Settembre 26th, 2015 Riccardo Fucile
PRENDEVANO STIPENDI DA 60.000 A 96.000 EURO, PIU’ DEL PRESIDENTE CHE NE GUADAGNA 75.000… ERANO STATI ASSUNTI DALLA GIUNTA ALEMANNO
Sessanta dipendenti Ama licenziati in un colpo solo. È la prima volta che in un’azienda pubblica si verifica un terremoto del genere.
Ieri pomeriggio il cda dell’ex municipalizzata romana dei rifiuti ha deciso di mettere fine al rapporto di lavoro di 37 amministrativi e 23 autisti, tutti raccomandati di Parentopoli, la vicenda di assunzioni pilotate dell’era Alemanno, che oltre all’Ama ha coinvolto anche l’azienda romana dei trasporti, l’Atac.
Una vicenda portata sotto i riflettori proprio da Repubblica e chiusa a maggio scorso con la sentenza del tribunale penale che ha condannato l’ex ad Franco Panzironi, adesso in carcere per Mafia capitale, a 5 anni e 3 mesi.
Grazie a queste assunzioni, i 41 amministrativi raccomandati, diventati poi 37 perchè due si sono dimessi e due sono stati assunti da Acea, percepivano stipendi che andavano da un minimo di 60mila euro lordi l’anno a un massimo di 96mila, più del presidente dell’azienda Daniele Fortini, che ne prende 75mila.
«La nostra è stata una scelta coerente con la sentenza del tribunale – dichiara il presidente Fortini – presa in accordo con il sindaco Ignazio Marino, che da subito si è espresso per il licenziamento ».
Ma i sindacati avvertono: «Non esistono licenziamenti collettivi, ci saranno ricorsi».
Il sindaco Marino pochi giorni fa era stato chiaro sul destino degli assunti “amici degli amici”: «Licenziamento, anche se si andrà incontro a cause e rischio risarcimenti».
Per ora il risarcimento per le assunzioni fuorilegge lo ha chiesto l’Ama agli autori del reato, vale a dire a Panzironi e agli altri dirigenti condannati.
Per deliberare la fine del rapporto di lavoro e mettersi al riparo da eventuali ricorsi, il cda di Ama ha atteso le motivazioni della sentenza che sono arrivate la settimana scorsa.
Le quarantuno assunzioni a chiamata diretta tra la fine del 2008 e il 2009 «furono frutto di decisioni arbitrarie e clientelari», hanno scritto i magistrati nella sentenza. Ancora. «Come appurato dalla polizia giudiziaria molti degli assunti erano legati a rapporti di parentela o affinità con esponenti politici o persone a costoro vicine ed erano espressione del volere, per nulla trasparente, dell’amministratore delegato».
Tra gli assunti, oltre a quello che sarebbe poi diventato il genero dello stesso Panzironi, Armando Appetito, il figlio del responsabile della segreteria degli onorevoli Gasparri e Alemanno e la figlia del caposcorta di quest’ultimo.
Nell’epoca Parentopoli furono 841 gli assunti per cui la procura ipotizzò il falso o l’abuso.
Ma la condanna a Panzironi e company è arrivata perchè 41 amministrativi, alcuni impiegati altri quadri, sono stati assunti con una delibera retrodatata, per aggirare la legge Brunetta che vieta le assunzioni per chiamata diretta.
I 23 autisti, invece, erano stati giudicati inidonei ma il loro punteggio era stato successivamente alterato.
La vicenda Parentopoli ha avuto ripercussioni pesantissime sulla giunta Alemanno, bocciata e punita dai romani nelle ultime elezioni comunali del maggio 2013, che hanno portato alla vittoria di Marino.
«Governeremo nel segno della discontinuità », ha più volte ripetuto il neo eletto per marcare la differenza rispetto alla precedente gestione.
Adesso l’Ama si avvia a voltare pagina. Il sindaco Marino punta a quotare in borsa l’azienda, e ad avviare un matrimonio di interessi con un partner industriale forte, che supplisca al deficit tecnologico della società dei rifiuti.
Proprio in questi giorni l’assemblea capitolina discute l’affidamento del servizio per 15 anni.
Cecilia Gentile
(da “La Repubblica“)
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Settembre 24th, 2015 Riccardo Fucile
TRA GLI ASSUNTI IL FIGLIO DEL CAPOSEGRETERIA DI ALEMANNO E DI GASPARRI E LA FIGLIA DEL CAPOSCORTA DI ALEMANNO
“Abbiamo convocato un Cda d’urgenza, in cui chiederò di procedere al licenziamento di 41
amministrativi che, secondo una sentenza penale, hanno ottenuto un ingiusto vantaggio patrimoniale da una assunzione illegittima in Ama”.
L’annuncio è del presidente di Ama Daniele Fortini riguardo agli assunti durante ‘Parentopoli’. Non solo.
“Stiamo esaminando la posizione di altri lavoratori, 23 autisti, che sono ugualmente nel corpo della sentenza, rigorosa e inappuntabile, che erano stati giudicati inizialmente inidonei e che per il Tribunale invece dolosamente hanno avuto, attraverso una correzione dei punteggi, l’idoneità che ha permesso loro di essere assunti. Anche questi lavoratori saranno licenziati”, ha continuato senza mezzi termini Fortini.
