Ottobre 24th, 2015 Riccardo Fucile
IL PD RISCHIA UN BAGNO DI SANGUE… IL SINDACO HA GIA’ PRONTO LO SLOGAN: “CACCIATO DA MAFIA CAPITALE”
In piazza, per resistere al Campidoglio. E alzare il livello della sfida, portandola a palazzo
Chigi: “Se come pensiamo — dicono quelli attorno al sindaco — ci saranno migliaia di persone, significa che la città chiede a Marino di restare perchè è vissuto come uno che ha fatto la lotta a Mafia Capitale”.
Parole spiegano l’escalation ciò che ha già in mente il sindaco: un bagno di folla, poi l’arena nell’Aula Giulio Cesare: “Io — ripete in queste ore, quasi gasato – non mi dimetto per una storia di scontrini. Mi caccino”.
L’unico modo per far rientrare quella che più che una minaccia è una decisione già presa è che “Renzi gli dia un riconoscimento pubblico”. Magari incontrandolo. Marino ha già chiesto a palazzo Chigi un incontro “entro il 2 novembre”.
Altrimenti, la sua idea è di andare in Aula costringendo il Pd a votargli contro assieme alla destra. E poi presentarsi alle telecamere con lo slogan buono per la lista Marino: “Mi ha cacciato mafia Capitale”.
Data cerchiata in rosso, per lo show, il 5 novembre, giorno in cui inizia il processo di Mafia Capitale.
Ecco la frenetica preparazione della piazza. Da cui dipende tutto.
Alessandra Cattoi, spalla e consigliera del sindaco, praticamente la persona che in questi giorni gli è più vicina: “Abbiamo avuto l’adesione di molti circoli dem. In piazza ci saranno, per esempio, quelli di Pietralata, di Marconi, di Donna Olimpia e Ponte Milvio”.
Il gabinetto del sindaco è centrale operativa della manifestazione. Centrale operativa di cui fa parte Marco Miccoli, l’ex segretario del Pd romano. Soprattutto a lui è affidato il compito di portare tanto Pd, per far male davvero a Renzi e Orfini.
Quelli attorno a Orfini avrebbero voluto usare già le armi pesanti: “Matteo, diamo ai giornali i bilanci del Pd di Miccoli. Raccontiamo come era il suo Pd, quello travolto dall’inchiesta”. Per ora Orfini ha frenato.
Ma il veleno scorre a fiumi. Perchè è chiaro che le dimissioni sono preistoria. All’ordine del giorno c’è come andare avanti. Una delle ipotesi è proprio quella suggerita da Miccoli: una giunta per il Giubileo, guidata da Marino, composta da figure esterne.
Al Nazareno queste prove di resistenza non solo non mutano l’atteggiamento.
Ma producono un crescente nervosismo. Lorenzo Guerini, una colomba, taglia corto: “Noi guardiamo a ciò che abbiamo da fare per preparare la città al Giubileo e alle amministrative del prossimo anno. Punto”. Anche perchè, almeno per ora, i consiglieri hanno fatto sapere che “sono con Renzi”.
Orfini, che ormai vive a telefono, si è detto certo che il quadro non è cambiato rispetto al giorno in cui 17 consiglieri comunali entrarono al Nazareno per schierarsi a favore delle dimissioni di Marino.
Certo, qualcuno è sofferenza ma, è la certezza di Orfini, “al dunque stanno con noi”. Anche perchè, è la chiosa del ragionamento, “l’alternativa quale è: morire con Marino?”.
Stamane la piazza darà un prima risposta.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 24th, 2015 Riccardo Fucile
E DOMANI SARA’ IN PIAZZA CON I SUOI FANS… IL TIMORE NEL PD: SE SI PRESENTA ALLE PRIMARIE E LE VINCE?
Appena atterrato a Santiago del Cile, prima di sei tappe in America Latina, Matteo Renzi si è
aggiornato sulle ultimissime dall’Italia, ma sul caso-Roma non ha perso tempo, il suo giudizio (informale) è stato lapidario: il caso è chiuso, restiamo in attesa che Ignazio Marino confermi le sue dimissioni entro la data formale del primo novembre. Stop.
Certo, le ultimissime esternazioni del sindaco («la città sta con me, potrei correre alle Primarie del Pd») hanno fatto capire a Renzi che la fase finale del divorzio tra Marino e il Pd potrebbe risolversi in un «bagno di sangue» politico, ma oramai a palazzo Chigi si è messa nel conto una conclusione cruenta.
Tanto è vero che, sottovoce, si comincia a pensare che serva un miracolo per riconquistare Roma da parte del Pd in occasione delle elezioni amministrative previste per il prossimo anno
Anche perchè lo scenario adombrato da Marino è di gran lunga il più lacerante: una volta sciolto il Consiglio comunale, l’ex sindaco provocherebbe più problemi se si candidasse alle Primarie del Pd (col «rischio» di vincerle), anzichè con una Lista contrapposta, destinata all’opposizione.
Uno scenario talmente preoccupante che al Pd romano hanno cercato di capire se almeno dal punto di vista formale, Marino potrebbe candidarsi alle Primarie interne.
E qui è spuntata una sorpresa: il sindaco non risulta iscritto al suo Circolo nel 2015 e neppure nel 2014.
