Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
“E’ UNO DEI MIEI MIGLIORI AMICI. HA RESO EVIDENTE CHE PRIMA DELLA POLITICA C’È IL CORAGGIO E L’AMORE VERSO LA PROPRIA FAMIGLIA” – “CI CONOSCIAMO DA SEMPRE. DAI PRIMI TEMPI NEL MOVIMENTO GIOVANILE DELLA DC. IO ERO ANCORA UN RAGAZZO, LUI ANCORA DI PIÙ, CON L’ESKIMO DA CUI NON SI SEPARAVA QUASI MAI. C’ERANO TANTE COSE CHE OGGI NON CI SONO PIU’” – “DARIO CI HA SPRONATO: LA SUA TESTIMONIANZA CI COSTRINGE A MISURARCI CON I PROBLEMI VERI DELLA GENTE”
Pierferdinando Casini, cosa ha detto a Dario Franceschini quando le ha rivelato di
avere il Parkinson?
«Non è mica semplice da dire. Franceschini è uno dei miei migliori amici. (Casini prova a spiegare, incespica sulle parole. È visibilmente commosso). Naturalmente mi sono preoccupato, ho cercato di fargli coraggio, di dargli forza. Ma anche di capire cosa si poteva fare».
Quali sono le parole giuste?
«Vede, sappiamo tutti che la malattia esiste, ma quando ti colpisce così da vicino l’effetto è molto diverso. E quindi è stata dura».
Ha fatto bene a venire allo scoperto, con l’intervista di ieri al Corriere della Sera?
«Ha fatto benissimo. È un’intervista tutta da meditare. Una riflessione potente. Che darà coraggio a chi si trova nella stessa situazione. Mi è venuto in mente, da credente, Sant’Ignazio di Loyola: “Bisogna operare tanto come se tutto dipendesse da noi e pregare di più perché tutto dipende da Dio”».
Cosa rivela a chi è sulla scena politica da 50 anni?
«Che la vita viene prima della politica. Che dobbiamo ricordarci sempre i limiti delle nostre azioni. Franceschini ha reso evidente che prima della politica c’è il coraggio e l’amore verso la propria famiglia. E aggiungo le relazioni umane: come rivela l’emozione sincera e la solidarietà che si sta rivolgendo verso Alessandro Di Battista. L’umanità dovrebbe essere una cifra che non si disperde mai».
Un leader dev’essere forte. Questa ammissione gli toglierà qualcosa?
«No, aggiungerà, gli darà più forza agli occhi dell’opinione pubblica. In molti mi hanno scritto dicendosi colpiti dalla sua umanità. Ma Dario, se lo conosci bene, è così».
La lotta per il potere inaridisce?
«Spesso sì, ci fa perdere di vista le gerarchie delle cose importanti. Ma non è mai stato il caso di Dario. Ho letto il suo ultimo romanzo, e penso che se non lo avesse scritto un politico importante avrebbe già vinto molti premi.
C’è in quel romanzo il senso profondo delle proprie radici, il valore di un’appartenenza territoriale che lui non ha mai dimenticato. Il senso del percorso di un popolo. Tutto ciò che è Dario nella sua ultima essenza».
Quando vi siete conosciuti?
«Ci conosciamo da sempre. Dai primi tempi nel Movimento giovanile della Dc. Del congresso di Bergamo e dei nostri incontri clandestini al casello di Ferrara Sud conservo una memoria molta profonda. Io ero ancora un ragazzo, lui ancora di più, con l’eskimo da cui non si separava quasi mai.
C’erano tante cose che oggi non ci sono più, a partire da quella incredibile nebbia nella pianura padana che sembra essersi dissolta. Ciò che è rimasto è la comune passione per la politica. Sì, dopo tanti anni Dario è sempre il ragazzo con l’eskimo».
Cosa può fare di più la politica per la sanità, per la ricerca?
«Il tema dell’Alzheimer, o del Parkinson, sta diventando veramente importante. Penso che su questi fronti non dovrebbero valere le dispute tra destra e sinistra. Vale peraltro anche per altri ambiti». […]
Un patto bipartisan?
