SALVINI SOTTO SFRATTO, ORMAI È GUERRA APERTA NELLA LEGA DOPO CHE IL GOVERNATORE LOMBARDO, ATTILIO FONTANA, HA EVOCATO UN PASSO INDIETRO DEL SEGRETARIO (“NEL PARTITO C’È MALESSERE”) . I FEDELISSIMI DI SALVINI SALGONO SULLE BARRICATE CONTRO I “NORDISTI”, CHE DA TEMPO CHIEDONO UN CAMBIO NEL CARROCCIO MA FINORA NON HANNO MAI AVUTO IL CORAGGIO DI SFIDARE APERTAMENTE L’EX TRUCE DEL PAPEETE
LA STRATEGIA DI ZAIA, FONTANA, FEDRIGA E FUGATTI PREVEDE LA CREAZIONE DI UN’ASSOCIAZIONE PER RIUNIRE TUTTI QUELLI CHE RITENGONO NECESSARIO CHE LA LEGA TORNI AD ESSERE LA VOCE DEI TERRITORI E PER CONVINCERE SALVINI A FARSI DA PARTE, DOPO 13 ANNI ALLA GUIDA DEL CARROCCIO … INTANTO GIANCARLO GIORGETTI CONTINUA A TACERE – LA RESA DEI CONTI È PREVISTA PER IL 20 SETTEMBRE, AL RADUNO DI PONTIDA, CHE RISCHIA DI DIVENTARE UN CAMPO DI BATTAGLIA
Incendio nella Lega. Salviniani di stretta osservanza contro «nordisti», «sudisti» contro le
polemiche che partono dal cuore del partito. I vicini a Matteo Salvini sono sulle barricate per l’intervista al Corriere con cui il governatore Attilio Fontana ha evocato la possibilità di un cambio alla guida del partito.
Matteo Salvini, irritato, non parla ma non si stupisce: da tempo si lamenta con i parlamentari dei «continui attacchi al governo» provenienti da Palazzo Lombardia.
Ore 11:28, Giuseppe Canova da Treviso apre le danze: discutere «come facciamo noi sulla stampa è il nostro suicidio politico». Il dirigente scrive nella chat del Consiglio federale leghista.
Silvia Sardone, vice di Salvini, ironizza amara: «Quando esce un articolo sul nostro partito che non parli di beghe interne, avvisatemi. E poi ci lamentiamo se calano i consensi…».
Claudio Durigon è il vice di Salvini, simbolo stesso della Lega del Centro-Sud: «C’è bisogno di dare linfa e vitalità?
Posso concordare». Ma il «pensare che passi da ipotesi di organizzazione diversa del partito lo trovo solo un mero obiettivo di garanzia personale». Magari «per arrivare a Roma… tanto bistrattata ma tanto cercata».
Alberto Bertagna da Brescia dà voce a quanti chiedono la folgore contro i frondisti. Non che anche vicino a Salvini qualcuno non ci pensi. La proposta è: chi critica il «leader rieletto da poco non potrà più rappresentare il partito in ruoli apicali». Ma con i governatori e le figure di riferimento non sarà semplicissimo. Il tesoriere Alberto Di Rubba lancia il cuore: «La Lega non deve ripartire, perché non si è mai fermata», mentre il veronese Paolo Borchia ammette: «Nessuno di noi è contento dei numeri che si leggono» ma «non possiamo addossare le colpe a un singolo».
(da Corriere della Sera)
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