Mentre per l’anno in corso si può ancora rimediare, quello dell’anno scorso rappresenta un vuoto curioso, un segno di disaffezione e di allontanamento del Pd.
L’entourage di Marino però smentisce: nel 2014 il sindaco, non solo ha richiesto la tessera, ma ha anche versato un assegno di centinaia di euro. A chi? Perchè non nel suo Circolo?
Questo non è dato saperlo, ma sempre dal Campidoglio si preoccupano di ricordare che Marino fa parte della Direzione del Pd e non sembrano dar credito ad una «espulsione» dalle Primarie.
Un piccolo «giallo» in una storia che non sembra finire più
L’unica possibilità che i due treni in corsa si fermino prima dello scontro è affidata ad un evento al momento inimmaginabile: un chiarimento diretto tra Renzi e Marino. Attualmente tutti i canali tra Campidoglio e palazzo Chigi sono ostruiti e non si parlano più neppure Marino e Orfini, il commissario del Pd.
Eppure il sindaco ha fatto sapere per vie informali di essere pronto a confermare le dimissioni nel caso in cui il presidente del Consiglio riconoscesse in modo chiaro i risultati conseguiti in due anni dall’amministrazione capitolina.
Ma Renzi non ne vuol sapere. E non soltanto perchè apparire uno che fa marcia indietro è contrario alla sua «deontologia». Ma Renzi non si fida più di Marino, personaggio che ha già dimostrato diverse volte di essere imprevedibile.
Tanto più che domani mattina è in programma un evento che potrebbe cambiare questa vicenda: i sostenitori di Marino si sono dati appuntamento a piazza del Campidoglio e la mobilitazione, nata spontaneamente, sta raccogliendo una quantità inattesa di adesioni. Una manifestazione della quale si misurerà la quantità , ma anche la qualità : quanti militanti ed elettori del Pd ci saranno?
Di sicuro in piazza ci sarà anche lui, Ignazio Marino.
Fabio Martini
(da “La Stampa”)
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Ottobre 24th, 2015 Riccardo Fucile
IL RISCHIO E’ CHE TRA I DEM PRENDA IL VIA UN’AGONIA PIENA DI RICATTI
Nello strano caso di Ignazio Marino quasi nulla è come appare.
A cominciare dal sindaco dimissionario che non è affatto quel personaggio ingenuo capitato per caso nella fossa dei leoni.
Marino segue una sua logica fatta di passaggi imprevedibili e scarti improvvisi, ma all’interno di uno schema a suo modo coerente.
Viceversa, a chi segue uno schema classico, per esempio il Pd romano, il comportamento del personaggio sembra indecifrabile, l’agire inconsulto di un uomo che ha perso la testa.
Non è proprio così.
Nell’intervista data a questo giornale, Marino non dà mai l’impressione di essere fuori controllo. Al contrario, ogni frase contiene parole pesate una a una.
L’obiettivo sembra chiaro: è il suo ex partito, reo di averlo abbandonato a un destino amaro, fatto di discredito personale come premessa dell’oblio.
Al Pd il sindaco vuol far pagare tutto con gli interessi. Ha capito di avere in mano alcune carte rilevanti, poichè le dimissioni in teoria si possono ritirare e alle primarie del centrosinistra ci si può presentare con l’intento di creare la massima confusione. Quanto meno lo si può minacciare per vedere l’effetto che fa. Non solo.
È evidente che il Pd vuole evitare a tutti i costi di dover sfiduciare il “suo” sindaco con un voto nell’assemblea capitolina.
Vorrebbe dire trovarsi in compagnia dei partiti che di lì a poco saranno gli avversari nella campagna elettorale, dalla destra della Meloni ai Cinque Stelle.
Già oggi i sondaggi danno il partito di Renzi e Orfini in grande affanno.
Un pubblico suicidio indotto dalla resistenza di Marino sarebbe il colpo di grazia alle speranze, peraltro assai esigue, di risalire la china
Il sindaco dimissionario è, sì, un “impolitico”, ma non è uno sprovveduto. Dispone di una certa astuzia e se ne serve all’occorrenza.
Le sue uscite sono temerarie, ma non superano mai l’invisibile confine che le trasformerebbero in vuoto vaneggiare.
Sono tipiche di un uomo che non ha più un futuro davanti, almeno nel mondo della politica, ma ha ancora l’energia per vendicarsi.
Nessuno gli ha offerto un paracadute o quanto meno l’onore delle armi. Nessuno ha blandito il suo egocentrismo fuori del comune.
Al tempo stesso, egli è diventato suo malgrado – e non si sa per quanto tempo – il beniamino di una fetta di elettorato che vede in lui la vittima di un gioco di palazzo.
È un mondo che detesta il Pd romano ed è probabilmente pronto a votare i Cinque Stelle fra sei mesi.
Ma intanto sostiene Marino e gli chiede di “non mollare” perchè ha ben compreso, come del resto il sindaco, che questo è il modo più crudele per tenere aperta la ferita del centrosinistra.
Sulla carta, questi sostenitori costituiscono la base elettorale del supposto ribelle, benchè sul piano pratico per lui presentarsi alle primarie sarà più facile a dirsi che a farsi.