I giudici della settima sezione del Tribunale nella motivazione della sentenza che il 27 maggio scorso ha condannato a 5 anni e 3 mesi di reclusione l’ex amministrazione delegato Franco Panzironi (ora in carcere perchè imputato nel processo ‘Mafia capitale’) spiegavano come le 41 assunzioni a chiamata diretta avvenute all’Ama tra il 2008 e il 2009 “furono frutto di decisioni arbitrarie e clientelari”.
Nella motivazione tra l’altro si sottolinea come “molti degli assunti fossero legati a rapporti di parentela o affinità con esponenti politici o a persone a questi ultime vicine ed erano espressione del volere, per nulla trasparente, dell’amministratore delegato”.
Parentopoli Ama.
Nella motivazione ancora si sottolinea come tra gli assunti all’Ama ci fu colui che diventò genero dello stesso amministratore delegato, il figlio del responsabile della segreteria degli onorevoli Gasparri e Alemanno, la figlia del capo scorta di quest’ultimo a almeno altre sei persone vicine agli ambienti della politica locale della capitale.
In un’altra parte della motivazione si legge che “nessuna garanzia veniva adottata dagli imputati Panzironi, Cedrone e Regard che vistavano le 41 assunzioni oltre che senza neppure una proposta motivata e senza allegazione di curricula in spregio a qualsiasi positiva verifica circa l’imparzialità nella trasparenza delle assunzioni, imposte invero da logiche clientelari e arbitrarie dell’amministratore delegato a cui si è fatta irragionevole acquiescenza”.
Il sindaco Ignazio Marino aveva parlato di “ennesimo abuso, ennesima Parentopoli che conferma quello che avevamo sempre detto. Ora Ama dovrà procedere, come è giusto che sia e come impone la legge nel caso di assunzioni disposte in modo fraudolento, ai necessari licenziamenti del personale cui è stato fatto stipulare un contratto di lavoro che il Tribunale ha qualificato nullo di diritto”.
“Atto legittimo”.
Per Fortini “non si tratta di un licenziamento discriminatorio ma del ristabilimento della verità , legalità e della giustizia come chiesto dal sindaco: non viene consumata nessuna vendetta politica. La tragedia di questi lavoratori che perderanno il posto è responsabilità di coloro che hanno imbrogliato commettendo un crimine per cui sono stati condannati”.
Eventuali cause risarcitorie da parte degli assunti durante ‘Parentopolì che saranno licenziati non preoccupano Fortini: “Io credo che l’atto che stiamo per assumere è un atto sicuro e legittimo e il giudice del lavoro non potrà che prendere atto della corretta condotta dell’azienda. Siamo certi di essere dentro il solco della legalità e quindi ci assumiamo la responsabilità che dobbiamo rispetto alla conduzione dell’azienda. E’ possibile che il giudice del lavoro valuti come dovrà nello stesso modo in cui abbiamo fatto noi, con coscienza e perizia e avvalendoci del contributo di accademici e di esperti giuslavoristi. Il Tribunale del lavoro valuterà nell’insieme e si determinerà nelle sue decisioni”.
“Noi non possiamo lasciare che venga ulteriormente proseguito un ingiusto vantaggio patrimoniale a persone che non ne hanno diritto – ha continuato il presidente di Ama – Il primo eventuale profilo di rischio per l’azienda è questo: essere inerte, ovvero non agire nel momento in cui il tribunale penale dice che si sta godendo ingiustamente di un vantaggio procurato da un reato, che peraltro è quello che ha condotto alla condanna di amministratori ed ex dirigenti dell’azienda e su cui noi già a giugno abbiamo agito: l’azienda, alla luce della sentenza, ha immediatamente aperto la procedura per il risarcimento del danno contro quegli amministratori e dirigenti e quindi ci sarà una causa anche in quella circostanza”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 23rd, 2015 Riccardo Fucile
AVREBBE USATO LA CARTA DI CREDITO DEL CAMPIDOGLIO PER PAGARE CENE IN UN LUSSUOSO ALBERGO VISTA COLOSSEO
Una possibile richiesta di chiarimenti nei confronti di Marino. È quanto vorrebbe fare, come riporta
Il Fatto Quotidiano, il Movimento Cinque Stelle nei confronti del primo cittadino di Roma.
I pentastellati sarebbero pronti a depositarla perchè vogliono sapere tutto riguardo le spese personali che il sindaco ha sostenuto utilizzando le casse del Comune, in particolare riguardo dei pagamenti che secondo indiscrezioni avrebbe effettuato in un hotel con annesso ristorante di lusso vista Colosseo.
Si legge su Il Fatto Quotidiano:
Quello che lo attende è una vera e propria radiografia del “suo” deposito in banca, una richiesta di verifica su tutte le movimentazioni che il primo cittadino ha effettuato sul conto corrente intestato al Comune.
Quello su cui l’opposizione vuole vedere chiaro è l’uso delle risorse che il sindaco ha a disposizione per lo svolgimento del suo incarico. Il primo cittadino, infatti, ha accesso diretto ad una serie di fondi, di cui può usufruire per tutte quelle spese che non vengono coperte dalla macchina amministrativa.
