Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
L’ANTITERRORISMO ITALIANO VALUTA RISCHIO DI REAZIONI OSTILI… PD: “INCOMPATIBILI CON LA COSTITUZIONE”
Gli agenti dell’Ice che arriveranno in Italia per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 non
effettueranno operazioni di polizia. E nemmeno attività di controllo dell’immigrazione. Gli uomini dell’Immigration and customs enforcement statunitense (Ice) faranno parte del Diplomatic Service e serviranno a tutelare i rappresentanti Usa. I target principali della protezione saranno il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. È quanto accade ogni volta che una delegazione americana si muove in occasione di appuntamenti di questo livello.
Supporto informativo e di intelligence
Il loro contributo, spiega oggi Repubblica, consisterà in un supporto informativo e di intelligence. Tutto il dispositivo è concordato con il Viminale. I funzionari coinvolti sono già in servizio in Italia nelle sedi dei consolati e delle ambasciate, dove si occupano di visti e immigrazione. «Il servizio di sicurezza diplomatica svolge un ruolo guida in materia di sicurezza degli Stati Uniti ai Giochi Milano-Cortina 2026. Come in precedenti eventi olimpici, diverse agenzie federali supportano il Servizio di sicurezza diplomatica, tra cui Homeland security
investigations, la componente investigativa dell’Ice», ha fatto sapere in una nota l’ambasciata americana.
La vice segretaria Tricia McLaughlin ha spiegato: «Ovviamente l’Ice non svolge operazioni di controllo dell’immigrazione in Paesi stranieri. In occasione delle Olimpiadi, l’Homeland security investigations dell’Ice supporta il Servizio di sicurezza diplomatica e il Paese ospitante nel processo di verifica e mitigazione dei rischi provenienti da organizzazioni criminali transnazionali. Tutte le operazioni di sicurezza restano sotto l’autorità italiana».
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
IL GOVERNO DEI MAGGIORDOMI USA NON HA LE PALLE PER OPPORSI, PREGA CHE WASHINGTON DESISTA
Dopo aver terrorizzato il Minnesota con soprusi e angherie di ogni genere, fino al duplice omicidio di Stato di Renée Good e Alex Pretti, la sola idea che gli sgherri di Trump, noti alle cronache come agenti dell’Ice – quando si dice la banalità del male – possano arrivare in Italia per garantire la sicurezza della delegazione Usa alle prossime Olimpiadi di Milano-Cortina dovrebbe far sobbalzare sulla sedia le nostre istituzioni.
Ma, fatta eccezione per il moto di indignazione (dal basso) dei milanesi (e non solo), il silenzio imbarazzato del governo sulla deriva autoritaria in corso negli Stati Uniti, è il remake di un copione già visto quando di mezzo ci sono le bravate di Trump. Che d’altra parte la premier Meloni si augura di vedere presto insignito del Nobel per la pace. Ma un conto è fingere di non vedere le scene di ordinaria
violenza che stanno infiammando gli Usa, altra cosa è ignorare anche solo l’idea di vedere i “pretoriani” del capo-sgherro – che tanto ricordano la Gestapo hitleriana e le squadracce del Ventennio fascista – scorrazzare per l’Italia dopo i video del duplice delitto che hanno fatto il giro del mondo suscitando scandalo e indignazione.
E di fronte ai quali un esecutivo sedicente sovranista dovrebbe alzare la voce per pretendere dalla Casa Bianca di soprassedere anziché sperare (come racconta oggi su La Notizia Andrea Sparaciari) in un ripensamento sul dispiegamento dell’Ice nel capoluogo lombardo. Ma “il coraggio, uno, se non ce l’ha mica se lo può dare”, direbbe il don Abbondio di Manzoni, chinando il capo dinanzi ai “bravi” di Trump. Un po’ come l’intero governo, da Meloni in giù.
(da lanotiziagiornale.it)
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Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
IL GOVERNO MELONI STA LAVORANDO A UN NUOVO DECRETO CHE PERMETTEREBBE DI EVITARE CONTROLLI E PROTEGGERSI DA FUTURE CONDANNE
Con il nuovo decreto in arrivo sul Ponte sullo Stretto, il governo cercherà di “ottenere il
visto di legittimità senza rimuovere le violazioni di legge già accertate”, e anche di eliminare il “rischio di azioni della Procura” nel caso di danni erariali. A dirlo non è un partito dell’opposizione, ma l’Associazione magistrati della Corte dei Conti, che con un comunicato ufficiale ha criticato il provvedimento a cui il governo Meloni sta lavorando in queste settimane.
