Ottobre 19th, 2015 Riccardo Fucile
AL BALLOTTAGGIO CINQUESTELLE E PD, CON MARCHINI AGO DELLA BILANCIA
Il sondaggio Datamedia per conto de Il Tempo vede tra i partiti la seguente situazione: il primo
è il Movimento Cinque Stelle che aumenterebbe i propri consensi di 20 punti percentuali rispetto alle Comunali del 2013: 32,4 per cento.
Al ballottaggio con il M5s andrebbe oggi, in ogni caso, il Pd, che però parte dal 22,2 per cento.
Le altre forze politiche sono tutte sotto la doppia cifra: Forza Italia al 9,4, Fratelli d’Italia all’8,1, la lista Marchini al 7, Sel al 6,7, Noi con Salvini al 5,2, la lista Marino al 4,5.
Ovviamente, anche se non è un meccanismo scientifico, la legge elettorale dei Comuni spinge i partiti a coalizzarsi.
Il centrodestra unito, dunque, raccoglierebbe il 22,7.
Il centrosinistra (se il Pd si alleasse di nuovo con Sel e la lista Marino) si attesterebbe al 33,4.
Alfio Marchini, dunque, potrebbe diventare sempre di più corteggiato.
Se si votassero solo i leade, la preferita sarebbe Giorgia Meloni che raccoglie il 26,4 per cento delle preferenze nell’area di centrodestra.
Dietro di lei c’è Alessandro Di Battista, il favorito tra i Cinque Stelle, con il 21,5 per cento.
Qui il problema è sempre il solito: le regole del M5s dicono che visto che è deputato non può candidarsi al Campidoglio.
Da capire — ma non è stato misurato — se la stessa dote elettorale si trasferirebbe su un altro candidato, come l’avvocato e consigliere comunale Virginia Raggi, indicata come possibile portabandiera grillina alle Comunali 2016.
Dopo Meloni e Di Battista, a sorpresa, riecco Ignazio Marino, a dispetto di scivoloni, dimissioni, ritiro della fiducia da parte del Pd: Marino è indicato dal 16,7 per cento. Seguono, poi, Alfio Marchini (10 per cento), il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti (4,8) e il presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone (3,8). Questi ultimi due sono stati inseriti tra i papabili per rappresentare il centrosinistra anche se il primo ha sempre escluso questa possibilità e l’impegno del secondo appare improbabile.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 14th, 2015 Riccardo Fucile
“IL PD MI DEVE CHIEDERE SCUSA”… E PREPARA LA STRENNA DI NATALE
Disgustato. Al punto da rifiutare pure la lettura dei giornali. E da mettere un muro tra se stesso e ciò che gli è accaduto. ”
Ho subìto un massacro terribile. Sapevo che la politica è questo ma non pensavo che potesse sprofondare a un livello di cannibalismo così”.
Ignazio Marino, nel day after delle dimissioni ufficiali, è provato. E i suoi raccontano che di tornare nell’agone politico non vuole saperne e che non starebbe preparando un ritorno in campo con una sua lista civica.
Piuttosto Marino immagina i suoi prossimi mesi più da scrittore che sul ring elettorale. Ma con licenza di colpire.
Il sindaco dimissionario dal suo studio, non ancora ingombro di scatoloni, vede la Guardia di Finanza arrivare in Campidoglio, per acquisire gli scontrini delle sue cene e rivendica: “Arriverà il giorno in cui il Pd ammetterà di aver sbagliato tutto, ma quel giorno per Roma sarà troppo tardi”.
Invece oggi è troppo presto, agli occhi di Marino, per fare valutazioni sulla possibilità di una sua candidatura alle prossime elezioni amministrative.
Anche perchè, notano i suoi, “se Ignazio non vince, non ce lo vediamo proprio inchiodato per cinque anni su un banco consiliare”.
Il suo umore, negli ultimi giorni, è talmente altalenante che preferisce concentrarsi esclusivamente sulle cose da fare fino al 2 novembre, data in cui non sarà più sindaco.
Pensa tuttavia alle 40mila firme in suo favore (“Oggi quante ne sono arrivate? Tenetemi aggiornato firma per firma”) raccolte in meno di due giorni, e alle manifestazioni di affetto, che gli sono giunte non solo dalla piazza di domenica ma soprattutto dai social. Facebook è una valanga di commenti.
“Vorrei rispondere a tutti, uno per uno, ma adesso non ho tempo”, dice ai suoi collaboratori, che per il momento escludono una sua candidatura a capo di una lista civica.
Ciò non significa però che l’idea non gli sia balenata in testa, dal momento che la richiesta è arrivata da più parti.
“La verità è che il Pd dovrebbe chiedermi scusa e dovrebbe chiedermi di ricandidarmi. Ma sono troppo assoggettati per poterlo fare”, avrebbe confidato il sindaco dimissionario a chi lo ha incontrato.
Davanti a lui ci sono i sondaggi che lo vedono intorno al 5-8%: una percentuale troppo bassa per poter sperare di tornare ad essere sindaco, ma molto alta per dar fastidio al Pd e per indebolire il partito fino a farlo perdere.
Questo è solo uno dei tanti ragionamenti che si intrecciano all’ombra del cavallo di Marc’Aurelio.
C’è anche quello che riguarda la partecipazione di Marino alle primarie del centrosinistra, di certo il partito non glielo può proibire ma ancora le varianti in campo sono troppe. Come quella del Giubileo.
Che figura farà il Pd? Andrà bene? Andrà male? Le incognite sono tante.
