Luglio 29th, 2015 Riccardo Fucile
SALTA IL LAVORO UN NETTURBINO SU SETTE, GUASTO IL 40% DEI CAMION
Dopo le polemiche mondiali su Roma la sporca, le spazzatrici dell’Ama sono passate a Trastevere.
Eppure le collinette di sacchetti, tre neri per l’indifferenziata, cinque azzurri con chiusura in rosso per le plastiche, sono ancora lì. Di nuovo lì.
In via Natale del Grande, dall’altra parte del supermercato Panella.
Una composizione di sacchetti è davanti al ristorante specializzato in bufala di via di San Francesco a Ripa, altri di fronte al portone del civico 141.
Lì il deposito all’esterno dei rifiuti dura da vent’anni esatti: è una sorta di mostra d’arte permanente. Sacchi di rifiuti in via dei Salumi. Trespoli diventati discariche, i contenitori in ghisa voluti da Francesco Rutelli, in piazza dei Ponziani.
Sono, per natura, portacarte con quattro bocche d’ingresso per le confezioni dei gelati e i pacchetti di sigarette, ma ai loro piedi crescono ancora sacchi neri.
I trespoli in ghisa, a Roma, sono diventate calamite per piccole Malagrotte di quartiere.
Sotto la fontanella di San Michele bottiglie di plastica, altra spazzatura imbustata in via Titta Scarpetta, neri indifferenziati davanti all’alberghiero Gioberti.
Ingombri in via della Renella, via delle Pellicce, cinque sacchetti ai piedi delle luxury rooms Bcb: saranno luxury, ma nessuno li toglie. Non si vede un commerciante, in questi vicoli che ospitano una movida internazionale, spazzare davanti al negozio.
La titolare della libreria per bambini di Santa Cecilia solo allontana con la scopa gli scontrini gettati a terra. Via dal suo ingresso, due metri più in là . Doppia discarica in vicolo Moroni, a destra e a sinistra. Nelle traverse i cassonetti condominiali sono tutti chiusi con il lucchetto, simbolo di un rapporto castrato tra Roma e lo spostamento dei suoi rifiuti
In centro storico le già pessime cose sono peggiorate proprio dal 15 giugno.
Regole cambiate un’altra volta: niente esposizione del sacco, si torna al prelievo dentro l’androne, il cortile.
Qualcuno non lo sa, molti affidano la busta dei rifiuti alle badanti rumene ignare di orari e regolamenti, altri sono disinteressati e basta. Gabbiani e ratti bucano i sacchi con una protervia ormai affermata. «Quegli uccelli ti fissano a sfidarti », giura un commerciante.
Ritirare il “porta a porta” impiega più uomini e quelli che ci sono in strada – in strada, perchè dei 7.800 assunti dell’azienda municipalizzata ambiente molti sono imboscati – non bastano. Nelle sei ore di contratto (1.400 euro al mese la paga base, più straordinari e notti) non si riescono a ritirare gli scarti dei negozi. Il macellaio di riferimento per la borghesia locale: «L’Ama mi ha detto di lasciar perdere con il vetro, la plastica, la carta e di buttare tutto insieme ». Il titolare di un’antica caciara citata sulle guide gastronomiche: «Al quinto giorno di avanzi tenuti nel retrobottega il fetore era tale che ho spostato tutto per strada. Da me l’Ama non passa, ho scoperto che non sono neppure nelle loro liste. La pizzeria a fianco sì, io no»
Il cattivo funzionamento dell’azienda è tutto dentro la crisi d’immagine della città capitale. «I nostri capi non conoscono il territorio, prendono le decisioni con google maps», raccontano gli spazzini che, abbronzati, in piazza San Cosimato attendono di ripulire il mercato alimentare.
Nei primi quattro mesi dell’anno la tassa sui rifiuti a Roma è stata evasa per 8 milioni, ma un’aliquota consistente degli evasori sono famiglie che hanno provato a “iscriversi a ruolo” e gli uffici li hanno respinti.
La municipalizzata romana ha subito due recenti terremoti, che ne hanno compromesso un’efficienza mai allo zenit.