Ma il solo parlarne genera ulteriori conflitti e manda in affanno il piccolo “establishment” di un partito che oggi non è in grado nemmeno di garantire la rielezione dei consiglieri comunali
Sullo sfondo si staglia l’insidia peggiore, benchè allo stato poco verosimile: escluso dalle primarie, Marino potrebbe presentarsi da solo alle elezioni.
Raccoglierebbe quel tanto di voti sufficienti a rendere clamorosa la disfatta del Pd.
Per ottenere lo scopo, il dimissionario deve continuare sulla linea inaugurata ormai da mesi: presentarsi come la vittima dei poteri criminali, lo sceriffo solitario che ha liberato Roma dalla mafia e poi è stato tradito dal suo partito.
Un messaggio obliquo tutt’altro che oscuro benchè poco consistente, dal momento che tutti conoscono le inchieste del procuratore Pignatone e sanno bene chi e come ha debellato la rete dei Carminati e dei Buzzi.
Resta il fatto che il Marino degli ultimi giorni, in apparenza prigioniero dei suoi rancori, sta mostrando un’abilità comunicativa superiore ai suoi nemici, specie quelli del centrosinistra.
Non avendo più niente da perdere, il sindaco galoppa.
Ma nel Pd non potranno ancora a lungo restare inerti. Ormai il dado è tratto e Marino dovrà uscire di scena, quale che sia il prezzo politico ed elettorale che nel partito di Renzi si dovrà pagare.
Tutto è meglio di un’agonia costellata di ricatti.
Stefano Folli
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 24th, 2015 Riccardo Fucile
I TORMENTI DEI CONSIGLIERI PD: “VEDIAMO COME VA, UN PASSO ALLA VOLTA”
La fa troppo facile Valeria Baglio, speranzosa presidente dell’assemblea capitolina: «Mollare
tutti in blocco? Ma no, al momento l’ipotesi non sussiste, valuteremo».
In realtà in casa Pd si valuta eccome e già da un pezzo: che fare se il sindaco Marino davvero dovesse ripensarci e restare?
Un’opzione, benchè difficile da praticare, è che lascino gli altri, la maggioranza più uno dei 48 consiglieri di Palazzo Senatorio. Prima di arrivare a una sfiducia in Aula.
Eh, perchè il sindaco che ex non è ancora, invece persevera: «Mi dicono tutti resisti, resisti. E allora resistiamo, nella vita non bisogna mai mollare».
E intanto prepara «un capodanno speciale, straordinario», contando di festeggiarlo tutti insieme in Campidoglio
Per farlo cadere ci vorrebbero le dimissioni in simultanea di 25 consiglieri.
E quelli di maggioranza sono comunque solo 19.
I ligi dem dovrebbero adeguarsi, però con entusiasmo variegato. «Beh, vediamo come va, un passo alla volta», temporeggia Erica Battaglia.
«Ditemi dove devo firmare e corro, sono pronto da due anni», si prenota invece Orlando Corsetti «anche se butto a mare 25 anni di carriera, ma Ignazio non riesce proprio a governare».
A Marco Palumbo la prospettiva dà l’orticaria per la possibile compagnia: «Dovevamo mandarlo a casa mesi fa, ora ci toccherà dimetterci in massa con quelli di Alemanno».
Athos De Luca si adegua: «Decidiamo insieme al partito per il bene della città ». Quindi se gli dicono sì, sarà sì.
Soffre Michela De Biase: «Chiuderla qui sarà comunque un dramma per noi».
Alfredo Ferrari rimanda: «Se Marino ritira le sue dimissioni vedrò che fare».
Cecilia Fannunza è prontissima: «La fiducia del partito in lui è finita, io seguo la linea».
Quindi una firma e arrivederci.
Antonio Stampete ha qualche rimpianto in più: «Mi dispiace, sono stato eletto dal popolo, però così non si può continuare».
Giulia Tempesta ancora non crede al possibile evento «surreale» del dietro-front mariniano. «Per ora si è dimesso». Nel caso però, se il Pd chiede, avrà il suo sì.
«Ma di che state parlando? La questione non sussiste» si inalbera Giovanni Paris. «Finora nessuno mi ha mai chiesto di dimettermi». E se poi invece bussano? «Mmm… lo faccio».
In casa Sel non ci sono travagli interiori, quattro sono, e in quattro dicono di no alle dimissioni cumulative.
«Noi con i fascisti non ci votiamo», proclama Gianluca Peciola.
Gemma Azuni non si schioda dallo scranno: «Marino è stato eletto dalla maggioranza, torni con un programma di bene comune. Sarà stato ingenuo e anche se ci fosse stata qualche sottrazione… beh… comunque i diktat sono vergognosi».
Annamaria Proietti Cesaretti è quasi materna: «Nessuno vuole che venga mandato via così». Per Imma Battaglia prevale la riconoscenza: «Caso unico e raro, ha fatto tanto per i diritti degli omosessuali, non mi dimetto per farlo cadere».
Dalla sua lista civica, va da sè, c’è sostegno.
«Totale», specifica il capogruppo Franco Marino, che non è un parente. «Gli errori magari ci sono stati, la comunicazione dei successi ottenuti non è stata perfetta, ma la stima è intatta». Rimanda all’aula Rita Paris: «Ma dimissioni prima, no».
