DUECENTO POVERI A TAVOLA CON LEONE A CASTEL GANDOLFO
IL SEGNALE CHE DOMANI IL PAPA INVIERA’ ALLA SOCIETA’, ACCOGLIENDO GLI “INVISIBILI” NELLA SUA RESIDENZA ESTIVA
Un invito che nutre lo spirito oltreché il corpo. Nello splendore secolare della residenza estiva
del Papa ad essere accolti domani non saranno sovrani e capi di Stato ma gli “invisibili”: 200 poveri ospiti a pranzo al tavolo di Leone XIV rappresentazione plastica dell’opzione preferenziale per gli ultimi del Concilio Vaticano II proprio mentre gli anti-conciliari lefebvriani si staccano da Roma. “L’incontro di sabato tra Leone XIV e circa duecento persone in condizione di vulnerabilità non sarà soltanto un gesto di solidarietà – spiega padre Giulio Albanese, direttore della Cooperazione missionaria al Vicariato di Roma-.Nel verde del Borgo Laudato si’, il pranzo condiviso assume il valore di un segno: quello di una Chiesa che non si limita ad aiutare chi è in difficoltà, ma sceglie di sedersi accanto, ascoltare e condividere. La povertà, infatti, ha una duplice valenza”.
Doppia povertà
“C’è la povertà subita, fatta di esclusione, ingiustizia, solitudine e privazione dei diritti essenziali. È una povertà che umilia la persona e che deve essere contrastata con responsabilità, perché non può mai essere considerata una condizione naturale o inevitabile- sottolinea il missionario comboniano e consigliere della Segreteria di Stato vatiacana-. Ma esiste anche una povertà evangelica, intesa non come mistica della miseria, né come idealizzazione della sofferenza, bensì come libertà dal possesso e disponibilità alla condivisione. È l’atteggiamento di chi non considera ciò che ha come qualcosa da difendere gelosamente, ma come un bene da mettere in comune. In questa prospettiva, essere poveri significa riconoscere che nessuno è autosufficiente e che ciascuno ha bisogno dell’altro”. È questo, secondo padre Giulio Albanese, “lo spirito più autentico dell’iniziativa. Alla mensa con il Papa non ci saranno semplicemente benefattori da una parte e destinatari dall’altra, ma persone chiamate a riconoscersi sorelle e fratelli. Il pasto condiviso diventa così l’immagine concreta di una carità che non si esaurisce nell’assistenza, ma si compie nella vicinanza e nell’incontro”. Infatti “nel Borgo dedicato alla cura della casa comune, la custodia del creato e quella della dignità umana appaiono come un’unica missione. La terra e i poveri soffrono infatti delle stesse logiche di sfruttamento e indifferenza. Entrambi chiedono una conversione dello sguardo e uno stile di vita fondato non sull’accumulo, ma sulla fraternità”, puntualizza il direttore della Cooperazione missionaria della diocesi del Papa.
Opzione per gli ultimi
“Anche i poveri hanno di che aiutarsi gli uni gli altri: uno può prestare le sue gambe allo zoppo, l’altro gli occhi al cieco per guidarlo; un altro ancora può visitare i malati”, insegna Sant’Agostino. L’iniziativa di Leone XIV, osserva don Aldo Buonaiuto, sacerdote di frontiera della Comunità Papa Giovanni XXIII e da due mesi vicedirettore della Caritas di Roma, è “una testimonianza forte che ci invita a rivolgere il pensiero all’emarginazione che riempie le nostre strade di ‘invisibili’ che dormono sui cartoni, mentre si moltiplicano le forme di indigenza legate alle nuove e vecchie dipendenze e alla schiavitù della tratta”. Don Buonaiuto cita il servo di Dio don Oreste Benzi di cui è stato per molti anni il più stretto collaboratore. “Soccorrere gli indigenti è questione di giustizia, prima che di carità”. Ripeteva il “sacerdote dalla tonaca lisa” che ha fondato la Comunità Papa Giovanni XXIII: “Nessuno è così povero da non avere qualcosa da dare. Al povero non va dato ciò che è possibile a noi ma ciò di cui lui ha bisogno”.
Nuove schiavitù
In piena consonanza con il Magistero sociale di Leone XIX anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella richiama l’attenzione sulle tante famiglie che “sono sospinte sotto la soglia della povertà nonostante il lavoro di almeno uno dei componenti”. Intanto, prosegue don Buonaiuto, “le guerre e la povertà strappano le bambine e i bambini alla vita, obbligandoli ad abbandonare la scuola per forme di lavoro ignobili, molto spesso illegali e clandestine, rubando loro l’infanzia. Il Pontefice ci esorta a ‘stare nella storia’ per aiutare i nostri fratelli e sorelle a santificare la quotidianità”. Evidenzia don Buonaiuto: “La miseria è indegnità, la povertà è uno stile di vita. La verità è come l’acqua, la strada la trova. Non sono gli uomini che cambiano l’umanità, ma Dio. Nei Vangeli si dice ‘beati i poveri’, non ‘beati i miseri’. Ogni persona è un dono di Dio e ha qualcosa da offrire all’altro. Sant’Antonio di Padova, patrono dei poveri, dimostra con un’intera vita spesa al servizio degli ultimi che dinanzi al desiderio di avere Dio come compagno di strada, le ricchezze vengono ridimensionate, perché si scopre il vero tesoro di cui abbiamo realmente necessità”.
Magistero sociale
“Il povero può diventare testimone di una speranza forte e affidabile proprio perché professata in una condizione di vita precaria, fatta di privazioni, fragilità ed emarginazione- spiega Leone XIV-. Egli non conta sulle sicurezze del potere e dell’avere; al contrario, le subisce e spesso ne è vittima. La sua speranza può riposare solo altrove. La più grave povertà è non conoscere Dio”. L’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” sottolinea proprio come la peggior discriminazione di cui soffrono i poveri sia la mancanza di attenzione spirituale. Nella prospettiva spirituale e solidale di Leone XIV i segni di speranza sono oggi le case-famiglia, le comunità per minori, i centri di ascolto e di accoglienza, le mense per i poveri, i dormitori, le scuole popolari. Ossia le occasioni per scrollarci di dosso l’indifferenza e valorizzare l’impegno nelle diverse forme del volontariato. “I poveri non sono un diversivo per la Chiesa, bensì i fratelli e le sorelle più amati – afferma il Pontefice che per gran parte del suo apostolato è stato missionario e pastore in uno degli angoli più disagiati dell’America Latina -. Tutte le forme di povertà, nessuna esclusa, sono una chiamata a vivere con concretezza il Vangelo e a offrire segni efficaci di speranza”. Di fronte al susseguirsi di sempre nuove ondate di impoverimento, c’è il rischio di abituarsi e rassegnarsi.
(da agenzie)
Leave a Reply