Da una banale cena di lavoro alla necessità di pagare uno spostamento imprevisto, da un taxi fino a un aereo da prendere al volo.
Spiega infatti ancora il quotidiano:
[…] Per far fronte ad incombenze dell’ultimo minuto, il sindaco ha nel portafogli una carta di credito direttamente collegata alla tesoreria del Campidoglio, seppur con un plafond stabilito. Marino, così come i suoi predecessori, ne ha diretto utilizzo, sia in Italia che all’estero. Nulla di illecito, sia chiaro. Spetta però al sindaco farne buon uso. È proprio su questo che i Cinque Stelle vogliono vedere chiaro, allarmarti da indiscrezioni. Una, soprattutto, farebbe riferimento a una lussuosa location nel centro di Roma, un hotel con annesso ristorante con vista Colosseo che tornerebbe di frequente nelle uscite del primo cittadino. E in quell’albergo, sarebbero stati spesi sino a 1500 euro al mese.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
IL SINDACO INAUGURA LA PRENESTINA BIS, FDI LO CONTESTA E LUI RISPONDE. “RAPPRESENTATE LA MAFIA”
Applausi ma anche contestazioni durante l’inaugurazione della Prenestina Bis, aperta dopo sei anni di
lavori.
A manifestare contro il primo cittadino alcuni esponenti del Comitato Tor Sapienza, sostenuti da Fratelli d’Italia, scesi in strada per protestare contro campi rom, roghi tossici e il degrado del quartiere, rimasto a loro avviso inalterato nonostante le promesse dell’amministrazione a un anno dalla ‘rivolta’ scoppiata in via Morandi. Polemiche e accuse a cui il sindaco ha risposto: “Ringraziamo i cittadini che con il simbolo di Fratelli d’Italia sono venuti a ricordarci che quando governavano loro i fondi finivano nelle tangenti e qui per 5 anni non si è fatto nulla. Grazie dunque per essere venuti a ricordarci che il partito della Meloni aveva il sindaco Alemanno indagato per associazione mafiosa – ha replicato Marino ai contestatori – Grazie per essere venuti a ricordarci che rappresentate la mafia, noi rappresentiamo i cittadini perbene, la città perbene, che quando mette un cartello che indica che in 6 mesi terminerà il lavoro lo fa. E lo fa non per cercare con i collaboratori di ottenere tangenti o di sprecare denaro pubblico, ma perchè vuole che i lavoratori possano migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini. Grazie – ha concluso Marino – a coloro che sono venuti qua perchè vogliono con la loro presenza marcare la differenza con la nostra amministrazione”.
Striscioni di contestazioni con le scritte: “Tor Sapienza non è la Malagrotta del Campidoglio”, e “Tor Sapienza Giubileo del degrado”, ma non solo.
Tra i cittadini c’è stato anche chi ha applaudito al sindaco durante l’inaugurazione della Prenestina Bis, un’opera da 14 milioni avviata nel 2009 che contribuirà a liberare dal traffico la zona compresa tra la Prenestina e la Casilina.
Il taglio del nastro quindi, accompagnato anche dall’assessore capitolino ai Lavori pubblici, Maurizio Pucci, e dal presidente del V Municipio, Gianmarco Palmieri, si è svolto in un clima da tifoserie contrapposte.
L’opera, costata 14 milioni, era stata avviata il 23 marzo 2009, ma a fine 2014 risultava completata solo per il 50%.
Il 7 marzo 2015 il sindaco aveva promesso l’apertura della strada entro settembre, installando in via Targhetti un tabellone luminoso che segnava i giorni mancanti al completamento dei lavori.
L’obiettivo dell’intervento è quello di risolvere “in maniera definitiva i problemi di viabilità – è stato spiegato – in una parte nevralgica del quadrante orientale della città “. La Prenestina bis è una bretella che corre parallela alla via Prenestina, che rappresentava l’unica infrastruttura viaria di collegamento inter e intraquartiere, offrendo quindi un percorso alternativo ai flussi di traffico, soprattutto quelli diretti verso il Grande raccordo anulare e l’esterno della città .
Entro novembre 2015, poi, la Prenestina-bis si allaccerà direttamente al Raccordo. Il primo cittadino ha voluto quindi “ringraziare i lavoratori che hanno consentito di consegnare l’opera in tempi così brevi. Oggi è un giorno di festa. Ora molte persone di quest’area della città potranno muoversi più facilmente, e questo significa che, guadagnando venti, trenta minuti di percorso ogni giorno, questo tempo in più potrà essere dedicato ai propri affetti, alla propria famiglia e a tutto quello che rende migliore la nostra qualità di vita”.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 14th, 2015 Riccardo Fucile
TRENTA MILIONI DI PELLEGRINI IN ARRIVO… 5.000 POSTI DI LAVORO IN PIU’
Un’ opera di misericordia da 11 miliardi di euro in cinque anni.
Tanto porterà il tempio ai mercanti della capitale in quello che si annuncia come il Giubileo più redditizio della storia recente.
Si calcola che a partire dal prossimo 8 dicembre possano arrivare a Roma fino a 30 milioni di pellegrini.
Un successo superiore a quello del Duemila, il giubileo del millennio indetto da Wojtyla e preparato con molti anni di anticipo che fece arrivare a San Pietro 25 milioni di persone da tutto il mondo.