Quando il quadro sarà più chiaro, il sindaco dimissionario farà le sue valutazioni. Per adesso, in una pausa che Marino si concede tra una delibera e una riunione per il Giubileo riflette così: “Non sono il tipo che impiega un anno della sua vita in una campagna elettorale che ha per obiettivo solo quello di far male a un partito. Non sono così e non lo farò mai”.
Ma c’è un popolo di “mariniani” che gli chiede di ricandidarsi e sono i suoi fedelissimi che lo hanno votato alla primarie.
Ma ci sono anche i delusi del Pd, quelli che gridano: “Io ho strappato la tessera”. E poi c’è la sinistra-sinistra, quella che ha votato Sel ma che adesso è molto arrabbiata con il suo partito perchè lo incolpa di aver scaricato Marino togliendogli l’appoggio in Giunta e in consiglio comunale.
Basteranno tutti loro, più tanti cani sciolti, ex girotondini, a convincere il sindaco dimissionario a scendere di nuovo in campo?
Per adesso il “marziano” sta riordinando gli appunti tratti dai suoi quaderni. Al termine dei venti giorni, con ogni probabilità , scriverà come un fiume in piena e c’è chi ipotizza che il libro possa uscire già a Natale.
Un pacco dono certamente non gradito a Renzi.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 13th, 2015 Riccardo Fucile
DUE IPOTESI: PRESENTARSI ALLE PRIMARIE O UNA LISTA CIVICA… UN SONDAGGIO LA ACCREDITA DELL’8%
Le dimissioni sono ufficiali. La bandiera bianca no, proprio no. 
E ora il Pd romano ha paura. Paura del marziano, che può rispuntare dalle urne; nelle primarie, annunciate da Renzi spiazzando tutti,o nelle Comunali, con una sua lista civica.
Ieri Ignazio Marino si è ufficialmente dimesso da sindaco di Roma. Ma l’ha fatto con calma, forse studiata, come per fare un altro sberleffo al Pd che l’ha disarcionato.
La lettera delle dimissioni è stata consegnata alla presidente del consiglio comunale, la dem Valeria Baglio, “solo” attorno alle 15.
Proprio quando erano già in diversi a sospettare un nuovo rinvio, il chirurgo ha certificato l’addio, iniziando il conto alla rovescia dei suoi ultimi venti giorni da sindaco (termine entro cui potrebbe ritirarle).
La sua èra in Campidoglio finirà il 2 novembre. Ma venti giorni possono essere un’eternità . Perchè Marino ha voglia di rivincita. Anche se nelle riunioni ufficiali ripete che “bisogna chiudere bene”, e nel suo lunedì lascia il Comune nel primo pomeriggio, come a mostrare che è già un amministratore part-time.
Coperti dal basso profilo, Marino e il suo gabinetto di guerra sognano la controffensiva: a breve o medio termine. Puntano sulla gente.
La manifestazione di domenica in piazza del Campidoglio, con centinaia di persone a chiedere al marziano di resistere e lui a stringere mani in camicia, cravatta e sguardo commosso, è stato il gol che ci voleva.
Il clamore c’è stato, i mal di pancia nel Pd pure.
“Non si aspettavano una piazza così partecipata”, ammette un dirigente dem. E parla innanzitutto del commissario del partito romano Matteo Orfini,su cui domenica sera, parlando a Che tempo che fa, Matteo Renzi ha scaricato una palla avvelenata: “Se siamo il partito delle primarie, il sindaco lo scelgono i romani”.
Eppure Orfini non li voleva i gazebo, come confermava indirettamente sul Fatto un suo fedelissimo come l’ex assessore Stefano Esposito (“Le primarie hanno già fatto troppi danni”). Ma Renzi pensa alla sua immagine. Si arrangiasse il Giovane turco, reo di non aver cacciato Marino in estate.
L’ex sindaco ora potrebbe correre nelle primarie a pieno diritto.
Sospinto dalla base che non vuole più il commissariamento, dai delusi del Pd renzianissimo, da schegge varie della sinistra.
Ieri mattina, di fronte al Nazareno, la sede nazionale del Pd, si presentano altri manifestanti in suo favore.Una cinquantina:età media-alta, scontenti del Pd o elettori della sinistra radicale. Cantano “Bella Ciao”, se la prendono con il Vaticano “che si è intromesso”, evocano il fantasma di Denis Verdini. Promettono: “Voteremo la lista di Marino”.
Dal Campidoglio il chirurgo batte i suoi colpi. Firma l’atto di costituzione del Comune come parte civile nel processo contro cinque imputati per Mafia Capitale, tra cui l’ex direttore generale di Ama (la municipalizzata dei rifiuti), Giovanni Fiscon.
Alla prima udienza del 20 ottobre ci sarà anche lui, con la fascia tricolore.
Certo, il vero obiettivo era esserci il 5 novembre, quando si aprirà il processo principale contro Mafia Capitale. Ma Orfini gli ha detto no, perchè per riuscirci avrebbe dovuto rinviare le dimissioni.
A Marino però può bastare anche un’altra aula, per ribadire il suo mantra: “Senza di me la corruzione avrebbe travolto Pd e Campidoglio”.
Oggi in Comune arriverà la Guardia di Finanza,per acquisire la documentazione su quegli scontrini che gli sono costati la seggiola. Ma dalla sua cerchia ostentano calma: “Finirà in un nulla di fatto”.
Nell’attesa, Marino firma tre ordinanze sul Giubileo, per sbloccare lavori di manutenzione per 10 milioni di euro.
