Giugno 27th, 2026 Riccardo Fucile
VALENTI SEGUE DA 16 ANNI IL CARROCCIO: DOPO L’ARTICOLO, LA DIRETTRICE RITA LOFANO LE HA CHIESTO DI CONDIVIDERE TUTTI I SUOI ARTICOLI E POI, DOPO DUE SETTIMANE, LE HA COMUNICATO IL TRASFERIMENTO… IL COMITATO DI REDAZIONE CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI: “SAREBBE SINGOLARE SCOPRIRE CHE IN AGI SI VIENE SPOSTATI DI MANSIONE PERCHÉ SI DANNO DELLE NOTIZIE IN ESCLUSIVA, DOVREBBE ESSERE AL CONTRARIO MOTIVO DI VANTO”.. IL COMUNICATO DEL CDR DELL’AGI
Il Cdr, dopo aver atteso invano per due giorni risposta a una richiesta di incontro urgente inviata alla Direttrice, chiede di chiarire la ragione dello spostamento della collega Federica Valenti dal Servizio politico a quello esteri.
Uno spostamento contrario agli interessi della redazione dell’AGI, considerando che si tratta di una collega che ha dimostrato negli anni il suo valore all’interno del servizio politico.
La collega segue da molti anni le vicende della Lega, e solo negli ultimi mesi ha dato diverse notizie in anteprima, tra cui la scomparsa dello storico leader Umberto Bossi con citazione di AGI su diverse testate.
Il Cdr, a norma dell’art.34 del Contratto Fieg-Fnsi, che prevede una comunicazione preventiva alla rappresentanza sindacale, chiede dunque di conoscere per quale motivo questa risorsa del servizio politico debba essere spostata altrove.
Sarebbe singolare scoprire che in AGI si viene spostati di mansione perché si danno delle notizie in esclusiva, dovrebbe essere al contrario motivo di vanto.
Sarebbe altrettanto singolare che gli spostamenti di’ redattori da un servizio ad un altro fossero dettati da ragioni ‘esterne’ all’Agenzia. Così come appare non comprensibile se lo spostamento fosse pensato nell’ottica di una riorganizzazione dei servizi, in mancanza di un qualsiasi confronto con il Cdr come invece prevede il Contratto nazionale, tanto piu’ dopo la bocciatura del piano editoriale e in assenza della presentazione di un nuovo piano.
Un articolo su un incontro tra Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia in cui quest’ultimo avrebbe fatto delle richieste precise per essere nominato vicesegretario: un congresso vero e la modifica dello statuto per far nascere un nuovo soggetto politico del Nord sul modello della Cdu e Csu bavarese.
Un retroscena come molti altri che però non è piaciuto ai vertici della Lega e che sarebbe costato il trasferimento di Federica Valenti, storica cronista parlamentare dell’Agenzia Giornalistica Italia (Agi, di proprietà dell’Eni) che segue la Lega da sedici anni, dal 2010 prima a Milano e poi a Roma.A Valenti, cronista iscritta all’associazione stampa parlamentare, mercoledì è stato comunicato che presto sarà spostata alla redazione esteri ufficialmente in un’ottica di “riorganizzazione”.
Nell’articolo Valenti elencava le richieste del doge per diventare vicesegretario:
“Zaia sarebbe stato netto nel chiedere a Salvini un passaggio congressuale – si leggeva – Non una assise elettiva, viene riferito ma un congresso finalizzato alla ‘modifica dello Statuto’ per dare vita a ‘nuovo soggetto politico’ che si occupi del Nord all’interno della Lega, sul modello della Csu bavarese, che è la costola regionale della Cdu nazionale in Germania”.
E ancora: “Un modello federale di partito, sostanzialmente, su cui convergerebbero anche il governatore lombardo Attilio Fontana e il segretario della Lega lombarda Massimiliano Romeo”. Inoltre, scriveva la cronista dell’Agi, Zaia poi avrebbe chiesto, “totale autonomia di spesa e di programmazione della campagna elettorale, oltre a garanzie sulle liste al Nord. La proposta di essere affiancato da Fedriga, inoltre, sarebbe sua”.
Passaggi che non sarebbero piaciuti ai vertici salviniani del partito in imbarazzo per la nuova leadership dell’ex governatore del Veneto.
