CIALTRONI AL POTERE: IL CENTRODESTRA LITIGA E LASCIA IL PAESE SENZA VERTICI DELLE PRINCIPALI AGENZIE DI CONTROLLO. DAL PRIMO LUGLIO L’ENAC, GARANTE PUBBLICO DELLA SICUREZZA NEI CIELI, NON HA PIÙ UN COMANDANTE IN CAPO, È SCADUTO IL MANDATO DI PIERLUIGI DI PALMA
LA LEGA VOLEVA PROLUNGARE L’INCARICO MA PALAZZO CHIGI SI È OPPOSTA. ORA L’IPOTESI PIÙ CONCRETA È QUELLA DEL COMMISSARIAMENTO… NEL PIENO DEL RISIKO BANCARIO, ANCHE CONSOB E ANTITRUST SI RITROVANO SENZA GUIDA A CAUSA DEI VETI INCROCIATI DEI PARTITI DI MAGGIORANZA
L’Enac – garante pubblico della sicurezza nei cieli, organismo di vitale importanza per il Paese –
non ha più un comandante in capo. Manca di una guida nella pienezza dei suoi poteri. E il governo anche qui è in ritardo nella nomina del successore. Al punto che l’ipotesi di un commissariamento aleggia adesso nell’aria.
Pierluigi Di Palma ha chiuso il mandato il primo luglio 2026, per fine corsa. La maggioranza di centrodestra ha tentato di prolungare l’incarico di Di Palma fino al 10 aprile 2027 con un emendamento al decreto Milleproroghe, primo firmatario il deputato Igor Iezzi della Lega.
E il ministro leghista dei Trasporti, Matteo Salvini, era evidentemente d’accordo. Ma l’emendamento parlamentare è stato poi ritirato, anche per le forti perplessità di Palazzo Chigi.
Il manager resterà all’Enac solo per 45 giorni dalla fine della sua missione, quindi fino al 15 agosto 2026. In questa coda di impegno, il presidente uscente potrà «adottare esclusivamente atti di ordinaria amministrazione» o, al massimo, «atti urgenti e indifferibili», a patto possa provarne l’impellenza.
Qualsiasi iniziativa non rientri in queste due categorie è bollata come «nulla» dalla legge 444 del 1994. Dal 16 agosto, infine, l’Enac non avrà più alcun presidente neanche dimezzato. Fine dei giochi, game over.
In questo scenario di vuoto di potere, Di Palma ha preso carta e penna ed ha scritto proprio al ministro Salvini incoraggiandolo a commissariare l’Enac. Nella sua lettera Di Palma — ex procuratore e avvocato della Stato — ricorda la articolata procedura che porterà alla nomina del suo successore.
Il ministro dei Trasporti (Salvini, ancora lui) deve individuare il candidato giusto. Poi il Consiglio dei ministri delibera la “proposta di nomina”. Poi le commissioni Trasporti di Camera e Senato — competenti in materia — danno un parere. A quel punto, letti i due pareri, il Consiglio dei ministri approva in via definitiva la nomina che viene infine formalizzata con decreto del Presidente della Repubblica.
(da agenzie)
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