Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LA TURCHIA NON USA LA LINGUA DI LEGNO DELLE NAZIONI UNITE E SI SCHIERA A SOSTEGNO DEL VENEZUELA, ACCUSANDO GLI STATI UNITI DI “BANDITISMO”
Il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres ha espresso preoccupazione per il fatto che “il diritto internazionale non sia stato rispettato” nella cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Usa. Lo fa sapere il portavoce in una nota. L’operazione americana crea un “pericoloso precedente”, secondo Guterres, che ha invitato “tutti gli attori in Venezuela a impegnarsi in un dialogo inclusivo, nel pieno rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto”.
Il governo della Turchia ha espresso il proprio sostegno al Venezuela in seguito alle azioni militari condotte dagli Stati Uniti contro il territorio del Paese sudamericano, definendo l’offensiva americana un atto di “banditismo” che non deve restare impunito.
In una dichiarazione diffusa attraverso canali ufficiali del paese euro-asiatico, il consigliere capo del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, Cemil Ertem, ha manifestato solidarietà al popolo venezuelano e al presidente de facto, Nicolás Maduro Moro, affermando che Ankara “è al fianco del popolo del Venezuela e del suo presidente”. Ertem ha inoltre qualificato l’attacco come un’azione illegale che richiede l’intervento della giustizia internazionale. La presa di posizione assume particolare rilievo poiché la Turchia, come ricorda la televisione di Stato venezuelana, Venezolana de Televisión (Vtv), è membro della Nato, l’alleanza atlantica.
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LA PERLA: “L’ITALIA HA SEMPRE SOSTENUTO L’ASPIRAZIONE DEL POPOLO VENEZUELANO A UNA TRANSIZIONE DEMOCRATICA”. E DA QUANDO? IL GOVERNO NON HA RIPORTATO A CASA ALBERTO TRENTINI, DETENUTO DA PIU’ DI UN ANNO A CARACAS, E ORA SI OCCUPA DELLE ASPIRAZIONI ALLA LIBERTA’ DEI VENEZUELANI?
“Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare
esternanon sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”. E’ quanto si legge in una nota di palazzo Chigi sul Venezuela.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “ha seguito gli sviluppi in Venezuela fin dalle loro primissime evoluzioni. L’Italia ha sempre sostenuto l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica nel Venezuela, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro, la cui auto-proclamata vittoria elettorale l’Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto”. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
SULLA STESSA LINEA ANCHE LA FRANCIA: “NESSUNA SOLUZIONE POLITICA DUREVOLE PUÒ ESSERE IMPOSTA DALL’ESTERNO
La Cina “condanna con fermezza” i raid americani sul Venezuela. Lo hanno reso noto le autorità di Pechino. La Cina “è profondamente scioccata e condanna con forza il palese uso della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e il suo attacco al suo presidente”. E’ quanto afferma un portavoce del ministero degli Esteri in una nota relativa al blitz americano contro il Venezuela.
“Questo atto egemonico da parte degli Stati Uniti viola gravemente il diritto internazionale, lede la sovranità del Venezuela e minaccia la pace e la sicurezza in America Latina e nei Caraibi”. La Cina, si legge ancora, “vi si oppone fermamente. Esortiamo gli Stati Uniti a rispettare il diritto internazionale e gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite, e a cessare di violare la sovranità e la sicurezza di altri Paesi
Barrot: ‘Non si può imporre una soluzione politica duratura dall’esterno’
“Nessuna soluzione politica durevole può essere imposta dall’esterno”. Lo afferma il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot commentando i raid americani in Venezuela e la cattura di Nicolas Maduro.
“L’operazione militare che ha portato alla sua cattura viola il principio di non uso della forza, che è alla base del diritto internazionale”, ha scritto il ministro in un messaggio su Twitter:
“La Francia ribadisce che nessuna soluzione politica duratura può essere imposta dall’esterno e che solo i popoli sovrani decidono del loro futuro
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
IERI STEVE BANNON, GURU DEL PRIMO MANDATO DI TRUMP (E ARTEFICE DEL SOVRANISMO AMERICA FIRST) HA SFERRATO UN ATTACCO SENZA PRECEDENTI AL TYCOON: “SEI COME HILLARY CLINTON”. STAVA PARLANDO DELLE MINACCE DI UN INTERVENTO IN IRAN, MA IL DISCORSO VALE ANCORA DI PIÙ SUL VENEZUELA
Steve Bannon ha paragonato il presidente Donald Trump a Hillary Clinton in un duro attacco al suo
ex capo, venerdì.