Riccardo Magi, radicale, è quasi divertito: «Spero proprio che ritiri le dimissioni e venga in aula, noi siamo per il dibattito».
Con punta sadica: «Voglio proprio sentirli, quelli del Pd, votargli la sfiducia per gli scontrini. O forse ci spiegheranno davvero perchè vogliono farlo fuori».
Giovanna Cavalli e Valeria Costantini
(da “il Corriere della Sera”)
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Ottobre 24th, 2015 Riccardo Fucile
L’EX COLLABORATRICE ERA STATA INVITATA PER MOTIVI ISTITUZIONALI
Non era la moglie la donna che il 27 luglio 2013 cenò con Ignazio Marino alla romana “Taverna degli Amici”, pasto che il sindaco dimissionario pagò con la carta di credito del Comune di Roma.
Claudia Cirillo, un’ex collaboratrice di Marino, ha dichiarato al legale del primo cittadino Enzo Musco che a quel tavolo c’era lei.
Lo riferisce su Il Fatto Quotidiano Valeria Pacelli, che spiega che il verbale sarà depositato la settimana del 26 ottobre ai pm Alberto Caporale e Roberto Felici, titolari del fascicolo sulle spese che Marino ha addebitato sul conto del Comune di Roma aperto in seguito a una denuncia del Movimento 5 Stelle e di Fratelli d’Italia.
Questo pasto è costato 120 euro, il giustificativo agli atti del Comune lo definiva come “una cena offerta per motivi istituzionali a un rappresentante del World Health Organization”.
Davanti ai magistrati capitolini, però, Marino ha spiegato che “i giustificativi di solito ricollegano la causale della cena all’ultimo appuntamento della giornata programmato nell’agenda del sindaco”.
Poi ha aggiunto che con lui quella sera non c’era la moglie, ma Claudia Cirillo.
All’avvocato Musco, la donna ha detto di ricordarsi di quella cena, organizzata “per discutere di una collaborazione all’interno dell’amministrazione capitolina”.
Il sindaco voleva coinvolgerla -dice Cirillo- nel progetto sulla creazione della città della scienza. Cosa che poi in effetti avvenne.
Le fatture contestate al sindaco della capitale sono in totale sei.
Marino ha cercato di fare chiarezza dinanzi ai pm.
Tra i banchetti che hanno messo in imbarazzo il primo cittadino c’è anche quello avvenuto il 4 maggio 2013 ai “Tre Galli” di Torino.
Marino dichiarò di avere cenato con don Damiano Modena, incontrato ad Alessandria in occasione della presentazione del suo libro, ma lui negò.
L’ex sindaco, infine, ha ammesso con i pm che Don Damiano non c’era, ma era a tavola con “l’assessore di Novara, Sara Paladini, una persona che lo aveva accompagnato in auto per tutto il giorno e uno del suo staff”.
Il Fatto ha contattato l’assessore Paladini per chiedere conferma della sua presenza. “Si è vero. Eravamo andati alla presentazione ad Alessandria per il libro. Al ritorno il sindaco dormiva a Torino e ci siamo fermati a mangiare”.
Tra le altre cene sospette Marino ha giustificato quella del 26 dicembre 2013 al “Girarrosto Toscano”, a Roma.
Il primo cittadino ha smentito la notizia riportata dai giornali secondo cui sarebbe stato con la sua famiglia, che si trovava invece a Milo, in provincia di Catania.
I suoi commensali, afferma, erano rappresentanti della stampa, ma non ricorda esattamente chi. Per quanto riguarda il pasto del 6 settembre 2013, sempre al “Girarrosto Toscano”, ha ammesso che non era con l’ambasciatore del Vietnam (che peraltro aveva già smentito).
Fatto sta che non riesce a rammentare chi fosse il suo ospite.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 23rd, 2015 Riccardo Fucile
“MIEI ERRORI SUGLI SCONTRINI”…. “PRIMARIE? CORRERO’ PURE IO”
Meno undici. Il conto alla rovescia continua inesorabile verso l’irrevocabilità delle sue dimissioni, ma Ignazio Marino non ha affatto l’aria di uno che sta per lasciare il Campidoglio.
“Le do subito una buona notizia” mi dice, quando entro nel suo ufficio con vista Fori.
E qual è la buona notizia, sindaco?
“Abbiamo venduto il rocchetto di nichel” .
Cosa?
“Non sorrida: è una roba che vale 38 milioni di euro. Una storia incredibile. Nel 2003 un debitore che doveva dare al Comune circa 30 milioni di euro disse: non ho i soldi, vi do in pegno questo rocchetto di nichel che vale questa cifra. Bene: ora l’abbiamo venduto, e tra qualche giorno nelle casse del Comune entreranno 38 milioni di euro. E anche grazie a questi soldi potremo comprare nuovi autobus, riparare le linee delle metropolitane…”.
Alt, sindaco. Lei parla come se avesse davanti a sè degli anni, ma il calendario dice che tra undici giorni le sue dimissioni diventeranno definitive. Dimissioni che lei ha dato per la vicenda degli scontrini. Martedì lei ha fornito ai magistrati la sua spiegazione: ma perchè ha aspettato dieci giorni?
