Agosto 29th, 2015 Riccardo Fucile
GLI INTELLETTUALI PERPLESSI SULLA SOLUZIONE ADOTTATA PER LA CAPITALE
A distanza di otto mesi dall’irruzione di Mafia Capitale il governo ha dunque fatto la prima mossa, incaricando il prefetto di Roma di vigilare sulla correttezza amministrativa degli atti di alcuni Dipartimenti del Campidoglio e – sempre al prefetto Gabrielli – spetterà di coordinare (sul modello Expo), gli interventi per il Giubileo: due decisioni assunte dal presidente del Consiglio senza parlarsi col sindaco di Roma, col quale non interloquisce da quasi un anno.
Con una città così in crisi, è mai possibile che il capo del governo e il sindaco della capitale d’Italia non si parlino?
Davanti alle cure omeopatiche messe in atto da governo e dal Comune è forse emerso che al Campidoglio non hanno un’idea di città e a palazzo Chigi non hanno un’idea di Capitale?
E soprattutto: basterà la sia pur blanda cura prefettizia per far ripartire Roma?
Alberto Asor Rosa, uno degli ultimi autentici intellettuali di sinistra, romano, non sembra aver dubbi: «Non entro nel merito dei singoli provvedimenti, anche se per la loro singolarità , appaiono fuori misura. Con lo spossessamento di alcuni poteri attribuiti ad un sindaco eletto, si profila una diarchia che non ha precedenti in tutta la storia unitaria e che difficilmente risolverà i problemi della città . Dopo la catastrofica amministrazione Alemanno, risanare Roma è diventato ancora più difficile: servirebbe un lungo periodo di buon governo, sostenuto da una solidarietà nazionale».
E il consolato non convince neppure un intellettuale di diverso orientamento, come Alessandro Campi, direttore della Rivista di politica: «È un po’ un pasticcio, perchè è vero che i poteri del prefetto sono limitati, ma la diarchia di fatto è inevitabile perchè sarà quasi fisiologico per Marino interpellare Gabrielli su questioni che vanno oltre il controllo formale degli atti».
E d’alta parte è utopia immaginare che Roma possa rinascere a dispetto di un governo ostile.
Il professor Giuseppe De Rita, fondatore del Censis, racconta un episodio esemplare, che risale a 39 anni fa, quando Giulio Andreotti chiese ad alcuni intellettuali cattolici di candidarsi nelle liste della Dc per le comunali romane: «Io non accettai la proposta perchè la posizione in lista, per come è fatta Roma, non ci garantiva dall’esser scavalcati da capi-corrente e capiclientele e infatti Vittorio Bachelet, che accettò, arrivò in diciottesima posizione. In una situazione del genere è difficile che un professionista affermato, un docente universitario, un personaggio della società civile possa accettare un coinvolgimento, se non c’è un imprinting politico».
Ecco perchè, sostiene De Rita, «l’immagine che meglio fotografa la situazione in cui si trova Roma è quella usata dal Papa, “orfandad”, che ha tradotto con “orfanezza”. Roma è orfana di una classe dirigente».
La capacità di ripresa di Roma dipende anche dalla risposta ad un’altra domanda: se l’affiancamento del prefetto al sindaco è l’unica idea prodotta dal governo per una capitale in crisi, questo non è l’ennesimo segno che l’Italia non sente Roma come la sua capitale?
«Manca un’idea di capitale perchè manca un’idea di Stato e di nazione – sostiene Campi – Nemmeno ci rendiamo conto di essere un Paese che non ha un centro nevralgico, un cervello dal quale partono gli impulsi. Oltretutto in questa fase siamo guidati da una classe dirigente che ragiona con una mentalità periferica: gli ex sindaci, come Renzi, si portano dietro i territori, vedono il potere capovolto: per quanto possano cogliere il valore Roma, finiscono per trattarla come una delle tante città ».
Ma alla fine la ripresa o meno di Roma si giocherà soprattutto se il sindaco Marino riuscirà a riprendersi in mano la città .
Sostiene Vittorio Emiliani, già direttore del “Messaggero” e oggi presidente del Comitato per la bellezza: «Le giunte di sinistra degli anni Settanta avevano un’idea della città , rompere il diaframma periferia-città e investirono qualcosa come mille miliardi di lire in un anno per risanare le borgate, anche Rutelli, con la “cura del ferro” e le cento piazze, dimostrò di avere una sua idea di Roma. Marino, che ha preso decisioni epocali sottovalutate, non ha ancora dimostrato di avere una sua idea di città ».
Fabio Martini
(da “La Stampa“)
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Agosto 28th, 2015 Riccardo Fucile
ROMA VA SCIOLTA PER MAFIA E BONIFICATA DA CERTA SINISTRA E DA CERTA DESTRA
Il sindaco di Roma Ignazio Marino esultante dopo il Consiglio dei ministri che gli leva quasi tutti i
poteri e di fatto lo commissaria, con il decisivo argomento che“si è tolta dal tavolo l’ipotesi dello scioglimento del Campidoglio”, ricorda la scena del ragionier Ugo Fantozzi che, pestato a sangue da una gang di teppisti che gli smontano pure la Bianchina pezzo per pezzo, esala tra un ceffone e una testata: “Badi, signore, che se osa ancora alzare la voce con me…”; poi perde i sensi.
Ma che cosa deve ancora accadere perchè Marino, che comunque un mestiere ce l’ha e non campa di politica, ponga fine alla sua agonia politica e si dimetta da sindaco lasciando il suo nemico di sempre —cioè il suo partito— in brache di tela?
Da quando ha avuto il torto di vincere le elezioni, il Pd gli ha fatto una guerra spietata che nemmeno a B.
Gli ha imposto assessori e collaboratori poi regolarmente finiti in galera o sotto inchiesta.
Ha raccolto firme per le sue dimissioni. Non ha mosso un dito quando la destra di Alemanno chiedeva la sua testa perchè parcheggiava la Panda in sosta vietata. Dopodichè si scoprì che il problema di Roma non era la Panda, ma la Banda: della Magliana, nel seguitissimo sequel “Mafia Capitale”.