La novità logistica è stata la chiusura della discarica di Malagrotta, il buco dell’immondizia più grande d’Europa gestito per 38 anni da Manlio Cerroni, ora, superati gli ottanta, costretto a rispondere di una lunga serie di reati da monopolista del rifiuto.
Ma il terremoto che ha squassato l’Ama è stata la parentopoli del periodo Alemanno sindaco- Panzironi amministratore, e il processo che ne è seguito.
Dal 4 giugno 2009 al 7 settembre 2010 – anni di piena crisi economica, di dimagrimento a forza della cosa pubblica – l’Ama ha assunto in quattro tranche altri 1.087 uomini: 443 autisti, 624 operatori ecologici, venti interratori-seppellitori. Per 841 la procura ha ipotizzato il falso o l’abuso.
Lo scorso 27 maggio Franco Panzironi, già ad a 350 milioni l’anno, è stato condannato a 5 anni e 3 mesi. Con lui l’ex direttore del personale, l’ex presidente della commissione esaminatrice, l’ex capo del settore legale. Sono tutti usciti dall’azienda pubblica.
Non è facile, però, ricostruire sulle macerie dei processi.
Anche perchè il lungo viaggio per il rientro dal debito con le banche (l’esercizio 2013 si è chiuso con un utile di 741 mila euro) si è realizzato risparmiando su manodopera e mezzi.
La stessa azienda ha rivelato ad aprile che il 40 per cento delle macchine era ferma in rimessa, così anche un quarto delle spazzatrici. Ancora oggi le assenze riguardano – tutti i giorni – un lavoratore su sette.
L’azienda municipalizzata di Roma sta vivendo una lunga fase di transizione che dovrà portarla verso una quotidianità di riciclo e recupero.
Con Malagrotta chiusa, oggi bisogna affidare gran parte dei rifiuti della capitale all’esterno. In Emilia, in Lombardia, in Friuli, nel resto del Lazio.
Al primo intoppo della macchina che distribuisce spazzatura romana al resto d’Italia la capitale va in crisi.
I sei impianti che Ama controlla hanno bisogno di una forte revisione per entrare in una modernità europea. Maccarese, l’unico per il compost, riesce a trattarne 30 mila tonnellate l’anno: i romani ne producono 100 mila.
Anche Rocca Cencia dovrebbe trattare i rifuti, ma spesso li ammassa sul piazzale d’ingresso perchè non c’è più spazio dove metterli. Sorgerà qui l’ecodistretto, la prima città dei rifiuti che chiuderà sul posto il ciclo. Sarà pronto tra due anni, però. “Ogni 100 tonnellate di rifiuti, l’85% sarà rimesso sul mercato”, dice Daniele Fortini che guida l’Ama da gennaio 2014.
L’ex sindaco di Orbetello ha ottenuto dal sindaco di Roma Ignazio Marino il mandato per un intervento duro.
A giugno ha licenziato quattro dipendenti: due sorpresi a rubare, due a giocare a tennis e fare shopping quando dovevano assistere parenti in difficoltà .
Dice che vuole licenziare.
Cecilia Gentile e Corrado Zunino
(da “La Repubblica”)
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Luglio 28th, 2015 Riccardo Fucile
HA CHIESTO A RENZI CARTA BIANCA SUL RIMPASTO E HA IMPOSTO DISCONTINUITA’ AL SINDACO
L’ultimo sì, quello più importante, arriva all’alba.
Quando Matteo Orfini chiama Stefano Esposito: “Tocca a te andare ai Trasporti, non ci sono alternative. È il settore più delicato, quello che ti ho dato da studiare da settimane. Lì ci giochiamo tutto. Ti tocca”.
Parole seguite, dall’altro lato della cornetta, da un sì, con la consueta ironia: “Ho capito, mi hai fregato anche questa volta…”.
Esposito non è solo l’uomo del “sì Tav”, che da allora vive sotto scorta, uno tosto che regge lo scontro, sabaudo nel ritmo di lavoro e nella moralità .
È colui che, sin dall’inizio di questa storia di Mafia Capitale, ha condiviso tutto con Orfini.