«Possiamo dividerci sullo Stretto di Messina, sulla legge elettorale, discutere sulle primarie, ma sulle cose importanti come la salute, la sanità, la ricerca cerchiamo di fare qualcosa di concreto. Dario ci ha spronato: la sua testimonianza ci costringe a misurarci con i problemi veri della gente»
(da agenzie)
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Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
AGLI OCCHI DEI LEGHISTI, LE VOCI SULLA CANDIDATURA MELONIANA SPIEGHEREBBERO LA FRENATA CONTINUA DELLA DUCETTA SUL RITORNO DELL’EX TRUCE DEL PAPEETE AL MINISTERO DELL’INTERNO
Nella Lega di Matteo Salvini c’è chi si è messo le mani nei capelli quando ha saputo dello “spiffero” che gira nei palazzi del potere: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si è molto avvicinato alla premier Giorgia Meloni, e alla fine proprio Fratelli d’Italia potrebbe candidarlo alle elezioni politiche del 2027.
A Palazzo Chigi la stima verso Piantedosi è cresciuta nel corso degli ultimi mesi, una volta superata la burrasca del caso Claudia Conte.
Insomma, oltre al danno la beffa: Piantedosi era stato definito un tecnico dalla lunga carriera in ambito prefettizio (e non solo), ma comunque veniva posizionato nelle caselle dei partiti “in quota Lega”, tanto da ipotizzare un passaggio di Matteo Salvini dalla poltrona del ministero dei Trasporti a quella (sempre amata e mai dimenticata) del Viminale.
Per il fu Capitano sarebbe l’ennesima sconfitta, in una legislatura che lo ha visto sempre nei panni del perdente. Agli occhi dei leghisti, tra l’altro, questa voce della candidatura meloniana spiegherebbe la frenata continua della presidente del Consiglio sull’eventuale uscita di Piantedosi dal Viminale, che è sempre rimasta sulla carta, nell’ambito degli slogan buoni per la fantapolitica.
Nel frattempo, non a caso, il ministro dell’Interno è impegnato in un tour che ha tanto il sapore di una campagna elettorale: abbronzatissimo, è andato alla kermesse “La piazza del futuro” in quel di Ceglie Messapica, parlando di ogni argomento possibile, dalla vicenda Ranucci alla Sea Watch, passando per Russia, Schengen e non solo.
(da lettera43.it)
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Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
IL GIORNALISTA SAREBBE PRONTO A CORRERE ALLA PRIMARIE DEL CENTROSINISTRA PER IL SINDACO DI MILANO, IN VISTA DELLE ELEZIONI COMUNALI DEL 2027. L’ANNUNCIO POTREBBE ARRIVARE NELLE PROSSIME ORE (E POI ESSERE UFFICIALIZZATO IL 12 SETTEMBRE ALLA FESTA DELL’UNITÀ DI MILANO)
Mario Calabresi, ex direttore di “la Repubblica” e “La Stampa”, si starebbe avviando
alla conclusione dei suoi incarichi in Chora & Will Media (realtà leader nel mondo dei podcast che si sono unite nel 2022 e ora all’interno di Be Content), di cui è stato fra i fondatori insieme con Guido Maria Brera.
Calabresi dovrebbe lasciare tutti gli incarichi all’interno della società. Non è stato possibile raggiungere i diretti interessati per un commento, ma l’uscita attesa di Mario Calabresi era in qualche modo stata ventilata già da qualche tempo.
Il nome di Calabresi, del resto, circola negli ambienti milanesi da almeno un anno. Sostenuto da un’ampia fetta del Pd e da indipendenti di centrosinistra, si starebbe preparando per la candidatura alle (possibili) primarie di inizio 2027, che serviranno a individuare il candidato del centrosinistra per le amministrative di Milano della prossima primavera.
Lui stesso è uscito allo scoperto, pur in modo velato, il 22 luglio, alla festa del Pd di Predabissi, piccolo centro dell’hinterland milanese. «Ci sto pensando», aveva detto. Potrebbe dire qualcosa di più, se non prima, il prossimo 12 settembre, alla festa del pd milanese, quando dal palco dialogherà con Don Ciotti. Il suo sfidante principale alle primarie dovrebbe essere il democratico Pierfrancesco Majorino
La notizia era nell’aria da tempo. Adesso però c’è qualcosa in più: Mario Calabresi è pronto ad annunciare ufficialmente la sua corsa a sindaco di Milano. L’ex direttore di Repubblica è Ceo e direttore editoriale di Chora Media che produce podcast e contenuti social per la pagina Instagram Will.