“Non riuscivo a capire. Allora ho chiesto le carte. E contemporaneamente ho chiesto alla Procura di essere ascoltato”.
E nell’attesa, come mai non ha convocato una conferenza stampa per contestare una per una le accuse?
“Forse è stato un errore non averlo fatto. Ma non volevo che i magistrati leggessero sui giornali ciò che io non avevo ancora raccontato a loro”.
Scusi, ma se lei aveva la coscienza a posto, perchè si è dimesso?
“Questa è la prima cosa che ho detto ai magistrati. Io mi sono dimesso perchè volevo andare da loro senza alcuna protezione, diciamo così, formale. E dunque non come sindaco ma come sindaco dimissionario. Ho raccontato ogni piccolo dettaglio. A cominciare dal fatto che io non conoscevo l’esistenza dei giustificativi di spesa”.
Ma come è possibile? C’erano centinaia di fogli con la sua firma e lei non ne sapeva niente?
“Guardi che è normale che in un’amministrazione di 23 mila persone ci siano dei dipartimenti che si occupano di validare le spese. Io lasciavo le ricevute sui tavoli della mia segreteria e per me la cosa finiva lì”.
Insomma, la colpa è degli impiegati: non è uno scaricabarile?
“Ma no! Sono persone che hanno fatto del loro meglio, e in buona fede, dovendo giustificare nella primavera del 2014 spese di undici mesi prima, utilizzando la mia agenda elettronica”.
Anche per quello scontrino di otto euro per una colazione offerta a un sopravvissuto dell’Olocausto?
“Ecco, quella è un’accusa che mi ha ferito molto. Completamente infondata. Io avevo accompagnato degli studenti nei campi di concentramento, e una mattina mi sono fatto portare in camera, mentre lavoravo con l’Ipad, un caffè e un cornetto. Ora, è chiaro che io non ho ricevuto nella mia camera da letto, la mattina alle otto, il sopravvissuto dell’Olocausto…”.
Quello che è venuto fuori però è un po’ imbarazzante: l’ambasciatore del Vietnam che smentisce di aver cenato con lei…
“Gli telefonerò per scusarmi per l’incidente, perchè io non ho mai cenato con lui. Ma quel giorno l’ultimo appuntamento della giornata era proprio con lui. E chi ha guardato sull’agenda…”.
Ma se non ha cenato con lui, con chi ha cenato?
“E’ chiaro che se mi incontravo con un sottosegretario o con un parlamentare dell’opposizione, il nome non veniva messo in agenda”.
Lei nega di aver cenato con sua moglie alla ‘Taverna degli amici’, eppure il ristoratore ha riconosciuto la signora. Come la mettiamo
“Ha riconosciuto mia moglie su una foto che non è di mia moglie. E’ la foto che viene fuori su Google. Ma non è la sua. Di mia moglie non c’è neanche una foto, sul web”.
E allora chi era quella signora bionda con cui lei cenò quella sera?
“Rispondo volentieri. E’ una persona con la quale io ho scritto tanti articoli scientifici, anche su Science. Quella sera volevo convincerla a far parte del comitato per il museo della scienza che voglio realizzare a Roma”.
Le faccio una domanda precisa, chiedendole una risposta netta: lei ha mai addebitato al Comune un pranzo privato?
“Io non ho mai, ripeto mai, usato denaro pubblico a fini privati”.
Tutta questa storia degli scontrini è nata dal suo viaggio a Philadelphia. S’è pentito di essere andato lì?
“No. Però lei ha ragione: se non ci fossi andato oggi non ci troveremmo a parlare di questa roba”.
E il Papa non avrebbe detto che non l’aveva invitata lui. Pensa che il Pontefice ce l’abbia con lei perchè ha istituito il registro delle unioni civili proprio a Roma?
“Certo con quella decisione mi sono fatto molti nemici. Ma non mi permetto neanche lontanamente di dire che ci sia un collegamento tra le due cose. Il Papa parla sempre con estrema saggezza e ponderazione. E sono convinto che non parli per inviare messaggi trasversali”.
Come mai il giorno prima di dimettersi lei ha stipulato una polizza contro le richieste di risarcimento danni che potrebbe ricevere per questi due anni da sindaco?
“Non ho stipulato alcuna polizza, benchè questa sia una prassi seguita da moltissimi tra i dirigenti e gli amministratori locali a Roma come nel resto d’Italia. Adir nelle settimane scorse mi ha inviato un modulo per aderire ad una loro offerta in questo senso. L’ho compilato ma poi ho deciso di non procedere con la richiesta, l’ho fermata e non ho pagato la polizza. Fine”.
Arriviamo al dunque: confermerà le sue dimissioni o no?
“La legge mi dà 20 giorni per verificare se la mia esperienza è davvero finita o se ci sono le condizioni per rispettare il partito che mi ha eletto alle primarie con il 52 per cento, parlo del Pd e di Sel, e al ballottaggio con il 64 per cento”.
Vuol dire che resterà ?
“Io sto facendo delle verifiche, incontrando i consiglieri. Voglio ascoltare le opinioni degli eletti del popolo”.
E la città , cosa crede che pensino i romani di lei?
“La città ha capito che con me sono stati cacciati i criminali che erano qua dentro. Le persone che incontro per strada mi chiedono di non interrompere questa esperienza”.