In mattinata, incontra i membri della Città metropolitana.
In piazza si materializza un sosia con bicicletta. Il marziano invece riflette: anche sulle Comunali. L’idea di una lista civica con cui rovinare la festa al Pd c’è, anche se ha mille ostacoli (primo tra tutti, i fondi).
I sondaggi che la accreditano di un otto per cento hanno incuriosito l’ex sindaco e preoccupato il Pd: “Può farci male”.
Marino però non ha deciso nulla. Aspetta e spera, in altre piazze e altri segnali dal web. La petizione su change. org per il ritiro delle dimissioni ha superato le 47 mila firme.
Il Pd invece cerca di riorganizzarsi. Orfini spera di schivare le primarie almeno per i municipi. Vorrebbe come sub-commissari gli ex assessori arrivati con il rimpasto, Esposito, Causi e Rossi Doria.
E Alfonso Sabella, l’ex assessore alla Legalità , molto legato a Marino: pronto però ad accettare.
I dem fanno notare le parole del prefetto Franco Gabrielli: Giubileo a rischio? Roma sta in piedi da più di 2000 anni”. E quelle del presidente del Coni, Giovanni Malagò: “Nessun problema per la candidatura alle Olimpiadi”. Come a dire che quelli che contano non rimpiangono Marino. L’avversario.
Luca De Carolis
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 12th, 2015 Riccardo Fucile
RENZI VUOLE UNA MINI GIUNTA CON DELEGHE DI SETTORE
Renzi ha detto di voler contare su una squadra di esperti, personalità che possano gestire anche le
situazioni più delicate – «periferie, trasporti, sport» in vista della candidatura ad organizzare le Olimpiadi del 2024 – formando una sorta di mini giunta dove ognuno abbia la delega alla gestione di un settore.
«Dare una mano», ha chiesto pubblicamente il premier. Ed ecco perchè il ministro dell’Interno ritiene che la scelta della “guida” debba ricadere su un prefetto di massima professionalità , preferibilmente qualcuno che abbia già avuto un’esperienza analoga.
Le rosa dei nomi sul tavolo del prefetto Franco Gabrielli
La nomina spetta al prefetto di Roma Franco Gabrielli, con lui si confronterà il governo nella convinzione che il lavoro debba essere portato avanti nella massima collaborazione. La “rosa” non è ampia, anche perchè alcuni nomi circolati nei giorni scorsi sono quelli di prefetti che ricoprono incarichi ritenuti “chiave” – come Bruno Frattasi, capo dell’ufficio legislativo del Viminale; Mario Morcone, responsabile del Dipartimento Immigrazione; Luigi Varratta, attuale capo del Dipartimento Personale e Risorse – e non appare facile spostarli.
Nell’elenco del ministro potrebbero entrare Paola Basilone, che guida Torino, molto esperta in questioni amministrative.
Molto quotato anche l’ex prefetto di Bologna, da poco in pensione, Angelo Tranfaglia. In corsa pure Riccardo Carpino, che ha gestito la Provincia di Roma, e Domenico Vulpiani nominato commissario ad Ostia dopo lo scioglimento del Comune deciso dopo la fine dell’inchiesta su “mafia capitale”.
Renzi non esclude l’affidamento dell’incarico a un prefetto, ma su un punto è fermo: Roma deve avere un vero governo.
Non è archiviata l’ipotesi di rinviare il voto al 2017
Personalità di alto profilo che possano traghettare la città verso le elezioni «con un cambio di passo» non escludendo che anche tra loro possa poi essere scelto il candidato sindaco.
Anche perchè non è stata del tutto archiviata l’ipotesi di rinviare il voto alla fine del Giubileo, arrivando alla primavera del 2017.
In questo quadro prende corpo l’idea di nominare otto subcommissari che si occupino di governare la città mantenendo nella squadra i tre assessori nominati per supportare l’attività di Marino, primo fra tutti Alfonso Sabella («buon assessore scelto da Marino, ottimo anche come commissario ma ci sono altri», mette le mani avanti Renzi) e poi Marco Causi e Stefano Esposito.
Renzi vuole nomi di alto profilo e per questo nelle ultime ore è circolata l’ipotesi di coinvolgere l’ex comandante generale dei carabinieri Leonardo Gallitelli, da poco chiamato a guidare la struttura Antidoping.
Ma anche un dirigente del ministero dell’Economia per occuparsi a tempo pieno del Bilancio, della distribuzione delle risorse.
(da “il Corriere della Sera”)
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Ottobre 12th, 2015 Riccardo Fucile
RODOTA’. “LINCIAGGIO INACCETTABILE”
Ignazio Marino ha firmato le dimissioni da sindaco all 15.16 di lunedì 12 ottobre.
Ora è ufficiale. Dopo aver tenuto sulle spine da venerdì sera il Pd che temeva ripensamenti e quindi già preparava le contromosse (a cominciare dalla mozione di sfiducia), Marino ha consegnato la lettera a Veleria Baglio, presidente dell’Assemblea capitolina, che ha protocollato l’atto con il numero 20166.
La lettera è firmata con inchiostro verde, utilizzato di solito dal sindaco per i documenti che ritiene importanti. Come ha ricordato la stessa Baglio, saranno effettive fra 20 giorni.
Il presidio dei supporter
Intanto dalla mattina una cinquantina di irriducibili è davanti alla sede del Pd al Nazareno per protestare contro il partito democratico: sui cartelli ribadiscono le richieste già espresse domenica, da «Roma rivuole Marino sindaco» a «Ignazio non mollare».