Ecco: fu Orfini a mandarlo commissario ad Ostia, il luogo più inquinato, e lì si è registrata la prima mossa azzeccata, unico caso in cui la politica arrivò prima della magistratura.
Nel senso che il presidente del municipio Andrea Tassone fu costretto alle dimissioni prima che la magistratura ne chiedesse l’arresto. E ora i Trasporti.
Da settimane in parecchi pensano che quello sia il luogo di una possibile “nuova retata”.
Compresi, forse, coloro che in questi giorni hanno rifiutato l’offerta di Marino e Orfini, da Meta a Ranucci a un bel pezzo di classe dirigente del partito romano. Proprio qualche settimana fa, Orfini aveva chiesto a Esposito di studiare il caso “tipo Ostia”.
Provando cioè a far arrivare la politica prima della magistratura con cui — comunque — sia il presidente del Pd sia il commissario sabaudo, hanno costruito, in questi mesi, un rapporto di leale collaborazione. Un nome su tutti: Pignatone.
Nasce così la nuova giunta che si presenta più come un “Orfini 1” che un “Marino bis”.
È stato il presidente del Pd, uno che di scuola nulla concede all’improvvisazione, a portare avanti una classica battaglia su due fronti. Con Renzi, che avrebbe defenestrato Marino.
E con Marino, chiuso in una dimensione solipsistica e autoreferenziale.
Al primo ha chiesto carta bianca sul rimpasto: “Se mi hai messo lì — gli ha detto nel corso dell’ultimo colloquio — non puoi non farmi fare questo tentativo. Io mi sono assunto la responsabilità , questa via va tentata”.
Al secondo ha imposto un rimpasto “profondo” che dia il senso della “discontinuità ”. Il risultato è che vengono cambiate quattro caselle e che, comunque, anche se non si vedono effetti speciali, qualche mossa c’è.
Come la nomina dell’ex maestro di strada, ed ex sottosegretario del governo Letta Marco Rossi Doria, al posto di Paolo Masini (5mila preferenze nel 2013).
Stimato a Roma anche l’ex assessore al bilancio di Veltroni, Marco Causi che assumerà l’incarico di vicesindaco con delega al Bilancio.
Ultimo innesto al turismo: Luigina Di Liegro, nipote di don Di Liegro, fondatore della Caritas diocesana di Roma, è stata già assessore nella giunta regionale guidata da Piero Marrazzo.
L’Orfini 1 nasce con l’appoggio esterno di Sel che, come ha dichiarato Paolo Cento “deciderà delibera per delibera” e con una maggioranza risicata di uno o due consiglieri, compreso un cambio di casacca di un consigliere della lista Marchini.
E soprattutto nasce senza il pieno sostegno di Renzi.
Non è un caso che di assessori appartenenti al renzismo ortodosso non ce n’è neanche uno.
Certo, il premier stima il veltroniano Causi, ma tra la stima e il sostegno politico ce ne passa.
È chiaro come a palazzo Chigi la posizione suoni un po’ così: Orfini ha voluto fare il tentativo, e allora provi, è il suo; per Renzi, come ha spiegato sul Messaggero, Roma non è una grande questione nazionale, ma una questione locale che riguarda soprattutto il sindaco.
Il non detto lo spiegano a microfoni spenti i suoi: Marino prende un po’ di ossigeno, vediamo quanto dura.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 26th, 2015 Riccardo Fucile
L’EX SINDACO BOCCIA IL PIANO DI PRIVATIZZAZIONE DI MARINO PER LA MUNICIPALIZZATA DEI TRASPORTI
“Ci vorrebbe un emiro sotto stupefacenti per prendere delle quote dell’Atac”.
Risponde così l’ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli, intervistato da Rai News 24, alla domanda sul progetto di parziale privatizzazione dell’azienda di trasporto pubblico di Roma, con l’ingresso di un socio di minoranza, proposta dal sindaco Ignazio Marino. “Bisogna invece riprendere un cammino di trasformazione nel senso della concorrenza. Sono necessarie riforme profonde, una concorrenza vera e una trasformazione che deve arrivare ai dirigenti. Perchè poi quando l’effetto degli stupefacenti terminasse, dubito che l’emiro confermerebbe la sua firma, accettando di entrare come socio di minoranza in Atac solo per ripianarne i debiti”.
