Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
L’ATTACCO FA PARTE DI UN’OPERAZIONE PER FAR FALLIRE I COLLOQUI DI PACE MEDIATI DAGLI STATI UNITI … “ LA TEMPISTICA PREVISTA SAREBBE ATTORNO AL 7 GENNAIO. IL LUOGO POTREBBE ESSERE UN SITO RELIGIOSO”
Il Cremlino sta preparando una provocazione su larga scala con numerose vittime nell’ambito di un’operazione in corso per far fallire i colloqui di pace mediati dagli Stati Uniti: queste le valutazioni del Servizio di intelligence estero dell’Ucraina, come riporta Rbc.
“L’operazione è di natura globale. Dopo il cosiddetto attacco alla residenza del presidente russo Vladimir Putin, stiamo registrando la diffusione da parte del Cremlino di nuove informazioni inventate e pretestuose per preparare il pubblico russo e straniero a un’ulteriore escalation”, affermano gli 007. La tempistica prevista sarebbe attorno al 7 gennaio.
Il luogo della provocazione, si spiega, potrebbe essere un sito religioso o un’altra struttura di grande significato simbolico, sia in Russia che nei territori temporaneamente occupati dell’Ucraina. Per fabbricare prove del presunto coinvolgimento dell’Ucraina, i piani includono l’utilizzo di detriti di droni d’attacco di fabbricazione occidentale, che verrebbero lanciati sul luogo della provocazione dalla linea di combattimento. “Sfruttare la paura e compiere atti terroristici con vittime umane sotto falsa bandiera corrisponde pienamente allo stile operativo dei servizi segreti russi”, ha osservato il Foreign Intelligence Service.
(da agenzie)
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Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
I COMUNI ANDRANNO ALLE URNE TRA IL 15 APRILE E IL 15 GIUGNO. IL PIÙ GRANDE È QUELLO DI VENEZIA, DOVE BRUGNARO STA PER TERMINARE IL SUO SECONDO MANDATO … DA AREZZO A REGGIO CALABRIA, ECCO DOVE SI VOTA
Sarà campagna elettorale anche nell’anno nuovo a cominciare dal referendum sulla
separazione delle carriere dei magistrati (di cui però non si conosce ancora la data). Ma non solo: in programma nel 2026 ci sono anche le Amministrative in diverse città e il voto per le suppletive in Veneto.
I Comuni che hanno votato nel secondo semestre del 2020 a causa dello slittamento imposto dalla pandemia andranno alle urne tra il 15 aprile e il 15 giugno per riallinearsi alle regole ordinarie (eccetto quelli che sono già andati al voto anticipato). Nelle Regioni a statuto ordinario si calcolano oltre 4 milioni di elettori interessati.
Il Comune più grande è Venezia, dove si dovrà scegliere il successore di Luigi Brugnaro (al secondo mandato). Tra i capoluoghi interessati ci sono Mantova, Lecco, Arezzo, Fermo, Macerata, Chieti, Andria, Trani, Crotone, Reggio Calabria. In Sicilia, Regione a statuto speciale, Enna e Agrigento.
In Veneto invece si dovrà scegliere (entro il 9 marzo) il successore di Alberto Stefani, eletto governatore, e coprire il seggio del deputato Massimo Bitonci rimasto vacante dopo la cessazione dal suo mandato parlamentare e la nomina nella giunta regionale dello stesso Stefani. Bitonci è anche sottosegretario, ruolo dal quale non si è dimesso.
(da Corriere della Sera
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Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
È UNA SCELTA IMPORTANTE: SIGNIFICA CHE ZELENSKY SCEGLIE (A RAGIONE) LA LINEA DURA CONTRO PUTIN… BUDANOV, CAPO DEL CONTROSPIONAGGIO, È IL RESPONSABILE DEGLI ATTACCHI IN TERRITORIO RUSSO. E QUALCHE ORA FA HA RIDICOLIZZATO I RUSSI INSCENANDO L’OMICIDIO DI DENIS KAPUSTIN, CAPO DEI VOLONTARI RUSSI CHE COMBATTONO CON KIEV, RIUSCENDO A INCASSARE UNA TAGLIA DA MEZZO MILIONE DI DOLLARI DALLA RUSSIA
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha nominato il capo dell’intelligence militare
Kyrylo Budanov nuovo Capo dell’Ufficio del presidente dell’Ucraina, al posto di Andriy Yermak costretto a dimettersi per il coinvolgimento in un caso di corruzione.