I manifestanti vogliono essere ricevuti dai vertici dem per contestare le scelte nei confronti del primo cittadino, ma la polizia cerca di allontanarli dal portone di ingresso.
«Ci hanno tolto il nostro voto, il Pd ha mandato via Marino votato da noi cittadini. Lui in due anni e mezzo ha fatto quello che “questi qua” non hanno fatto in 40 anni», protesta una signora. E un altro manifestante le fa eco: «Si è messo contro i poteri forti».
“Uno non votato da nessuno, Renzi, scarica un sindaco eletto dal 64 per cento dei romani, è lui che si dovrebbe dimettere”, afferma una signora.
“Mai più Pd, il partito è cambiato, usa due pesi e due misure, tratta con un plurindagato come Verdini, salva De Luca, Castiglione, Barracciu, i tanti sottosegretari indagati e scarica un sindaco onesto in modo non democratico”, aggiunge un manifestante.
“Marino è un cane sciolto si è messo contro anche il Vaticano, ha toccato i poteri forti, si è inimicato la stampa e questi poteri lo hanno fatto fuori, è una vittima del sistema, ma quali scontrini e tutto da appurare” chiosa un ragazzo
Rodotà : «Inaccettabile il linciaggio”
Il sostegno al primo cittadino prosegue anche online. Dopo la petizione «Ignazio Marino ritiri le sue dimissioni per favore!», che ha raccolto più di 45 mila firme, Change.org lunedì mattina ne ha lanciata un’altra dal titolo: «Renzi, ripensaci e ridacci il nostro sindaco, Ignazio Marino».
E ai personaggi noti già scesi in campo a difendere il primo cittadino si aggiunge il giurista ed ex garante per la privacy Stefano Rodotà : «Legittime le critiche, quali esse possano essere sul sindaco Ignazio Marino, ma i linciaggi sono inaccettabili».
Cattoi: «È sereno»
Il sindaco è «assolutamente sereno per il lavoro fatto» e se qualche rammarico c’è è dovuto all’essersi dedicato più ai conti e alla legalità che ai servizi essenziali.
Lo racconta a LaPresse Alessandra Cattoi, da sempre fedele consigliera di Ignazio Marino: «Dovevamo scegliere se chiuderci in Campidoglio con i tecnici per rimettere a posto i conti e le aziende, fare pulizia e creare protocolli per la legalità oppure stare nei quartieri, in mezzo alla gente. Tutte e due le cose non siamo riusciti a farle», ammette la titolare delle Pari opportunità .
(da “il Corriere della Sera”)
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Ottobre 12th, 2015 Riccardo Fucile
ECCO I “NEMICI” CHE LO HANNO PORTATO ALLA CADUTA… DA MALAGROTTA ALLE MUNICIPALIZZATE, DAL SALARIO ACCESSORIO AI VIGILI AI VENDITORI AMBULANTI CACCIATI DAL CENTRO
“Credo che abbia fatto molte cose buone. Che abbia rotto meccanismi discutibili e incrostazioni
corporative che indebolivano la città ”.
L’epitaffio sull’esperienza in Campidoglio — e forse anche della vita politica — di Ignazio Marino è firmato Matteo Orfini.
Il presidente del Pd fotografa in campo lungo la parabola del sindaco di Roma, caduto per 19mila euro di spese fatte con la carta di credito del Comune su cui la Procura ha aperto un’indagine.
Ma l’ex chirurgo non è caduto soltanto per la storia degli scontrini, che è stata soltanto il casus belli di una defenestrazione a lungo rimandata e la firma in calce al suo curriculum di politico, ruolo cui leggerezze tali non possono essere perdonate.
La sua trincea, Marino, aveva cominciato a scavarsela fin dal primo giorno a Palazzo Senatorio: muovendosi come un elefante in una cristalleria, il “marziano” ha toccato fin dal principio piccoli e grandi equilibri a tutti i livelli — da Malagrotta alle municipalizzate, dal salario accessorio di vigili urbani e dipendenti comunali ai venditori ambulanti cacciati dal Centro — inimicandosi un ecosistema politico-amministrativo come quello romano, abituato a gestirsi le cose tra noantri.
Chiusa Malagrotta, fine del sistema Cerroni. E degli affari col Pd
La sinistra romana con Manlio Cerroni era andata d’accordo per 30 anni. Così, quando il 30 settembre 2013 Marino chiude Malagrotta, nei palazzi si diffondono i primi malumori.
Il 9 gennaio il proprietario della discarica più grande d’Europa finisce ai domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere e 21 tra politici, dirigenti e imprenditori finisce sul registro degli indagati, il palazzo trema e le strade di Roma iniziano a riempirsi di rifiuti. Il sindaco cambia due volte i vertici dell’Ama e, mentre i romani protestano e l’opposizione scatena il putiferio, proroga di 4 mesi l’apertura di due discariche della Colari e va alla carica sui netturbini: “Troppo assenteismo — attacca il 9 luglio 2014 — cadranno delle teste”.
E il 13 rincara: “Su 8 mila dipendenti, circa 2 mila usufruiscono della legge 104, che dà la possibilità tre giorni al mese di assistere un familiare disabile e non andare al lavoro. E’ statisticamente difficile da capire”.
La tensione è alta, ma le trattative sono intavolate, il 10 luglio Comune e azienda raggiungono un accordo per un piano straordinario di raccolta e il 5 agosto arriva l’annuncio: “L’emergenza è finita”, spiega il sindaco.