Direttore, ma anche proprietario, perché il giornalista è anche terzo azionista di Be Water, l’azienda che edita Chora e Will. Nei prossimi giorni, pare, Calabresi potrebbe anticipare la sua decisione di scendere in campo ai colleghi.
Un passo necessario prima dell’annuncio ufficiale che tutti si aspettano possa avvenire il prossimo 12 settembre, penultimo giorno della festa dell’Unità a Milano, quando l’ex direttore di Rep sarà l’ospite d’onore. […]
E’ probabile che Calabresi dovrà sfidare alle primarie gli altri aspiranti primi cittadini. La vice di Beppe Sala Anna Scavuzzo e Pierfrancesco Majorino, già candidato governatore (perdente) e nella segretaria di Schlein, ma anche l’outsider Lorenzo Pacini, consigliere municipale che si ispira al sindaco di New York Mamdani tra un insulto a Enrico Letta e un proclama pro Pal.
(da agenzie)
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Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
FRA I PROMOTORI DELL’INIZIATIVA C’È GIANLUCA PINI, EX DEPUTATO LEGHISTA, ANCORA NEL CONSIGLIO FEDERALE DELLA LEGA NORD, STRUTTURA RIMASTA IN VITA COME UNA “BAD COMPANY”, PER PAGARE I 49 MILIONI CHE DEVE RESTITUIRE ALLO STATO
Nuovo fronte aperto per Matteo Salvini: un gruppo di ex parlamentari e segretari provinciali infatti vorrebbe il controllo della vecchia Lega nord e per questo ha creato il Comitato per la convocazione del congresso federale, come hanno anticipato Sky Tg24 e poi Corriere della Sera.
Fra i promotori dell’iniziativa c’è Gianluca Pini, ex parlamentare fuoriuscito dal Carroccio che però è ancora nel consiglio federale della Lega Nord, struttura rimasta in vita dopo il 2017 come una sorta di bad company, per pagare i 49 milioni che deve restituire allo Stato. Lo scopo del congresso sarebbe quello di ‘scippare’ la Lega Nord al controllo dell’attuale commissario Igor Iezzi, fedelissimo di Salvini.
(da agenzie)
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Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
UNA BAMBINA È MORTA A PALERMO DI DIFTERITE, MALATTIA CHE NON VEDEVAMO DA TRENT’ANNI. DILAGANO I CASI DI MORBILLO, PIÙ DI 600 SOLO NEI PRIMI MESI DEL 2026. TUTTO PERCHÉ UNO ZOCCOLO DURO DI GENITORI SI OSTINA A NON VACCINARE I PROPRI FIGLI. DEL RESTO CI SONO TROPPI AMICI DEI NOVAX NELLE FILE DELLA MAGGIORANZA. NON A CASO PER GUIDARE LA DIREZIONE EMERGENZE PANDEMICHE (IN PRATICA IL FAUCI DE’ NOANTRI), SI FA IL NOME DI UN DENTISTA DEL GIRO DI COLLE OPPIO. E ALLORA PERCHÉ NON HEATHER PARISI O CARLO FRECCERO? – MA SÌ, TANTO LA DIFTERITE CI FA UN BAFFO, È SOLO COLPA DEGLI IMMIGRATI, CHE SI SA PORTANO LE MALATTIE, E PURE LA SICCITÀ E LE ONDATE DI CALORE…
Nonna Giorgia festeggia venerdì a Bari il suo record di longevità, e Dio sa quanto
vorremmo essere lì, tra le luminarie del porto, a brindare con lei e Arianna e Lollo e tutti i fratelli, cugini e cognati.
Formidabile vecchietta! Dopo quattro anni a Palazzo Chigi, fa ancora pesi e manubri col personal trainer Fabrizio. E riesce perfino ad arrampicarsi sulle macerie di Amatrice e far credere a tutti di averla ricostruita.
Anche noi, cittadini di questo sciagurato paese, siamo dei campioni di longevità. La nostra aspettativa di vita non ha fatto che crescere in questi ottant’anni di governi antifascisti, nonostante gli sforzi dei bolscevichi al potere che volevano farci vivere come in Russia col cesso sul balcone.