Non è un mistero che i rilievi fatti dalla Corte a ottobre dello scorso anno abbiano messo un freno significativo al progetto. I giudici hanno fatto emergere tutte le carenze, le irregolarità e le violazioni effettuate dal governo per accelerare i tempi. Per rispondere, l’unica alternativa sicura sarebbe ripartire da zero con una gara per assegnare i lavori – cosa che di fatto segnerebbe la fine del Ponte, rimandando il tutto di anni. Per questo, il governo sta studiando un intervento che permetta di aggirare il problema.
Non c’è ancora un testo ufficiale del decreto. Si conoscono solo le anticipazioni di stampa, fatte filtrare da ambienti della maggioranza. È insolito e particolarmente significativo, quindi, che l’associazione di magistrati abbia deciso di prendere posizione, esprimendo una “forte preoccupazione”. Il provvedimento punterebbe a “sbloccare il progetto del Ponte sullo Stretto aggirando i rilievi di illegittimità già sollevati dalla Corte”. Di fatto, “svuoterebbe di contenuti il controllo di legittimità della Corte dei conti, precludendo le necessarie verifiche sugli atti correlati e presupposti”.
E non solo: si introdurrebbe anche “un ulteriore scudo per escludere la responsabilità per colpa grave anche in caso di danni alle finanze pubbliche”. Insomma, da una parte il governo ignora le irregolarità segnalate finora ed evita ulteriori controlli; dall’altro, si tutela da future indagini su eventuali danni erariali, in caso di “condotte che si rivelassero dannose per gli interessi della collettività”.
Bonelli: “Decreto serve per dare immunità a Salvini”
Proprio perché è insolito che l’associazione si esprima in modo così netto su un decreto non ancora varato, le reazioni sono state forti. Dall’opposizione il deputato del Pd Marco Simiani ha chiesto al governo di “chiarire i contenuti del decreto e rinunciare a scorciatoie che mettono a rischio controlli, legalità e risorse pubbliche”.
Angelo Bonelli (Avs) ha attaccato con toni più duri: “Il decreto sulle grandi opere serve a garantire l’immunità a Salvini e a Ciucci di fronte ad atti che la Corte dei Conti ha già ritenuto illegittimi. Le preoccupazioni espresse oggi dall’Associazione dei magistrati della Corte dei conti certificano ciò che denunciamo da tempo: questo governo sta costruendo uno scudo per sottrarsi alle responsabilità”.
(da Fanpage)
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Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
IL GOVERNO MELONI HA VIOLATO I SUOI OBBLIGHI INTERNAZIONALI
L’Italia è stata deferita all’Assemblea degli Stati parte dalla Corte penale internazionale (Cpi). È questa la decisione al termine di mesi di lavori giudiziari sul caso Almasri, il militare libico ricercato per crimini contro l’umanità che fu arrestato in Italia a gennaio 2025, ma nel giro di pochi giorni fu liberato e messo su un volo di Stato italiano per essere riportato in Libia.
Ora la Corte ha deciso, stando a quanto riportato dall’Ansa. E l’Italia finirà davanti all’Assemblea degli Stati parte, che raccoglie tutti gli Stati che hanno sottoscritto l’accordo fondativo della Cpi. La questione quindi è rimandata di parecchio: il prossimo incontro dell’Assemblea è fissato a dicembre 2026.
Ma il fatto stesso che i giudici abbiano deciso il deferimento (come ha riportato l’agenzia Ansa) è la conferma delle tesi della Procura della Corte, secondo cui il governo Meloni non fece il suo dovere. Liberare Almasri fu una scelta che violò i trattati internazionali sottoscritti dall’Italia. Una scelta che poi l’esecutivo, nell’ultimo anno, ha giustificato in più modi diversi, parlando di sicurezza nazionale e di valutazioni sui rapporti diplomatici, ma anche arrivando ad accusare la Corte di aver commesso errori nella stesura degli atti e nel seguire le procedure previste.
