Ottobre 7th, 2015 Riccardo Fucile
POI IL COLPO D’ALA: RESTITUISCE IL DENARO SPESO CON LA CARTA DI CREDITO DEL COMUNE
Il sindaco Ignazio Marino continua a negare di aver falsificato le note spese, ma restituisce i soldi.
Dopo le polemiche per le cene messe a rimborso dell’amministrazione e a cui i presunti commensali dicono di non aver mai partecipato, il primo cittadino ha annunciato che pagherà di tasca sua tutte le spese sostenute con la carta di credito del Comune di Roma.
“In questi due anni”, ha detto in una nota, “ho speso meno di 20mila euro per rappresentanza, e l’ho fatto nell’interesse della città . E’ di questo che mi si accusa? Bene, ho deciso di regalarli tutti di tasca mia alla città e di non avere più una carta di credito del Comune a mio nome”.
Il politico Pd ha poi smentito ancora una volta l’ipotesi che possa fare un passo indietro: “Io continuerò sulla strada del cambiamento”, si legge nel testo, “e gli stessi cittadini giudicheranno. Ma ora voglio che Roma guardi al Giubileo”.
Nei giorni scorsi è scoppiata la polemica sugli scontrini del primo cittadino e la Procura ha aperto un fascicolo: nella lista compaiono infatti alcune cene che Marino dice di aver fatto con giornalisti e rappresentanti della comunità di Sant’Egidio, ma gli interessati hanno smentito di aver mai partecipato.
Intanto il primo passo dell’inchiesta della Procura sulle spese sostenute dal primo cittadino dopo gli esposti da parte di Fratelli d’Italia e del Movimento 5 Stelle prevede l’acquisizione di tutta la documentazione relativa all’aumento del massimale, da 10mila a 50mila euro, di utilizzo mensile della carta di credito in dotazione del sindaco.
Gli inquirenti dovranno accertare se Marino abbia sostenuto spese con la carta di credito del Comune al di fuori dei fini istituzionali, come chiedono i firmatari degli esposti, e per questo motivo, oltre ad esaminare la documentazione sull’aumento del plafond sentiranno, come testimoni, anche i titolari degli esercizi ai quali fanno riferimento i giustificativi di spesa.
Il fascicolo affidato al pm Roberto Felici è per il momento privo di ipotesi di reato. Agli esposti, nei quali si parla di un presunto utilizzo arbitrario della carta di credito, sono allegati estratti conto intestati al sindaco Marino.
Mentre dalle opposizioni continuano le pressioni perchè Marino faccia un passo indietro, l’attesa è per quello che deciderà il Partito democratico e quindi Matteo Renzi.
Secondo le ultime indiscrezioni il Pd sarebbe sempre più in fibrillazione.
Il primo cittadino ha scelto di prendere tempo e ancora una volta ha trovato il modo di uscire dalla strettoia proprio come avvenne per il ‘Panda gatèe’ quando pagò di tasca sua le multe prese perchè aveva il permesso Ztl scaduto.
Ma l’ultima parola sarà quella del presidente del Consiglio.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 7th, 2015 Riccardo Fucile
LA RICEVUTA E’ STATA INCLUSA TRA LE SPESE DI RAPPRESENTANZA DEL SINDACO
“Il 27 luglio 2013? Con la moglie. Era con la moglie, come no… Marino è venuto qui una sola volta”.
Maurizio è uno dei titolari della Taverna degli amici, ristorante in piazza Margana e a poco più di cento metri dalla scalinata del Campidoglio.
Nel salotto tutto sampietrini tra piazza Venezia e il ghetto ebraico, dopo aver finito la sua cena, l’oste risponde secco alle domande.