Sì, c’è stata la battuta d’arresto del Covid, ma dopo siamo risaliti addirittura al primo posto in Europa nel 2024, a pari merito con la Svezia e, spiace dirlo, la Spagna di “Perro” Sanchez che importa clandestini e blocca i turisti italiani negli aeroporti: 84,1 anni, ben al di sopra della media Ue di 81,7. E abbiamo un bel plotone di centenari. Meglio di noi nel mondo fanno Monaco, San Marino, Hong Kong e Giappone.
L’America trumpiana, invece, arranca al 62mo posto: i sudditi di King Donald vivono quattro anni in meno degli italiani e solo tre più degli iraniani, ottantesimi in classifica.
Anche sulla mortalità infantile abbiamo fatto progressi enormi: 2,7 su mille bambini nel 2023, uno tra i valori più bassi a livello globale (nei primi anni del dopoguerra eravamo a quota 50 per mille).
Piano però a festeggiare, perché adesso rischiamo di fare marcia indietro. Una bambina è morta a Palermo di difterite, malattia che non vedevamo da trent’anni.
Dilagano i casi di morbillo, più di 600 solo nei primi mesi del ‘26, e il morbillo non è una passeggiata, può degenerare in polmonite o encefalite e mandare all’altro mondo. Tutto perché uno zoccolo duro di genitori si ostina a non vaccinare i propri figli. E la Sicilia è l’ultima della classe, con l’85% di copertura.
Per correre ai ripari, la giunta regionale di destra istituirà una task force. Task? La parola non suona benissimo, specie in quel contesto, più che ai vaccini fa pensare alle tasche dei cittadini.
Del resto ci sono troppi amici dei novax nelle file della maggioranza, a cominciare da Lucio Malan, capogruppo al Senato di Fratelli d’Italia, e dal suo collega leghista Claudio Borghi, ma anche in parte dell’opposizione, vedi Cinquestelle.
Troppi kennediani, non nel senso del Kennedy ucciso a Dallas, ma di quel Robert Jr. che si ingozza di hamburger tra gli stucchi dorati di Mar a Lago e vorrebbe sbattere in galera Anthony Fauci, uno scienziato che ha salvato milioni di vite.
Non a caso, per guidare la direzione emergenze pandemiche (in pratica il Fauci de’ noantri), si fa il nome di un dentista del giro di Colle Oppio.
E allora perché non Heather Parisi o Carlo Freccero? Ma sì, tanto la difterite ci fa un baffo, è solo colpa degli immigrati, che si sa portano le malattie, e pure la siccità e le ondate di calore.
A proposito: come ha ricordato Aldo Cazzullo, migliaia di anziani sono morti quest’estate per il caldo anomalo in Europa. Ma qui da noi, guai a parlare di cambiamento climatico, sono ubbie dei sinistrati, di Ursula e dei pasdaran del Green Deal.
Questo è il “clima” che si respira nell’Italia di Giorgia, dove i media “mainstream” sono ormai, tranne poche eccezioni, “Melon stream”.
Tolto di mezzo Report (anche grazie al suicidio professionale del suo conduttore), l’egemonia culturale è bell’e fatta. Presto cambieranno anche la Costituzione. Art. 11-bis: l’Italia ripudia il cambiamento climatico.
E se non moriremo per i virus, o per il caldo, o sotto un ghiacciaio che crolla come in Nepal, ci penseranno i droni o i missili russi.
Il nostro scudo contraereo è un colabrodo, andrebbe potenziato urgentemente, ma Giorgia nicchia, glissa, fa la gnorri, teme la fronda putiniana di Vannacci e Salvini, e non vuole regalare voti al disarmista Giuseppe Conte.
Forse al posto delle batterie antimissili ci darà dei generatori, come agli ucraini. Più generatori per tutti. Perciò auguri di lunga vita a nonna Giorgia: ma possibilmente lontano da Palazzo Chigi, anche se quei geni dell’opposizione fanno di tutto per lasciarcela. Ogni giorno in più che passa là dentro rischia di toglierne qualcuno a noi.