Così prima la direttrice dell’Agi Rita Lofano avrebbe chiesto alla sua cronista di condividere tutti gli articoli con la direzione e poi, due settimane dopo, le avrebbe comunicato il suo trasferimento alla redazione Esteri.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Giugno 26th, 2026 Riccardo Fucile
A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 26-27%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? -MA IN TAL CASO, L’USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE
Gran parte dei sondaggisti lo danno per certo: l’irruzione sulla scena politica di Roberto Vannacci
e della sua “sporca dozzina”, altrimenti detta “Futuro Nazionale”, non è un fuoco di paglia, non è una caricatura, non è un mero fenomeno di passaggio destinato a ballare una sola estate: è qui per restare.
Se va avanti così, guadagnando 1 punto ogni 15 giorni, come rilevano i dati di SWG del 22 giugno e quelli di Agi/Youtrend di oggi, a settembre “Futuro Nazionale” sotterrerà non solo la Lega, sprofondata al 5-6%, ma anche Forza Italia, galleggiante al 7-8%.
A quel punto, con i due alleati in stato comatoso, riuscirà Giorgia Meloni, col 28% circa di FdI, ad ottenere il 42% dei consensi, come vuole la riforma della legge elettorale targata centrodestra?
Lo “Stabilucum”, che va in aula per la presentazione degli emendamenti (in primis sulle preferenze), prevede infatti un sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato (fino a un tetto di 220 eletti alla Camera e 113 al Senato) alla coalizione che abbia ottenuto almeno il 42% dei consensi.
Nel caso che il boom di Vannacci proceda oltre l’estate, di pari passo con l’emorragia di voti di Lega e Forza Italia, il premio di maggioranza proposto dalla nuova legge elettorale rischia di trasformarsi in un boomerang per l’Armata Branca-Meloni, a tutto vantaggio del campo del centrosinistra.
Dunque, che diavolo fare per ritornare di nuovo a combinare guai a Palazzo Chigi?
Intanto, nessuno sa quando si andrà a votare: elezioni anticipate ad aprile, come si vocifera, oppure alla scadenza della legislatura ad ottobre 2027?
Ipotizzare poi le possibili mosse di Giorgia Meloni, non è una fatica sprecata, è inutile: fin dal giorno in cui si è installata a Palazzo Chigi, la Statista della Sgarbatella si è sempre contraddistinta per le sue giravolte e piroette, volteggi e capriole, preferendo alla strategia (la visione generale), la tattica ballerina (l’opportunismo del giorno per giorno) pur di raggiungere un obiettivo immediato, perché “del doman non v’è certezza”.
Quindi, ammesso e non concesso che Vannacci cavalchi un’onda lunga e raggiunga nei sondaggi autunnali il 7-8%, possiamo solo tratteggiare qualche ipotesi.
Primo scenario: per mettere al sicuro la vittoria, Meloni imbarca nel terzetto della coalizione anche l’ultra-destra sovranista e filo-putiniana di Futuro Nazionale.
In tal caso, l’uscita dalla coalizione di Forza Italia in modalità Marina B., per esplicita incompatibilità con il “mondo al contrario”, omofobo e razzista, di Vannacci, viene data più che probabile.
Oltre ad aver rifilato una staffilata a Tajani (“In Europa ha votato a favore per dare altri soldi all’Ue”), l’ex parà ha sistemato per le feste la Regina di Arcore, Marina Berlusconi, rea di aver dichiarato che “escludere Vannacci dal centrodestra non sarebbe una grande perdita”; anzi, un’opportunità per liberare la coalizione da “pericolosi estremismi”.
Calzato l’elmetto, Robertino è partito alla carica. Dopo aver descritto Forza Italia come un partito “eterodiretto dal denaro e dall’editoria”, accusandolo di strizzare l’occhio a posizioni di sinistra, l’ha infilzata alla Travaglio: “Non capisco perché parli a nome di Forza Italia quando non svolge un ruolo politico“.
Anche se Forza Italia ha ribadito totale chiusura verso il generale, la Ducetta azzoppata è invece convinta di riuscire ad ammorbidire l’estremismo senza limitismo di Vannacci, mantenendo così il partito fondato da Silvio Berlusconi nella maggioranza.
Su tale progetto di aggregazione, è interessante quanto rilevano gli analisti di SWG sul fenomeno di Futuro Nazionale: “Tra i sostenitori della maggioranza di governo, 1 su 3 apprezza la figura del Generale e lo interpreta come un valore aggiunto per lo schieramento guidato da Meloni. A convincere è soprattutto la sua capacità di esprimersi in modo diretto, senza badare alla diplomazia”.
