio Marchini e infine Marchini a Raggi.
Durante il programma sarà  previsto il “voting”, ovvero la possibilità  per i telespettatori di esprimere la loro opinione.
Entreranno in campo tutti i social, da Facebook a Twitter attraverso i quali gli utenti potranno partecipare.
Alla fine i candidati lanceranno il loro appello finale agli elettori e si vedrà  chi avrà  la meglio dopo le durissime polemiche perfino sui sottopancia con i grillini contro Giachetti (“Non vuoi il simbolo del Pd perchè ti vergogni”) e i dem che a loro volta hanno replicato: “E tu invece dovresti avere la scritta ‘Casaleggio e associati’”

(da “Huffingtonpost“)

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CARO RIFIUTI, ROMA PEGGIORE CAPITALE D’EUROPA

Maggio 30th, 2016 Riccardo Fucile

PIU’ COSTI MA SERVIZI INEFFICIENTI… NEGLI ULTIMI 5 ANNI E’ SCESO IL NUMERO DEI RIFIUTI PRODOTTI MA LE TARIFFE SONO AUMENTATE DEL 22,7%…LAZIO E LIGURIA LE REGIONI PIU’ CARE

Produciamo meno rifiuti ma paghiamo di più per la loro gestione. Ci dichiariamo insoddisfatti, eppure la risposta che arriva dagli enti locali e dalle società  che si occupano di smaltimento è un incremento delle tariffe.
Il meccanismo messo in evidenza da un rapporto della Confartigianato è vizioso: i dati dicono di una diminuzione del 10,1% dei rifiuti prodotti negli ultimi cinque anni, “eppure le tariffe di raccolta continuano a galoppare, lievitate del 22,7% dal 2011”, denunciano gli artigiani.
Una presa di posizione che arriva proprio alla vigilia dello sciopero dei lavoratori dell’igiene ambientale, circa 100.000 su tutto il territorio nazionale, che incrociano le braccia lunedì 30 maggio a sostegno del rinnovo del contratto, scaduto da due anni e mezzo: Fp Cgil, Fit Cisl, UilTrasporti e Fiadel chiedono un aumento per il triennio 2016-18 di 100 euro.
Ma tornando al rapporto degli artigiani, lo scollamento tra costi e prestazioni è evidente nei numeri: l’igiene urbana è costata alle tasche di famiglie e imprenditori italiani nel 2014 in media 167,80 euro a testa, in totale 10,2 miliardi.
Eppure, se si guarda al livello di soddisfazione registrato nel Vecchio continente, gli italiani sono all’ultimo posto.
I rincari dell’ultimo quinquennio battono poi nettamente l’inflazione (di 15 punti percentuali) e la media degli aggravi sulle tariffe nell’Eurozona (di 9,6 punti).
Il rapporto mette in fila le Regioni più care: nel Lazio (Roma compresa) si arriva a un costo di 220,3 euro per abitante. Seguono Liguria con 212,7 euro, poi Toscana con 210,3 euro, Campania (196,7), Sardegna (192,1), e Umbria con 182,2 euro.
Va decisamente meglio agli abitanti del Molise, dove i cittadini pagano 116,2 pro capite, seguiti nella classifica dei virtuosi dal Trentino Alto Adige (130,6 euro) e quindi dal Friuli Venezia Giulia con 130,7 euro per abitante
Roma: cara e inefficiente.
La fotografia di Confartigianato unisce al danno, la beffa.
Infatti, sembra ci sia un legame perverso tra il costo delle tasse sui rifiuti e la qualità  percepita del servizio.
E la Capitale italiana lo esemplifica al meglio: “Roma detiene il primato negativo dei costi più alti per l’igiene urbana e della maggiore insoddisfazione dei cittadini per questo servizio.
La raccolta di immondizia costa agli abitanti della Capitale 249,9 euro pro capite, il 50,9% in più rispetto alla media nazionale ed il 9,5% in più rispetto ai 225,15 euro rilevati nel 2010”.
Eppure, “solo il 9% dei cittadini romani è soddisfatto per la pulizia della capitale. Tra il 2011 e il 2015 la soddisfazione è calata del 17,7% e nel dettaglio, soltanto un quinto degli abitanti della capitale apprezza igiene e decoro dei cassonetti (22,6%), pulizia delle aree intorno ai cassonetti (21,7%) e pulizia nella propria zona (21,3%).
In Italia soltanto Palermo batte Roma, con appena il 7% dei cittadini soddisfatti per l’igiene urbana”. I risultati migliori della Penisola si trovano invece a Verona, Bologna e Torino.

