Ottobre 9th, 2015 Riccardo Fucile
LE DICHIARAZIONI DELL’ESPONENTE PD ORA GLI SI RITORCONO CONTRO: “MA ALLORA E’ IL PD CHE FA IL GIOCO DELLA MAFIA?”
“A Roma la linea dei grillini non cambia: attaccare il Pd e dimettere Ignazio Marino. Segnalo con affetto che è la stessa linea della mafia”.
I tweet, come i diamanti, sono per sempre.
Come quello del 27 marzo scorso, con il quale il presidente del Pd e sponsor fino a ieri di Marino sindaco, Matteo Orfini, accusava il Movimento 5 Stelle di essere sulla “stessa linea della mafia” per la sua richiesta di dimissioni dell’ex sindaco.
Ora che il Partito democratico ha scaricato Ignazio Marino, costringendolo a dimettersi per gli scontrini sospetti delle cene istituzionali, il tweet si ritorce contro: “Mi fanno giustamente notare che fino a quando chiedevamo noi le dimissioni di Marino per @orfini era la linea della mafia. Ora è legalità “, commenta la deputata 5 Stelle Giulia Di Vita.
E il tweet di Orfini circola tantissimo sui social network.
Perchè le pressioni per “accompagnare” il sindaco Marino all’uscita del Campidoglio ci sono state, al netto delle smentite ufficiali dei vari esponenti del partito democratico.
Il paragone M5S-mafia il presidente del Pd lo ripresentò anche in un’intervista a Repubblica del 5 giugno scorso: “Chiedere le dimissioni della giunta Marino è fare il gioco della mafia”. “È la stessa linea della mafia – aggiunse – Chi preme perchè la giunta Marino vada via sono il Movimento 5Stelle, Salvini e la mafia. Vedano loro se si sentono in buona compagnia”.
Gli assessori Pd sono stati i primi a lasciare la barca che stava affondando.
Prima ancora che lo facesse il sindaco.
E ora in tanti si chiedono perchè il sindaco è stato dimissionato, se secondo il suo partito si stava battendo, e con successo, contro la mafia della Capitale.
Così c’è chi fa notare: “Orfini il 27 marzo: attaccare il Pd e dimettere #Marino è la stessa linea della mafia. Ieri il Pd lo fa dimettere”.
O chi chiede: “Alla fine della giostra il Pd avrebbe fatto dimettere Marino. Stessa linea della mafia come da lei ipotizzato con il M5S?”.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 9th, 2015 Riccardo Fucile
E MARINO FIRMA UN ASSEGNO DI 20.000 EURO
«Sto bene»: il day-after di Ignazio Marino, cominciato con l’assedio di cronisti e fotografi sotto casa
fin dalle prime ore della giornata, a metà mattina si colora con una mossa imprevista.
Il sindaco, dopo essere entrato nel palazzo Senatorio del Campidoglio da un ingresso secondario per eludere giornalisti e tv, scende in piazza fra la folla: «Sto molto bene. Sto andando a celebrare un matrimonio» ha detto, dirigendosi verso la sala Rossa, protetto dalla scorta mai così numerosa come in questi giorni.
La coppia degli sposi, Jamie, attrice americana in abito corto, e Matteo, italiano, ha ascoltato il sindaco leggere una poesia di Neruda prima di potersi scambiare anelli e bacio. «Il momento più bello è stato quando ha recitato la poesia sull’amore e questo è stato commovente», ha raccontato Jamie, emozionata.
Una parentesi serena, quella del matrimonio, in una giornata ancora segnata dalle polemiche per il sindaco, che poco le 14 ha formalizzato le dimissioni annunciate la sera precedente.