Dalle pagine del Tempo parla l’ormai ex amministratore delegato di Atac, Danilo Broggi, il quale punta il dito contro il Campidoglio e dice di essere stato “vittima dello scontro Renzi-Marino, e il sindaco mi ha sorpreso e deluso al contempo…”.
Il manager rivendica il lavoro di chi, come lui, ha “ereditato un’azienda che ha 1,6 miliardi di debiti” e critica l’assenza di compattezza nella gestione dei “sabotaggi interni che ci hanno messo in ginocchio”.
Ora, spiega Broggi, “i conti sono in ordine. Tutto scritto nel piano industriale, nero su bianco, arriveremo a pareggio di bilancio non nel 2016, ma nel 2019. Seguitemi, e mi darete ragione”.
I piani hanno trovato tuttavia trovato “nel nostro personale una resistenza che si è anche tradotta in una raffica di 104 (permessi) e una quantità spaventosa di malattie improvvise. Un’epidemia!. Nell’ultimo mese le malattie sono aumentate all’improvviso del 400 per cento”.
Però, prosegue il manager, “quel signore lì”, Ignazio Marino, “doveva spiegare alla gente come stavano le cose”.
Anche secondo Broggi non è possibile credere nell’arrivo di un partner industriale per Atac: “chiunque chieda a un privato di investire in Atac viene preso per matto”.
I lavoratori dell’Atac, che in questi giorni sono rappresentati da un video diventato virale sulla rete di un autista che spiega perchè i mezzi pubblici a Roma sono nel caos, sono pronti a protestare.
“Coloriamo il Campidoglio con il celeste delle nostre divise” è l’appello lanciato dagli autisti dell’Atac, in vista della manifestazione in programma mercoledì prossimo in piazza del Campidoglio.
“Siamo terrorizzati anche solo di andare in giro in divisa – spiega la leader del sindacato Cambia-Menti M410, Micaela Quintavalle, che ha organizzato il sit-in – Ricevo quotidianamente centinaia di messaggi di colleghi minacciati anche fuori dall’orario di servizio. Tutto questo è frutto anche e soprattutto delle parole del sindaco Ignazio Marino che non ha fatto altro che ‘armare’ i cittadini contro di noi con le sue dichiarazioni. Mercoledì pomeriggio saremo tutti in piazza – sottolinea -, senza bandiere, solo con le nostre divise. Ci hanno tolto tutto, ma non vogliamo farci togliere anche la nostra dignità “.
Sulla rete spunta anche una pagina Facebook dal titolo “Disagio pubblico”, con tanto di logo Atac, accompagnata da slogan sarcastici su quello che sta accandendo alla municipalizzata dei trasporti.
Foto, video e commenti dilagano sui social network e immortalano disagi ormai all’ordine del giorno. E così, accanto al video dell’autista che ieri ha provato a difendere la propria causa contro le critiche, compaiono anche vignette ironiche, come quella che riporta l’entrata di una delle stazioni della metro e la scritta “attraversa uno di questi portali per lo spazio intergalattico”.
E, per i più appassionati, sono già disponibili le t-shirt del “disagio”.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 26th, 2015 Riccardo Fucile
LA PROPOSTA DI ALESSANDRO GASSMANN SPOPOLA SU TWITTER CON L’HASHTAG #ROMASONOIO
Roma ha un testimonial di eccezione: Alessandro Gassmann ha lanciato su Twitter l’hashtag
#Romasonoio per invitare chi vive nella capitale a combattere il degrado a partire dal proprio portone di casa.
L’attore, figlio d’arte, sta promuovendo una campagna di sensibilizzazione, facendo leva sul senso civico.
“Ognuno fa il suo – risponde a un follower -. Basta pulire davanti al proprio portone, prendi una maglietta vecchia e ci scrivi ‘#Romasonoio’, fai foto e twitti”.
L’hashtag è in cima alla classifica dei più utilizzati sul social network, ma resta da vedere se avrà effetto anche sulle strade di Roma.