E aggiunge: “La maggioranza del popolo del centrodestra però è critica nei confronti di FN, in quanto non ne condivide le idee o lo ritiene poco credibile. Gran parte, inoltre, lo considera un mero fenomeno di passaggio”.
Occorre anche considerare come l’aggregazione di Futuro Nazionale in versione dietor, addolcita da poltrone ministeriali e da commissioni, verrebbe valutata dai democristiani del Partito Popolare Europeo, attualmente alla guida della commissione presieduta da Ursula von der Leyen.
Anche perché, dopo lo scazzo da pescivendoli con Trump, l’unica alternativa rimasta a “Gigiorgia” rimane quella di spostarsi al centro, ritornando con la cenere in testa a sedersi al tavolo di Merz e Macron (vedi il bilaterale col presidente francese ad Antibes, incontro che in passato, per non trasformarlo in un ring, si accordarono per rinviarlo).
Secondo scenario: a ‘sto Vannacci conviene scodinzolare alla corte della Meloni, cassando la sua retorica della minoranza eroica che gli fa dire: “Noi rappresentiamo lo scarto, la feccia e siamo orgogliosi di esserlo. In parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e ne siamo fierissimi”?
Finora la leva per la sua irresistibile ascesa è stata quella di rinfacciare alla Meloni il tradimento delle promesse elettorali del 2022 e la deriva moderata del suo esecutivo, a partire da sicurezza e immigrazione fino alle posizioni sulle spese militari, posizionandosi come alternativa a quella che definisce una “destra slavata’’.
Infatti, l’ex generale della Folgore raccoglie consensi soprattutto dagli elettori di destra delusi dai quattro anni di occupazione di posti di potere dei Camerati d’Italia (il grande balzo di FdI avvenne quando fu l’unico partito all’opposizione del governo Draghi).
Terzo scenario: una volta festeggiato il 22 ottobre 2026 il quarto anniversario dal giuramento ufficiale al Quirinale avvenuto nel 2022, incassato l’agognato record di permanenza a Palazzo Chigi, “Gigiorgia” potrebbe anche trovarsi con un Salvini sempre più dissanguato da Vannacci che, per non tirare le cuoia, getta la spugna e molla il governo, e a quel punto Meloni si dimette.
Ma checché ne dica Bloomberg, dimissioni non vuol dire andare automaticamente a elezioni: il potere di sciogliere il parlamento è nelle mani sante di Sergio Mattarella che, secondo quanto prevede la Costituzione, deve procedere alle consultazioni dei partiti per individuare una nuova maggioranza.
Se la quadra di un accordo di governo non si trova, solo a quel punto Mattarella scioglie le Camere e apre la campagna elettorale.
A quel punto, la tela del bipolarismo con l’irruzione di Vannacci si è ingarbugliata e, come abbiamo visto, tutto può succedere: se Futuro Nazionale decide di entrare nella coalizione, c’è il rischio che esca Forza Italia; se la Lega, dopo aver determinato la caduta del governo, ritorna sui suoi passi, Giorgia Meloni non può ripresentarsi a candidato premier di una alleanza tale e quale a quella precedente.
Dov’è la coerenza? si chiederebbe il buon Mattarella, e con un bel comunicato dal Colle sistemerebbe l’Underdog mettendola nelle condizioni di non essere più credibile…
Roba da overdose di Xanax? Aveva già capito tutto colui che fece scolpire in greco questa frase su un marmetto del Palatino: “A Roma ho scoperto che la via diritta è un labirinto…”.
(da Dagoreport)
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Giugno 26th, 2026 Riccardo Fucile
L’ATTUALE AD DI TRENITALIA, GIANPIERO STRISCIUGLIO, INDAGATO DALLA PROCURA DI IVREA PER LA STRAGE DEL 30 AGOSTO 2023, POTREBBE ASSUMERE LA GUIDA DI FERROVIE DELLO STATO, AL POSTO DEL DIMISSIONARIO STEFANO DONNARUMMA… LIDIA ORASTELLA, MADRE DI GIUSEPPE AVERSA, UNA DELLE CINQUE VITTIME: “MENO MALE CHE, NEI GIORNI SUCCESSIVI ALL’INCIDENTE, IL MINISTRO SALVINI, AVEVA DETTO CHE AVREBBERO FATTO LUCE SULLA VICENDA IN SEI MESI. ORA COSA FANNO?”