Una richiesta che lei è fortemente tentato di accogliere, mi pare…
“Io sono un nativo del Partito democratico. E penso che questa sia una crisi politica, che vada riportata dentro i confini della politica. E’ una questione che deve essere valutata dal Pd. Questa è la sfida della mia vita, e io voglio vincerla. Ma tocca agli eletti dal popolo, alla mia maggioranza, dirmi se questa esperienza deve proseguire o deve essere interrotta. Questa è la democrazia”.
Matteo Renzi ha detto che si è rotto il suo rapporto con la città .
“Io ho grande rispetto per chi, come Renzi, sta cercando di cambiare questo Paese. Però mi permetto di dire che non capita tutti i giorni che 50 mila persone firmino una petizione per chiedere al sindaco di restare”.
Gira la voce di una giunta d’emergenza che gestisca solo il Giubileo
“Sciocchezze. Come sono sciocchezze i presunti retroscena di promesse di poltrone”.
Se si tornasse al voto, è ipotizzabile una ricandidatura di Ignazio Marino?
“Se si faranno le primarie nel Pd, è possibile che ci sia anch’io”.
Sebastiano Messina
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 21st, 2015 Riccardo Fucile
UNA PUBBLICA ESECUZIONE SPETTACOLARE SI RITORCEREBBE CONTRO IL PD, NEL CASO LA PROCURA ARCHIVIASSE LE ACCUSE AL SINDACO
La mossa a sorpresa Ignazio Marino l’ha confidata solo alla cerchia ristrettissima: “Io — ha ripetuto in questi giorni – voglio ristabilire la verità . Non mi dimetto per una storia di scontrini montata ad arte e per la quale non sono nemmeno indagato. Sono pronto ad andare in Aula e mi sfiducino”.
È più di uno sfogo quello consegnato allo staff e ai tre assessori che gli sono rimasti fedeli.
E la frase dal sen fuggita martedì in conferenza stampa (“Ho venti giorni per fare le mie riflessioni”) è solo una parte del ragionamento che, così il sindaco ha chiesto ai suoi, deve rimanere riservato. Anzi riservatissimo.
E che prevede un “quando” e un “dopo”.
Il quando è il momento in cui opporre il gran rifiuto ed annunciare il “non mi dimetto”, che sarà — questa ad oggi l’intenzione — proprio nell’ultimo giorno utile. Il 2 novembre, giorno dei morti.
Oppure, per scaramanzia, l’1, quello dei santi.
Il “dopo” è la preparazione di una lista civica in vista delle amministrative del prossimo, che rappresenterebbe la sconfitta sicura di un Pd già terremotato nella Capitale.
È la sfida di chi sente di aver tutto da perdere fuorchè l’onore. E che vuole un voto in Aula, modello Prodi nel ’98, in cui ognuno si assume le sue responsabilità .
Nè le frasi minacciose arrivate dal Nazareno dopo la conferenza stampa (“Faremo dimettere tutti i consiglieri”) hanno ammorbidito Marino: “È in gioco la mia dignità di persona e di amministratore”.
Una sfida maturata nella solidarietà che il sindaco ha sentito sin da quando ha rassegnato le dimissioni. Dei cittadini, ma non solo.
Le pubbliche posizioni di Gassman, della Ferilli, della Grande Bellezza della Capitale lo hanno gasato, convincendolo che è possibile il “Marino contro tutti”. E che una sua lista civica parte almeno dal 10 per cento.
E lo ha gasato la vicenda degli scontrini di Renzi rivelata dal Fatto.
Perchè si tratterebbe di somme neanche paragonabili alle sue. E soprattutto perchè ha reso plastica una sorta di doppia morale: “Avete visto le spese di Renzi sia da sindaco sia da presidente della Provincia?” dicono in Campidoglio i fedelissimi rimasti. Per non parlare degli altri amministratori del Pd, con De Luca che rischia la sospensione. E poi c’è il Pd, che tutto sembra fuorchè un monolite.
Il nuovo fronte aperto riguarda Orfini. Il Nazareno ha indetto la votazione tra i membri della direzione per prorogare a Matteo Orfini il ruolo di commissario, ma stavolta la sinistra dem ha detto no: “In questo clima – dicono in Campidoglio – davvero se Orfini ordina ai consiglieri di dimettersi, loro obbediscono all’unisono?”.
Insomma, è il ragionamento del sindaco, se mi vogliono morto devono accoltellarmi nell’Aula Giulio Cesare oppure devono dare segnali di risarcimento morale (e politico), perchè non può finire così. Qualcuno del Pd deve restituirgli l’onore. Altrimenti si difenderà fino in fondo. Luca Lotti è convinto che quello di Marino è un bluff.
Sbaglia, a sentire i fedelissimi del sindaco.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 20th, 2015 Riccardo Fucile
SE LE ACCUSE VENISSERO ARCHIVIATE SAREBBE ARDUO PER IL PD GIUSTIFICARE DI AVERLO SCARICATO
Matteo Renzi parte per l’America Latina giovedì prossimo e non è detto che al suo ritorno, il 30
ottobre, trovi il Campidoglio così come l’ha lasciato.
Ignazio Marino infatti ci sta ripensando.