“Noi romani dovremmo metterci una maglietta con su scritto ‘Roma sono io’, armarci di scopa, raccoglitore e busta per la mondezza, e ripulire ognuno il proprio angoletto di città . Roma è nostra da settembre scendo in strada anch’io, voglio vederla pulita. Diffondete questa notizia, fatelo anche voi. Basta lamentarsi, basta insulti, FACCIAMO!
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 26th, 2015 Riccardo Fucile
LA CORRISPONDENTE DEL QUOTIDIANO ECONOMICO. “ROMA E’ UN DISASTRO”
“Roma è semplicemente un disastro. Un mio collega appena tornato da Atene mi ha detto: ma nenache in un paese fallito come la Grecia c’è la sporcizia che si trova qui a Roma”.
Non usa giri di parole Antoinette Nikolova, giornalista, corrispondente dalla Capitale per l’Economist. Intervistata da Il Tempo, racconta la sua visione della Città Eterna:
“Sporcizia, abbandono, immondizia ovunque, addirittura cornacchie che scorazzano e fanno banchetti di piccioni nei parchi pubblici. Mi sembra di essere arrivata al Cairo”. Una situazione inqualificabile per “una città senza mantenimento. La pulizia intesa come fatto ordinario ormai è sporadica”.
Un peccato a suo parere perchè “Roma è una città così bella, ricca di testimonianze storiche, davvero unica al mondo, lasciata in mano ad amministratori che non sanno valorizzarla per quello che è. Uno schiaffo a i tanti turisti che attraversano il mondo per venire qui e si trovano in mezzo a questo disastro”.
Colpa di Marino? “Dovrebbe dimettersi, per quanto non sia direttamente coinvolto, comunque è sempre lui a gestire la baracca”.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 25th, 2015 Riccardo Fucile
L’ARCHITETTO: “MARINO NON BASTA PIU’, NON CI SONO PERSONE CHE VOGLIONO CAMBIARLA DAVVERO”
“L’amministrazione comunale ha subappaltato il suo ruolo. Sono circa venti anni che Roma è trascurata. Oggi siamo arrivati al capitolo finale”.
Massimiliano Fuksas, famoso architetto romano, è duro nei confronti della sua città natale.
Nei giorni delle polemiche sulla Capitale, all’estero (finita in prima pagina New York Times per il degrado) e in Italia (per i disagi ormai all’ordine del giorno sui mezzi di trasporto pubblico), Fuksas parla all’HuffPost di quello che manca alla città : “Non ci sono persone che vogliano cambiarla davvero, questa Roma. Non c’è voglia di modificare un andamento. E non serve, purtroppo, cambiare i presidenti delle società municipalizzate o cose del genere”.
Il degrado Capitale sul New York Times non è una bella pagina per l’Italia, ma soprattutto per Roma. Di chi è la responsabilità di una situazione ormai ingestibile?
Ma guardi, nutro il massimo rispetto per il sindaco Marino, ma qui ci vuole gente che sappia fare l’amministrazione. Il politico tradizionale non serve più, non basta più. C’è una domanda di governo che arriva dalla città . C’è bisogno di ricostruire quella qualità di una volta. La Roma di Rutelli, ricordo per esempio, era una Roma ben amministrata. Ma oggi non è la politica ad avere il primato.
Da dove partire?
Sembra una cosa banale, ma piantare alberi, sistemare marciapiedi è un lavoro da fare. Servono le piccole cose, non ci sono solo le buche. C’è bisogno di una città dove si possa camminare; ma soprattutto serve un controllo della città . Una volta richiamai una signora per aver lasciato l’immondizia fuori posto. Sa come mi rispose? “Qui lo fanno tutti”. Per questo dico che servono sette/ottomila vigili per le strade: ma attenzione, si devono vedere e devono fare le contravvenzioni. La città deve essere seguita davvero.
Oggi Gigi Proietti in un’intervista a La Stampa ha detto che gli americani se avessero una città come Roma non la tratterebbero così. È d’accordo?