I famigliari dei cinque operai della Sigifer uccisi dal passaggio di un treno alla stazione di Brandizzo (Torino) protestano alla notizia che Gianpiero Strisciuglio, indagato dalla Procura di Ivrea per la strage del 30 agosto 2023, potrebbe assumere la guida di Ferrovie dello Stato al posto di Stefano Donnarumma.
“Bell’esempio che dà lo Stato”, dice al sito internet de La Stampa Lidia Orastella, madre di Giuseppe Aversa, una delle cinque vittime. “Meno male che, nei giorni successivi all’incidente, il ministro dei Trasporti (Matteo Salvini, ndr) aveva detto che avrebbero fatto luce sulla vicenda in sei mesi. Ora cosa fanno? Rimettono ai vertici chi era responsabile della morte dei nostri figli – prosegue – Sono una donna forte e attendo giustizia da tre anni. Vedremo cosa salterà fuori dal processo, se mai si farà”.
“Ormai non mi scandalizzo più. Io piango ogni giorno sulla tomba di mio figlio e, intanto, loro sono ancora lì. Oggi, quando andrò al cimitero, dovrò trovare le parole per comunicarglielo”, aggiunge Massimo Laganà, padre di Kevin, il più giovane delle cinque vittime, stringendosi ai famigliari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio. “Hanno dovuto aspettare anni per avere giustizia. Io piango mio figlio ogni giorno davanti a un marmo. Sono passati tre anni e non abbiamo ancora neppure la data della prima udienza”.
(da agenzie)
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Giugno 26th, 2026 Riccardo Fucile
OLTRE 3,6 MILIONI DI UTILE, GRAZIE ANCHE AI TAGLI DEL PERSONALE
Elly Schlein ha pubblicato a giugno il migliore bilancio della storia del Partito Democratico, che
nel 2025 ha raggiunto un utile record di 3.624.321 euro «dopo aver effettuato ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti per un importo di Euro 1.202.524». Nessuno dalla fondazione del Pd ha ottenuto un guadagno (nei bilanci dei partiti si chiama «avanzo di amministrazione») così alto. Un risultato ottenuto sia con l’aumento delle entrate (la maggiore parte sono pubbliche dal 2 per mille Irpef) che con una discreta sforbiciata delle spese, anche quelle di personale secondo la regola seguita da tutti i top manager.
Il Pd oggi è così ricco da rischiare di essere colpito da una patrimoniale
Complessivamente il Pd ha incassato nel 2025 13,658 milioni di euro. Il partito lasciato in eredità alla Schlein da Enrico Letta a inizio 2023 aveva entrate per 12,190 milioni di euro. L’aumento è stato di 1,468 milioni di euro. Nel 2022 per altro il bilancio del Pd si era chiuso con un avanzo di amministrazione (l’utile) di 572 mila euro. La Schlein ha migliorato quel risultato di 3,052 milioni di euro, con una crescita del 533%. Certo ora con tanta ricchezza il Pd ha un rischio: potrebbe essere colpito dalla patrimoniale invocata da gran parte del Campo largo. In ogni caso il grande miglioramento è tutto dovuto al 2 per mille Irpef, il sistema di finanziamento pubblico dei partiti in Italia che si basa sulle scelte dei contribuenti che indicano se e a chi dare quella quota delle proprie tasse al partito invece che all’erario. Nel 2022 il Pd incassava dal due per mille 7,346 milioni di euro, nel 2025 invece ha incamerato 10,57 milioni di euro. Cadute verticalmente invece le contribuzioni dei parlamentari, che nel 2022 sono ammontate a 3,59 milioni di euro e nel 2025 si sono fermate a 2,138 milioni di euro. C’è stato anche un taglio dei parlamentari parziale durante il 2022 che ha operato sull’intero 2025, ma non spiega tutto: gli eletti del Pd attuale hanno il braccino corto. Erano in 130 nella
scorsa legislatura, ora sono 106 (-18%). I loro versamenti però sono scesi del 40,44%.
Caccia agli eletti che non pagano, Chiara Braga la più generosa
Il tesoriere del Pd, Michele Fina, ha ben presente quel braccino corto, visto che tenta ogni tanto le maniere forti, sia pure con risultato modesto. Così in nota integrativa segnala che «la voce dei “crediti verso parlamentari” si è ridotta di Euro 47.514 rispetto all’anno precedente in quanto è proseguita l’azione di recupero delle somme dovute dagli eletti». Poi però Fina ha aumentato di 75.680 euro il fondo svalutazione crediti spiegando che la scelta si riferisce «alla svalutazione prudenziale dei crediti esistenti nei confronti degli eletti al 31/12/2025 e non ancora incassati alla data di redazione del presente rendiconto. L’ammontare della svalutazione è stato determinato valutando la recuperabilità di tali crediti, considerando anche il parere del consulente legale del partito».