Per un paradosso della storia il Giubileo della Misericorida indetto da Francesco per ricordare al mondo che esistono le periferie e la povertà , potrebbe diventare quello con l’effetto maggiore sul pil: un incremento del 2,4 per cento sul prodotto interno lordo della capitale e dello 0,7 per cento a livello nazionale.
I calcoli li ha fatti a luglio l’università La Sapienza con uno studio diffuso dalla Camera di Commercio di Roma.
Ipotizzando tre scenari, tutti e tre prudenti se è vera la stima dei 30 milioni di pellegrini. L’ipotesi più pessimista è quella di un incremento di turisti intorno al 3 per cento rispetto agli anni in cui non ci sono particolari eventi religiosi nella capitale.
Quella intermedia prevede un incremento del 5 per cento mentre quella ottimistica ipotizza un afflusso superiore del 7 per cento.
Ciascuno degli scenari ha un impatto sul pil.
La forchetta degli incrementi è tra 11 e 11,5 miliardi di euro. Ma se davvero si arriverà ai 30 milioni di pellegrini (il 20 per cento in più rispetto al 2000) l’effetto sul pil sarà certamente maggiore.
Quanto costerà alle casse pubbliche l’evento?
Il bilancio tra le maggiori spese e le maggiori entrate fiscali sarà positivo se si verificherà lo scenario di afflussi che i professori della Sapienza definiscono ottimistico e che secondo le ipotesi del Campidoglio e delle stesse fonti vaticane sarebbe addirittura prudente.
I calcoli dello studio universitario suppongono che a disposizione della capitale arriveranno circa 600 milioni di euro, 588 per la precisione.
Che comprendono i 200 milioni all’anno di effetti sul bilancio 2015 e 2016 del Comune di Roma derivati dalla rinegoziazione del debito pregresso.
E un gettito di 100 milioni che dovrebbe arrivare dalla vendita di immobili di proprietà pubblica nella capitale.
A queste somme si devono aggiungere gli 88 milioni già annunciati dalla Regione Lazio. Solo nel caso dello scenario ottimistico le entrate fiscali generate dall’arrivo dei pellegrini potrebbero superare la spesa di 588 milioni: in quel caso si potrebbero infatti generare entrate fiscali superiori ai 600 milioni di euro.
Ma che cosa fa ritenere che il Giubileo del 2015 sarà più partecipato di quello del millennio?
Il primo elemento che gioca a favore è la dimensione dei popoli di riferimento. Perchè la differenza non la fanno gli italiani e l’Europa occidentale ma il derby tra i cattolici dei paesi dell’Est che sentivano il richiamo del papa polacco e i pellegrini dell’America Latina che arriveranno a Roma per vedere il papa argentino.
Il secondo elemento è la riduzione dei prezzi per i viaggi aerei che si è realizzata negli ultimi 15 anni.
In Campidoglio il vicesindaco Marco Causi è ottimista sul numero dei pellegrini che arriveranno: «Abbiamo ragione di ritenere che lo studio della Sapienza sia prudente e che arriveranno più pellegrini di quelli previsti negli scenari della ricerca ».
Il numero due del Comune di Roma spiega che l’effetto papa Francesco potrebbe giocare in due sensi opposti.
La grande popolarità di Bergoglio potrebbe attirare a Roma moltissimi pellegrini ma la scelta del pontefice di consentire la celebrazione del Giubileo nelle diocesi del mondo potrebbe diminuire il flusso dei pellegrini a San Pietro.
Purtroppo per le casse della capitale anche le previsioni di spesa sono limitate:
«Non credo che avremo a disposizione tutti i soldi che ipotizza la ricerca», ammette Causi. Che paventa addirittura un taglio di più della metà : «Temo che non avremo a disposizione più di 150 milioni se la trattativa con il governo che sto conducendo in via riservata sortirà i risultati sperati. Per ora – aggiunge il vicesindaco – abbiamo a disposizione 50 milioni che utilizzeremo per le manutenzioni».
Ci sono eventi in calendario che faranno registrare certamente il picco di presenze di pellegrini.
Il 16 febbraio, mercoledì delle Ceneri, verrà esposto in san Pietro il corpo di Padre Pio.
Il 4 settembre ci sarà la giornata dedicata alla memoria di Madre Teresa di Calcutta. «In quei giorni – dice Causi – immaginiamo un afflusso turistico simile a quello della settimana delle due canonizzazioni di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII che avvenne il 27 aprile scorso. In quei giorni a Roma ci fu un aumento dei flussi turistici del 18 per cento».
Quel che conta, fanno notare in Campidoglio, è anche l’aspettativa che il Giubileo straordinario può generare nelle imprese.
Nello studio della Sapienza è previsto che l’evento possa portare tra i 4.300 e i 5.300 posti di lavoro in più. I primi segnali di una ripresa legata al Giubileo ci sarebbero già . Domani la Camera di Commercio della capitale dovrebbe presentare uno studio che segnala un aumento degli investimenti delle imprese romane nel mese di settembre, un aumento superiore alla media nazionale.
A giocare contro gli effetti positivi sul pil c’è invece il carattere stesso del Giubileo della misericordia, il low profile che è insito nel dna della proposta di Francesco.
È questa, in realtà , la vera incognita che rende difficili le previsioni.