(da “La Repubblica”)

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LA DENUNCIA DE “IL TEMPO”: “LA LEGA HA DATO ORDINE DI NON PARLARE PIU’ CON NOI, BAVAGLIO E CENSURA PER TUTTI”

Maggio 28th, 2016 Riccardo Fucile

“CHI SGARRA PAGA: DA ‘NOI CON SALVINI’ SIAMO ORMAI A ‘NOI A CORLEONE'”… E QUESTI SONO I CIALTRONI CHE DOVREBBERO GOVERNARE ROMA SE VINCESSE LA MELONI ?

Ci scusiamo coi lettori, ma per aver fatto il nostro lavoro (abbiamo pubblicato notizie scomode e politicamente imbarazzanti sulla Lega che evidentemente qualcuno voleva tenere riservate) non possiamo più darvi conto del pensiero diretto di Matteo Salvini, che come gli stessi lettori sanno proprio Il Tempo sdoganò quando nessuno a Roma – come dicono nella Capitale – se lo filava.
Facemmo una scelta lungimirante anche se da molti, nel centrodestra, contestata.
Ma per motivi (non solo) a noi facilmente comprensibili da qualche tempo è calata una vera e propria saracinesca che sa di censura, non sappiamo se dovuta a ordini superiori o a istruzioni di livello inferiore riconducibili alla brava e simpatica addetta stampa, la leghista de noantri – come la chiamano gli stessi leghisti romani che nonostante i divieti continuano a passarci incessantemente notizie – che da addetta stampa volle farsi politico.
Non sappiamo inoltre se sia vero quanto rimbalza da Roma a Milano, e cioè nulla si muove che lei non voglia. Non crediamo. Fatto sta che i ponti si sono interrotti e chissà  quanta acqua dovrà  passare ancora prima di rivedere Salvini intervistato su Il Tempo o qualche altro leghista di peso prendere coraggio e metterci la faccia sul giornale di Roma e dei romani senza timore di incorrere in sanzioni e ritorsioni.
Per un partito che cerca di sfondare nella Capitale, la strategia mediatica di non farsi notare sull’unico giornale di centrodestra romano è curiosa, autolesionista, insomma incomprensibile.
Salvini dovrebbe farsi leggere le chat interne dei suoi luogotenenti romani: ad ogni articolo de Il Tempo sulle beghe interne o autogol (come gli impresentabili messi in lista) volano giudizi offensivi, da querela (noi conserviamo tutto) reprimende per gli «infami» che violano la consegna al silenzio e ci chiamano ad ogni ora del giorno e della notte.
L’ordine è uno e non contestabile: con Il Tempo non si devono avere rapporti. Museruola e bavaglio per tutti.
E chi sgarra, paga. Più che Noi con Salvini, per dirla con un leghista calato al Sud, ormai «stiamo a Noi a Corleone».

Daniele Di Mario
(da “il Tempo”)

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    • DAVVERO LAVITOLA INFLUENZAVA IL LAVORO DI “REPORT”? SECONDO IL GIP DI ROMA, NO: NON EMERGE ALCUN RUOLO DI VALTERINO COME “SUGGERITORE OCCULTO” DI SIGFRIDO. CIOÈ LA TESI SFRUTTATA DALLA DESTRA, IN CERCA DI UN PRETESTO QUALSIASI, PER SILURARE IL GIORNALISTA
    • IL PANORAMA MEDIATICO ITALIANO È TUTTO SBILANCIATO A DESTRA, URGE RIPRENDERSI “L’UNITÀ”. IL PD TENTA L’OPERAZIONE PER RECUPERARE SPAZIO MEDIATICO, DOPO CHE “REPUBBLICA” È PASSATA AL MAGNATE GRECO KYRIAKOU (NON CERTO UN SINISTRELLO) E “LA STAMPA” ALL’ABRUZZESE ALBERTO LEONARDIS, POCO INTERESSATO ALLE BEGHE POLITICHE NAZIONALI
    • NON C’È PACE PER L’EX ILVA . FEDERACCIAI LANCIA LA CORDATA DI IMPRENDITORI ITALIANI PRONTA A RILEVARE LO STABILIMENTO DI TARANTO. LA MANIFESTAZIONE D’INTERESSE PER IL GRUPPO SIDERURGICO DOVREBBE ESSERE PRESENTATA DOPO FERRAGOSTO MA PREOCCUPA LA “BOMBA SOCIALE” PRONTA AD ESPLODERE
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