LA MANOVRA DEL GOVERNO MELONI E’ UN LIBRO DEI SOGNI
IL CONTO DEGLI ANNUNCI E’ GIA’ DI ALMENO 45 MILIARDI MA LE MISURE BANDIERA SONO IRREALIZZABLI
Taglio dell’Irpef per il ceto medio, conferma dello stop al bollo auto, un intervento per
favorire il pensionamento anticipato e il potenziamento della cedolare secca. Per realizzare gli annunci dei partiti della maggioranza, servirebbe una manovra da circa 45 miliardi di euro. E questo al netto dei 14 miliardi di euro all’anno per energia e armi che godono della flessibilità prevista dall’Ue (proprio nelle prossime ore è atteso il via libera della Commissione europea alla richiesta formale del governo italiano).
L’appello alla prudenza di Giancarlo Giorgetti non ha fatto breccia. Al contrario, calcolatrice alla mano, le stime delle prime misure “desiderate” richiedono una spesa alta. Quindi o Giorgia Meloni apre i cordoni della borsa e accetta di scontrarsi con l’Ue sul deficit oppure, come è più probabile, le anticipazioni sono semplicemente un “libro dei sogni”.
Promesse da lanciare nel dibattito politico in ottica elettorale. Meloni ha riferito di aver sentito la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sul tema della maggiore flessibilità. «Si deve tenere in considerazione che nei nostri bilanci ci saranno miliardi e miliardi in più da spendere senza averlo deciso», ha detto la premier. E ha aggiunto: «Non stiamo chiedendo una spesa libera perché vogliamo essere allegri». Sullo sfondo resta il tema degli aumenti del carburante. «Siamo disponibili a intervenire con il meccanismo delle accise mobili», ha detto Meloni.
Il ministro dell’Economia Giorgetti arriva all’Ecofin con un pacchetto di richieste per avere un maggiore margine. Garantendo attenzione alla spesa.
Libro dei sogni
Ma sarà difficile tenere a bada gli appetiti dei partiti. In cima alla lista c’è il tema delle pensioni. L’adeguamento al costo della vita, legato alla crescita dell’inflazione, vale almeno 10 miliardi di euro. Un macigno come base della manovra. La Lega vuole andare pure oltre. Il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, ha rilanciato la riforma per andare in pensione a 64 anni. Operazione esosa: le prime valutazioni parlano di almeno 5 miliardi di euro. Solo di previdenza, in caso di via libera al progetto di Matteo Salvini, servono circa 15 miliardi.
C’è poi la voce delle spese annunciate ai quattro venti. Una delle misure date per certe nella prossima legge di Bilancio è il taglio dell’aliquota Irpef, dal 43 al 33 per cento, per i redditi tra 50mila e 60mila euro. Secondo una stima del Mef, il costo è di almeno 2,7 miliardi di euro per una platea di oltre 3 milioni di contribuenti. Bisogna prevedere almeno 3 miliardi di euro.
La manovra è un banco di prova per la madre di tutte le misure elettorali di questo fine legislatura: la cancellazione del bollo per auto e moto fino a 80 chilowattora, che per ora è valida solo per un anno, il 2027. Per finanziare l’intervento, il decreto ha messo a disposizione 2,3 miliardi di euro. Una buona fetta, 1,5 miliardi, è arrivata da somme del Pnrr. Si tratta di una copertura una tantum. Il governo, o meglio il Mef di Giorgetti, deve reperire almeno altri 3 miliardi di euro (calcolando i veicoli a cui scade l’esenzione attualmente prevista) per rendere strutturale l’eliminazione del bollo e rifondere le regioni sul mancato gettito. Sempre Salvini vuole 8 miliardi di euro per evitare il blocco dei cantieri, affrontando con queste risorse i rincari dei materiali.
E siamo solo all’inizio. A Meloni piace l’idea del leader di Forza Italia, Antonio Tajani, della detassazione delle tredicesime. L’intervento sarebbe un boost per le tredicesime di dicembre 2026, realizzando la seconda grande misura elettorale: un beneficio immediato nelle tasche dei lavoratori.
La detassazione totale avrebbe un costo compreso tra 3 e 5 miliardi di euro, secondo un’anticipazione di Milano Finanza. Lo sconto potrebbe essere “ridotto”, non al 100 per cento. In ogni caso servono 3 miliardi di euro. Il contatore è già sopra i 30 miliardi.
Affitti e sanità
Il capitolo della spesa sanitaria è un altro convitato di pietra. Secondo il Documento programmatico di finanza pubblica scenderà al 6,3 per cento rispetto al Pil nel 2027. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, non vuole chiudere così il mandato. Vuole mettere sul tavolo un ulteriore finanziamento per la sanità di 4-5 miliardi di euro. Noi Moderati di Maurizio Lupi ha proposto l’abbassamento dell’aliquota della cedolare secca al 5 per cento per gli affitti a lungo termine. Stime prudenziali, per una platea ridotta, indicano un costo di mezzo milione di euro.
Limiti agli affitti brevi, l’Ue presenta il conto e le lobby insorgono
Conti alla mano, un intervento più incisivo richiede il doppio, forza anche il triplo. E ancora: Giorgetti ha chiesto la flat tax al 5 per cento per l’aumento ai lavoratori under 35. Costo da stimare, ma sempre nell’ordine del mezzo milione di euro di mancati introiti. La voce sostegno alla demografia conta il probabile rinnovo del bonus bebè per il 2027, che nel 2026 ha richiesto uno stanziamento di 360 milioni di euro. Per questo settore si stima almeno un miliardo di spesa.
C’è infine tutto il capitolo delle richieste di Confindustria. Una parte delle risorse può arrivare dalla flessibilità sulle spese energetiche con il rafforzamento dell’ecobonus dall’attuale 50 al 65 per cento. Ma restano da finanziare il potenziamento delle Zes e degli investimenti: servono 4-5 miliardi. E per la manovra dei sogni della destra servirebbe un mezzo Pnrr.
(da agenzie)
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