Soprattutto perchè nella capitale è collaudata una rete di accoglienza nelle strutture degli istituti religiosi che sottrae al sistema alberghiero tradizionale un buon numero di pellegrini.
Nonostante quella rete però, fanno notare in Campidoglio, lo scorso aprile l’aumento di presenze del 18 per cento si è registrato proprio in alberghi e ostelli pubblici.
È un fatto che, se verranno rispettate le previsioni più ottimistiche, nel biennio 2015-2016 Expo e Giubileo potrebbero portare in Italia un flusso straordinario tra i 30 e i 50 milioni di turisti, un contributo notevole all’economia nazionale.
Ma anche in questo caso, oltre alle cifre e agli effetti economici, il vero bilancio potrebbe essere legato al volto che l’Italia offre di sè in questi mesi.
Marco Causi non nasconde che «un successo del Giubileo finirebbe per rimettere Roma al centro del mondo», rafforzando le relazioni della capitale in un momento non facile per la sua immagine internazionale.
È evidente che l’avvenimento sarà anche l’ultimo banco di prova per un’amministrazione oggi al centro di polemiche proprio per la sua capacità di governare la città .
Anche in questo caso, oltre al sentimento ci sono i numeri a sostenere l’analisi. L’effetto maggiore del Giubileo non si avrà nei primi mesi del 2016 ma tra la fine del prossimo anno e l’inizio del 2017: il picco di incremento dell’occupazione, sostiene la ricerca della Sapienza, è previsto per i primi mesi dell’anno successivo alla chiusura del Giubileo. Questo perchè si immagina che l’evento possa avere un effetto di trascinamento sull’economia della capitale che durerà fino al 2020. I calcoli esatti sul miracolo della Misericordia, naturalmente, si faranno alla fine.
Paolo Griseri
(da “La Repubblica“)
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Settembre 10th, 2015 Riccardo Fucile
“NO A VENDETTE, MA CI SARANNO CONSEGUENZE”… “PER RIMETTERE ROMA SUI GIUSTI BINARI CI VORRANNO LUSTRI”
Al secondo piano della Prefettura, sul tavolo d’angolo dell’ufficio di Franco Gabrielli, allineate in buon
ordine, tre grandi borse di cuoio da medico d’altri tempi suggeriscono la metafora più facile.
E del resto, la Grande Ammalata ne ha una al giorno. Oggi, per dire, torna a ballare il fantasma di Vittorio Casamonica con l’ospitata a “Porta a Porta” della figlia Vera e del nipote Vittorino. Lui ne sorride con una battuta. “Deve essere la maledizione della legge di Murphy. Se qualcosa può andar male, andrà male”.
Di nuovo un’ira di Dio. Sindaco, vicesindaco, opposizioni. “Oltraggio a Roma”. Richiesta di scuse.
“Io faccio il Prefetto. E ci manca solo che tra i mille mestieri impropri che mi sono stati attribuiti ci siano ora quello di Presidente della Rai o di direttore di testata. Per carità “.
Un’idea se la sarà fatta.
“Di merito certamente. Che il funerale di Vittorio Casamonica e la celebrazione del suo clan ne saranno la nèmesi. Vedere figlia e nipote del boss con il cappello in mano da Bruno Vespa è la dimostrazione che i Casamonica hanno compreso in quale guaio si siano infilati e quale errore abbiano fatto ad accendere un riflettore che ora, con ogni evidenza, non controllano più. Mettiamola così: pagheranno a breve il giusto fio di quello che hanno combinato. E lo dico non per annunciare vendette, ma semplicemente per segnalare che, nella logica del ripristino della legalità in questa città , va affermato il principio che a un atto corrisponde una conseguenza”.
Converrà che quel funerale non è stato e non è solo un problema dei Casamonica.
“Ci mancherebbe. È stata una pagina grave della storia della città che noi delle Istituzioni ci saremmo dovuti risparmiare. E dico noi perchè in quella vicenda mi sono sentito e sono direttamente coinvolto. Potrei dire – e direi la verità – che quel giorno ero in uno dei miei tre giorni di ferie di quest’estate e che il mio vicario, come del resto il Questore di Roma e tutti i vertici delle autorità di pubblica sicurezza non erano stati informati. Ma questo non toglie che, come responsabile di vertice della sicurezza e dell’ordine pubblico io non possa sostenere che non è stato affar mio. Come ho avuto modo di dire, è stata una falla del sistema informativo a cui ho messo riparo con una direttiva che modifica il flusso dello scambio di informazioni. Prevedendo di qui in avanti non solo che si comunichi dal basso in alto, come fisiologico, ma che dall’alto arrivino indicazioni che consentano a chi è sul territorio di valutare quali sono le priorità . Cosa è importante e cosa lo è meno. Che insomma, non debba essere l’agente di un commissariato o il carabiniere di una stazione a decidere una mattina di agosto se il funerale di Vittorio Casamonica sia o meno questione rilevante di sicurezza o ordine pubblico”.
A proposito di mestieri, nell’ultimo mese, lei è stato definito alternativamente “la badante del sindaco Marino”, il “tutor”, “la stampella”, “il commissario de facto”.