Prima ancora di vedere la ricevuta pubblicata online dallo staff dell’inquilino di palazzo Senatorio (quindi pagata con la carta di credito per le spese di rappresentanza del sindaco, in questo caso 120 euro), il proprietario del locale recita a memoria l’etichetta del bianco che ha servito al primo cittadino in quel sabato sera di luglio, a sei settimane dall’elezione a primo cittadino: “Mi ricordo pure quello che ha preso. Il vino mi ricordo. Una bottiglia da 55 euro. Era uno Jermann vintage tunina”.
Ma è sicuro che il sindaco fosse qui con la moglie? La nota allegata alla ricevuta spiega che il sindaco ha cenato alla Taverna degli amici con un rappresentante della World health organization.
“Se c’è una spesa intestata al Comune, ci dovrebbe essere anche una fattura. Dovrei vedere la ricevuta. Fammela vedere. Ecco il vino: 55 euro. Coperto per due, è scritto sulla prima riga della fattura. E l’unica volta che ho visto Marino in questo ristorante era con la moglie, era seduto a quel tavolo là (il proprietario del ristorante indica un tavolino all’aperto, protetto da un dehors e una siepe verde, ndr)”.
Ma come fa a esserne sicuro? Guardi le foto, è questa la moglie del sindaco?
“No, non è questa”, risponde Maurizio vedendo una foto che ritrae il sindaco di Roma accanto a Marisela Federici, la regina dei salotti romani. Poi gli viene sottoposto un altro scatto di una foto pubblica.
E’ quest’altra la moglie di Marino?
“Eccola, è lei”. A confermare l’identità dell’ospite del sindaco viene chiamato anche il cuoco, Nazario. “Sì, sì. È lei”.
Per caso ricordate anche cos’ha mangiato il sindaco?
“No, non mi ricordo perchè quella sera ero in cucina. Non ho servito io Marino”, spiega Nazario prima di ritirarsi di nuovo tra i fornelli. Poi riprende Maurizio: “Se mi fossi ricordato pure quello, sarei sulla Luna. Io di solito non sono al ristorante, ma quel giorno, due anni fa, ero qui. Mi ricordo anche che a prenotare nel pomeriggio è venuta proprio la moglie del sindaco. Non ha chiamato al telefono, è venuta di persona. Quando ha detto “Marino per due”, ho pensato subito “sarà la moglie del sindaco”. Infatti era lei, passava di qua e si è fermata per prenotare. È la signora della fotografia. Comunque quella è l’unica volta che è venuto. Non l’ho più visto”.
Come ha fatto a ricordarsi dell’etichetta del vino prima ancora di vedere la fattura pubblicata in rete da Marino?
“Perchè quella non è una bottiglia da tutti. Non si bevono tutti un vino da più di 50 euro. Infatti l’ho detto prima della ricevuta”.
Perchè? Di che tipo di vino si tratta?
“È un bianco, un vino importante. Non è tra i più costosi in assoluto, certo, ma vintage tunina è un vino buono. La Jermann poi fa tutte ottime bottiglie. È il penultimo in ordine di costo. C’è una bottiglia da 25, poi da 55 euro. E poi i prezzi salgono. Quando mi hanno detto che qualcuno lo aveva ordinato, ho chiesto subito “per chi è ‘sto vino?”. Poi ho pensato “hai capito come si tratta il sindaco?”. Me lo ricordo come se fosse oggi”.
Lorenzo D’Albergo
(da “la Repubblica”)
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Ottobre 4th, 2015 Riccardo Fucile
LE GAFFE DEL SINDACO DI ROMA E LA SINDROME DESCHANEL
Onesto è onesto, Ignaro Marino, per carità .
Solo, potrebbe stare più attento alle spese “istituzionali” con la carta di credito del Comune: il noleggio di limousine nelle varie trasferte americane o i pranzi di lusso a Roma con delegazioni di trapiantologi che sostiene di dover allenare in vista delle udienze papali in Vaticano, ecco, insomma, destano qualche piccola perplessità .