Lui ne uscì pulito proprio perchè non aveva nulla a che fare con il suo partito“cattivo, pericoloso e dannoso” secondo la definizione dell’ex ministro Fabrizio Barca, infestato da “associazioni a delinquere” secondo l’attuale ministra Marianna Madia, diretto da gentaglia che falsificava le tessere e intrallazzava con Buzzi & Carminati.
E chi tornò nel mirino di quel partito lì? Marino.
Il premier Renzi, mai eletto da nessuno se non come sindaco di Firenze, iniziò a dettargli ultimatum, spalleggiato dalla solita Boschi.
Il commissario Orfini, che frequenta il partito romano da quando aveva i calzoni corti e naturalmente non ha mai visto nè sentito nulla, fece invece la parte del poliziotto buono, sostenendo il sindaco come la corda sorregge l’impiccato.
Intanto gli mise accanto l’assessore turborenziano ai Trasporti Stefano Esposito che, essendo di Moncalieri (provincia di Torino), assicura la giusta competenza su Roma e parla già da sindaco.
Anzichè ribellarsi all’accerchiamento, Ignaro Marino continuò a fare il finto tonto (almeno speriamo che sia finto) e ad aggirarsi con le due dita alzate in segno di vittoria, anche quando gli arrestavano 44 persone tutto intorno.
Poi battè un cinque alla Boschi alla festa dell’Unità .
E implorò Renzi “di giudicarmi dai risultati”, come se fosse stato Renzi a nominarlo sindaco di Roma, e non gli elettori a eleggerlo.
Infine andò in scena il funeral party di Casamonica, che lo colse in vacanza all’estero.
E riecco gli sciacalli e gli avvoltoi affondare i denti: non era certo il sindaco che doveva impedire quella sceneggiata, semmai le forze dell’ordine che fanno capo a questore, prefetto e ministro dell’Interno.
Ma Alfano non si tocca, ammesso e non concesso che abbia una consistenza, sennò viene giù il governo,e chiederne la testa è inutile per mancanza della medesima. Neppure Gabrielli si tocca: altrimenti come si fa a promuoverlo capo della Polizia? Quindi la colpa è di Marino.
La stampa e la satira di regime lo attaccano perfino perchè è andato in ferie, come se fosse l’unico, come se fosse vietato, come se la sua presenza a Roma a ferragosto potesse cambiare qualcosa.
Noi l’abbiamo scritto fin dal giorno della prima retata di Mafia Capitale: “Roma va sciolta per mafia”. Decine, centinaia di comuni sono stati sciolti per molto meno.
E sciogliere Roma per commissariarla ufficialmente e poi, una volta bonificata, rimandarla alle urne non significa condannare il sindaco, ma affermare ciò che tutti sanno: e cioè che la classe politica e amministrativa del Comune è irrimediabilmente inquinata non da oggi o da ieri, ma da almeno quattro sindacature, di destra e di sinistra.
Marino, che fino a prova contraria non ha mai assecondato interessi criminali, avrebbe — volendo — tutte le carte in regola per ricandidarsi e tornare in Campidoglio, almeno sul piano morale.
Sulle capacità di governo, invece, stendiamo un velo pietoso, visto l’abbandono in cui versa la Capitale.
Ma spetta agli elettori decidere, non a Renzi, nè a Gabrielli e neppure ad Alfano.
Invece Marino s’è imbullonato alla poltrona, lasciandosi logorare per conto terzi e sfogliare giorno dopo giorno come un carciofo.
E ora subisce, con l’aria giuliva e le solite dita a V, l’ultima umiliazione: sia il fatto che ieri il Consiglio dei ministri ha trasferito al prefetto Gabrielli, cioè a Renzi —non si sa con quale legittimità — il controllo su otto settori vitali della città (dalla casa ai campi rom, dal verde all’ambiente) e il coordinamento del piano Giubileo, tutti compiti che spettano al sindaco e alla sua giunta; sia soprattutto il fatto che, a decidere il tutto, è stato Angelino Alfano.
Ma sì, il collezionista di scandali e gaffe, il capo del partito più inquisito e arrestato d’Italia, quello che difende a spada tratta il sottosegretario Castiglione indagato in Mafia Capitale per la fogna del Cara di Mineo, che da solo vale tre quarti di Ncd. Neppure un Marino, per quanto nullo, può accettare lezioni da un Alfano.
Se sloggiasse ora, i suoi nemici che lo usano come punching ball per fare i propri comodi e allontanare le elezioni che sanno di aver già perso, lo rincorrerebbero: uno spettacolo impagabile.
Roma, intanto, continuerebbe la sua lenta putrescenza.
Tanto l’unica cosa che non frega niente a nessuno è proprio Roma.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 27th, 2015 Riccardo Fucile
MA LUI SI SMARCA: CRITICA I VECCHI PARTITI E ADERISCE AL PRESIDIO ANTIMAFIA DEL PD
Luce verde da Forza Italia e Ncd alla figura di Alfio Marchini come possibile sindaco di Roma Capitale. 
Il centrodestra romano si scopre “innamorato” di Marchini, indicandolo come “l’uomo giusto per ridare decoro alle istituzioni capitoline e fiducia ai cittadini” (Ncd) o comunque come un alleato importante (Fi).
“I romani devono potersi scegliere un nuovo sindaco e un nuovo governo della Capitale. Roma deve tornare al più presto al voto per chiudere uno dei capitoli più bui della sua storia recente”, si legge in una nota di Forza Italia.
“La decisione odierna del governo di sciogliere il municipio di Ostia e di commissariare di fatto il sindaco conferma la mancanza di coraggio e di visione strategica della maggioranza, ma anche la sostanziale defenestrazione del sempre più assente Marino, che sarà solo un sindaco pro forma incapace di gestire il Giubileo e la candidatura olimpica di Roma. Occorre smetterla con questa ipocrisia e tornare al voto per costruire una maggioranza alternativa al Pd, principale responsabile del disastro”.
Poi l’abbraccio a Marchini: “Siamo al lavoro con questo obiettivo insieme ai movimenti civici, a cominciare da quello guidato da Alfio Marchini”.
Ancora più chiaro l’endorsement del Nuovo Centrodestra.