Durante una discussione sulla minaccia di Trump di usare l’esercito statunitense per intervenire in difesa dei civili iraniani che stanno protestando contro il brutale regime islamista al potere nel loro Paese, Bannon ha espresso una forte disapprovazione.
«La gente non sta forse scherzando in questo momento sul fatto che Samantha Powers [sic] e Hillary Clinton debbano in qualche modo essere state invitate alla festa di Capodanno a Mar-a-Lago, visto che il presidente oggi esce dicendo:
“Ehi, siamo pronti e armati fino ai denti”? Non è forse roba presa pari pari dal manuale di Samantha Powers e Hillary Clinton?», ha chiesto Bannon.
In un altro passaggio dell’edizione di venerdì del suo programma War Room, Bannon ha sostenuto che l’amministrazione Trump dovrebbe «limitarsi a far rispettare le sanzioni e lasciare che i mullah provino a mandare avanti l’economia come la stanno gestendo adesso, perché non sanno quello che stanno facendo.
La governano secondo la legge islamica e non secondo le regole di un’economia di libero mercato. L’economia crollerà e il popolo persiano rovescerà questi tizi proprio come rovesciò lo Scià»
«Hai [Benjamin] Netanyahu, tutta quella gente che su questo ci ha combattuto, sai, il fronte “Israel First”, giusto? Volevano bombardare e decapitare, fare quella decapitazione intorno a luglio, che è stato un errore enorme, colossale. Occuparsi del programma nucleare, cosa che il presidente Trump ha fatto, chiudendo la Guerra dei 12 giorni, è stato ovviamente brillante. Dal punto di vista logistico, incredibile», ha detto Bannon.
«Ma Tel Aviv, [Mark] Levin e Netanyahu adesso si stanno battendo il petto. Questa è una cosa che avevamo detto sarebbe successa: bisogna solo lasciarla svolgere. Lasciate che se ne occupi il popolo persiano. Non potete intromettervi in questa faccenda.
Più vi intromettete, più i mullah si trincerano e dicono: “È il Grande Satana che sta facendo questo”, e vi ritroverete con un disastro più grande e più lungo di quanto possiate immaginare. Avete l’opportunità, proprio adesso, che il popolo di Persia rovesci questi demoni, giusto? Lasciateli fare. I persiani esistono da molto tempo. Sanno come si fa, l’hanno fatto nel ’79».
La minaccia di Trump, lanciata su Truth Social nelle prime ore di venerdì mattina, recitava: «Se l’Iran spara e uccide violentemente manifestanti pacifici, come è sua abitudine, gli Stati Uniti d’America verranno in loro soccorso
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
UN ATTO DI BANDITISMO PER FREGARSI IL PETROLIO VENEZUELANO
È accaduto tutto in una notte. Con una rapidità che non lascia spazio a interpretazioni diplomatiche, gli Stati Uniti di Donald Trump hanno sferrato un attacco decisivo al Venezuela. I missili hanno colpito le basi militari strategiche, aprendo la strada a un’operazione di terra che si è conclusa con l’arresto, o per meglio dire il “rapimento” di Stato, di Nicolás Maduro. Il presidente venezuelano, insieme alla moglie, è stato prelevato e deportato negli Stati Uniti: la destinazione finale è New York, dove lo attende un processo per narcotraffico.
Questa azione risveglia i fantasmi della storia latinoamericana dei decenni scorsi: la memoria infatti corre immediatamente al 1989, all’operazione Just Cause a Panama, quando le truppe americane destituirono e catturarono Manuel Noriega. Ma l’ombra si allunga ancora più indietro, fino al drammatico 1973 cileno e alla caduta di Salvador Allende e all’inizio dell’era di Pinochet. La storia sembra ripetersi, ma con una ferocia rinnovata.
Il messaggio inviato dalla Casa Bianca è inequivocabile e va oltre i confini di Caracas. È un avvertimento diretto ai palazzi presidenziali dell’America Latina che hanno osato allontanarsi dall’orbita di Washington: la Colombia, il Nicaragua e il Brasile di Lula sono ora avvisati. L’autonomia politica, agli occhi di questa amministrazione, ha un limite invalicabile.