Tutte spiegazioni che, per i giudici della Camera preliminare dell’Aja, non sono bastate. Uno dei tre ha espresso un’opinione dissenziente, mentre gli altri due a maggioranza hanno approvato il deferimento. Il punto è semplice: dopo aver arrestato Almasri, su cui pendeva un mandato d’arresto internazionale, il governo italiano avrebbe dovuto mettersi in contatto con la Corte penale internazionale. Il libico avrebbe dovuto essere trasferito nei Paesi Bassi, dove avrebbe potuto essere interrogato. Con la sua collaborazione, gli inquirenti avrebbero potuto fare passi
avanti nelle indagini sui numerosissimi crimini a cui sono sottoposte le persone migranti in Libia.
Invece le cose non andarono così. Ci fu un iniziale errore procedurale da parte della Digos di Torino che aveva effettuato l’arresto il 19 gennaio, e il ministero della Giustizia non fece niente per intervenire e sanarlo. Nel giro di due giorni, così, il fermo fu annullato e Almasri liberato. Appena uscito dal carcere fu messo su un volo di Stato che lo riportò a Tripoli, al sicuro dalla Corte.
Il caso in Italia ha generato delle indagini sui ministri Nordio e Piantedosi, oltre che sul sottosegretario Mantovano, poi cadute nel vuoto perché il Parlamento ha detto no al processo. È ancora aperta un’indagine sulla capo gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, accusata di false dichiarazioni ai pm.
Alla notizia del deferimento ha reagito il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri: “L’ennesima sortita della Corte penale internazionale contro l’Italia conferma la totale inattendibilità di questa roba. Davano ad Almasri il cartellino azzurro in Germania e poi dalla sera alla mattina quello rosso in Italia. Sono quantomeno daltonici, sempre inutili, talvolta dannosi. Gente da compatire. Poveretti”. Parole che confermano la linea di ostilità della maggioranza alla Corte. “Giorgia Meloni ha gettato un’enorme vergogna sul nostro Paese”, ha invece commentato il capogruppo del M5s alla Camera Riccardo Ricciardi: “Liberare in quel modo uno stupratore di bambini e torturatore è stato un punto bassissimo della storia italiana. E altrettanto riportarlo a casa con un volo di Stato pagato con i soldi dei cittadini. Meloni e il suo governo dovrebbero scusarsi con ogni italiano e italiana di questo Paese”.
(da Fanpage)
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Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
“SULLA SICUREZZA INFORMATICA SERVE CHIARIRE IL RUOLO DI PALAZZO CHIGI”
A lanciare l’allarme è la l’Associazione nazionale magistrati, dopo l’ultima denuncia del
programma di Ranucci sull’installazione di software spia non tracciabili sui computer dell’amministrazione giudiziaria
«L’inchiesta di Report sulla sicurezza informatica dei sistemi utilizzati da tutti i magistrati italiani porta pesanti interrogativi e desta grave preoccupazione». A lanciare l’allarme è la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), dopo l’ultima denuncia del programma di Sigfrido Ranucci sull’installazione di software spia non tracciabili su circa 40 mila computer dell’amministrazione giudiziaria. «Emergono profili di criticità rilevanti rispetto alla sicurezza e alla riservatezza, rimasti finora senza alcuna significativa spiegazione», si legge nella nota dell’Anm.
L’Associazione sollecita «un chiarimento» al ministro della Giustizia Carlo Nordio e chiede soprattutto «un intervento immediato per assicurare la necessaria segretezza delle indagini e dell’attività di giudici e pubblici ministeri, chiamati a tutelare i diritti di ogni cittadino». Inoltre, l’Anm intende fare piena luce su quanto
emerso riguardo al ruolo della Presidenza del Consiglio, che – secondo l’inchiesta di Report – avrebbe minimizzato o silenziato la questione. «È indispensabile garantire piena e totale trasparenza – sottolinea l’Anm – e che ogni istituzione se ne assuma la responsabilità per le proprie competenze».
