Ottobre 10th, 2015 Riccardo Fucile
E CONTINUA LA CARICA DEI 30.000 CHE SOTTOSCRIVONO LA PETIZIONE ON LINE A FAVORE DEL SINDACO DI ROMA
“Marino, torna”. Nel caos Campidoglio gli italiani, soprattutto su Twitter, si erano divisi nettamente
tra quel “#marinodimettiti” e “#marino resisti” che ci siamo abituati a vedere negli ultimi mesi.
Adesso però, dopo le dimissioni del sindaco (che ha ancora 20 giorni a disposizione), è nata su Change.org una petizione per chiedergli di non farlo e ha già raccolto più di 27mila firme sulle 35mila richieste.
Un numero elevato che testimonia, comunque, come parte dei romani (e non) faccia fatica ad accettare la rinuncia del primo cittadini dopo lo scandalo scontrini.
Per ora le dimissioni sono comunque confermate, Marino lo ha ribadito anche oggi nel corso dell’incontro con i presidenti di municipio: lunedì verranno formalizzate e “diverranno dunque effettive e irrevocabili nell’arco dei venti giorni successivi”.
La lettera su Change è scritta da un “non elettore del Pd” che però fa parte “degli oltre 50.000 voti che ha ottenuto alle primarie e dei 665.000 ottenuti alle elezioni amministrative”.
L’appello è a un ripensamento perchè Marino “non può smettere proprio ora che ha iniziato a rivoluzionare Roma. Lo faccia per tutti i romani che più che della politica nazionale si interessano dell’amministrazione locale e hanno capito il valore di tutto quello che è riuscito a fare in 27 mesi in cui è stato al governo di Roma”.
“Se è vero che tutti i suoi “colleghi” politici hanno deciso di toglierle il sostegno – continua la lettera – si lasci sfiduciare in consiglio comunale dal suo stesso partito, con una mozione scritta nero su bianco, in modo che noi romani potremo leggere le reali motivazioni per cui all’improvviso nedia e partiti (destra, sinistra e 5stelle) la ritengono inadeguato a governare la nostra città e d’ora in avanti decideremo con cognizione di causa chi seguire e Se votare in futuro”.
ORFINI TRAVOLTO DALLE CRITICHE
E in queste ore gli scontenti delle dimissioni se la prendono anche con il presidente Pd Orfini, che ha duramente criticato Marino, “Mi dicevano di lasciar perdere, ho fatto di tutto per aiutare Marino. Ma da lui errori infiniti” ha detto il commissario dem.
A queste parole ha ricevuto oltre 320 commenti in quattro ore, con una valanga di critiche e improperi.
Reazioni (raccolte dall’Ansa) che fanno presagire qualche grattacapo per il Pd romano dopo il pressing per le dimissioni. “Orfini, fattelo dire da un vostro ex-elettore rimasto fedele per oltre vent’anni – scrive un utente – il PD sarà sempre peggio di quello che è adesso. E aver tradito Marino solo per correre dietro al Vaticano e alle infami campagne di stampa non ti fa certo onore”.
“Io l’ho votato e voi me lo avete tolto. A che serve votare Matteo? Spero vi rendiate conto di quanti romani avete fatto inc…sono tanti – dice un altro -. E dovrete farci i conti alle elezioni”.
“Il PD romano a testa alta non può proprio stare – un altro commento -. E soprattutto merita di perdere le prossime elezioni”.
E ancora c’è chi grida al tradimento: “La verità è che avete fatto finta di aiutarlo, ma lo avete pugnalato alle spalle montando la scusa che è incompetente e che ha fatto errori. Questi i risultati di 2 anni di amministrazione Marino”.
Qualcuno si spinge fino al prossimo risultato elettorale dicendo “Tutti insieme ce la faremo ad avere un sindaco a cinque stelle. Orfini go home”.
Molti anche gli elettori Pd che si sentono traditi.
“Il mio voto mai più”, dice uno e ancora “Io sono … Scusate da oggi ero un elettore convinto del PD non capisco e non voglio più capire cosa combinate”; “Caro Orfini ma i commenti della gente sulla tua pagina li leggi? Io al posto tuo mi andrei a nascondere”.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 10th, 2015 Riccardo Fucile
LA VOCE DI UN DOCUMENTO IN MANO A MARINO E CHE PROVEREBBE L’INTERESSAMENTO DEL PREMIER A FAVORE DI MIRKO CORATTI, COINVOLTO IN MAFIA CAPITALE
Il messaggio che Marino ha affidato a Fb giovedì sera non è una lettera d’addio ma una dichiarazione di guerra. Anzi peggio: il manifesto di una campagna elettorale.
Che Marino stia pensando a una lista civica da mettere in campo a Roma, con se stesso come candidato, è certo.
Il messaggio sarebbe chiaro, e i destinatari dello stesso anche di più.
Di fronte a tutto l’elettorato di sinistra antirenziano, scontento dell’indirizzo impresso dal rampante al partito di cui sta rimodellando l’immagine a propria somiglianza, Marino si presenterebbe come il campione di una sinistra che non vuole diventare destra per raccattare i voti in uscita dal berlusconismo in disfacimento, e soprattutto come un politico scomodo per i poteri collusi con il malaffare, e solo per questo fatto fuori da quei medesimi poteri.