“Marino dovrebbe dimettersi e permettere nuove elezioni per le quali punteremmo su un profilo civico come quello di Alfio Marchini, che sarebbe l’uomo giusto per ridare decoro alle istituzioni capitoline e fiducia ai cittadini”, ha dichiarato Gianni Sammarco, deputato e coordinatore di Roma del Ncd.
“Il ministro Alfano e il governo hanno fatto in pieno il proprio dovere intervenendo in maniera mirata per risolvere le numerose criticità di Roma, che è attesa da appuntamenti che deve necessariamente affrontare al meglio come il Giubileo. È stato allestito un vero e proprio cordone sanitario, guidato dal prefetto Gabrielli, uomo capace e preparato, attorno al sindaco, che ha dimostrato per l’ennesima volta di essere lontano dalla realtà della città che amministra preferendo qualche giorno di vacanza in più. Questa sconfessione manifesta del suo operato dovrebbe fargli capire che il suo mandato di fatto si è esaurito”.
Marchini, però, si smarca dall’abbraccio ‘totale’ della destra, e risponde all’appello di Orfini ad aderire alla manifestazione antimafia indetta per il 3 settembre dopo lo scandalo dei funerali di Casamonica.
Solo la lista Marchini ha accettato l’invito; Forza Italia e M5S non scenderanno in piazza al fianco del Pd.
“Da tempo affermo che a Roma serva una proposta politica che vada oltre i vecchi partiti e che coinvolga le migliori risorse di questa città . Solo così si potranno risolvere le grandi criticità di Roma […]. La sicurezza e la legalità sono una di queste priorità e lo sfregio subito in questi mesi è intollerabile – aggiunge – Siamo gente seria e se invochiamo per le nostre proposte questo modello, abbiamo l’obbligo morale di appoggiare tutte le iniziative che fanno appello al bene di Roma abbattendo vecchi e vetusti steccati usati in passato per spartire e non certo per rivendicare rispettabili diversità di storie e valori”.
Riguardo alle decisioni adottate oggi dal governo su Mafia Capitale e Campidoglio, Marchini ha espresso una posizione fortemente critica: “Tutto come previsto: hanno commissariato il sindaco invece di commissariare il Comune. Un pastrocchio che non fa altro che aumentare la confusione che già regna sovrana a Roma. Mi chiedo dove sia finita la dignità di Marino che accetta una decisione così umiliante”.
Durissimi con la linea del governo anche i Cinque Stelle. “Quanto deciso dal governo, vale a dire dal Pd, rappresenta un autentico colpo di mano, non solo nei confronti di una città oramai tenuta in ostaggio da un sindaco fantoccio, che nel giorno in cui si decidono le sorti della Capitale se ne sta in vacanza a scrivere memorie tra il Texas e i Caraibi, bensì un colpo di mano nei confronti della legge. Poichè è evidente che attribuire poteri straordinari al prefetto Gabrielli di rimuovere le tracce di malavita e corruzione dall’istituzione comunale rappresenta una scomunica ufficiale per Ignazio Marino, che apre la strada a un commissariamento velato, in deroga alle stesse disposizioni previste dal Testo Unico Enti Locali (Tuel)”, dichiarano i parlamentari e i consiglieri capitolini del M5S, ricordando come “lo stesso Pd, ad Ostia, sia da anni punto di riferimento del malaffare e di clan criminali”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 27th, 2015 Riccardo Fucile
NON E’ UN COMMISSARIAMENTO MA AL PREFETTO VENGONO CONSEGNATE LE CHIAVI DI SETTORI NEVRALGICI DELLA CAPITALE
Da una parte un insieme di 8 ambiti (dalla casa ai campi nomadi) su cui il prefetto Franco Gabrielli dovrà stabilire un piano con il sindaco Ignazio Marino.
Dall’altra il coordinamento affidato a Gabrielli sul percorso d’avvicinamento al Giubileo di dicembre.
Quello di Roma “non è un commissariamento”, si affrettano a dire dal governo, ma il consiglio dei ministri ha ridisegnato i poteri nella Capitale, dopo altre settimane difficili (culminate con i funerali del boss dei Casamonica) e a pochi mesi dall’inizio dell’Anno Santo.
E’ Alfano, in realtà , a usare le parole più nette nei confronti dell’amministrazione del Campidoglio, parlando di un Comune sotto tutela del governo: “E’ indubbio che il lavoro svolto dalla commissione di accesso abbia evidenziato una situazione amministrativa caratterizzata da gravi vizi procedurali. La legge prevede il commissariamento, ma abbiamo ritenuto che per questo non sussistessero i presupposti e che sussistessero per un supporto del Viminale per cambiare la rotta”. Tra i provvedimenti già approvati dalla riunione del governo c’è lo scioglimento del municipio di Ostia che d’altra parte era stato travolto dall’inchiesta su Mafia Capitale: provvedimento meno banale di come si possa pensare visto che nell’area vivono 90mila persone.
La guida sarà affidata al prefetto Domenico Vulpiani insieme al viceprefetto Rosalba Scialla e Maurizio Alicandro.
Tra le misure speciali decise dal consiglio dei ministri un progetto di 8 “ambiti su cui chiederò al prefetto di stabilire un piano col sindaco, per l’adozione di atti di indirizzo” ha detto Alfano.
Gli ambiti sono verde, ambiente, casa, immigrazione e campi nomadi.
Previsti un “aggiornamento dei regolamenti comunali”, la “revoca in autotutela degli affidamenti senza regolari procedure concorsuali, un albo delle ditte, monitoraggio della centrale unica degli acquisti, l’implementazione controlli interna e una revisione dei contratti compresi quelli di servizio con l’Ama”.
Il ministro ha dato il via anche alle procedure, secondo l’articolo 143, per rimuovere dirigenti o dipendenti comunali e il trasferimento ad altri uffici o ad altre mansioni “con contestuale avvio del procedimento disciplinare”.
Per il Giubileo il ruolo di coordinamento sarà affidato al prefetto Franco Gabrielli. “Non c’è nessun commissariamento — ha precisato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti — il prefetto avrà un ruolo che è lo stesso di quello rivestito dal prefetto di Milano per Expo”.