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
INSIEME A LUI A DIFENDERE LE RAGIONI DEL NO ANCHE CLEMENTE MASTELLA E L’EX MINISTRO SOCIALISTA 99ENNE RINO FORMICA CHE DICE: “C’È IL RISCHIO DI RENDERE IRRECUPERABILE IL DECLINO DEMOCRATICO”
«Quando è possibile partecipare nonostante l’età e gli acciacchi a una partita politica in purezza, di quelle che non hai lo stress o l’assillo di dover tornare in Parlamento, lo sapete che cosa succede ai vecchi politici di razza? Succede questo: che sentono di nuovo l’odore della foresta».
Paolo Cirino Pomicino dice di contare i giorni che lo separano dalla fine di quest’ultima convalescenza per potersi buttare a capofitto nella battaglia referendaria sulla giustizia che lo vede tra i sostenitori del No.
Le ragioni della scelta che ha sorpreso praticamente chiunque, considerata la mole indefinita di procedimenti a carico che ha collezionato nell’arco di una carriera (una condanna e un patteggiamento all’epoca di Mani Pulite, due prescrizioni, il resto solo proscioglimenti) le ha già spiegate e le spiegherà ancora, tra queste il fatto «che la riforma Nordio finirà per accrescere, e non per diminuire, il potere a volte senza limiti dei pubblici ministeri».
Ma il punto oggi è un altro.
Ed è che nella partita che segnerà in un modo o nell’altro la sorte della legislatura e in parte quella del governo Meloni, dal passato della Prima e della Seconda
Repubblica tornano sulla scacchiera pedine pregiate e cavalli di razza, alcuni dei quali non si vedevano in giro da tempo.
Dalla parte del No, Pomicino per esempio ritroverà il suo vecchio vicino di posto dei Consigli dei ministri dei governi Andreotti VI e VII, Rino Formica, titolare delle Finanze quando ‘O ministro lo era del Bilancio. Per il vecchio leone socialista, novantanove anni il primo marzo prossimo, la partita sulla riforma Nordio è una sfida in difesa della Costituzione.
E la sua posizione — «Non perdetevi dietro meticolosità tecnicistiche su una formula più o meno rispondente al diritto ordinario. Il diritto non c’entra. C’entra una questione semplice, ed enorme: c’è il rischio di rendere irrecuperabile il declino democratico» — rimbalza da giorni anche sulle bacheche social dei giovanissimi.
Il referendum di fine marzo riporta sulla scena il protagonista del passaggio tra la Prima e la Seconda Repubblica, e cioè Antonio Di Pietro, schierato con il Sì. E anche alcuni pesi massimi del berlusconismo che furono protagonisti della nuova fase.
Due su tutti: Marcello Dell’Utri e Cesare Previti. Quest’ultimo ha raccontato a Report che «da ministro della Giustizia avrei fatto le stesse cose che sta facendo ora Carlo Nordio». E che in parte erano nel programma che un altro ministro di quel governo, il titolare del Tesoro Lamberto Dini, aveva inserito in cima alle priorità del suo esecutivo quando si ritrovò a occupare la poltrona principale di Palazzo Chigi dopo il ribaltone di Bossi.
Dei sopravvissuti del primo governo Berlusconi ce n’è soltanto uno che si è schierato apertamente per il No. E anche qui si tratta di una grande firma: Clemente Mastella, l’unica personalità politica ad aver fatto parte sia di un governo guidato dal Cavaliere che da uno guidato da Prodi. Il sindaco di Benevento freme:
«C’è poco tempo per vincerlo, ’sto benedetto referendum. Bisogna darsi una mossa e moltiplicare l’azione politica di tutti i contrari alla riforma Nordio e al governo Meloni». Troverà dalla sua stessa parte un’antica nemica giurata, Rosy Bindi, che da presidente dell’Antimafia inserì tra gli «impresentabili» di una vecchia tornata di Regionali in Campania sua moglie Sandra Lonardo (la quale reagì malissimo: «La cattolica Bindi darà conto a Dio di ciò che ha fatto»).
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
PER NON PARLARE DELLA BATOSTA QUOTIDIANA AL SUPERMERCATO: SECONDO L’ADOC, AUMENTANO I PREZZI DI RISO, CAFFÈ, CIOCCOLATO, CARNE, FORMAGGI E LATTICINI E UOVA… PER FEDERCONSUMATORI, SU QUINDICI VOCI DI SPESA, IL 2026 PRESENTERÀ UN CONTO DI 672 EURO ANNUI IN PIÙ A FAMIGLIA
Una lunga sfilza di rincari sta per abbattersi sulle tasche dei consumatori. Fra auto,
telefonia, viaggi, tempo libero e altri capitoli di spesa, anche il 2026 si preannuncia salato. Le previsioni profilano un salasso, innanzitutto, per l’auto.