Quasi certamente non gli basterebbe per vincere le elezioni, ma sarebbe sufficiente per decretare la sconfitta del candidato di Renzi, e quindi di Renzi stesso.
Marino il kamikaze potrebbe andare anche oltre.
Da mesi nei palazzi circola una voce secondo cui avrebbe conservato documenti tali da provare un interessamento del premier a favore di Mirko Coratti, che a differenza di Marino stesso nella melma di Mafia Capitale è invischiato fino al collo.
Forse è solo una leggenda di palazzo, ma forse no. E i beninformati aggiungono che, dopo la defenestrazione, ieri, Marino avrebbe portato quei documenti al sicuro, addirittura in un’ambasciata straniera protetta dalla extraterritorialità .
Fondate o meno che siano le voci in questione, per la verità torrentizie, resta certo che per il Pd Marino è una mina vagante.
«Se non gli troviamo un posto, può darci parecchio fastidio», ammetteva ieri a denti stretti un alto ufficiale renziano.
Probabilmente però «un posto» non basterebbe: troppo profonde la rabbia e il rancore dell’ex sindaco, e troppo alta l’opinione che ha di se stesso, per accontentarsi.
Marino non correrà contro il suo stesso partito solo se la tempesta giudiziaria che si addensa su di lui lo renderà impossibile.
Potrebbe essere indagato con accuse pesanti: peculato e falso ideologico. Certo, al momento delle elezioni l’eventuale processo sarebbe lontano, ma in Italia, spesso, la sola iscrizione nel libro nero basta ad azzoppare qualsiasi cavallo.
Spesso, non sempre, come il caso De Luca dimostra, e cosa determini le reazioni opposte nell’elettorato è a tutt’oggi inspiegato.
In parte la decisione di Marino potrebbe essere influenzata anche da quella di Beppe Grillo.
A Roma, oggi, l’M5S è il grande favorito, ma non è detto che il comico miri davvero alla vittoria. Certo, conquistare Roma sarebbe un viatico perfetto per reclamare la guida del Paese nelle elezioni del 2018.
In mezzo però ci sarebbero due anni di prova durissima per l’eventuale sindaco pentastellato. Un fallimento sarebbe esiziale non solo nella Capitale ma nell’intero Paese.
Se Grillo combatterà per vincere o solo per piazzarsi alla grande lo si capirà dalla scelta del candidato: se punterà su una delle star del suo movimento, come Di Maio o Di Battista, vorrà dire che vuole davvero il Campidoglio, se si affiderà alle primarie della rete, il segnale sarà opposto. In quel caso l’attrazione esercitata da Marino sul popolo anti renziano lieviterebbe.
Andrea Colombo
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Ottobre 10th, 2015 Riccardo Fucile
SCONTRINI ACCUMULATI E POI GIUSTIFICATI IN BASE ALL’AGENDA, COSI’ E’ NATO IL PASTICCIO
Ha ragione (almeno in parte) il sindaco Ignazio Marino quando, nell’intervista al quotidiano La
Stampa, sostiene a proposito delle sue note spese: «Io non so cosa ci hanno scritto sopra. Ho consegnato gli scontrini agli uffici, come si fa in questi casi. Non escludo che possa esserci stata qualche imprecisione da parte di chi compila i giustificativi».
Ha ragione (almeno in parte) perchè è vero che a occuparsi dei rimborsi non è il sindaco direttamente, ma la sua segreteria particolare, strutturata in seno al Gabinetto capitolino. E che in genere la verifica sulle date delle cene di lavoro si fa in automatico, incrociando gli scontrini con l’agenda istituzionale del primo cittadino.
Tuttavia un problema per Marino c’è. E cioè che, se sorgono dubbi in sede di controllo di congruità , è proprio a lui che si va a chiedere conferma.
Visto che sempre a lui tocca poi dichiarare – «sotto la mia responsabilità », recita il giustificativo – con chi è stato e perchè.
È uno dei componenti la segreteria particolare del sindaco Marino a raccontare a Repubblica, dietro garanzia di stretto anonimato, come sono andate veramente le cose.
E come sia stato possibile che il chirurgo dem abbia scritto il falso: ovvero di essere stato al ristorante, a spese del Campidoglio, con ospiti che in questi giorni hanno smentito.
Il pasticcio a quanto pare provocato da una modifica delle procedure.
Fino a che sindaco era Gianni Alemanno, infatti, una delle sue segretarie raccoglieva le ricevute, per poi “accoppiarle” ogni fine mese con le cifre dell’estratto conto inviato dalla banca (cui è appoggiata la carta di credito comunale) e con gli appuntamenti in agenda.
Il capo di Gabinetto vistava la documentazione. Infine la inviava al Cerimoniale.
Con il cambio di giunta, però, il nuovo capo dell’ufficio, Luigi Fucito, introduce i giustificativi: d’ora in avanti non sarà più il dirigente a “garantire” per il sindaco, ma lo stesso sindaco ad avvalorare le sue note spese.
Il chirurgo dem si insedia a metà giugno di due anni fa. Ma per diversi mesi nessuno si occupa dei suoi scontrini.
Col risultato che ricevute ed estratti conto si accumulano sulle scrivanie. Finchè qualcuno non si accorge della dimenticanza, anche se non è chiaro quando.