Guardi, non è detto. Alcune città americane sono pulite, altre non sono pulite. Certi quartieri lo sono, altri sono sporchi. Dipende. Ora sono a Parigi, e la città è pulita semplicemente perchè la puliscono, tutti i giorni. E vorrei che questa cosa avvenisse pure a Roma. Firenze e Milano, per esempio, sono due città pulite. Hanno un centro storico controllato. Il sindaco Pisapia ha fatto un ottimo lavoro, Milano oggi è una città dove tutti vorrebbero vivere, persino gli svizzeri.
Dalle polemiche riportate dalla stampa, sembra che tutte le colpe vadano addebitate all’amministrazione. E la cittadinanza, invece, non ne ha?
Ma guardi, ci sono le leggi e quelle leggi devono essere rispettate. Se la cittadinanza ha mano libera, se io stesso, per dire, non vengo sanzionato per un’inversione con l’auto che non potrei fare, alla fine realizzo che è una cosa lecita. Ripeto, ci vuole controllo. Il problema è il governo. L’assessore, il sindaco, il consigliere danno l’idea ma poi gli amministratori si devono circondare di persone capaci. In Italia sembra che manchi una classe dirigente. Ma se a Firenze, Milano e Torino c’è, perchè a Roma non c’è?
E quindi si ritorna al problema della cattiva amministrazione…
A Roma si dà sempre in subappalto. La città un tempo aveva un servizio giardini straordinario. Poi il servizio venne dato in subappalto, così come alcuni servizi dell’Ama e dell’Atac. Il risultato è stato che l’amministrazione ha subappaltato il suo ruolo. Una volta che hai subappaltato ovviamente non sei più in grado di controllare. A Parigi l’amministrazione gestisce tutto, non subappalta nulla. La pratica del subappalto è iniziato negli anni ’70 e non ha fatto bene alla città . È una delle radici del male.
In particolare, a proposito dell’Atac, l’azienda dei trasporti pubblici della Capitale: ieri il sindaco Marino ha detto di volerla aprire ai privati, visto che l’attuale gestione oggi è insostenibile, tra buchi nel bilancio e disagi continui
Privatizzare? E cosa c’è da privatizzare? Questi sono servizi pubblici e devono restare pubblici. Aprire ai privati vuol dire che non c’è l’autorità di governo. Questa è l’Italia. Il pubblico dovrebbe riprendere il suo ruolo di pubblico, soprattutto nei servizi strategici come trasporti, acqua, rifiuti.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 25th, 2015 Riccardo Fucile
IL GIORNALE CHIEDE AI LETTORI COME SI VIVE NELLA CAPITALE
“Vivete a Roma? Raccontateci la vostra esperienza su servizi e qualità della vita”. 
Il New York Times ritorna sulle vicende del degrado della Capitale e, attraverso l’account New York Times World, chiede via Twitter ai lettori di inviare le loro segnalazioni.
Il tweet è corredato da un link che rimanda al sito del quotidiano e ad un articolo datato 24 luglio e firmato dalla giornalista Gaia Pianigiani nel quale si dà conto delle reazioni suscitate in Italia dal precedente articolo di giovedì del quotidiano newyorchese sul “degrado di Roma”.
Non solo: nell’articolo del NYT viene citato anche il famoso sito (almeno per i romani) “Roma Fa Schifo”, che racconta attraverso foto il degrado della Capitale ormai da anni.
Si legge:
“Ma ora che il degrado di Roma è sul NYT, dove sono tutti quei romani che ci accusavano di esagerare? Venite fuori ora . . “, si legge in un post su Twitter di “Roma fa schifo”, o “Roma Sucks”, un sito web che dal 2008 ha raccontato le carenze dell’amministrazione inviando immagini di autobus affollati, buche, mucchi di spazzatura nei pressi di siti storici e di auto parcheggiate in doppia e terza fila
“L’argomento -si legge nell’articolo- ha riempito i programmi televisivi, dominato i titoli dei quotidiani, incoraggiato i critici e ha lasciato molti romani frustrati con la sensazione che, finalmente, qualcun altro se ne era accorto. La diffusa frustrazione riguardo al deterioramento di Roma, un tema a lungo dibattuto in questa città , è esplosa in una tempesta politica e mediatica ancora più grande dopo che le denunce sono state proposte, con un misto di sollievo e disperazione, ad un pubblico internazionale”.