L’attacco ai giornali
Marino ancora una volta se l’è presa con i giornali: «Leggo su alcuni quotidiani frasi virgolettate che mi vengono attribuite. Le smentisco categoricamente: si tratta di falsità che non ho mai pronunciato. Vedo che si parla di mie telefonate con Matteo Orfini che non sono mai avvenute, vedo mie frasi su inesistenti mail di Walter Veltroni pubblicate a firma di Giovanna Vitale su La Repubblica, frasi uscite sul Corriere della Sera in cui mi si attribuisce che “ora farò i nomi”. Tutto ciò è falso e sono costretto ancora una volta a procedere con le querele oltre alle richieste di danni in sede civile».
Il giallo delle dimissioni
Nelle prime ore della mattinata si era intanto aperto un giallo sul passo indietro del sindaco. Alle 9 era convocata l’Assemblea capitolina per discutere vari provvedimenti, ma soprattutto c’era attesa per le comunicazioni di Marino a proposito delle dimissioni.
In aula è mancato il numero legale e la seduta è stata subito chiusa. Il Movimento 5 stelle è andato all’attacco: «Il sindaco è ancora sindaco al cento per cento perchè secondo l’articolo 53 del Testo unico per gli enti locali le dimissioni devono essere ratificate dal Consiglio e solo da quel momento partono i venti giorni prima della nomina di un commissario» ha dichiarato Daniele Frongia, capogruppo capitolino dei grillini: «Aspettavamo il sindaco per accogliere le sue dimissioni ma, pur essendo lui giunto in Campidoglio, non è arrivato in aula e i consiglieri di maggioranza non si sono presentati non assicurando il numero legale».
«Una volta protocollate in maniera ufficiale le dimissioni, cosa che avverrà oggi, ci sono 20 giorni di tempo per chiudere i lavori affrontati in questi mesi. Non è necessaria la comunicazione in Aula dell’atto» ha replicato la presidente dell’Assemblea capitolina, Valeria Baglio.
L’assegno da 20 mila euro
Da quanto emerso dal suo staff, giovedì mattina Marino, come promesso, ha firmato e consegnato alla ragioneria del Comune di Roma l’assegno che copre tutte le spese di rappresenta sostenute con la carta di credito comunale dalla sua elezione in poi. L’assegno, ha poi detto Alfonso Sabella, ammonta a 19.704 euro.
L’apertura di Sel
E mentre dal Pd sono arrivati anche venerdì mattina segnali di gelo nei confronti del sindaco, una piccola apertura è giunta da Sel: «Noi vogliamo andare avanti con il programma elettorale: è giusto chiedere al sindaco un cambio di rotta, la verità , il rispetto del mandato. Altrimenti può anche confermare le sue dimissioni» ha scritto su Facebook Gianluca Peciola, capogruppo Sel in Campidoglio.
Causi: meriti di Marino superano i suoi errori
«Sono assolutamente convinto che i meriti che anche storicamente verranno riconosciuti all’attività del sindaco Marino, sono enormemente superiori agli errori che pure potrebbe aver fatto. Il primo merito è quello di aver risanato il bilancio del Comune di Roma» ha invece detto Marco Causi, deputato del Pd e vicesindaco dimissionario della giunta capitolina.
«Sono convinto che Ignazio Marino potrà affrontare il procedimento relativo alla sua carta di credito e sono convinto che ne uscirà a testa alta e più serenamente senza le responsabilità di sindaco» ha poi aggiunto.
(da “il Corriere della Sera”)
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Ottobre 9th, 2015 Riccardo Fucile
L’OPINIONE PUBBLICA CAMBIA VERSO E SENTE PUZZA DI BRUCIATO E I MEDIA CORRONO AI RIPARI
Povero Crozza, che starà buttando via i pezzi già registrati della telenovela “Marino il Sindaco” per commutare su “Marino 2, la vendetta”.
Mentre i talk già pregustano le carte promesse dal dimissionario, con le liste dei compromettenti e negati favori richiesti al chirurgo in due anni e passa di sindacatura.
E già nei bar, sentito con le nostre orecchie alle sette di questa mattina, si è cambiato il ritornello: da “è colpa di Marino” a “sti figli de na’ mignotta, daje e daje so’ riusciti a farlo fuori”.