Riccardo Chiaberge
per Dagospia
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Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
ALCUNI TRIBUNALI AVEVANO INTERROTTO IL PROGETTO, CHE PREVEDE LA DISTRUZIONE DELLA ALA EST DELLA RESIDENZA PRESIDENZIALE AMERICANA… IL TYCOON GONGOLA PER LA SENTENZA: ORA POTRÀ SCOATTARE CON I SUOI AMICI NEL SUO NUOVO “GIOCATTOLINO” DA 400 MILIONI DI DOLLARI
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che la costruzione di una sala da ballo da 400 milioni di dollari alla Casa Bianca voluta da Donald Trump può procedere. Con una sentenza di 5 voti a 4, i giudici hanno accolto la richiesta d’urgenza dell’amministrazione Trump, bloccando le sentenze dei tribunali inferiori che avrebbero interrotto la costruzione di una parte fuori terra del progetto.
Il National Trust for Historic Preservation aveva presentato ricorso, sostenendo che il presidente non avesse l’autorità unilaterale per procedere con la costruzione. Trump aveva demolito la storica ala est della residenza presidenziale lo scorso autunno per iniziare la costruzione della sala da ballo.
onald Trump si dice “lieto” della decisione della Corte Suprema che ha autorizzato la continuazione dei lavori della nuova Ballroom della Casa Bianca. “Stiamo vivendo l’Età dell’Oro americana e questo edificio sarà uno dei più grandiosi mai costruiti a Washington, D.C. Una volta completato nell’estate del 2028, il magnifico Complesso Militare/Sala da Ballo sarà motivo di grande orgoglio per l’intero Paese”, scrive il presidente su Truth.
(da agenzie)
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Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
L’ISTAT HA CERTIFICATO UNA VARIAZIONE ANNUA DEL +2,7% RISPETTO A 2,6% DI GIUGNO: ORMAI ANCHE ANDARE DAL PARRUCCHIERE È DIVENTATO UN LUSSO: TRE DONNE SU DIECI CI HANNO DATO UN TAGLIO, E FREQUENTANO I SALONI SOLO UNA VOLTA L’ANNO. NON VA MEGLIO PER LA TOLETTATURA DEI CANI. E IN MOLTE CITTÀ SONO STATI RITOCCATI AL RIALZO I BIGLIETTI DEI MEZZI PUBBLICI
Se si dovesse giudicare un uomo dalla suola delle scarpe e una donna dalle sue
unghie, non ci aspettano giorni facili.
Stando alle rilevazioni dell’Osservatorio prezzi e tariffe, a luglio, per risolare un paio di scarpe da uomo a Milano ci vogliono non meno di 30 euro ma può succedere di doverne sborsare fino a 80.
Mentre l’applicazione dello smalto semipermanente è più esosa a Venezia: in media, 35,70 euro. Tintoria, sartoria, riparazioni, spese per la casa, manutenzione dell’auto, cura della persona. Perfino, un animale domestico sta diventando un piccolo lusso.
In Italia, anche i prezzi dei servizi risalgono. Gli ultimi dati Istat certificano una variazione annua a +2,7% rispetto a 2,6% di giugno. Ad accelerare sono soprattutto i servizi relativi all’abitazione (+ 4,5%), i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (dal 2,7 al 3%), i trasporti (dall’1,1 all’1,6%).
Anche qui pesano, in primis, il caro energia e il caro carburante. Il rialzo dei costi colpisce i servizi di trasporto e di magazzinaggio, il trasporto aereo e marittimo di merci, le attività di supporto.
Ma a soffrire è anche il trasporto pubblico locale. L’incremento del prezzo del gasolio sta spingendo diverse amministrazioni a sobbarcarsi l’extra per calmierare l’impatto sulle tasche degli utenti. O le aziende a ritoccare il biglietto. Roma, per esempio, ha scelto di mettere mano solo a quello orario o giornaliero utilizzato, per lo più, da turisti e visitatori occasionali.
Dal 1° luglio, il ticket valido 24 ore per viaggiare a bordo dei mezzi della Capitale è salito da 7 a 8,50 euro, quello di 48 ore da 12,50 a 15 euro, mentre il settimanale si è gonfiato da 24 a 29 euro. Dal 1° agosto, anche il biglietto urbano per bus e tram delle linee di Firenze e altre principali città toscane è passato da 1,70 a due euro.