La minaccia è globale
Sarebbe però riduttivo leggere questo blitz solo in chiave regionale. L’avvertimento è globale e si rivolge alle potenze che coltivano interessi e visioni del mondo divergenti da quelle statunitensi, Cina e Iran in primis. Proprio su Teheran si addensano le nubi più scure: nei giorni scorsi, Trump aveva minacciato un intervento diretto qualora il regime iraniano avesse represso le manifestazioni di piazza in corso nella capitale; proteste che, non a caso, trovano il sostegno esplicito dello Stato di Israele.
Ciò che è accaduto in Venezuela, dunque, è la concretizzazione di quelle minacce. È la dimostrazione plastica che la “linea rossa” è stata tracciata. Siamo di fronte, ancora una volta, alla dottrina Monroe in cui la sovranità nazionale è subordinata all’allineamento con Washington. Questo colpo di Stato eterodiretto è un segnale a tutto il mondo: nell’era attuale, non è permesso andare contro il “monarca” Trump.
(da Fanpage)
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
E ANCHE LA “DIPLOMAZIA DELLE CANNONIERE” DI TEDDY ROOSEVELT A INIZIO NOVECENTO
L’azione di Donald Trump in Venezuela richiama la Dottrina Monroe, enunciata nel 1823 dal
presidente James Monroe, che rivendicava l’influenza statunitense nella regione, così come la successiva “diplomazia delle cannoniere” vista sotto Theodore Roosevelt all’inizio del Novecento. Si tratta di due pilastri storici dell’espansionismo e dell’interventismo Usa in America latina.
La Dottrina Monroe nacque in un contesto in cui molte colonie latinoamericane stavano ottenendo l’indipendenza dalle potenze europee. Il principio cardine era sintetizzato nello slogan “l’America agli americani”: gli Stati Uniti si arrogavano il diritto di considerare l’intero emisfero occidentale come una propria sfera d’influenza, avvertendo le potenze europee che qualsiasi tentativo di intervento o di ricolonizzazione sarebbe stato considerato un atto ostile. Formalmente presentata come una dottrina difensiva, essa divenne nel tempo uno strumento ideologico per giustificare l’ingerenza statunitense negli affari interni dei Paesi latinoamericani.
All’inizio del Novecento, sotto la presidenza di Theodore Roosevelt, questa impostazione fu ulteriormente rafforzata e resa esplicita con il cosiddetto “corollario Roosevelt” alla Dottrina Monroe.
Secondo tale visione, gli Stati Uniti non solo avevano il diritto di opporsi all’intervento europeo nel continente americano, ma anche il dovere di intervenire direttamente negli Stati dell’America Latina qualora questi fossero ritenuti incapaci di garantire stabilità politica, ordine interno o il rispetto degli interessi economici internazionali. È in questo contesto che si affermò la cosiddetta “diplomazia delle cannoniere”, ovvero l’uso esplicito della forza militare come strumento di pressione politica, con frequenti interventi armati, occupazioni militari e imposizioni di governi favorevoli a Washington.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
GLI ATTACCHI HANNO RIGUARDATO NON SOLO CARACAS MA ANCHE I TRE STATI DI MIRANDA, ARAGUA E LA GUAIRA – NESSUNO PREAVVISO ALLA COLOMBIA PRIMA DEL BLITZ CONTRO MADURO … IL GOVERNO DEL MESSICO HA CONDANNATO LE AZIONI MILITARI ORDINATE DA TRUMP: “COSTITUISCONO UNA VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 2 DELLA CARTA DELLE NAZIONI UNITE, CHE VIETA L’USO DELLA FORZA NELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI
“Possiamo confermare che ci sono vittime mortali, civili e militari. Ci sono danni in installazioni civili e militari”, conseguenze di “un attacco realmente smisurato e codardo, della codardia di chi non ha la ragione”.
E’ quanto ha detto il ministro venezuelano degli Esteri, Yvan Gil, in dichiarazioni all’emittente radiofonica nazionale spagnola Rne, dopo gli attacchi odierni degli Stati Uniti in Venezuela.
Gli attacchi militari Usa in Venezuela hanno riguardato non solo Caracas ma anche i tre stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Lo riferiscono i media Usa.
Gli Stati Uniti non hanno dato alcun preavviso alla Colombia sul lancio della loro operazione in Venezuela. Lo riportano i media americani, sottolineando comunque che la Colombia era consapevole di potenziali piani per catturare Maduro
Il governo del Messico ha condannato e respinto con fermezza le azioni militari condotte unilateralmente nelle ultime ore dalle forze armate degli Stati Uniti contro obiettivi situati in territorio venezuelano.