E perfino su Francesco, il Papa Perfetto, abbiamo sentito nelle stesse chiacchiere di primissima mattina, allungarsi un’ombra, per avere maramaldeggiato pure lui (e il suo collaboratore, con l’alibi dell’inganno telefonico, un vero scherzo da prete), magari perchè Marino ha spinto sul registro delle Unioni Civili.
Insomma, se qualcuno aveva scambiato la asserita, dilagante impopolarità del “sindaco inadatto al ruolo” per un ritorno di popolarità di quelli impegnati a sbarazzarsene, gli stessi si accorgeranno in un battibaleno che l’opinione pubblica segue percorsi misteriosi e dipende dai mediatori dei media assai meno di quanto questi pensino o sperino.
Così, sediamoci in poltrona e aspettiamo che tutti e sei i talk show di prima serata, col rincalzo di Porta a Porta e l’ulteriore apporto di Sky News, scoprano il contrario di quanto hanno fin qui spiegato e cioè, nell’ordine: che la storia degli scontrini è una vergognosa strumentalizzazione; che i Casamonica sono nemici di Marino e viceversa; che Mafia Capitale era l’alternativa elettorale a Marino; che un sindaco ha diritto ad andarsene in ferie dove vuole, anche in America; e che forse la vera colpa di Marino è di aver cercato di arruffianarsi il Papa che, sentito il crescente puzzo di bruciato, si è tirato fuori dalla mischia con un “quello? Io non l’ho invitato”.
Ci sono tutti gli elementi insomma, dal complotto dei poteri forti fino al destino del Masaniello di turno, per imbastire racconti appassionanti, secondo il format collaudatissimo dell’eroe in disgrazia che cerca di risalire la china del destino.
Con l’aiuto dei conduttori, e il coevo echeggiamento della proiezione di Suburra, tra poco nei cinema.
Ne dovrà fare, dunque, di sforzi il Pd per convincere gli elettori che l’abbattimento di Marino (in parte, certo, l’auto abbattimento di uno che alla fine inciampa nelle proprie scarpe) non significhi il ritorno di “quelli di prima”.
Su questo si giocheranno le elezioni a primavera prossima. E anche molti share nel frattempo
Del resto, perfino a casa nostra stamattina ci ricordavano la battuta di Frank Underwood (House of cards): “Quelli che sono al vertice della catena alimentare non possono avere nessuna pietà . Esiste una regola sola: o cacci oppure vieni cacciato”.
Stefano Balassone
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 8th, 2015 Riccardo Fucile
QUANDO IL BUE DICE CORNUTO ALL’ASINO… MARINO FARA’ PERDERE IL PD… IL FRAZIONAMENTO POTREBBE FAR VINCERE UN CINQUESTELLE, GRILLO PERMETTENDO
Chi pensa che Marino, con le dimissioni annunciate, non inciderà sull’elezione del futuro sindaco di Roma non conosce il personaggio.
Ma andiamo per ordine e ristabiliamo alcune verità .
Le “debolezze” di Marino erano ben note fin dall’inizio della sua candidatura a sindaco, sarebbe bastato approfondire i motivi del suo distacco dall’università americana presso cui svolgeva la sua professione.
Una certa propensione ai rimborsi taroccati gli aveva già causato qualche guaio: piccole cose, ma che avrebbero dovuto portare una persona intelligente a evitare di candidarsi a sindaco sapendo da un lato che in certe debolezze ci sarebbe ricascato e dall’altro che lo avrebbero sezionato ogni giorno alla ricerca di qualche magagna.
E’ altrettanto vero che Marino è stato osteggiato fin dall’inizio dal suo partito: non essendo romano e non facendo parte di quel sistema corruttivo che nella capitale decide non solo gli affari, ma anche chi deve fare il consigliere comunale, era evidente che non avrebbe avuto vita facile.
Che abbia cercato di cambiare le cose è indubbio, che lo abbia fatto nel migliore dei modi non si può dire.