Magicamente i cassonetti tornano a svuotarsi, i sacchetti spariscono dai marciapiedi. Perchè? I netturbini avevano ricominciato a lavorare.
“Abbiamo recuperato 152 operai ogni giorno — confermava Daniele Fortini, presidente e ad di Ama — sono 6.000 ore in più alla settimana di lavoro e si vede. Siamo passati dal 19% di assenteismo a gennaio a sotto il 15%“.
Mafia Capitale, la Metro C e il “vizio” di portare carte in Procura
Ai rapporti tra Marino e il Pd non ha giovato la frequentazione del sindaco con il portone più importante di piazzale Clodio.
Due esempi.
Il 10 dicembre 2014, 8 giorni dopo la deflagrazione della bomba di Mafia Capitale, il sindaco varcava la soglia della Procura per portare a Giuseppe Pignatone documenti dell’amministrazione considerati “utili” all’indagine.
Una decisione per la quale nessuno al Nazareno avrà stappato bottiglie. Giusto 2 mesi prima, il 9 ottobre, il sindaco era già andato a trovare il procuratore capo per denunciare i ritardi nell’apertura del cantiere della Metro C, pozzo senza fondo di soldi pubblici cui da anni attingono a piene mani alcune dei maggiori potentati imprenditoriali capitolini e nazionali — l’appalto fu vinto nel 2006 da un raggruppamento composto da Astaldi, Vianini lavori gruppo Caltagirone, consorzio Cooperative costruzioni e Ansaldo Finmeccanica — dopo che la commissione sicurezza del Ministero dei Trasporti non aveva dato l’autorizzazione per l’apertura della prima tratta della metro, prevista per l’11 ottobre.
Dopo che i suoi costi sono lievitati passando da 3 a 3,7 miliardi. Una concatenazione infinita di ritardi che, il 17 luglio, avevano già portato lo stesso sindaco a decapitare i vertici di Roma Metropolitane, scelti da Gianni Alemanno, ritenuti “inaffidabili” e inadeguati a realizzare l’opera.
Municipalizzate: dismissioni, tagli ai cda e presidenti non romani
Le municipalizzate, altro nervo scoperto, causa di una continua frizione tra il modus operandi di Marino e il sistema di potere capitolino.
Il campanello d’allarme scatta dalla prima giunta: il 27 giugno 2013 Marino annuncia “un atto di indirizzo sulla governance delle municipalizzate”, terreno di caccia ai voti di politici di ogni colore e fonte inesauribile di appalti per consorterie di ogni sorta.
Il 24 luglio la giunta approva una delibera che definisce i criteri per le nomine: servirà un avviso pubblico internazionale chiuso a chi ha ricoperto nei precedenti due anni incarichi istituzionali.
E’ il primo di una lunga serie di segnali. Finite le logiche spartitorie? Certo che no, ma il metodo del sindaco non lascia tranquilli: chiede l’amministratore unico per tutte le società e cambia i vertici di quelle più importanti, spesso nominando presidenti e ad non romani, quindi in teoria esterni alle logiche di potere capitoline.
Un esempio: il 23 luglio 2013 al vertice dell’Atac arriva un milanese. Danilo Broggi diventa ad con il compito di guidare l’azienda di trasporti pubblici martoriata da Parentopoli (850 assunzioni tra amici e parenti di esponenti del centrodestra, dirigenti e sindacalisti, più altri 1.000 nell’Ama) e da un maxi buco di bilancio di 130 milioni. Il 5 luglio 2014 il Comune annuncia il piano: via 25 partecipate per recuperare 440 milioni.
E il 25 marzo 2015 arriva la delibera che prevede la vendita delle quote di giganti come Assicurazioni di Roma, Acea Ato2, Aeroporti di Roma Spa, Centrale del Latte Spa. Tutte poltrone in teoria perse alla politica romana.
Via gli ambulanti dal centro, guerra alla famiglia Tredicine
“Vi sembra normale che chi vende le caldarroste a Roma paghi come tassa di occupazione di suolo pubblico 3 euro al giorno, quando un sacchetto di caldarroste costa 4 euro?”, domandava Marino il 21 marzo 2014 in Commissione Bilancio alla camera, dove di discuteva il “Salva Roma”.
Gli aumenti annunciati (da 3 a 30 euro al giorno), erano stati annacquati in aula, ma alla fine la stangatina era arrivata.
Il Bilancio 2014, approvato in consiglio nella notte del 31 luglio, prevede che per i camion bar la tassa aumenti di 3,5 volte, di 3 volte quella imposta ai venditori di souvenir.
Sei giorni più tardi, in diretta su Radio Anch’io Marino annunciava di voler “liberare le piazze dai venditori abusivi, eliminare l’invasione illogica dei tavoli”.
Nuovo annuncio, nuovo nemico. A settembre il tavolo tecnico tra Campidoglio e Ministero dichiara incompatibile la collocazione di 43 urtisti (i venditori di souvenir), 70 camion bar e 11 fiorai in tutta l’area archeologica centrale, dai Fori al Circo Massimo.
A Roma gli ambulanti sono un potentato, anche in aula Giulio Cesare.
Perchè il vicepresidente dell’assemblea capitolina si chiama Giordano Tredicine, il rampollo della famiglia più potente della destra romana, nipote del mitico Donato, fondatore della dinastia dei caldarrostai di Roma e dell’impero dei camion bar: nel 2012 occupava oltre 40 dei 68 posti disponibili nel centro storico e controllava attraverso parenti e famiglie amiche centinaia di postazioni in tutta Roma.