Analogo ritocco in Emilia-Romagna (50 centesimi in più da 1,50 euro).
Fra le voci in costante aumento, ci sono le autorimesse
Torino registra il servizio più caro per la cura di barba e baffi: in media, un uomo deve sborsare quasi 17 euro euro (e fino a 30). Per un taglio di capelli e una messa in piega di una donna, invece, si paga mediamente più di 50 euro a Bologna, più di 47 a Bari e meno di 30 euro solo a Napoli. Un appuntamento che, ormai, non è per tutte le tasche. Tant’è che da rituale settimanale, secondo un recente sondaggio, per più di tre italiane su dieci si è diradato ad appena una o due volte l’anno.
Va peggio per la toeletta di un animale domestico. Dal 17 luglio, è in vigore il nuovo listino prezzi nazionale. Per il bagno a un cane di taglia piccola, il tariffario prevede un costo a partire da 25 euro e fino a 40 in base alla lunghezza del pelo, che salgono da 60 a 100 euro per uno di taglia grande.
Per bagno e tosatura, si parte da 80 euro per un gatto mentre per un cane occorrono da 55 a 160, se il taglio è richiesto interamente a forbice.
Fra i rincari, anche ristoranti e servizi di alloggio: rispetto a un anno fa, mangiare e dormire fuori costa il 3,4% in più.
(da La Stampa)
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Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
700.000 CONTROLLI DI CUI 180.000 PERSONALI IN AEROPORTO PER RESPONGERE SOLO 8 MAROCCHINI CHE NON C’ENTRAVANO NULLA CON CEUTA
Alla fine la montagna ha partorito il topolino: un mese di controlli alle frontiere, ben 180 mila viaggiatori provenienti dalla Spagna chiamati ad esibire i documenti all’arrivo in Italia e solo 31 i respinti alle frontiere perché irregolari.
La maggior parte cittadini sudamericani che, senza visto o documenti validi, fatto scalo in Spagna, stavano raggiungendo l’Italia. Solo 8 invece i marocchini. Nessuna prova, tra l’altro, che quegli 8 facessero parte delle 72 mila persone che tra il 30 e il 31 luglio sono approdate in massa nell’exclave spagnola in Marocco.
Anzi, il governo di Madrid e anche la Commissione Ue, hanno sempre ribadito che nessuno dei migranti di Ceuta è mai riuscito a raggiungere la Spagna da dove, dunque, avrebbe potuto provare a muoversi verso l’Italia. Sei, infine, le persone arrestate alla frontiera.
Numeri, quelli forniti dal Viminale nel giorno della proroga della sospensione di Schengen, che appaiono assolutamente insignificanti rispetto alla mole dei controlli.
Che risultano essere più che decuplicati rispetto a quelli, a sua volta, effettuati dalle autorità spagnole sui viaggiatori in arrivo dall’Italia: appena 12.885 ( con 1.111 voli) rispetto ai 180mila operati dalla polizia di frontiera in aeroporti e porti italiani.
Di più, le 180mila persone identificate al momento in cui stavano per fare ingresso in Italia sono solo una parte del mezzo milione di viaggiatori monitorati dalle forze di polizia semplicemente esaminando le liste passeggeri di aerei e navi.
Alla fine, nella rete dei controlli sono rimasti solo in 31, fermati e rimandati indietro: colombiani, peruviani, argentini, e 8 marocchini. Nessuno di loro, certamente, veniva da Ceuta, da quel pezzo di Europa in territorio africano (dove peraltro la libera circolazione prevista da Schengen non esiste).
(DA AGENZIE)
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Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
IN SENATO IL CENTRODESTRA CI RIPROVA CON LE PREFERENZE, BOCCIATE ALLA CAMERA DALLE “FRANCHE TIRATRICI” (COSA FARANNO ORA?) – IL NODO DEL BALLOTTAGGIO SOPRA IL 40% E LA LEGA CHE ALZA LE BARRICATE – IL RISCHIO INCOSTITUZIONALITÀ PER UN TESTO PARTORITO MALE, PRONTO A DIVENTARE UN “FRANKENSTEIN” CHE SARA’ VIVISEZIONATO DALLA CONSULTA
La vigilia è stata una giornata convulsa di riunioni, telefonate e abboccamenti tra
pontieri dei partiti di centrodestra, con un unico obiettivo: finalizzare l’emendamento sulle preferenze che verrà depositato con la firma di tutti e capire cosa altro verrà depositato dai singoli partiti.