A quel punto scatta la corsa per mettere tutto a posto. Ma è passato del tempo. Tanto.
La fonte non ricorda quanto di preciso, ma comunque mesi.
Non a caso le cene contestate portano la data del 2013. Gli uffici si affannano nell’incrocio tra fatture e agenda che costerà caro a Marino.
Quando per esempio leggono che nel pomeriggio del 6 settembre ha ricevuto in Campidoglio l’ambasciatore del Vietnam, presumono che quella sera lo abbia invitato al ristorante.
Ma certo non basta a spiegare, uno fra tanti, il convivo festivo del 26 dicembre.
«Se però c’erano dubbi », conclude la fonte, «chiedevamo direttamente al sindaco. Non sempre però ricordava con chi fosse stato e perchè».
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 10th, 2015 Riccardo Fucile
TRA FIRME E FLASH MOB SI MOBILITA L’ESERCITO DI IGNAZIO: IN 24 ORE 30.000 ADESIONI
E poi ci sono i «Forza Sindaco ». Gli irriducibili, quelli che non si arrendono neanche davanti alle dimissioni, alleati sconosciuti su cui forse neanche Marino sospettava di poter contare, e che ora vanno in piazza, raccolgono adesioni, organizzano flash- mob e pensano persino a una lista civica. Per ricandidare Ignazio, si capisce
Si stanno muovendo rapidamente.
In 24 ore, quasi trentamila hanno firmato le petizioni sul web perchè resti al suo posto. Il gruppo Facebook “Io sto col sindaco” ha già superato gli ottomila iscritti.
E altri novemila hanno messo “mi piace” al videomessaggio postato da Marino sulla sua pagina (visitata solo ieri da quasi mezzo milione di navigatori)
La novità , la vera novità , è che a difendere il sindaco dimissionario non sono solo gli intellettuali come Alberto Asor Rosa («Gli fanno pagare con le sue colpe anche quella di non essere allineato con nessuno»), nè solo gli artisti come Nicola Piovani («Trovo sospetto il linciaggio mediatico che lo ha circondato e affondato»), nè solo i personaggi eternamente a cavallo tra politica e spettacolo come Vladimir Luxuria («Per molti forse Marino è troppo onesto. Sento puzza di bruciato e non ho cucinato io. Lo hanno cucinato a fuoco lento»).
No, adesso parla la gente comune.
L’avanguardia era quella pattuglia che si è presentata a sorpresa sotto l’ufficio di Marino, e incurante delle bandiere, dei cori e dei megafoni degli oppositori che reclamavano le dimissioni immediate, ha alzato in silenzio verso il cielo i suoi fogli A4 usciti dalla stampantina di casa: «Marino resisti».
E quando gli altri li hanno circondati, domandandogli cosa fossero venuti a fare, hanno tenuto il punto.
Alla grillina Letizia, che col berrettino del movimento messo di traverso era venuta a sfidarli («Ma che siete venuti a fare, ormai neanche i preti lo vogliono più, il vostro sindaco!») ha risposto al volo Giovanni, dirigente di una squadra di pallavolo: «Ma perchè, le risulta che i preti sono per l’onestà ?».
La grillina (spiazzata): «No». Lui (trionfante): «E allora, lo vede? Siete i soliti grillini, dovete scendere da cavallo».
Poi, davanti alle transenne dove i militanti di Forza Nuova urlavano «Buffoni!» agli assessori, una arzilla signora ha cominciato a scandire «Resistere, resistere!». Militante di destra: «Sì, Marino resisti così distruggi il Pd». Lei: «Te piacerebbe». Lui: «Non ne possiamo più di gente che ruba». Lei: «Lo dite voi che ve siete magnati Roma! ».
E’ finita a parolacce, ma la signora non ha mollato.
Erano una ventina, attorno a lei. I più attivi, quelli con i cartelli in mano, erano un funzionario statale, Rino, una casalinga, Patrizia, Arianna che lavora in un tour operator e Lorenzo, col fazzoletto da pirata annodato sulla testa, «accompagnatore turistico ufficiale».
E guai a parlargli del pasticcio delle note spese: «Ma de che stamo a parlà ? Della vendetta di un ristoratore al quale il sindaco aveva fatto togliere i tavoli dalla piazza? Ma via, piantatela…».
Non si erano mai visti prima, si erano dati appuntamento su Facebook perchè sono tra gli ottomila membri del gruppo “Io sto col sindaco Ignazio Marino” (tra i quali figurano anche Achille Occhetto e Giovanni Bachelet, iscritti da giugno).
E’ lì che ora si sta preparando un flash- mob domenica mattina sotto la statua di Marc’Aurelio («Tutti con la maglietta bianca »).
E’ lì – tra i messaggi che postano foto di tessere del Pd strappate e certificati elettorali nel rotolo della carta igienica che si stavano raccogliendo quasi mille adesioni all’idea di una lista civica per ricandidare Marino, prima che a metà pomeriggio il post improvvisamente sparisse
Poi ci sono le petizioni online. Nel giro di 24 ore, quella lanciata su Change. org da Daniele Dezi – un trentenne esperto di media planning — ha superato il traguardo delle 15 mila firme sotto il titolo fin troppo creanzato: «Ignazio Marino ritiri le sue dimissioni per favore!». Motivazione: «Non può smettere proprio adesso che ha iniziato a rivoluzionare Roma ».