“In questo momento, l’Ucraina necessita di maggiore attenzione alle questioni di sicurezza, allo sviluppo delle Forze di Difesa e di Sicurezza ucraine, nonché al percorso diplomatico dei
negoziati, e l’Ufficio del Presidente servirà principalmente all’adempimento di questi compiti del nostro Stato”, ha annunciato Zelensky su X.
“Kyrylo ha esperienza specialistica in questi settori e la forza sufficiente per produrre risultati”, ha aggiunto Zelensky.
“Ho inoltre incaricato il nuovo Capo dell’Ufficio del Presidente, in collaborazione con il Segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e la Difesa dell’Ucraina e altri leader e istituzioni competenti, di aggiornare e sottoporre all’approvazione le basi strategiche della difesa e dello sviluppo del nostro Stato, nonché le fasi successive”, ha concluso il leader ucraino.
(da agenzie)
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Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO-RISTORATORE MELONIANO, PAOLO TRANCASSINI, “DOMINUS” DELLA SOCIETÀ IN HOUSE DI MONTECITORIO, VUOLE RECLUTARE ANCHE 24 “PULITORI” DI CARCIOFI, PUNTARELLE E INSALATINE VARIE, PER INGROSSARE LA BRIGATA DELLA RISTORAZIONE DELLA CAMERA, CHE GIÀ CONTA SU 108 ADDETTI. IL COSTO PER I 24 ASSUNTI? 450 MILA EURO.
Novantasei addetti all’accompagnamento ai piani, incaricati anche di segnalare l’abbandono
di cartacce o spegnere e accendere i microfoni a Palazzo. La società in house di Montecitorio si allarga e il 2026 regalerà altro personale dopo gli oltre 300 assunti direttamente dalle ditte private che fino all’anno scorso garantivano alla Camera i servizi di facchinaggio, parcheggio, pulizia e ristorazione.
Entreranno dunque in organico anche quasi cento tra hostess e steward preposti a dare manforte ai commessi di rango in ossequio ad apposito ordine del giorno rivendicato dal vicepresidente Fabio Rampelli.
Ma il piatto forte sarà in cucina, pallino del dominus dell’operazione in house ossia Paolo Trancassini, deputato questore di Fratelli d’Italia e ristoratore di professione: Cd Servizi vuole reclutare un esercito di pulitori di carciofi, puntarelle e insalatine varie per ingrossare la brigata della
ristorazione che già conta su 108 addetti a cui si sono aggiunti in corso d’opera due capi chef appositamente selezionati per impreziosire il servizio e ingolosire palati.
“Per quanto riguarda i piatti proposti, al fine di arricchire l’offerta settimanale del menu, si punterà sempre di più sulla stagionalità dei prodotti scelti, su collaborazioni con consorzi e comunità montane, su selezioni di aziende locali a supporto del prodotto fresco a km zero” si legge nel piano di gestione per il 2026 predisposto da Cd Servizi che intende reclutare 24 addetti alle pulizie, settore che “sarà impiegato per dare supporto anche alla ristorazione” in modo che il personale di cucina, libero dall’incombenza delle attività di lavaggio “potrà essere maggiormente dedicato ad attività caratteristiche”.
Il costo per i 24 assunti? È stimabile in 450 mila euro se il loro contratto sarà part time, conto destinato a salire a 700 mila nel caso in cui fossero assunti a tempo pieno.
Ma il costo del personale non pare avere limiti di budget a queste latitudini. Nei quattro servizi ora svolti per la Camera dalla società in house i costi nel primo anno di attività sono lievitati: il conto per il personale addetto alle pulizie è passato da 3,6 a 4,4 milioni, quello della ristorazione da 3,6 a 4,1 mentre incrementi meno sensibili hanno interessato l’area facchini e quella dei parcheggiatori che si occupano delle onorevoli vetture.