In una nota ufficiale, Città del Messico ha sottolineato che tali operazioni costituiscono una violazione dell’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite, che vieta l’uso della forza nelle relazioni internazionali. Lo rendono noto i principali media del paese latinoamericano.
Richiamandosi ai principi della propria politica estera e alla storica vocazione pacifista del Paese, il Messico ha rivolto un appello urgente al rispetto del diritto internazionale e dei principi e degli scopi sanciti dalla Carta dell’Onu, chiedendo la cessazione immediata di qualsiasi atto di aggressione contro il governo e il popolo venezuelani.
Il governo della presidente Claudia Sheinbaum ha inoltre ricordato che l’America Latina e i Caraibi sono stati dichiarati zona di pace e che ogni intervento militare rappresenta un serio rischio per la stabilità dell’intera regione. Città del Messico ha ribadito che il dialogo e il negoziato sono le uniche vie legittime ed efficaci per risolvere le controversie e ha invitato le Nazioni Unite ad agire senza indugio per favorire una de-escalation delle tensioni.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
“BIBI” HA SORVOLATO IL NOSTRO PAESE PER ANDARE NEGLI STATI UNITI, EVITANDO LA SPAGNA (DOVE MOLTO PROBABILMENTE SAREBBE FINITO IN MANETTE)… AMNESTY INTERNATIONAL BACCHETTA LA DUCETTA: “LA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE NON È SELETTIVA” – LA ONG RICORDA CHE L’ITALIA, IN QUANTO STATO PARTE DELLO STATUTO DI ROMA, HA L’OBBLIGO DI COOPERARE CON LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE. UN DOVERE GIÀ AGGIRATO, IN MANIERA CLAMOROSA, PER LA VICENDA ALMASRI
Il volo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per e dagli Usa, ospitato con tutti gli onori
da Donald Trump, ha attraversato lo spazio aereo italiano senza che venissero adottate misure o chiarimenti ufficiali da parte del governo.
La denuncia arriva da organizzazioni per i diritti umani, a partire da Amnesty International e dalla campagna Last Day of Gaza, che hanno monitorato la mappa Flight Radar. E non sembrano esserci spazio per i dubbi: il Wing of Zion – questo il nome dell’aereo di Netanyahu, su cui pende un mandato di cattura internazionale – ha volato serenamente sopra i nostri cieli, evitando invece la Spagna, il cui governo di centrosinistra ha preso posizione in maniera netta contro i crimini perpetrati a Gaza e in Cisgiordania da Israele.
Amnesty ricorda che l’Italia, in quanto Stato parte dello Statuto di Roma, ha l’obbligo di cooperare pienamente con la Corte penale internazionale. Un dovere in realtà già aggirato, in maniera clamorosa, per la vicenda Almasri, il trafficante libico su suolo italiano non solo non consegnato alla giustizia internazionale ma anzi fatto rimpatriare con un volo di Stato.
Lo Statuto di Roma, sottolinea Amnesty, non può essere aggirato facendo finta che il transito nello spazio aereo nazionale sia un fatto neutro o privo di rilevanza giuridica. «La giustizia internazionale non è selettiva», è il messaggio rilanciato in queste ore, «e non può dipendere da valutazioni politiche».
Dal governo al momento nessun commento ufficiale o spiegazione sul perché il sorvolo sia stato autorizzato né su quali valutazioni giuridiche siano state fatte. Un silenzio che, secondo le organizzazioni per i diritti umani, rischia di svuotare di significato gli impegni assunti dall’Italia sul piano internazionale.
Per Amnesty e Last Day of Gaza, il caso del volo di Netanyahu non è un episodio isolato, ma l’ennesima conferma di una frattura crescente tra dichiarazioni di principio e comportamenti concreti. «Se le regole valgono solo per alcuni — avvertono — allora il sistema di giustizia internazionale perde credibilità proprio nel momento in cui sarebbe più necessario».
(da La repubblica)
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Gennaio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
I DEMOCRATICI AMERICANI: “LA GUERRA È ILLEGALE, TRUMP NON HA NOTIFICATO L’ATTACCO AL PARLAMENTO”… DEM USA ALL’ATTACCO, LA GUERRA CONTRO IL VENEZUELA È ILLEGALE
L’amministrazione Trump non ha notificato potenziali attacchi in Venezuela alla commissione dei servizi delle forze armate del Senato. Lo riporta Cnn citando alcune fonti.