Quindi se da un lato è giusto che lasci, fa riflettere quel fronte sospetto unitario che lo voleva politicamente morto: un fronte che va dalla destra alla sinistra, a cui evidentemente il suo agire dava un comune fastidio.
E ieri ne abbiamo avuto una immgine emblematica: dentro il Campidoglio chi, pur del suo partito, lo stava pugnalando su mandato di terzi, fuori una massa di buoi che davano del cornuto all’asino.
Soggetti politici di pseudodestra che hanno governato con Alemanno, condividendone scelte politiche scellerate senza mai obiettare su nomine, assunzioni e scandali che inveivano contro “il corrotto” Marino.
Una destra romana che farebbe bene a chiudersi in casa per almeno un decennio per averne infangato il nome e ormai più prossima a frequentare aule di tribunale che a rappresentare i cittadini, ma che avviava in piazza una discussione su chi abbia rubato di più.
Senza accorgersi che se oggi esulta perchè Marino si è dimesso, questo vuol solo dire che questa destra può ora perdere tranquilla le elezioni, sapendone la scadenza.
Perchè i romani in Mafia capitale hanno ben compreso che destra e sinistra cittadina ci sono dentro fino al collo.
Dopo un periodo di commissariamento in primavera si andrà al voto con una frammentazione di candidature: da una parte con le solite inutili Meloni, con Salvini che alla fine la appoggerà costringendo i poundisti a diventare sostenitori della grande sorella e con Forza Italia che cercherà di riportare senza successo Marchini alle sue origini.
Mentre dall’altra arriverà l’ex turco Orfini con qualche martire renziana di stretta osservanza e tacco 12 o magari qualche ex questurino.
Ma se Marino presenta una sua lista (e il tipo è vendicativo assai) ci sarà da ridere.
Tutto fa pensare che alla fine dei giochi possa prevalere un Cinquestelle, se non sbagliano candidato. Ma forse ci penserà come sempre Grillo in persona a farli perdere.
Nell’anno del Giubileo si fa presto a finire giubilati.
L’importante è che la destra festeggi: c’è anche chi ama l’orchestrina ai propri funerali, Casamonica docet.
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Ottobre 8th, 2015 Riccardo Fucile
DOPO IL TUTTI CONTRO UNO, MARINO EVITA LA MOZIONE DI SFIDUCIA MA NON E’ DETTO CHE ORA SI SILENZI
Ignazio Marino non è più sindaco di Roma. Il primo cittadino si è arreso dopo una giornata frenetica. 
«Tutto il mio impegno ha suscitato una furiosa reazione. Sin dall’inizio c’è stato un lavorio rumoroso nel tentativo di sovvertire il voto democratico dei romani. Oggi quest’aggressione arriva al suo culmine», scrive il sindaco, nel messaggio in cui motiva la sua decisione.
E continua: «Esiste un problema di condizioni politiche per compiere questo percorso. Queste condizioni oggi mi appaiono assottigliate se non assenti. Per questo ho compiuto la mia scelta: presento le mie dimissioni».
«POTREI RITIRARLE ENTRO 20 GIORNI»
Delle dimissioni che potrebbero essere ritirate. «Presento le mie dimissioni. Sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni», aggiunge Marino. «Non è un’astuzia la mia – assicura – è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche».
Nella lettera il sindaco fa anche riferimento alle critiche sulle spese : «Nessuno pensi o dica che lo faccio come segnale di debolezza o addirittura di ammissione di colpa per questa squallida e manipolata polemica sulle spese di rappresentanza e i relativi scontrini successivamente alla mia decisione di pubblicarli sul sito del Comune».
E conclude: «Non nascondo di nutrire un serio timore che immediatamente tornino a governare le logiche del passato, quelle della speculazione, degli illeciti interessi privati, del consociativismo e del meccanismo corruttivo-mafioso che purtroppo ha toccato anche parti del Pd e che senza di me avrebbe travolto non solo l’intero Partito democratico ma tutto il Campidoglio».