Un parallelo confermato dall’assessore alla legalità del Comune di Roma Alfonso Sabella: “Tutto come previsto. Sul Giubileo non mi pare ci siano novità . Come a Milano per l’Expo il coordinamento sarà dato al prefetto, non credo nè Pisapia e Maroni si sentano commissariati. L’unica differenza purtroppo sono i soldi…” che per Roma non ci sono. Il riferimento ad Expo vale anche per il compito dell’Autorità anticorruzione per la “supervisione sulle procedure in modo da rafforzare l’azione della giunta capitolina in vista della realizzazione delle opere necessarie per il Giubileo”.
Tra l’altro il consiglio dei ministri ha varato una delibera che consente una riduzione dei tempi delle procedure a evidenza pubblica: “Non c’è nessuna deroga — dice il sottosegretario di Palazzo Chigi — ma la possibilità di ridurre i tempi delle procedure in modo che le opere necessarie a gestire Giubileo siano realizzate in tempo”.
“Le risorse — ha aggiunto — vengono dal bilancio del Comune di Roma già a disposizione e dal piano di rientro di Roma Capitale. La prossima settimana faremo una riunione per chiarire gli spazi di bilancio all’interno delle risorse a disposizione”. Il governo, ha affermato De Vincenti, “è convinto che Roma ce la farà ” ad affrontare la sfida del Giubileo e “affiancherà comune, prefettura e Regione perchè il successo del Giubileo è il successo del Paese”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 27th, 2015 Riccardo Fucile
LA STOCCATA DELL’EX SINDACO ALL’ATTUALE PRIMO CITTADINO DI ROMA
“Quello che è avvenuto se lo sono fatti da soli. Se fosse stato preparato un programma il Campidoglio avrebbe dettato l’agenda. Ora è evidente che lo Stato deve dare una mano robusta: manutenzione di base, organizzazione, sicurezza, trasporti”.
Lo dice a Repubblica l’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli sottolineando che i commissari del governo ci vogliono, così come il sindaco Marino non dovrebbe restare negli Usa nelle ore in cui il governo prende una decisione politica su Roma.
“Quando ero sindaco andavo ad Anzio e a Sabaudia, a un’ora di auto di distanza perchè purtroppo i problemi di Roma sono tanti: non posso credere che Marino non torni per il consiglio dei ministri che deve prendere una decisione politica su Roma, non solo sui soldi ma anche sulla attribuzione dei compiti”.
Sul piano per il Giubileo, Rutelli spiega che “la città non doveva aspettare che il Vaticano, o il governo, le indicassero cosa fare”; “avendo pochi mesi mi sono sempre permesso di suggerire che occorre concentrarsi su manutenzione e legalità .
“Ma il progetto andava fatto a fine marzo: ora rischiamo grossi guai”. “Ci vuole un programma realistico per non rischiare che il Giubileo inizi con i cantieri aperti e i lavori non ancora ultimati”. Sulla polemica innescata dal funerale dei Casamonica, l’ex sindaco precisa che “a Roma la criminalità organizzata c’è sempre stata, come in quasi tutte le grandi città del mondo”, tuttavia “ora occorre l’incisività dell’azione dell’ amministrazione comunale e la reazione civica”.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 3rd, 2015 Riccardo Fucile
LA RETORICA DELLA CITTà€ COME IRRIMEDIABILE CASINO È DA INTERESSI OPACHI… IL SINDACO DEVE METTERE IN DISCUSSIONE IL MODELLO DI GOVERNO BASATO SOLO SULLA SPECULAZIONE
Attraverso la nebbia di polemiche interessate, se non in malafede, si possono vedere alcuni fatti utili a capire il presente e il futuro della capitale d’Italia.
Il primo è che la retorica di Roma come perenne e irredimibile casino è alimentata da interessi opachi.
Il secondo è che il sindaco Ignazio Marino è un marziano solo quando scollega i neuroni della ragion politica e si dimentica da dove viene.
Il noto chirurgo è stato portato al Campidoglio dalle cosche vincenti di una guerra per bande che da decenni si contendono il potere di spolpare le casse comunali e che l’inchiesta Mafia Capitale ha solo in parte smascherato.
Non risulta che Marino abbia sconfitto alle primarie del 2013 contendenti forti come Paolo Gentiloni e David Sassoli con i voti di un popolo di onesti in rivolta.
I gruppi di potere interni ed esterni al Pd che lo hanno sostenuto condividono con le bande rivali buona parte della responsabilità del debito accumulato negli ultimi 15-20 anni dal Comune, 10 miliardi di euro che lo Stato si è accollato solo in parte e grazie ai quali i 2,8 milioni di cittadini romani sono i più tassati d’Italia.
Il terzo fatto, corollario del secondo, è che la diffusa voglia di far fuori Marino non è provocata da una sua sfida aperta al malaffare politico-imprenditoriale che domina Roma, ma semplicemente dal suo rifiuto — episodico e talvolta addirittura inconsapevole — di assecondarne i disegni.
Ragione più che sufficiente, sia detto tra parentesi, per difendere Marino a oltranza, preferendolo di gran lunga a qualche compiacente prefetto che qualcuno starà già selezionando per normalizzare il Campidoglio (e sul significato di “normalizzare” ci siamo capiti).
Il quarto fatto è che la più grave colpa da attribuire a Marino è di non aver fatto — in mezzo a mille annunci a effetto — quelle poche e decisive cose che i suoi predecessori di ogni colore non hanno mai voluto fare per non mettere a rischio la “stabilità politica”delle loro amministrazioni e soprattutto non mettere in discussione un modello di governo basato sulla speculazione e contro il buon senso.
Che sia Marino o qualcun altro, il sindaco di Roma potrebbe rapidamente cambiare il volto della città realizzando un’agenda di cose urgenti, possibili e risolutive.
Ce le siamo fatte elencare da quattro persone competenti e autorevoli, non legate a interessi politici, che da anni osservano con passione e incredulità l’infinitamente occhiuta devastazione della Città Eterna.
Buche, stadio e piano regolatore
Paolo Berdini, ingegnere e urbanista, da sempre denuncia il secondo sacco di Roma perpetrato negli ultimi 15 anni che ha consentito alla speculazione fondiaria di far esplodere quartieri periferici senza servizi e senza collegamenti.