Secondo una nuova rilevazione dell’associazione delle autocarrozzerie, nell’ultimo anno gli automobilisti hanno già speso fino al 3% in più per pezzi di ricambio, riparazioni, manutenzioni, affitto di garage e posti auto, parcheggi.
Ma ora cresce del 12,5% l’aliquota sulle polizze accessorie per rischi di infortunio al conducente e di assistenza stradale sui contratti stipulati o rinnovati a partire dal 1° gennaio 2026: un aggravio sugli assicurati calcolato da Assoutenti in complessivi 115 milioni di euro. Lievitano anche i costi del bollo auto (in alcune Regioni, come l’Emilia-Romagna, l’aumento arriva al 10%) e di abilitazione alla guida.
Per le ore di esercitazione pratica obbligatorie (che salgono da 6 a 8) si dovranno sborsare più di 400 euro rispetto agli odierni 300 (tenuto conto delle tariffe fra 40 e 60 euro l’ora).
Non va meglio per la revisione che potrebbe passare dagli attuali 79,02 a 88 euro.
Rialzi che si sommano a quelli su diesel e pedaggi. Dal 1° gennaio, infatti, il riallineamento dell’accisa sul gasolio si è tradotto in un aggravio di circa 5 centesimi al litro. Per chi fa due pieni al mese, l’extra annuo stimato supera gli 80 euro. Su, per effetto dell’adeguamento all’inflazione, anche le tariffe autostradali: l’incremento, in media dell’1,5%, riguarda tutta la rete ma su alcune tratte (come la Salerno-Pompei-Napoli) si sfiora il 2%
Occhio anche ai costi di telefonia. A lanciare l’allarme è il Codacons, che denuncia rincari delle tariffe da uno a cinque euro al mese ovvero fra 12 e 60 euro annui in più. Stando all’associazione dei consumatori, «i principali operatori, a partire da gennaio, hanno modificato unilateralmente le condizioni contrattuali praticate ai clienti, applicando aumenti delle tariffe telefoniche al pubblico, sia per le linee fisse sia per quelle mobili». Ma una nuova ondata è attesa fra febbraio e marzo, in particolare per le offerte di alcuni abbonamenti con contenuti e per il canone di alcuni servizi di rete fissa o cellulare
Chi inizia a programmare le vacanze in vista di Pasqua e dei ponti di primavera, può trovarsi alle prese con altri rincari. L’ultima Legge di bilancio ha stabilito che, nel 2026, i Comuni possono aumentare l’imposta di soggiorno di altri due euro a notte per chi pernotta nelle strutture ricettive e, per alcune località turistiche più gettonate, è consentito fino a cinque euro a notte.
Anche i prezzi dei biglietti aerei a livello globale sono dati in lieve aumento (1,1% in più sul 2025) e gli operatori del settore stimano di applicare rincari fra il 5% e il 10% sui pacchetti vacanza nel 2026. Sia i voli sia gli hotel, peraltro, hanno ormai prezzi dinamici e, dunque, avverte sempre il Codacons, più ci si avvicina alla data di partenza più aumentano. Brutte notizie anche per chi fuma.
Per la stagione invernale, Assoutenti ha confrontato le tariffe del 2025-2026 con quelle di quattro anni fa. Ebbene, i rincari degli skipass possono sfiorare il 40% in più
Un altro capitolo sotto pressione è il “beauty”. L’aumento medio dei prodotti di skincare, cosmetici e profumi è del 15%, con un’impennata nella gamma di lusso. Ma qui, le dinamiche sono diverse
«Non tutti i rincari sono riconducibili a un aumento dei costi» spiega Danilo Zatta, senior equity partner di Implement Counsulting Group e autore del bestseller “Pricing revolution”. «Nel comparto beauty, i prezzi non sono spiegabili solo con i costi industriali: pesa molto la crescita strutturale della domanda, l’innalzamento del valore percepito del prodotto e una forte capacita delle marche di lavorare sul posizionamento».