LA PRESSIONE DI PD E SEL
Nelle ultime ore l’avevano lasciato anche il vice sindaco Marco Causi e due assessori Stefano Esposito (Trasporti) e Luigina Di Liegro (Turismo).
Il primo cittadino aveva provato a resistere: «Chi non difende la mia giunta vuole rimettere la città nelle mani dei mafiosi». Ma la pressione di Pd e Sel, pronti a sfiduciarlo, è stato troppa. «È finita. Si va a casa», confermavano fonti del Partito democratico.
Nel pomeriggio c’è stato anche l’incontro tra il commissario del Pd Matteo Orfini e il segretario Sel Paolo Cento. Di fronte al ritardo delle dimissioni di Marino i due avevano concordato la linea dura: sfiduciare in Aula il primo cittadino.
CHE SUCCEDE?
Renzi, dopo mesi di accelerazioni e frenate, ha deciso di abbandonare il sindaco. «Marino fuori controllo, se non ci garantisce più neanche la figura di sindaco onesto e integerrimo che si era costruito in questi mesi, e per la quale gli abbiamo perdonato di tutto, allora per Marino siamo al game over», commentavano ieri dall’«unità di crisi» informale messa in piedi dai dem per Roma.
Palazzo Chigi conta ora di affidare alla tutela del prefetto Franco Gabrielli la traversata fino alle elezioni del 2016.
Il nome che gira con maggior insistenza per il dopo-Marino è quello di Matteo Orfini, commissario del partito per Roma.
Non la prima scelta dei vertici Pd che, anche in chiave anti-Cinquestelle, vorrebbero puntare sul vicepresidente della Camera Roberto Giachetti.
Ma il diretto interessato ha fortemente e ripetutamente smentito di volersi candidare, lasciando poche alternative a Orfini. Anzi, una sola: lo stesso prefetto Gabrielli.
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Ottobre 8th, 2015 Riccardo Fucile
L’AFFONDO DEL SINDACO DURANTE UNA CONVULSA RIUNIONE DI GIUNTA… RENZI, ORFINI E IL PD LO SCARICANO, MA LUI NON MOLLA
Da un lato l’assedio. Dall’altro la resistenza a oltranza.
Ignazio Marino, nel corso di una riunione di giunta, non molla: “Se cado io a Roma tornano gli affidamenti diretti e il malaffare”. È una battaglia.
Pochi minuti prima, Stefano Esposito, l’assessore sceriffo che ha bonificato Ostia, ci era andato giù duro: “Sindaco, non giriamoci attorno, non ci sono più le condizioni. Io mi dimetto”.
Assieme a Esposito, anche il vicesindaco Marco Causi aveva rassegnato le dimissioni, poi l’assessore Rossi Doria.
Ma Marino è un fiume in piena: “Chi non difende la mia giunta vuole rimettere la città nelle mani dei mafiosi”.
Causi ed Esposito si guardano esterrefatti, perchè i primi che non difendono la giunta sono Renzi e Orfini. Brusii in giunta: “Ma come, quello fa i casini sui rimborsi spese e invece di dimettersi dà del mafioso a chi chiede le sue dimissioni?”.
L’assedio, appunto. Concordato con palazzo Chigi.
Nel giro di telefonate notturne Matteo Renzi e Matteo Orfini hanno messo a punto la linea sul Campidoglio: “Ora basta, o Marino se ne va lui o cacciamo”.
Marino però resiste a oltranza. Con lui ci sono pezzi di Pd.
Non solo molti presidenti di quartiere, ma mezzo gruppo consiliare del Pd che non vuole andare a casa.
Tra i mariniani di ferro anche gli l’assessori Francesca Danese, Alessandra Cattoi, Estella marino.