Seguono, in 40 punti, tutti i risultati ottenuti dal sindaco, dalla differenziata al 43 per cento alle ruspe mandate a Ostia, dal registro delle unioni civili alla cacciata dei camion-bar dal Colosseo.
«E si potrebbe andare ancora avanti — conclude l’appello – se solo riuscissimo a convincerlo a restare a governare la nostra città »
Non sono poche, 15 mila firme ( le tre petizioni per le dimissioni ne avevano raccolte in tutto poco più di una dozzina).
Quasi altrettante (alle 21 erano 14.021) ne ha ottenute finora un altro appello a Matteo Renzi, dal titolo biblico: «Nessuno tocchi Marino ».
Era stato lanciato quattro mesi fa con le firme eccellenti di Gian Giacomo Migone, Ennio Di Nolfo e Gustavo Zagrebelsky, «contro l’attacco a Ignazio Marino che serve a perpetuare lo scempio morale e politico di Roma»
Le dimissioni, naturalmente, hanno cambiato il bersaglio della petizione: «Che però prescinde da Marino — precisa Migone — perchè l’oggetto era l’attacco contro di lui. Al sindaco oggi direi quello che dissi a Occhetto quando lo fecero fuori dal partito: “Tu hai difetti gravi e qualcuno anche gravissimo, ma è per le tue qualità che ti hanno fatto fuori”. Oggi, a titolo personale, auspico che il sindaco rimanga al suo posto. Purchè d’ora in poi stia, diciamo così, un pochino più attento…».
Sebastiano Messina
(da “la Repubblica”)
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Ottobre 10th, 2015 Riccardo Fucile
PARLA LA FEDELISSIMA DEL SINDACO, ASSESSORE AL PATRIMONIO
Assessore Cattoi, lei è stata la più vicina al sindaco nel giorno più lungo. Raccontano che gli ha più
volte consigliato di resistere.
“Non è vero. Io gli ho suggerito di valutare dentro di sè non solo a livello politico ma anche a livello personale e per la sua famiglia se subire questi continui attacchi servisse alla città . E poi gli ho suggerito che evidentemente le condizioni politiche non ci sono e che però forse potevano essere spiegate e non ridotte ad una serie di scontrini”.
È vero che le giustifiche delle sue cene le scriveva lo staff?
“Lui consegnava tutti gli scontrini alla segreteria e la segreteria si è sempre occupata di tutti gli atti successivi ricostruendo le cene in base all’agenda”.
Ma perchè pagava con la carta di credito del Campidoglio cene private con la moglie?
“Pagava spese di rappresentanza. Se non erano spese che doveva fare lo accerteranno i giudici”.
Ma già ci sono state le smentite ufficiali di Sant’Egidio, dell’ambasciata vietnamita e perfino del sacerdote di Torino. Oltre a quella del proprietario della “Taverna degli amici”.
“Credo che si accerteranno errori fatti dagli uffici, ma sono convinta che, scontrini o non scontrini, le condizioni politiche non c’erano più lo stesso”.
Per quale ragione?
“Perchè il Pd e in particolare il segretario, non ha più voluto sostenere fino in fondo la giunta Marino. Mi dispiace perchè forse non c’è stata la possibità di spiegare tutto il profondo cambiamento: basta proroghe, basta affidamenti diretti, basta assuzioni clientelari”.
A proposito di assunzioni è vera la storia dei quaderni colorati e delle mail di raccomandazione ricevute da esponenti del Pd che il sindaco minaccia di rendere pubbliche?
“I quaderni li abbiamo visti perchè minacciava con quelli anche gli assessori che non producevano abbastanza. Le mail io non le ho viste, mi pare che le abbia smentite”.
Le ha mai parlato dei contenuti dei quaderni?
“No, lui mi ha detto che Odevaine era stato segnalato da più parti come ottimo capo dei vigili”
Ha fatto anche dei nomi?
“A me no. Ma lo ha detto tante volte, come ha ripetuto spesso che gli dicevano che Coratti, poi arrestato, sarebbe stato un ottimo vicesindaco”.
Perchè il sindaco non dice chi faceva pressioni?
“Deciderà lui se, come e quando”.
Qual è il colore del quaderno delle raccomandazioni?
“Non lo so, penso nero”.
Marino si è sentito tradito?
“No, è amareggiato di non essere riuscito a portare avanti un progetto di cambiamento a cui lui ha dedicato gli ultimi tre anni della sua vita. Quando gli hanno assegnato la scorta pensavo che avrebbe mollato. E invece è andato avanti. Anzi, la notte che gli hanno comunicato delle minacce, ha preso la bici ed è uscito in giro per Roma da solo senza dire niente a nessuno”.
Paolo Boccacci
(da “la Repubblica”)
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Ottobre 10th, 2015 Riccardo Fucile
LA FOGLIA DI FICO S’E’ STRAPPATA… ORA BISOGNA INVENTARNE UN’ALTRA
Se quella di Roma fosse soltanto la tragedia di un uomo ridicolo — Ignazio Marino detto Ignaro — si
potrebbe liquidarla con una grassa risata e passare oltre.
Invece è la tragedia non solo di un’intera città , incidentalmente la capitale d’Italia, ma anche di un intero sistema di potere che davanti, dietro e intorno al sindaco ha mostrato tutto il suo plateale, catastrofico, definitivo fallimento.