Le ferie in America sono un suo diritto e attaccarlo anche per quelle non ha senso. Però, ecco, insomma, questa continua spola di qua e di là dall’Atlantico, tipo pallina da flipper, fa un po’ specie: ma benedett’uomo, se ti piacciono così tanto gli States, chi te l’ha fatto fare di candidarti a sindaco di Roma, città inequivocabilmente sita in Italia?
Un comune americano, a cercar bene, lo trovavi sicuro, anche se è meno certo che gli abitanti ti avrebbero eletto sindaco per disperazione (il privilegio di esser governati nell’ordine da Signorello, Giubilo, Carraro,Rutelli, Veltroni e Alemanno non è mica di tutti).
Sorvoliamo sulle continue gaffe che costellano la sua sindacatura: tipo precipitarsi a Filadelfia per accogliere il Papa che di solito sta a poche centinaia di metri dal Campidoglio e tutto si aspetta fuorchè di essere accolto a Filadelfia dal sindaco di Roma; o insegnare a Papa cosa deve dire il Papa; o rispondere alle polemiche sui due soggiorni ravvicinati in America annunciandone un terzo.
E concentriamoci sulle possibili cause cliniche della precipitosa e preoccupante deriva cabarettistica che sta mettendo a dura prova i nervi dei residui sostenitori.
Soprattutto del presidente Pd e commissario romano Matteo Orfini, sempre più simile all’ispettore Dreyfus, capo dell’ispettore Clouseau: ogni volta che Marino apre bocca, cioè dieci volte al giorno prima e dopo i pasti, Orfini è sempre sul punto di abbatterlo a revolverate o di murarlo vivo in un sottoscala; ma non può, perchè poi si andrebbe a votare e già si sa chi vincerebbe, e soprattutto chi perderebbe.
Il che spiega la giuliva spensieratezza con cui l’allegro chirurgo va ogni giorno al massacro, sfracellandosi su selve di microfonie telecamere, inventando gaffe troppo perfette per non essere studiate a tavolino, nell’olimpica certezza che niente e nessuno lo può toccare. La patologia che pare affliggerlo è ancora in fase di studio, ma gli esperti propendono per la “sindrome Deschanel”.
Paul Deschanel era un politico francese, membro dell’Acadèmie Franà§aise, deputato dal 1885 e due volte presidente della Camera, fino al 1920, quando fu eletto presidente della Repubblica. Purtroppo durò solo sette mesi, dal 17 gennaio al 21 settembre, quando dovette dimettersi per presunti problemi di squilibrio mentale.
Secondo alcuni, la più alta carica della Repubblica gli diede alla testa; secondo altri, deluso dagli scarsi poteri presidenziali, si finse pazzo per farsi cacciare.
Come il barone rampante di Calvino, Deschanel passava gran parte delle giornate appollaiato sugli alberi del parco dell’Eliseo, dove si faceva portare le leggi da promulgare dal primo ministro, i membri del governo e gli alti funzionari. Ed era solito firmarle con la N di Napoleone o con la V di Vercingetorige.
Un giorno ricevette il corpo diplomatico in giardino e davanti a tutti si arrampicò come uno scoiattolo sull’albero più vicino,arringando da un ramo le attonite feluche.
Un’altra volta scrisse una lettera per dimettersi dal suo matrimonio. Spesso nuotava vestito nel laghetto, in compagnia di cigni e anatre che intratteneva in amabili conversari.
Il 24 maggio 1920, atteso a Montbrison per inaugurare il monumento a un eroe di guerra, partì nel pomeriggio in treno da Parigi. Ma quando il convoglio giunse a destinazione, tra l’altro con notevole ritardo, a sera inoltrata, le autorità incaricate di accoglierlo con tanto di banda del paese scoprirono con somma sorpresa che, a bordo della carrozza presidenziale, il presidente non c’era.