Senza tralasciare il nuovo contributo fisso sulle spedizioni entro i 150 euro di valore in arrivo da paesi extra-Ue (due euro a pacco da gennaio) e lo Spid a pagamento (sei euro annui quello di Poste Italiane). Ma la vera stangata quotidiana, certificata dall’Istat superiore alla media dell’inflazione, resta il carrello della spesa
I rincari più critici, secondo l’associazione di consumatori Adoc, sono su riso, caffè, cioccolato, carne (un record di 127% in più per la bovina), formaggi e latticini, perfino un alimento “povero” come le uova.
L’Osservatorio nazionale Federconsumatori stima, su quindici voci di spesa, che il 2026 possa presentare un conto di 672,60 euro annui in più a famiglia. Insomma, una batosta.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
LE OPPOSIZIONI CONTRO AZIONE STUDENTESCA: C’È UNA LISTA DI PROSCRIZIONE DEI PROFESSORI
Polemiche delle opposizioni per l’iniziativa di Azione studentesca, movimento di studenti di destra, che ha avviato tempo fa la campagna «La nostra scuola». Sui muri e all’interno di alcuni istituti starebbero comparendo striscioni e manifesti che invitano gli studenti a rivelare «i professori che fanno propaganda».
L’obiettivo è la stesura di un report nazionale, come si legge su volantini diffusi da Azione studentesca, con un Qr code da scansionare per rispondere ad un questionario con poche domande.
Una chiede: «Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?».
Insorgono le opposizioni: Pd, M5S e Avs parlano di liste di proscrizione, annunciano interrogazioni. Cecilia D’Elia, Pd, chiede al governo di «esprimere la propria condanna». «È una campagna nazionale per avere un quadro della situazione delle scuole in Italia», replica Azione studentesca.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
ALL’ESTERO DOVE? I SINDACATI, LA CUI LIBERA ASSOCIAZIONE È PREVISTA NELLA COSTITUZIONE, HANNO PERSONALITÀ GIURIDICA, L’OPPOSTO DELL’ANARCHIA… COS’HANNO DELLA CULTURA DI DESTRA BRUGNARO, GIULI, COLABIANCHI, MAZZI, I SUPPORTER PIÙ O MENO ACCALORATI CHE VOGLIONO QUESTA DIRETTRICE A VENEZIA? LA COLPA MAGGIORE DEGLI SCAPPATI DI CASA CHE CI GOVERNANO: L’AVER DISTRUTTO LA CULTURA DI DESTRA PER SOSTITUIRLA CON SLOGAN, AMICHETTISMO, POLTRONISMO
L’ormai famosa intervista della direttrice Venezi a Repubblica si può, a mio avviso,
leggere in due modi: uno è come saggio di letteratura distopica, configurazione nell’insieme e nei dettagli di un mondo staccato dalla realtà e organizzato secondo criteri propri, imperscrutabili e sconcertanti. Il secondo è come empirica manifestazione di un pensiero, di alcuni intenti, di una fotografia d’autore della realtà.
Tuttavia i diversi piani si intersecano. Ad esempio, la musicista dice: “Sono talmente raccomandata in Italia che lavoro solo all’estero”. Perfettamente lecito che lo dica, ma perché ci sia un contatto con la realtà le affermazioni devono fondarsi su fatti documentabili. È dunque legittimo chiedersi dove, all’estero, questa direttrice lavori. Di solito, per vedere dove un direttore lavori (io ad esempio lo faccio per Herbert Blomstedt che cerco di seguire) si interroga un sito come Operabase o Bachtrack. Su Backtrack non si trova nulla (cosa che non fa onore al sito).
Su Operabase si trova un solo impegno all’estero: una Carmen di Bizet con due esecuzioni, il 7 e il 9 marzo 2026, presso l’Auditorio Adela Reta a Montevideo in Uruguay. Se ha altri impegni presso altre istituzioni, magari a Londra, Berlino, Vienna, Parigi, Zurigo, Dresda, è bene che la musicista chieda a questi siti di aggiornare l’elenco dei suoi impegni futuri rimediando al difetto d’informazione: ne ha tutto il diritto. Se invece dopo il 9 marzo, di fatto, non ci fosse da annunciare più niente all’estero, ciascuno faccia le sue considerazioni.
