TRUMP QUESTA VOLTA RISCHIA DI ENTRARE NELLA STORIA: SE IL SUO CANDIDATO A GOVERNATORE DEL TEXAS, L’IMPRESENTABILE KEN PAXTON, PERDESSE A NOVEMBRE, SAREBBE LA PRIMA VOLTA DAL 1988 CHE IL PARTITO REPUBBLICANO NON GOVERNA IL “LONE STARE STATE”
I DEMOCRATICI HANNO IL VENTO IN POPPA GRAZIE AL 38ENNE JAMES TALARICO, AVANTI DI SEI PUNTI NEI SONDAGGI… PAXTON HA UN PASSATO COMPLICATO (FU ACCUSATO DI CORRUZIONE E TANGENTI) E UN PRESENTE DIFFICILE: LA MOGLIE, DOPO AVER SCOPERTO UNA STORIA EXTRACONIUGALE, HA CHIESTO IL DIVORZIO
Donald Trump è convinto che i suoi comizi in giro per l’America stiano aiutando i candidati repubblicani, attardati nei sondaggi nelle corse chiave del Senato (almeno 7) e così prima di recarsi in Texas, dove ieri sera ha tenuto l’ennesimo discorso, ha spiegato: «Ci vado perché voglio che Ken Paxton vinca».
Ken Paxton, Procuratore generale dello Stato, 63 anni, è la spina nel fianco del presidente. Anzitutto perché per sostenere lui e accontentare la base Maga, alle primarie di maggio ha scaricato il veterano John Cornyn, al Senato dal 2002, attirandosi le ire dei colleghi repubblicani.
Poi perché i numeri dei sondaggi al momento mostrano che la sua scelta non è vincente. L’ultima rilevazione del New York Times/Siena dà Paxton dietro di 6 punti rispetto a James Talarico, 38enne democratico, volto nuovo del Partito. Infine, una sconfitta in Texas entrerebbe di diritto nei libri di storia: è dal 1988 che il Lone Stare State non elegge un democratico.
E difficile sarebbe imputare tutte le colpe al candidato debole Paxton visto che sul suo nome c’è il timbro di Donald Trump.
Paxton arriva al duello con Talarico non solo con sei punti di ritardo ma pure con un curriculum politico e personale con qualche macchia che comunque non gli ha impedito di stravincere le primarie: un impeachment sfiorato nel 2023 (lo salvò il Senato controllato dalla destra) per accuse di corruzioni e tangenti; nell’inchiesta emersero pure chat e documenti che rivelavano una storia extramatrimoniale.
Il suo sodalizio con Angela, sposata nel 1986 e dalla quale ha avuto quattro figli è al capolinea, i documenti di divorzio consegnati e la moglie, pure lei senatrice in Texas, solo ieri si è espressa sulle elezioni. Ha chiesto il voto per il ticket repubblicano, senza mai citare il quasi ex marito. Contano i seggi, non le persone che li occupano, il messaggio. Obiettivo: fermare i democratici.
Trump intanto ieri ha detto che la sua Amministrazione «monitora attentamente» le Midterm per evitare irregolarità. L’America Save Act – quello che avrebbe introdotto il voto solo in presenza di un documento di identità – langue nei cassetti dei senatori.
Non abbiamo i numeri, dice John Thune, il capo dei senatori del Gop. Trump avrebbe voluto forzare le regole. Braccio di ferro perso.
Le preoccupazioni degli americani continuano a essere le condizioni economiche, costo della vita e delle assicurazioni sanitarie, nonché i prezzi del diesel. In Kansas i produttori, per esempio, ne risentono in modo particolare proprio ora che è la stagione del raccolto.
Conseguenza, prezzi più alti nei supermarket e sostegno al repubblicano Roger Marshall a picco. Anche il Kansas, come il Texas, rischia di vedere l’affermazione il 3 novembre di un democratico, Adam Hamilton, pastore della United Methodist Church. I due sono testa a testa in uno Stato che elesse l’ultimo democratico a Washington nel 1932, epoca dei successi di Franklin Delano Roosevelt.
Fra promesse di dividendi da 5mila dollari; bonus per gli iscritti al Medicaid; fine delle restrizioni sull’uso per tutti del diesel agricolo senza tasse e libretti bancari per i neonati e la promessa che «la guerra in Iran finirà presto» e quindi i prezzi caleranno,
Trump sta dando fondo a diverse misure per alleviare, almeno temporaneamente, le tasche degli americani. Vorrebbe però che i tassi di interesse scendano. In un evento nello Studio Ovale ha criticato la Fed – ma non direttamente Kevin Warsh il suo chairman da poco nominato perché «ha solo un voto» – per non voler ridurre il costo del denaro: «Alcuni agiscono così perché vogliono vedere il Paese andare male». E a proposito di Iran ieri Politico scriveva che il presidente starebbe valutando di colpire la Repubblica islamica prima del voto di novembre. Ma nessuna decisione è stata presa.
(da “la Stampa”)
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