Ore di ricerche frenetiche, timori di un rapimento, telegrammi alle prefetture delle città toccate dal treno. A notte inoltrata si scoprì che Deschanel s’era assopito nel wagon-lit con l’aiuto di antidolorifici e sonniferi. Ma poi sentendosi soffocare dal caldo o in preda al sonnambulismo — aveva pensato bene di prendere una boccata d’aria alla finestra di un portellone che non era ben chiuso ed era precipitato dal treno in corsa in aperta campagna.
Ferito e rintronato, aveva vagato per ore in pigiama, finchè s’era imbattuto in un ferroviere addetto alla manutenzione delle rotaie. E aveva tentato di convincerlo di essere il Presidente della Repubblica. Quello l’aveva scambiato per un barbone ubriaco e se l’era portato a casa per medicarlo. Lì la moglie aveva capito che non era un clochard quando gli aveva levato le scarpe, notando che “aveva i piedi puliti e ben curati”.
E aveva avvertito la Gendarmerie, che aveva recuperare il capo dello Stato riportandolo all’Eliseo.
Deschanel rassegnò subito le dimissioni, ma fu convinto dal premier Millerand a ritirarle. Almeno fino a settembre, quando si dimise irrevocabilmente per motivi di salute, con una lettera al Parlamento troppo lucida per venire da un pazzo. Infatti, dopo appena tre mesi di sanatorio, guarì e fu eletto senatore, prima di essere stroncato nel 1922 da una grave malattia, stavolta vera.
Ecco, se puta caso Marino firma una delibera “N” o “V”, o si arrampica su una pianta, quello è il momento di intervenire.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 3rd, 2015 Riccardo Fucile
“IL SINDACO NON E’ SCESO A COMPROMESSI, HA MINATO POTERI CONSOLIDATI E CONTRO DI LUI E’ SCATTATA LA MACCHINA DEL FANGO”
“Marino non fa schifo. Fa schifo chi lo attacca e lo fa perchè è in malafede”. Ironia della sorte, l’ultimo
giapponese che resiste e che difende il sindaco della Capitale è Massimiliano Tonelli, uno dei fondatori del blog “Roma fa schifo”, che da anni racconta il degrado della città .
Marino è stato praticamente scaricato da tutti: dal premier, dal Pd, adesso anche dal commissario Matteo Orfini e dal vicesindaco Marco Causi. Come mai proprio voi, sempre così critici, di “Roma fa schifo” siete rimasti gli unici baluardi del sindaco?
Premetto che Marino non è uno statista ma il problema non è lui. È chi lo circonda. I suoi collaboratori, la sua Giunta e i dirigenti sono persone scadenti. Il sindaco invece è un rivoluzionario.
In che senso ?
È un personaggio scomodo e non gestibile per questo viene attaccato. Ha la possibilità di imprimere una svolta ma non la sfrutta. E adesso la sua figura è stata trasformata in un pagliaccio, in un pungiball, che viene colpito perchè sta facendo delle cose, anche se poi le lascia sempre a metà .
Per esempio?
Chi non è cresciuto in questa pozzanghera che è Roma, fatta di fango, prova a fare dei cambiamenti. Ad esempio si considera anomalo il fatto che il sindaco abbia messo a capo dei vigili urbani una figura che non è un vigile, ma questa persona è bravissima. Marino ha dimostrato con una certa spocchia di affrontare questioni che ci portavamo dietro da anni come togliere le macchine da via del Babuino. Adesso sono raddoppiati i fatturati dei negozi. Questi cambiamenti andrebbero ampliati su tutta la città .
Quindi il Pd romano sbaglia a non essere dalla parte del sindaco?
Il problema è proprio questo. Marino mina alla base quello che è stato un bancomat per il Pd, cioè il commercio ambulante che paga le campagne elettorali dei partiti.
Qual è il punto di forza di Marino?