Basti pensare che in questi anni la popolazione residente al di fuori del raccordo anulare (un anello con circa 20 chilometri di diametro) è passata dal 18 al 30 per cento del totale: “Sono 800 mila persone, segregate in molti casi, dopo che l’Atac ha tagliato per ragioni economiche le linee di autobus, in quartieri di sepolti vivi”.
Secondo Berdini bisogna bloccare il piano regolatore fatto approvare dal sindaco Walter Veltroni nel 2008 dal consiglio comunale nell’ultima notte in cui era in carica .
“Molti danni sono già stati fatti, ma quel piano consente ancora di costruire in periferia 35 milioni di metri cubi, cioè abitazioni per 300 mila persone che non ci sono. E poi basta con le grandi opere, Marino ha dato il via libera al nuovo stadio della Roma, e per ripagare i costruttori del sacrificio ha autorizzato nuovi edifici per un milione di metri cubi. Adesso è ricominciata la novella delle Olimpiadi, grande abbuffata per la speculazione fondiaria con alla guida i soliti noti, da Giovanni Malagò a Luca di Montezemolo, quello dei grandi lavori di Italia ’90”.
Dopo i no, un grande sì alla sistemazione delle strade.
“Le mitiche buche che affliggono Roma derivano in parte dai rapporti perversi con le ditte che fanno la manutenzione, che arrivano a lucrare fino al 50 per cento dell’appalto. Ma rimane il fatto che il Comune da solo non ce la può fare”.
Roma ha il doppio degli abitanti di Milano, ma il comune è sette volte più grande.
Per la precisione il suo territorio è vasto come la somma di Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Catania e Palermo.
La rete stradale vale 5500 chilometri, quanto tutta la rete autostradale nazionale.
“Deve intervenire il governo, non c’è altro da fare, serve un miliardo all’anno per dieci anni, inutile girarci intorno, e sono soldi che un comune non avrà mai”.
Traffico, trasporti e pendolari
Anna Donati, esperta di trasporti, ex parlamentare verde, ex consigliere della Fs, oggi impegnata con il Kyoto Club, da oltre vent’anni osserva i tentativi di risolvere i problemi del traffico a Roma.
“Due cose in generale. Non ci sono scorciatoie, ci vogliono dieci anni. Poi, i problemi più grossi non li risolve il sindaco ma il governo: in Italia dal 2010 a oggi il contributo al trasporto pubblico locale è stato tagliato da 7 a 5 miliardi. Il contributo che dà la Germania al suo sistema è circa il doppio . Quanto alle Fs, si decidano a utilizzare i binari liberati dall’alta velocità . C’è la vecchia linea per Napoli, verso Pomezia: mettano un treno ogni 15 minuti. Chi vive fuori dal centro spesso è costretto a usare l’auto, bisogna fare qualcosa ricordando che ogni giorno i servizi pubblici su Roma portano 900 mila persone, tutta l’alta velocità in Italia 150 mila”.
Per scoraggiare il mezzo privato bisogna dunque che funzioni quello pubblico.
“Il consiglio comunale ha appena approvato il nuovo Piano generale dei trasporti per Roma. Ci sono cose buone, vanno attuate subito. Bisogna aumentare la velocità commerciale dei bus, quindi più corsie preferenziali, semafori intelligenti, car sharing, anche più biciclette, perchè no? E poi la cosa più complicata, il sistema della logistica urbana delle merci che aiuti i trasportatori a lavorare meglio ed eviti la coda dei furgoni fermi in doppia fila per scaricare”.
E le metropolitane?
“La Metro C va terminata perchè è utile. Ma attenzione: Roma è molto estesa, a bassa densità , la metropolitana si giustifica in poche zone, per il resto sono più utili i tram”.
Infine la cosa più urgente: “Bisogna che il comune predisponga subito un app per telefonini che organizzi l’accoglienza dei turisti per il Giubileo, che ti dica dove parcheggiare l’auto, con quali mezzi pubblici puoi entrare in città , che preveda l’addebito su carta di credito per parcheggi o biglietti. Tutto ciò che nelle altre grandi città è normale”.
Arte, cultura e patrimonio: ieri oggi e domani
Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte di fama internazionale, è molto presente nella discussione sul futuro dell’Italia. Le sue idee su Roma poggiano su due pilastri.
Il primo: la pedonalizzazione dei Fori imperiali va fatta ma non basta. Il secondo: il futuro della città va costruito valorizzando il passato e non distruggendolo.
Non si tratta di imbalsamare il centro storico facendone un museo. Al contrario: “Penso alla vita della città come sovrapposizione di strati che comincia nel passato e pensa al futuro. Roma ha la responsabilità di fondare la soluzione dei suoi problemi sulle impegnative eredità del passato”. Per questo la pedonalizzazione dei Fori non basta.
“Limitandosi a eliminare il traffico dall’area archeologica centrale si rischia di trasformarla in un suk travolto da venditori ambulanti e improbabili gladiatori. Serve invece una progettazione complessiva. Un architetto paesaggista deve ridisegnare spazi e funzionalità dell’area facendone un pezzo vivo della città capace di darle nuova linfa vitale. È un tema mai affrontato concretamente nella pluridecennale discussione sui Fori”.
Il secondo punto indicato da Settis riguarda il lavoro in corso per un accordo tra le due sovrintendenze, quella comunale e quella statale, che fino a oggi si sono divise si dividono la competenza sul patrimonio della Capitale: “Il rischio che vedo, e che comunque va evitato, è che in questo accordo la ricerca archeologica e la tutela non abbiano il primo posto ” .
U n esempio di attualità riguarda i lavori per la Metro C, destinata ad attraversare il centro storico da piazza Venezia fino al quartiere Prati: “A me piace esprimermi su questioni che conosco in dettaglio, e non è il caso della Metro C. Però posso dire, in linea di principio, che i ritrovamenti archeologici possibili in quell’area sono sicuramente di tale importanza che non ci si può permettere il rischio di distruggerli. Non si tratta di ostacolare la modernizzazione, semmai di ripensare il sistema della circolazione e il rapporto tra la vita dei cittadini e il corpo della città . Il trasporto veloce si può organizzare per esempio attorno a un sistema di metropolitane leggere di superficie di cui si parla da decenni”.