L’articolo prosegue riferendo degli ultimi sviluppi delle vicende capitoline e, tra l’altro, delle reazioni del sindaco Ignazio Marino al caos dei trasporti pubblici in città e delle sue decisioni sull’Atac.
Diversi i commenti finora raccolti dal Nyt, quasi tutti critici verso lo stato dei servizi pubblici, il degrado e la qualità della vita nella Capitale.
“Sono un’italiana che vive a Roma, e mi dispiace dover confermare quanto ha scritto il NYT, una buona descrizione del decadimento della Capitale”, scrive un utente.
Un altro racconta: “Ho trascorso alcuni mesi a Roma. Sì, è sporca e caotica, non oso mettermi nei panni degli automobilisti o dei motociclisti: nessuno si ferma. Eppure, è la città più affascinante del mondo: un museo a cielo aperto”.
Temo che sarà difficile invertire la rotta all’attuale declino. Le cause sono molteplici: un governo centrale debole, una politica locale corrotta e dominata dagli interessi dei singoli, un gran numero di immigrati con poche speranze di integrazione, un’ampia diffusione di droghe e criminalità , il turismo su larga scala che porta alla degrado del centro storico. Roma una volta era una delle città più sicure d’Europa, non più: ricorda la New York degli anni Settanta.
Ho vissuto a Roma per otto anni. Lavorando da casa, non ho dovuto fare i conti con un trasporto pubblico sovraffollato, servizi pubblici inefficienti e problemi simili che ci sono ormai da diversi anni. Ho notato che molti romani non rispettano le regole.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 23rd, 2015 Riccardo Fucile
UN REPORTAGE SULL’INCURIA E L’ABBANDONO DELLA CAPITALE: “IL SINDACO E’ ONESTO, MA LO E’ ABBASTANZA PER FERMARE IL DEGRADO DELLA CITTA’ ETERNA?”
“Il declino di Roma, di nuovo?”. Se lo chiede il New York Times che pubblica sulla prima pagina della versione internazionale del quotidiano americano un servizio, poi ripreso anche dall’edizione newyorkese, sulla capitale e il suo degrado.
Accanto, la grande foto di un vicolo del rione Trastevere, in pieno centro, sommerso dai cartoni e dall’immondizia non raccolta.
Più sotto due “pescatori” tra l’erba alta delle banchine del Tevere.
L’incuria e l’abbandono della città eterna rimbalzano dunque Oltreoceano.
“Le sterpaglie in alcuni parchi sfiorano le ginocchia, i lavoratori della metropolitana, scontenti, hanno rallentano il servizio a passo d’uomo, un incendio ha reso il più importante scalo della città (Fiumicino) caotico e affollato, gli arresti di funzionari pubblici si accumulano rendendo evidenti le infiltrazioni criminali nel governo della città ” scrive nella sua corrispondenza da Roma il Nyt.
“Tutto questo – prosegue il reportage – si aggiunge a quello che i romani chiamano “degrado ” – il degrado dei servizi, degli edifici, della qualità della vita – e alla sensazione generale che la loro antica città , ancora più del solito, stia cadendo a pezzi”.
Tra i sentimenti diffusi tra i cittadini – racconta l’articolo – anche quello che il sindaco di Roma Ignazio Marino non sia la causa di tutti i mali che affliggono la città eterna e sia, anzi, una persona senza macchia.
Interrogato, il primo cittadino si difende: “Sono stato aggressivo fin dall’inizio, in modo clinico. Abbiamo portato le regole: la cosa più importante per me a amministrare la città in modo trasparente”.
Ma, si chiede il New York Times nel titolo, “il sindaco è onesto, lo èsarà abbastanza per fermare il declino della città Eterna?”.
Viola Giannoli
(da “La Repubblica”)
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Luglio 18th, 2015 Riccardo Fucile
“SPIACENTE, IO NON MI ADEGUO”… “C’E’ CHI VUOLE STRUMENTALIZZARE? E IO FACCIO RISPETTARE LA LEGGE”
“In questa città non ci sono zone di serie A, B o C in cui si possono o non si possono ospitare i richiedenti asilo. Se la logica è questa io, di certo, non mi adeguo”.