“Capisco che è noioso dirlo, ma sono solo il Prefetto di questa città . Un Prefetto, evidentemente chiamato agli straordinari in una terra di confine, ma una terra i cui confini sono e restano delimitati. A me questa storia della “badante” non piace, con tutto il rispetto per le badanti. E sa perchè? Perchè quella definizione presuppone una condivisione di responsabilità tra me e il Sindaco. Cosa che non è. Siamo fuori dallo schema Totò, per altro a molti caro. Ha presente? Quando va bene, viva Michele e quando va male in quel posto a Pasquale. Le cose sono molto chiare e l’ho detto anche a Marino nel nostro primo incontro la scorsa settimana. Roma non ha due sindaci. Io sarò esclusivamente responsabile della correttezza e legittimità delle procedure del Comune. Diciamo una sorta di vecchio Comitato regionale di controllo. Ma saranno solo e soltanto il Sindaco e la Giunta i responsabili, nel bene e nel male, delle scelte che saranno fatte per la città e su cui questa amministrazione verrà giudicata”.
Resta il fatto che con Marino lei dovrà ” lealmente collaborare” e l’uomo, come ormai è noto, è tipo difficile. Permalosissimo, polemico. Tanto per dire, pare che la sua battuta sulla lunga assenza ai Caraibi – “Ci sentiamo tra un’immersione e l’altra” – non lo abbia divertito affatto.
“Faccio ammenda e, da toscano quale sono, prometto che sorveglierò la mia innata propensione alla battuta. Perchè capisco che non tutti sono uguali e non tutti la prendono allo stesso modo. Detto questo, credo in assoluta sincerità , che Marino mi riconosca la lealtà istituzionale nei suoi confronti”.
E magari anche gratitudine per la conversione a U della sua relazione che ha evitato lo scioglimento per mafia del Comune.
“Questo va chiesto a lui. Io posso serenamente dire che non mi sono pentito un solo istante di quella decisione, che, per altro, hanno preso il ministro dell’Interno e il Consiglio dei Ministri. E posso altrettanto serenamente dire che la ragione della mia decisione è stata nella possibilità di dare veste e solidità giuridica a una soluzione che rispondeva tuttavia a un convincimento che avevo maturato nel mio foro interiore. Pensavo e penso che sciogliere il Comune di Roma sarebbe stato un danno irreparabile per la città e la sua comunità . Un danno misurabile in punti di pil. Di cui avrebbero pagato le conseguenze le amministrazioni future. E penso anche – me ne sono convinto in questi mesi – che il Sindaco sia una persona onesta”.
Marino però ha attaccato Alfano.
“Penso che il ministro sia stato generoso. Tanto per dire, avrebbe potuto, pur non sciogliendo per mafia, porre un termine imperativo oltre il quale, nell’ipotesi del ripetersi di gravi violazioni di legge, il comune sarebbe stato sciolto. Non lo ha fatto. E anche per questo a Marino ho detto nel nostro primo incontro che dobbiamo dimostrare di essere persone serie. Dunque, quel termine ce lo siamo dati noi. Tre mesi. Perchè una cosa è certa. Non aver sciolto non può significare far finta che in questa città non sia successo quello che è successo e che, nonostante il tanto pure fatto, non ci siano ancora molte cose da fare “.
Quali?
“Le elenco quello che abbiamo chiesto al Segretario generale del Campidoglio. Vogliamo sapere che cosa ne è stato dei dirigenti coinvolti dall’inchiesta Mafia capitale, quali delibere viziate siano state annullate, quali siano i nuovi meccanismi di controllo interno della macchina comunale”.
Tre mesi per rimettere Roma sui binari?
“No. Per verificare il ripristino della ordinaria legalità amministrativa. Per rimettere Roma sui binari giusti, non ci vorranno nè mesi, nè anni. Ma lustri”.
Carlo Bonini
(da “la Repubblica”)
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Settembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
MA E’ UN PREFETTO O UN POLITICO?
Per curiosità : ma questo Franco Gabrielli che animale è? 
Se è ancora un prefetto della Repubblica, nella fattispecie il prefetto di Roma Capitale, che ci fa in televisione da mane a sera a dichiarare, pontificare, fare battute, lanciare avvertimenti?
Se è diventato un politico, cioè il candidato-ombra di Renzi a sindaco di Roma, e ha iniziato la campagna elettorale in giro per talk show, perchè non lo dice e non smette la divisa di prefetto?
Ieri dispensava perle di presunto umorismo e dubbia saggezza ad Agorà , su Rai3.
Ma gli interrogativi sulla sua logorrea risalgono all’ottobre 2012, quando Gabrielli offese i terremotati de L’Aquila dicendo che, dinanzi al sisma, “gli emiliani hanno reagito meglio” di loro.
Il tutto dopo aver vietato, da prefetto de L’Aquila, le assemblee e i volantinaggi nelle tendopoli; e financo denunciato per “propaganda elettorale non autorizzata” gli aquilani rei di sgomberare le strade dalla macerie che il governo e dunque il prefetto lasciavano lì da anni.
Ma lui è fatto così: parla quando dovrebbe tacere e tace quando dovrebbe parlare. Tipo a metà giugno, quando Renzi annunciò a Porta a Porta: “Il governo non commissarierà il Comune di Roma per mafia”.