Non si è lasciato coinvolgere e non è sceso a compromessi con nessuno. Marino non è di Roma, quindi non aveva favori da rendere e si è occupato delle discariche, dei dipendenti comunali, delle case popolari e delle proprietà immobiliari. E poi ha dato, a chi lavora in metro, il badge da timbrare e da allora la metropolitana non funziona più per i dipendenti si ribellano. L’amministrazione resta comunque molto deludente come quelle precedenti, altrimenti la città non sarebbe ridotta così. Però adesso ci sono elementi interessanti e un’inversione di tendenza.
Tonelli, la sua è una voce fuori dal coro. Non pensa che stoni un po’ in questo momento?
No, Marino viene attaccato per questioni ridicole. L’elicottero ai funerali dei Casamonica, ad esempio, non è colpa sua. È colpa del ministero dell’Interno e di chi si occupa della sicurezza. Ormai c’è una macchina del fango fatta contro questo signore che non ha più santi in paradiso perchè sta fuori da determinati giri.
Marino come può venir fuori da questo impasse?
Deve avere più poteri. E deve fare più pubbliche relazioni, insomma deve spendere di più.
Come? In questo momento è sotto attacco proprio per i viaggi.
Il sindaco sta spendendo una media di 1800 euro al mese ed è poco. Fa pochi viaggi, poche cene, spende poco per la rappresentanza e il sindaco della Capitale non può permettersi questo. Ha pochi rapporti, deve curare di più le relazioni. Non mi sta bene che il sindaco viaggi in seconda per risparmiare 40 euro. Deve viaggiare in prima per poter fare incontri di un certo livello.
Il Giubileo può essere un’occasione per ripartire?
A livello di lavori pubblici il Giubileo è nullo. Stanno continuando a buttare i soldi in cantieri che non modificano il disegno delle strade. Rifanno l’asfalto, le fogne ma senza una riprogettazione è tutto inutile. Non servono soldi, ma un minimo di visione. Che non c’è.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 3rd, 2015 Riccardo Fucile
TUTTE LE SPESE DEL CAMPIDOGLIO NEI PRIMI DUE ANNI DI MANDATO
Di tutte le 492 pagine di determinazioni dirigenziali e ricevute fiscali che raccontano i primi due anni di mandato di Ignazio Marino, ce n’è una che dà manforte ai Cinque Stelle quando dicono che “il sindaco ha confuso mestiere”.
Immaginate la terrazza del ristorante ARoma — lussuosa location vista Colosseo-in una sera di metà settembre dello scorso anno.
Il primo cittadino è lì seduto con alcuni “chirurghi di fama internazionale”.
Suoi colleghi, insomma, venuti nella Capitale per “partecipare ad un congresso sul traffico di organi per trapianto”e “per essere accolti in udienza privata da sua Santità , Papa Francesco”.
Dunque, a chi rivolgersi se non al sindaco che si accredita come l’ambasciatore vaticano per eccellenza?
Marino paga la cena, il conto è di 1270 euro, ma la fattura non specifica il numero dei commensali.
Lo salda con la carta di credito comunale, quella con cui sostiene tutte le spese impreviste che il suo cerimoniale non ha potuto preventivare.
Parlamentari, giornalisti e l’amata sanità È generoso, il sindaco.
E seppure la spesa mensile non superi mai i 6 mila euro al mese — quasi sempre per le trasferte estere — quando è a Roma illustra progetti, persuade potenziali mecenati, promuove iniziative.
E davanti a una bottiglia di Richard Lucien Gran Cru da 80 euro, chiaro, tutto fila più liscio.
Al ristorante Cybo, per dire — dove tra l’altro gli hanno dimezzato il conto (da 197 euro a 100, omaggio all’ospite d’eccezione) — ha portato “un parlamentare della Repubblica”; da Archimede “un senatore” (qui il conto è di 155 euro).
Nel ristorante di piazza Sant’Eustachio è tornato anche con alcuni “rappresentanti di testate giornalistiche”, mentre a Firenze ha portato alla “Trattoria antico fattore” altri “giornalisti di testate locali” (che non si capisce, a dire il vero, perchè si facciano pagare la cena dal sindaco).