Franco Gabrielli, prefetto di Roma dal 2 aprile, dopo la bufera di Mafia Capitale, è alle prese con la sua prima vera grana nel rapporto con la città . A Casale San Nicola, negli ultimi mesi, è tornato più di una volta per parlare coi residenti e convincerli ad accettare il centro per immigrati.
Si aspettava la reazione che c’è stata ieri?
“Ho sempre detto che mi auguravo prevalesse il buon senso. Ma ho anche fatto presente, più di una volta, che noi siamo anche i titolari dell’uso della forza”.
E, infatti, ieri i momenti di tensione non sono mancati.
“Quando i risultati sono questi, nessuno può ritenersi soddisfatto”.
Si poteva provare a convincere in altro modo i residenti di Casale San Nicola?
“Ho sperato fino all’ultimo che venisse compreso che la posizione che stavano assumendo non era condivisibile. Anche perchè, concluso l’iter previsto, gli immigrati dovevano andare lì. Come sta avvenendo”.
C’è un intero quartiere contrario, però. E quanto successo ieri non aiuterà certo la situazione e migliorare.
“Ieri è stata fatta una scelta, dovuta probabilmente a una forte strumentalizzazione della vicenda”.
Si riferisce alla presenza dei militanti di CasaPound?
“Direi. Io non ero presente, non ho dettagli particolari, ma mi è stato riferito che ci sono stati comportamenti molto violenti contro le forze dell’ordine che ringrazio. Non solo hanno subito lesioni ma hanno evitato che ci fossero conseguenze peggiori per le persone più inermi”.
Si poteva gestire diversamente l’arrivo dei migranti? Magari da un’altra strada, in un altro orario?
“Le modalità le ha decise chi operava sul campo e sono convinto che l’operazione sia stata fatta al meglio delle possibilità “.
Ora che succede? Presidio fisso come a Tor Sapienza?
“Lì c’è una cooperativa che ha vinto un bando, quello dello scorso febbraio, che sta esercitando una funzione richiesta dalla prefettura. Noi dobbiamo garantire che sia consentita”.
I residenti lamentano che la struttura dove sono stati trasferiti i richiedenti asilo non sia a norma, sospettano che ci sia sotto un qualche business.
“Prima di siglare la convenzione noi aspettiamo che tutte le autorità si esprimano. Su quell’edificio c’è stato anche un sequestro che poi è venuto meno. Io sono soggetto a seguire l’iter di legge sulla regolarità di quella struttura. Le autorizzazioni sono arrivate ma, per i residenti, il tema restava quello originario: “Lì non vogliamo immigrati”. Io, davanti a questi argomenti, non potevo certo fare valutazione diverse”.
Gli immigrati trasferiti ieri fanno parte dei nuovi arrivi?
“No, questa operazione è condotta all’esito del bando del febbraio 2015 per ricollocare 3.125 posti. Nessuno di loro è un nuovo arrivo ma c’era l’esigenza di ridistribuire sul territorio di Roma quello che avevamo già in città . Di quegli oltre tremila posti necessari ne abbiamo coperti appena novecento”.
E per gli altri?
“Abbiamo dovuto prorogare i bandi precedenti”.
Qual è, dunque, l’obiettivo di questi trasferimenti?
“Avevamo il compito di “deflazionare” una serie di territori troppo congestionati dalla presenza di centri per immigrati. In questo senso abbiamo operato sul IV, V e VI Municipio. Ieri ero al IV e sono stato ringraziato da persone che appartengono alla stessa area politica di quelli che protestano a Casale San Nicola perchè ho mantenuto la promessa di risolvere una difficile situazione a Rebibbia”.
Ma per qualcuno che la ringrazia c’è qualcun altro che la contesta.
“Sì, ma io sono chiamato a fare questo lavoro. Se poi gli immigrati non li vogliamo, si contestano cose che stanno sopra la mia testa”.
Mauro Favale
(da “La Repubblica”)
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