Giorgio Meletti
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 2nd, 2015 Riccardo Fucile
LA RICETTA: “TRE GIORNI DI GALERA PER CHI AGGREDISCE”
Torna il bigliettaio sul bus.
L’assessore Esposito farà partire la sperimentazione durante il Giubileo: verranno individuate 15 linee di collegamento tra periferia e centro.
Ancora, i mezzi in periferia a rischio aggressioni saranno presidiati dai vigili urbani e, se occorre, anche dal servizio privato.
Intanto il sindaco Marino ha chiesto al prefetto di precettare i macchinisti il 7 agosto, giorno dello sciopero proclamato dall’Usb.
«Riporterò i bigliettai a bordo per risolvere insieme due problemi: l’evasione e le aggressioni ai controllori ».
L’assessore ai Trasporti Stefano Esposito prende subito di petto l’sos lanciato dal direttore generale dell’Atac Francesco Micheli, sulle linee periferie senza controllo perchè gli agenti accertatori hanno paura delle aggressioni. «Bisogna fare una scelta», dice.
I bigliettai comporteranno costi ulteriori per Atac?
«Neanche per sogno. Prendiamo le persone dietro le scrivanie e gli facciamo un bel corso di formazione. Cominciamo dagli assunti senza concorso di Parentopoli. Mi sembra una buona pratica »
Quali saranno le linee con il bigliettaio a bordo?
«Ne ho già parlato con il sindaco Marino. Individueremo 15 linee e faremo una sperimentazione per il Giubileo. Saranno le grandi linee di collegamento tra centro e periferia. E poi bisogna investire risorse».
In che modo?
«Portando i vigili urbani sui bus e se non bastano i vigili garantire la sicurezza con il servizio privato. Ho chiesto che il Git, il gruppo intervento traffico dei vigili, torni sotto di me, per disporre del gruppo direttamente. In questo modo cominceremo a dare un segnale. Se qualcuno aggredisce sul bus noi lo ingiacchiamo ».
Ingiacchiamo?
«Voce del verbo ingiaccare. Lo teniamo agli arresti per tre giorni, così gli passa la voglia».
L’unione sindacale di base ha proclamato sciopero per il 7 agosto. Saranno precettati?
«Il sindaco Marino ha già inviato la richiesta al prefetto Gabrielli e io sono d’accordo. Voglio dialogare con tutti ma ad un certo punto ci vogliono le maniere forti».
Ci spieghi.
«Ai sindacati va riconosciuto un gran merito: hanno reso possibile una scelta storica con la riorganizzazione dei turni. Ora però bisogna vigilare sui finti sindacati che vogliono difendere privilegi arcaici usando i cittadini. Non possiamo battere in ritirata. Questo lo fa una politica debole, clientelare. Quei sindacati non hanno diritto di cittadinanza. Se, una volta stabilita una linea comune, loro continueranno ad opporsi, cominceremo a licenziare un po’ dei macchinisti infedeli. Siamo noi che dobbiamo aiutare i sindacati veri, che hanno fatto una scelta coraggiosa».
A settembre l’Atac preparerà un bando europeo per cercare un partner industriale come ha indicato il sindaco.
«Prima di procedere con il partner industriale io voglio verificare fino in fondo la proposta di Cgil, Cisl e Uil di un’azienda unica regionale del trasporto, con Atac, Cotral e Fs. Anche se ho fatto presente ai sindacati che anche le Ferrovie dello Stato sono un partner privato, non sono la mammella a cui attingere. Qualsiasi partner per entrare deve vedere che nell’Atac c’è reddittività . In ogni caso, sul tema dell’azienda unica la settimana prossima vedrò il presidente della Regione Zingaretti ed insieme verificheremo se il progetto è praticabile».
Cecilia Gentile
(da “La Repubblica”)
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Luglio 30th, 2015 Riccardo Fucile
“RENZI MI HA DATO FIDUCIA”
Parlare con il dottor Ignazio Marino è come immergersi in una lezione di anatomia comparata.
Tutto parte dal trapianto di fegato.
Metafora che il sindaco di Roma, di professione chirurgo specializzato nei trapianti, usa per spiegare il suo stato d’animo: «Se commetti un errore durante una certa fase dell’intervento puoi perdere il paziente. E non c’è possibilità di rimedio».
Ha paura di perdere Roma?
«No. Non l’ho mai avuta nemmeno al tavolo operatorio, e questo è psicologicamente importante. Come sindaco, sono protetto dal fatto di sentirmi libero».
Bella sensazione, immagino. Libero da chi?
«Sono il primo sindaco di Roma libero dai partiti».
Brutta cosa, i partiti?
«Per nulla. Considero Francesco Rutelli e Walter Veltroni due grandi sindaci di Roma, ed erano capi di partito. Passando di qua avevano legittime ambizioni politiche. Io invece non ne ho».
Ma lei non si era candidato alla segreteria del Partito democratico?
«Se è per questo sono stato anche attivista del Partito democratico americano e amico di Bill Clinton. Non nego affatto di aver avuto un rapporto diretto con la politica».
Spero diversa da quella che conosciamo. A Roma i partiti somigliano a comitati d’affari.
«Sono d’accordissimo. Non mi è mai accaduto di vedere ciò che ho visto qui e ho rivelato al procuratore Pignatone. Vivo come una ferita il fatto che il mio predecessore Gianni Alemanno abbia un avviso di garanzia per associazione mafiosa. E credo nei partiti. Ma qui, come dice lei, e sostiene anche Fabrizio Barca, erano comitati elettorali e d’affari».
Erano?
«Dopo l’arrivo di Matteo Orfini si respira aria fresca. Prima di lui con certi esponenti del Pd si poteva parlare solo di posti e cariche. Ora invece discutiamo di progetti, di buche stradali, di piani industriali per Ama, Atac…».
Qui volevo arrivare, ai servizi pubblici. La città è in condizioni pietose. I trasporti sono vergognosi.