In media gli eletti in Parlamento versano 18mila euro l’anno (lo fanno fra gli altri Dario Franceschini, Piero Fassino, Laura Boldrini e Francesco Boccia). La Schlein si tassa un pizzico di più: 20 mila euro. Marco Furfaro e Giuseppe Provenzano hanno versato 21 mila euro. Il record di generosità è di Chiara Gribaudo: 33 mila euro.
I parlamentari europei versano assai meno: Giorgio Gori gira al partito 14 mila euro; Lucia Annunziata 12.500 euro; Nicola Zingaretti 11 mila; Matteo Ricci 8 mila euro; Pina Picierno versava 7 mila euro; Brando Benifei 6 mila euro; l’ex virologo Andrea Crisanti si è fermato a 5 mila euro.
Chiara Braga, la parlamentare che si tassa più di tutti a favore del partito
Elly mani di forbice ha ridotto 28 dipendenti su 119
Per ottenere l’ottimo risultato di bilancio la Schlein ha anche sfoltito il personale dipendente del Pd. Nella nota integrativa si segnala che «il fondo Incentivi all’esodo pari al 31/12/2025 a 99.490 euro, nel corso dell’esercizio si è ridotto di 700.575 euro a seguito della risoluzione consensuale di n. 9 rapporti di lavoro dipendenti, che hanno previsto l’erogazione di incentivi all’esodo. Nel corso del 2026 già risultano utilizzi del Fondo e il Partito è disposto a effettuare ulteriori accantonamenti per favorire la fuoriuscita dei dipendenti e la riduzione
dell’organico. La riduzione del Fondo TFR rispetto al saldo esistente al 31/12/2024 è legata alla risoluzione di n. 14 rapporti di lavoro avvenuta nel corso del 2025». Al 31 dicembre 2025 «l’organico del personale dipendente è costituito da n. 91 lavoratori subordinati e da n. 8 collaboratori». Prima della Schlein, al 31 dicembre 2022, c’erano 119 lavoratori subordinati (28 in più) e 3 collaboratori (5 in meno). La scure ha colpito anche i giornalisti: erano 18, sono scesi a 16. Con un pizzico di furbizia la Schlein ha scaricato corsi del personale anche su altri, soprattutto sulla pubblica amministrazione: nel partito che lei ha ereditato c’erano 17 dipendenti in aspettativa non retribuita. Al 31 dicembre scorso erano invece in 23 (+ 35,29%).
(da Agenzie)
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Giugno 26th, 2026 Riccardo Fucile
L’AZIENDA AVVERTE LA CLIENTELA SU CARTE DI CREDITO, PASSWORD E CELLULARI
Un attacco hacker ha violato i sistemi informatici di Trenitalia. Ne ha dato notizia la stessa azienda che in queste ore sta informando alcuni clienti, tramite mail, di aver «rilevato un incidente di sicurezza informatica causato da soggetti esterni non identificati» che ha causato «un accesso non autorizzato ad alcuni dati personali legati ai titoli di viaggio». Dati anagrafici e identificativi, mail, numeri di telefono, estremi del documento di identità, società o ente datore di lavoro: sono alcune delle
informazioni dei clienti di Trenitalia sottratte durante l’attacco hacker. Ma «non sono stati coinvolti dati di accesso agli account, credenziali personali o informazioni relative ai pagamenti (come il numero della carta, la scadenza o il codice di sicurezza)», specifica la mail inviata da Trenitalia ai clienti coinvolti dall’attacco informatico. «Per individuare con precisione i soggetti interessati potenzialmente coinvolti è stato necessario svolgere approfondite analisi tecniche e di sicurezza da parte delle nostre strutture IT», si legge nella mail inviata dal gruppo.
I dati coinvolti e cosa fare
Trenitalia precisa la natura delle informazioni sottratte: «Dati anagrafici e identificativi (nome, cognome, data e luogo di nascita del passeggero e nome e cognome dell’eventuale acquirente), dati di contatto (e-mail, numero di telefono), dati di viaggio (tratta, data e orario del viaggio, numero del titolo di viaggio), codice carta fedeltà, società/ente datore di lavoro, estremi del documento d’identità, altri dati connessi alla generazione del titolo di viaggio».