Il sindaco si prenderà tutto quello che resta fino allo scadere dei 20 giorni di tempo che la legge gli assegna dopo la presentazione delle dimissioni, cioè fino al 2 novembre, per passare al setaccio tutta la ‘storiaccia’ che lo ha sbattuto fuori dal Campidoglio.
“Così come prevede la legge, e come detto nella mia lettera di dimissioni, pensavo e penso che ho 20 giorni per fare opportune riflessioni e verifiche sulle mie dimissioni”, ha detto sibillino in conferenza stampa oggi.
E’ quanto basta per scattare l’allerta in casa Pd.
Il commissario di Roma Matteo Orfini convoca i consiglieri comunali Dem al Nazareno: “La linea non cambia, non ci sono le condizioni per andare avanti”, è l’ordine che impartisce.
Ma in fondo c’è l’ansia. Tutti aspettano gli eventi. A cominciare dallo stesso Marino.
Cosa c’è davvero sul tavolo?
Il rischio reale è che la maionese possa impazzire di nuovo a Roma.
Lo sa Renzi che avrebbe voluto mettere a punto tutto il “dream team” dei commissari per la capitale prima di partire per l’America Latina, ma che molto probabilmente non farà in tempo, visto che la squadra per ora ha un solo punto fermo: il commissario che dovrebbe amministrare città e Giubileo dopo le dimissioni di Marino sarà Marco Rettighieri, fresco della direzione dell’Expo.
Il resto della squadra invece è in alto mare. Tanto più che un Marino che non si dà per vinto e che lavora per rovesciare ancora il banco, sta davvero complicando i piani del premier.
Il sindaco si sente rinvigorito dall’incontro che ha avuto ieri in procura con i pm che indagano sulla storia degli scontrini del sindaco, cene, pranzi e spese varie a carico dell’amministrazione comunale.
Punto primo: Marino ha appurato di non essere indagato.
“Ha dato delle spiegazioni più che convincenti: è entrato da persona informata dei fatti e ne è uscito come persona informata dei fatti. Non è iscritto nel registro degli indagati”, dice il suo avvocato Enzo Musco, al fianco del sindaco in conferenza stampa.
Punto secondo: il fascicolo è ancora senza intestazione.
Un dato non indifferente che segnala un’alta probabilità che possa essere chiuso, dopo i chiarimenti resi dal primo cittadino ieri.
Ed è questa la prima speranza di Marino: che il fascicolo possa venire chiuso prima del 2 novembre. A quel punto, dicono i suoi, lui ne uscirebbe pulitissimo, tanto da resettare le ragioni delle dimissioni.
Da qui a dire che il 2 novembre Marino potrebbe ritirare le dimissioni e sfidare il consiglio a sfiduciarlo, ce ne passa.
Al momento, nemmeno lo stesso sindaco sa se sarà nelle condizioni di andare avanti in questi termini.
Ma certo ci sta sperando e provando, rinfrancato dalla mobilitazione spontanea e inaspettata nata sul web all’indomani delle dimissioni.
Mobilitazione che gli porta in dote quasi 53mila firme in calce alla petizione “#Marinoripensaci” su change.org, che si è già palesata in piazza al Campidoglio l’11 ottobre scorso e che tornerà sempre lì davanti al municipio domenica prossima alle 12. Con lo slogan “Marino ripensaci”, appunto.
Non è escluso che il sindaco stesso si faccia vedere in piazza, ancora non ha deciso.
Di certo c’è che la saga su Marino si condisce di una suspence degna dei migliori thriller. Se ne accorge anche Angelino Alfano: “Un thriller sulla pelle della città . Marino si prende tutti i 20 giorni, sta dando un ultimo aiutino al Pd…”.
In realtà , al quartier generale Dem non la vedono così.
Il quadro si sta ingarbugliando. Certo, nella cerchia del premier-segretario giudicano le riflessioni di Marino una “sparata senza reali possibilità ”. In quanto, scommettono, non ha la maggioranza in consiglio.
Cosa ben presente allo stesso sindaco. Ma in un’epoca di informazione velocissima, con zapping quotidiani da un focus mediatico all’altro e giudizi sempre ballerini, niente viene dato per scontato.
E’ per questo che Orfini nel pomeriggio convoca i consiglieri Dem capitolini al Nazareno.
Per capire da che parte pende la bilancia, tra le mille spaccature del partito locale sul caso Marino. Spaccature sulle quali ha certo un peso il fatto che uno scioglimento anticipato del consiglio non fa piacere a nessun consigliere eletto, visto che lo costringe a tornare a casa e sperare in una ricandidatura. Il diktat del commissario comunque è perentorio: “La nostra linea non cambia, resta la stessa: non ci sono più i margini per andare avanti”.
Al di là dei desiderata della dirigenza Pd, sotto il Campidoglio la situazione resta liquida. Renzi aspetta le mosse di Marino.
Marino aspetta di capire quanto può osare e nel frattempo prepara le munizioni, con un occhio anche all’inchiesta fiorentina sulle spese del premier quando era sindaco di Firenze.