La polemica sull’operazione è già iniziata con i democratici che accusano Donald Trump di averli lasciati all’oscuro. “Non c’è motivo per noi di essere in guerra con il Venezuela”, ha detto il senatore democratico Ruben Gallego, sottolineando che questa “guerra è illegale. E’ imbarazzante passare dall’essere poliziotti del mondo a essere bulli del mondo”, ha aggiunto. “Avremmo dovuto imparare a non cacciarci in un’altra stupida avventura”,
gli ha fatto eco il senatore democratico Brian Schatz.
“Ho parlato con il Segretario di Stato Marco Rubio e con il nostro Ambasciatore a Caracas. L’Ue sta monitorando attentamente la situazione in Venezuela. L’Ue ha ripetutamente affermato che Maduro è privo di legittimità e ha difeso una transizione pacifica. In ogni circostanza, i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite devono essere rispettati. Chiediamo moderazione. La sicurezza dei cittadini dell’Ue nel Paese è la nostra massima priorità”. Lo afferma su X l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas.
“Con il presidente Trump, gli Stati Uniti abbandonano definitivamente l’ordine basato sulle regole che ci ha caratterizzato dal 1945. Il Venezuela è certamente uno Stato non democratico, ma non è l’Iran, che minaccia l’esistenza dei paesi vicini come Israele”, lo ha detto al quotidiano tedesco Bild il parlamentare della Cdu Roderich Kiesewetter e membro della commissione Esteri del Bundestag.
Che ha anche aggiunto: “Con l’attacco in Venezuela gli Stati Uniti ritornano alla vecchia dottrina statunitense antecedente al 1940. Un’idea basata sulle zone di influenza nelle quali vige la legge del più forte e non il diritto internazionale”. Kiesewetter ha anche ammonito l’Europa: “Noi europei dobbiamo emanciparci in larga misura dagli Stati Uniti e, grazie alla nostra forza, rispettare e far rispettare il diritto nella nostra area di responsabilità. Dobbiamo sostenere pienamente partner come il Canada e la Danimarca, che è sotto pressione da parte degli Stati Uniti a causa della Groenlandia. Trump sta distruggendo ciò che resta della fiducia negli Stati Uniti””Gli Stati Uniti pensano che il mondo sia loro e di poter fare con i popoli tutti quello che vogliono. Non lo possiamo permettere”. E’ il messaggio postato su X da Ione Belarra, segretaria generale del partito spagnolo della sinistra radicale Podemos, in cui esprime “il più profondo rifiuto di questo attacco al Venezuela”.
“Spagna è un paese di pace”, segnala Belarra nel testo. “Rompiamo le relazioni con gli Stati Uniti e usciamo dalla Nato prima che sia tardi”, sostiene la segretaria di Podemos nel post, in cui condivide un messaggio della eurodeputata dello stesso partito, Irene Montero, che contiene un analogo appello al governo di Pedro Sanchez a “rompere ogni alleanza con gli Stati Uniti, a cominciare dalla Nato”.
Il presidente colombiano Gustavo Petro ha annunciato il dispiegamento dell’esercito alla frontiera con il Venezuela, affermando che “se si dispiega la forza pubblica alla frontiera, si dispiega anche tutta la forza assistenziale di cui disponiamo nel caso di un ingresso massiccio di rifugiati”. Petro ha aggiunto che “l’ambasciata della Colombia in Venezuela è attiva per le chiamate di assistenza dei colombiani in Venezuela”.
Il capo dello Stato ha riferito che, “come membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, cerchiamo di convocare il Consiglio”, ribadendo che “il governo della Colombia respinge l’aggressione alla sovranità del Venezuela e dell’America Latina”. Petro ha richiamato “il principio dell’autodeterminazione dei popoli, che è alla base del sistema delle Nazioni Unite”, sottolineando che “i conflitti interni tra i popoli li risolvono gli stessi popoli in pace”.
Rivolgendosi infine ai venezuelani, il presidente colombiano ha invitato “a trovare i cammini del dialogo civile e della sua unità”, affermando che “senza sovranità non c’è nazione” e che “la pace è la strada”. “Dialogo e più dialogo è la nostra proposta”, ha concluso.
(da agenzie)
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