E questo al netto dei premi e cotillons: Cd Servizi mette in conto ulteriori 300 mila euro per gli incentivi che servono ad “aumentare la motivazione e il morale” del personale e a “trattenere i migliori talenti”
E le altre spese? Quelle per le attrezzature sono schizzate in un anno da 12 mila euro a oltre 122 mila, con grande impiego di risorse per taglieri e coltelli e per il noleggio di un veicolo elettrico per il trasporto degli alimenti tra i Palazzi della Camera che la Pergola dell’Hilton se li sogna.
In collaborazione con il personale preposto della Camera sono stati creati dei format standard d’ordine, in modo da agevolare le singole esigenze. Tali format sono stati successivamente utilizzati per il progetto di creazione, da parte Camera, di un’applicazione per l’automatizzazione dell’ordine. In particolare gli utenti accederanno ad un catalogo prodotti e potranno inserire le richieste”.
Dulcis in fundo l’asporto serale con una politica di incentivazione che “potrà prevedere anche una differenziazione nel prezzo di vendita con scontistiche particolari”. E così oltre alla novità del gelatino alla buvette, al menù settebellezze al ristorante ecco l’app per ordinare il pranzo comodamente in ufficio. E pure la cena da consumare a casa a prezzi stracciatissimi.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
TRUMP, CHE ALL’INIZIO AVEVA CREDUTO A “MAD VLAD”, DICENDOSI “ARRABBIATO” CON ZELENSKY, CAMBIA VERSIONE E TWITTA UN ARTICOLO DEL “NEW YORK POST” SULLE “FANFARONATE” DI MOSCA, CHE FA CIRCOLARE UN VIDEO PALESEMENTE TAROCCATO SUI SOCIAL
Gli ucraini non hanno preso di mira la villa di Putin a Novgorod. Secondo il Wall Street Journal e la Cnn , è questa la ricostruzione della Cia che smentisce quanto riferito al presidente statunitense Donald Trump dallo stesso Putin.
Il 31 il direttore dell’Agenzia John Ratcliffe ha informato Trump sulle accuse del Cremlino a Kiev. La prima reazione della Casa Bianca, una volta ricevuta la notizia, era stata di solidarietà con il presidente russo, nonostante Zelensky avesse smentito immediatamente ogni coinvolgimento.
«Non mi piace, non va bene, sono molto arrabbiato», aveva detto il tycoon. Fonti della Cnn spiegano però che, al momento del colloqui tra Ratcliffe e Trump, il presidente Usa è apparso scettico tanto più che su Truth il 31 dicembre ha pubblicato un editoriale del New York Post dal titolo: «Le fanfaronate sull’attacco».
Putin ha mosso questa accusa il giorno dopo che Zelensky a Mar-a-Lago si è mostrato ottimista sui progressi compiuti per mediare una pace nel conflitto. Secondo alcuni funzionari europei si è trattato di un tentativo russo di ostacolare gli sforzi
di pace senza addossare la colpa a Trump.
L’Alta rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Kaja Kallas, l’ha definita «deliberata manipolazione». Il servizio di intelligence estero dell’Ucraina (Szru) ha lanciato l’allarme accusando Mosca di «un’operazione di disinformazione» per interrompere i negoziati.
Il ministero della Difesa russo — noto per architettare operazioni false flag — su Telegram ha prima parlato di 89 droni d’attacco ucraini intercettati in tutto il Paese. Tra questi, 18 nella regione di Novgorod. Poi lunedì pomeriggio […] ha rilasciato una seconda dichiarazione affermando che le sue difese aeree avevano intercettato 91 droni, tutti diretti alla residenza di Putin, inclusi 41 colpiti su Novgorod, tra sabato e domenica.
Il Cremlino ha poi diffuso un video che dimostrerebbe il presunto attacco. Nelle immagini, tuttavia, si vede solamente la carcassa di un drone danneggiato, un «drone ucraino Chaklun-V abbattuto durante l’attacco», senza ulteriori indicazioni sul luogo o la data.
