LE DONNE LAVORANO PIU’ DEGLI UOMINI, LA CONFERMA DALL’ISTAT SUL “DOPPIO TURNO” E QUEI 10 GIORNI RUBATI AL RIPOSO: L’ITALIA E’ LA PEGGIORE IN EUROPA
LE DONNE LAVORATRICI SI OCCUPANO PER DUE TERZI DELLE MANSIONI DOMESTICHE… ITALIA PRIMA I EUROPA PER DIVARIO FAMIGLIARE
Le donne italiane lavorano fino a 231 ore all’anno nel cosiddetto “secondo turno”, ovvero in tutta quella serie di mansioni casalinghe che evidentemente nessun altro si prende la briga di sbrigare. Si fanno carico del 68,9% dell’impegno domestico, lasciando al proprio partner maschile il restante 31,1%. A fotografare questa situazione è l’indagine Istat (2003-2023), i cui dati, riportati da Adnkronos, mostrano come in Italia la lotta per l’uguaglianza lavorativa dei due sessi si scontri con una mancanza di attenzione a ciò che accade dentro casa.
All’anno le donne perdono 10 giorni di riposo
Tra il 2013 e il 2023 la situazione non ha subito grandi cambiamenti: oggi le donne rimangono occupate per un totale di 57 ore e 19 minuti settimanali tra ufficio e casa, mentre gli uomini 43 ore e 5 minuti. Un margine di tempo che, come sottolineato dall’indagine Istat, ha un peso complessivo annuo: nei 365 giorni, la componente femminile della coppia ne dedica 10 interi per prendersi cura della casa, ovvero 231 ore complessive. Quotidianamente, quindi, si sacrificano 38 minuti di riposo per le mansioni casalinghe.
L’Italia prima in Ue per divario nel lavoro famigliare
Il quadro peggiora se si considerano le madri lavoratrici. Al 62,6% di loro spettano oltre 60 ore settimanali di “secondo turno” dopo l’ufficio, che si traduce in senso costante di affanno, di mancanza di tempo e di stress cronico. Nel Sud Italia questa asimmetria viene accentuata e l’82,6% delle donne con figli e lavoro vive una situazione di costante di povertà di riposo. L’indagine Istat, oltre a far emergere un quadro preoccupante per il Paese, sottolinea anche che l’Italia è ultima nell’Unione Europea per occupazione femminile (fissata al 52,5%) e contemporaneamente prima per divario nel lavoro famigliare.
Padri più presenti e lavori in casa spartiti ugualmente
La situazione, però, non è completamente statica. In dieci anni l’idea che il mantenimento della famiglia spetti solo all’uomo ha perso 14,1 punti percentuali e oggi la condivide il 36,1% degli italiani. Sul fronte opposto, quasi nove persone su dieci (circa il 90%) sostengono che, se entrambi i partner hanno un impiego a tempo pieno, i lavori domestici vadano spartiti in parti uguali. L’87% vorrebbe padri più presenti nell’accudimento dei figli e per l’80,1% una donna che lavora può costruire con i propri bambini un legame forte e appagante.
Piccoli cambiamenti in 20 anni
Rispetto al 2003 la distanza tra uomini e donne nel tempo dedicato al lavoro familiare si è accorciata di 55 minuti al giorno, ovvero del 27,2%. Il merito è soprattutto delle donne, che dedicano molte meno ore alla casa, complice anche la diffusione di elettrodomestici e strumenti tecnologici. Dal lato maschile i segnali sono più timidi: tra gli uomini occupati il lavoro familiare è aumentato di circa due ore a settimana, arrivando a 10 ore e 33 minuti, un incremento legato in parte ai cambiamenti nell’organizzazione del lavoro degli ultimi anni.
(da agenzie)
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