E finito in carcere il 4 giugno nella seconda tornata di arresti di Mafia Capitale.
“Giustificare le indennità ”, dipendenti comunali in guerra
Le prime avvisaglie di tempesta con i 24mila dipendenti del Campidoglio erano arrivate nella primavera del 2014, l’11 aprile, quando una relazione del Ministero delle Finanze relativa al periodo 2009-2013 contestava l’erogazione a pioggia delle indennità non legate a premialità o produttività , bocciando la gestione del personale dell’era Alemanno.
“Non intendiamo realizzare l’equilibrio di bilancio riducendo le risorse spettanti al personale”, spiegava il sindaco il 24 aprile, chiedendo però ai lavoratori di giustificare gli indennizzi lavorando più ore o svolgendo mansioni aggiuntive.
Alcune indennità finivano poi nel mirino: ad esempio, quella la “manutenzione uniforme” ovvero per il lavaggio della divisa garantita ai vigili urbani; cui il sindaco contestava anche il turno notturno con inizio alle ore 16 anche d’estate e l’indennità di “effettiva presenza in servizio”, ovvero un premio in denaro per il semplice fatto di andare a lavorare.
Ma nell’elenco ci sono anche il bonus per i colloqui con i genitori o le affissioni degli avvisi in bacheca garantito alle maestre; o quella che premia i tecnici amministrativi per il rientro in ufficio al pomeriggio, obbligo già previsto dal contratto.
Oppure l’indennità “per l’attività di sportello al pubblico” o ancora quella “oraria pomeridiana”. Risultato: i dipendenti scendono ripetutamente in piazza e mettono nel mirino il sindaco.
La guerra dei vigili urbani contro la turnazione e la Panda rossa
In testa alle categorie più agguerrite, c’è quella dei pizzardoni. La scintilla nell’ottobre del 2013 era stata la nomina di Oreste Liporace a comandante della Polizia Municipale.
Colonnello dell’Arma con tre lauree, l’uomo di Marino aveva tre peccati originali: non avere 5 anni di esperienza da dirigente nella P.A. (cosa che ha fatto sfumare la sua nomina) ma anche non essere romano e non appartenere al corpo.
“Macchie” che si porta addosso anche il nuovo comandante, Raffaele Clemente, già capo della sala operativa della Questura.
La nomina di un altro “esterno” il 10 ottobre viene accolta dai 6.000 agenti della Capitale con la minaccia di uno sciopero per il 18 ottobre (giorno del corteo dei Cobas e della partita Roma-Napoli) e settimane di agitazione a macchia di leopardo.
Una tensione continua che dura da mesi e registra un nuovo picco agli inizi del novembre 2014, quando Clemente enuncia il principio della “discontinuità territoriale”: dopo 5 anni nello stesso gruppo per i funzionari e 7 per gli agenti, il personale sarà trasferito in altro municipio.
L’obiettivo: recidere i legami costruiti nel tempo con il territorio possono causare distorsioni. Solo il 21 ottobre, un vigile era stato arrestato mentre intascava 1.500 euro per “ammorbidire” una contravvenzione in un bar di Montesacro. L’annuncio di Clemente era arrivato il 5 novembre: due giorni dopo scoppiava lo scandalo delle multe alla Panda rossa.
Unioni civili durante il Sinodo sulla famiglia, l’ira del Vaticano nacque lì
La fine di tutto ebbe inizio sabato 18 ottobre 2014.
Quel giorno splendeva il sole sul Palazzo Senatorio, mentre nella sala della Protomoteca il sindaco procedeva alla trascrizione delle nozze di 16 coppie omosessuali sposate all’estero.
Fuori, ai piedi della scalinata che porta al Campidoglio, qualche decina di manifestanti targati Ncd e Forza Italia protestavano rumorosamente contro la decisione, contro la quale si scagliavano il prefetto Giuseppe Pecoraro (“Annullerò le trascrizioni”), il ministro dell’Interno Angelino Alfano (“Il sindaco firma autografi”) e l’altra sponda del Tevere:
“Una tale arbitraria presunzione messa in scena proprio a Roma in questi giorni non è accettabile”, tuonava la Cei, adirata perchè proprio in “questi giorni” in Vaticano si celebrava il Sinodo straordinario sulla famiglia.
La “scomunica” inflittagli da Papa Francesco il 28 settembre sul volo di ritorno dagli States (“Io non ho invitato il sindaco Marino, chiaro? Ho chiesto agli organizzatori e neanche loro lo hanno invitato”, ha risposto Bergoglio a un cronista che gli domandava dell’origine del viaggio del marziano a Philadelphia) partiva quindi da molto lontano.
In quel momento, però, è diventato tutto chiaro: la fine di Marino era arrivata.
Marco Pasciuti
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 12th, 2015 Riccardo Fucile
SILVIO OFFRIREBBE A SALVINI IL CANDIDATO A MILANO, SE SI TROVASSE
Berlusconi fiuta aria di rivincita, anzi non vede l’ora, e la prospettiva di rivotare a Roma lo ingolosisce.
«Vincere è un obiettivo alla nostra portata», garantisce ai suoi seguaci di Anzio, sul litorale romano, dove sbarcarono gli americani (di qui uno spericolato parallelo storico con l’Italia di oggi che invece andrebbe «liberata» da Renzi).
«Abbiamo la possibilità di tornare a guidare la Capitale», si sbilancia Silvio, e questa sua fiducia non è tanto per tirar su il morale alle truppe: deriva da qualcosa di più concreto, da una lunga telefonata giovedì scorso con Alfio Marchini, al quale il Cav ha offerto un appoggio senza sentirselo rifiutare.
