CI SONO PIÙ DI 6.500 MILIARDI DI EURO DI LIQUIDITÀ NEI CONTI CORRENTI DELLE FAMIGLIE DEL NOSTRO PAESE: PRATICAMENTE TRE VOLTE IL PIL
LA RICCHEZZA FINANZIARIA È CRESCIUTA DI OLTRE 1600 MILIARDI RISPETTO AL 2020: AUMENTA IL PESO DI INVESTIMENTI E STRUMENTI ASSICURATIVI, IN PARTICOLARE DELLE AZIONI (+113%), MA LA COMPONENTE FONDAMENTALE RESTA IL CASH, CHE PERÒ NON FRUTTA E RISCHIA DI ESSERE MANGIATO DALL’INFLAZIONE
La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane cresce di oltre 1.600 miliardi di euro rispetto al
2020, portando il patrimonio complessivo a sfiorare il tetto dei 6.500 miliardi. È quanto emerge dal rapporto della Fabi.
La liquidità continua a rappresentare una componente fondamentale, ma aumenta il peso di investimenti e strumenti assicurativi. La crescita maggiore è quella delle azioni detenute, con un incremento del valore di 1.103,3 miliardi (+113%) in circa sei anni. Anche rispetto al 2024, la componente azionaria registra l’aumento più consistente, con quasi 293 miliardi di euro in più nel 2025 (+16,4%).
La liquidità resta un pilastro del risparmio, crescendo però con un’intensità inferiore rispetto ad altri strumenti. Secondo il rapporto della Fabi, conti correnti e depositi aumentano di 23,5 miliardi di euro (+1,5%) tra il 2024 e il 2025, raggiungendo complessivamente 1.603,2 miliardi.
Al contrario Btp, Bot e altre obbligazioni passano da 495,9 miliardi a 523,6 miliardi, crescendo di quasi 28 miliardi (+5,6%), seguiti dai fondi comuni (+6,9%) e dalle polizze assicurative, che aumentano da 1.128,4 miliardi a 1.174,4 miliardi, con una crescita di circa 46 miliardi (+4,1%) in un solo anno.
Una quota crescente del risparmio viene infatti indirizzata verso strumenti di investimento caratterizzati da maggiori prospettive di rendimento, spiega la Fabi nell’analisi, sottolineando come i depositi rappresentino poco oltre il 24% del totale dell’attività finanziaria delle famiglia italiane.
Per la componente azionaria si tratta del 32%, mentre per le polizze assicurative è pari al 18,1%. Per i titoli di Stato, invece, si ferma all’8,1%. “La ricerca di performance migliori non sostituisce la prudenza – si legge nel rapporto -, ma si inserisce all’interno di una strategia di maggiore diversificazione del patrimonio”
(da agenzie)
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