(da agenzie)
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Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
NEL 2025 BYD HA VENDUTO 2,26 MILIONI DI VEICOLI ELETTRICI CONTRO I CIRCA 1,64 DEL MARCHIO AMERICANO. CHE COMUNQUE CHIUDE L’ANNO CON SEGNO POSITIVO GRAZIE ALL’ARRIVO DEI TAXI A GUIDA AUTONOMA
Tesla ha comunicato le vendite nel quarto trimestre 2025 che sono risultate inferiori alle
attese. Il colosso di Elon Musk cede il primato mondiale nelle vendite di auto elettriche alla cinese BYD
La societa’ americana ha consegnato 418.227 veicoli negli ultimi tre mesi dell’anno, portando il totale 2025 a circa 1,64 milioni di auto elettriche. Il giorno prima, BYD aveva riferito di aver venduto 2,26 milioni di veicoli elettrici nel 2025.
Byd vende più auto elettriche di Tesla. Dopo anni di dominio da parte dell’azienda di Elon Musk, il 2025 verrà ricordato per il primo posto ottenuto da Byd a livello mondiale sul fronte dell’immatricolazione di vetture a ioni di litio.
Byd è pronta a chiudere il 2025 con un numero record di vetture a ioni di litio vendute. Nell’attesa dei dati definitivi, le ultime stime confermano il sorpasso di Byd nei confronti di Tesla, grazie agli oltre 2,06 milioni di veicoli elettrici venduti dal gruppo cinese contro le circa 1,22 milioni di consegne del marchio americano.
Tesla dovrebbe chiudere l’anno con circa 1,65 milioni di auto consegnate; dato decisamente negativo se confrontato con il risultato ottenuto da Byd.
Se da una parte sarà difficile per Tesla superare Byd, a causa di una gamma più ridotta e priva di un modello realmente economico, dall’altra il 2026 potrebbe chiudersi con un segno positivo grazie all’arrivo dei tanto attesi Robotaxi e della Tesla Model 2.
(da agenzie)
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Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO AVEVA DISPIEGATO L’ESERCITO, CONTRO LA VOLONTA’ DEI GOVERNATORI DEMOCRATICI DEGLI STATI, CON LA SCUSA DI VOLER RIDURRE LA CRIMINALITA’
Sotto l’incalzare delle sentenze dei tribunali, delle Corti d’Appello e anche di un pronunciamento della Corte Suprema, un furioso Donald Trump è costretto a ritirare la Guardia nazionale da Los Angeles, Chicago e Portland.
Persa la sfida della militarizzazione di Stati a guida democratica (California, Illinois, Oregon) contro la volontà dei loro governatori, il presidente, che in estate aveva giustificato l’intervento con una menzogna (l’aumento della criminalità in città nei quali i reati erano, invece, in netto calo), ora ricorre a un’altra bugia per attutire l’effetto della sconfitta.
Afferma di essere stato costretto a ritirare i soldati nonostante che grazie al loro intervento «il crimine si sia enormemente ridotto» e promette di ritornare, magari «in modi diversi e con più forza quando ci sarà la ripresa del crimine: è solo questione di tempo».
Trump dice cose false per due motivi: in primo luogo i crimini stavano calando ben prima della decisione di mandare la Guardia nazionale in queste città. E a Portland e a Chicago la presenza di militari è stata ridottissima, pressoché invisibile, visto che era stata contestata fin dal primo momento nei tribunali.
Il secondo motivo è che, come emerso dopo l’attentato del quale sono stati vittima mesi fa a Washington due membri della Guardia nazionale (che rimane nella Capitale, sulla quale il presidente ha poteri particolari), i militari anziché alleviare il lavoro delle polizie locali, sono divenuti un onere aggiuntivo: gli agenti devono proteggere, oltre ai cittadini, anche i soldati in mimetica, potenziali bersagli di attentati o atti di teppismo.
Il dato politico è che, mentre il Congresso polarizzato e con una maggioranza repubblicana che rumoreggia ma non si ribella, continua ad essere schiacciato e scavalcato da un presidente che governa con centinaia di ordini esecutivi, l’argine della magistratura, inefficace nei primi della presidenza Trump, comincia a funzionare.