Marino paga colpe sue e altrui. La sua storia di chirurgo-marziano nato a Genova da madre svizzera e padre siciliano, vissuto in Inghilterra, in America, a Palermo e incidentalmente a Roma, faceva comodo a tutti nel 2013,quando Alemanno lasciava la Capitale come neanche Nerone. E il Pd, tanto per cambiare, non sapeva chi candidare.
Il centrosinistra montò su quel taxi intestandoselo come “società civile” e riuscendo a nascondere il suo pedigree politico di uomo di D’Alema (in Parlamento e alla fondazione Italiani europei) sposato dalle correnti che spadroneggiano in città : dalemiani, veltroniani (vero Bettini?), rutelliani, zingarettiani ben contenti di rifilare all’allegro chirurgo il cetriolo di una città già morta e fallita.
Anche i boss di Mafia Capitale dissero che col marziano un gancio si trovava, nella vecchia politica che gli stava dietro e nell’apparato burocratico che non muore mai. I palazzinari che controllano la stampa capitolina ci giocavano come con i pupazzi: lo coccolavano quando assecondava i loro interessi e lo infilzavano con gli spilloni quando li ostacolava.
Scandali e scandaletti si gonfiavano e si sgonfiavano a seconda delle convenienze del momento. Dieci mesi fa, quando scattò la prima retata di Mafia Capitale,si discuteva delle multe della sua Panda.
Tutto perchè lui non obbediva al Pd e ai poteri retrostanti.
Poi si scoprì che il guaio non era la Panda, ma la Banda. Della Magliana.
Il Pd ci era dentro fino al collo, come il centro e la destra: ma si salvò grazie a lui, che non s’era accorto di nulla ed era persino credibile, come Ignaro, perchè era appena arrivato.
Così Matteo Orfini — il transformer ex dalemiano, ex bersaniano, ora renziano che il Pd romano lo conosce come le sue tasche fin dalla più tenera età e dunque non può fare lo gnorri—gli montò in groppa in veste di commissario moralizzatore facendosi bello dell’altrui ignaritudine.
Marino, che fino al giorno prima attendeva l’avviso di sfratto dal Pd, iniziò a sentirsi onnipotente e a comportarsi come tale.
Per il sol fatto di non prendere mazzette,si autoconvinse di essere un gran sindaco, inamovibile e indispensabile.
Si fece persino l’idea di averli fatti lui, gli arresti: così, mentre ogni mese gli portavano via un pezzo di giunta, di maggioranza e di opposizione, sfilava davanti alle telecamere con le dita alzate a V come vittoria.
Renzi cominciò ad attaccarlo, come se spettasse a un premier mai votato sfiduciare un sindaco eletto dal popolo. Poi gli spiegarono che cacciarlo subito significava votare in autunno, alla vigilia del Giubileo, e con la certezza di perdere contro un 5Stelle qualsiasi.
Così toccò a Orfini Transformer tornare a difendere Marino e prestargli alcuni assessori di stretta osservanza: uno di Moncalieri, una di Gaeta, uno di Palermo e il vicesindaco palermitano Causi, già disastroso assessore al Bilancio di Veltroni.
Il resto lo fa la standing ovation alla festa dell’Unità col give me five della Boschi: mentre Roma continua a non governarla nessuno, Marino cade preda della sindrome del presidente francese Paul Deschanel: quello che nel 1920 all’Eliseo si arrampicava sugli alberi, nuotava nel laghetto con le papere e pescava le carpe a mani nude, cadeva giù dai treni, firmava le leggi con la N di Napoleone o la V di Vercingetorige, finiva i discorsi in piazza e se l’applaudivano li rileggeva da capo, riceveva gli ambasciatori in dèshabillè indossando solo il cordone della Legion d’Onore. Ignaro, finge di non vedere che il Pd l’ha di nuovo scaricato con la pantomima della badante Gabrielli e la scusa delle sue vacanze in America (come se non fossero un suo diritto e se la sua presenza a Roma potesse evitare il funeral show Casamonica).
E porta acqua al mulino dei suoi accusatori tornando negli Usa. Millanta inviti vaticani,ma il Papa smentisce.
Dice che la trasferta è gratis, ma si scopre che è costata al Comune 20 mila euro.
E quando i 5 Stelle e il Fatto tirano fuori le spese “istituzionali” con la carta di credito del Comune, minaccia querele, grida al complotto, poi racconta cene mai avvenute con giornalisti,direttori sanitari, ambasciatori vietnamiti, preti,rappresentanti di Sant’Egidio e della World Health Organization
Il problema non è penale, a dispetto dei tartufi renziani che si tengono tre inquisiti al governo e il condannato De Luca in Campania e usano contro Marino l’indagine dovuta della Procura sulla denuncia M5S.
E nemmeno morale: se fosse un ladro, Marino non ruberebbe 20 mila euro a cena, con tutti i milioni che gli passano sotto il naso.
È politico: un sindaco inefficiente e pure sospettato di aver mentito, visto che nessuno ricorda più di aver cenato con lui.
Un po’come il Pd e Sel, che non ricordano di averlo candidato e difeso anche quand’era indifendibile (“parliamo di politica, non di scontrini” salmodiava Orfini ancora l’altroieri).