Il prefetto Gabrielli aveva appena ricevuto la relazione di mille pagine della commissione d’accesso da lui inviata in Comune per decidere sull’eventuale scioglimento per Mafia Capitale dopo la seconda ondata di arresti.
E, mentre la leggeva, il premier comunicò in diretta tv che poteva pure cestinarla, tanto lui — senz’averne in quella fase alcun potere — aveva già deciso al posto suo. Anzichè difendere le proprie prerogative e la propria autonomia, il prefetto si cucì la bocca proprio in una rara occasione in cui avrebbe dovuto aprirla.
Poi scattò sull’attenti e si mise a vento, facendo dimenticare i suoi trascorsi enrico lettiani: presentò al Viminale una relazione all’acqua di rose che escludeva lo scioglimento del Comune di Roma, in barba alla legge del 1991 modificata nel 2009 (i comuni vanno sciolti quando emergono “collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori, ovvero forme di condizionamento degli stessi”, anche in via precauzionale, anche senza indagati nelle giunte e nei consigli comunali), ma in linea con i desiderata tutti politici di Renzi (evitare il ritorno dei romani alle urne con i sondaggi che danno favoriti i 5Stelle e il commissariamento in pieno Giubileo).
Che il Comune andasse sciolto per legge l’ha confermato persino Alfano, che di solito confessa a sua insaputa (“la legge prevede il commissariamento, ma abbiamo ritenuto che non fosse il caso”). E continua a ribadirlo pure il garrulo Gabrielli.
L’altro ieri ha dichiarato in tv (e dove, se no?): “Posso ancora sciogliere il Comune se le mie indicazioni restassero lettera morta”.
Cioè se il sindaco Ignazio Marino — pubblicamente umiliato dal governo, ma non commissariato, visto che Gabrielli non ha alcun “super-potere”— non gli obbedirà . E così, per non seguire la legge, abbiamo un prefetto che non può decidere nulla senza la firma del sindaco,ma di fatto lo ricatta con la spada di Damocle dello scioglimento a rate.Il che rende sempre più attuale la nostra domanda a Marino: perchè si fa mortificare e consumare anzichè dimettersi e lasciare lor signori in brache di tela?Ieri mattina, nel salottino di Rai3, l’Arcangelo Gabrielli, sempre così entusiasta di essere Gabrielli, è tornato sul Funeral Party Casamonica.
Un caso di “tafazzismo nostrano”, l’ha definito, perchè “dalle 12 alle 17 nessuno si era accorto di niente.
Le immagini dei funerali poi sono state mandate da chi aveva interesse ad amplificare l’evento: i Casamonica”.
Bel concetto di omertà nostrana: lo scandalo non è lo show del clan con la scorta dei vigili e la beata latitanza della Questura e della (sua) Prefettura, ma il fatto che si sia saputo in giro.
Strepitosa poi la giustificazione del dolce far nulla delle cosiddette autorità di pubblica sicurezza sull’elicottero che lanciava petali di rose, ma poteva benissimo sganciare bombe: “Nell’epoca degli ultraleggeri e dei droni i nostri cieli sono affollati, è una cosa che sta nelle cose. Mica potevamo chiamare gli Eurofighter da Grosseto e abbattere l’elicottero”.
Eh già , mica potevano. La cosa sta nelle cose. E le cose “si prevengono in maniera preventiva”. Ma va?
Quando questi oggetti si alzano, è troppo tardi”.
Ammazza che volpe: questo dev’essere stato come minimo il capo dei servizi segreti (infatti dirigeva il Sisde, mica cazzi).
Già che c’era, il prefetto Gabrielli ha detto la sua anche sulle ferie di Marino che, nel paese che confonde i veri problemi con quelli falsi, sono diventate il vero problema di Roma (dopo il traffico): “Il sindaco lo sento fra un’immersione e l’altra”.
Le pazze risate. “Le ferie all’estero non gli hanno fatto bene, ma io rispetto la sua mentalità che è molto da chirurgo”. Ahahah.
Tipico di chi ha la mentalità da prefetto.
Infine, alla domanda sulla sua prossima candidatura a sindaco, ha risposto come il barbiere di Siviglia (tutti mi vogliono, tutti mi cercano, Franco di qua, Franco di là , che bel piacere fare il Gabrielli, di qualità !).
Ma soprattutto come quelli che stanno per candidarsi, ma fanno i preziosi: “Nessuno mi ha chiesto di candidarmi a sindaco”. Ah no? “Assolutamente.
Il prefetto deve essere una persona terza e questo ruolo deve essere riconosciuto da tutti”.
E questa, diciamolo, è la sua battuta più riuscita. Il prefetto Gabrielli è talmente terzo da sembrare secondo, e persino un po’ primo.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 31st, 2015 Riccardo Fucile
MARINO LI VOLEVA CACCIARE, MA RIMARRANNO
Il danno e la beffa, tutto insieme. Dopo una estate di scioperi bianchi e disservizi che hanno
catapultato Roma nelle cronache internazionali, i manager ritenuti responsabili non potranno essere licenziati in quanto la loro buonuscita è troppo alta per le magre casse dell’Atac.