«Non sa l’aiuto che mi ha dato l’articolo nel quale avete scritto che bisognava portare i libri dell’Atac in tribunale. Quella mattina avevo una riunione con il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e, guardi qua (sfoglia uno dei suoi proverbiali quaderni scritti con inchiostro verde, ndr ). Gli ho detto caro Nicola, qui non ci sono che due strade: o porto i libri in tribunale o si cerca un partner industriale serio. Non ci butto dentro altri 178 milioni per poi ritrovarmi fra sei mesi allo stesso punto di partenza. Mi hanno dato tutti ragione».
Perdoni la franchezza, ma sfido chiunque a mettere un solo euro in quest’azienda.
«Le cose devono cambiare, sicuro. Un macchinista della metro a Milano guida 1.150 ore l’anno, a Napoli 950 e a Roma solo 736. E lo sciopero bianco esplode quando Marino chiede di timbrare il cartellino. Forse i viaggiatori non lo timbrano tutti i giorni, il loro cartellino?».
Lei ha dimissionato l’assessore ai Trasporti Guido Improta in conferenza stampa senza dirglielo prima. Lo ritiene responsabile del disastro?
«Guido è persona seria e preparata. Ma da mesi diceva di volersene andare e questo suo non essere sulla plancia di comando al momento dello sciopero bianco aveva creato un disorientamento in sala macchine. Se uno fa il ministro della Salute e non arrivano gli antibiotici agli ospedali…».
Capisco. Se ne traggono le conseguenze. Peccato che non sia stato sempre così. In molti casi lei non è riuscito ad andare fino in fondo come avrebbe dovuto. Lo dice anche la relazione del Viminale.
«Adesso però c’è un netto miglioramento della situazione. La politica romana non remava nella mia stessa direzione. E questo perchè c’era l’interesse a mantenere lo status quo. I problemi di Roma non sono nati con me: i rifiuti erano gestiti in regime di monopolio dal 1963, gli accessi alle spiagge di Ostia erano chiusi dagli anni Ottanta, i camion bar sciamavano ai Fori da decenni. Forse ho voluto aprire troppi fronti tutti insieme. Ma io sono fatto così».
Allora gliene ricordo una. Lo scandalo dei 700 vigili assenti la notte di Capodanno. Aveva promesso fuoco e fiamme: non uno di loro è stato sanzionato
«Colpa delle norme assurde che regolano la materia. Ma stia sicuro che le sanzioni prima o poi arriveranno: sia per i vigili, sia per i medici che hanno fatto i certificati falsi».
Purtroppo per lei i cittadini vedono solo i risultati. E se la città è sporca, i trasporti non funzionano e non c’è un vigile per strada la colpa è sempre del sindaco.
«Lo so. Ma chi oggi dice che si stava meglio con Alemanno dovrebbe sapere che quel Comune affittava da certi privati alloggi in periferia per l’emergenza abitativa a 3.950 euro al mese per 50 metri quadrati. E quel sistema l’ho stroncato io».
Mi risulta che siccome le gare alternative non sono state ancora fatte, si debba ricorrere alla proroga di alcuni di quei contratti.
«Stiamo facendo le gare e firmeremo anche un protocollo con il presidente dell’autorità anticorruzione Raffaele Cantone. Tenga presente che ci sono di mezzo duemila famiglie».
Molte delle quali non hanno titolo per avere quelle case. L’avete denunciato voi.
«Infatti per la prima volta abbiamo mandato la polizia a sgomberare non aventi diritto. Compresi nomi eccellenti».
Ma non quelli che affittano le case di proprietà del Comune a prezzi irrisori. Anche lì: si era promesso di aumentare i canoni, ma finora nulla
«Le lettere sono partite e ora siamo in una fase di forte conflittualità con chi non vuole pagare. Abbiamo deciso di mettere in vendita le case occupate da coloro che non accettano di adeguare l’affitto ai prezzi di mercato e pagare il pregresso. Non era mai accaduto».
Non è ancora accaduto
«Ad agosto partono le aste. Sono il primo ad ammettere che le cose non sono andate sempre veloci. Quando sono arrivato ero convinto di poter sistemare tutto al massimo in dodici mesi. Non avevo calcolato la comorbilità ».
Che animale è?
«Si dice in medicina. Per esempio, devi trapiantare uno e scopri che ha anche una grave malattia respiratoria. Qui c’era una politica marcia e perfino la criminalità organizzata».
Lei non l’aveva capito. Ricordo la sua promessa di regalare il primo stipendio a Buzzi.
«Ero in campagna elettorale e lei avrebbe fatto lo stesso. Buzzi era il simbolo del recupero dei carcerati, il giorno della sua laurea c’era anche il presidente della Repubblica. Dice che non mi ero accorto di nulla? Allora mi spieghi perchè dopo sole quattro settimane scrissi al premier Enrico Letta chiedendo di mandare gli ispettori perchè qui si era rubato. Quando arrivarono scoprirono che pagavamo 4.080 euro un software dei computer che non ne valeva più di 500».
Spieghi perchè Renzi ce l’ha tanto con lei.
«Letteratura. Renzi ha solo detto con il suo linguaggio crudo cose ovvie».
Tipo: «Chi non governa bene può andarsene a casa»?
«Due anni fa non pensavo certo di essere arrivato a governare Stoccolma, ma neppure di avere un Pd marcio contro di me e la criminalità infiltrata nella dirigenza. Nel 1966 Renzi non era nato, ma di sicuro sa che nella Firenze alluvionata prima di tutto tolsero il fango, poi rimisero in ordine gli archivi. Tolto il fango da Roma, ora voglio essere valutato per come rimetterò in ordine gli archivi».
Con un vicesindaco come Marco Causi che le ha spedito Renzi. «Affiancato», «commissariato» o «salvato»: hanno usato tutti questi termini per definire la nuova situazione di Marino dopo il rimpasto. Quale preferisce?
«Causi era stato già chiamato da me per fare il piano di rientro. Che il premier abbia chiesto di metterlo in giunta non può che farmi piacere. Per il resto, non è vero che ho saputo da Stefano Esposito che era lui il nuovo assessore ai Trasporti, Marco Rossi Doria mi aveva sostenuto alle primarie per la segreteria del Pd e Luigina Di Liegro è una cara amica a cui sono molto legato».
Il degrado della città è finito perfino sul «New York Times» e «Le Monde».