Non sono interessati invece le informazioni relative ai pagamenti e alle password dell’account. Per questo motivo, Trenitalia avverte di «prestare particolare attenzione a eventuali messaggi sospetti, soprattutto se richiedono dati personali o finanziari o contengono link o allegati inattesi», verificando, in caso di dubbio, l’affidabilità del mittente». L’azienda ha inoltre rassicurarto che, una volta rilevato l’evento, «abbiamo immediatamente adottato tutte le misure necessarie per interrompere l’anomalia, mettere in sicurezza i sistemi e rafforzare ulteriormente i controlli, così da ridurre il rischio che situazioni simili possano ripetersi».
Ore calde per le Ferrovie dello Stato
Trenitalia precisa «che abbiamo notificato l’accaduto all’Autorità garante per la protezione dei dati personali e allo Csirt Italia, e presentato denuncia alla Procura di Roma». Sono quindi ore calde per le Ferrovie dello Stato: solo ieri, 25 giugno, ha lasciato l’ad Stefano Donnarumma, invitato alle dimissioni dal ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, a causa dei continui ritardi dei treni e dei lavori sulla rete ferroviaria.
(da agenzie)
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Giugno 26th, 2026 Riccardo Fucile
SOTTO PRESSIONE PER GLI ATTACCHI UCRAINI CON I DRONI, IL CREMLINO È IN DIFFICOLTÀ E HA BISOGNO DI SPARIGLIARE: LA “PROVOCAZIONE” NON SAREBBE UN ATTACCO SU VASTA SCALA, CHE LA RUSSIA NON POTREBBE PERMETTERSI… MOSCA STAREBBE PIUTTOSTO VALUTANDO “ATTACCHI IBRIDI, COME MISSILI, DRONI O ALTRE AZIONI DEL GENERE”
La Russia starebbe pianificando una “provocazione” negli Stati baltici o in Polonia allo scopo 
di testare la coesione della Nato.
È quanto il quotidiano britannico “The Guardian” ha appreso da fonti di due Paesi del fianco est dell’Alleanza. Secondo le fonti, il Cremlino è sotto pressione a causa della campagna di attacchi a lungo raggio che le truppe russe stanno compiendo ai danni di obiettivi in territorio russo.
A quanto comunicato dall’intelligence della Lettonia, la provocazione non consisterebbe in “un attacco su vasta scala”, stante l’incapacità della Russia di aprire un secondo fronte. Mosca starebbe piuttosto valutando “attacchi ibridi, come missili, droni o altre azioni volte a inviare un segnale: smettete di sostenere l’Ucraina altrimenti avrete anche voi problemi”.
Una fonte politica di alto livello di un altro Paese membro della Nato – non specificato dal “Guardian” – ha affermato che è in corso la raccolta di informazioni in base alle quali il presidente russo Vladimir Putin starebbe “pianificando qualcosa” per mettere alla prova il sostegno degli Stati Uniti ad alcuni dei membri più periferici della Nato – Estonia, Lettonia e Lituania – in un tentativo di “tentare la sorte”.
(da agenzie)
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Giugno 26th, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO LA SUPERMEDIA YOUTREND, FDI (27,8%) E LEGA (6,2%) PERDONO MEZZO PUNTO A TESTA, MENTRE FUTURO NAZIONALE DI VANNACCI CONTINUA A SALIRE ED È AL 5,3% (+0,9) … IL PD È STABILE AL 21,4%, IL M5S CALA DI POCO AL 12,8%, AVS CRESCE AL 6,6% … IL LISTINO DEL CENTRO: BUONE NOTIZIE PER CALENDA, MENO PER RENZI
Questa settimana ben quattro partiti in contemporanea fanno segnare un calo rispetto alle europee 2024: si tratta di FdI, Pd e FI, cui si aggiunge la Lega (0,5%), e in questo caso si tratta del peggior dato della legislatura, che subisce un nuovo sorpasso da parte di Avs. Questa la nuova analisi della Supermedia Agi/Youtrend che include sondaggi realizzati dall’11 al 24 giugno.
