“HANNO PROVATO A FARMI FUORI”. MA CON CHI CE L’AVEVA ELLY SCHLEIN? CHI SONO I SUOI NEMICI INTERNI? I SOSPETTI SI ADDENSANO SULLA VECCHIA GUARDIA DEM, DA BETTINI A PIERLUIGI CASTAGNETTI, I RIFORMISTI, LA PRODIANA SANDRA ZAMPA E IL “CORRENTONE NO PRIMARIE” (DA ROBERTO SPERANZA AD ANDREA ORLANDO, PASSANDO PER IL GOVERNATORE DELL’EMILIA ROMAGNA MICHELE DE PASCALE)
A METTERE IL CARICO E’ ANCHE LUIGI ZANDA, PADRE NOBILE DEM: “LEI E CONTE SONO RIDICOLI QUANDO AFFERMANO DI ESSERE PRONTI A GOVERNARE”
I nomi? Forse non li farà mai. E nessuno intorno a lei ha voglia di tornarci su. L’importante è che il messaggio sia arrivato, adesso che lei ha iniziato ad andare all’attacco. «È domenica, oggi mi riposo: sentiamoci domani», taglia corto Igor Taruffi, il Pietro Secchia della segretaria, appena gli si chiede con chi ce l’avesse la leader. Sabato però Elly Schlein — dal palco della festa del Foglio — l’ha messa giù dritta.
Nel Pd e dintorni, ha detto testuale, c’è chi finora ha provato a fare nei suoi confronti tre cose. Non proprio gentili: commissariarla, federarla, farla fuori. Invece lei è ancora qua. È la segretaria-nonostante. Nonostante loro, appunto. Ma loro chi?
Ora, in un partito dove il bombardamento del quartier generale è lo sport nazionale e le interviste contro il capo sono un genere letterario consolidato da cinquina dello Strega, dare un volto a «loro» rischia di essere un esercizio complicato quanto didascalico.
I sospetti attraversano le stanze del Pd, e comunque bisogna fare delle distinzioni.
Ci sono per esempio i «grandi vecchi», più che mai pimpanti nel criticare Elly, così diversa così inafferrabile. Sono i severi padri nobili. Arturo Parisi, ex ministro della Difesa del governo Prodi e fondatore dell’Ulivo, in più di un’occasione ha detto che «Elly non può essere la candidata premier».
Qualche dubbio (eufemismo) lo nutre anche Luigi Zanda, per quasi 20 anni senatore, che ha attraversato la Prima e la Seconda Repubblica da tutte le angolazioni. «Lei e Conte sono ridicoli quando affermano di essere pronti a governare», è stata una delle uscite che hanno dato più fastidio al Nazareno.
E poi c’è Goffredo Bettini, fondatore del Pd e ideologo del modello Roma, che di recente non ha avuto remore a consigliare a Schlein «un atto di generosità» lasciando la leadership del campo largo a Giuseppe Conte. Da un po’ di tempo quando il cerchio magico di Elly vuole capire cosa bolle in pentola si scarica Rinascita, la rivista fondata da Togliatti e riportata in vita da Bettini, direttore scientifico Andrea Orlando. Un prodotto editoriale molto consultato da Conte.
Chi non rinuncia alla battaglia delle idee, chiamiamola così, è Pier Luigi Castagnetti, storico esponente dei cattolici democratici e presidente dell’associazione I Popolari. Mai indulgente sulla trasformazione del partito in un movimento e sui rapporti con l’elettorato moderato. Argomento rimarcato più volte anche dalla senatrice Sandra Zampa, storica portavoce di Romano Prodi.
Poi c’è il correntone no primarie, non così. E qui il campo è larghissimo: con motivazioni diverse da settimane nel Pd c’è la fila per mettere in guardia la segretaria.
Da Roberto Speranza ad Andrea Orlando, passando per il governatore dell’Emilia Romagna Michele De Pascale. Chi pensa che le primarie possano essere un boomerang e che la segretaria, pur vincendole, rischia di perdere le secondarie (le elezioni vere contro Giorgia Meloni) sono gli stessi che, tramite il capo del M5S, hanno provato in tutti i modi a giocare la carta del terzo uomo o del federatore: Roberto Gualtieri, sindaco dem della Capitale.
Se a tutti questi nomi si aggiungono quelli dell’ala riformista, capitanata da Lorenzo Guerini, si capisce l’aria che tira intorno a Schlein.
E nella lista per non essere scontati e ridondanti si fa a prima a non soffermarsi sulle perle quasi quotidiane del sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, che gioca in un campionato a parte.
La cosa divertente — o forse seria — è che Schlein come Clarke Gable in Via col vento «francamente se ne infischia».
(da Corriere della Sera)
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