Una vittoria per il governatore della California Gavin Newsom e di quello dell’Illinois, J.B. Pritzker (la Guardia nazionale non viene «espulsa» ma torna sotto il controllo delle autorità dei singoli Stati), ma soprattutto una grave perdita di credibilità per Trump.
Il presidente, da sempre convinto di poter fare e dire qualunque cosa senza perdere consensi, deve prendere atto che non solo i tribunali ordinari, ma anche una Corte d’Appello federale e persino la Corte Suprema ultraconservatrice da lui plasmata hanno giudicato illegale il suo ricorso ai militari per operazioni di ordine pubblico (o per aiutare la ricerca di clandestini). I giudici hanno chiarito che il governo federale può far ricorso ai militari solo in circostanze straordinarie: invasione di forze straniere, una grave ribellione o situazioni caotiche che le polizie locali non riescono a contenere.
(da agenzie)
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Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
“MEDICI SENZA FRONTIERE”, UNA DELLE ORGANIZZAZIONI CHE RISCHIA L’ESCLUSIONE, HA CONTRIBUITO ALLA NASCITA DI UN BAMBINO PALESTINESE SU TRE E HA CURATO OLTRE 100MILA PAZIENTI
Le trattative sono ancora aperte, ma Israele non sembra intenzionato a retrocedere. Mentre
il premier Benjamin Netanyahu festeggiava il Capodanno a Mar-a-Lago con Donald Trump, Rudy Giuliani, il miliardario emiratino Hussain Sajwani, il ministro per gli Affari della diaspora e la lotta all’antisemitismo, Amichai Chikli, ha annunciato che 37 organizzazioni internazionali dovranno cessare le loro attività a Gaza e nei territori palestinesi dal primo marzo.
La richiesta sarebbe motivata da ragioni di sicurezza, ovvero «impedire l’infiltrazione di operatori terroristi all’interno delle strutture umanitarie» straniere. Lo scontro va avanti da marzo, quando Israele ha introdotto nuove regole per la registrazione delle organizzazioni non governative.
Nella lista delle Ong bandite ci sono anche il Norwegian
Refugee council, Oxfam, World Vision, Medici senza frontiere. «Continuiamo a negoziare con le autorità israeliane per cercare di revocare questa decisione che sarebbe un ulteriore disastro per la popolazione palestinese a Gaza», spiega a Repubblica la presidente di Msf Italia, Monica Minardi.
Le nuove regole prevedono, tra le altre cose, che le Ong forniscano una lista dello staff palestinese, «in un contesto in cui il personale sanitario e il personale umanitario non solo non sono stati protetti, ma a volte sono stati anche presi di mira». Quindici operatori di Msf sono stati uccisi durante la guerra a Gaza.
«Abbiamo chiesto più trasparenza riguardo all’utilizzo di questi dati: al momento abbiamo fornito le informazioni che riteniamo non mettano a repentaglio la sicurezza del nostro staff», dice Minardi, che respinge le accuse rivolte a Msf dalle autorità israeliane secondo cui alcuni membri palestinesi hanno legami con gruppi armati.
Quale potrebbe essere l’impatto per i palestinesi dello stop alle attività della sola Msf è scritto nei numeri: un bambino su tre a Gaza nasce in strutture supportate dall’organizzazione, un letto su cinque negli ospedali disastrati della Striscia funziona grazie a Msf, nel 2025 la Ong ha curato più di 100mila pazienti. «Bloccare queste attività sarebbe un ulteriore disastro per la popolazione di Gaza».
Oltre un milione di sfollati nella Striscia vive in condizioni di estrema precarietà. Si muore anche solo per la pioggia. Ieri l’Onu ha denunciato che un bambino è annegato nell’acqua fangosa che ha allagato il campo di tende in cui viveva, fonti sanitarie locali dicono che avesse 9 anni. L’Ue ha chiesto a Israele di rivedere laN legge sulle Ong, ma il 29 dicembre, il Parlamento israeliano ha approvato un inasprimento delle norme che regolano anche i rapporti con l’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi: stop alla fornitura di acqua e gas.