Lo riporta il quotidiano Il Messaggero, citando il nuovo assessore ai Trasporti della Capitale, Stefano Esposito: “In questa situazione finanziaria non possiamo permetterci di rivoluzionare il management”
A chiedere la testa dei manager era stato il sindaco Marino quando, lo scorso 25 luglio, annunciando l’azzeramento del cda, aveva mandato al diggì Micheli di “mandar via anche i dirigenti responsabili dei disagi in metropolitana” che si erano registrati durante lo sciopero bianco dei macchinisti.
Micheli una lista – circa 10 nomi – l’aveva buttata giù. (…) Per completare però la procedura servono i soldi per il trattamento di fine rapporto.
Il licenziamento di 10 manager costerebbe infatti all’azienda di via Prenestina fino a 2 milioni di euro, secondo le stime dell’assessorato ai Trasporti, che ha preventivato almeno 200mila euro di spesa per ciascun dirigente da allontanare.
Stefano Esposito, intanto, manifesta l’intenzione di “rifondare l’Atac”.
Alla festa del quotidiano Il Fatto, l’assessore definisce l’azienda romana “il simbolo del potere clientelare romano” e gli scioperi “uno strumento politico per fare sabotaggio”, mentre i controllori del bus “più facile vincere all’Enalotto che vederne uno”.
Per questo promette di trovare uno strumento adatto a bloccare gli scioperi ad arte. Entro sei mesi, dichiara, vedrà se è riuscito a fare un buon lavoro altrimenti si dimetterà . Intanto lascerà a breve la poltrona di vicepresidente della commissione trasporti del Senato.
L’Atac nel frattempo smentisce Il Tempo, secondo il quale è stato erogato un bonus ai dirigenti Atac: “Il documento cui fa riferimento l’articolo, infatti, e’ relativo a premi teorici che i dirigenti avrebbero percepito in caso di raggiungimento da parte dell’azienda di risultati economici positivi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 31st, 2015 Riccardo Fucile
“UNA PURA FOLLIA”: PROTESTANO GLI AUTISTI… “DOBBIAMO FORSE LASCIARE I TURISTI FUORI DAL RACCORDO ANULARE?”
La prima grana del sindaco Ignazio Marino appena tornato dalle ferie a “stelle e strisce” sarà
grossa.
Come i 1500 pullman turistici che nei prossimi giorni minacciano di mandare in tilt il traffico della capitale. Tutti sotto al Campidoglio. Per protesta.
«Perchè far pagare ai torpedoni mille euro al giorno per entrare in centro storico è pura follia», dicono i rappresentanti dei tour operator, delle agenzie di viaggio, degli albergatori e di tutte le associazioni che di turismo vivono.
Pronti a bloccare Roma per questo aumento del 500% «se l’assessore comunale ai Trasporti, Stefano Esposito, non ritorna sui suoi passi», promette Carlo Maiotti, presidente Anstra, la più grande associazione che riunisce le aziende di pullman a noleggio.
Che non sarebbe stata una passeggiata dare una stretta all’ingresso dei bus turistici, Stefano Esposito – senatore chiamato a fine luglio dal primo cittadino per gestire la situazione dei trasporti romani – lo ha sempre saputo.
«Prendo una sedia con allegata una ghigliottina a due centimetri dal collo», ha detto appena diventato assessore.
E da quel momento in poi è stato un vulcano di esternazioni. E di decisioni.
Come quella, appunto, di limitare il numero dei pullman turistici durante il Giubileo quando – ha spiegato – «ne arriveranno 170mila».
Previsioni che fanno tremare i romani, già costretti in periodi di ordinaria amministrazione a fare i conti con traffico sempre più congestionato e un via vai di torpedoni: sono stati ben 90 mila nel 2014 .
Da lì l’idea. Creare il deterrente. Far schizzare il ticket dai 240 euro giornalieri ai mille.
Dai 2.800 per l’abbonamento annuale a 10-12 mila .
«Una cifra impensabile, esorbitante, insostenibile – dice Andrea Costanzo, responsabile della Federeventi Lazio di Confcommercio – perchè per l’Anno Santo sono già stati venduti tutti i pacchetti turistici. I contratti già sono stati fatti, i prezzi anche. Chi pagherà questi soldi in più? I tour operator? I pellegrini? Il Campidoglio si ritroverà una valanga di ricorsi al Tar. Non si possono di punto in bianco cambiare le regole del gioco».
Un “gioco” che per Roma rappresenta il 10 per cento di tutto il Pil.
Per questo, le associazioni di categorie vogliono un incontro entro mercoledì prossimo con l’assessore.
«Per cercare un piano condiviso. Non possiamo far scendere i pellegrini fuori dal Raccordo anulare – spiega Giancarlo Iacuitto, vice presidente della Fiavet Lazio, associazione delle imprese turistiche della Confcommercio – . Servono punti di scambio non lontani dai luoghi turistici. Una pianificazione che vada incontro alle nostre esigenze a quelle dei romani».
Uniti nella battaglia anche gli albergatori.
«Questa è un’amministrazione che tassa e non aiuta il turismo », dice Giuseppe Canfora, presidente di Asshotel. «Piuttosto il Campidoglio combatta i B& B abusivi – suggerisce Giuseppe Roscioli, presidente della Confcommercio- solo a Roma ce ne sono più di 5000 “pirata”».
Alessandra Paolini
(da “La Repubblica”)
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