Un po’ come il centrodestra, che dimentica di aver fatto molto peggio.
E un po’ come molti dei 664.490 romani che due anni fa l’hanno eletto e ora sono pronti a lapidarlo.
La foglia di fico s’è strappata, bisogna inventarne un’altra.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 10th, 2015 Riccardo Fucile
“QUANDO ABBIAMO SCOPERTO LE DOPPIE NOTE SPESE E I SUOI RAPPORTI CON ALTRI OSPEDALI AMERICANI, GLI ABBIAMO IMPOSTO LE DIMISSIONI”
Al 600 di Grant street dicono che quel nome – Ignazio Marino – vogliono solo dimenticarlo.
“Era un chirurgo, trapiantava organi. Non era indispensabile, ci ha creato tanti problemi”. Davanti alla fontana che spruzza acqua rosa, sotto la sede distribuita su venti piani, parlano due dirigenti del Medical center universitario di Pittsburgh, l’Upmc che gestisce venti ospedali nella Pennsylvania dell’Ovest e trentotto centri oncologici negli Stati Uniti: “Il dottor Marino si è formato da noi, ha iniziato a operare con noi, gli abbiamo affidato il centro di Palermo, una frontiera in Europa. Poi abbiamo scoperto le doppie note spese, i suoi rapporti con altri ospedali americani. Gli abbiamo imposto le dimissioni dall’Ismett di Palermo e non avremmo voluto più occuparci di quella storia, nè del medico italiano. Avremmo solo sperato nel silenzio”.
Invece quel medico italiano, 650 trapianti in carriera, 213 pubblicazioni, ambizioso non solo come clinico, a 51 anni è stato fatto senatore, a 54 si è candidato alla guida del Partito democratico (perdendo) e a 58 si è lanciato nella campagna per diventare sindaco di Roma, mayor come dicono qui. E ha vinto.
“Eravamo sorpresi che della storia degli ottomila dollari contestati non si fosse detto più nulla, ma noi non avevamo alcun interesse a sollevare un caso”, dicono ancora gli amministrativi subito dopo aver chiesto di non essere citati.
L’Upmc aveva chiuso ogni rapporto con il dottor Marino come tante volte succede, e invece a tredici anni di distanza “siamo di nuovo qui”.
A riprendere in mano vecchi dossier, rileggere audit interni che rimandano a scontrini fiscali. “Sì, dopo tredici anni confermiamo: il dottor Marino aveva creato una doppia contabilità per le spese di trasferta. Una richiesta di rimborso la consegnava al suo centro di Palermo, l’Ismett appunto, e una alla nostra sede. Avevamo prove evidenti che la cosa fosse andata avanti per mesi e che fosse una scelta consapevole, non un caso, tantomeno un errore. Abbiamo agito subito, allora. Il 6 settembre 2002 inviammo un fax all’ospedale di Palermo e il dottor Marino nell’arco di mezza giornata controfirmò tutte le nostre condizioni. Aveva chiesto lui di dimettersi alcune settimane prima, il sei settembre abbiamo accettato senza esitazioni. Abbiamo chiuso lì ogni rapporto: uno dei nostri quattromila medici aveva perso la nostra fiducia, ma la carriera politica del dottor Marino non ci ha mai permesso di abbandonare quel dossier”.
E’ qui, dove la confluenza di Allegheny e Monongahela forma il fiume Ohio, non lontano dal Canada, che Ignazio Marino ha conosciuto i primi guai con le ricevute per le cene, qui che ha subito un oltraggio alla sua carriera e al consolidato orgoglio. Cresciuto sfiorando un nume tutelare della trapiantologia moderna, Thomas Starzl, che nel 1963 innestò il primo fegato su un bimbo di tre anni, nel 1997 Marino riuscì a farsi affidare da Jeffrey A.
Romoff la direzione dell’Istituto Mediterraneo per trapianti e terapie ad alta specializzazione, ottanta posti letto voluti a Palermo dal governatore Cuffaro e inaugurati due anni dopo.
In quelle stagioni siciliane, oltre ad operare in sala, il dottor Marino iniziò a sperimentare l’arte dell’amministrazione pubblica, palestra per una futura politica già avvistata.
“Gestivo venti milioni l’anno”, ha raccontato. Ma è sulle minuzie che arrivano le contestazioni.
Un precedente che tornerà negli anni da sindaco, una coazione a ripetere che taglierà le gambe prima a un chirurgo scalatore e poi a un intraprendente politico.
Ottomila dollari contestati in nove mesi (in attesa di controllare a ritroso i cinque anni precedenti). Una piccola cresta.
Messa così, nero su bianco il 6 settembre 2002, dal superpresidente Romoff: “Riteniamo di aver scoperto una serie di irregolarità intenzionali e deliberate con note scritte da lei a mano e sebbene le ricevute siano per gli stessi enti, i nomi delle persone indicate sulle ricevute presentate a Pittsburgh non sono gli stessi di quelli presentati all’Upmc di Palermo”.
Dozzine di ricevute duplicate, scrisse il presidente. Irregolarità intenzionali e deliberate, sottolineò. Dimissioni immediate, da controfirmare seduta stante.
“Come restituzione dei rimborsi spese doppi da lei ricevuti accetta di rinunciare a qualsiasi pagamento erogato dall’Upmc ai quali avrebbe altrimenti diritto, compreso lo stipendio per il mese di settembre 2002”.