Un altro esempio di incrocio tra letteratura realistica e letteratura distopica è l’affermazione secondo la quale “all’estero si chiedono perché la Fenice è in mano a sindacati, in un contesto anarchico”. All’estero dove? A Montevideo? Poiché le parole “sindacato” e “anarchia” compongono un ossimoro.
I sindacati, la cui libera associazione è prevista nella Costituzione, hanno personalità giuridica (l’opposto dell’anarchia) e possono stipulare contratti collettivi di lavoro: il che vuol dire che svolgono una funzione normativa rispetto all’organizzazione del lavoro. L’anarchia è, per definizione, l’opposto.
Quanto poi alle affermazioni sulla spilletta Swarovski e sul non essersi accorta di niente, più che ai canoni della letteratura distopica la cosa pertiene al buon gusto, alla gentilezza, all’urbanità dei modi, al rispetto: cose che (in parte) sono soggettive e sulle quali, ancora una volta, ciascuno faccia le sue considerazioni.
Da parte mia, fermo restando che non voglio dare alcun giudizio musicale sulla direttrice per due motivi, uno è il non averla mai vista dirigere dal vivo, il secondo è la mia incapacità di decifrare, e dunque di valutare, quello che le si vede fare nei documenti video su Internet, farò solo due considerazioni.
Una è che il mondo, sostanzialmente non musicale, che si è mosso a sostegno dell’operazione Venezi alla Fenice, e che per principale argomento ha “la musica è in mano agli anarchici comunisti, mandiamoli a raccattare le monetine in fondo al Canal Grande”, non ha niente in comune con una cultura di destra. Criticare l’operazione non è un segno di appartenenza politica. Io, per citare un caso, sono tutto fuorché una persona di sinistra, eppure trovo l’operazione insostenibile nella forma e nella sostanza
Lo faccio perché sono un anarchico di sinistra? No, lo faccio perché valuto i curricula e le regole dell’ingaggio cercando di essere obiettivo. Ma cos’hanno della cultura di destra queste persone, Brugnaro, Giuli, Colabianchi, Mazzi, i supporter più o meno accalorati che vogliono questa direttrice a Venezia? Ha mai letto il signor Mazzi o il signor Brugnaro un libro di Oswald Spengler, di Cristina Campo, di Hans Sedlmayr, di Élemire Zolla, di Charles Maurras, di José Ortega y Gasset, di Knut Hamsun?
Perché la cultura di destra può piacere o non piacere, ma esiste ed è una cosa precisa, con la quale la cosiddetta destra oggi al potere in Italia non ha niente ma proprio niente in comune, oltre a non possedere le basi intellettuali per capire cosa sia. Ed è questa, a mio avviso, la colpa maggiore degli scappati di casa che ci governano: l’aver distrutto un’autentica, seria, strutturata cultura di destra quale è essenziale ad ogni democrazia, ed averla sostituita, senza nemmeno supporre cosa sia, con slogan, amichettismo, poltronismo. Chi li disprezzerebbe sconfinatamente non è solo Brecht, è soprattutto CéliLa seconda. Der Fall Venezi si sta trascinando all’infinito quando potrebbe chiudersi in un attimo.
C’è in Italia un anziano direttore di immenso prestigio cui basterebbe una semplice dichiarazione esplicita per farla finita con questa storia: davanti a una sua parola, per l’autorità che possiede, tutti si metterebbero in riga. Ma è molto più facile emettere a ripetizione platitude generiche sulla cultura, sulla dignità della musica, sulla moralità, sui massimi sistemi, non perdendo occasione di ripetere le stesse cose ad ogni passo, che non prendere l’iniziativa, schierarsi in modo chiaro e difendere in concreto la dignità della cultura musicale italiana.
Non è sua competenza? No, a mio parere È sua competenza, è sua competenza farlo in questo momento e far capire a tutti cosa sta accadendo, ed è quello che distingue i fatti dalle generiche concioni
Nessun altro potrebbe farlo con tanta efficacia. Chi lo stima e gli è vicino, e abbia cara la distinzione di Sciascia tra “gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà”, non può che augurarsi un’assunzione di responsabilità nella società civile italiana che a questo punto è inderogabile.
Dall’account facebook del musicologo Francesco Maria Colombo
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