«A queste cose dovreste reagire voi della stampa italiana. È chiaro che si tratta di una strategia per danneggiare l’Italia nel momento in cui si è candidata alle Olimpiadi del 2024, guarda caso con la concorrenza americana e francese».
Sarà . Ma se ci mettiamo pure quello che sta succedendo a Fiumicino è difficile dare torto a chi muove quelle critiche all’estero. È accettabile che l’aeroporto intercontinentale della capitale d’Italia sia in quello stato? A soli quattro mesi dal Giubileo?
«Non voglio fare scaricabarile, dove serve ci metto la faccia. Ma Roma non è neppure più azionista di Adr, e il mio potere di controllo su Fiumicino è come quello su Heathrow. Lo dico da mesi infatti, non posso che essere felice che il presidente del Consiglio Renzi abbia inserito nello Sblocca Italia 2 miliardi per la ristrutturazione dell’aeroporto di Fiumicino».
A proposito di Giubileo, non avete ancora mosso uno spillo.
«Ci sono ritardi oggettivi. Ma a questa fiducia che il presidente del Consiglio ha voluto accordare alla mia amministrazione si aggiunge la notizia che martedì 4 agosto a Palazzo Chigi si sbloccherà tutto».
Magari con un commissario governativo.
«Non ho notizie di questo genere, ma ritengo fondamentale che ci sia un forte coinvolgimento del prefetto. Questo è il primo Giubileo dopo l’11 settembre 2001 e nell’epoca dell’Isis. Tutte le indicazioni che abbiamo dai servizi segreti americani, come mi hanno confermato i sindaci statunitensi con i quali ho parlato recentemente, parlano di rischi concreti di atti terroristici per l’Italia e Roma. E io non ho la possibilità di difendere la capitale dal terrorismo con la polizia locale».
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera”)
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Luglio 29th, 2015 Riccardo Fucile
SOSPESO L’AUTISTA DEL VIDEO-DENUNCIA
Christian Rosso, l’autista di bus che qualche giorno fa aveva pubblicato un video su internet per
spiegare le condizioni di lavoro della categoria è stato sospeso a tempo indeterminato dall’Atac, l’azienda del trasporto pubblico romano.
La notizia è stata data dallo stesso giovane ai suoi colleghi mentre è in corso un sit in di protesta in Campidoglio cui partecipano un centinaio di autisti.
L’autista, come riporta l’agenzia di stampa Omniroma, è arrivato accolto da applausi e urla, e si è messo al centro delle scale con un fazzoletto sulla bocca. “Non mi riconosco nei sindacati, nè nei partiti. Adesso l’unica soluzione è Grillo. Vogliono mettere il bavaglio a tutto, ci vogliono tappare la bocca”, ha spiegato Rosso.
“Non mi sono pentito – ha aggiunto – perchè ho informato i cittadini che l’autobus non passa, che non ci sono i mezzi. Io ero stato aggredito nel 2008 con un taglierino, per 1.200 euro non si può rischiare così. Dicono che lavoriamo poco, io non posso chiedere la 104 per mia madre, che è considerata assenza”.
“È assurdo, alla sottoscritta che ha detto e messo su Facebook cose peggiori hanno dato solo giorni di sospensione, la troika romana deve capire che Christian non è solo. Il M5s è l’unico che se arrivasse al potere potrebbe risanare l’Atac”, ha dichiarato la leader della protesta Micaela Quintavalle, di Cambiamenti.
Risaliti in piazza del Campidoglio, gli altri autisti si sono tolti la camicia azzurra dell’Atac in solidarietà a Rosso, urlando “Christian”.
“Divergenza” Marino – Esposito.
Si registra una prima divergenza tra il sindaco di Roma Ignazio Marino e il neo assessore Stefano Esposito. Al primo cittadino i giornalisti chiedono un commento sull’autista Atac sospeso dall’azienda: “Questa domanda la poteva fare a un politicante del secolo scorso, non a me. Io non mi occupo di amministrazione delle aziende ma di selezionare le persone che devono poi avere la responsabilità strategica delle aziende come gli assessori che a loro volta scelgono i dirigenti e i cda delle aziende di loro competenza. In questa città , purtroppo, in passato è accaduto e continua ad accadere che quando qualcuno deve essere punito o licenziato arrivi la telefonata del politico che dice ‘No, ha fatto la campagna elettorale’. A me non me ne frega niente che ha fatto la campagna elettorale di uno di destra o di sinistra. Se fa bene fa bene, se fa male viene giudicato per quello che fa”.
Subito dopo, arriva il commento di Esposito: “Invito l’amministratore delegato dell’Atac a valutare forme diverse di sanzioni”, ha detto il neoassessore ai Trasporti di Roma Capitale.
La maggior parte degli autisti appartiene alla sigla Cambiamenti-M410, nata due anni fa in contrasto con l’azione dei sindacati.
Hanno affisso degli striscioni che recitano: “Per nascondere la verità c’hai messo contro un’intera città “, e “false promesse e video messaggi, sono questi i veri disagi”. Partecipano al sit molti lavoratori della linea Roma-Ostia, da sempre una delle tratte ferroviarie cittadine in condizioni peggiori.
A manifestare ci sono anche una ventina di utenti facenti parte del Comitato pendolari Roma-Lido. Chiedono mezzi più efficienti e denunciano “una situazione indegna per chi viaggia e per chi lavora”.
Vorrebbero incontrare il neo assessore ai trasporti, Stefano Esposito, che ieri ha sottolineato di aver già preso contatto con i principali sindacati del trasporto pubblico della città .
“Ieri il neo assessore Esposito ha detto che si prenderà tre mesi di tempo – spiegano i lavoratori – ma tre mesi non ci sono. Lui e ‘pinocchio’ Marino vogliono dare Atac in pasto ai privati dopo averci fatto firmare un accordo vergognoso ma che prevedeva la permanenza di Atac in house fino al 2019: il trasporto è un servizio pubblico e ha bisogno di rimanere tale. Il nostro obiettivo è che il servizio rimanga pubblico, Marino scenda e venga a parlare con noi lavoratori e utenti o riceva una delegazione, perchè se è in buona fede è disinformato”.
(da “Huffingtonpost”)
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