A palazzo Chigi confidano nella capitolazione nelle prossime ore. La certezza è che entro sera il premier si aspetta le dimissioni di Marino. Altrimenti l’assedio continua. A oltranza. Come la resistenza di Marino.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 8th, 2015 Riccardo Fucile
“IL PD SI DIMETTE PER DUE CENE, NON PER MAFIA CAPITALE”
La notizia delle probabili imminenti dimissioni di Ignazio Marino ha scatenato i commenti dei
cittadini romani, ormai esasperati e stanchi dopo mesi di una amministrazione coinvolta in scandali come Mafia Capitale, i funerali di Vittorio Casamonica, i disagi Atac e infine persino una polemica con papa Francesco.
Tuttavia nei social network come Facebook e Twitter, numerosi utenti invitano il sindaco a resistere oppure si schierano apertamente al suo fianco, puntando il dito contro il Pd che insieme a Matteo Orfini ha voltato completamente le spalle a Marino e ha deciso di non sostenerlo a causa dell’ultima polemica sulla carta di credito.
“Gli assessori si dimettono pe’ du cene e non per Mafia Capitale. Complimenti al Pd”, cinguetta un commentatore che poi aggiunge ironicamente: “Tutto ‘sto casino per le dimissioni di un vicesindaco”.
Il tono è spesso scherzoso: “Raga serve acqua e viveri mediscinali e coperte pe assiste Marino che s’è baricato ‘n Campidojo fate girà “.
E anche nella pagina Facebook di Marino i fan lo difendono: “Eri troppo una persona perbene”.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 8th, 2015 Riccardo Fucile
LE TROPPE DICHIARAZIONI INESATTE SU PRANZI E CENE
L’ultima dichiarazione di Ignazio Marino che non corrisponde al vero è quella firmata il 5 maggio del 2015: “Con riferimento al pagamento di euro 125,00 effettuato in data 4 maggio 2015 in favore del ristorante ‘Tre Galli’ di Torino, con la carta di credito per la carica di sindaco, dichiara sotto la propria responsabilità che detto pagamento è relativo a una cena offerta per motivi istituzionali a don Damiano Modena incontrato ad Alessandria in occasione della presentazione del suo libro. In fede. Prof. Ignazio R. Marino”.
Peccato che la cena fosse a Torino e don Damiano Modena, dopo la presentazione, abbia dormito ad Alessandria.
Marino, ha raccontato il prelato al Corriere della Sera ieri, andò via prima della fine dell’incontro.
Al ristorante di Torino “I tre Galli” raccontano: “Marino quella sera era con 4 persone. Uno di loro prese solo un tè perchè non stava bene. Gli altri hanno mangiato con lui”.
Chi a bevuto il Gattinara Tre vigne da 37 euro?
Chi ha mangiato i due piatti di agnolotti e i due sottofiletti di fassona più una selezione di formaggi per un conto di 125 euro?
Mistero, buffo certo, ma mistero.
Se Ignazio Marino pensava di fermare le polemiche con la pubblicazione on line sul sito del Comune delle sue note spese, ha sbagliato strategia.
Marcello DeVito,già candidato sindaco del M5S, con altri tre colleghi ieri ha depositato alla Procura di Roma un esposto di sette pagine nel quale segnala ai pm quattro episodi sospetti: la cena del 26 dicembre 2013 al Girarrosto Toscano con un conto da 260 euro pagata dai contribuenti nonostante Marino (come dichiarato dal ristoratore al Corriere della Sera e poi ritrattato e poi riaffermato al Tg4 davanti a una telecamera nascosta) fosse con la famiglia; la cena del 5 ottobre 2013 presso il Ristorante Archimede di Sant’Eustachio (104 euro) al quale avrebbe dovuto partecipare un esponente dell’ospedale San Filippo Neri e quella del 26 ottobre 2013 al Sapore di mare (150 euro) alla quale avrebbero dovuto partecipare rappresentanti della Comunità di Sant’Egidio che però ai giornali dicono di non saperne nulla.
Ogni giorno spuntano nuove cene sospette.
Oltre ai Tre Galli di Torino c’è da aggiungere la Taverna degli amici , a Roma, il 27 luglio 2013, un mese dopo l’elezione.