«Arfio» è pronto a correre col centrodestra per la poltrona di sindaco e smentisce che Renzi o chi per lui l’abbia chiamato per fargli cambiare idea («Tutte voci false»).
In altri tempi, la discussione su Roma si sarebbe chiusa lì, con quella telefonata.
E sarebbe seguito immediatamente l’annuncio che «il candidato del centrodestra sarà Marchini».
Ma ormai non è più come una volta, quando Berlusconi decideva per tutti senza nemmeno consultarsi.
Adesso l’uomo deve fare i conti con Salvini, al quale la scelta non piace perchè da vero padano lui disprezza Alfio e tutti i «palazzinari», gli piacerebbe qualcuno che mettesse in riga i romani e i loro costumi da basso impero, per cui finora non ha dato il via libera della Lega.
L’ex premier deve pure vedersela con la Meloni, che vuole essere tenuta da conto, e perfino con i capricci imprevedibili del suo «cerchio magico» femminile dove Marchini, a quanto risulta, conta pochissime ammiratrici come politico e come uomo. Per cui l’orientamento di Berlusconi rimane quello, la parola data per ora non cambia; però si tratta di convincere tutti coloro che remano contro perchè, se nel centrodestra anche uno solo dovesse sfilarsi, addio speranze di «liberare» Roma dalle sinistre. Sintetizza l’«azzurro» Tajani, berlusconiano, insieme con Gasparri tra i più convinti sostenitori della candidatura Marchini: «Dobbiamo iniziare un percorso che ci porti a un accordo complessivo».
Dove la chiave sta proprio in quel «complessivo». Che nel linguaggio di ogni giorno significa: su Roma decidiamo noi di Forza Italia, mentre magari a Milano l’ultima parola spetterà alla Lega.
Il guaio è che Salvini, a Milano, non sa chi piazzare.
Lui rifiuta di gettarsi personalmente nella mischia ma Del Debbio, che avrebbe visto bene come candidato, preferisce restare in tivù a fare il conduttore.
L’ultima idea è quella di lanciare in pista «un milanese normale, non conosciuto dai media ma con le idee chiare e tanto amore per Milano».
Non occorre, precisa Salvini, che si tratti di un «super-eroe».
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Ottobre 11th, 2015 Riccardo Fucile
“IL PAPA NON DOVEVA PERMETTERSI DI ATTACCARLO”
“Se Ignazio Marino ci ripensasse, se facesse delle dimissioni una pallottola di carta e la puntasse
contro chi adesso esulta, se queste dimissioni le rifiutasse nel modo che sa, con la bizzarria di cui è capace, mi farebbe felice. Anzi di più: diverrei una sua fan, ballerei il tango per una notte intera. Lo rivoterei alle prossime elezioni. Perchè Marino è quello che è, ma quegli altri sono iene a cui non frega nulla di Roma. Avevano bisogno di una preda, hanno ordito un agguato”.
Sabrina Ferilli, secondo lei Marino chi è? Anzi cos’è?
Un uomo inadeguato, è figlio di questo tempo e partecipe dei successi di questa nuova classe dirigente che fa dell’apparenza la propria cifra, l’essenza dell’esistenza. Il sindaco di Roma c’è stato sempre nelle belle notizie, pronto a mettere il suo sorriso davanti all’aiuoletta pulita, a spumeggiare di felicità nella celebrazione del matrimonio tra gay, ad annunciare ora la pedonalizzazione, ora la moralizzazione, ora la bonifica. Con gli annunci oppure in compagnia delle belle notizie lui è sempre stato presente. Con le brutte, con i Casamonica re di Roma, è andato ai Caraibi.
Fugge dal dolore?
Fugge dalla vita vera. Fugge esattamente come Matteo Renzi, il capostipite di questa mejo gioventù. Roma bruciava e il premier era con le eccellenze emiliane. Sempre pronto e in prima fila alla partita di tennis, in ultima quando deve avere occhi per gli ultimi. So’ uguali uguali. Ma Marino ha un aut aut che Renzi non può permettersi di vantare: è fuori dalla fanghiglia del potere dei predatori, di coloro che adesso contano le bottiglie di vino, se la moglie ha mangiato bresaola o pasticcio siciliano, e non ricordano chi ha dato le chiavi del Campidoglio a Buzzi, chi ha reso inservibile il 65% degli autobus della Capitale, chi ha concesso — per sette euro e 75 centesimi di affitto al mese — settemila abitazioni di proprietà pubblica.
Chi ha messo in bilancio e speso come assistenza ai nomadi, 270mila euro all’anno per famiglia?
Un magna magna rivoltante, del quale Marino è totalmente estraneo. I suoi errori, che pure sono niente male, sono stati altri: non capire che una città ha bisogno di essere curata ogni giorno, ha bisogno di vedere che fai e non solo annunci. Però, diamine!
Diamine cosa?
Che il Papa si senta in dovere di fare un comunicato per sfancularlo è — posso dirlo? — decisamente inaudito. Tutta la stima e la deferenza, ma Bergoglio non se lo poteva permettere. Eppure, ha visto che silenzio?
C’è il Giubileo della Misericordia, siamo tutti devoti.
Iene, pronti all’agguato. La Panda ‘ndo sta’? La multa, la gita, la cravatta, lo scontrino. E il ristoratore che ricorda esattamente che due anni fa c’era la moglie e anche quante briciole lasciò sulla tovaglia, e la Comunità di Sant’Egidio pronta a segnalare che quella volta no, loro non hanno magnato, ma forse l’altra precedente… E tutti a gridare: scandalo!