E poi la medicina, la passione dei suoi primi 50 anni di vita: operatori del settore sanitario, un rappresentante del Policlinico Universitario “Agostino Gemelli”, uno del World Health Organization e pure “due illustri scienziati” e altri “due full professor americani”.
È preciso, il sindaco. Annota di aver speso 8,63 per pagare la colazione “ad un reduce dell’Olocausto” in viaggio con lui e gli studenti delle scuole romane a Birkenau. Dichiara di aver smarrito due scontrini di un ristorante di Boston (poco più di 100 euro in tutto).
E quando va a Parigi compra un bouquet di fiori per lasciare un ricordo alle vittime dell’attentato a Charlie Hebdo.
Volendo fare statistiche, dovremmo dire che il sindaco fa una trasferta al mese e che per ognuna, con il bancomat , spende in media mille euro: 28 missioni in due anni, per un totale di poco più di 27 mila euro, spesi con la carta di credito comunale.
Paola Zanca
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 1st, 2015 Riccardo Fucile
I DATI DELLA RAGIONERIA… CAOS ALL’ATAC: DECAPITATI I VERTICI DELL’AZIENDA
«Marino ha dichiarato il falso: aveva assicurato che il viaggio negli Stati Uniti non sarebbe costato un
euro ai cittadini romani. Invece è costato oltre 15mila euro: a tanto ammontano infatti le anticipazioni di cassa per sostenere le spese dei due dirigenti di Roma Capitale al seguito e il pernottamento dello stesso sindaco e della sua addetta stampa a New York».
Ci sono voluti due giorni d’assedio alla Ragioneria comunale perchè Alessandro Onorato, capogruppo della Lista Marchini, riuscisse a rompere il muro di riservatezza eretto dallo staff di Marino sulla trasferta americana.
Due giorni di marcamento a uomo, concluso ieri sera con l’occupazione simbolica degli uffici, per ottenere tutta la documentazione relativa alla contestata missione sulla Est Coast: oltre che del sindaco e dell’addetta stampa Miriam Lepore (entrambi a carico, ma solo a Filadelfia, dalla Temple University), del capo del cerimoniale Francesco Piazza e della consigliera diplomatica Rosanna Coniglio.
«Questi ultimi due hanno ricevuto 5.900 euro a testa come anticipazione di cassa, che copre il 75% del costo finale», spiega Onorato, «ai quali bisogna aggiungere altri 1.500 euro per la prima notte trascorsa a New York da Marino e dalla Lepore. Siccome però in questo calcolo non sono contemplate le spese sostenute dal primo cittadino con la carta di credito del Campidoglio, il conto finale rischia di essere molto più alto».
L’ennesima giornata nera, per il chirurgo dem.
Costretto prima a incassare il traumatico addio dei vertici Atac, l’ad Danilo Broggi e del dg Francesco Micheli, in polemica con «le pesanti ingerenze della politica nella gestione dell’azienda».
E poi a precisare di non aver «mai ricevuto alcun compenso per la lezione tenuta alla Temple University. E comunque, ove mai fosse corrisposto, questo potrà essere devoluto al fondo che il Comune ha istituito per gli americani che volessero investire nel restauro dei beni archeologici di Roma».
La sola via d’uscita possibile dopo che l’ateneo della Pennsylvania aveva confermato a Repubblica di aver «offerto un onorario al sindaco», circostanza ribadita dal professor Antonio Giordano, medico nella stessa università nonchè «amico personale di Ignazio».
Unica nota positiva, il comunicato con cui padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, tenta di mettere fine alle polemiche: «I rapporti fra rappresentanti della S. Sede e le autorità italiane a proposito del Giubileo si sono sempre svolti e continueranno a svolgersi con serenità e correttezza».
Basterà a riabilitare il sindaco agli occhi della città e del mondo?