Chissà cosa troverà Renzi al suo rientro in Italia dopo il viaggio in America Latina.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 20th, 2015 Riccardo Fucile
“MI HANNO ACCUSATO PERSINO DEGLI SCONTRINI IN TINTORIA SENZA SAPERE CHE ERANO PER I TAPPETI ROSSI E GLI ABITI ANTICHI DEI MUSICI”… E DOMENICA 25 ALTRA MOBILITAZIONE DI PIAZZA IN SUO FAVORE
Nega ogni accusa, attacca le opposizioni e riflette sulle sue dimissioni che diventeranno effettive
solo il 2 novembre prossimo.
Dopo le quattro ore trascorse ieri in Procura per rendere dichiarazioni spontanee sul caso delle spese di rappresentanza e degli scontrini di cene istituzionali sospette – vicenda che lo ha costretto all’annuncio dell’addio al Campidoglio in seguito agli esposti di Fratelli d’Italia e M5s – il sindaco di Roma Ignazio Marino ha deciso di parlare oggi nella sala della Protomoteca.
E per questo ha rinunciato all’udienza del processo Ama che di fatto ha aperto la serie di dibattimenti scaturiti dall’inchiesta ‘Mafia Capital’e.
“Gli esposti presentati contro di me sono vergognosi, scritti da persone in malafede o ignoranti” ha subito attaccato Marino, riferendosi alle denunce dei due partiti di opposizione, e ribadendo di non essere indagato.
Ad esempio, ha spiegato, “gli scontrini riferiti alla tintoria non riguardano il lavaggio dei miei vestiti ma di quelli storici dei trombettieri di Vitorchiano che quando grandi autorità sono venuti durante i mesi della mia consiliatura in Campidoglio sono stati ricevuti con un tappeto rosso messo ai bordi della Maserati con cui viene accompagnato il capo dello Stato”.
“Non ho mai – ha poi dichiarato – usato denaro pubblico per miei fini personali, semmai il contrario: a volte ho speso il mio denaro personale per fini pubblici come a New York a inizio settembre quando, al termine di una vacanza negli Usa, decisi di pagare 7-800 euro di hotel di tasca mia nonostante fossi lì per un incontro col sindaco Bill De Blasio”.
“Mi sono dimesso da sindaco – ha spiegato – per un estremo rispetto dell’autorità giudiziaria, dinanzi alla quale volevo presentarmi da dimissionario, per spiegare i fatti relativi agli esposti che mi riguardano”.
Marino e il suo legale Enzo Musco hanno poi sostanzialmente ripetuto, seppure in sinesti e senza scendere nei dettagli, la linea difensiva esposta ieri al pm Roberto Felici e al procuratore aggiunto Francesco Caporale che indagano, ancora senza ipotesi di reato nè iscrizioni, sulle spese del Campidoglio fatte con la carta di credito comunale in dotazione al primo cittadino e sull’aumento del plafond da 10mila a 50mila euro.
Nella sua versione, il sidanco ha respinto ogni accusa. “Non ha mai chiesto quella carta nè l’aumento del massimale di spesa, non ha mai cenato con la moglie nei ristoranti indicati dai documenti contabili nè ha mai usato denaro pubblico per fini diversi da quelli istituzionali” ha raccontato il legale uscendo ieri dal palazzo di giustizia.
Di più: “Le firme sui giustificativi di spesa non sono le sue” ha detto.
In conferenza stampa oggi l’avvocato ha aggiunto: “Chi di voi ricorda con chi è stato a cena 15 mesi fa? Noi abbiamo dato una giustificazione per quanto possibile alle spese sostenute. Ci siamo difesi su tutti i fronti, soprattutto sulla questione degli scontrini, non accusando nessuno, ma descrivendo davanti al magistrato il modo di operare della burocrazia romana”.
“Coloro i quali registravano gli scontrini non commettevano nessun tipo di falsità , perchè non facevano altro che seguire una prassi che il Comune di Roma segue da tanto tempo, convalidata anche dal regolamento Anci, in merito alla restituzione dei rimborsi per l’attività svolta” ha spiegato ancora Musco.
Quanto al suo futuro, Marino ha aggiunto: “Come ho scritto nella lettera di dimissioni del 12 ottobre alla presidente dell’Assemblea capitolina Valeria Baglio e come prevede la legge, ho preso 20 giorni di tempo per riflettere”.
E a chi lo incalza su un possibile ripensamento, ribadisce: “Se ho scritto che volevo prendere tempo per valutare, significa che lo pensavo e lo penso ancora”. Il suo mandato scadrà ufficialmente il 2 novembre.
“Sto molto, molto, molto bene. Sono tranquillo come sempre” aveva detto Marino arrivando in Campidoglio ed entrando nel palazzo dall’ingresso principale, cosa che aveva evitato negli ultimi dieci giorni. Intanto i suoi supporter tornano a mobilitarsi. Per domenica 25 ottobre alle 12 in piazza del Campidoglio hanno indetto un nuovo appuntamento per chiedergli di ritirare le dimissioni.
“L’8 ottobre 2015 la democrazia e la città di Roma hanno subito una profonda ferita – si legge nella pagina Facebook “Marino ripensaci” – Il sindaco, eletto con il 64% dei voti dei romani è stato costretto a presentare le proprie dimissioni a seguito di una serie di manovre politiche. Forte del massiccio consenso popolare che sta ricevendo in queste ore ritorni sui suoi passi”.
Viola Giannoli
(da “La Repubblica“)
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