Se fai il puro c’è sempre qualcuno più puro di te che poi ti epura.
Purezza? Schifezza direi. Perchè in un mondo di gattopardi, di gente che fa marcire Roma, rende gli abitanti sporchi come chi li guida, si grida allo scandalo per fregnacce e si tace sulle milizie di furbi e ladri che hanno saccheggiato la città . È così grande l’ipocrisia che nemmeno l’Everest.
Marino, non ti dimettere più
Falli schiumare Forrest Gump. Sarà bizzarro e inadeguato, ma non ladro. Non è lui ad aver spalancato le porte alla mafia, non è lui il corrotto. E io non voglio che oramai la censura si attivi solo per le cazzatelle, che la bottiglia di vino da cinquanta euro debba far decidere le dimissioni. Invece mi sembra che stiamo andando proprio verso questo nuovo traguardo dell’immoralità : si bruciano soldi, speranze collettive, si macchia sistematicamente l’onore, e tutto tace. Ma guai a te se hai la cravatta sporca di sugo: le tagliatelle dove le hai mangiate? E quanto hai speso? Cento euro? Vergogna.
Lei è magnificamente sola, in netta minoranza.
Ma essere in minoranza non vuol dire avere torto. Non è un’equazione possibile, mio caro. La maggioranza detterà la linea non l’etica, nè segnerà il confine del giusto dall’ingiusto.
Nè misurerà la distanza dell’apparenza dalla realtà .
Solo l’apparenza conta. Appari come non sei, e la realtà è nascosta, taciuta, vilipesa. Ha visto mai Renzi partecipare a un dolore, partecipe di una disfatta personale o anche collettiva? Mai. Le macerie cadono sempre sulla testa dei più deboli. Lui pulito, ordinato e pettinato trova conforto nel sorriso da categoria enduro. Sta sempre con chi vince: la tennista che si aggiudica il Grande Slam, il regista che vince l’Oscar, l’astronauta che raggiunge le stelle, il ristoratore che fa ballare la samba ai carciofi. Marino in questo è un eccellente socio. Il socio del sorriso. Sorrida di meno e sfanghi di più. Oppure, se capisce che l’hanno accerchiato…
Gli hanno teso un agguato?
E che dubbio c’è? Se capisce che è caduto in un trappolone (e poteva pure stare attento alla carta di credito) fugga via. Parta per i Caraibi, e questa volta se la prenda comoda.
Antonello Caporale
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 11th, 2015 Riccardo Fucile
DAVANTI AL CAMPIDOGLIO I SOSTENITORI DEL SINDACO: “RESISTI, I CITTADINI ONESTI SONO CON TE”… LUI ANNUNCIA DI NON VOLER TORNARE INDIETRO
“Marino resisti, i cittadini onesti sono con te”, “Io sto con Ignazio Marino” sono gli slogan che campeggiano sui cartelloni che i supporter del sindaco di Roma sventolano sotto Palazzo Senatorio.
“Ci sono quasi 34 mila persone che hanno firmato per Marino su change.org in soli due giorni. Non ne possiamo più di questo accerchiamento vergognoso”, osserva uno di loro mentre Marino fa il suo ingresso sulla piazza.
“No!“, risponde il sindaco a chi gli domanda se stia pensando di tornare sui propri passi e ritirare le dimissioni“.
Un’apparizione fugace, quella di Marino: giusto il tempo di salutare velocemente i presenti, poi il sindaco rientra nel palazzo capitolino.
“Noi speriamo che Marino si ricandidi senza il Pd“, dicono Isabella Massaccesi e Michele Greco.
“Lo spero anche io, con una lista civica. Non credo voterei una persona alternativa”, aggiunge un altro.
“Dopo questa vicenda non votiamo più — dicono Paola e Marina “in passato elettrici di Sel e Pd” — voteremmo solo lui”.
“Io non vedo alternativa alla sua ricandidatura, non voterei nè un candidato del Pd, nè Sel, nè M5S, tanto meno di destra”, afferma Antonio Giordano.
“Marino ha chiamato la Guardia di Finanza, ha messo tutto in mano alla Procura, ha chiesto pulizia — dice Carlo, uno dei manifestanti — i passi falsi si fanno sempre, però rispetto a quello che ha fatto di buono e ancora potrebbe fare, non sono due scontrini o una multa alla Panda a cambiare la situazione. Io spero che non se ne vada, il potere viene da giù non viene dall’alto, anche se qualche pinocchietto toscano non vuole non ci importa. Ci sono troppi Mattei in giro, bisogna sfoltire…”.
C’è chi è sceso in piazza anche con delle magliette con su impresso il volto del primo cittadino: “Marino ha avuto un trattamento unico. Quest’estate non abbiamo letto dove sono andati tutti gli altri politici, io leggo i giornali e non ho mai visto un accanimento così forte. Ci dev’essere qualcosa sotto…”, afferma Maria Rosaria.
“Io sono irritantissimo con voi giornalisti — sbotta suo marito Stefano -, certi affondano il coltello con uno sberleffo continuo nei confronti del sindaco. È dal primo giorno del suo mandato che dicono che è inadeguato. A chi giova?”.
“Renzi, Renzi, vaff…”, un altro coro.
Una bambina regge insieme a una signora una bandiera con i colori di Roma con sopra la scritta: “Sindaco mio sindaco”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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