Mentre il centrodestra scende al 43,2% – anche qui, si tratta del peggior dato da inizio legislatura – e il campo largo resta sopra il 44%, Futuro Nazionale fa registrare un nuovo balzo, di quasi un punto in due settimane. Stabili i dem di Elly Schlein al 21,4 e Forza Italia all’8%. Fratelli d’Italia ora al 27,8 è sceso di mezzo punto e
Altra novità è il debutto, nella Supermedia, del Partito liberal democratico (Pld) di Luigi Marattin, che pur non essendo rilevato da tutti gli istituti del ‘paniere’ fa registrare un dato superiore all’1% che lo pone a pari merito con +Europa. […]
La Supermedia liste
FDI 27,8 (-0,5)
PD 21,4 (=)
M5S 12,8 (-0,1)
Forza Italia 8,0 (=)
Verdi/Sinistra 6,6 (+0,1)
Lega 6,2 (-0,5)
Futuro Nazionale 5,3 (+0,9)
Azione 3,2 (+0,3)
Italia Viva 2,3 (-0,1)
+Europa 1,4 (=)
Partito Liberal Democratico 1,4 (nd)* non rilevato da Eumetra, SWG e Tecnè
Noi Moderati 1,1 (-0,1)
La Supermedia coalizioni 2026
Campo largo 44,5 (-0,2)
Centrodestra 43,2 (-1,0)
Futuro Nazionale 5,3 (+0,9)
Centro 4,5 (nd)
Altri 2,5 (-1,3)
(da agenzie)
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Giugno 26th, 2026 Riccardo Fucile
IL LEADER DI AZIONE METTE IN FILA ALCUNE CONTRADDIZIONI DEL GENERALE: “MEGLIO PARIOLINO DI UNO CHE È ANDATO IN PENSIONE A 56 ANNI CON 5.000 EURO NETTI AL MESE SU CUI CUMULA L’INDENNITÀ DA EUROPARLAMENTARE MA VORREBBE DISTRUGGERE L’EUROPA”
“Vannacci, mi verrebbe da risponderti: ‘Meglio pariolino che traditore della Patria’, baciapiedi dei
russi, tu e i tuoi che vanno da Putin a prendere i premi per aver diffuso la propaganda russa. Meglio pariolino che lavora da quando è diciottenne di uno che è andato in pensione a 56 anni con 5.000 euro netti al mese su cui cumula l’indennità da europarlamentare ma vorrebbe distruggere l’Europa.
Mi verrebbe da dirti tutto questo invece ti segnalo un fatto: l’esonero dalla raccolta delle firme l’ho avuto non soltanto io, ma anche il tuo amico Renzi, quello con cui ti vedi di nascosto, che ti dice cosa fare, quello che ti racconta come andare avanti. Vannacci tu sei proprio un bluff tristissimo. Come dicevi? ‘Non potrei mai andare via dalla Lega, sarei un traditore!’. Si, sei un traditore e pure un po’ cazzaro”. Lo afferma il segretario di Azione Carlo Calenda, in un video postato sui social per rispondere al leader di Fnv Roberto Vannacci.
(da agenzie)
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Giugno 26th, 2026 Riccardo Fucile
META’ DEGLI ELETTORI DI CENTRODESTRA VUOLE “FUTURO NAZIONALE” NELLA COALIZIONE
Piave digital agency scrive che “il partito del generale Vannacci si presenta come uno degli elementi più mobili nello scenario politico verso le prossime elezioni politiche, alimentando le speranze di vittoria del centrosinistra e mettendo in subbuglio gli equilibri nel centrodestra”. Gian Piero Travini, analista politico di Piave, spiega a Fanpage.it che Futuro Nazionale sta attraendo i voti “della Lega, in parte di Fratelli d’Italia, e quei voti che erano già transitati dal Movimento 5 Stelle al centrodestra”.
In particolare, il partito dell’ex generale ha saputo raccogliere una parte dell’elettorato pentastellato nata “subito dopo i Vaffa Day, autonomista e antisistema”. Secondo Travini, la differenza che questi votanti riscontrano tra Futuro Nazionale, Lega, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle è che gli ultimi tre “sono andati al governo”.
La risposta dell’elettorato di Futuro Nazionale alla domanda “il partito del generale Vannacci dovrebbe far parte del centrodestra?”
In tema di coalizioni, l’istituto di sondaggi ha chiesto poi agli elettori dei vari partiti se secondo loro “il partito del generale Vannacci dovrebbe far parte del centrodestra”. Lo scenario risulta più complesso in questo caso e gli equilibri politici potrebbero cambiare sensibilmente.