(da Repubblica)
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Gennaio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
MANCA SOLO LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, UNA NUOVA LEGGE ELETTORLE E IL PREMIRATO E SAREMO AL MODELLO DI AUTOCRAZIA ILLEBERALE DI ORBAN
La trasformazione da liberal-democrazia a democrazia illiberale, o autocrazia, succede a causa di una somma di piccole cose, nemmeno troppo piccole.
L’Ungheria di Victor Orban, in qualche modo, è lì a dimostrarcelo, come una specie di prototipo. Vai al governo, occupi i media pubblici e privati, costruisci un capitalismo a misura degli amici, reprimi il dissenso con una legge ad hoc, depotenzi i pezzi dello Stato indipendenti dal governo, prendi il controllo della magistratura, cambi la legge elettorale, cambi la costituzione e voilà, ecco a voi un regime che formalmente è una democrazia, ma che nei fatti è un regime a misura del capo supremo e dell’incontendibilità del suo potere.
Al dunque: a che punto è la notte, in Italia?
I media pubblici e privati sono presi. La Rai è saldamente nelle mani del governo, come nemmeno ai tempi di Berlusconi. Mediaset è il regno dei talk show filo governativi. Libero e il Tempo sono di Angelucci, re delle cliniche private e deputato della Lega. Il socio forte di Verità e Panorama risponde al nome di Federico Vecchioni, alla guida di Bonifiche Ferraresi, colosso dell’agricoltura industriale anch’egli vicino a Giorgia Meloni.
E a proposito di capitalismo a misura degli amici: Messaggero e Mattino sono nelle mani di Francesco Gaetano Caltagirone, sostenuto dal governo nell’operazione Mps-Mediobanca-Generali, così come il suo sodale Leonardo Mario Del Vecchio, che si vuole prendere il Giornale da Angelucci e Berlusconi. Per non parlare dei tanti episodi di amichettismo, conflitti d’interesse e favori economici agli amici degli amici, che abbiamo raccontato anche qui su Fanpage.
In merito alla repressione del dissenso, abbiamo già speso fiumi d’inchiostro sul decreto sicurezza, che sembra più interessato a punire i nemici ideologici della maggioranza – ad esempio, chi scende in piazza a protestare – che a garantire i cittadini dai reati contro persona e patrimonio.
Nel frattempo, quando si parla di mancato rispetto della legge il pensiero corre ai centri per migranti in Albania, o al Ponte sullo Stretto, bloccati per questo dalla Corte dei Conti. Che – a volte le coincidenze – è stata appena depotenziata da una legge che ne limita enormemente i poteri di controllo.
All’alba del 2026, siamo arrivati a questo punto del percorso.
Cosa manca, ancora?
Manca una giustizia inquirente assoggettata all’esecutivo, cosa che molti osservatori assicurano succederà se passerà il
referendum sulla giustizia, che grazie ai media amici del governo sta diventando una consultazione su Garlasco e sulla famiglia nel bosco.
Manca anche una legge elettorale maggioritaria, che, in nome della governabilità, dia un corposo premio di maggioranza a chi vince le elezioni, così da consentire a chi governa di far quel che vuole anche in presenza di un elettorato diviso in due. E anche questo è uno dei grandi obiettivi di Giorgia Meloni per l’anno appena iniziato.
Manca anche un assetto costituzionale che dia più poteri alla Presidenza del Consiglio, levandoli al Parlamento, il cosiddetto premierato, anche questo grande obiettivo della leader di Fratelli d’Italia.
L’unico argine? Un Presidente della Repubblica che legga il disegno complessivo di questa “somma di piccole cose” e decida di mettersi di traverso. E il discorso di fine anno di Mattarella, incentrato sul “carattere democratico indelebile” della nostra Repubblica, a ottant’anni dalla sua nascita, è un messaggio, nemmeno troppo nascosto, alla presidente del Consiglio e alle sue pretese egemoniche.
Ecco perché è così importante, per Meloni, portarsi a casa anche il Quirinale, quando finirà il mandato di Mattarella.
Ma per questa partita, l’ultima battaglia prima della vittoria finale di Giorgia, c’è tempo fino al 2027.
(da Fanpage)
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