Con un’incognita emersa negli ultimi giorni: reintrodurre il ballottaggio. Che c’era nella bozza originaria del Melonellum, ma era stato fatto saltare dopo le critiche e i rischi di incostituzionalità sollevati durante le audizioni dei costituzionalisti alla Camera.
Invece, sul Sole 24 Ore, il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Andrea De Priamo (FdI), la definisce una «partita aperta». Tanto che il battitore libero Marcello Pera, eletto nelle file di FdI e aperto sostenitore di questa soluzione, ha presentato proprio ieri sera un emendamento per introdurre il ballottaggio. […]
La Lega è contraria, Forza Italia prudentemente favorevole (e dovrebbe presentare questa mattina un proprio emendamento), FdI, al netto di Pera, è incerto su come collocarsi.
Nel corso della giornata di ieri le fonti del centrodestra sono rimaste insolitamente silenziose, segno di come il passaggio sugli emendamenti sia delicatissimo. Unica certezza: le preferenze ci saranno, con i capilista sempre bloccati.
Indefinita fino all’ultimo, invece, appare la seconda parte dell’emendamento concordato prima dell’estate: dovrebbe esserci anche l’alternanza di genere, ma solo dal secondo in lista. Se così fosse, la soluzione soddisferebbe poco le richieste delle donne e in particolare di FI, il partito che più apertamente aveva manifestato l’esigenza di un correttivo di genere.
Sul ballottaggio, invece, dopo l’accelerazione di Pera, si vedrà. Nel merito la proposta del senatore vorrebbe assegnare il premio di coalizione al primo turno a chi ottiene il 48 per cento, con un secondo turno per le prime due coalizioni che abbiano superato il 38 per cento dei voti.
Nell’idea di FI, invece, la soglia per il premio di maggioranza scenderebbe dall’attuale 42 al 40 per cento. Se nessuno supera questa soglia i seggi vengono distribuiti in modo proporzionale. Se invece due coalizioni ottengono più del 40 per cento, a quel punto scatta il ballottaggio.
Su questa soluzione, in realtà, è in corso una campagna bipartisan, con il costituzionalista ed ex deputato dem, Stefano Ceccanti, che considera il ballottaggio una soluzione positiva «in una logica di sistema», ma percorribile solo nel caso in cui le due coalizioni partecipanti al ballottaggio abbiano «entrambe conseguito il 38 per cento dei voti in entrambe le camere»
Il testo arrivato in Senato è a rischio di costituzionalità già senza il ballottaggio e tanto più lo sarebbe nel caso di una sua introduzione in modo sgangherato. Secondo i costituzionalisti, per introdurlo, servirebbe una modifica della Carta a causa del bicameralismo paritario e del Senato eletto su base regionale.
Il paradosso di questa ipotesi è stato messo in luce dal costituzionalista e senatore del Pd, Dario Parrini, che della commissione è vicepresidente: quando il ballottaggio era stato escluso, «la ministra per le Riforme Casellati affermò che lo faceva per recepire le critiche dei costituzionalisti».
«Meloni pensa soltanto a cambiare la legge elettorale» ha attaccato la segretaria dem Elly Schlein, «quella degli italiani è pagare il pieno all’automobile e la spesa».
La sensazione è che, più ci si avvicina alla ripresa dei lavori per l’approvazione della legge elettorale, più la confusione aumenti nel centrodestra, alla ricerca di ricette definite «di stabilità» ma che hanno l’unico obiettivo di garantire alla maggioranza uscente il miglior risultato possibile.
Con il rischio che il 15 settembre, quando arriverà per il voto al Senato, il testo emendato in commissione sarà ormai un Frankenstein così pasticciato da finire immediatamente sotto la lente della Consulta.
Anche per questo c’è, a destra, chi torna alla domanda iniziale: perché Meloni si è impuntata sulla modifica della legge elettorale, che rischia di essere un boomerang più che una spinta per la sua campagna elettorale?
(da “Domani”)
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