L’elettorato di Futuro Nazionale ha pochi dubbi sul tema: il 64% di loro dice sì all’alleanza con il centrodestra, mentre il 26% non concorda e solo un 9% non sa dare un’opinione.
Parere piuttosto simile anche per gli elettori di Fratelli d’Italia. Il 52% dei fedeli a Giorgia Meloni promuove l’alleanza con Vannacci, il 30% la rifiuta e il 18% è incerto. Meno convinti gli elettori della Lega, dove solo il 45% sarebbe favorevole a stringere accordi con l’ex vice del Carroccio, il 26% dice di no e ben il 29% ha le idee poco chiare. Più duri gli elettori di Forza Italia, il 40% di questi accetterebbe un’alleanza con Futuro Nazionale mentre il 31% non ci sta e il 30% non sa rispondere. Si spaccano quasi in due gli elettori di Noi Moderati: il 51% è per il no e il 49% per il sì.
Sul fronte opposto gli elettori del centrosinistra, che per la maggior parte spingono contro l’alleanza. Più della metà (51%) di chi vota il Partito democratico non vorrebbe vedere Vannacci accanto a Meloni, Salvini e Tajani, il 19% invece dice sì all’alleanza a destra e il 31% non sa. Cifre simili anche tra l’elettorato di Alleanza Verdi Sinistra: il 44% dice no, il 18% è per il sì e il 38% non sa rispondere. Diversa l’opinione di chi vota il Movimento 5 Stelle, tra questi prevale l’incertezza (40%), rispetto al no (39%) o al sì (21%).
La maggioranza degli elettori del centrodestra pensa che l’alleanza con Vannacci si farà
Come gli elettori di Roberto Vannacci hanno risposto alla domanda “secondo lei Futuro Nazionale farà parte del centrodestra alle prossime elezioni politiche?”
Quando si chiede di essere più realisti, cioè alla domanda “secondo lei Futuro Nazionale farà parte del centrodestra alle prossime elezioni politiche”, qualcosa cambia. Il 50% degli elettori di Vannacci credono che l’alleanza ci sarà, mentre l’altra metà si divide tra chi non è fiducioso e chi non sa esprimersi. Percentuali simili vengono dai votanti della Lega: il 51% crede nell’accordo, il 31% non lo sa e solo il 18% non ci conta. Sono decisamente convinti anche gli elettori di Noi Moderati, che, seppur in maggioranza contrari, credono comunque che il partito di Vannacci si unirà al centrodestra (70%).
È molto più incerto, invece, l’elettorato meloniano, per il 40% di loro la coalizione si allargherà ai vannacciani, ma quasi la stessa percentuale (37%) non ne è convinta e il 23% dice proprio di no. La poca chiarezza regna anche negli elettori di Forza Italia: la metà non sa se l’alleanza sarà realtà, il 26% pensa di sì e il 23% di no.
La maggioranza degli elettori delle opposizioni pensa che Vannacci dirà sì al centrodestra: il 57% tra chi vota Azione, il 53% da +Europa, il 45% da Alleanza Verdi Sinistra, il 40% da Italia Viva e il 38% dal Pd. L’unica eccezione è rappresentata dai 5 Stelle, tra cui emerge la stessa percentuale di chi ritiene che l’alleanza ci sarà (36%) e di chi non sa dare un parere (36%).
“Gli elettori di Vannacci ambiscono al comando
Gian Piero Travini propone un’analisi politica di questi numeri: “A livello qualitativo mi verrebbe da dire che un movimento come Futuro Nazionale, che si costruisce attorno a un generale, ambisce ad andare al comando, e fai fatica a comandare come opposizione”.
Secondo l’esperto, inoltre, per capire le posizioni dei votanti di centrodestra su una possibile alleanza è necessario considerare che “l’elettorato di centrodestra riconosce positivamente la prospettiva di un compromesso, uno di centrosinistra, invece, rabbrividisce”.
Un caso specifico è rappresentato, invece, dagli elettori di Forza Italia. Secondo Travini, questo segmento “crede per ora e nell’incompatibilità del progetto di Vannacci con quello del centrodestra, e crede che Vannacci farà l’antisistema fino in fondo; sono moderati, non possono che pensare altrimenti”. In questo gruppo i ‘non saprei’ “sono persone che in questo momento non hanno una preso una decisione – continua l’analista – ma molte di loro prenderanno una decisione conservativa e continueranno a votare Forza Italia”.
(da Fanpage)
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