Ci sono anche le ferie pagate, eventuali malattie accumulate. Nulla da pretendere per il futuro da parte del direttore Ismett per rientrare degli 8.000 dollari.
A Marino fu concessa una settimana per liberare l’ufficio di Palermo, gli venne indicato nome e cognome della persona a cui lasciare auto, chiavi dell’auto e dell’appartamento, telefonino, cercapersone, computer portatili, carte di credito aziendali, gli fu anche intimato di non fare ritorno a Pittsburgh.
“Tutti i libri e i giornali acquistati da noi dovranno restare nell’ufficio di Palermo”, scrisse Romoff, “e se lei deciderà di trattenerne qualcuno potrà acquistarli a un prezzo ragionevole”.
Oltre alle cene, si scopre oggi, il dottor Marino chirurgo di trapianti aveva l’abitudine – secondo gli accertamenti dell’audit dell’Upmc – di mettere in doppia contabilità tutte le spese personali.
“C’è una fattura, rimborsata sia a Pittsburgh che a Palermo, sulla ricarica d’inchiostro per la penna stilografica del medico”. Otto euro e quaranta, richiesti due volte.
Ignazio Marino successivamente avrebbe detto che, in realtà , quei fogli erano solo un fax di presa visione, che l’università di Pittsburgh gli era diventata ostile perchè lui si era accordato per un nuovo incarico direttivo con l’ospedale Thomas Jefferson di Philadelphia, che era stata una sua scelta quella di dimettersi da Palermo quando aveva scoperto che in una gara d’appalto c’era un’azienda in odor di mafia e in corsia le pressioni per favorire alcuni clinici erano diventate opprimenti.
Oggi i dirigenti dell’Upmc, qui a Pittsburgh, ribadiscono: “Nel 2002 il dottor Marino controfirmò una lettera di dimissioni immediate e quelle dimissioni dipesero soltanto dalla sua condotta contabile, non c’entrano Palermo nè Philadelphia. Non è neppure vero che i controlli erano partiti dopo una segnalazione del medico, fu un’iniziativa del nostro audit di fronte a conti che non tornavano. Dopo quella lettera, sottolineaiamo, non c’è stata alcuna transazione e, d’altro canto, il dottor Marino non ci hai mai querelato nè per falso nè per danni subiti”.
Querela che, pure, il medico aveva promesso.
Il chirurgo romano riottenne, con la mediazione dell’avvocato Vittorio Angiolini, il pc utilizzato all’Ismett, alcune pubblicazioni e studi in archivio a Palermo.
Tre anni dopo il senatore sarebbe riuscito a prendere 90 mila euro di risarcimento da parte di quattro giornali italiani e tredici giornalisti.
Il Tribunale civile di Milano aveva riconosciuto un danno alla sua carriera nei modi in cui l’offesa di Pittsburgh era stata raccontata.
Corrado Zunino
(da “la Repubblica“)
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Ottobre 9th, 2015 Riccardo Fucile
IN TRINCEA PER LASCIARE CICATRICI SUL PD…SABATO SERA DA FAZIO CON I SUOI DIARI DOVE ANNOTAVA TUTTO
È il momento delle trincee e della guerriglia. Da dove il sindaco dimissionario – per ora a parole – intende colpire Renzi e il Pd.
Obiettivo, lasciare un segno, sfregiare il volto vittorioso di chi lo ha abbandonato.
La prima trincea nella quale Ignazio Marino è pronto a scendere, e dalla quale è pronto a colpire, è la televisione.
Il sindaco non ancora dimissionario ha scelto, per fare il cattivo, un luogo comunicativamente buonista: ‘Che tempo che fa’, la trasmissione condotta da Fabio Fazio e che andrà in onda sabato sera.
“Dopo mesi di attacchi, umiliazioni e accuse infondate, adesso racconterò la mia verità ”, va dicendo Marino nel day after a chi lo incrocia nei corridoi del Palazzo Senatorio.
Il primo cittadino prova a conservare la freddezza del chirurgo e ringrazia tutti i collaboratori dicendo che è stata una “bellissima avventura”, ma prima di dire addio al Campidoglio vuole lasciare un segno. O meglio una cicatrice.
Vuole ferire il Pd e Matteo Renzi, che come minimo giudica “ipocriti” e “traditori”, e vuole rispondere a muso duro al suo partito dopo essere stato scaricato “brutalmente” e per motivi che “esulano dagli interessi dei cittadini”.
Nel giorno successivo al grande trauma – ma “io reggo bene lo stress perchè so che cosa significa operare le persone a cuore aperto” – a Marino sono arrivati messaggi, diretti e indiretti, da parte di alcuni dem che lo hanno invitato ad evitare in questo momento inutili vendette.
Marino ha risposto loro con queste parole: “Io non sono una persona vendicativa, ma soltanto una persona che ama la verità ”.
Parole che lasciano capire che il sindaco, che porta con sè i quaderni colorati su cui in questi ventotto mesi di mandato ha annotato ogni singolo dettaglio, ha deciso di estrarre di volta in volta da quelle pagine qualche pillola che serve secondo lui a raccontare la sua versione dei fatti e secondo i suoi avversari e i suoi ex amici a contenere i veleni del rancore.