Giovanna Vitale
(da “La Repubblica”)
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Settembre 29th, 2015 Riccardo Fucile
STAVOLTA CROLLA UN SOFFITTO… TRA DUE MESI COMINCIA L’ANNO SANTO MA LA CITTA’ E’ NEL CAOS
La metro A riaprirà alle 15. Anzi no, alle 17. Scusate, alle 15:45. 
A dare i numeri ieri pomeriggio non è stato un pannello luminoso in tilt, ma il profilo Twitter del senatore Pd e assessore ai Trasporti di Roma Stefano Esposito.
Quando mancano appena dieci settimane all’inizio del Giubileo, è arrivata l’ennesima giornata di passione per i trasporti della Capitale:linea A della metropolitana chiusa per oltre sette ore, code infinite sulle strade e navette sostitutive prese d’assalto da passeggeri inferociti.
A causare il caos è stato un incidente: poco dopo le 8, in prossimità della stazione piazza di Spagna, un carrello d’acciaio contenente le batterie del treno si è staccato.
Come in un flipper, ha colpito la parete della galleria facendo sgretolare il contro soffitto.
Il treno ricoperto dai calcinacci è stato evacuato ed è subito scattato il blocco della linea per tutto il centro:nove fermate tra San Giovanni e Ottaviano.
In un comunicato Atac ha parlato di “mera fatalità ”. Con ogni probabilità si è trattato invece di un errore umano: lo sportello del vano batterie potrebbe essere stato chiuso male dopo una revisione della settimana scorsa.
L’altra ipotesi, meno probabile, è che si sia trattato di un cedimento strutturale dei ganci che sostengono le batterie.La mera fatalità è che l’incidente si sia verificato in un tragitto intermedio tra le fermate: se fosse avvenuto in prossimità di una stazione, avrebbe potuto causare danni ben più gravi.
La linea A è l’arteria principale del trasporto pubblico della Capitale: il 60% dei passeggeri che viaggia su rotaia passa da lì.
Per questo gli autobus sostitutivi predisposti da Atac (secondo l’azienda, un centinaio) si sono rivelati insufficienti:impossibile perde i mezzi su gomma rimpiazzare 30 treni capaci di trasportare oltre 1.200 passeggeri ciascuno.
Per altro le navette sono state sottratte alle altre linee, causando corse strapiene e ritardi anche nel resto della città . D’altronde, nei depositi della capitale, restano parcheggiati tra il 25 e il 30 per cento degli autobus in dotazione e circa venti treni: sono fermi perchè mancano i fondi per le parti di ricambio.
Lo stesso conto economico di Atac, pubblicato ad aprile, parla di un “calo delle attività di manutenzione”: la spesa per i materiali è stata del 27% inferiore rispetto a quanto preventivato. Sulla metro A è da poco terminato un periodo di chiusura anticipata durato tre mesi per la manutenzione del tracciato, anche se è stato ristrutturato solo 1,2 chilometri sui 18 complessivi. “Servono interventi per 30 milioni di euro subito, altrimenti altrochè Giubileo”, denuncia Stefano Monticelli della Filt Cgil.
Ironia della sorte, l’incidente di ieri è avvenuto proprio mentre Esposito, nella veste di assessore-ispettore, si trovava a Termini per una delle sue visite di controllo, peraltro corredata da un tweet con foto che mostrava le scale della stazione sgombre e ordinate.
“Siamo appesi alla fortuna”, ha poi commentato l’assessore.
Alessio Schiesari
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 29th, 2015 Riccardo Fucile
MA QUESTA VOLTA HA RAGIONE MARINO
Se l’uomo più popolare del mondo delegittima in pubblico uno degli uomini meno popolari d’Italia significa che sono saltate tutte le regole del gioco e forse anche della misericordia.
Dai tempi di Wojtyla ci siamo abituati all’idea che il Papa tenga conferenze-stampa come un allenatore di calcio.