Per giustificare la spesa di 120 euro Marino dichiara “sotto la propria responsabilità che detto pagamento è relativo a unacena offerta per motivi istituzionali a un rappresentante del Who”, cioè l’Organizazione Mondiale della Sanità .
Però il ristoratore ‘Maurizio’ avrebbe detto al Corriere che in realtà avrebbe bevuto un Jermann Vintage Tunina da 55 euro con la moglie. Altro che Who.
Quando c’e’ a tavola la pregiata cantina Jermann Marino perde i freni inibitori: il 10 agosto 2014 al Sapore di Mare ha innaffiato una cena a base di pesce per tre persone con una bottiglia di Capo Martino da 80 euro.
Il 16 novembre raddoppia pagando 160 euro due bottiglie di Capo Martino.
Il primo novembre del 2014 ordina un Weredreams e il 14 dicembre torna al Vintage Tunina brindando ai miliardi di debito di Roma Capitale con una bottiglia da 80 euro che accompagna 10 spaghetti all’aragosta.
C’è poi una stranezza: Marino il 25 febbraio 2015 cena all’Archimede Sant’Eustachio con quattro persone e paga alle 23 e 42 con la carta del comune ben 304 euro.
Sostiene di ospitare “operatori del settore turistico”. E sia. Però non basta. Un minuto dopo striscia ancora la carta per altri 141 euro per altri tre pasti.
Per ottenere il rimborso di questa seconda ricevuta sostiene si tratti di “una cena del 11 settembre 2014 offerta per motivi istituzionali a due esperti di bandi e finanziamenti europei”.
Marino dichiara che alla cena avrebbe spedito all’ultimo momento l’assessora Alessandra Cattoi perchè lui era impegnato.
Dall’entourage del sindaco spiegano che probabilmente il conto era rimasto aperto per sette mesi.
Marco Lillo e Valeria Pacelli
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 8th, 2015 Riccardo Fucile
RENZI FURIOSO: “SE NON SE NE VA, LO CACCIAMO”
A Palazzo Madama il volto del senatore Stefano Esposito, assessore ai Trasporti del Campidoglio, è
livido.
A domanda sulle fatture di Marino, ringhia. Irripetibili le frasi.
Il più livido è però il premier: le paginate sui giornali che ricostruiscono le bugie sui rimborsi, la difesa del sindaco (“ridarò i soldi”) che suona come una ammissione di colpa: “io – ha detto a Orfini – te lo avevo detto che si doveva andare a votare, tu lo hai voluto tenere e hai visto che è successo”.
Dopo mafia capitale un elenco di gaffe ed episodi che ne hanno messo in imbarazzo la Capitale: i funerali dei Casamonica, le vacanze americane durante il Consiglio dei ministri su Roma, l’incidente sull’invito del Papa a Philadelphia, ora lo scandalo dei rimborsi spese.
Troppo pure per Orfini che, da questa notte, lo ha scaricato. “O te ne vai o ti cacciamo, così non la reggiamo più” il messaggio recapitato al sindaco all’alba di quello che potrebbe essere il suo ultimo giorno.
Vissuto come una specie di calamità naturale, ormai il sindaco sta prosciugando il consenso del Pd: “più resta – spiegano al Nazareno – più rischiamo la scomparsa. Se va avanti non vinciamo neanche se candidiamo Bergoglio in persona”.
Per ora Marino ha confermato i suoi impegni in agenda, in un ultimo, disperato tentativo di resistenza.
Ma stavolta non ha più sponde: “indifendibile” dicono pure i consiglieri comunali.
Il premier già pensa a un’idea, a una trovata, per il voto in primavera che, al momento, si annuncia complicato per il Pd.
Roberto Giachetti, lo stesso Matteo Orfini, sono i primi nomi che circolano.
Chissà , sono ipotesi. La certezza è che entro sera il premier si aspetta le dimissioni di Marino.
Altrimenti lo caccia il Pd. Game over.
(da “Huffingtonpost”)
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