Il primo sfregio intanto riguarda il giallo delle dimissioni, in una nera giornata.
Per tutto il pomeriggio la domanda che il Pd è stato costretto a porsi è stata la seguente: “Le ha date o non le ha date? Le ha formalizzate o no?”.
E poi, ecco la risposta che si sono dati a vicenda: “Quest’uomo è capace di tutto”.
E infatti a fine serata si scopre che le dimissioni non sono state ancora formalizzate, nonostante il vicesindaco Marco Causi in mattina avesse parlato di lettera protocollata.
In realtà Marino è ancora ufficialmente sindaco. Qualcuno sintetizza questa mossa parlando di “scaramucce politiche” per far entrare il partito in fibrillazione.
È anche possibile però che ci siano ancora degli atti che il sindaco vuole compiere da primo cittadino in carica. Comunque sia lunedì, stando a quanto è stato annunciato, ma con Marino tutto può succedere, il sindaco formalizzerà le dimissioni e da allora avranno inizio i venti giorni durante i quali potrà ripensarci.
Ma è più probabile che utilizzi questo periodo, che si prospetta lungo, per far tremare il Pd.
Marino, arrivato nella sua stanza intorno alle 10, ha trascorso l’intera giornata a lavoro con i suoi collaboratori.
Ha incontrato il vicesindaco e l’assessore alla Legalità , Alfonso Sabella. Quest’ultimo è l’ex magistrato che non l’ha lasciato nel momento più difficile. Insieme hanno studiato un po’ le carte, tutte le pratiche in sospeso e hanno riflettuto su cosa fare nei prossimi venti giorni.
“Al netto degli errori politici, il più grande è stato fidarmi di chi mi ha tradito, sono orgoglioso delle cose fatte”, ha detto Marino, mentre analizza un altro capitolo, quello che al momento è per lui il più importante.
Chi sarà il commissario che traghetterà il Comune fino alle prossime elezioni e che presenzierà all’apertura della Porta Santa del Giubileo? La speranza nel Palazzo Senatorio è che sia proprio Sabella, il quale non conferma e non smentisce: “Valuterò ogni possibilità ”.
Il sindaco ha cancellato dalla sua agenda tutti gli appuntamenti tranne uno, a cui ha detto di tenere particolarmente. Si tratta del matrimonio di una coppia di amici suoi, Jamie (neanche a dirlo è americana) e Matteo.
Uscendo da Palazzo Senatorio con la fascia tricolore per andare nella sala Rossa, Marino si è limitato a dire “sto molto bene, vado a celebrare l’amore”.
E durante il rito ha letto una poesia di Plabo Neruda. È quella che legge sempre in queste occasioni ma in questo caso ha un sapore diverso, se letta da un uomo rimasto solo. Il titolo è “Se saprai starmi accanto”.
Marino che in pratica accanto a lui non ha più nessuno nel pomeriggio legge la richiesta che arriva da Sel di presentarsi in Aula per una verifica.
La sinistra gli chiede un cambio di rotta e sarebbe disposta a sostenerlo, ma per Marino ormai si tratta solo di una vigliaccata.
(da “Huffingtonpost)
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Ottobre 9th, 2015 Riccardo Fucile
GASSMANN E FIORELLO GLI ESPRIMONO SOLIDARIETA’ E PARTE UNA PETIZIONE SU CHANGE
La politica italiana lo ha scaricato brutalmente, i sindaci delle altre grandi città del mondo no. 
All’indomani delle dimissioni forzate, per Ignazio Marino è arrivata la solidarietà di alcuni illustri colleghi.
Prima il sindaco di New York Bill de Blasio che ha ringraziato il primo cittadinio uscente definendolo uno dei leader italiani che lo hanno ispirato, poi quello di Parigi Anne Hidalgo, che su Twitter ha rivolto un messaggio affettuoso nei confronti di Marino. “Un pensiero per Ignazio Marino – ha scritto – resterà per me il sindaco che ha osato affrontare la mafia”.
La petizione su Change.org
Non solo, a Marino è arrivata anche la solidarietà dalle Rete e su Change.org è partita la petizione per chiedere al sindaco uscente di ritirare le dimissioni.
Petizione che dopo neanche 24 ore ha raggiunto circa 13 mila adesione. Con lui si è schierato anche l’ex vicesindaco Marco Causi: “In queste ore legittimamente ci sono i difensori di Marino e i detrattori. Visto le scelte che ho fatto – ha scritto – mi sento di far parte del primo partito perchè se non la pensassi così non sarei venuto qui il 28 luglio, non avrei messo tutto il mio lavoro per sostenere Marino, questa Giunta e l’attività amministrativa in una fase storica così importante”
Solidarietà è arrivata anche da parte del mondo dello spettacolo.
“Saluto Ignazio Marino nel momento in cui non lo saluta nessuno, malgrado tutto”, ha scritto su Twitter Alessandro Gassmann, promotore della campagna Roma sono io, proprio contro la sporcizia della città .
Con ironia, Rosario Fiorello ieri aveva scritto invece: “”Da domani – ironizza Fiorello – tutte le buche di Roma si autotapperanno. Non ci sarà più traffico e sparirà il malaffare!”, puntualizzando poi che che “non è perchè Marino si è dimesso i problemi di Roma sono risolti”
(da “Huffngtonpost”)
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