Ma gli allenatori non parlano mai dei singoli, mentre Bergoglio ha preso apertamente le distanze dal suo dirimpettaio d’Oltretevere, il sindaco Marino.
Sull’aereo che lo riportava a Roma, stimolato da una domanda forse non casuale, il Papa ha tenuto a precisare di non avere invitato il sindaco in America e di essersi addirittura informato con gli organizzatori, finendo poi con l’attribuire la sua presenza al fatto che «Marino si professa cattolico». (Si noti la sfumatura gesuitica: non che «è cattolico», ma che «si professa» tale).
Peccato che i fatti, come spesso capita nel mondo della comunicazione, siano un po’ diversi. Marino non ha mai detto di essere stato invitato dal Papa.
Anzi, fin dall’inizio dell’estate, tutti sapevano che l’invito gli era stato recapitato dal sindaco di Filadelfia, il quale si è accollato le spese del viaggio.
Ma a un certo punto, complice la passione eccessivamente sbandierata da Marino per questo Pontefice, la realtà ha assunto la forma di una panzana molto più intrigante e il sindaco è stato trasformato in un «Papa boy» al seguito.
Bergoglio è sceso ancora una volta dalla cattedra, stavolta per smentire una non notizia partorita dal retrobottega della politica.
Ma così facendo ci è entrato anche lui.
E un Papa nel retrobottega non è mai un bel vedere.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Settembre 27th, 2015 Riccardo Fucile
ANDREBBERO CHIUSI IN CELLA E BUTTATA LA CHIAVE, MA NON SONO STATI NEANCHE ARRESTATI
Sono stati identificati i quattro che giovedì pomeriggio hanno pestato a sangue Giovanni Ardovini, il
conducente della Roma Tpl finito in ospedale per essersi azzardato a suonare il clacson del suo bus e chiedere a un automobilista di spostare la vettura lasciata in seconda fila.
Sorpresa: a sfilare davanti la polizia è stata un’intera famiglia di La Rustica.
Prima la coppia di fidanzatini – il ragazzo è il giovane che ha sbriciolato con un pugno il finestrino del torpedone – che si trovavano a bordo della vettura che ostruiva il passaggio della linea 447.
Poi i genitori della ragazza, intervenuti in un secondo momento.
Sono stati loro, secondo i testimoni ascoltati fino a questo momento dagli agenti del commissariato Prenestino, a prendere a calci e a pugni il 61enne autista di Ceccano in un barbaro quattro contro uno.
Tra chi ha assistito alla scena c’è anche Michele Barbagallo, ispettore esterno della Roma Tpl: “Quando sono arrivato, il ragazzo aveva già spaccato il vetro e grondava sangue dal braccio. Avrà avuto poco più di 20 anni. Poi sono partiti dieci minuti di fuoco”.
Con i genitori della fidanzatina dell’aggressore in prima fila.
“A un certo punto – continua il dipendente dell’azienda che gestisce decine di linee di periferia – mi sono trovato a trattenere la madre della ragazza. Urlava. Forse voleva accusarci per i tagli che aveva il ragazzo. Poi è partita una rivolta di piazza. Con Giovanni a terra con il volto insanguinato, la gente non ci ha visto più ed è scoppiato il caos. Vedere un signore vicino alla pensione trattato in quel modo ha fatto rabbia a tutti, giovani e anziani”.
Non è un caso, allora, che anche i quattro aggressori siano finiti in ospedale. Oltre al referto dell’autista la polizia ha acquisito le cartelle cliniche della famiglia di picchiatori, visitata al Pertini.
Ora servirà una denuncia della vittima per far partire ulteriori accertamenti.
In ogni caso sarà soddisfatto il sindaco Ignazio Marino. Ieri, dagli States, ha detto di aver “chiesto al questore un grande impegno per assicurare alla giustizia i responsabili” di una violenza “gravissima e inaccettabile”.
Lorenzo D’Albergo
(da “La Repubblica“)
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